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13 gennaio 2026 2 13 /01 /gennaio /2026 06:00

La triste verità 
é che i nostri libri
amati e accuditi
dopo di noi
finiranno nei cassonetti
oppure, per sorte più clemente,
sulle bancarelle

Maurizio Crispi (21 dicembre 2025)

I miei libri (foto di Maurizio Crispi)

Qualche giorno fa (eravamo poco prima di Natale), ho fatto la riflessione riportata in esergo, che ha subito suscitato nei social molti spunti di discussione
All'inizio del nuovo anno, mi sono ritrovato a leggere le prime pagine d'un libro preso in libreria poche ore prima (e non so nemmeno come ci fosse arrivato a richiedere appositamente questo volume) 
Si tratta di una raccolta di brevi saggi e riflessioni, una sorta di memoir letterario di uno scrittore francese, il cui nome è Benoit Duteurtre.
Il volume è intitolato “Il Grande Raffreddamento”. (Occam Editore, 2025)
E qui, arrivato al secondo capitolo, ho trovato delle riflessioni molto pertinenti con il mio sintetico pensiero e che riporto integralmente qui di seguito.
Vi si parla anche di dischi e di altri oggetti in genere, ma la riflessione riguarda anche i libri e il senso pervicace (forse insulso) di continuare ad accumularli al giorno d’oggi
Ma veniamo alla riflessione di Duteurtre
Vivo al secondo piano da 35 anni. È lì che cerco di scrivere ogni mattina, tra le pareti ricoperte di libri e dischi.
Per molto tempo la mia collezione di dischi è stata una passione e un motivo di grande orgoglio. Adesso è diventata un tormento. Nel giro di pochi anni, questo accumulo di meraviglie si è rivelato un pesante fardello. Me ne ha fatto prendere coscienza mio nipote quasi dieci anni fa. Era a Parigi per i suoi studi e l’avevo invitato a bere qualcosa, felice di mostrargli questa casa piena di quadri, libri rilegati e tesori musicali. Arthur non mancò di compiacermi, ammirando i disegni di Sempé e poi contemplando la Senna dalla finestra del soggiorno. Ma quando lo portai nella mia stanza della musica, con gli scaffali colmi di 78 giri introvabili, 33 giri degli anni Cinquanta, album stereo degli anni Settanta (per non parlare dei tremila CD che spaziavano in ogni possibile repertorio musicale), quando pensavo di impressionarlo mostrandogli gli album originali degli Who, dei Pink Floyd, di James Brown e John Eliot Gardiner… Ecco, quando gli avevo mostrato la collezione che aveva assorbito tanto entusiasmo, fatica e denaro della mia vita, i suoi occhi si erano sgranati e la sua bocca era rimasta aperta. Poi, alla fine, cercando di sintetizzare il suo pensiero, aveva esclamato: 'Lo sai che tutto questo può essere memorizzato nel cloud?'
.
Dopo una breve esitazione aveva aggiunto come un amico benevolo: 'Sai, guadagneresti un mucchio di spazio'.

Benoît Duteurtre, Il grande raffredamento (nella traduzione di Flavio Santi), Occam, 2025 (foto di Maurizio Crispi)

"Tra noi ripiombò il silenzio. Mi ci vollero parecchi secondi per ripetere dentro di me la sua frase e rendermi conto che non era un complimento. Piuttosto, sottolineava qualcosa di assurdo, come il fatto di accumulare in un appartamento già sovraccarico, migliaia di oggetti il cui contenuto avrebbe potuto stare in un hard disk… o, meglio ancora, nel cielo della memoria virtuale, disponibile ovunque e in qualunque momento. Puntava il dito contro le assurdità che ormai erano diventate certe passioni delle persone della mia generazione; di quelli che, come me, avevano speso i loro risparmi acquistando pazientemente dischi, film, libri, il cui contenuto intero poteva ora essere scaricato da qualsiasi utente di internet un minimo dotato.
"Avrei potuto controbattere con solide argomentazioni. Insistendo in modo particolare sul fatto che è una riproduzione fedele di quei vinili, che conservavano una qualità acustica impeccabile, non era roba da poco e che alcune di quelle registrazioni, particolarmente rare, non erano mai state digitalizzate, o almeno non erano in circolazione su Internet. Infine, c’era l’idea che un disco non fosse solo una serie di tracce audio, ma un oggetto artistico, illustrato, con un libretto che ne spiegava il contenuto. Tutti elementi che raramente erano stati inseriti nel flusso digitale e che avevano reso i supporti d’un tempo così interessanti.
"Dunque, la sua lapidaria dichiarazione era alquanto discutibile. Tuttavia, aveva prodotto una piccola crepa destinata ad allargarsi. Arthur, infatti, con quell’osservazione mi stava indicando una nuova realtà che, del resto, avevo già percepito dopo aver costruito con amore questa discoteca nel corso di quarant’anni; dopo averla fatta conoscere ad altri appassionati; dopo aver acquistato lettori di epoche diverse (un grammofono a manovella,  un Teppaz, un giradischi hi-fi di alta precisione, vari lettori digitali); dopo aver, insomma, portato a termine il mio lavoro io stesso avevo cominciato a trascurarla. Quasi non me ne accorgevo, ma man mano che il web diventava una parte sempre più importante delle nostre vite, le mie abitudini cambiavano. Quando volevo ascoltare un brano, mi bastava digitare le parole chiave che mi permettevano di trovarlo in pochi clic; poi lo ascoltavo sul mio computer collegato a due altoparlanti. Solo di rado andavo ancora alla ricerca di un prezioso vinile, ed ero felicissimo di possederlo, per poi riascoltarlo su un vecchio giradischi e sentire la puntina girare sul solco con quella personalità che mancava al suono digitale. Ma erano ormai rare eccezioni.
(…)
"E che dire di questa immensa biblioteca dove i miei autori preferiti, i classici e i moderni, i libri dei miei amici, i libri che mi sono stati inviati, le enciclopedie su tutto e niente, da tempo sostituite dai buoni uffici di Google e Wikipedia, giacciono tutti allineati sugli scaffali? Gli e-reader hanno ancora i loro limiti e io continuo a preferire le pagine. Annotate dei miei vecchi volumi. Ma devo ammettere che la maggior parte di questi libri continua a invadere i miei spazi, nonostante gli alleggerimenti operati a favore di qualche bouquiniste… che però non ne vuole più sapere: ha troppi volumi che ormai non interessano a nessuno. Così continuano a parassitare sulle mie pareti e a coprirsi di polvere, per punirmi di aver creduto, da giovane, che la vita non potesse avere scopo più nobile che costruire ‘una bella biblioteca’. I tesori di una generazione sono la spazzatura di quella successiva. Il che mi porta a riflettere sulla concezione stessa di questo appartamento: dove potrei eliminare tutto ciò che può essere digitalizzato, recuperare preziosi metri quadrati per creare un grande bagno o una palestra e diventare finalmente moderno in risposta all’osservazione di Arthur
“.
(La mia discoteca tra le nuvole, dal volume citato, pp. 13-17)

