«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.
«Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.
«Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.
«Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio».
«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario.
«Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne».
Andrea Camilleri ci ha lasciato il 17 luglio 2019, quando era oormai vicino al traguardo centenario. Poco più di un anno prima, quando era già stato colpito dalla cecità, era andato in scena al teatro greco di Siracusa il suo monologo - durante il ciclo delle rappresentazioni classiche - il suo monologo su Tiresia, da lui stesso interpretato.
In quell'occasione, Sellerio ha pubblicato il testo del monologo nella collana il Divano, con il titolo "Conversazioni con Tiresia".
Leggendolo oggi dopo la morte di Camilleri, lo si può sicuramente considerare una sorta di testamento spirituale dell'autore, poichè mentre Tiresia parla di se stesso e delle controverse rappresentazioni che di lui sono state date nel corso dei secoli, e si trasforma man mano da personaggio a persona, i piani si confondono e si crea una sovrapposizione tra Tiresia e Camilleri stesso che si trasforma in un vate letterario che si è incontrato e ha parlato con i grandi della letteratura e dello spettacolo, vivendo molte vite sino alla condizione della cecità che gli ha donato uno sguardo ancora più acuto.
Semplicemente geniale. Anche a Camilleri, come a Tiresia, sono state assegnate dagli dei sette vite; e, sicuramente, egli attraverso i personaggi che ha creato e attraverso coloro che leggono i suoi romanzi e le sue invenzioni e visioni vivrà molto a lungo ancora.
La RAI ha trasmesso la registrazione integrale del monologo recitato al Teatro greco di Siracusa, nel giorno della sua morte, suggellando così il valore di questa pièce e il suo significato di testamento spirituale di un autore letterario che è stato geniale e prolifico.
L'anima di Tiresia appare a Odisseo, opera del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli
Tiresia L'anima di Tiresia appare a Odisseo, opera del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli Sesso Uomo e poi donna e poi uomo di nuovo Professione Indovino Tiresia (in greco antico: Τειρε...
Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka (The Buddha in the Attic, nella traduzione di Silvia Pareschi), pubblicato da Bollati Boringheri (Collana Varianti), nel 2011, si presenta come un'opera al crocevia: infatti, è nello stesso tempo, racconto di un'epopea per bocca degli stessi protagonisti e documento storico ineguagliabile. Il titolo italiano, a differenza di quello in lingua originale - sicuramente più enigmatico -, statuisce tre elementi fondanti: il primo che si tratta di una storia corale, raccontata da più voci, il secondo che le voci narranti sono femminili e il terzo che, come momento fondante del racconto, vi è una traversata del mare (o dell'oceano) e dei suoi effetti. A quale racconto ha messo mano dunque Julie Otsuka, cittadina statunitense, ma di origini nipponiche? Oggetto del suo interesse è stata la grande epopea dell'emigrazione giapponese negli Stati Uniti, costituita da due tipologie diverse di migranti. Un gruppo più cospicuo di uomini che desideravano trovare dei lavori che consentissero (e alle proprie famiglie) di uscire da una condizione economica di pura sussistenza, dato che alla svolta del XIX secolo tutto in Giappone era bloccato ad uno stato a dir poco medievale (in virtù della radicale opposizione dell'Imperatore giapponese ad una qualsivoglia apertura alle innovazioni tecnologiche e alla liberalizzazione del commercio). L'altro gruppo, invece, era costituito da giovani uomini istruiti che desideravano avere l'opportunità di studiare ulteriormente e di apprendere il know-how delle innovazioni tecnologiche, base della crescita di uno stato moderno. I Giapponesi che arrivavano dal Paese del Sol Levante presero ad insediarsi nella California, prevalentemente e negli Stati più a Nord, alcuni (molti) divennero braccianti agricoli, altri trovarono impiego nelle attività peschiere, altri ancora furono impiegati in attività di bassa manovalanza. Erano operosi ed industriosi e, come i frugali Cinesi che avevano contribuito alcuni decenni prima alla costruzione della linea ferrata che collegava la costa ovest con gli Stati dell'Est, si accontentavano di paghe modeste. Quando questo primo nucleo di migranti si fu stabilizzato sufficientemente, ci fu un'intensa ondata migratoria di donne giapponesi che vennero sposate in molti casi per procura, per facilitarne l'ingresso negli Stati Uniti. E fu così che i migranti single si accasarono e costituirono delle famiglie. Costoro si autodenominarono Issei, cioè Giapponesi della prima generazione, mentre i nati sul suolo straniero vennero denominati Nisei (l'immigrazione giapponese vide anche negli stessi anni altre destinazioni, come il Canada nel Nord America, il Perù, l'Argentina e il Brasile ed ebbe analoghi sviluppi socio-culturali, con delle peculiarità uniche ed originali rispetto a movimenti migratori di altra origine). La comunità giapponese negli Stati Uniti crebbe e prosperò: dai primi migranti presto raggiunte dalle mogli per procura nacquero e crebbero i figli e cominciò un lento processo d'integrazione che negli USA, tuttavia, venne bruscamente interrotto dal proditorio attacco giapponese contro Pearl Harbour. Di colpo i Giapponesi Issei - a differenza dei rappresentanti delle comunità italiane e tedesche - vennero considerati potenziali nemici, cittadini inaffidabili, autori di trame segrete, agenti sotto copertura pronti a favorire sbarchi giapponesi sulle coste americane: insomma, furono oggetto di un rigurgito fortemente razzista e violentemente discriminatorio. Rapidamente, in un crescendo, si passò da attività poliziesche mirate a singoli individui a restrizioni di massa che sfociarono nella deportazione collettiva di tutti gli Issei e dei Nisei, uomini, donne, vecchi e bambini, in campi di concentramento appositamente allestiti, ben lontani dalle originarie zone di residenza, e ciò a scapito del fatto che i Giapponesi si dichiarassero fedeli alla costituzione americana e che alcuni dei più giovani avessero chiesto di prestare servizio nelle forze armate di cielo, di terra e di mare. Fu questo un capitolo oscuro nella storia degli Stati Uniti su cui gli Americani, dopo la fine del conflitto mondiale stesero un velo di silenzio, prima che si iniziassero delle attività di chiarificazione. Gli stessi concittadini statunitensi non seppero granchè di quanto era successo: furono solo testimoni dell'improvvisa scomparsa quasi dall'oggi al domani di tutte le comunità giapponesi dal tessuto sociale, con l'abbandono di case, terre coltivati ed altri bene che in taluni casi vennero razziate dai soliti profittatori. Alla fine della guerra i giapponesi vennero liberati e poterono ritornare alle loro attività, ma senza alcun risarcimento per ciò che avevano perso: rimase per molto tempo un'insanabile ferita che creò un arresto significativo nel processo di crescita della comunità nippo-americana. Il libro della Otsuka narra tutto questo, visto dagli occhi delle donne: e si tratta di un coro di voci collettive che finiscono con il diventare una voce sola, potente ed epica. Capitolo per capitolo i momenti di un'epopea ci sono tutti: dal trepidante viaggio per mare, all'incontro - a volte deludente - con i mariti promessi, al confronto con una vita faticosa, a volte fatta di stenti e di umiliazioni, alla sessualità, all'arrivo dei figli e alla loro crescita con l'avvio di un'importante fase di integrazione, all'accendersi di relazione miste - spesso segrete - con i "bianchi", alle difficoltà di integrazione linguistica, all'accettazione di usi e costumi tanto differenti rispetto all'arcaica società che avevano lasciato alle spalle. Sino allo scoppio della guerra e all'avanzarsi imperioso di un periodo di incertezze tra voci mormorate, dicerie, in attesa del peggio. E, alla fine, la loro scomparsa sociale (quasi una cancellazione della loro presenza sino al giorno prima), con il loro "grande" internamento nei campi di concentramento. Qui, non c'è più racconto, nel senso che il lettore non viene accompagnato sino ai campi di concentramente per Issei e Nissei: le voci delle donne si eclissano e rimane soltanto quella - malinconica e accorata - dell'assenza e dell'improvviso mancare al contesto sociale dell'intera comunità giapponese. La voce corale è soppiantata da quella degli "altri", ciascuno dei quali con motivazioni diverse constata l'assenza dei giapponesi, e si tratta di un amico, di un compagno di scuola, del vicino di casa, di un cliente del negozio di ortofrutta e così via. Quella di Julie Otsaka è una narrazione potente e memorabile che, tra le altre cose, attraverso l'espediente narrativo di dar voce alle donne, getta una documentata luce di conoscenza - in maniera più efficace di qualsiasi saggio - di un fenomento migratorio e di un capitolo ancora poco conosciuto della storia USA contemporanea. Ed è anche un tributo importante su di una questione ancora controversa e sulla quale solo dopo cinquant'anni dopo hanno lavorato delle commissioni d'inchiesta, espressamente costituite, le quali tutte arrivarono alla conclusione che da parte dei rappresentanti delle comunità NIssei vi erano state allo scoppio della guerra ben poche prove di slealtà nei confronti del governo americano, se non addirittura nessuna. Giusto per completezza, ai tempi della Presidenza Ford, ai sopravissuti dall'internamento e ai loro discendenti venne riconosciuto un risarcimento nominale di $20.000 per il danno morale subito . Un unico film ebbe il coraggio di esplorare questo tema spinoso e fu Benvenuti in Paradiso di Alan Parker (1990).
