Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
15 marzo 2023 3 15 /03 /marzo /2023 09:38
Simon Raven, Il Morso sul collo, Gargoyle

Ho letto con grande piace Il morso sul collo (titolo originale: Doctors Wear Scarlet, nella traduzione di P. De Crescenzo), scritto dal quasi misconosciuto per il pubblico italiano Simon Raven e pubblicato meritoriamente da Gargoyle Editore (nella collana Nuovi incubi), nel 2009, dopo molti decenni dalla sua uscita in lingua originale.
Il titolo italiano di questo interessante romanzo lo colloca esplicitamente nel solco vampirologico, mentre quello in lingua originale rimanda ad altro che, facendo da sfondo all’intera vicenda, la contestualizza e la trasforma in una grande allegoria sulle storture del mondo accademico britannico, ed anche in generale.
Fa da cornice il Lancaster, struttura universitaria di antiche tradizioni, a Cambridge che, pur finzionale, rimanda molto credibilmente, alle prestigiose istituzioni storiche esistenti.
L'ambientazione è collocata negli anni Cinquanta. Il protagonista è lo studioso Richard Fountain che si trova a Creta per compiere delle ricerche archeologiche. Poichè da alcuni mesi non ha più dato notizia di sè, un manipolo di amici, nonché colleghi, parte a sua volta per la Grecia per riportarlo a casa, anche perché un ispettore di Scotland Yard, John Tyrrell vuole mettersi sulle sue tracce sulla base di segnalazioni ricevute dai colleghi della polizia greca per eventi "disdicevoli" in cui sarebbe stato implicato.
La missione avrà esito positivo, pur con molti spostamenti alla ricerca di esili tracce che Fountain ha lasciato dietro di sè, prima ad Atene, poi nella piccola isola di Hydra e infine nella parte più selvaggia di Creta: Fountain convalescente, come da una grave malattia, verrà riportato a casa, turbato e apparentemente immemore di alcune cupe circostanze che lo hanno visto coinvolto, tra cui anche la morte della donna che lí aveva amato in una relazione strana e morbosa, Criseide.
Insomma, non voglio anticipare altri dettagli per non fare da spoiler per chi volesse intraprendere la lettura di questo insolito - e prezioso - romanzo.
C’è di mezzo una storia vampirica? 
Sì, indubbiamente, anche se i suoi consueti e iconici elementi (pur presenti) sono stemperati in una cornice più vasta.
Siamo di fronte ad un caso - si potrebbe dire - di vampirismo “intellettuale” e spirituale che diventa perfetta metafora di ciò che accade nel mondo accademico da cui Richard Fountain proviene.
Questo romanzo è una vera chicca per gli amanti di tutte le possibili ramificazioni e divagazioni della letteratura vampirologica.

L'opera è preceduta da un'approfondita ed articolata introduzione dal titolo: "Simon Raven: sull'umanità fragile, ipocrita, speranzosa", scritta da Stefano Martello, il quale conclude:



Attuando un processo di esclusione, possiamo affermare che il testo non sia un noir (non ne ricorrono le atmosfere e le situazioni), né un romanzo horror (per gli stessi motivi).
Forse un thriller? Parzialmente nelle pagine conclusive, non tanto, però, da includerlo, nella letteratura di genere. Forse un romanzo storico? No, se non per qualche rimando.
E allora? (...) ho parlato di un trattato romanzato sulla Libertà, ma non credo che questo basti ad includere il testo nel genere saggistico.
Un libro sui vampiri, dunque?
Qualche traccia, qualche pretesto, ma niente di definitivo.
Forse Raven voleva solo scrivere un libro sull'Umanità.
(...) 

(ib., pp. 15-16)

Concordo pienamente sul fatto che questo romanzo va indubbiamente collocato al di fuori di qualsiasi genere, benchè di essi compaiano tracce e stilemi che un lettore accorto potrà rintracciare ed evidenziare. Ma il romanzo, in verità, è qualcosa di più, anzi molto di più, ed è apprezzabile proprio per questa capacità di andare oltre.

Simon Raven, nato nel 1927 e morto nel 2001, è stato un prolifico scrittore di romanzi di successo, ma anche di sceneggiature.
Il morso sul collo è uno dei pochissimi tradotti in Italiano ed é stato uno dei primi romanzi pubblicati nella sua lunga carriera ed espressione precoce del suo interesse per il sovrannaturale.

 

Il Morso sul collo - edizione inglese

(Risguardo di copertina) Che fine ha fatto Richard Fountain, archeologo di successo, ex-militare e accademico votato a una brillante carriera? Dalle claustrofobiche atmosfere di un college d'Oltremanica alle colline assolate e sperdute della Grecia, infestate da un'inquietante presenza, fino al ritorno in Inghilterra, desiderato e temuto a un tempo, l'indagine e il ritrovamento del protagonista da parte di un manipolo di colleghi e amici si rivelerà non privo di colpi di scena mozzafiato. Dalla ricostruzione del passato - che muove dall'indagine e dagli incalzanti interrogativi ispettore Tyrrel - Anthony Seymour, voce narrante della vicenda e primo fra gli amici di Richard, sarà costretto a una corsa contro il tempo, finendo per il confrontarsi con un mito tenebroso, quello del vampirismo, che sembra un'invenzione di letteratura e cinema e intreccia invece le proprie radici con gli arcani riti di una civiltà che è abituata da secoli a nascondere i propri segreti. Tutto sembra risolversi al meglio, ma Anthony e gli altri non conoscono il destino che li attende: solo durante la cerimonia inaugurale dell'anno accademico presso il Lancaster College di Cambridge troveranno le risposte definitive.

https://thecharterhouse.org/.../life-simon-raven.../

Simon Raven

Simon Arthur Noël Raven (28 December 1927 – 12 May 2001) was an English author, playwright, essayist, television writer, and screenwriter. He is known for his louche lifestyle as much as for his literary output.

Expelled from Charterhouse School, he was commissioned in the infantry in National service, before studying at King's College, Cambridge. Unable to earn a living as a writer, he rejoined the Army, but soon resigned, rather than be court-martialled for 'conduct unbecoming' on account of his gambling debts.

Declaring that he wrote only for people who shared his own standards, he never attracted the mass market, and had to be rescued by publisher Anthony Blond, who paid him a regular wage on condition that he stayed out of London and concentrated on his writings, many of which Blond published. The arrangement lasted for over 30 years.

Raven is remembered for his ten-novel sequence Alms for Oblivion and its baroque, supernatural sequels The Roses of Picardie and September Castle; as well as The Feathers of Death, an exploratory early army novel dealing with homosexuality between officers and "other ranks". He also wrote scripts for the television drama series The Pallisers (1974) and Edward & Mrs. Simpson (1978)).

 


 

Condividi post
Repost0
14 marzo 2023 2 14 /03 /marzo /2023 10:21
Roberto Alajmo, Notizia dal disastro, Sellerio