Ho trovato questa riflessione estremamente interessante, per quanto sconfortante

Benoît Duteurtre, Il grande raffredamento (nella traduzione di Flavio Santi), Occam, 2025

Benoît Duteurtre, Il grande raffredamento (nella traduzione di Flavio Santi), Occam, 2025

(Risvolto) «Dopo anni di caos climatico, ondate di calore, siccità e tempeste, a cui tutti si erano abituati come a un destino fatale, diversi meteorologi in tutto il mondo giunsero alla stessa osservazione […] l’inesorabile corsa del riscaldamento globale sembrava essersi temporaneamente arrestata». Dietro le storie feroci, dietro la satira dai toni ilarotragici, dietro lo sguardo ironico e smaliziato, sentiamo in questo romanzo una beffarda sincronia con il nostro tempo. Un produttore viene condannato a due anni di carcere per aver rifiutato di affidare un ruolo femminile a un attore barbuto che si dichiarava «non binario». Un uomo dovrà risarcire una donna per averle ceduto il posto sull’autobus, commettendo così una «microaggressione sessista». "Il grande raffreddamento" è una festa dell’intelletto, per dirla con Paul Valéry; è un gioco a incastri – romanzo e autobiografia – che Italo Calvino e Raymond Queneau avrebbero amato; è una critica sferzante al politicamente corretto; è una storia d’amore che non arretra davanti a nulla. C’è in questo ultimo libro di Duteurtre, di pochi mesi precedente la sua improvvisa scomparsa, una pienezza di vita che ignora l’idea di una fine: «Avevo appena sessant’anni – mi sembrava di essere troppo giovane per morire».

L'autore. Benoît Duteurtre (Sainte-Adresse, Le Havre, 1960) è uno scrittore francese. Dopo una formazione musicologica, è stato incoraggiato alla scrittura da Samuel Beckett. Ha esordito con il romanzo sperimentale Sonno perduto (Sommeil perdu, 1985, nt). Dal successivo L’innamorato suo malgrado (L’Amoureux malgré lui, 1989, nt) ha puntato uno sguardo ferocemente satirico sulla Francia contemporanea, dedicando particolare attenzione alla nebulosa della comunicazione (Tutto deve sparire, Tout doit disparaître, 1992, nt; Call center, Service Clientèle, 2003; La ribelle, La rebelle, 2004, nt; Nuoce gravemente alla salute, La petite fille et la cigarette, 2005). È stato al centro di vive polemiche per il saggio Requiem per un’avanguardia (Requiem pour une avant-garde, 1995, nt), sulla musica contemporanea, e per il romanzo I malintesi (Les malentendus, 1999, nt) sui diritti negati agli immigrati.

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8 gennaio 2026 4 08 /01 /gennaio /2026 13:24

Lessi questo romanzo nel 2015 e, da allora, questa mia recensione abbozzata a maggio del 2015 è rimasta in standby nelle "bozze"

Maurizio Crispi

Terri Persons, La morte negli occhi

Terri Persons, giornalista free-lance e reporter, ha creato un singolare personaggio con i suoi romanzi che si possono collocare nell'area mista detective story-thriller e noir: si tratta di Bernadette Saint Clare, agente dell'FBI con "licenza speciale" di utilizzare i suoi "poteri" paranormali nelle indagini che le vengono affidate.
Bernadette Saint Clare è dotata in particolare di poteri psichici che le permettono di vedere attraverso gli occhi dei criminali, rendendola un'investigatrice unica ma controversi (il nome richiama anche la famosa Santa Bernadette Soubirous di Lourdes, protettrice dei malati e dei pastori, spesso associata a guarigioni e miracoli). 
Bernadette "vede" delle cose, maneggiando oggetti che sono stati indossati dalle vittime o maneggiati dall'assassino: vede, in altri termini, con gli occhi dell'assassino stesso.
Ma, nello stesso tempo, deve potere indagare conmezzi normali dal momento che le sue "visioni" richiedono di essere circostanziate, di ricevere delle coordinate spazio-temporali.
Il primo romanzo della serie è stato pubblicato con successo nel 2007 e subito dopo tradotto in lingua italiana ed è La morte negli occhi (titolo originale: Blind Spot), Sperling&Kupfer Editori, 2007.
Hanno fatto seguito due altri romanzi, rispettivamente dal titolo Blind Sight (2008) e Blind Rage (2009), ma la Casa editrice italiana non ha più ritenuto di tradurli.
Eppure, da quel che posso capire, avendo letto Blind Spot (La morte negli occhi) si tratta di romanzi insoliti ed originali e - almeno a giudicare da quello che conosco - che si fanno leggere a spron battuto, perché di ha voglia di arrivare alla fine del plot.
Il volume di Terri Persons non è più disponibile sul mercato italiano: non si trova nemmeno su IBS con la dicitura "attualmente non disponibile".
Misteri dell'editoria.

Terri persons, Blind Spot

(risvolto) Tipo riservato, Bernadette Saint Clare è un'agente dell'FBI. Piglio mascolino, modi bruschi e la fama che la precede non ne fanno una beniamina tra i colleghi. Infatti ciò che la rende un personaggio scomodo è l'aura di cupo mistero che avvolge i suoi metodi d'indagine. Chiamata a risolvere casi sempre più torbidi dove il reale sembra sconfinare nel soprannaturale. la donna pare dotata di poteri inquietanti: "visioni" che la portano attraverso un processo psichicamente devastante a vedere con gli occhi dell'assassino. E per uno scottante incarico che viene trasferita nel Minnesota, sulle tracce di un killer che amputa la mano destra delle sue vittime, lasciandole morire dissanguate. Sola e sempre più sotto pressione, Bernadette piomba in un tunnel dove spesso la realtà si confonde con le spaventose ombre della sua mente. Chi sono il misterioso e inquisitorio frate che la paralizza nel buio di una chiesa e Io strano vicino di casa che le sussurra dritte sinistramente azzeccate? Con una procedura incalzante, un thriller spietato dai risvolti nero pece, che non lascia respiro fino al corpo a corpo conclusivo.

L'autrice. Terri Persons è una ex reporter e scrittrice freelance statunitense che vive nel Midwest. È conosciuta principalmente per la serie di romanzi thriller con protagonista l'agente dell'FBI Bernadette Saint Clare, dotata di un particolare dono extrasensoriale che le permette di visualizzare scene del crimine attraverso gli occhi degli assassini. 
Opere principali
Blind Spot (2007) – Il romanzo d'esordio della serie.
Sixth Sense (2008)
The Scent of Death (2009)
Sebbene non abbia una biografia propria su Wikipedia, il suo nome può apparire in liste correlate a scrittori di genere suspense o thriller.