(dal risguardo di copertina) Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos'è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine.
Sull'Autrice. Julie Otsuka, nata a Palo Alto, in California nel 1962, vive e lavora tra New York e San Francisco. Dopo la laurea con Bachelor of Arts all'Università Yale si è specializzata alla Columbia University, ottenendo un Master of Fine Arts. Pittrice, esordisce nella narrativa nel 2002 con il romanzo storico Quando l'imperatore era un dio rigurdante l'internamento dei giapponesi negli Stati Uniti. Con il secondo romanzo, Venivamo tutte per mare, sul tema delle donne giapponesi mandate in spose in America a connazionali sconosciuti, ottieneha ottenuto numerosi riconoscimenti quali il PEN/Faulkner per la narrativa e il Prix Femina Étranger.
Il seguito ideale di "Venivamo tutte per mare" è "Quando l'imperatore era un dio" che invece racconta neldettaglio, in forma semi-romanzata gli anni della detenzione dei giapponesi americani nei campi di concentramento durante gli anni del conflitto, vista attraverso le voci narranti di un unico gruppo familiare, ma sempre presente nello sfondo una grande coralità..
E' una storia dolorosa che ha lasciato segni che solo il tempo e l'aggiungersi di nuove generazioni a quelle che patirono la vergogna di essere rinchiusi nei campi di concentramento hanno potuto lenire.
Le scuse ufficiali dell'Amministrazione USA alle comunità giapponesi sono arrivate soltanto con il Presidente Barak Obama.
Per quanto tardivamente sono arrivate.
E' una storia esemplare che, malgrado la distanza nel tempo e nello spazio ci riguarda e sulla quale tutti dovrebbero riflettere.
(Risguardo) "Quando l'imperatore era un dio" racconta un'altra pagina poco conosciuta della storia americana: l'internamento dei cittadini di origine giapponese nei campi di lavoro dello Utah, in seguito all'attacco di Pearl Harbour. Un tranquillo padre di famiglia arrestato nel cuore della notte; sua moglie, i suoi bambini costretti a un viaggio verso l'ignoto. Una storia emblematica del destino di chi divenne invisibile per tutta la durata della guerra.
Julie Otsuka, Quando l'imperatore era un dio (nella traduzione di ), Bollati Boringhieri, Collana Piccole Varianti, 2014
Ho letto per la prima volta Il Cigno di Sebastiano Vassalli (Einaudi) nel 1993, alla sua prima uscita nella collana Supercoralli.
Di recente ho ripreso il volume dagli scaffali scritto da una rinnovata curiosità. E l'ho riletto con molto piacere.
Il volume di Vassalli offre uno spaccato dell'Italia unificata a cavallo tra la fine del secolo XIX e e i primi del Novecento.
E racconta di un delitto eccellente, che fu quello di Emanuele Notarbartolo, rimasto formalmente irrisolto, dopo ben tre processi celebrati tra Milano, Bologna e Firenze.
La vicenda giudiziaria durante quasi un decennio si risolse con il proscioglimento da tutte le accuse dell'allora onoverole Raffaele Palizzolo, deputato del Regno (in qualità di presunto mandante) e di Piddu Fontana,presunto esecutore dell'omicidio.
Lo sfondo dell'omicidio fu quello dello scandalo della Banca Romana e del Banco di Napoli, oltre che del Banco di Sicilia, di cui Notarbartolo era funzionario.
Questi istituti di credito erano autorizzati, al tempo, a emettere moneta carta, in assenza di una Banca Centrale, con la conseguenza che venivano portate avanti ogni sorta di malversazioni, in cui Francesco Crispi, per due volte Primo Ministro, fu implicato.
L'importanza della vicenda giudiziaria fu grande e rilevante, dal momento che per la prima volta si parlò di Mafia e della collusione tra questa organizzazione criminale e il potere politico. Il Cigno (era questo il modo in cui confidenzialmente veniva chiamato il vanaglorioso Palizzolo) racconta di una vicenda ancora attuale, in cui l'ieri sembra oggi e dalla quale appare che, indubitabilente, nulla è è cambiato dai primi anni dell'Italia unificata: è una parabola efficace che mostra come le radici dei malaffare di oggi si ritrovano nella storia passata. E quindi questa storia di Vassalli, a metà tra il romanzo e il saggio di ricostruzione micro-storica e di affresco di un'epoca, non ha perso il suo smalto.
Rimane pienamente valida la riflessione contenuta ne "Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".
Purtroppo Il Cigno, sia nell'edizione nei Supercoralli sia in quella successiva nella collana dei tascabili non è più disponibile in catalogo, Ma è possibile ancora trovarlo nel mercato online dei libri di seconda mano e vintage.
L'autore. Sebastiano Vassalli, nato a Genova, sin dalla prima infanzia vive in provincia di Novara.
Laureato in Lettere a Milano, ha discusso con Cesare Musatti una tesi su "La psicanalisi e l'arte contemporanea".
Dagli anni sessanta si è dedicato all'insegnamento e alla ricerca artistica della Neoavanguardia, partecipando anche al Gruppo 63.
Solo in seguito si è dedicato anche alla scrittura, incontrando successo soprattutto grazie al suo romanzo storico La chimera, ambientato a Novara negli anni a cavallo fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo.
Fra i suoi titoli ricordiamo - oltre alla già citata Chimera - La notte della cometa, Sangue e suolo, L'alcova elettrica, L'oro del mondo, Marco e Mattio, Il Cigno, 3012, Cuore di pietra, Un infinito numero, Archeologia del presente, Dux, Stella avvelenata, Amore lontano, La morte di Marx e altri racconti, L'Italiano e Dio il Diavolo e la Mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni.