Notizia del disastro (Sellerio Editore) è un racconto-inchiesta di Roberto Alajmo sul “dimenticato” disastro aereo nel mare antistante l’aeroporto di Punta Raisi - quello del volo di linea Alitalia 4128 - nel dicembre del 1978, ed era già stato pubblicato da Garzanti nel 2001 ma di recente - nel 2022 - è stato riproposto da Sellerio.
Come spiega lo stesso Alajmo, in una sua breve prefazione era importante scrivere di questo evento per diverse ragioni.
Innanzitutto perché questo disastro aereo giunto a sei anni di distanza dal precedente evento, quello di Montagna Longa, era stato oscurato da quello di poco successivo, cioè dell’aereo di linea scomparso nei cieli sopra Ustica. Alajmo fa notare che l’attenzione si fosse polarizzata su quelli piuttosto che sul volo caduto nel mare antistante l’aeroporto, l'uno rimasto avvolto in aura di mistero e di indeterminazione, l'altro studiato e sviscerato in tutti i possibili modi sino a giungere ad una conclusione veridica sulle cause del disastro, anche se "senza colpevoli".
E ciò malgrado che nella tragedia di Punta Raisi, a differenza di quella che l'aveva preceduta e di quella che l'aveva seguita, si fossero avuti dei superstiti (21 su di un totale di 129 tra passeggeri ed equipaggio), quasi dei miracolati, che forse avrebbero potuto essere ben di più se i soccorsi in mare fossero stati più organizzati e solleciti. 
I superstiti di questo volo hanno costituito una preziosa fonte di informazioni e testimonianze anche relativamente agli ultimi istanti delle vittime, di alcune delle quali il corpo non venne mai recuperato.
Quindi Roberto Alajmo ha voluto intraprendere questo faticoso e doloroso (per i sopravvissuti) lavoro di raccolta delle testimonianze per dare vita e spessore anche a tutti coloro che morirono.
I sopravvissuti che furono costretti a convivere con i propri sensi di colpa e con la sindrome del “miracolato”., con reazioni variegate: dall’esaltazione ipomaniacale alla decisa rimozione sino ad un forzato e ostinato oblio che ha suggellato loro le labbra, con reazioni in fondo analoghe a quelle descritte da Primo Levi nel suo saggio-testimonianza “I sommersi e i salvati”. Reazioni le più disparate che hanno anche a che vedere, indubbiamente, con la Sindrome Post-Traumatica da Stress.
Capitolo dopo capitolo impariamo a conoscere le storie individuali di coloro che si salvarono - e, per riflesso, anche di coloro che perirono - sia prima del volo (quello fu un giorno di terribili ritardi, di volo saltati e di liste d’attesa interminabili) sia durante. E ovviamente, come nel famoso film di Kurosawa le storie e le testimonianze divergono perché i diversi personaggi vengono viste da diverse angolazioni.
Il ruolo di Alajmo, narratore di tali eventi e di questi destini intrecciati, è analogo a quello di Fra Ginepro, il frate che venne incaricato di studiare le storie dcinque viandanti che perirono a causa del crollo inatteso ed improvviso di un ponte di tavole e corde in Perù aulla strada tra Lima e Cuzco.
Quali eventi li avevano portato ad essere assieme in quella fatidica giornata? Si era trattato di una semplice coincidenza, oppure era stata la volontà di Dio, il destino o il Fato, a decidere che quelle cinque vite dovessero essere recise proprio in quel momento? E quanto poi, a distanza di secoli da quell'evento, racconta Thornton Wilder, nel suo "Il ponte di San Luis Rey", con il suo personaggio Fra Ginepro che cerca di investigare e capire cosa avesse messo assieme quei cinque viandanti, se il Caso o la Necessità o il Destino.

 

Thornton Wilder, Il Ponte di San Luis Rey, Mondadori Oscar

Nel 1714 il ponte di San Luis Rey, che per oltre un secolo è stato la più importante via di collegamento per gli abitanti di Lima e Cuzco, in Perù, crolla improvvisamente, causando la morte di cinque persone. Fra Ginepro, un frate che si accingeva ad attraversarlo, assiste all'accaduto e sconvolto dalla tragedia inizia a porsi delle domande di carattere religioso e morale: chi erano quei cinque e perché si trovarono proprio lì? Cercando di risalire alle cause del crollo del ponte, la curiosità lo porta a ricostruire le vite dei cinque deceduti nel tragico evento: avevano qualcosa in comune? Nasce un problema morale su cui si pronuncia anche la Chiesa e che chiama in causa la Provvidenza: si è trattato di una tragedia o di una punizione divina, che ha fatto incrociare i destini dei cinque nel medesimo luogo alla medesima ora? Il Signore punisce così i malvagi oppure in tal modo chiama a sé gli innocenti? I quesiti, posti sull'eterna condizione umana e sulla morte, sulla misteriosa complicità di caso e destino, rimarranno inevasi.
 

È questo il compito che si è voluto assegnare Alajmo: e devo dire che ci è riuscito egregiamente, fornendomi spunti di riflessione e facendo scaturire dentro di me intense emozioni, ma anche consentendomi potenti visualizzazioni di quali eventi possano essersi verificati quando l’aereo  del volo Alitalia 112 che trasportava mio padre e altri 115 (inclusi i componenti dell'equipaggio) si schiantò su Montagna Longa il 5 maggio del 1972: la non ci furono sopravvissuti che potessero farsi carico del doloroso compito del ricordo e del racconto.

 

Roberto Alajmo, Notizia dal disastro, Garzanti Editore

(Risguardo di copertina) «Il disastro di Punta Raisi del dicembre del 1978, contrariamente agli altri che in varia misura hanno coinvolto l'aeroporto di Palermo, non ha come scenario un attentato o un complotto. Ha come scenario il destino. Semplicemente il destino. Paradossalmente è stato proprio questo che mi ha spinto a scrivere "Notizia del disastro". Il fatto che dietro ci sia solo il destino. Collettivo e grandioso: ma solo destino. Crudelissimo e ingiusto: ma solo destino».
«Avevo cominciato a raccogliere documentazioni e testimonianze, ma qua-si subito ho dovuto fare i conti con le discrepanze che diverse fonti mi prospettavano. Ne è venuto fuori una specie di Rashomon. Come nel film di Kurosawa, ogni testimone racconta la stessa vicenda da diverse angolazioni, finendo per riferirla in maniera discorde e contraddittoria. Da qui la dicitura Romanzo che si trova sul frontespizio di questo libro. A romanzare questa vicenda non sono stato io. Sono stati i suoi stessi personaggi».
Il disastro aereo avvenuto il 23 dicembre 1978 - un DC9 proveniente da Roma con 129 passeggeri, schiantatosi in mare per una serie di infauste concomitanze - ebbe solo 21 superstiti, anche se a uscire vivi dall'aereo furono una sessantina. Il resto annegò in attesa dei soccorsi, a poca distanza dalla costa. Di quei passeggeri Alajmo racconta cosa successe subito prima e, per chi visse, subito dopo l'incidente: biografie, coincidenze, eccentricità, illuminazioni, ironie della vita, slanci di generosità e chiusure di egoismo: una trama sorprendente che ha come protagonista il Fato.

 

Hanno detto
«Il racconto di Roberto Alajmo parla di tutte le persone coinvolte, sia sopravvissuti sia quelli che non ce l'hanno fatta. Dietro una scrittura cronachistica lui ci mette un cuore, un po' nascosto, un po' distaccato, un cuore che dà delle botte fortissime di emozione e ti lascia di stucco.» - Antonio Manzini per Maremosso

 

Roberto Alajmo

L’autore. Roberto Alajmo è nato a Palermo e qui continua a vivere. Collabora stabilmente con “l’Unità” e diverse altre testate nazionali.
Fra i suoi libri: "Almanacco siciliano delle morti presunte" (edizioni della Battaglia, 1996); "Le scarpe di Polifemo" (Feltrinelli, 1998); "Notizia del disastro" (Garzanti, 2001), col quale ha vinto il premio Mondello, "Carne mia" (Sellerio Editore Palermo, 2016) e "Io non ci volevo venire" (Sellerio Editore Palermo, 2021).
Con Mondadori nel 2003 ha pubblicato il romanzo "Cuore di Madre", finalista ai premi Strega e Campiello.
Nel 2004 è uscito "Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo" e nel 2005 il romanzo "È stato il figlio", finalista al premio Viareggio e vincitore del SuperVittorini e SuperComisso.
Sempre per Mondadori nel 2008 è uscito "La mossa del matto affogato", seguito da "Il primo amore non si scorda mai" (2013).
Con Laterza ha pubblicato i saggi: "Palermo è una cipolla" (2005); "1982 - Memorie di un giovane vecchio" (2007); "L'arte di Annacarsi - Un viaggio in Sicilia" (2010); "Tempo Niente. La breve vita felice di Luca Crescente" (2011).
Per il teatro: "Repertorio dei pazzi della città di Palermo", "Centro divagazioni notturne" e il libretto dell'opera "Ellis Island", per le musiche di Giovanni Sollima.
I suoi libri sono tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo, svedese e olandese.
(Fonti di questa nota bio-bibliografica: sito ufficiale dell'autore e archivio Laterza)

Condividi post
Repost0
3 marzo 2023 5 03 /03 /marzo /2023 16:27
J.-F. Grangé, Altare della paura, Garzanti