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8 gennaio 2026 4 08 /01 /gennaio /2026 11:57
Mio padre il pornografo (Chris Offut)

Il padre dello scrittore statunitense Chris Offut,  è stato a sua volta uno scrittore che si è occupato di letteratura di genere e, tra i generi, che ha coltivato, spiccavano in particolare la Science Fiction e, soprattutto, la pornografia. Se già l'attività dello scrittore di genere richiede tempi molto rigidi perché si deve produrre il più possibile per stare al passo con i contratti quella del porno-scrittore è ancora più coinvolgente. Sia da scrittore di fantascienza sia da scrittore porno, il padre di Chris frequentemente partecipava lle convention, spesso accompagnato dalla madre che tra l'altro trascriveva a macchina i manoscritti del padre; inoltre il padre, dovendosi sottoporre ad una rigida disciplina giornaliera, richiedeva nella piccola casa in cui la famiglia viveva il massimo silenzio e tranquillità allo scopo di mantenere la concentrazione. Alla morte del padre, Chris ricevette lo specifico mandato di occuparsi Mio Padre, il Pornografo (titolo originale: My Father, the Pornographer, nella traduzione di Roberto Serrai, Minimum Fax (collana Sotterranei), 2019
L'autore nel suo memoir, racconta di un rapporto difficile e conflittuale con la figura paterna, di cui poi, per disposizioni testamentaria, si troverà a gestire l'ingombrante eredità letteraria, con il mandato specifico nelle ultime volontà di diventare il curatore dell'intera sua stanza di scrittura e di tutto ciò che vi fosse contenuto.

(dall'articolo il cui link è riportato in calce) Andrew Jefferson Offutt fu uno scrittore in erba, vinse qualche concorso, lasciò perdere facendo l’assicuratore, poi riuscì a mantenere la sua numerosa famiglia producendo centinaia di romanzi SF (prevalentemente in ambito fantasy) e pornografici, utilizzando anche uno pseudonimo col quale firmò numerose lettere al figlio. Ma non fu la natura della sua scrittura a sconvolgere la famiglia, quanto il suo carattere con tendenze sadiche con manifestazioni comportamentali che riuscivano ad umiliare tutti quelli che gli stavano attorno, moglie compresa, al punto da azzerarne ogni volontà (benché costei fosse la sua principale collaboratrice e segretaria, per così dire): solo dopo la morte del marito la signora Offutt scelse per la sua nuova casa dei fiori colorati, perché il marito, daltonico, non li apprezzava. “Molti anni dopo ho capito l’orrenda situazione in cui si trovava, intrappolata tra due forze opposte. Ogni manifestazione di lealtà verso i propri figli la esponeva al rischio che papà concludesse che non era leale verso di lui, il peggior tradimento possibile”.
Andrew Offutt morì di cirrosi epatica: era un alcolizzato, condizione che costrinse i figli ormai adulti a telefonargli a un’ora precisa, le 7.00 di sera, all’inizio - non dopo - le sue quotidiane sessioni alcoliche.

 

Andrew Jefferson Offut

Andrew Jefferson Offutt (16 agosto 1934 - 30 aprile 2013) è stato un prolifico autore americano noto per i suoi contributi sia alla fantascienza/fantasy sia alla letteratura erotica. Ha iniziato la sua carriera di scrittore nel 1954, passando alla scrittura a tempo pieno nel 1971. 
Carriera e Generi:
Offutt ha scritto oltre 400 romanzi utilizzando una varietà di pseudonimi, tra cui il suo principale, John Cleve. Sotto il suo nome, si è distinto nel genere science fantasy e sword and sorcery, contribuendo a serie iconiche come quelle di Conan e Thieves' World. Sotto pseudonimo, ha prodotto un'enorme quantità di narrativa erotica, inclusa la serie di fantascienza erotica Spaceways.
Oltre alla scrittura, Offutt è stato attivo nella comunità di fantascienza, ricoprendo la carica di presidente della Science Fiction Writers of America dal 1976 al 1978.
Ha anche curato la serie di antologie Swords Against Darkness.
Nato nel Kentucky, ha conseguito diverse lauree presso l'Università di Louisville. La sua complessa figura di scrittore è stata esplorata dal figlio Chris Offutt nel memoir Mio padre, il pornografo, che ne ha messo in luce la doppia vita professionale e le dinamiche familiari. Offutt ha ricevuto il Phoenix Award nel 1986. 


(Risvolto di copertina) Quando Andrew J. Offutt muore, suo figlio Chris eredita una scrivania, un fucile e otto quintali di pornografia. Romanzi scritti in pochi giorni e venduti in decine di migliaia di copie, approfittando della fame di erotismo che aveva travolto un’intera nazione dopo la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta. Una carriera, quella di Andrew, cominciata per pagare le cure dentistiche del figlio e poi trasformatasi in un’autentica ossessione, consumata nel chiuso di uno studio inaccessibile ai suoi cari, eccetto che alla moglie, pronta a dattiloscrivere le sue spericolate incursioni nella pornografia.
Chris si immerge negli scritti padre, e si rende conto di trovarsi davanti un’opportunità irripetibile per comprendere finalmente l’uomo difficile, instabile, a volte crudele che ha amato e temuto in eguale misura.
Mio padre, il pornografo ci racconta la vita di uno scrittore professionista, che sa di poter sostenere la propria famiglia solo attraverso l’incessante lavorio della sua penna, ma ci rivela anche il carico di rabbia e dolore che ogni padre trasmette ai propri figli, il conflitto fra creatività e produzione di massa, e infine cosa voglia dire crescere sulle colline del Kentucky, in un mondo isolato in cui la libertà, la felicità, la spensieratezza sono inestricabilmente legate a un retaggio di povertà, ribellione e violenza.

 

L'autore. Chris Offut è nato nel 1958 a Lexington (Kentucky, USA). Oltre a Nelle terre di nessuno, ha scritto un’altra raccolta di racconti, Out of the Woods, un romanzo, The Good Brother, e tre memoir: The Same River Twice, No Heroes: A Memoir of Coming Home, e My Father, the Pornographer. Ha ricevuto, nel 1996, il Whiting Award per la narrativa e la saggistica, ed è stato incluso da Granta tra i venti migliori narratori delle ultime generazioni.

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29 novembre 2025 6 29 /11 /novembre /2025 10:02

According to the National Center for Missing and Exploited Children, roughly 800.000 children are reported missing each year in the United States. Most are found. Thousands are not.

The Institute (Epigrafe in Exergo)

Buona parte de L'Istituto (The Institute) di Stephen King l'ho letta in lingua originale, forse soltanto l'ultima parte in Italiano, poiché nel frattempo era uscita l'edizione italiana. E' stata una lettura effettuata "ai tempi del Covid", con inizio ad ottobre del 2019 e fine lettura ai primi di giugno del 2020.

