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21 maggio 2011 6 21 /05 /maggio /2011 20:16

fiera-libro444-torino.pngE' accaduto al 24° Salone Internazionale Libro di Torino, da poco concluso (12-16 maggio 2011), al Lingotto Fiere.

Un sedicente Autore si aggirava per gli stand, presentandosi come uno scrittore emergente e chiedendo (e ottenendo) pareri sulla sua opera prima di narrativa, presentata appunta alla Fiera del Libro (ma in realtà un libro mai scritto e non esistente, dunque).

Gli interpellati - molti dei quali affermati critici (come Sgarbi, ad esempio), personaggi dello spettacolo (Serena Dandini, per citare una delle persone contattate) e scrittori (Giacarlo De Cataldo e altri), pur di non dover riconoscere di non aver mai sentito parlare del libro in questione e di non averlo mai avuto tra le mani, hanno improvvisato pareri come se, invece, lo conoscessero di prima mano, pareri il più delle volte favorevoli, altri invece tiepidi ed esitanti.

Cosa del resto non particolarmente fuori dal normale e non tale da dare nell'ochio, i diversi momenti di questo multiforme approccio da parte del sedicente scrittore, sono stati registrati integralmente con l'ausilio di una handycam e,  alla conclusione della Fiera, spezzoni dei filmati sono stati diffusi nei media, nei notiziari e nei programmi di approfondimento, con l'accompagnamento della notizia che il libro di cui era richiesto il parere era un non-libro mai stampato, dunque.

Una sorta di cattiva ed imbarazzante candid camera che, nelle intenzioni di quelli che hanno architettato questa piccola beffa, era finalizzata a denunciare provocatoriamente i meccanismi del consenso e del successo di testi letterari, di narrativa, critica e saggistica, fondati sul sentito dire, su simpatie e antipatie personali, stroncature violente o esaltazioni, piuttosto che su di una lettura di prima mano dell'opera stessa, tale da evidenziarne pregi e difetti.

Questa beffa, di cui mi è capitato di vedere alcuni stralci filmati in un notiziario televisivo RAI, mi ha fatto pensare ad un esperimento sociologico condotto negli Stati Uniti negli anni Sessanta, sui meccanismi che generano diagnosi psichiatriche "pesanti" e attivano meccanismi di emarginazione. Alcune "cavie" (volontari e, in genere, studenti), reclutate per l'esperimento e appositamente istruite, si presentavano alle istituzioni psichiatriche prescelte, dichiarandosi in stato confusionale e fingendo disturbi dell'orientamento e della memoria. Avvenuto il ricovero per la necessaria osservazione alla formulazione di una diagnosi e allo scioglimento della prognosi, se ne stavano semplicemente in disparte, senza parlare troppo e limitandosi a prendere appunti su di un taccuino. Spesso bastavano questi elementi schiettamente comportamentali, ma di per sè non espressione di una psicopatologia specifica, ad indurre i medici a formulare delle diagnosi di "schizofrenia". La diagnosi diveniva estremamente vincolante e i volontari, benchè richiedessero di essere dimessi, a quel punto - sulla base di quella diagnosi - venivano trattenuti nel nosocomio: per loro dimissione, fu ogni volta necessario l'intervento degli sperimentatori che resero esplicito ai medici il protocollo del loro esperimento e l'identità dei volontari.

La diagnosi psichiatrica, grave e vincolante, venne formulata dai medici sulla base del pregiudizio e di "griglie" osservative rigide e pre-definite: vi è, secondo me, un'analogia con la piccola beffa messa punto in occasione della Fiera del Libro che ha mostrato appunto come un parere favorevole, "vincolante" rispetto al generarsi di un consenso più esteso, può essere espresso senza alcuna conoscenza del "fatto" cui ci si riferisce, ma in maniera puramente virtuale.

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Published by maurizio crispi - in Il fatto
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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