Nei racconti che seguono, incontrerete di tutto: da un mostriciattolo appollaiato sull'ala di un Boeing 727 a esseri trasparenti che vivono al di sopra delle nubi. Vi imbatterete in viaggi nel tempo e in aerei fantasma. Soprattutto sperimenterete quei dodici secondi di pericolo estremo nei quali tutte le cose che possono andare storte durante un volo vanno 'effettivamente' storte. Incontrerete claustrofobie, viltà e atti di coraggio. Se avete in programma un viaggio con la Delta, l'American, la Southwest o un'altra linea aerea, vi consiglio di portarvi dietro un libro di John Grisham o di Nora Roberts. Ma anche se siete a terra e al sicuro, vi conviene allacciarvi comunque le cinture di sicurezza e stringerle bene.
Stephen KIng, Introduzione a Flight or Fright, p. 7
Dopo circa un anno dalla pubblicazione in lingua originale ha visto la luce in traduzione italiana una raccolta di racconti "aerei" (di autori vari) che sono un vero e proprio inno alla fobia del volo.
Il titolo dell'edizione italiana è Odio Volare. 17 storie turbolente (Sperling&Kupfer, 2019, con il contributo di diversi traduttori), ma il titolo originale è fondato sull'alternativa tra il volare e la paura per il volo (Flight or Fright. 17 Turbulence Tales)
Come è noto il volare in aereo è statisticamente sicuro, per quanto succedano di tanto in tanto dei disastri aerei, ma ciò nonostante vi possono essere dei motivi i più disparati per aver paura del volare in alta quota, specie se, alle considerazioni più comuni, si aggiungono dei terrori senza nome e la timorosa attesa di terrificanti eventi sovrannaturali come, ad esempio, quello rappresentato nel magistrale racconto di Matheson (Nightmare at 20.000 feet), ovviamente incluso nell'antologia.
Due sono stati i curatori della raccolta, Stephen King, primo ideatore di essa, e Bev Vincent che, avendo raccolto entusiasticamente il primo input di Stephen King in un occasionale e fortuito incontro - ovviamente in un aeroporto nordamaericano - è stato il principale "spigolatore" dei 17 racconti presentati nel volume.
E, naturalmente, non mancano un ottimo e inedito racconto dello stesso King (The Turbulence Expert) e uno di Bev Vincent (Zombies on a Plane).
Il pregio della raccolta è stato quello di andare a scovare alcuni racconti (perfino uno in forma di frammento, a firma di Ambrose Bierce) che altrimenti, volendo seguire personalmente un simile filone tematico, il lettore comune avrebbe fatto fatica a reperire.
L'operazione è perfettamente riuscita: Stephen King mettendo su questa preziosa antologia è riuscito a dare corpo alla sua paura di volare (di cui non ha mai fatto un mistero): paura e inquietudine che a suo tempo avevano generato il magistrale romanzo breve "I Langolieri".
Ovviamente per chi ha paura di volare sono possibili due alternative, rispetto a questo libro: non portarlo con sè durante un volo aereo, oppure - al contrario - acquisirlo e portarselo in viaggio come un potente talismano. A questo riguardo ci sarebbe da fare una dissertazione ermeneutica sul fatto che esattamente 17 siano le storie raccolte nell'antologia stessa (manca negli aerei solitamente la fila di poltrone contrassegnata con il 13).
Flight or Fright: 17 Turbulent Tales Edited by Stephen King and Bev Vincent
Fasten your seatbelts for an anthology of turbulent tales curated by Stephen King and Bev Vincent. This exciting new collection, perfect for airport or aeroplane reading, includes an original introduction and story notes for each story by Stephen King, and brand new stories from Stephen King and Joe Hill. Stephen King hates to fly. Now he and co-editor Bev Vincent would like to share this fear of flying with you.
Welcome to Flight or Fright, an anthology about all the things that can go horribly wrong when you're suspended six miles in the air, hurtling through space at more than 500 mph and sealed up in a metal tube (like - gulp! - a coffin) with hundreds of strangers. All the ways your trip into the friendly skies can turn into a nightmare, including some we'll bet you've never thought of before... but now you will the next time you walk down the jetway and place your fate in the hands of a total stranger.
Featuring brand new stories by Joe Hill and Stephen King, as well as fourteen classic tales and one poem from the likes of Richard Matheson, Ray Bradbury, Roald Dahl, Dan Simmons, and many others, Flight or Fright is, as King says, "ideal airplane reading, especially on stormy descents... Even if you are safe on the ground, you might want to buckle up nice and tight."
Book a flight for this terrifying new anthology that will have you thinking twice about how you want to reach your final destination.
Table of Contents:
Introduction by Stephen King Cargo by E. Michael Lewis The Horror of the Heights by Sir Arthur Conan Doyle Nightmare at 20,000 Feet by Richard Matheson The Flying Machine by Ambrose Bierce Lucifer! by E.C. Tubb The Fifth Category by Tom Bissell Two Minutes Forty-Five Seconds by Dan Simmons Diablitos by Cody Goodfellow Air Raid by John Varley You Are Released by Joe Hill Warbirds by David J. Schow The Flying Machine by Ray Bradbury Zombies on a Plane by Bev Vincent They Shall Not Grow Old by Roald Dahl Murder in the Air by Peter Tremayne The Turbulence Expert by Stephen King Falling by James L. Dickey
Afterword by Bev Vincent
La copertina riprodotta è quella dell'edizione inglese, pubblicata da Hodder&Stoughton.
Stephen King e Bev Vincent (a cura), Odio volare. 17 storie turbolente, Sperling&Kupfer (collana Pandora), 2019
(Risguardo di copertina) Curata da Stephen King insieme a Bev Vincent, suo amico e collaboratore da sempre, Odio volare è una raccolta di racconti horror che hanno un particolare filo conduttore: sono tutti ambientati ad alta quota, a bordo di un aereo.
Ed essendo horror, naturalmente raccontano tutto quello che di orribile può succedere quando sei sospeso in aria a diecimila metri di altezza, chiuso in una scatola di metallo (e il riferimento non è per niente casuale) che sfreccia a più di 800 chilometri l'ora, insieme a decine di sconosciuti che potrebbero fare qualunque cosa. King, che sicuramente non ama viaggiare in aereo, ha fornito il suo personale contributo al volume aggiungendovi un'introduzione, le note a ogni storia e soprattutto un racconto originale L'esperto di turbolenze. Inoltre ha reclutato Joe Hill che ha scritto Siete liberi, altra storia ad hoc completamente inedita. Il resto del libro contiene un mix di storie nuove e già pubblicate di autori famosi e meno noti, tra cui Sir Arthur Conan Doyle, Richard Matheson, Ambrose Bierce, Dan Simmons, Ray Bradbury, e altri ancora. King ha raccontato così le origini del libro: Allora, eravamo seduti a cena prima della proiezione de La Torre Nera a Bangor, e sapevamo che molte persone sarebbero arrivate in aereo per partecipare all'evento. Io ho confessato che odio volare e la conversazione si è concentrata su storie di aerei, alcune spaventose, altre divertenti. Ho notato che non era mai stata pubblicata una raccolta di racconti horror sul volo, anche se me ne erano venuti in mente diversi sul tema. Qualcuno avrebbe dovuto farla. Bev Vincent, che è un incredibile pozzo di scienza, ha accettato di curarla con me e ora eccola qui. Bev e io pensiamo che sia una lettura ideale da aereo, specialmente durante gli atterraggi turbolenti.