E' stata una lettura lenta, all'inizio per via della scelta di leggere in lingua originale, e poi anche perchè, spèravve3nuto il Covid, questo libro rimase nella casa di Palermo quando io mi trasferii a stare in campagna nei mesi più cruciali del lockdown.

E' un romanzo particolare nella vasta produzione kinghiana. E' una storia di formazione, sicuramente, riguardante un gruppo di adolescenti e questo è sicuramente un filone della narrativa di Stephen King.
Si tratta di un gruppo di adolescenti che si trovano a vivere una condizione di semi-reclusione in un "Istituto" che, per alcuni versi appare come una sorta di college con regole di conduzione molto severe e nello stesso capace di inculcare nei suoi residenti "cattive abitudini": per alcuni versi in questo "Istituto" si possono rintracciare alcune similitudini con la struttura di ricerca nella quale la piccola Eleven di Stranger Things assieme ad altri ragazzi si trova a vivere confinata per essere sottoposta a crudeli esperimenti finalizzati allo sviluppo di capacità paranormali ed extrasensoriali.

Qui, nell'Istituto si lascia intendere che in questa struttura, come in altre, sparse nel resto degli States si allevino individui dalle capacità paranormali da utilizzare in modo strategico per eliminare nemici interni e/o esterni, in altri termini come risorsa di intelligence.

I ragazzini ancora piccoli vengono reclutati precocemente attraverso un costante lavoro di indagini nei territori compiuti da emissari da questo insieme di strutture.

Questa parte della narrazione mi ha fatto molto pensare a romanzi come "Il candidato della Manciuria"1 di Richard Condon, (per ben due volte, nel 1982 e nel 2004, trasposto in film) o anche al saggio-inchiesta "L'uomo che fissa le capre" il cui titolo originario era stato "Capre di guerra"2, ma anche a narrazioni in cui si sviluppa il tema della manipolazione della mente per creare degli agenti dormienti che potranno essere attivati inseguito mediante speciali comandi (si veda, appunto "Il candidato della Manciuria").

Vi è poi la dimensione della fuga del protagonista, il giovane Luke Ellis, l'ultima recluta a giungervi e il suo tentativo di mettersi in salvo, una fuga che si svolge lungo un fiume e che rimanda alla mente il Grande Fiume della storia di Huck Fynn, personaggio emblematico della letteratura nordamericana o anche alle avventure on the road, quando si descrivono altre parti della fuga del giovane protagonista dalla prigione-istituto, come - ad esempio - nei passaggi che raccontano i suoi spostamenti da clandestino su di un treno merci.
E infine vi è la storia di un gruppo di adolescenti che solidarizzano tra di loro costituendosi in gruppo sodale, accomunato dall'idea di un sogno di libertà e di affrancamento da un gioco brutale e mortificante.
E qui vi è un altro dei temi più cari a Stephen King e più volte emergente nelle sue narrazioni.

Ce la faranno i nostri eroi a sottrarsi al giogo crudele che li opprime?

Il volume è suddiviso in diverse parti, ma è pressocchè impossibile avere una visione d'insieme dell'intero romanzo, poichè manca un vero indice. 
Io stesso, man mano che andavo avanti nella lettura me lo sono andato costruendo con degli appunti e l'annotazione della pagina d'inizio di ciascuna parte, in modo tale da potere effettuare delle ricerche nel testo sia in avanti sia all'indietro.

 

_________________________________

1. Stati Uniti, anni Cinquanta. Il sergente Raymond Shaw rientra dalla guerra di Corea, insignito della medaglia d’onore. Riprende la sua vita di tutti i giorni, il suo lavoro di giornalista e il suo difficile rapporto con la madre, una donna priva di scrupoli e sostenitrice – a tutti i costi – dell’ascesa politica del marito. L’ex ufficiale non sa di essere stato sottoposto al lavaggio del cervello mentre si trovava in prigionia in Corea e di essere diventato una spietata macchina per uccidere, non più padrone delle proprie azioni. Ben Marco, capitano di pattuglia di Raymond, decide di indagare su alcuni misteriosi omicidi che si susseguono con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali: scopre così le ombre che avvolgono la vita di Shaw e i torbidi intrighi della classe politica americana.
"Il Candidato della Manciuria" di Richard Condon, è basato su di una tendenza espressa al tempo della Guerra Fredda che fu quella di mettere allo studio delle tecniche di condizionamento profondo della personalità di alcuni individui, per ottenere da loro - dopo molto tempo da "dormienti" - ed eventualmente anche a distanza - dei comportamenti post-ipnotici portati avanti in uno stato di coscienza secondo e finalizzati ad ottenere determinati risultati strategici.
Parrebbe incredibile: ma tutto ciò è stato successivamente confermato da una bizzarra (e coraggiosa) inchiesta giornalistica esitata nel libro di Jon Ronson, L'uomo che fissa le capre (Einaudi, 2009), a sua volta trasposto in film, poiché dopo l'11 settembre quelle tecniche - con dei loro risvolti esoterici ed approfondimenti verso inattese incursioni nel campo del paranormale - ricevettero nuovo impulso.

2. Nato nel 1979, il gruppo statunitense dei Soldati Psichici si ispira al manuale del Primo Battaglione Terra. Scritto dal colonnello Jim Channon, è una specie di manuale militare new age che invita ad abbandonare gli strumenti di morte a favore di altri più "etici": musiche ambient per placare gli animi del nemico, timidi agnellini per sciogliere il cuore dell'avversario, sostanze non-letali del tipo schiuma collante (usato veramente per la prima e ultima volta in Somalia nel '94) e manipolazione mentale. Channon pensa veramente di poter usare l'energia mentale per porre fine a tutte le guerre. I suoi superiori, però, hanno pensato di fare proprie le sue lezioni sui Soldati Psichici per vincere le guerre, tralasciando le istanze pacifiste.

 

Stephen King, The Institute

Stephen King, The Institute, Hodder&Stoughton, 2019

Deep in the woods of Maine, there is a dark state facility where kids, abducted from across the United States, are incarcerated. 
In the Institute they are subjected to a series of tests and procedures meant to combine their exceptional gifts - telepathy, telekinesis - for concentrated effect.
Luke Ellis is the latest recruit. He's just a regular 12-year-old, except he's not just smart, he's super-smart. And he has another gift which the Institute wants to use...
Far away in a small town in South Carolina, former cop Tim Jamieson has taken a job working for the local Sherriff. He's basically just walking the beat. But he's about to take on the biggest case of his career.
Back in the Institute's downtrodden playground and corridors where posters advertise 'just another day in paradise', Luke, his friend Kalisha and the other kids are in no doubt that they are prisoners, not guests. And there is no hope of escape.
But great events can turn on small hinges and Luke is about to team up with a new, even younger recruit, Avery Dixon, whose ability to read minds is off the scale. While the Institute may want to harness their powers for covert ends, the combined intelligence of Luke and Avery is beyond anything that even those who run the experiments - even the infamous Mrs Sigsby - suspect.
Thrilling, suspenseful, heartbreaking, THE INSTITUTE is a stunning novel of childhood betrayed and hope regained.