Da quando vidi il film "I fiumi di porpora" e lessi il libro che lo aveva ispirato. leggo sempre i romanzi di Jean-Christhof Grangé. Si potrebbe dire che li attendo al varco e non ne perdo uno
Le trame dei suoi romanzi a volte sono intricate, a volte quasi baroccheggianti e si tratta il più delle volte di thriller che tendono al noir con i personaggi principali che sembrano muoversi ai limiti del delirio e dell'allucinazione.
Ma ciò nondimeno mi tengono avvinto.
Grangé non mai ceduto alla tentazione di creare delle serie, in cui i singoli romanzi sono dei tasselli in una storia di ampio respiro che coinvolge sempre gli stessi personaggi principali.
Ogni romanzo si presenta come un novum (salvo alcuni che si presentano in qualche legati a coppie con il ricorrere degli stessi personaggi).
"Altare della paura" (Le jour des cendres, nella traduzione di Doriana Comerlati), pubblicato da Garzanti (Collana Narratori Moderni), nel 2021fa parte di questa tipologia di eccezioni, in quanto rappresenta la seconda indagine di una male assortita - eppure efficace - coppia di poliziotti, rispettivamente il commissario Paul Niémans e la sua aiutante sul campo Ivana Bogdanović.  Quest'ultima - sottoposta di Niémans - ha un passato difficile e doloroso dal quale si è riscattata con l'aiuto decisivo del commissario che le ha fatto da tutor salvifico, a tutti gli effetti.
I due vengono inviati dall'Ufficio centrale di Parigi per indagare su delitti di sangue gravi che si siano verificati nelle province più lontane della Francia e che richiedono una particolare delicatezza nelle procedure o che si presentano con una loro particolare complessità.
La loro precedente indagine (che ha rappresentato per noi lettori l'esordio della coppia di investigatori) si è svolta nell'Alsazia (si veda "L'ultima caccia", 2022).
Qui, invece, i due devono indagare su un presunto caso di omicidio avvenuto nel territorio dove vive da secoli una setta di anabattisti che hanno proprie usanze e riti (a somiglianza degli Amish in Pennsylvania) e che ammettono poche intrusioni nelle aree dove vivono grazie anche ad accordi impliciti con le amministrazioni locali confinanti.
Il presunto omicidio è avvenuto al tempo della vendemmia che per i "vendemmiatori di Dio" è fondamentale e rappresenta la principale risorsa economica.
Niémans indagherà dall'esterno, mentre Ivana si infiltrerà sotto copertura come lavorante stagionale.
L'indagine procede a ritmo incalzante e con numerosi colpi di scena, sino a quando i due - mettendo assieme le evidenze e i diversi bandoli - non giungono ad una risoluzione.
Una storia ben costruita che non mi ha deluso (15 luglio 2022)


(Copertina) In una comunità senza peccato, c'è un solo colpevole. E potrebbe essere l'unica anima innocente.
(Risguardo di copertina) Nella cappella alsaziana di Saint-Ambroise si riesce ancora a udire il fragore che ha accompagnato il crollo improvviso della cupola e la morte del vescovo Samuel, il cui corpo giace ormai senza vita sotto le macerie. A un primo sguardo, parrebbe trattarsi di un semplice incidente. Ma da alcuni dettagli non è possibile escludere l'ipotesi di un omicidio. È questo che pensano il detective Pierre Niémans e il suo braccio destro, Ivana Bogdanović, non appena visitano la scena del disastro. E scoprono che il luogo appartiene a una piccola comunità anabattista chiusa al resto del mondo. I suoi membri si fanno chiamare «vendemmiatori di Dio» perché vivono dei soli proventi di un vasto vigneto e si considerano gli unici emissari di un messaggio divino di purezza e integrità religiosa. Eppure, dietro una facciata di rettitudine e devozione, si cela una storia di rapporti coercitivi e malsani. Di promesse e giuramenti che non lasciano scampo. Di sacrifici che vanno oltre l'immaginabile e trovano la loro origine in un'interpretazione promiscua delle Scritture. Più Niémans e Bogdanović entrano in questa realtà fuori dal tempo, più si rendono conto di quanto sia difficile stabilire un confine tra bene e male, tra fede e fanatismo. Ma i due detective sono disposti a tutto pur di scoprire la verità. Anche a offrirsi come vittime sacrificali se serve a risparmiare vite innocenti ed evitare ulteriori spargimenti di sangue.
Torna il maestro del grande thriller con un nuovo episodio della serie che ha avuto inizio con il bestseller I fiumi di porpora, un successo internazionale senza precedenti, poi diventato un film con Jean Reno e Vincent Cassel. Nell'Altare della paura, Jean-Christophe Grangé accompagna i lettori nel cuore di una comunità apparentemente senza peccato, dove sembra impossibile individuare un movente o trovare un colpevole. Perché quest'ultimo potrebbe essere l'unica vera anima innocente.

 

Hanno detto
«Grangé non delude e si riconferma il re del grande thriller» – Le Figaro
«Un thriller straordinario, dal ritmo serrato, che ci ricorda come i sogni di purezza nascano spesso da cattive intenzioni» – Paris Match
«Grangé non ha pari, è capace di dipingere ritratti forti e incastonarli nel dramma della tragedia. L'altare della paura è un libro avvincente che si divora» – La Provence

Jean-Christophe Grangè

 

L'Autore. Jean-Christophe Grangé, nato a Parigi nel 1961, è autore di romanzi che hanno ampliato i confini del thriller tradizionale.
Dopo l'esordio negli anni Novanta, giunge alla notorietà grazie al film di Mathieu Kassovitz tratto da I fiumi di porpora (Garzanti 1999) interpretato da Jean Reno e Vincent Cassel, il primo di diversi adattamenti delle sue opere per il cinema e la televisione.
Per Garzanti ha pubblicato anche Il volo delle cicogne (2010), Il concilio di pietra (2001), Amnesia (2012), Il respiro della cenere (2013) e Il rituale del male (2016), primo volume della saga nera che trova la sua conclusione nell'Inganno delle tenebre (2017), La maledizione delle ombre (2019), L'ultima caccia (2020), sino  a L'altare della paura (2021).

Grangé, L'ultima caccia, Garzanti

Jean-Christophe Grangé, L'ultima caccia (nella traduzione di Doriana Comerlati),Garzanti (collana Narratori Moderni), 2020

Jean-Christophe Grangé ti aspetto sempre al varco! Da quando ti ho scoperto con "I fiumi di porpora" (a cui sono arrivato però tramite il film), non ho smesso di seguirti e di leggere le tue trame e i tuoi personaggi, a volte un po' contorti ed elaborati, ma sempre interessanti ed appassionanti, mai noiosi.
E ora attendo il prossimo… staremo a vedere (in genere Grangé ci regala un nuovo romanzo all'anno).
L'Ultima Caccia ci introduce alla conoscenza di un personaggio investigativo nuovo,  con il suo torbido e problematico passato, il commissario Niémans, e alla sua comprimaria, la giovane detective Ivana, anche lei forgiata da un passato complicato e doloroso. Niémans è stato prescelto per le sue particolari capacità intuitive e per la disinvolta rudezza con cui è capace di condurre le sue indagini, anche al prezzo - a volte - di infrangere delle regole e dei limiti.
I due vengono mandati ad indagare in uno scenario particolare, su di uno strano e truce caso di omicidio avvenuto nei boschi dell'Alsazia, riguardante il rampollo di un'illustre e potente famiglia tedesca (di alto lignaggio, peraltro).
Per questo motivo, il caso ha complicazioni internazionali e coinvolge in una inizialmente difficile collaborazione anche il corrispondente ufficio della polizia di oltreconfine.
Attraverso un percorso contorto e non semplice si arriverà all'individuazione di un colpevole, ma giustizia non sarà in fatta in senso pieno.
E tutti i personaggi, anche gli investigatori ritorneranno alla loro vita fiaccati e segnati, e con qualche insegnamento in più per quanto riguarda uno sguardo introspettivo su se stessi.

 


(dal risguardo di copertina) Nel cuore della Foresta nera, dove gli alberi fitti formano un dedalo inespugnabile, il buio non ha confini. È un buio che non lascia scampo e non perdona i passi falsi, come quelli commessi dal giovane Jürgen von Geyersberg, rampollo di una nobile e stimata dinastia. Quando il suo corpo viene rinvenuto con evidenti segni di mutilazione, è subito chiaro che si tratta di un efferato omicidio di cui può occuparsi una sola persona: il detective Pierre Niémans, l'uomo perfetto per risolvere casi spinosi che richiedono sangue freddo e riservatezza in ogni fase dell'indagine. Perché è importante che non trapeli alcun dettaglio e si impedisca alla stampa di ricamare sopra le vicende di una famiglia tanto rispettabile. Con l'aiuto dell'allieva Ivana Bogdanović e del comandante Kleinert, capo delle forze dell'ordine tedesche, Niémans si mette sulle tracce degli assassini, individuando, grazie al suo intuito infallibile, una valida pista da seguire: è quella della pirsch, un misterioso rituale venatorio che sembra risalire ai Cacciatori neri, un gruppo di criminali senza scrupoli assoldati da Himmler durante la seconda guerra mondiale per rintracciare ed eliminare gli ebrei. Ma più il tempo passa, più questa pista, all'inizio tanto promettente, si perde in sentieri secondari che sviano la polizia rischiando di far naufragare le indagini. Ma una nuova battuta di caccia sta per cominciare. Per arrivare alla verità, a Niémans e ai suoi non resta che stare al gioco e trasformarsi in predatori, prima che siano loro a diventare prede. Jean-Christophe Grangé si conferma uno degli autori di thriller più amati dai lettori. I suoi libri, tradotti in trenta lingue, occupano sempre i primi posti delle classifiche internazionali e il suo ultimo successo non fa eccezione. Con L'ultima caccia, Grangé torna alle atmosfere del romanzo che gli ha regalato la notorietà, I fiumi di porpora, e tesse una storia ricca di suspense e colpi di scena, dove gli orrori del passato sono la chiave per risolvere gli enigmi del presente.