L'Area X è un territorio in costante espansione dove un fenomeno sconosciuto altera le leggi della fisica, trasforma gli animali, le piante e manipola lo scorrere del tempo. La Southern Reach è l'agenzia governativa che deve esplorarla e nasconderla all'opinione pubblica. Ma chi o cosa ha generato l'Area X? E qual è il vero scopo della Southern Reach?
Einaudi Editore (scheda del volume unico)
«Trilogia dell'Area X somiglia a Lost ma anche a Hunger Games e a Philip K. Dick: si legge come si guardano le serie tv, per abbuffate e senza riuscire a staccarsi».
Vanity Fair
Annientamentoè il primo volume della Trilogia dell'Area X creata da Jeff VanderMeer.
Una spedizione, inviata dall'agenzia governativa Southern Reach si addentra all'interno dell'Area X, un territorio costiero, dove per cause imprecisate trent'anni prima si è verificato e si sta verificando tuttora un cambiamento ambientale che ha come epicentro un faro.
Non si tratta della prima spedizione, bensì della dodicesima: i componenti delle precedenti esplorazioni sono tutti morti in corso di spedizione, oppure sono semplicemente scomparsi o, se sono ritornati indietro (ma sempre in ordine sparso) sono successivamente deceduti di cancro o altre malattie.
Il mistero che avvolge l'Area X rimane sempre fitto e apparentemente insondabile, anche perché il suo territorio stesso con flora e fauna è in continua mutazione.
La dodicesima spedizione è composta da una Topografa, da una Biologa, da una Psicologa e da una Antropologa (nessuno dei componenti ha un nome, poiché la funzione è ben più importante del nome): il loro mandato è quello di compiere delle ricerche, man mano che si addentrano nel terreno, e compiere rilievi ciascuna secondo le proprie competenze.
E' un romanzo di fantascienza ecologica ed ambientalista, ma nello stesso profondamente venato di speculazioni metafisiche: il cambiamento ambientale si intreccia profondamente con il cambiamento interiore degli esploratori e, ma non si comprende sino a quale estensione, anche della loro struttura fisica e biologica.
E ciò si evidenzia in ogni singolo passo della spedizione che trova il suo epicentro nell'esplorazione di una torre "inversa", cioè sviluppata nella profondità del terreno: una struttura che, mai segnalata nelle mappe delle precedenti spedizioni, contiene unicamente una scala a spirale che scende apparentemente all'infinito e che presenta sulle pareti delle strane scritture mobili e che sembrano essere progressivamente create da un misterioso "scrivano"; e, poi, il Faro che contiene dei reperti che saranno illuminanti per comprendere gli esiti delle precedenti spedizioni.
Annientamento, per quanto attiene la genesi dell'Area X ha un antecedente illustre nella letteratura fantasy-horror che è il magistrale racconto di Harold Philip Lovecraft, Il Colore venuto dallo Spazio. Provate a leggerlo dopo aver letto Annientamento e ditemi se non è così…
Dal romanzo, che ha vinto il Premio Nebula per il miglior romanzo 2014, nel 2018, è stato tratto l'omonimo film diretto da Alex Garland.
(dalla quarta di copertina) La conoscono semplicemente come «la biologa». È una donna che non sa ancora di essere pronta a tutto. La corazza dietro cui nasconde la sua fragilità è fatta di segreti. Ma tutto ciò basterà a difenderla dal mistero che l'attende nell'Area X? Con la tensione del thriller, la visionarietà del fantastico e la profondità della grande letteratura, Jeff VanderMeer ha saputo raccontare le nuove, imminenti, antichissime, paure del nostro mondo
(Dal risvolto di copertina) Per trent'anni l'Area X - un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall'origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo - è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l'agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all'opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall'Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte. Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne. Quattro donne che non conoscono nulla l'una dell'altra, nemmeno il nome - sono indicate con la funzione che svolgono: l'antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa - accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell'Area X erano stati appena sfiorati. Jeff VanderMeer ha costruito un mondo in cui l'avventura, il fantastico, l'ignoto sono le coordinate per indagare il più alieno dei pianeti: la psiche umana.
Jeff VanderMeer, Annientamento (titolo originale inglese: Annihilation, nella traduzione di Cristiana Mennella), Einaudi (collana Supercoralli, 2015
L'autore. Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l'intera trilogia dell'Area X: Annientamento, Autorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET, in un unico volume, nel 2018) e Borne (2018).
Annientamento Natalie Portman in una scena del film Titolo originale Annihilation Lingua originale inglese Paese di produzione Stati Uniti d'America, Regno Unito Anno 2018 Durata 115 min Rapporto ...
Jeff Vandermeer, Autorità. Trilogia dell'Area X, Einaudi (Supercoralli), 2015
C’è un nuovo direttore alla Southern Reach, l’agenzia governativa a guardia dell’Area X: John Rodriguez. Tutti lo chiamano Controllo, anche se sembra non avere il controllo di nulla. Nel secondo volume della Trilogia dell’Area X, Controllo potrà contare su un unico imprevisto alleato: la biologa è tornata.
Se non avete mai sentito parlare dell’Area X è merito della Southern Reach. Da trent’anni un fenomeno dall’origine sconosciuta sta alterando l’ecosistema costiero di un territorio nel Sud degli Stati Uniti. Cosa (o chi...) ha generato l’Area X, cosa avviene all’interno del confine impenetrabile che la divide dal resto del mondo, quale destino attende chi decide di esplorarla? Sono domande a cui, da trent’anni, tenta di rispondere la Southern Reach, un’agenzia governativa segreta incaricata di studiare il fenomeno. Senza risultati, almeno finora. Alla Southern Reach c’è un nuovo direttore: John Rodriguez, anche se tutti lo chiamano Controllo. Eppure quello che sembra mancargli è proprio il controllo sulle cose. A cominciare dalla struttura che è stato chiamato a dirigere, dove tutti perseguono i loro scopi, tanto segreti quanto personali. La sua vice, per esempio, ancora legata alla direttrice precedente e forse a conoscenza dei veri motivi che hanno spinto l’ex capa a prendere parte alla dodicesima missione nelle vesti della psicologa. O i membri della sezione scientifica con i loro terribili e pericolosi esperimenti con i conigli. O Whitby che sembra sapere troppe cose per un semplice «tuttofare». A Controllo basterà poco per capire che i misteri della Southern Reach sono altrettanto numerosi e pericolosi di quelli dell’Area X. Qual è il vero scopo della Southern Reach? Chi la comanda? A quale autorità risponde? E chi ha messo lí Controllo? Per rispondere a queste domande, Controllo potrà contare su un unico, imprevisto alleato. Lo capisce appena la guarda negli occhi, nella sala degli interrogatori dove l’hanno portata appena è ricomparsa al di qua del confine: la biologa è tornata.
Jeff Vandermeer, Accettazione. Trilogia dell'Area X - Vol. 3°, Einaudi (Supercoralli), 2015
Con AccettazioneVanderMeer porta a compimento il grandioso affresco iniziato con Annientamento e Autorità, una creazione potente e di straordinaria forza immaginativa salutata come il nuovo classico della letteratura fantastica.