L'istituto, Stephen King

Stephen King, L'istituto (The Institute, nella traduzione di Luca Briasco), Sperling&Kupfer, 2020
Dopo classici come L'incendiaria e It, Stephen King si mette di nuovo alla prova con una storia di ragazzini travolti dalle forze del male, in un romanzo come sempre trascinante, che ha anche molto a che fare con i nostri tempi.

«King travolge il lettore con una storia di bambini che trionfano sul male come non ne scriveva dai tempi di "It". Entrando nella mente dei suoi giovani personaggi, crea un senso di minaccia e di intimità magici… Non c'è una parola di troppo in questo romanzo perfetto, che dimostra ancora una volta perché King è il Re.» – Publishers Weekly

«Con L'Istituto il re del brivido torna al suo massimo splendore» – Robinson

È notte fonda a Minneapolis, quando un misterioso gruppo di persone si introduce in casa di Luke Ellis, uccide i suoi genitori e lo porta via in un SUV nero. Bastano due minuti, sprofondati nel silenzio irreale di una tranquilla strada di periferia, per sconvolgere la vita di Luke, per sempre. Quando si sveglia, il ragazzo si trova in una camera del tutto simile alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto dove sono rinchiusi altri bambini come lui. Dietro porte tutte uguali, lungo corridoi illuminati da luci spettrali, si trovano piccoli geni con poteri speciali – telepatia, telecinesi. Appena arrivati, sono destinati alla Prima Casa, dove Luke trova infatti i compagni Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, che ha solo dieci anni. Poi, qualcuno finisce nella Seconda Casa. «È come il motel di un film dell'orrore», dice Kalisha. «Chi prende una stanza non ne esce più.» Sono le regole della feroce signora Sigsby, direttrice dell'Istituto, convinta di poter estrarre i loro doni: con qualunque mezzo, a qualunque costo. Chi non si adegua subisce punizioni implacabili. E così, uno alla volta, i compagni di Luke spariscono, mentre lui cerca disperatamente una via d'uscita. Solo che nessuno, finora, è mai riuscito a evadere dall'Istituto.

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28 novembre 2025 5 28 /11 /novembre /2025 11:51

Si narra che tre ragazze arabe provenienti dalle montagne avessero un solo grande sogno: quello di bere il tè nel Sahara; per questo misero assieme tutto il denaro che avevano e dai carovanieri si fecero portare nel deserto. Si incamminarono e di duna in duna andarono in cerca dii quella più alta dove fermarsi a preparare il tè e a berlo contemplando il paesaggio quietamente illuminato dalla luna.
Ma non erano mai soddisfatte, si spostavano di continuo sperando che la duna successiva sarebbe stata la più dalla quale contemplare un paesaggio più ampio.
Vennero ritrovate ormai morte molti giorni dopo da una carovana di passaggio nella stessa posa in cui, evidentemente, si erano addormentate, con le tazze che avevano con sé piene di sabbia.

Il tè nel deserto

Locandina del film di B. Bertolucci, Il The nel deserto

"Il tè nel deserto" è un romanzo del 1949 dello scrittore e compositore statunitense Paul Bowles.
La rivista Time lo ha inserito tra i cento migliori romanzi in inglese del periodo tra il 1923 e il 2005.


La frase che dà il titolo originale al libro: The Sheltering Sky ("Il cielo protettivo") è questa:

(in lingua originale) «A black star appears, a point of darkness in the night sky's clarity. Point of darkness and gateway to repose. Reach out, pierce the fine fabric of the sheltering sky, take repose
(in italiano) «Una stella nera appare, un punto oscuro nel chiarore del cielo notturno. Luogo oscuro e punto di passaggio verso il riposo. Tendi la mano, trapassa il fine tessuto di questo cielo protettivo, riposa
(Bowles, p. 93)

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27 novembre 2025 4 27 /11 /novembre /2025 12:30
Cose che succedono la notte, Peter cameron, Adelphi

Immergersi nei romanzi di Peter Cameron è, ogni volta, come affrontare una piccola avventura.
Si tratta sempre di storie che espongono un evento o una somma di eventi che hanno delle ripercussioni sui personaggi principali, l'evoluzione nel cui percorso di vita sarà successivamente modificata in modi che non possiamo sapere con certezza, ma soltanto intuire.
Così è in uno dei suoi più recenti romanzi, Cose che succedono di notte (What Happens at Night, nella traduzione di Giuseppina Oneto), pubblicato da Adelphi (Collana fabula nel 2020): un uomo e una donna dei quali non sarà mai detto il nome (così da renderli quasi dei personaggi archetipici) arrivano - dopo un lungo viaggio (pare che siano partiti da New York) - in una sperduta località del Nord Europa (almeno così si presume) per portare a termine l'adozione di un bimbo.
La donna sta per morire per le complicazioni di un tumore e desidera che, prima di giungere all'esito fatale, il marito possa avere un figlio di cui occuparsi e non dover rimanere da solo.
Arrivano in questo luogo sperduto e gelido a fatica e si insediano in un hotel grande e fastoso (ma un po' demodé),  ma le cose si complicano: entrano in scena altri personaggi che gravitano attorno all'hotel in cui alloggiano e che assumono il ruolo di interlocutori dialettici che aprono visuali e fanno intravedere spiragli di vita differente. Nei pressi dell'albergo sta anche un guaritore rinomato che la Donna cerca di incontrare, Un'anziana signora che occasionalmente suona il piano per intrattenere i clienti dell'albergo si intromette nella vita dei due, così come anche un altro oscuro personaggio.
L'Uomo e la Donna vengono distolti dal progetto originario e, apparentemente prendono altre strade.
Alla fine l'adozione verrà portata a termine, ma i destini di vita dell'Uomo e della Donna divergeranno. 
E qui il romanzo si ferma.
Al lettore, l'onere di immaginare ciò che non è stato scritto. 
Mi è piaciuto.

(Risvolto di copertina) Questo libro è fatto di buio e di neve. Di un treno nella notte, e di una coppia senza nome che scende in una stazione deserta del Grande Nord. Di un immenso, lussuoso albergo nel cuore di una foresta. Delle sue stanze chiuse, dei suoi infiniti corridoi, dell'isola di luce del suo bar. Dei suoi due unici frequentatori – una vecchia cantante che tutto ha visto, e un losco uomo d'affari con un suo crudele disegno. E ancora, di un sinistro orfanotrofi o, e di un enigmatico guaritore. Non tutti gli scrittori avrebbero saputo trasformare questa materia in un grande, misterioso romanzo. Ma Peter Cameron, questo nel tempo lo abbiamo imparato, non è uno scrittore come tutti.
Un romanzo che fin dalla prima riga prende alla gola – e non fa che stringerla sempre di più.