 

Hanno detto:
«Una storia scritta a regola d'arte, un romanzo che vi terrà col fiato sospeso fino all'ultima pagina» – Le Figaro Magazine
«Un colpo da maestro, Jean-Christophe Grangé ritorna alle atmosfere dei "Fiumi di porpora" regalandoci un romanzo ipnotico sulle insidie nascoste nei legami di sangue» – l'Opinion
«"L'ultima caccia" ci conduce nella profonda oscurità dell'animo umano, rivelandone i lati più terribili. Un romanzo squisitamente inquietante e imperdibile» – Marie Claire France

Condividi post
Repost0
3 marzo 2023 5 03 /03 /marzo /2023 16:15
Carl-Johan Vallgren, L'uomo del mare, Longanesi, 2013

I romanzi di Carl-Johan Vallgren sono solitamente speciali ed insoliti, e rappresentano bene una voce fuori dal coro nell'ambito dei cosiddetti giallisti e autori di noir scandinavi. 
L’uomo del mare (nella traduzione di Carmen Giorgetti Cima), pubblicato da Longanesi nel 2013 non sfugge a questo assioma.
Nella e Robert sono fratello e sorella e figli di una coppia di genitori bevitori, la madre inetta e incapace, il padre violento e irascibile. Robert è un disabile psichico.
Nella lo supporta, per quanto può, ma a scuola Robert è sottoposto ad azioni di bullismo.
Le traiettorie di vita di Nella e Robert si intersecano con quelle della banda di un certo Gerard, anche lui alunno della scuola, ma perversamente violento ed anche malvagio che dovunque semina terrore, distruzione e morte.
A causa di Gerard Nella sente di essere arrivata in un vicolo cieco, senza via di uscita.
A questo punto un fiabesco uomo del mare viene in suo aiuto: è un elemento sovrannaturale per la cui esistenza non sono richieste spiegazioni. Da un momento all'altro compare e così come è arrivato, poi scompare, lasciando dietro di sé una scia di perturbante, ma anche l'idea che - in modi imprevedibili - il Bene possa alla fine trionfare.
In questo romanzo, noir, mito e fiaba si intersecano dando vita ad una tessitura narrativa davvero apprezzabile.


(Risguardo di copertina) La vita non è stata generosa con Nella e il piccolo Robert, prigionieri di un'esistenza segnata dalla paura, col padre che entra ed esce continuamente di galera e la madre alcolizzata. E raccontare storie che infondano la speranza di un nuovo inizio è l'unico modo per sopravvivere senza impazzire. Così, giorno dopo giorno, Nella racconta a Robert la vicenda di un bambino nato, come lui, in un paesino di mare della Svezia meridionale, timido e goffo come lui, che come lui deve affrontare, oltre all'assenza dei genitori, le angherie dei compagni di scuola, spietati carnefici della diversità. Angherie dalle quali, nella vita reale, solo Nella tenta di difenderlo, lei che, a sedici anni, deve occuparsi di tutto. E se nella vita reale, a differenza del racconto, gli eventi sembrano procedere inesorabilmente verso il peggio, un giorno accade l'impensabile: l'incontro inatteso con l'uomo del mare

Carl-Johan Vallgren

sembra cambiare ogni cosa. Tra lui e Nella nasce un'amicizia profonda, ma in un mondo segnato dalla violenza il segreto straordinario che li lega non potrà rimanere tale a lungo…

L’autore. Carl-Johan Vallgren è un autore svedese, nato nel 1964. Dopo aver vissuto a Madrid, Copenaghen e Berlino, vive tutt'oggi a Stoccolma con moglie e i suoi tre figli. Musicista e scrittore, è tra i più noti e apprezzati autori del suo Paese, vincitore nel 2002 del prestigioso August Prize per il suo romanzo Storia di un amore straordinario. Con Il bambino ombra, primo libro di una serie che ha come protagonista Danny Katz con cui esordisce nel thriller, si è prepotentemente affermato nel panorama editoriale internazionale. Nel 2016 è uscito il secondo caso di Danny Katz, Nel tunnel
(Marsilio

Condividi post
Repost0
28 febbraio 2023 2 28 /02 /febbraio /2023 11:27
Charles Kenny, La danza della peste, Bollati Boringhieri

La danza della peste. Storia dell’umanità attraverso le malattie (The Plague Cycle. The Unending War between Humanity and Infectious Diseases, nella traduzione di Bianca Bertola), di Charles Kenny, proposto da Bollati Boringhieri (nella collana Saggi Storia) nel 2021, è un studio approfondito sul ruolo che le malattie infettive hanno avuto nello sviluppo dell’Umanità. 
Dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, secondo San Giovanni, inviati sulla Terra per “sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere”, il Quarto sembra essere la morte stessa, il Terzo é universalmente riconosciuto come la carestia e il Secondo come la guerra, ma rimangono accese le discussioni sul Primo Cavaliere, anche se alcuni studiosi propendono a ritenere che si tratti delle pestilenze.
Dunque, ci avverte l’autore che anche se avevamo ritenuto che nel XXI secolo le maggiore piaghe dell’Umanità avrebbero potuto essere guerre e carestie, l’avvento del Covid-19 ci ha dovuto far ricredere e ci ha indotto a ridare al Terzo Cavaliere la sua giusta importanza.
Il Covid-19 è stata solo un’avvisaglia di altri eventi analoghi che potranno verificarsi in un futuro non lontano. In un mondo sovrappopolato e di scambi globali frenetici, di continua erosione degli ambienti naturali e di contaminazioni tra l’uomo e specie animali che sono vettrici di virus ancora sconosciuti e patogeni, la possibilità di altri eventi infettivi su larga scala e oltremodo possibile. E quindi bisogna essere preparati e non abbassare la guardia.
Non si può non apprezzare un'esposizione della materia da parte dell’autore assolutamente articolata e lucida.
È un saggio che, in una successione di capitoli tematici e senza appesantimenti, ma con il supporto di una vasta bibliografia e di un apparato di note, consente di arricchire le proprie conoscenze e farsi delle proprie idee. 

 

Hanno detto (quarta di copertina):
«Splendido […]. La forza intellettuale de La danza della peste è la sua analisi storica approfondita in grado di svelare la complessità delle relazioni tra globalizzazione, prevenzione delle malattie e stabilità politica ed economica… un saggio davvero magnifico!» Dorothy Porter, University of California, San Francisco 
«Una visione completamente nuova della storia del mondo: ampia, umana e sfortunatamente attuale
» - Tim Harford 
«Un libro assolutamente da leggere se si vuole davvero comprendere la crisi generata dal Covid-19, ed essere preparati a ciò che potremmo dover vedere di nuovo» - Richard Florida 
«Il racconto brillante di ciò che potrebbe sembrare l’argomento più importante di questi anni, ma che Charles Kenny dimostra essere l’argomento più importante degli ultimi cinquemila anni. Con chiarezza, profondità e arguzia, Kenny ci offre il quadro generale delle pandemie e del loro sviluppo nella storia» - Steven Pinker, Harvard University, autore di Come funziona la mente 

 

(Risguardo di copertina) Se osserviamo lo sviluppo dell’umanità nello scorrere dei millenni, ci rendiamo conto che la vitalità degli imperi, di qualsiasi età e latitudine, è sempre stata influenzata da una costante ineludibile: le malattie infettive. Colpendo a ondate reiterate, questa «danza della peste» ha imposto il ritmo della crescita e del declino di ogni civiltà umana, nessuna esclusa. Charles Kenny analizza la grande Storia della nostra specie tramite la lente, spesso trascurata, delle infezioni. Un’esplorazione che va dai vecchi imperi dissolti a causa di nemici invisibili fino all’emergere del concetto di igiene e sanità pubblica, dalle rotte degli schiavi ai genocidi causati dal vaiolo, dalle quarantene nella storia delle migrazioni fino all’HIV e all’Ebola, dagli albori delle campagne vaccinali ai movimenti no-vax. Grazie ai progressi della medicina, nelle ultime generazioni pareva che l’umanità si fosse liberata dalla morsa dei cicli pandemici, dando vita a un mondo globalizzato e spensieratamente florido. Ma questo incredibile sviluppo è diventato precario proprio a causa degli insidiosi aspetti di una prosperità apparentemente senza limiti. Le fluttuazioni della popolazione, il commercio globale e il cambiamento climatico hanno reso l’umanità di nuovo vulnerabile alle epidemie, come ha dimostrato fin troppo chiaramente il caso del Covid-19. In queste pagine, chiare e puntuali, scopriamo aspetti inediti della storia dell’uomo, informazioni a tratti inquietanti che pure è quanto mai necessario conoscere. Ma capiamo anche quanto sia urgente una maggiore cooperazione globale verso una salute sostenibile se vogliamo rimettere l’umanità sul cammino virtuoso già intrapreso contro le infezioni.

