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14 dicembre 2012 5 14 /12 /dicembre /2012 10:37

Cuccìa di santa Lucia - Foto di Maurizio Crispi(Maurizio Crispi) Ed anche quest'anno è ritornata una tradizione a cui è difficile rinunciare: si tratta della Cuccìa e di tutte le consuetudini alimentari correlate, che a Palermo e in Sicilia ricorrono in occasione della festa dedicata a Santa Lucia, che cade il 13 dicembre.
Sì, a Palermo nel giorno della festa di Santa Lucia si mangia la "cuccìa" (vedi più avanti): una tradizione che, con numerose varianti, è diffusa in quasi tutta la Sicilia, ma che è anche, nello stesso tempo, profondamente ed intimamente familiare.
Già, perché ogni famiglia ha il suo modo di preparare la cuccìa e un suo modo peculiare di allestirla, come piatto clou nel contesto di un'intera serie di cibi "tipici" da consumare in questo giorno, con l'escluso dei farinacei "trattati" e del pane.
La maggior parte dei Panifici a palermo (non so nelle altre città siciliane) sono chiusi oppure sono aperti solo per vendere altri prodotti, come ad esempio le Arancine.
Mentre invece lavorano a pieno regime le Friggitorie che sono letteralmente prese d'assalto per panelle, crocchè di patate (cazzilli), arancine etc.
Ogni famiglia, dicevo, ha il suo modo di allestire la cuccia in un contesto di altri cibi e di preparare la stessa cuccia: e spesso si tratta di una tradizione che si trasmette quasi immutata da una generazione all'altra. 
Per noi, nel giorno della cuccia, secondo la consuetudine che c'era con la Nonna Maria e poi con mia madre, l'esatta sequenza è: panelle e crocché, arancine al burro o con carne (badiamo bene: "arancine" e non "arancini"), gateau (o timballo) di patate oppure, in alternativa, sformato di riso, e poi a scelta una bella insalata mista oppure i cardi o i carciofi fritti in pastella, per passare poi alla degustazione della Cuccia (nelle due varianti al ciocoolato e con la ricotta), quindi furtta (a scelta o, eventualmente, nella forma di macedonia), per finire - se c'è ancora posto - con le panelle dolci.
Quindi, caffé e - o prima o dopo - un vino dolce oppure un liquorino (o un digestivo).
Diciamo che, alla fine, per quanto uno abbia cercato di contenersi, si ha la sensazione di aver stramangiato: ed è così che si rievoca, con paradossali trasformazioni in senso contrario, la miracolosa conclusione di un periodo di carestia. E finalmente, alla sera, si arriva al momento del "digiuno terapeutico", anche se ci sono quelli che - non ancora soddisfatti - replicano alla sera il menù della mattina.
Arancine per il giorno di santa Lucia - Foto di Maurizio CrispiForse - per quanto riguarda me - si tratta di una festa gastronomica (ma anche un momento di incontro con persone care o da lungo tempo non viste) che assume un valore maggiore della feste di Natale e Capodanno.
Forse perché quando arriva il giorno di Natale e poi la Fine dell'anno c'è la malinconica certezza di qualcosa che fugge, che passa via e che finisce in un batter d'occhio.

Mentre nel giorno di Santa Lucia, con la "calorosa" mangiata che ci regaliamo, il periodo delle feste è ancora di là da venire, anche se poi i giorni che rimangono sino al 31 dicembre passeranno tumultuosi e si arriverà in un batter d'occhio alla fine dell'anno.
In più, in un'occasione come questa, la memoria non può riandare indietro commossa al pensiero di tutti quelli che non ci sono e con i quali abbiamo trascorso da un'anno all'altro questa giornata e, in fondo, si è tutti insieme anche con coloro che ci hanno lasciato.