Peter Cameron

«È ambientato al Borgarfjaroasysla Grand Imperial Hotel molto somigliante al Grand Budapest Hotel visto nel film di Wes Anderson» - Mariarosa Mancuso

L'autore. Peter Cameron è uno scrittore statunitense. Si è laureato all'Hamilton College di New York nel 1982 in letteratura inglese.
Ha venduto il suo primo racconto al The New Yorker nel 1983 dove ha successivamente pubblicate numerose altre storie. Il suo primo romanzo è stato una raccolta di racconti, da titolo In un modo o nell'altro, pubblicato da Harper & Row nel 1986 (in Italia da Rizzoli). Il suo secondo romanzo The Weekend, è stato pubblicato nel 1994 da Farrar, Straus & Giroux, che ha anche pubblicato Andorra, nel 1997 e Quella sera dorata nel 2002.
Ha pubblicato anche Un giorno questo dolore ti sarà utile (2007), Paura della matematica (2008), Coral Glynn (Adelphi 2012), Gli inconvenienti della vita (Adelphi 2018), Cose che succedono la notte (Adelphi 2020) e Anno bisestile (Adelphi 2021).

(21 novembre 2021)

Puoi leggere e scaricare le prime pagine del romanzo

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13 novembre 2025 4 13 /11 /novembre /2025 08:51
Con la massima discrezione

Con la massima discrezione (Guanda, 2024) è uno degli ultimi romanzi pubblicati da Arnaldur Indriðason e appartiene alla serie "Kónrað" che vede come protagonista l'ex-poliziotto, ora in pensione, Kónrað che si ritrova a indagare su vecchi casi, spinto dall'ossessione di chiarire le circostanze drammatiche della morte del padre.  
Scritto con la consueta maestria, il romanzo porta il lettore a scandagliare vecchie storie che riguardano la Rejkyavick degli anni Cinquanta, quando chi era incline a scelte sessuali non ortodosse era costretto a nasconderlo perchè non vi era tolleranza alcuna del "diverso".
Mentre Kónrað indaga sul mistero della vecchia Luger ricomparsa che, forse, era passata per le mani del padre, ucciso da mano rimasta ignota, con caparbietà si immerge in un mondo di vecchie relazioni, riuscendo a trovare a poco a poco un bandolo della matassa investigativa.
Questa è la prima storia di Kónrað che mi capita di leggere e ora dovrò recuperare il tempo perduto, leggendo le precedent: mi sono spoilerato da solo, tuttavia, leggendo per primo l'ultimo volume della serie.

(Risvolto) Da giorni imperversa su Reykjavík una fitta nevicata che ha imbiancato tutto e non accenna a diminuire. In condizioni del genere è sconsigliato uscire, ma l’anziana donna che quella mattina si presenta alla centrale di polizia pensa di avere a che fare con una faccenda davvero importante. Fra gli oggetti del marito mancato da poco ha appena trovato una Luger degli anni Quaranta, nascosta dietro una cassetta degli attrezzi in garage. Non l’aveva mai vista prima, il marito non andava a caccia e non aveva motivo di possedere una pistola. La Scientifica non tarda ad appurare che si tratta dell’arma di un delitto commesso nel 1955 nel quartiere popolare dei Múlar, la cui vittima era un ventenne di nome Garðar. Tuttavia, non c’è nulla che colleghi il defunto a quell’omicidio. A chi apparteneva allora la Luger? Konráð si ricorda benissimo di avere visto un’arma identica fra le mani di suo padre... Tutti gli indizi portano a vecchie conoscenze del detective, criminali che hanno gestito e coperto per anni sordidi giri di pedofilia. Il cerchio si stringe attorno al colpevole e Konráð sente di essere a un passo dalla verità. Ma sarà una verità difficile da accettare.

Serie Kónrað
2017 - (Myrkrið veit) - Quel che sa la notte, Guanda 2019
2017 - (Stúlkhan hjá brúnni) - La ragazza del ponte, Guanda 2020
2019 - (Tregasteinn) - La pietra del rimpianto, Guanda 2023
2020 - (Þagnarmúr) - Muro di silenzio, Guanda 2024
2022 - (Kyrrþey) - Con la massima discrezione, Guanda 2025

Hanno detto

«Il maestro islandese del poliziesco.» - Le Monde des livres

«Un giallo superbo, scritto da un acclamato virtuoso del genere- Kirkus Reviews

«Indriðason descrive la quotidianità di chi vive ai margini. Spesso Konráð merita di essere trattato male, eppure non si può fare a meno di stare dalla sua parte. L'autore ha costruito la serie intorno a un antieroe che non nasconde il suo lato oscuro. Cosa si può chiedere di più?» - Morgunblaðið

Arnaldur

«Un fenomeno letterario internazionale, ed è facile capirne il motivo. I suoi romanzi sono avvincenti, autentici, inquietanti e appassionati.» - Harlan Coben

L'autore.  Arnaldur Indriðason, nato nel 1961, a Reykjavík, è uno scrittore islandese di romanzi polizieschi che hanno come protagonista il personaggio di Erlendur Sveinsson. Ha lavorato come giornalista indipendente e come critico cinematografico. Laureato in storia, ha scritto il suo primo romanzo nel 1997. Ha vinto numerosi premi fra i quali il Glasnyckeln e Gold Dagger. Tra i suoi romanzi pubblicati da Guanda: Sotto la città (2005), La signora in verde (2006), La voce (2008), Un corpo nel lago (2009), Un grande gelo (2010), Un caso archiviato (2010), Un doppio sospetto (2011), Cielo Nero (2012), Le abitudini delle volpi (2013), Sfida cruciale (2013), Le Notti di Reykjavík (2014), Una traccia nel buio (2015), Un delitto da dimenticare (2016), Il commesso viaggiatore (2017), La ragazza della nave (2018), Quel che sa la notte (2019), I figli della polvere (2021), In silenzio si uccide (2022), La pietra del rimpianto (2023), Muro di silenzio (2024).

 
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28 ottobre 2025 2 28 /10 /ottobre /2025 11:14

Mimetizzato per quasi un secolo come un piccolo vortice scuro fra le correnti della prosa espressionista, questo romanzo di Peter Flamm torna ad agire su di noi come un sortilegio, la stenografia di un sisma psichico ancora lontano dall’essere decifrato.