Dopo che, al termine di Autorità, il confine dell’Area X ha iniziato improvvisamente a espandersi e inghiottire ogni cosa nella sua avanzata, a cominciare dalla sede della Southern Reach, la situazione sulla «costa dimenticata» sta precipitando. Controllo, aiutato dalla misteriosa creatura che ha le fattezze e i ricordi della biologa e si fa chiamare Uccello Fantasma, si inoltra nel cuore dell’Area X, verso il faro da cui ogni cosa sembra essere partita. Sembra che tutti i personaggi della trilogia dell’Area X in qualche momento della loro vita abbiano visitato il faro. Verremo così a conoscenza della storia del suo guardiano, un uomo tormentato, con un passato di predicatore e troppi, forse ingiustificati, sensi di colpa, che proprio al faro pare aver riconquistato una qualche forma di pur precaria serenità. Anche grazie all’amicizia di una bambina dei dintorni, Gloria, con cui stabilisce un legame profondo, una relazione che saprà sopravvivere ai cataclismi successivi all’«evento».
Ma veramente la Southern Reach è stata creata dopo l’evento che ha generato l’Area X o esisteva da molto, molto prima? E, soprattutto, chi ha innescato il processo che ha dato vita all’Area X e perché? Forse già ora, in qualche angolo del pianeta, un’«anomalia» dall’origine sconosciuta sta alterando la realtà in modi così sottili che probabilmente passerebbero inosservati.
Oppure, sembra dirci Jeff VanderMeer, l’Area X è già dentro di noi, è un qualche seme gettato nel nostro passato – un silenzio, un rimpianto un dolore soffocato, un amore mai dimenticato – che cresce e ci altera, ci trasforma in modi che non sempre siamo pronti ad accettare. O, invece, l’Area X è il totalmente altro, qualcosa di cosí lontano dall’esperienza umana da apparire alieno, incomprensibile, terribile anche quando persegue scopi tutt’altro che distruttivi? Non è di risposte che abbiamo bisogno oggi, ma di nuove e piú giuste domande.
E la trilogia è diventata tetralogia...
Jeff VanderMeer, Assoluzione, Einaudi (Supercoralli)
Uscirà il 5 maggio 2026. preparatevi!
Quando mette le mani sui diari della prima spedizione, il vecchio Jim non sa che scoprirà segreti indicibili. Non sa che l'Area X è in grado di «colonizzare il passato». Di deformare lo spazio e alterare la mente. Assoluzione è il quarto atto della visionaria Trilogia dell'Area X, che Stephen King ha definito «meravigliosa e inquietante».
È il 2014 quando viene pubblicata la Trilogia dell'Area X: da allora, una comunità di lettori appassionati non ha mai smesso di interrogarsi e confrontarsi sugli episodi piú enigmatici. Chi è davvero Uccello Fantasma? Che fine hanno fatto i membri della prima spedizione? Come si è formato il confine, e cosa succede a chi lo attraversa? Dopo centinaia di migliaia di copie vendute, decine di premi vinti e un adattamento cinematografico con un cast hollywoodiano, una cosa è certa: chi credeva di aver chiuso i conti con l'Area X si sbagliava. Assoluzione è sia un prequel che un sequel, che risolve vecchi misteri e al contempo ne apre di nuovi. Vent'anni prima dell'Area X, un gruppo di biologi viene mandato sulla costa dimenticata con un compito preciso: liberare quattro enormi alligatori e studiarne gli spostamenti attraverso la palude. Qualcosa, però, va storto: cominciano a verificarsi eventi inspiegabili, strane melodie risuonano nella foresta, misteriosi conigli bianchi con videocamere al collo e occhi iniettati di sangue mettono a serio rischio la sopravvivenza dei biologi. A raccontarcelo è il vecchio Jim, che spulcia i diari dei membri delle prime spedizioni alla ricerca di una verità che sempre gli sfugge. Anche lui, peraltro, ha dei segreti: una figlia scomparsa, un passato oscuro, strani esperimenti dalle finalità poco chiare, e un ruolo ambiguo all'interno della Centrale. Ma quando viene incaricato di scandagliare la costa sulle tracce di un'ambigua figura soprannominata il Bandito, a poco a poco il vecchio Jim comincia a mettere le mani su un mistero molto piú grande di lui. Assoluzione, però, non è solo la storia dell'Area X: è il racconto delle storture dei nostri tempi, in cui a farla da padrone è l'impossibilità di conoscere a fondo gli altri esseri viventi - oltre che di discernere, in un mondo alla deriva, il confine tra reale e immaginario, umano e non umano. Con uno stile inconfondibile, in perfetto equilibrio tra il simbolico e l'allucinatorio, Jeff VanderMeer firma l'ennesima prova del suo genio visionario, confermandosi uno dei massimi scrittori contemporanei di fantascienza, e forse l'autore che oggi, piú di ogni altro, ci mostra cos'è davvero il perturbante.
La New York del 1896, con i suoi abissi di povertà e di degradazione morale e caratterizzata, nello stesso tempo, dall'emergere delle grandi ricchezze, concentrate in poche mani,è squassata da una serie di omicidi cruenti e atroci che hanno come vittime ragazzini che, travestiti e truccati da giovani donne, sono costretti a frequentare le case di tolleranza come prostituti.
La polizia metropolitana è guidata da Theodore Roosevelt che diverrà in seguito Presidente USA ed è ambizioso, ma anche avveduto e aperto alle istanze più moderne.
Ed è così che egli per far luce su questi orrendi delitti ed individare la strada che porterà al loro responsabile chiede la collaborazione di Lazslo Kreisler, medico e "alienista" (termine con il quale venivano indicati quelli dei medici che si occupavano delle malattie mentali viste come entità che alienavano gli uomini da se stessi e dalla loro natura).
A tutti gli effetti, il dottor Kreizler che si pone agli albori della Psichiatria come scienza a se stante si può considerare un precursore dei moderni criminal profiler.
Si costituisce così una squadra di investigatori che conduce - non senza difficoltà - un'indagine parallela a quella dei poliziotti "tradizionali" che - sotto la spinta di gruppi di opinione influenti e danarosi - vorrebbero insabbiare piuttosto che ricercare la verità.
Il romanzo di Caleb Carr, "L'Alienista" fu pubblicato nel 1994 da Mondadori (e di recente riedito da Newton Compton nel 2017) ed ebbe un grande successo, quando l'interesse letterario e cinematografico (ma anche della scienza) per i serial killer era appena agli albori. L'Alienista è un romanzo storicamente collocato, con precisione ed esattezza e di grande respiro: non si deve dimenticare che Caleb Carr è uno storico, prima ancora che scrittore, e dello storico possiede la metodologia espositiva.
Al romanzo, di sicuro molto impegnato e dall'architettura impeccabile, si può attribuire una certa pesantezza e un lento incedere: ma, in questa opulenza, c'è tutta l'indagine nel suo farsi e il lettore segue con ansia i progressi degli investigatori a partire da indizi labili e deboli nella costruzione di una teoria sul modus operandi del killer e sui suoi tratti di personalità man mano che il caso si va facendo più solido e le ipotesi convergono verso un punto focale.
Non mancano i colpi di scena e i momenti di pathos.
Recentemente, nel 2018, si è conclusa la parabola di quest'opera che, a quanto sembra, era nata sin dall'inizio per essere trasformata in film, quando Netflix ne acquistato i diritti internazionali trasformando The Alienist in una serie che è stata realizzata con cura e con ottima aderenza al testo originale.
Un successivo romanzo di Caleb Carr, L'Angelo delle Tenebre (pure pubblicato da Mondadori), ambientato sempre a New York nel 1898 (appena due anni dopo le vicende de L'Alienista) racconta di una nuova indagine di Lazslo Kreisler e dei suoi collaboratori.