 

 

L'usanza della Cuccìa si riconnette ad un fatto storico realmente accaduto, sul quale sono stati intessuti alcuni dettagli leggendari. Dove è il vero e dove sta la parte inventata della storia ha in definitiva un'imprtanza secondaria: perchè il bello delle tradizioni è che possano riconettersi ad una storia, più che ad un fatto nudo e crudo, realmente accaduto, proprio con quei dettagli.
Che Palermo e altre città siciliane siano state colpite da una grave carestia nel 1646, durante la dominazione spagnola, è storia.

Che nel momento di maggiore disperazione, proprio nel giorno in cui ricorreva la festa di Santa Lucia (patrona di Siracusa e considerata dai devoti la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e, per questo motivo, spesso invocata nelle malattie degli occhi)  siano giunte delle navi cariche di frumento, subito distribuito alla popolazione affamata e che questa circostanza sia stata ritenuta un miracolo dispensato da Santa Lucia, è possibile.

 

Storicamente attestato, grazie anche ad una testimonianza scritta lasciataci da un testimone oculare, il can. Antonino De Michele, è quello che è passato alla storia come il miracolo della fine della carestia dell'anno 1646. La domenica 13 maggio di quell'anno, a chiusura di un ottavario di preghiera per la cessazione della carestia, ottavario durante il quale il simulacro di Santa Lucia era stato esposto alla pubblica venerazione presso l'altare maggiore della Cattedrale di Siracusa, una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa celebrata dal Vescovo Elia de' Rossi. Quando la colomba si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l'arrivo al porto di un bastimento carico di cereali. La popolazione tutta vide in quella nave la risposta data da Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte.

 

Carciofi fritti in pastella - Foto di Maurizio CrispiSecondo la storia tramandata, i cittadini consumarono il grano così com'era, limitandosi a bollirlo in acqua...

La fame era tanta e non ci sarebbe stato tempo per macinarlo in farina e per panificare.

Questo è il racconto che si tramanda per spiegare l'usanza della cuccìa.

Tuttavia, la solidità storica di questo fatto, è meno certa del "miracolo" - come è stato narrato sopra - fatto che, secondo alcuni, sarebbe addirittura del tutto privo di fondamento (come, ad esempio, afferma con piglio reciso questa notazione tratta da wikipedia)...

 

Priva di fondamento la leggenda che vuole che in quell'occasione i siracusani cucinarono di fretta i cereali per nutrirsene, facendo così nascere la tradizione della cuccìa. La cuccìa, un dolce a base di ricotta e frumento tipico della Sicilia occidentale, non è mai stato un dolce siracusano. È stato introdotto a Siracusa più come elemento folkloristico che tradizionale, negli anni Ottanta del XX secolo, da alcune pasticcerie siracusane. In ogni caso, la tradizione di mangiare la cuccìa è antichissima in tutta la Sicilia e specie nel Siracusano.

 

Santa-Lucia.jpgAnche se a me personalmente piace pensare alla veridicità di questa "leggenda" che corrisponde alle storie che mi venivano raccontate da bambino per spiegarmi la tradizione della cuccìa.

Certo è, però, che da quel momento ( o da un momento successivo) alla devozione per Santa Lucia è stato associato l'uso del mangiare "cuccìa" il 13 dicembre di ogni anno: la cuccìa di Santa Lucia, appunto.

Il nome "cuccia" può derivare dal sostantivo "cocciu", chicco, o dal verbo "cucciari", cioè mangiare un chicco alla volta.

La tradizione vuole che questo dolce sia distribuito a familiari, amici e vicini di casa.

Le briciole si lasciano su tetti per essere catturate dagli uccellini, secondo alcune tradizioni.

La "cuccìa" è dunque un dolce realizzato con chicchi di grano cotti in acqua e poi conditi con la ricotta o con cioccolato (in forme più raffinate evolute e golose): il tutto impreziosito da scaglie di cioccolatto fondente e da pezzetti di zuccata.