Casa Editrice Adelphi

Il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio

Peter Flamm

Peter Flamm, Io?, Adelphi

Il capolavoro che Peter Flamm, psicoanalista e letterato berlinese, pubblicò alla metà degli anni Venti – Io? (nell'ammirevole traduzione di Margherita Belardetti e seguito da una ricca nota di Manfred Posani Löwenstein), pubblicato da Adelphi (2024), inizia allucinato e sorprendente con una negazione: «Non io, signori giudici, un morto parla per bocca mia».
Chi racconta  è un sopravvissuto agli orrori della guerra di tirncea, Wilhelm Bertuch, che, accusato di un duplice omicidio, ricostruisce in tribunale con un lungo monologo la sua storia friabile e oscura: «Non sono io qui, non è mio questo braccio che si alza, non sono miei questi capelli ora bianchi, non è mio il crimine, non è mio il crimine».

Tutto aveva avuto inizio nel 1918. Da poche ore era finita la Prima guerra mondiale e, mentre cercava di lasciarsi alle spalle i cumuli di morti e i cunicoli delle trincee, Bertuch era inciampato nel corpo esanime di un commilitone. Senza pensarci, con un rapido gesto della mano aveva afferrato dalla tasca il passaporto, impossessandosi, insieme al documento, anche della sua identità. E così quel povero fornaio di Francoforte si era trasformato nel dottor Hans Stern, colto e affermato medico berlinese.

Invece di tornare dalla madre e dalla sorella, sale come un sonnambulo – almeno così dice – sul treno che lo porta a Berlino, la città in cui Hans aveva vissuto con la moglie Grete, il figlio e un cane.
Riconosciuto, accolto, vezzeggiato da tutti per una illusione collettiva che le cronache a volte riportano – tranne che dal cane che, dopo averlo morso, stabilirà con lui una tregua precaria – si acquartiera  nella casa, nel letto del morto, in una professione che non conosce e che pure  vorrà praticare, tra amici che non ha mai incontrato. Lo guida una creaturalità alla Kaspar Hauser che tutto deve ancora imparare  e quel bisogno sempre deluso di felicità che attrae in modo irresistibile la letteratura di Weimar, nell’ultima stagione dell’espressionismo.

In calce - come già detto - si può leggere una nota esplicativa ed ermeneutica scritta da Manfred Posani Löwenstein

E' stata per me una lettura molto interessante che mi ha portato, inevitabilmente, a pensare al celebre caso dello "smemorato di Collegno" che è emblematico di tanti casi analoghi (e, più in generale, attinenti con lo scambio di persona) che si verificarono tra i reduci della prima guerra mondiale e che è anche alla base del famoso romanzo di Nathaniel Hawthorne, La Lettera Scarlatta, in cui il marito della protagonista femminile, Hester, ritenuto morto per mano dei Pellerossa e disperso, riappare con un'altra identità, assumendo il nome di Roger Chillingworth, medico,

Qui, nel romanzo di Flamm, si dipana una vicenda indecidibile tra due diverse possibili spiegazioni, in una tessitura narrativa che si muove tra flusso di coscienza e rimemorazione.
Sino all’ultimo, anche a lettura ultimata, si rimane sospesi in un limbo di possibilità diverse riguardanti il tema dello scambio di persona con molti interrogativi che si aprono ai quali non vengono date risposte  davvero decisive.

La Guerra di Otto Dix (dal web)

É interessante ricordare qui che Peter Flamm visse l’esperienza della I Guerra Mondiale e che, successivamente, fu medico e psichiatra; e, dunque, si può ipotizzare che in questa narrazione riversi esperienze personali e professionali.
Molto bella la nota finale, al tempo stesso esplicativa, ermeneutica e chiarificatrice, contenente anche esaurienti notizie su questo poco conosciuto scrittore germanico.

«Il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio» (Peter Flamm).

(Soglie del testo) Mimetizzato per quasi un secolo come un piccolo vortice scuro fra le correnti della prosa espressionista, questo romanzo di Peter Flamm torna ad agire su di noi come un sortilegio, la stenografia di un sisma psichico ancora lontano dall’essere decifrato.


(Risvolto) Berlino, 1918. La guerra è appena finita, un uomo torna a casa e non è più lui. È convinto di aver rubato l’identità a un morto. Crede di vivere nel corpo di un altro; tutti lo riconoscono e pensano di sapere con chi parlano. Solo il vecchio cane gli abbaia contro e lo morde. Il cane sa che quello non è il suo padrone. Poi comincia a ricordare: Grete, la giovane donna dalla chioma tizianesca che ora vede alla finestra, è sua moglie; nella culla c’è il loro bambino; si rivolge a un’anziana signora chiamandola «mamma». Ma quei ricordi non hanno radici, sono cose che sa: «come un attore me ne sto su un palcoscenico, imparerò la mia parte, è già scritta fino in fondo, di certo già da prima, e io mi limito a recitarla». Solo l’amore incondizionato e la gelosia per Grete – quando riceve la visita di un uomo, Borges, un «amico» che l’ha corteggiata mentre lui era al fronte – risveglia un sentimento che potrebbe essere suo. Questo è quanto ci è dato sapere del protagonista prima che la storia inizi. Lo ritroveremo nell’aula di un tribunale, accusato di omicidio, mentre cerca di scagionarsi. Ma chi parla in queste pagine? Chi ha commesso il crimine? Il rispettabile chirurgo berlinese Hans Stern, o piuttosto Wilhelm Bettuch, l’umile fornaio che sembra averne assunto le sembianze? La risposta rimane racchiusa nel punto interrogativo del titolo e le ultime parole che l’imputato rivolge ai giudici non fanno che rendere ancora più impenetrabile l’enigma: «Ora chinatevi, spazzate via quel po’ di terra. Ed ecco, troverete – me. Sì, ossa e teschio e polvere e il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio».

Con una Nota di Manfred Posani Löwenstein.

Peter Flamm


L'autore. Peter Flamm,, nato a Berlino nel 1891, è stato un autore tedesco. Iniziò a pubblicare articoli e racconti sui giornali quando era ancora uno studente di medicina. Nel 1926, il suo romanzo psicologico d'esordio Ich? fece scalpore quando fu pubblicato da S. Fischer. Negli anni successivi continuò l'attività letteraria, scrivendo altri tre romanzi parallelamente alla sua attività di medico finché, in quanto ebreo, dovette emigrare dalla Germania a Parigi con la moglie Marianne nel 1933 e poi a New York nel 1934. Tra i suoi pazienti ricordiamo il premio Nobel William Faulkner, mentre celebrità come Albert Einstein e Charlie Chaplin andavano e venivano dalla sua casa. Morì a New York nel 1963.
Nel 2024 Adelphi pubblica in Italia Io?.

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9 ottobre 2025 4 09 /10 /ottobre /2025 09:27

«Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. E senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora.»

Anna Foa (da "Il suicidio di Israele")

Anna Foa, Il suicidio di Israele, Laterza, 2024

Nell'attuale, acceso, dibattito, sulla questione palestinese merita certamente una lettura attenta e meditata, il piccolo saggio di Anna Foa, Il suicidio di Israele (pubblicato da Laterza nel 2024).  