(Dal risguardo di copertina della recente riedizione Newton Compton) New York 1896. Il reporter John Schuyler Moore riceve la chiamata inaspettata di Laszlo Kreizler – psicologo e “alienista” –, un suo amico di vecchio corso. Il dottore lo prega di raggiungerlo al più presto per assistere al ritrovamento di un cadavere. Il corpo è stato orrendamente mutilato e poi abbandonato nelle vicinanze di un ponte ancora in costruzione. La vista di quel macabro spettacolo fa nascere nei due amici un proposito ambizioso: è possibile creare il profilo psicologico di un assassino basandosi sui dettagli dei suoi delitti? In un’epoca in cui la società considera i criminali geneticamente predisposti, il giornalista e il dottore dovranno fare i conti con poliziotti corrotti, gangster senza scrupoli e varia umanità. Scopriranno, a loro spese, che cercare di infilarsi nella mente contorta di un assassino può significare trovarsi di fronte all’orrore di un passato mai cancellato. Un passato pronto a tornare a galla di nuovo, per uccidere ancora.
L'autore. Caleb Carr (New York, 2 agosto 1955) è un romanziere ed esperto di storia militare statunitense. Figlio di Lucien Carr, è nato a New York City, ed ha ottenuto un Bachelor of Arts in storia presso la New York University. Autore di molti romanzi tra cui L'alienista, L'angelo delle tenebre, Casing the Promised Land, Killing Time, The Italian Secretary ed il saggio Terrorismo. Perché ha sempre fallito e fallirà ancora. The Italian Secretary, romanzo ancora inedito in Italia, è un romanzo giallo con protagonista il noto investigatore Sherlock Holmes.
Carr ha partecipato anche al programma PBS "American Experience" in qualità di ospite commentatore, ad esempio all'episodio riguardante il sistema metropolitano newyorkese, "New York Underground". Attualmente vive a nord di New York in una fattoria chiamata "Misery Mountain" nella città di Berlin nella Rensselaer County. Ha insegnato per tre semestri storia militare al Bard College in qualità di visiting professor. È stato intimo amico dello storico James Chace, con cui collaborò a America Invulnerable: The Quest for Absolute Security from 1812 to Star Wars. Ha contribuito alla sceneggiatura di Dominion: Prequel to the Exorcist e di Exorcist: The Beginning ed ha interpretato il "Proprietario Del Bar Cinico" in "200 Cigarettes".
Caleb Carr ha scritto un secondo romanzo che contiene una nuova indagine condotta dall'informale ed eterogeneo gruppo di investigatori e si tratta de "L’angelo delle tenebre" (The Angel of Darkness, nella traduzione di Piero Spinelli), che è stato pubblicato da Mondadori (nella collana Omnibus), nel 1997.
Queste vicende sono state raccontate nella seconda stagione de L'Alienista".
Nell’accostarsi alla lettura di questo secondo romanzo di Caleb Carr, così come al precedente, L’Alienista, non bisogna dimenticare che l’autore nasce come storico e dunque le sue ricostruzioni di New York di fine Ottocento sono perfette, scaturendo da una perfetta conoscenza dei fatti e delle ambientazioni, oltre che dalla consultazione di fonti bibliografiche che vengono citate ampiamente in una nota conclusiva.
A differenza che nel precedente romanzo l’occhio dell’autore, qui, spazia anche su cittadine periferiche dello Stato di New York dove la squadra investigativa costituita dagli stessi personaggi che abbiamo già imparato conoscere bene si reca nel prosieguo delle sue indagini tese a scavare nel passato oscuro di una temibile donna, Libby Hatch, che - sulla base delle evidenze raccolte - uccide i bambini dopo averli rapiti, ma anche tutti coloro che si mettono di traverso sulla sua strada.
Si tratta di una donna pericolosa, abile manipolatrice, che avendo cambiato più volte il proprio nome e cognome (e identità), viene da un passato oscuro.
Qui, la narrazione viene sviluppata a distanza di anni dal più giovane componente della squadra informale di investigatori: e si tratta di Stevie Taggart, fedelissimo del dottor Kreizler il quale lo ha salvato dai bassifondi newyorkesi per dargli una nuova vita, una nuova casa e, soprattutto, la speranza di una vita migliore.
Non bisogna dimenticare che il dottor Kreizler, oltre che medico alienista è un filantropo che - per quanto possa - cerca di salvare i bambini derelitti e metterli al sicuro nel suo istituto per nutrirli, curarli e dar loro un’educazione.
In questo romanzo, a differenza che nel precedente, una ampia parte centrale dedicata ad un procedimento giudiziario contro la donna autrice di diversi delitti, riuscendo sempre a farla franca grazie alle sue capacità manipolate e al suo opportunismo seduttivo. Vi compare anche Theodore Roosevelt, futuro presidente degli Stati Uniti e, precedentemente a capo della polizia di New York (nell’Alienista) e grande sostenitore in quella vicenda di metodologie d'indagine più scientificamente fondate, di cui sono espressione i due fratelli Isaacson, poliziotti.
Lo sfondo storico della vicenda è l’imminente guerra degli Stati Uniti contro la Spagna.
Si tratta di una lettura densa e appassionante, in cui momenti di azione sono intervallati da conversazioni, riflessioni, messa a punto di strategie.
Scrive l’autore in una nota finale che voglio qui riportare:
“Mentre facevo le ricerche per il libro precedente, di cui questo è la continuazione, mi divenne chiaro che, contrariamente all’opinione comune, le donne sono inclini quanto gli uomini al crimine violento. Ma le loro vittime sono spesso i bambini, non di rado il loro stessi figli, e sembra che questo fatto inquietante scoraggi il giornalismo di tipo sensazionalistico, generalmente interessato ai casi che hanno come protagonisti uomini violenti, soprattutto serial killer (…) Chiunque abbia familiarità con il fenomeno della violenza femminile troverà nel caso di Libby Hatch elementi del crimine propri non solo dal secolo scorso, ma anche del nostro. Questa somiglianza è decisamente voluta, e non sarebbe stata realizzabile senza l’importante contributo di analisti che hanno notato le vicende di alcune tra le più famose assassine dei loro tempi” (ib., p. 657)
(Risguardo di copertina) New York, estate 1897. All’uscita del Metropolitan Museum la figlia di un diplomatico spagnolo viene strappata dalle braccia della madre e portata via in circostanze.
Chi si cela dietro questo gesto? Quali segreti ragioni si nascondono dietro al rapimento?
L’angelo delle tenebre è una donna, una madre che agisce contro natura e perpetra orrori.
E Lazlo Kreizler, il leggendario alienista, pioniere della psichiatria, questa volta dovrà occuparsi di lei con l’aiuto della sua ormai con collaudata squadra investigativa. L’indagine è delicata e rischiosa perché la Spagna e gli Stati Uniti sono sull’orlo del conflitto e grossi interessi sono in gioco da entrambe le parti Punto il dottor Kreizler rimarrà folgorato dalla bizzarria di un incredibile caso scientifico, ma nel cuore della gente c’è solo la paura di fronte alla follia, all’insensatezza, al mistero.
Maestro indiscutibile del thriller psicologico, Caleb Carr nell’Angelo delle Tenebre dipinge un altro straordinario affresco della New York di fine Ottocento, in cui accanto a eroi della finzione si muovono personaggi storici, fosche figure dalla doppia personalità e lucidi indagatori dei molteplici aspetti della natura umana. Un mondo in cui luci e ombre si intrecciano, in modo definitivo.