 

L’autore. Charles Kenny è ricercatore presso il Center for Global Development di Washington. Si è laureato in Storia a Cambridge, specializzandosi successivamente presso la Johns Hopkins University e la School of Oriental and African Studies di Londra. Ha collaborato alle riforme politiche in materia di salute globale, al peacekeeping e alla lotta alla corruzione finanziaria internazionale. Ha trascorso quindici anni come economista presso la Banca Mondiale, operando a Baghdad, Kabul, Brasilia e Pechino. Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Va già meglio. Lo sviluppo globale e le strategie per migliorare il mondo (2012).

I quattro cavalieri dell'apocalisse nella famosa incisione di Albrecht Durer

(da wikipedia) I Cavalieri dell'Apocalisse sono quattro figure simboliche introdotte nell'Apocalisse di Giovanni 6,1-8, successivamente presenti nella cultura medievale e in quella contemporanea.

Essi si presentano all'apertura da parte dell'Agnello (Gesù Cristo) dei primi quattro di sette sigilli che tengono chiuso un rotolo di papiro o di pergamena che Dio tiene nella mano destra. A parte l'ultimo, chiamato Morte/Peste (il termine greco θάνατος, thánatos, ha entrambi i significati), i nomi dei cavalieri non sono menzionati e perciò il loro significato simbolico deve essere dedotto dai loro attributi.

Nella celebre xilografia di Albrecht Dürer (ca. 1497–98) quattro cavalieri cavalcano in gruppo, guidati da un angelo, per portare morte, fame, guerra e conquista militare.
Le interpretazioni degli esegeti, tuttavia, sono discordanti, soprattutto per quanto riguarda il primo cavaliere, quello che monta un cavallo bianco. Numerosi tratti, infatti, "collocano il primo cavaliere in un ruolo e in un'atmosfera diversa da quelli chiaramente negativi in cui si muovono gli altri tre. Così sentivano i commentatori antichi che nel primo cavaliere vedevano il Cristo o la corsa vittoriosa della predicazione cristiana. Dopo che poi, soprattutto per influsso della xilografia di A. Dürer (1498), per qualche secolo è stata dominante l'interpretazione negativa di quel cavaliere, ora si torna a sentire come gli antichi con sempre maggiore insistenza".

Secondo una diffusa interpretazione moderna, invece, essi sarebbero tutti e quattro portatori di una punizione divina che precorre il giudizio universale. 
Essi, infatti, simboleggerebbero nell'ordine la conquista militare (cavallo bianco, cavaliere con arco), violenza e stragi (cavallo rosso, cavaliere con spada), carestia (cavallo nero, cavaliere con bilancia), morte e pestilenza (cavallo verdastro). 
Citazioni moderne nella cultura pop e nei media contemporanei hanno associato agli ultimi tre gli appellativi di Guerra, Carestia e pestilenza/morte.

Condividi post
Repost0
28 febbraio 2023 2 28 /02 /febbraio /2023 09:32
Gordon Williams, Cane di paglia, Lupetti Editore, 2010

Dopo molto tempo, decenni dall'uscita del film di Peckinpah sono riuscito a leggere il romanzo a cui il film Straw Dogs si inspirò, pubblicato in anni recenti da una piccola casa editrice italiana che ripropone dei testi " dimenticati" e ingiustamente negletti.
Il romanzo scritto Gordon M. Williams, Cane di paglia (The Siege of Trencher’s Farm, nella traduzione di Massimiliano Marcon), fu pubblicato nel lontano 1969 e mai tradotto in lingua italiana (almeno per quanto ne sappia io) sino a quando non è  stato recuperato meritevolmente da Lupetti Editore (collana I Rimossi), solo nel 2010

La trama è semplice ed essenziale. Il professore George Magruder si è ritirato a vivere in un cottage del Galles (o della Cornovaglia) con la sua famiglia per trascorrervi un anno sabbatico e portare a termine - in quella che aveva auspicato essere una pace bucolica - un suo saggio su di un erudito inglese di epoca elisabettiana.
Ma così non sarà.
I Magruder, considerati spregiativamente "yankee" dalla popolazione locale, sono malvisti e considerati degli intrusi malgrado qualche debole sforzo da parte della moglie di George - che è di origini britanniche - di socializzare.
Per un concorso di circostanze in una notte di bufera, anzi di tormenta, la loro casa viene presa d’assalto da un gruppo di uomini del posto totalmente sbronzi, armati e forse anche un po’ psicopatici.
Comincia un assedio senza esclusione di colpi.
Il mite Magruder, nel momento in cui il suo spazio domestico, viene minacciato, dismette la patina di civilizzazione e buone maniere, e prende a rispondere colpo a colpo con ferocia e determinazione, proprio nel momento in cui si rende conto che la sacralità del suo spazio privato domestico è minacciata, e fornendo così una icastica semplificazione delle teorie esposte molti anni dopo da Francesco Dragosei, nel suo saggio Lo squalo e il grattacielo. Miti e fantasmi dell’immaginario collettivo americano, Il Mulino, 2002, elaborato poco dopo l'evento drammatico del crollo delle Torri Gemelle.


Magistrali le immagini cinematografiche di Sam Peckinpah, con un giovanissimo ed efficace Dustin Hoffmann, nei panni di George Magruder: il film ricalca, grosso modo, il solco tracciato da Gordon Williams, anche se - avendo letto il romanzo - si potranno registrare delle differenze rispetto alla storia originale: tra queste il fatto che la moglie di Magruder non soltanto è genericamente britannica ma è anche originaria del piccolo villaggio in Cornovaglia dove si sono trasferiti a stare e che, a causa di ciò vi sono problemi relazionali irrisolti con alcuni dei suoi coetanei, tra i quali un suo antico spasimante. Altra differenze è che Magruder non è un letterato nel film, bensì un astronomo che deve completare un suo nuovo libro ricco di formule matematiche e che, a causa di ciò vive in un mondo di elucubrazioni tutte sue. In più, nel film, la moglie è vittima di una violenza sessuale, cosa che nel romanzo rimane in sottofondo, mai agita, ma soltanto fantasticati dai primitivi abitanti di Dando.
Queste differenze sono tuttavia ininfluenti nel trasmettere al fruitore del film sensazioni analoghe a quelle che dà la lettura del romanzo dove in un'escalation vorticosa Magruder assume quasi caratteristiche ferine per proteggere a tutti i costi il suo spazio domestico, cessando di essere un "cane di paglia", cioè un fantoccio inerte ed incapace e riconquistando (forse) la stima, il rispetto e l'amore da parte della moglie.

 

(Risguardo di copertina) Il professor George Magruder, sua moglie Louise e la piccola Karen si sono trasferiti da soli sei mesi nel piccolo villaggio inglese (immaginario) di Dando. Americano di nascita e di principi, Magruder soffre il cambiamento che rallenta la lavorazione del suo ultimo libro. Inglese di temperamento libero e sanguigno, Louise torna nel suo paese dopo la delusione del sogno americano e quella del suo matrimonio. La loro vicenda famigliare è però travolta dai segreti di Dando e dal primitivismo istintuale dei suoi abitanti, schivi, infidi e pericolosi. Finché la fuga di un malato di mente non renderà tutto ancora più difficile.
Pubblicato per la prima volta nel 1969 da Secker&Warburg, "The Siege of Trencher's Farm" portato due anni più tardi sul grande schermo da Sam Peckinpah con l'emblematico titolo di "Straw Dogs, Cane di paglia" (espressione tratta dal "Tao Te Ching" di Lao-tse).
Benché soltanto implicito nel romanzo di Williams, il tema della violenza sessuale come appendice della violenza lato sensu marcherà una nuova fase nella riflessione culturale sul male e sulla silenziosa ambiguità del contratto sociale.

Gordon Williams

L’autore. Dopo una breve parentesi da giornalista, Gordon Williams (1934-2017) di origini scozzesi, si è affermato come autore televisivo e prolifico autore di romanzi. Ha lavorato anche come ghost-writer di celebri autobiografie, fra cui quella del celebre calciatore Bobby Moore. Con Terry Venables (ct della nazionale inglese e di molti club europei tra cui il Barcellona) ha firmato quattro libri e la serie televisiva Hazel. Il suo romanzo The Siege of Trencher’s Farm, più noto come Il cane di paglia (Straw Dogs), pubblicato nel 1967, ha ispirato l’omonimo film di Sam Peckinpah, di cui nel 2011 é stato prodotto un remake.