Anna Foa, storica italiana, docente universitaria e saggista, fa in questo piccolo libro un'analisi lucida e disincantata della situazione medio-orientale, circa un anno dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
L'autrice offre al lettore una narrazione complessa ed imparziale che tiene conto di tutte le sfaccettature di un problema complesso e dei suoi numerosi nodi.
Per comprendere, bisogna conoscere: ed è per questo motivo che l'autrice, sia pure in forma sintetica, ci offre una disamina dei decenni che hanno preceduto la nascita dello stato d'Israele, proclamato nel 1948. Seguono i fatti noti, illustrati ampiamente anche da altre fonti, tra le cui non mancano i saggi importanti di Ilan Pappè e di altri autori. Infine, l'autrice, dopo aver esaminato  accuratamente i diversi aspetti terminologici, illustrando al lettore come e perché si sia giunti a identificare l'antisemitismo con l'antisionismo e a considerare i due termini equivalenti, si sofferma a parlare dell'assetto presente, denunciando il fatto che persistendo in questa strada Israele - in quanto stato - rischia di mettersi in una posizione che, alla fine, ne determinerà un vero e proprio suicidio; e ammonendo che occorre un vero e proprio cambio di rotta, coraggioso e che riprenda la via della convivenza di due differenti popoli con pari diritti di cittadinanza.
La tesi del suicidio dello stato di Israele, qualora perseverasse in questa sua vocazione fortemente colonialista, segregazionista e genocida, è stata anche esaminata dal giornalista Chris Hedges nel suo recente volume

Molto interessante, e sicuramente meritevole di lettura, nel momento che stiamo attraversando.

Il volume è stato Libro vincitore del Premio Strega Saggistica 2025 ed anche Libro vincitore del Premio De Sanctis - Saggistica 2025
 

  1. «Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. E senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora.» (dal volume)


(Risvolto di copertina) Israele stava già attraversando un periodo di crisi drammatica prima del criminale attacco del 7 ottobre 2023. Grandi manifestazioni chiedevano a gran voce le dimissioni di Netanyahu e del suo governo e il paese era praticamente bloccato.

La risposta al gesto terroristico di Hamas con la guerra di Gaza rischia però di essere un vero e proprio suicidio per Israele. Da un lato, infatti, abbiamo l’involuzione del sionismo, o meglio dei sionismi: da quello originario della fine del XIX secolo, passando per quello liberale e favorevole alla pace con gli arabi, fino alla crescita del movimento oltranzista dei coloni e all’assassinio di Rabin. Dall’altro, il resto del mondo ebraico – la diaspora americana e quella europea – si confronta oggi con un crescente antisemitismo che, contrariamente alla propaganda di Netanyahu, non è la stessa cosa dell’antisionismo, ma che certo dalle vicende della guerra di Gaza trae spunto e alimento. Per salvare Israele è necessario contrapporre al suprematismo ebraico, proprio dell’attuale governo Netanyahu, l’idea che lo Stato di Israele deve esercitare l’uguaglianza dei diritti verso tutti i suoi cittadini e deve porre fine all’occupazione favorendo la creazione di uno Stato palestinese. Qualunque sostegno ai diritti di Israele – esistenza, sicurezza – non può prescindere da quello dei diritti dei palestinesi. Senza una diversa politica verso i palestinesi Hamas non potrà essere sconfitta ma continuerà a risorgere dalle sue ceneri. Non saranno le armi a sconfiggere Hamas, ma la politica.

 

Anna Foa

L'autrice. Anna Foa è una storica italiana, specializzata in storia culturale dell'età moderna e nella storia degli ebrei in Europa e in Italia. Ha dedicato la sua carriera alla memoria storica, con particolare attenzione alla Shoah, e ha insegnato Storia moderna nell'Università Sapienza di Roma.
Con il Mulino ha pubblicato Giordano Bruno (1998), Eretici (2004), Andare per ghetti e giudecche (2014), Andar per luoghi di confino (2018) e Le vie degli ebrei (2024).
Con Laterza ha pubblicato Ebrei in Europa. Dalla Peste nera all'emancipazione (1992), Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento (2009), Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del 1943 (2013), La famiglia F. (2018) e Gli Ebrei in Italia: i primi 2000 anni (2022).
Ha inoltre scritto Anime nere. Due donne e due destini nella Roma nazista (Marsilio, 2021) e Donne e shoah (Mimesis, 2021).
Nel 2024 pubblica per Laterza Il suicidio di Israele con il quale vince nel 2025 il Premio De Sanctis e la prima edizione del Premio Strega Saggistica.

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7 ottobre 2025 2 07 /10 /ottobre /2025 11:51
Loop out. Diario di un'adolescente in fuga

Loop out. D’amore e di rabbia. Diario di un’adolescente in fuga, scritto da un'a giovane che si presenta sotto il falso nome di C. Betty e pubblicato da Mediter Italia, nel 2025) si propone come un interessante diario di vita vissuta, scritto nel web (utilizzando una specifica app, scaricabile nello smartphone) da un'adolescente che percorre diverse - precoci - esperienze nel campo delle nuove dipendenze e dei nuovi modi di assumere sia gli oppiacei, sia la cocaina, ambedue in forme che ne consentono il consumo attraverso il fumo che si libera dalla combustione delle "pietre".
Alle spalle di Betty C. vi sono esperienze di appartenenza ad un nucleo familiare poco consistente, scarsamente efficace sotto il profilo educativo e poco o niente contenitive. 
L'ambientazione è il quartiere Ballarò del centro storico di Palermo, dove ha preso piede in anteprima rispetto ad altre realtà italiane la diffusione del crack.
E' - secondo me - un importante testo contemporaeo, un documento del nostro tempo, lucido e disincantato.


(soglie del testo) “Vi è mai capitato di buttare via qualcosa e poi di rendervi conto che vi serviva? A me è successo con la mia vita”. È l’incipit dell’autrice che ripercorre oltre dieci anni di dipendenza dalle droghe trascorsi tra comunità e ospedali, che descrive le conseguenze fisiche e psichiche di una adolescenza spesa tra la strada, con eroina e crack, e i rave, con anfetamina e MdM. È stato incredibilmente scritto al telefonino e, alcune parti, giravano su Wattpad, nella forma clandestina di brevi resoconti di giornate destinati soprattutto a se stessa. Un diario che, dopo anni, oggi viene pubblicato per essere un documento straordinario, necessario per una riflessione sulle conseguenze delle perdite affettive e sulla prevenzione dei rischi dalle dipendenze. Una memoria che è anche la prova di come i rapporti sociali dipendano sempre dall’uso del potere che genera conflitti e che produce un soggetto alienato per l’azione oppressiva dell’Altro, così come Lacan aveva spiegato. Perciò la vita è qui descritta come un’amara e instancabile routine, come se la protagonista fosse stata a lungo bloccata in un loop.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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