Il dottor Kreizler, il giornalista John Moore, la detective Sara Howard e i fratelli Isaacson, già protagonisti di un precedente intreccio, a distanza di circa un anno dall’indagine precedente, devono rispondere alla disperata richiesta d'aiuto della moglie di un diplomatico spagnolo alla quale è stato rapito la figlioletta, in un luogo pubblico.
Il conflitto ispano-americano è alle porte e l'indagine deve essere condotta ufficiosamente, ma lo straordinario intelletto e il fine intuito psicologico del Dott Kreizler, l'alienista della storia precedente, avrà ragione di ogni inganno, riuscendo a svelare il mistero di una donna da tutti ritenuta una madre teneramente affettuosa ma che in realtà può essere una feroce e spietata assassina di bambini innocenti, e non solo
Wylie al Wired Next Fest: "Facebook violato? Cambiare password non è la soluzione" Le foto del Wired Next Fest 2018 a Firenze "Internet? Dobbiamo ancora completarla", dice il papà della Rete Vint...
Ho letto molto tardivamente questo romanzo distopico di Jean-Marc Ligny, Guerra santa (titolo originale francese: Jihad, nella traduzione di Andrea Grechi), pubblicato da Fanucci, 2002.
All'inizio ho fatto fatica, poiché il testo e i dialoghi erano infarciti di parole arabe e la ricerca del rispettivo significato nel piccolo dizionario in fondo al volume mi risultava estenuante. Inoltre, cercavo corrispondenze nello scenario reale e non mi ritrovavo.
Alla fine ho capito che il romanzo scritto nel 1998 (questa la data di pubblicazione in lingua originale) - ben prima dell'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre 2001- proponeva una vicenda impiantata in uno scenario fantapolitico in un ipotetico futuro nel XXI secolo in cui la Francia, assediata dal terrorismo islamico, aveva visto una svolta fortemente conservativa e repressiva con la messa in campo di feroci milizie anti-terrorismo con regole di ingaggio estreme.
Da questo momento in avanti la lettura è andata avanti in modo scorrevole.
Decisamente attuale se si considerano gli eventi contemporanei e l'avanzata delle azioni terroristiche più recenti in territorio francese, ma anche in altri stati europei, come conseguenza di un'estrema radicalizzazione.
Forse proprio per questo, il volume è stato rilanciato in una nuova edizione per i tipi di Timecrime nel 2015
(dal risguardo di copertina) Algeria, regione della Cabilia, inizio del XXI secolo. La guerra civile infiamma il paese. I ribelli sono presi tra i due fuochi dell'Esercito nazionale islamico e delle fazioni integraliste che soffocano ogni libertà. Il villaggio di Aitldja viene attaccato, la giovane Fatima, sorella del ribelle Djamal, subisce le violenze di un mercenario francese, Max Tannart. Francia, un anno dopo. Il Partito nazionale è al potere, e impone con le sue milizie l'ordine "ultraliberale", facendo la guerra agli immigrati che sbarcano clandestinamente sul territorio. Infiltrato in questa Francia protetta da una frontiera elettronica, Djamal è venuto per vendicare la sorella e uccidere l'uomo che l'ha violata. Fantascienza e noir mescolati per ottenere la costruzione di una realtà che, oggi più che mai, possiamo definire possibile.
Nel piccolo volume Notturni palermitani (Il Palindromo, collana Kalispera, 2016) Palermo e la sua notte vengono raccontate da cinque scrittori palermitani. Mi sono piaciuti particolarmente il contributo in stile amarcord di Gianmauro Costa - "Compleanno" - e, per la sua visionarietà, quello di Giacomo Cacciatore, con il titolo "Poe è stato a Ballarò", per non parlare di quello fortemente autobiogafrico di Piergiorgio Di Cara "E' bella la città di notte (sembra normale) ..." e quello di Massimo Provenza il quale esprime fortemente il concetto di "odiare" fortemente la notte. In una posizione leggermente diversa e non allineata con gli altri testi si pone il racconto pure visionario e di atmosfera fortemente onirica di Vanessa Ambrosecchio, forse meno fruibile e di lettura alquanto ostica.
I cinque scrittori invitati a dare il loro contributo a questo piccolo progetto letterario, confrontandosi con il compito richiesto dalla casa editrice, si sono cimentati con le proprie memorie personali, con le proprie idiosincrasie e con le loro preferenze e, così facendo, hanno raccontato la Palermo notturna vista da cinque diversi vertici di osservazione.
Ciascun racconto è impreziosito dalle illustrazioni di un singolo artista.
Ne è venuto fuori un piccolo, interessante, "concept book", arricchito alla fine da brevi schede biobibliografiche sugli scrittori rappresentati e da brevi schede biografiche e di curriculum artistico dei disegnatori.
(dal risguardo di copertina) Palermo di notte. Lontana dagli stereotipi sole-luce-scirocco, offerti come benvenuto al visitatore occasionale, mostra un lato oscuro; nelle sue vene nascoste – le arterie della notte – scorre un’energia intermittente, una pulsione di vita e di morte.
Una città popolata da ectoplasmi e lavoratori onesti, da sbandati, reietti visionari e cuori infranti. Per dirla con Antonio Tabucchi, «la notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie».
Vanessa Ambrosecchio, Giacomo Cacciatore, Gian Mauro Costa, Piergiorgio Di Cara e Massimo Provenza, da notturni o da narratori notturni, raccontano le loro visioni del buio a Palermo, una città in cui la notte è anche condizione dell’anima, talmente nera da avvolgere tutto.
Palermo e la notte sono state raccontate a parole da Vanessa Ambrosecchio, Giacomo Cacciatore, Gian Mauro Costa, Piergiorgio Di Cara e Massimo Provenza.
Palermo e la notte sono state raccontate per immagini da Romina Bassu, Simone Geraci, Giacomo Pilato, Riccardo Stasi e Simone Stuto.
(Maurizio Crispi) Cobra di Deon Meyer (Edizioni E/O, 2016) è un thriller assolutamente godibile, con lucidi sprazzi sulla realtà sudafricana contemporanea, ma anche l'occasione per fare un viaggio a Capetown (Città del Capo), utilizzando la lente del thriller che getta inquietanti sprazzi di luce su di un intrigo internazionale, tra alta finanza, riciclo di denari sporchi e collusioni governative (con una formula del tipo: nessuno si salva, sono tutti collusi, se non fosse per qualche paladino che si erge contro il sistema).
Protagonista - assieme all'intera squadra degli Hawks (il nucleo di pronto intervento per i delitti gravi di Capetown), a partire dalla scomparsa di un cittadino britannico, Paul Morris, e dall'uccisione delle guardie del corpo che gli erano state assegnate, è Bennie Griessel, già protagonista di altre avventure, qui in una nuova fase esistenziale, ora ex-alcoolista.
Un vero peccato che nell'edizione italiana sia stata omessa a cartina che mostra Capetown, pur presente nell'edizione inglese, e i suoi sobborghi e che consente al lettore che non conosce i luoghi di seguire gli spostamenti dei diversi personaggi sulla mappa (e di farsi così un'idea di Città del Capo).
I thriller sono sempre un'ottima occasione per viaggiare con la mente e la fantasia, rimanendo nei confini della propria dimora.
Deon Meyer scrive in Afrikaans che è la lingua di ceppo germanico originariamente parlata dai coloni di Città del Capo e dai Boeri: poiché l'edizione inglese che è quella che è stata usata per la traduzione in Italiano contiene numerose frasi ed esclamazioni in Afrikaans, l'editore italiano ha ritenuto opportuno inserire in appendice un piccolo dizioniario che aiuti al lettore di orientarsi facilmente di fronte alle diverse (e frequenti) espressioni idiomatiche nella lingua dei Boeri.