Cane di paglia, il film. Locandina

Cane di paglia (Straw Dogs) è un film del 1971 diretto da Sam Peckinpah, tratto dal romanzo The Siege of Trencher's Farm di Gordon M. Williams.

Il titolo della pellicola è tratto dal Tao Te Ching di Lao Tzu:

«Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità, tiene i cento cognomi per cani di paglia»

La violenza diventa la vera protagonista di tutta la vicenda, man mano che si assiste al mutamento del "cane di paglia" in un essere aggressivo e veemente. La tesi del film è, dunque, che nessuno è un "cane di paglia" e non esistono al mondo persone che accettano passivamente il proprio destino senza mai reagire alle ingiustizie ed ai piccoli soprusi che subiscono quotidianamente, mentre è invece insito nella natura umana l'istinto di autodifesa, che può emergere nel modo più brutale possibile, spingendoci a chiederci se in realtà la società non sia ancora silenziosamente governata dalle leggi tribali. 

 

Nel 2011 il film è stato oggetto di un remake, sempre di segno americano.

 

 

 

Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Francesco Dragosei, Lo squalo e il Grattacielo, Il Mulino

Francesco Dragosei, Lo squalo e il grattacielo. Miti e fantasmi dell’immaginario collettivo americano, Il Mulino, 2002

 

Uscito poco dopo la tragica caduta delle Torri Gemelle, il saggio di Dragosei, fondato sull’esame di una vasta gamma di fonti letterarie e mediatiche, fornisce una lettura estremamente interessante sul rapporto che lega gli Americani con il proprio spazio privato che è, insieme, home e homeland.
Mi è venuto in mente, leggendo “The Siege of Trencher’s Farm” (Cane di paglia) a cui si é ispirato Straw Dogs, il celebre film di Sam Peckinpah, con Dustin Hoffman protagonista nei panni dell’innocuo George Magruder, mansueto professore di college, tranquillo e pantofolaio, che però diventa una belva quando il suo spazio privato é minacciato di essere violato da una masnada di bulli del paesotto del Galles dove si é ritirato a trascorrere il suo anno sabbatico.

 

 

(Risguardo di copertina) Nel suo studio sui miti Mircea Eliade illustra come parte delle azioni dell'uomo si rifaccia a una serie di antichissimi archetipi simbolici impressi nella coscienza collettiva. Ne va alla ricerca nella cultura americana, con un paziente lavoro durato un decennio, Francesco Dragosei, che analizzando una serie di narrazioni ed elaborazioni dal '600 a oggi, vede il trauma della casa assediata e aggredita costituirsi e ricostituirsi ricorrentemente in tutte le province dell'immaginario americano. Da "Via col vento" a "Blade Runner", dall'iceberg del Titanic al lupo che incombe nelle casette dei tre porcellini, da Moby Dick a Dick, De Lillo o Pynchon il lettore comprenderà appieno la desolazione profonda dinanzi al Ground Zero.

Condividi post
Repost0
23 febbraio 2023 4 23 /02 /febbraio /2023 10:17
Joe e Kasey Lansdale, Non aprite quella morta, Einaudi

Il prolifico e versatile Joe Lansdale si è lanciato con Non aprite quella morta (titolo originale: Terror is Our Business. Dana Roberts Casebook of Horror, nella traduzione di Luca Briasco) - pubblicato da Einaudi (Super ET), nel 2022 - nella scrittura di racconti che si pongono nella migliore tradizione del sovrannaturale nel filone dei cosiddetti “investigatori dell’occulto”, riprendendone il frame e gli stilemi, come ad esempio il noto John Silence (creato da Algernon Blackwood), oppure Carnacki, cacciatore di fantasmi, creato da William Hope Hodgson, per non citare i meno noti racconti di Lord Dunsany.
In questi precedenti letterari il frame è quasi sempre quello di una narrazione (o testimonianza) che viene resa ad un ascoltatore o un’audience interessati o, in altri casi, da mettere in guardia (seguendo la tradizione affabulatoria del Gotico inaugurata da H. P. Lovecraft).
Il personaggio che Lansdale ci propone è assolutamente insolito nella nutrita galleria letteraria di investigatori dell'occulto, poiché Dana Roberts - in rottura con la tradizione maschilista di questo genere di personaggi - è una donna che si è specializzata nel risolvere dei “casi” misteriosi e spaventosi, con soluzioni definitive, ma - a volte - solo temporanee.
Dana, inoltre, crede nella forza della scienza e del razionalismo, sostenendo che tali casi siano provocati da forze solo apparentemente oscure che, un giorno, potranno essere spiegate. In questo senso, Dana rifiuta la definizione di "sovrannaturale" o di "occulto", ma tiene a precisare che i suoi casi sono semplicemente "sovranormali" e che un giorno, più o meno lontano, le forze in gioco potranno essere spiegate razionalmente e tenute a bada con i ritrovati scientifici.
Nella costruzione del volume è intervenuta la figlia Kasey Lansdale, molto conosciuta come musicista country (di cui si possono vedere i videoclip su YouTube e che si può ascoltare su Spotify). Per puro caso, al padre Joe venne chiesto di scrivere un racconto assieme alla figlia, da inserire in un'antologia, intitolata Dark Duets e curata da un Chris Golden. Ed ecco che è nato il racconto Amore cieco in cui fa la sua comparsa Jana  in un racconto gotico, seppur leggero ed ironico. Da questa prima comparsa di Jana, Kasey è stata incoraggiata dal padre a scrivere a quattro mani altri racconti in cui Dana Roberts e Jana potessero interagire, in modo tale  che all’investigatrice creata dal padre fosse affiancato un comprimario, pure donna, come in tutte le storie di investigazione che si rispettino (si veda il caso della celebre coppia Sherlock Holmes/Watson, ma si potrebbero citare molteplici altri esempi).
In questo modo si elimina la necessità dello stratagemma di una narrazione a posteriori, ma le vicende possono essere raccontate nel loro svolgersi, poiché il comprimario (aiutante o assistente che sia) fa da deuteragonista, testimone e narratore, in questo ruolo può introdurre anche un suo personale punto di vista.

La struttura di questa raccolta di casi è pertanto duplice: in una prima parte sono raccolti i casi di Dana Roberts da sola.
Segue poi il racconto Amore cieco, in cui fa la sua comparsa Jana, scritto a quattro mani da padre e figlia.
Quindi, nella seconda parte si succedono i racconti in cui Dana Roberts e Jana (nei panni di intraprendente apprendista) interagiscono.
Ciascuna delle due parti è preceduta da un'introduzione. La prima introduzione, con il titolo Dana Roberts, amici e parenti è scritta da Joe R. Lansdale, mentre l'introduzione alla seconda parte, con il titolo Jana e Dana, che spiega le modalità di nascita di Jana, è  di Kasey Lansdale.
Come spesso capita, il titolo sensazionalistico che in modo ironico fa il verso ad un noto film horror non fa affatto giustizia al sobrio titolo in lingua originale della raccolta di racconti.

Una bella lettura per serate invernali davanti al caminetto acceso, oppure al caldo sotto le coperte.

(Risguardo di copertina) Una raccolta di storie inedite popolate da personaggi memorabili che colloca Joe e Kasey Lansdale al fianco dei maestri indiscussi dei libri dell’orrore.
Dai jinn infuriati alle ombre malevole, dagli spettri di antichi viaggiatori fino ai mutaforma succhiatori di anime, Joe R. Lansdale e sua figlia Kasey dànno vita alle avventure di un duo di detective donne come non si era mai visto nella letteratura del sovrannaturale. Che si tratti di un faro maledetto, di una villa infestata in Italia, di un inquietante sfasciacarrozze in Texas o di un sinistro villaggio sotterraneo, Dana Roberts e la sua assistente Jana si ritrovano ogni volta a indagare su casi inspiegabili e parecchio pericolosi. Ad assisterle, oltre all'intuito infallibile e un ingegno analitico che tanto ricordano quello di Sherlock Holmes e John Watson, una serie di preziosissimi oggetti-amuleti: acqua santa, candele fatte di grasso umano, polveri benedette, terra di cimitero e vari strumenti di magia che acquistano potere grazie alla fede di chi li possiede. Qualsiasi cosa pur di impedire agli esseri provenienti da altre dimensioni di creare scompiglio nel nostro mondo. Una raccolta di storie inedite popolate da personaggi memorabili che colloca Joe e Kasey Lansdale al fianco dei maestri indiscussi dei libri dell'orrore.