La tradizione più completa vuole che nel giorno di Santa Lucia non si mangi il pane, nè altri cibi a base di farina di grano: questo per rievocare la miracolosa cessazione della carestia.

Si panifica di meno e non si compra il pane: questa usanza a Palermo è particolarmente seguita.

Qui, l'uso vuole che, a pranzo o a cena, si mangino panelle (fatte con farina di ceci) e crocché di patate, fritturine varie, arancini (in tutte le varianti possibili) oppure gateau di patate, sformati di riso, per finire (dopo la frutta, se si vuole anche questa) con la cuccìa nelle sue due principali varianti (con ricotta o con cioccolata) e, dulcis in fundo, con le panelle dolci (frittelle di farina di ceci dolficiate e con ripieni di crema gialla, ricotta o anche cioccolata).

Insomma, la rievocazione della fine della carestia nel lontano 1646 avviene mettendo in scena un'abbuffatta che non è di poco conto: l'importante è che alla fine della giornata si possa dire che, rispettando la tradizione, non si sia mangiata nemmeno una briciola di pane...

Anche se poi, c'è il rischio di portarsi sull'orlo del collasso da sovraingestione di cibo oltremodo goloso, oltretutto...

 

 

Questa è una delle ricette che si trovano nel web.

 

Ingredienti: per 4 persone: 500 gr di grano; 120 gr di amido; 1 litro e 1/2 di latte; 200 gr di zucchero; 1,5 kg di ricotta fresca; 50 gr di zuccata; 200 gr di cioccolato amaro; un vasetto di ciliege sciroppate.

Esecuzione: Mettete il grano ad ammollare dentro una pentola con acqua per circa tre giorni, Scolate il grano. Sciogliete l'amido nel latte freddo aggiungendo la scorza di limone. Mettete in un recipiente il latte con l'amido e fate cuocere a fuoco bassissimo mescolando di tanto in tanto. Appena diventa cremoso, spegnete ed aggiungete il grano, mescolando il tutto. Fate raffreddare ed unite il cioccolato e la zuccata tagliati a pezzetti. Servite in tavola. La Cuccia si può preparare anche con la ricotta che passerete a setaccio mescolandola con lo zucchero. Appena sarà cremosa, aggiungete il cioccolato spezzettato e la zuccata, unendo anche il grano. Guarnite con delle ciliege sciroppate. In questo caso, i tempi di preparazione sono un pò più lunghi.

 

Quella che viene utilizzata a casa mia è una ricetta "tradizionale" di tipo trans-generazionale. la cuccìa, così come la ricordo sin da bambino, veniva preparata da mia nonna; poi, nella preparazione, è subentrata mia madre che si atteneva alle ricette della nonna. Ora che mia mamma non c''è più è la signora Maria che si occupa di noi a prepararla, seguendo ancora scrupolosamente la ricetta di mammà che si è trascritta su di un calepino per averla sempre a portata di mano.

Per esempio, questa variante dell'aggiunta di ciliegie sciroppate non la sapevo proprio.

Ci tengo in modo speciale che, ogni anno, il 13 dicembre si continui a preparare la cuccia.
Ma la nostra tendenza è quella di non eccedere troppo nello zucchero, in modo che il gusto mantenga un carattere più sobrio.

Mia madre, subentrata alla nonna, ci teneva moltissimo a prepararla anche perchè tutti (i suoi fratelli e la sorella, ma anche i vari nipoti - miei cugini) in quel giorno venivano a casa nostra apposta per mangiarla e poi se ne portavano delle abbondanti porzioni a casa. E se qualcuno non poteva venire, mai madre gliela metteva da parte o gliela faceva avere.

E la tradizione sta, infatti, continuando anche in questo senso...
Quando una tradizione sopravvive, d'altra parte, continuano a vivere accanto a noi, i nostri cari che ci hanno preceduto...

 

 

Foto di Maurizio Crispi

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Gastronomia e tradizioni
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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