(dalla quarta di copertina) "Cobra" si apre in una lussuosa residenza nella regione dei vigneti vicino a Città del Capo. Un cittadino britannico, Paul Morris, è sparito e i cadaveri delle due guardie del corpo sono a terra ih un bagno di sangue. Bennie Griessel, l'ispettore protagonista di molte altre storie scritte da Deon Meyer, inizia ad indaga a partire da un unico labile indizio: i bossoli ritrovati portano incisa la testa di un cobra. Intanto, a Città del Capo, Tyrone Kleinboy, un giovane borseggiatore nero che usa il suo "talento" per pagare gli studi alla sorella, viene arrestato subito dopo aver derubato una turista. Mentre i vigilantes del centro commerciale lo interrogano, un killer entra nella stanza dove lo trattengono e li uccide. Il pickpocket approfitta della confusione per fuggire, perdendo nella fuga lo zainetto con il suo cellulare dentro, zainetto che viene agguantato dallo spietato killer. Sulla scena del delitto multiplo vengono ritrovati dalla polizia altri bossoli con il cobra inciso.
Inizia una tripla corsa mortale: quella del Cobra-killer e dei suoi complici per portare a termine la misteriosa missione, quella del ragazzo nero per sfuggire ai killer che inspiegabilmente lo braccano (ma poi si comprenderà che è perchè com il suo ultimo borseggio egli si è trovato in possesso di qualcosa di molto importante che i killer vogliono a tutti i costi), quella di Bennie Griessel e la sua squadra di Falchi (the Hawks, il nucleo di pronto intervento nei casi delittuosi gravi della polizia sudafricana) per arrivare in tempo al ragazzo e per scoprire cosa c'è dietro la sparizione del cittadino britannico, che si rivela sempre più come un grosso complotto internazionale con in ballo segreti finanziari e politici.
Un thriller con un ritmo che toglie il fiato, sullo sfondo il Sudafrica del post-apartheid e al centro dei bellissimi personaggi. Autore di grandissimi successi internazionali con vendite totali di oltre due milioni di copie, tradotto in trenta lingue, il sudafricano Deon Meyer è uno dei massimi scrittori contemporanei di thriller.
Sull'Autore. Deon Meyer è nato a Paarl, in Sudafrica, nel 1958 e vive a Durbanville con la moglie e i quattro figli. Le sue più grandi passioni sono la motocicletta, la musica, la lettura, la cucina e il rugby. Nel gennaio del 2008 ha lasciato il suo lavoro di consulente delle strategie del marchio della BMW Motorrad per dedicarsi completamente alla scrittura.
Di Deon Meyer le Edizioni E/O hanno pubblicato Safari di sangue, Tredici ore, Sette giorni, Cobra e Icaro.
(Maurizio Crispi) Essendo in viaggio e trovandomi a corto di libri, nella casa in cui ero ospite ho adocchiato una copia in lingua originale di un romanzo di Michael Connelly in edizione economica, dal titolo "Angels Flight". Non orientandomi sul titolo, ho subito cominciato a leggerlo, incantato dal ritmo serrato dei dialoghi sin dalle prime battute, per scoprire poche pagine dopo di conoscerlo già in traduzione italiana (ovviamente, perché di Connelly non me ne sono mai perso uno). Ho appreso dopo, da una ricerca in internet che Angels Flight era stato lanciato in Italia con il titolo alquanto difforme di "Il Ragno" (pubblicatocome tutti gli altri da Piemme). Malgrado l'improvvisa agnizione, ho tuttavia continuato ad andare avanti nella lettura, calamitato dalla vicenda che si dipana ad un ritmo serrato nell'arco di tempo di poco più di 72 ore. Angels Flight é un grande romanzo, decisamente uno dei migliori scaturiti dalla fertile penna di Connelly che vede Harry Bosch impegnato in una delicata indagine sull'omicidio di Howard Elias, avvocato nero che ha costruito la sua fama perseguendo poliziotti corrotti e abusanti nei confronti di cittadini inermi. L'omicidio crea nella metropoli una marea di malcontento e di proteste che sembrano essere sul punto di sfociare in sommovimenti e rivolte come quelle che, nel 1992, fecero seguito al pestaggio del tassista afro-americano Rodney King da parte di poliziotti del LAPD. Dietro all'indagine frenetica, in lotta contro il tempo, si muovono i giochi di potere, per cui la verità ufficiale non deve mai essere la verità dei fatti accaduti, per ragioni di opportunità politica e di governo della città. Come sempre Bosch, che - se uno dovesse figurarselo o disegnarlo - lo rappresenterebbe con una mescolanza di tratti (sia interiori, sia nellafisicità) di Philip Marlowe, il detective creato da Raymond Chandler (ammirato da Connelly) e del Clint Eastwood nei panni dell'Ispettore Harry Callaghan (per quanto quest'ultimo operi nei ranghi della Polizia di San Francisco), lotta alla ricerca della Verità e della giustizia, cercando strenuamente di evitare compromessi in nome del quieto vivere, mentre nello stesso tempo è alle prese con una crisi esistenziale.In questalotta cerca sempre di tenere alto i valori della Giustizia e del Dirittto, anche se in alcuni casi,pur di raggiungere il suo scopo e di attenersi a quello che sente un dovere morale è pronto a prendere vie brevi e scorciatoie, ma sempre ergendosi a paladino nei confronti delle storture del sistema di cui egli stesso fa parte. Dalla data della sua nascita letteraria, lo abbiamo seguito seguiamo da quasi trent'anni, mentre invecchiamo e lui invecchia con noi, affrontando assieme alle indagini tutti i casi della vita con cui ciascuno di noi deve cimentarsi, facendo lecose giuste e, a volte, sbagliando. Anche nella velocissima eppure intricata indagineconcernenti le indagini sulla morte di Howard Elias, Bosch andrà avanti testardo, ma coerente con se stesso, regalandoal lettore una seire di indimenticabili colpi di scena, sino ad una conclusione che nella sua crudezza corale è di una potenza tragica quasi shakespeariana.
(Dal risguardo di copertina) Nella cabina della funicolare di Los Angeles un uomo in un elegante abito grigio scuro giace faccia a terra, freddato da un colpo di pistola. E Howard Elias, importante avvocato di colore specializzato in diritti civili. I suoi clienti non si distinguono di certo per onestà e rettitudine, trattandosi perlopiù di farabutti o autentici criminali, ma Elias ha sposato una causa ben precisa: intentare azioni legali contro il Dipartimento di Polizia, facendo leva sul nervo scoperto del razzismo diffuso in città e sui metodi non sempre ortodossi usati dalle forze dell'ordine. Le sue invettive gli hanno procurato grande fama e, inevitabilmente, l'odio feroce di quasi tutti gli agenti. Sullo sfondo di una Los Angeles sconvolta dalla difficile convivenza tra bianchi e neri, le indagini di un caso dì cui nessuno vorrebbe occuparsi sono affidate al detective Harry Bosch, uomo duro e tormentato, solitario per dovere e per necessità. Alle prese con un'umanità cinica ed egoista, è lui che deve scandagliare la vita privata di Elias, addentrarsi nei recessi più sordidi di Internet, alla ricerca di una giustizia "che vede soltanto il colore del sangue".
Nato a Philadelphia, all'età di 12 anni si trasferisce in Florida con la sua famiglia e, proprio nel periodo dell'università, matura l'idea di diventare un autore thriller grazie all'appassionata...
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.