 

Gli autori

Joe Lansdale

Joe R. Lansdale, scrittore statunitense versatile e prolifico, si è cimentato in avvincenti trame di genere (western, noir, thriller, fantascienza), rinnovandole con uno spiccato gusto pulp nella scelta di elementi grotteschi e di un linguaggio triviale e irriverente. La sua vena migliore si esprime nella capacità di penetrare l’atmosfera del profondo Sud, in violenti chiaroscuri che esaltano l’amicizia, l’amore, il sesso e denunciano le discriminazioni razziali, la malvagità e la stupidità. Atto d’amore (Act of Love, 1980), La notte del drive-in (The Drive-In, 1988, primo di una serie horror), Il mambo degli orsi (Two-Bear Mambo, 1994), In fondo alla palude (The Bottoms, 2000), La sottile linea scura (A Fine Dark Line, 2002), Tramonto e polvere (Sunset e Sawdust, 2004).
Nel 2008 sono stati pubblicati anche La morte ci sfida, Fuoco nella polvere, Il carro magico e Assassini nella giungla. Nel 2010 è uscito Devil Red (Fanucci). Nel 2012 Einaudi ha pubblicato Acqua buia, considerato il suo capolavoro e nel 2013 La foresta e Una coppia perfetta. I racconti di Hap e Leonard, tre racconti della serie dei due investigatori fuori dagli schemi. Del 2014 è Notizie dalle tenebre (Einaudi). Nel 2015 esce La foresta e Honky Tonk samurai (entrambi Einaudi); nello stesso anno vince il Raymond Chandler Award. Nel 2016 pubblica sempre con Einaudi Paradise Sky, cui seguono Io sono Dot e Bastardi in salsa rossa(2017), Il sorriso di Jackrabbit. Un'indagine di Hap & Leonard (2018) e Hap & Leonard Sangue e limonata (2019). Tra le altre pubblicazioni Caldo in inverno (Mondadori, 2020), Una Cadillac rosso fuoco (Einaudi, 2020) e Jane va a nord (Einaudi, 2020).


 

Kasey Lansdale

Kasey Lansdale, figlia di Joe R. Lansdale, oltre a essere una celebre cantautrice country è autrice di numerosi racconti e romanzi diventati anche sceneggiature e fumetti. Fa parte della Horror Writer's Association. Vive a Los Angeles, California. Nel 2022 Einaudi ha pubblicato in Italia Non aprite quella morta, scritto con il padre Joe.

Condividi post
Repost0
18 febbraio 2023 6 18 /02 /febbraio /2023 10:29
John Scalzi, L'ultima colonia, Gargoyle

L’ultima colonia di John Scalzi (The Last Colony, nella traduzione di B. Tavani), pubblicato da Gargoyle (collana Extra), nel 2014, è il terzo (apparentemente quello conclusivo) romanzo della trilogia, nota con il titolo di “Old Man’s War”, i cui primi due capitoli sono stati “Morire per vivere” (2012) e “Le brigate fantasma” (2013), ambedue pubblicati da Gargoyle.
Protagonista delle tre storie è l’anziano John Perry che, per evadere da una Terra sovraffollata e in declino, decide di arruolarsi nelle Forze di difesa Coloniale, per visitare altri pianeti, ma soprattutto per ricevere un nuovo corpo potenziato, forte e giovane.
In questo terzo capitolo, dopo molte avventure, ritroviamo John Perry in un pianeta coloniale chiamato Huckleberry, assieme alla moglie Jane e alla figlia ancora piccola (ma molto saggia) Zoe.
La loro pace bucolica viene di colpo interrotta quando viene loro richiesto di partecipare alla colonizzazione di un nuovo pianeta e di assumervi la funzione di governatori.
Con riluttanza, i due accettano, ma nella richiesta che hanno ricevuto - come scopriranno in seguito - sono nascosti dei lati oscuri e dovranno destreggiarsi non poco per salvare la propria vita che diviene il fulcro di una grande battaglia tra forze opposte.
Alla fine John e Jane ce la faranno e decideranno di fare ritorno alla Terra, loro pianeta di origine, dopo venti anni di assenza, che però per loro sono stati l’equivalente di molte vite.
Per coloro a cui piace la SF, ovviamente.


La mia recensione a “Morire per vivere”
 

La mia recensione a “Le brigate fantasma”
 

(Risguardo di copertina) Dopo anni passati a combattere per le Forze di Difesa Coloniale come soldato artificialmente potenziato, John Perry ha infine trovato un'oasi di pace in un universo violento. Un piccolo pianeta periferico dove vive con moglie e figlia servendo l'Unione Coloniale come semplice difensore civico. Un giorno però il passato bussa alla porta della sua fattoria: John e Jane, anche lei ex soldato delle FDC, sono stati scelti per guidare la colonizzazione di un nuovo pianeta in un'operazione che si prospetta da subito di grande importanza strategica per il futuro dell'Unione. I due non ci impiegheranno molto a capire che nulla è come sembra e che la nuova colonia è solo una pedina in un gioco di potere interstellare fra la razza umana e gli alieni, in bilico fra diplomazia e azioni di rappresaglia militare. John Perry dovrà districare una fitta rete di menzogne per salvare se stesso e la gente di cui è responsabile, impedendo che la loro finisca per essere l'ultima colonia del genere umano.

John Scalzi

L’autore. John Scalzi (Fairfield, 10 maggio 1969) è uno scrittore e blogger statunitense conosciuto soprattutto per i suoi romanzi di fantascienza.
Le sue opere di narrativa maggiormente note appartengono alla serie di Old Man's War, per la quale ha ricevuto due candidature al premio Hugo per il miglior romanzo, che in seguito ha vinto nel 2013 per Uomini in rosso (Redshirts, 2012). Ha vinto il premio John W. Campbell 2006 come miglior nuovo scrittore.

Autore bestseller per il New York Times, ha vinto nel 2006 il premio John W. Campbell come miglior esordiente. Candidato tre volte all’Hugo con la serie Old Man’s War, si è aggiudicato il prestigioso premio con Uomini in rosso. I diritti di Il collasso dell’impero sono stati acquistati dalla Working Title TV, produttrice di numerose serie tv di successo. Dopo la trilogia Interdependency, composta da Il collasso dell’impero, Lo stallo dell’impero e L’ultima imperatrice, e lo standalone The Kaiju Preservation Society – Gli ultimi di una razza, arriva L’eredità di Charlie, adattamento per Paramount Pictures e la Maximum Effort dell’attore e produttore Ryan Reynolds.
I suoi libri sono stati pubblicati in Italia ada Gargoyle e successivamente da Fanucci.

Condividi post
Repost0
17 febbraio 2023 5 17 /02 /febbraio /2023 09:45
Bram Stoker, Dracula

Con emozione, nei giorni scorsi, ho rimesso mano alla lettura dell’insuperato “Dracula” di Bram Stoker che, edito nel 1897 dopo sette anni di laboriosa scrittura, ha posto le basi della iconografia classica sul vampiro e su tutte le credenze correlate.
Riprendere questa lettura è stata un’emozione perché, sin dalle prime pagine, mi sono sentito catapultato indietro nel tempo e rimandato alla febbrile concentrazione con cui, appena tredicenne, divoravo quelle pagine in un Pocket Longanesi acquistato in edicola per poche lire, addentrandomi in un terreno del tutto vergine perché ancora nulla sapevo di Dracula, del Conte Vlad Tepes e dei vampiri in genere.
Non sapevo nulla di nulla di questo personaggio letterario così topico ed emblematico; e non avevo idea alcuna di quali eventi sarebbero scaturiti dal viaggio avventuroso di Jonathan Harper sino ad un castello diruto della Transilvania, nel cuore dei Carpazi.
Leggerlo oggi per la prima volta non sarebbe più la stessa cosa, non procurerebbe più le stesse sensazioni perché oggi l’iconografia vampiresca in tutte le sue molteplici declinazioni è profondamente penetrata nella cultura letteraria e cinematografica, radicandosi profondamente nell’immaginario collettivo.
E, quindi, se io mi trovassi tra le mani quel libro, tornato tredicenne (se si può ipotizzare una simile cosa), direi annoiato: “Oh, parla di quella storia che ho visto in un paio di film” e probabilmente lo metterei da parte perché non ci sarebbe più il senso della meraviglia e il piacere della scoperta a spingermi ad andare avanti.
Quella fu una lettura seminale, perchè da essa scaturirono dei percorsi di approfondimento tematico, con la ricerca febbrile di racconti e romanzi che avessero come epicentro il tema del vampiro, ma anche su tutta la letteratura saggistica e storica correlata. E, naturalmente. come mi capita di fare con tutte le letture che per me sono state significative, ho raccolto nel tempo diverse edizioni di Dracula, alcune delle quali illustrate e/o commentate.

Il mio primo Dracula il vampiro

Il mio primo Dracula il vampiro

Condividi post
Repost0
7 febbraio 2023 2 07 /02 /febbraio /2023 07:20

"Torna Jane Hawk in una disperata lotta per la sua stessa sopravvivenza"

Dalla copertina del volume

Dean Koontz, L'inganno uccide, Fanucci

Con L'inganno uccide (titolo originale: The Crooked Staircase, nella traduzione di Tessa Bernardi) di Dean Koontz, pubblicato da Fanucci Editore (Timecrime), nel 2019, siamo arrivati al terzo capitolo della saga di Jane Hawk, agente speciale dell'FBI, in congedo temporaneo.
Jane è un'autentica combattente, instancabile e tenace contro dei nemici potenti, i cui volti vanno assumendo man mano contorni sempre più precisi. Nella sua lotta trova alleati preziosi e generosi, disposti a dare anche la propria vita per la causa ed è anche disposta a pagare personalmente, ma ciò nondimeno non si tira indietro ed è decisa ad andare sino in fondo, costi quel che costi.

La posta della partita è immensa: se era cominciata con un desiderio di giustizia personale e con quello di voler chiarire le circostanze della morte del marito, apparentemente suicida, adesso, la partita è per la libertà e il futuro di tutti e la si deve giocare contro avversari potenti ed agguerriti.
E' un gruppo ristretto e protervo quello che ora Jane Hawk dovrà debellare, un gruppo di potenti che si è autodefinito "gli Arcadi" (che, successivamente verranno anche definiti come "Tecno Arcadi") e che portano avanti un progetto spietato di dominio del mondo, attraverso il controllo del corpo sociale e dei singoli individui, con lo strumento di nanotecnologie avanzatissime e perverse.
La vicenda di questa terza fase è narrata con taglio cinematografico con frequenti cambi di scena che riguardano almeno tre diversi scenari: i movimenti di Jane Hawk che, in una corsa affannosa, cerca di recuperare vantaggio di tempo e di risorse; quello che riguarda il figlioletto Travis affidato e messo in sicurezza presso una coppia di ex-Marine in un rifugio sicuro; e quello in cui si vedono due rappresentanti del NSA (National Security Agency) che però sono votati al servizio degli Arcadi e che portano avanti (con il supporto di mezzi pressoché illimitati) la ricerca di Jane e del figlio e che, nel frattempo, portano a compimento dei servizi "accessori" richiesti dagli Arcadi che sono i loro veri padroni.
Tra questi compiti vi è quello di sottomettere mediante nanotecnologie, tutti coloro che sono difformi dal futuro da essi progettato e soprattutto tutti coloro che appaiono essere i "liberi pensatori", coloro che in altri termini - attraverso le proprie opere o con il loro esempio - potrebbero fare la differenza oppure coloro che hanno i numeri per diventare "liberi battitori", tali da creare disturbo in una società omologata.
Gli Arcadi sembrano essere il Grande Fratello tecnologico del XXI secolo: portare avanti la sua battaglia contro di loro è per Jane Hawk questione di vita o di morte.

 

"Quella 'verità' era il delirio di individui per i quali la vita non era che una lotta per il potere, che non riuscivano o rifiutavano di vedere la bellezza e le meraviglie del mondo, che non volevano trovare significati all'infuori di sé stessi, che vivevano per controllare, per dire agli altri cosa fare, pensare e credere, e che si divertivano a schiacciare chiunque non si sottomesse: Se era inevitabile che l'evolversi della tecnologia fornisse loro il potere assoluto che bramavano, era comunque necessario opporsi alla loro avanzata. E se fosse stato tutto improntato alla tirannia e alla schiavitù fin dal primissimo momento, quando l'universo era stato creato ed era nata la luce all'interno delle stelle, allora avrebbe preferito la dannazione a un futuro simile per sé e suo figlio" (pp. 503-504)

 

Jane Hawk è una paladina della Liberta e dell'autonomia di pensiero e, per questo motivo, non la si può non ammirare ed essere dalla sua parte. Sappiamo che sarà disposta a lottare sino a quando potrà intravedere un barlume di riuscita nella sua battaglia.
Un ritmo mozzafiato,
500 pagine per un'azione che si sviluppa in una manciata di giorni soltanto.
Non vedo l'ora di leggere gli altri due volumi della saga (che già ho acquisito…)

 

(Risguardo di copertina) L'agente dell'FBI Jane Hawk sa di avere le ore contate ma, finché avrà respiro, niente e nessuno fermerà la sua guerra contro la terrificante cospirazione che minaccia la libertà e il libero arbitrio di milioni di persone. Braccata non solo dal governo ma anche dalla cabala segreta responsabile della strana epidemia di omicidi-suicidi che ha colpito il suo stesso marito, Jane è costretta a fuggire e a nascondersi. La sua implacabile sete di verità e giustizia, però, non viene mai meno, e per proseguire le indagini, Jane compie un pericoloso viaggio dal Sud della California fino ai pendii innevati del Lago Tahoe, affrontando a testa alta le forze letali schierate contro di lei. Nulla tuttavia può prepararla alla verità agghiacciante che la attende quando finalmente si inoltrerà nel luogo oscuro e terribile dove il suo lungo incubo ha avuto origine…

(in quarta di copertina) «Una scrittura psicologicamente complessa, magistrale e appagante» – The New York Times
«Personaggi memorabili, un mix unico e avvincente di suspense e humour» – Publishers Weekly
«Koontz ha sempre avuto capacità descrittive quasi dickensiane e un'abilità senza eguali nel trasportarci da una pagina all'altra» – Los Angeles Times
«Un maestro della suspense» - People



 

Dean R. Koontz

L'autore. Dean Koontz, nato nel 1945, in Pennsylvania é autore di thriller di successo e autore bestseller di fama internazionale. Per tanti anni è stato insegnante di Inglese in una scuola superiore, prima di dedicarsi alla scrittura, pubblicando nel 1968 il suo primo romanzo: Jumbo-10. Il Rinnegato.
Con più di 120 titoli all’attivo e oltre 500 milioni di copie vendute, Dean Koontz è considerato uno dei maestri del genere thriller. Il silenzio uccide, con cui fa il suo ingresso nel catalogo Timecrime, è stato opzionato per una serie tv prodotta da Paramount Television e Anonymous Content. Seguono La notte uccide (Jane Hawk#2), e L’inganno uccide (Jane Hawk#3), tutti pubblicati nel catalogo Timecrime. Nel 2020 esce Abisso. Coronavirus: il romanzo della profezia (Timecrime). A seguire sono usciti gli altri due volumi della saga di Jane Hawk.

Dean Koontz, La notte uccide, Timecrime (Fanucci)

Dean Koontz, La notte uccide (titolo originale: The Whispering Room, nella traduzione di Tessa Bernardi), Timecrime (Fanucci), 2018
Ed anche il secondo volume della tetralogia koontziana che vede come protagonista l’agente FBI Jane Hawk, me lo sono sciroppato e sono così arrivato a metà dell’opera (almeno così credevo quando ho scritto questa breve nota, poiché la tetralogia, in corso d'opera si è trasformata in pentalogia).
Benché già nel volume precedente si fosse delineata l’ossatura della vicenda, la suspence è - in questo secondo capitolo della saga - intatta.
Jane Hawk alla caccia dei vertici di una malefica organizzazione trova insperati alleati e supporter che credono in lei e nella giustezza della sua causa. Vedremo cosa ci porterà il seguito.

 

(Risguardo di copertina) "Fa' ciò che sei destinata a fare..." sono le parole che risuonano nella mente di un'insegnante mite e amata da tutti mentre si schianta con la propria auto in fiamme contro un hotel. Questo catastrofico atto, che causa la morte della donna e di molte altre persone, viene considerato il gesto di una mente folle. Ma l'agente dell'FBI Jane Hawk sa che non è così... Per fare luce sul misterioso suicidio del marito, Jane sta raccogliendo le tracce di una segreta cabala di formidabili giocatori decisi a controllare il mondo attraverso una terrificante tecnologia. Spinta dall'amore per il marito e dalla paura per il figlio di cinque anni, Jane è diventata una predatrice inarrestabile. Sa che dietro questi inspiegabili suicidi si nasconde una verità spaventosa ed è pronta a correre qualsiasi rischio per fare giustizia. Gli uomini cui sta dando la caccia, non avranno scampo quando la sua ombra cadrà su di loro...

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth