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12 dicembre 2023 2 12 /12 /dicembre /2023 10:37
Il mondo dietro di te (La Nave di Teseo, 2023 - Dettaglio della copertina

Non ci sono sogni
e nemmeno segni

E' stata una notte di sonno
come quello d'un ghiro,
avvoltolato nelle coperte,
ma senza avere riposo vero

 

Ora, sveglio,
cado preda d'una crisi di starnuti
e mi lacrimano gli occhi

 

Prendo un libro
Il mio occhio vaga
distratta-mente
sulla pagina scritta
senza trarne profitto o gioia

 

Scrollo e ri-scrollo
Commento e annoto
Chioso, scrivo, rilancio e condivido
E' il lavoro della notte
o all’alba prima del sorgere del sole

 

Ieri ho visto, assieme,
le foglie ingiallite sugli alberi
fluttuare nel vento
per poi cadere in una lenta danza,
i tappeti di foglie cadute a terra
e, nello stesso tempo, 
le fioriture anticipate del nespolo
e quelle tardive - fuori stagione - delle lantane
Assieme, in un’insolita combinazione,
l’autunno, l’inverno e la primavera

 

Prima vi erano certezze
Ora è tutto mischiato
Ogni cosa sfuma in un altra
È sempre più difficile dire:
Sono qui!
Oppure, sono lá!
Più difficile collocarsi con esattezza
nel flusso delle cose
Più difficile decodificare gli eventi naturali
È tutto più ambiguo,
più incerto, 
più mescolato,
più disorientante

 

Forse sono questi i segni
d’un mondo che cambia,
della scomparsa dei ritmi naturali
(quelli che ci hanno insegnato essere
naturali e immutabili)
della natura impazzita,
ma anche le avvisaglie della caduta,
imminente e improcrastinabile

 

Alcuni dicono che siamo
già pienamente immersi
in un flusso di estinzione

 

Ciò che temiamo 
sta già accadendo,
ovvero quella che dicono essere
la sesta estinzione di massa

 

E, forse, adesso potrò dormire tranquillo
un ultimo sonnellino ristoratore,
prima della fine

 

Mi è cresciuta la barba
e dovrò radermi
Lo stesso vale per le unghie
Forse questo è un segno non ambiguo
del fatto che sono ancora vivo
Eppure anche questo segno è bifronte
Dicono che i peli e la barba
- come anche le unghie -
continuino a crescere
ancora per un po’ 
dopo la morte celebrale

 

Su questo,
dovrò lavorarci su

Dal film Il Mondo dietro di te

Il mondo dietro di te (film e romanzo) In questo thriller apocalittico basato sul romanzo Leave the world behind di Rumaan Alam, seguiamo la storia di una famiglia che si ritrova ad assistere “da lontano” alla fine del mondo mentre è in vacanza. Con loro ci sono anche gli Scott, proprietari della casa che hanno affittato in una località di mare vicino a New York City. Via via succedono cose sempre più strane che convincono il gruppo che sia in corso un cyber-attacco negli Stati Uniti, forse addirittura un colpo di Stato volto a innescare una guerra civile.

Tra le stranezze c’è anche il comportamento della natura che circonda la casa. Più volte i membri della famiglia vedono dei cervi nel giardino sul retro: prima solo un paio, quindi a centinaia. L’apice di questa linea narrativa viene raggiunto quando Amanda e Ruth vengono circondate nel bosco. Gli animali non sembrano aggressivi, si limitano ad avvicinarsi a loro, fin quando le due donne non iniziano a gridare per spaventarli. Ma cosa significa tutto questo? Abbiamo la risposta del regista, nonché creatore di un’altra opera molto cinica come Mr. Robot.
Durante un’intervista con Netflix’s Tudum, il regista Sam Esmail ha infatti spiegato il significato di quelle scene, che ovviamente è molto simbolico. Ha detto: 

I cervi sono creature pacifiche. Trasformare quella dolce immagine in qualcosa di inquietante, minaccioso, quasi un avvertimento, ho pensato che fosse davvero interessante. Questo è il trucco di questo film. Abbiamo sempre cercato di prendere le cose che non abbiamo mai considerato una minaccia per poi ribaltarle.

Non è l’unico riferimento alla natura contenuto nel film: anche i fenicotteri si comportano in modo strano, cementando la sensazione che qualcosa di terribilmente storto stia accadendo nel mondo. Una possibile interpretazione potrebbe essere collegata al tema del cambiamento climatico e dei pericoli che la natura sta correndo per via delle azioni dell’uomo: l’avvertimento dei cervi potrebbe quindi essere una sorta di suggerimento su cosa bisognerebbe fare per fermare la fine del mondo, ovvero tornare ad avere un rapporto più intimo con l’ambiente naturale. Peccato che la risposta delle due protagoniste sia inutilmente aggressiva…

Nel romanzo di Rumaan Alam, inoltre, i personaggi scoprono che la prossima generazione di quel branco di cervi è nata col pelo bianco e che i loro movimenti e percorsi migratori sembrano simboleggiare il modo con cui il mondo sta cambiando rapidamente attorno all’umanità, in un modo che non possono controllare o cambiare. Anche qui, il simbolismo si spreca. Il bello di Il mondo dietro di te, come specificato anche dall’autore del libro, è che non fornisce tutte le risposte ma lascia che sia lo spettatore a interpretare determinati eventi.

 

Leggi anche: Il mondo dietro di te: le principali differenze tra il film Netflix e il romanzo originale

Foto: Netflix

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11 dicembre 2023 1 11 /12 /dicembre /2023 07:31
Lo Sparviero (il trabiccolo volante ideato da Salgari per i due romanzi I Figli dell'aria e Il re dell'aria)

Partecipo ad una passeggiata in compagnia,
ospiti o parenti,
non so,
un’attività collettiva
ludica e piacevole

 

Li porto al Parco della Favorita
dove c’é una confusione davvero bizzarra e insolita
Gente di tutti i tipi e etnie
Uomini, donne, bambini
Tutti vocianti e ciarlieri
Noi siamo dotati 
di un trabiccolo volante
e sovrastiamo questa folla dall’alto
Non siamo costretti a scansarci
ad ogni piè sospinto
e abbiamo la libertà del cielo
Siamo i re dell’aria
con il loro Sparviero,
come nel romanzo di Salgari
Poi ad un certo punto
io mi lancio in volo,
per atterrare dopo una lunga planata
tra gli alberi 
e in mezzo alla folla
Ci vediamo dopo,
dico agli altri della compagnia, 
spiccando il salto nel vuoto

 

Dopo l'atterraggio,
ritorno a piedi,
seguendo un cammino 
lungo e tortuoso
Ci sono dei bambini che giocano con le biglie 
Altri più grandicelli che molestano 
quelli più piccini
(li bullizzano)
ed io mi ritrovo a prendere le difese
dei poveri bimbi maltrattati

 

Incontro alcune persone che conosco
che vanno ad una festa
e portano con sé
una torta monumentale
ricoperta di glassa

 

(dissolvenza)

 

 

Questo è il sogno in breve, 
perché c’erano molti più dettagli che mi sono sfuggiti
Così è!

Emilio Salgari, Il re dell'aria

Il re dell'aria è un romanzo di avventura fantascientifico di Emilio Salgari (uno dei miei preferiti, quando ero piccino), scritto nel 1907 e originariamente pubblicato da Bemporad di Firenze.
É il seguito del precedente romanzo I figli dell'aria, di cui riprende alcuni personaggi

Nello stretto di Tartaria un piccolo gruppo di coraggiosi sbarca sull'isola di Sakalin, nei pressi delle coste della Siberia Meridionale. In quel luogo sperduto sono incarcerati numerosi detenuti politici, tra cui Boris, un ex-comandante della corazzata militare russa "Pobieda", un tempo da tutti descritto come un coraggioso e valido ufficiale, e fratello di Wassili Starinsky, il capo del gruppo che si impadronisce della prigione e libera i detenuti. Al suo fianco si schierano Rokoff e Fedoro, i due amici già incontrati ne I figli dell'aria, e il polacco Ranzoff, il "Re dell'aria", comandante dello Sparviero, una meravigliosa macchina volante.

La macchina, con a bordo i fuggitivi, percorre la Wladimirka, la via battuta dai forzati in Siberia, e in pochi giorni raggiunge le regioni tropicali. L'aeromobile, partito da Pietroburgo, sorvola quindi il Baltico, la Danimarca meridionale, sfiora le coste della Germania e dell'Olanda, attraversa la Manica, tocca il golfo di Guascogna, giunge a capo di Finisterre; sorvola l'Oceano Atlantico verso le Canarie lasciandosi alle spalle le coste africane, sorvola le isole di Capo Verde fino al prato dell'Atlantide, quel continente scomparso che secondo Salgari si estende tra l'Africa e l'Europa. Fa rotta poi verso le isole di Tristan da Cunha, costeggia le Piccole Antille, i banchi di Bahama, le coste della Florida, la nuova Scozia, Terranova e atterra nei pressi di Boston. Riprenderà infine il viaggio verso lo scoglio dell'Ascensione, sulla dorsale del medio Atlantico, sempre esposta alle furie del mare. 

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11 dicembre 2023 1 11 /12 /dicembre /2023 07:19

Ho scritto questa nota il 24 novembre 2019, in occasione di una visita a mio figlio Francesco che allora si trovava a Milano.
Pubblicata su Facebook, non l'ho mai trasferita prima qui sul mio blog.
Una dimenticanza.
Eccola, qui, comunque

Di corsa sulla spiaggia (Foto Petyx)

C’è una spiaggia radiosa, una distesa di fini granelli color giallo-oro, contornata da un lato dal mare intensamente azzurro e dall’altro da una fila di dune piatte, ma di altezza sufficiente a nascondere allo sguardo ciò che rimane al di là

Il mondo in una spiaggia, ecco

Corro

Non so perché io abbia cominciato a correre, o quando

Sono nitide le sensazioni dei piedi che affondano nella sabbia tiepida e ne sono accarezzati

Anche il cielo è intensamente azzurro, da far male agli occhi

Molti altri corrono, assieme a me

Ma ognuno è isolato nel suo correre, totalmente intento in esso

Ogni corridore una monade nomade

A tratti incespico, ma poi riprendo l’equilibrio

Man mano acquisto dimestichezza con il gesto della corsa, corroborato da quelle ondate di energia

Il mio passo si fa più sicuro: come ricordare un gesto desueto, quasi dimenticato

Prendo a balzare, quasi volando

Ondate di energia salgono dentro di me, ad ogni contatto con il suolo e percorrono ogni fibra del mio essere

Lo sento, come un formicolio che mi pervade tutto dalla punta dei piedi sino alla cima della testa

Recupero  uno dopo l’altro i corridori che mi precedono e li lascio indietro

Mi sento un leone

Sento l’agilità del mio corpo, un’agilità felina e prorompente

E, al contempo, una sensazione di ebbrezza e quasi di beatitudine

Penso che sto vivendo un’esperienza quasi paradisiaca, impagabile

Alla fine, comincio a sentire esplodere nella mia testa il fragore di una musica trascinante che mi fa muovere ancora più agilmente, a ritmo di samba

 

(Dissolvenza)

 

Milano, 24/11/2019

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10 dicembre 2023 7 10 /12 /dicembre /2023 07:08

A volte ci si sveglia avendo la consapevolezza d’avere appena fatto un sogno
In alcuni casi, si presenta alla nostra mente un’immagine vivida
e, a partire da quella, siamo in grado talvolta di ricostruire un intero frammento
che si trasforma in “narrazione”, frutto del processo di elaborazione secondaria.
In altri casi, nessun dettaglio riemerge. ma rimane quella vivida impressione di aver sognato, che può essere accompagnata da una sensazione di grande benessere e pace interiore, oppure da ottimismo nei confronti del giorno che ci accingiamo ad affrontare

Forse per questo gli Antichi ritenevano che fossero gli dei a visitarci nel sonno e che i sogni potessero avere una funzione terapeutica

Quando non mi ricordo alcunché, al risveglio mi sento stordito,
come facessi fatica a rientrare in contatto con la realtà ordinaria e quotidiana
E cerco di ritrovare le tracce perdute

In fondo, prima ancora dell’invenzione delle realtà virtuali,
i sogni ci hanno da sempre garantito l’accesso a mondi alternativi,
senza bisogno di sofisticherie tecnologiche

Maurizio Crispi (19 dicembre 2019)

In campagna di notte (foto di Maurizio Crispi)

Mi sono svegliato
senza ricordare il sogno

 

Eppure c’era stato
tutto un lavorìo onirico
piuttosto stancante 
al limitare della veglia
e dello stato di vigilanza
Di cosa si trattasse non so

 

In questi casi, 
quando ciò accade
mi sento un po’ defraudato
Vorrei sapere, ma non posso

 

È come se fossi esiliato del Regno
in cui tutto è possibile

 

Ogni giorno
vorrei poter scrivere
un racconto meraviglioso
oppure orribile,
a seconda dei casi,
di ciò che ho visto,
di ciò che ho sognato,
di avventure e viaggi improbabili

 

Senza tutte queste cose
che tracimano dal reame onirico
mi sento vacuo e vacante,
traballante

 

Mi chiedo spesso se il mio vero Io
sia quello del sogno
o quello della realtà 
Sono divorato dal dubbio 
di chi sia io veramente

 

Ed ecco che mentre scrivo queste parole
mi sono ricordato d’un frammento di sogno!

 

Camminavo con il mio zaino in spalla
per esplorare una città 
apparentemente ignota

 

Avrebbe anche potuto trattarsi
di una Palermo misteriosa che sconosco

 

Mi trovavo a scendere lungo un ripido camminamento spiraliforme, 
cosparso di rocce nere e viscide,
corrose nel tempo dalla furia delle acque

 

Con un certo disagio 
arrivavo sino alla riva d’un ampio corso d’acqua,
un fiume o un canale, 
non so quale dei due,
il cui alveo scorreva 
in una profonda depressione,
con acque scure ed impetuose

 

In alto potevo vedere
edifici e fabbriche,
alcuni monumentali,
guglie, campanili ed alte torri
che si stagliavano contro il cielo
d’un profondo azzurro

 

Avrei voluto fare delle foto
e prendevo a rovistare nello zaino
alla ricerca della camera

 

Dopo molto cercare, la trovavo in effetti
Rimettevo lo zaino in spalla
e cercavo di scattare le foto agognate
Niente! 
Batteria esaurita!
Mi ero dimenticato di metterla in carica
Mannaggia!
Chi è causa del suo mal pianga se stesso!

 

Proseguo comunque la mia camminata
costeggiando ampi bacini e moli
dove sono ormeggiate delle imbarcazioni

 

Vorrei salire su una di esse
e vedere sin dove la corrente 
possa portarmi,
ma ora ho un’urgenza
Devo raggiungere un ambulatorio medico
dove un mio collega mi attende

 

Prendo - sempre dal mio zaino -
una mappa per stabilire 
quale sia il percorso migliore da seguire
Per ogni evenienza,
ho anche una bussola con me
(per fortuna!)

 

Dovrò attraversare una parte della città, 
compromessa,
abbandonata da Dio e dalle istituzioni
Sarà un attraversamento 
difficile e periglioso

 

Sono del tutto solo
e non c’è nemmeno il cagnone Black
a farmi da scorta e guardia del corpo

 

Tenterò la sorte, comunque,
e cercherò di uscire fuori
a riveder le stelle, indenne

 

(Dissolvenza)

 

Nel pieno della notte,
quando mi sono svegliato,
sono uscito fuori, all’aperto,
nell’aria pungente e frizzante 
e sopra di me
incombeva un meraviglioso cielo trapunto di stelle
e, dopo molto tempo
(troppo)
che non volgevo in alto lo sguardo,
ho visto l’amico Orione

La Piramide del Sol di Teotihuacan

La Piramide del Sol di Teotihuacan

Essi [gli Aztechi] chiamavano questa festa "ixnextiua", che vuol dire cercare l'avventura. Dicevano che, nel corso di questa festa, tutti gli dei danzavano e per questo tutti coloro che danzavano prendevano diversi travestimenti: gli uni personificavano degli uccelli, ed altri degli animali, e si camuffavano da colibrì, altri da farfalle, altri da calabroni, altri da mosche, altri da scarabei. Altri ancora portavano sulla loro schiena un uomo addormentato, e dicevano che era il sogno...

dalle Cronache di Bernardino de Sahagùn, citato da Jean-Marie Gustave Le CLézio, Il sogno messicano, Serra&Riva, 1990

Vittorio Lingiardi, L'ombelico del mondo. Un viaggio onirico, Einaudi

L'ombelico del sogno di Vittorio Lingiardi è una delle mie letture di questi giorni che mi sta appassionando.
Nulla di nuovo, sotto il sole: però è una bella carrellata sul sonno e sul sognare, dall'antichità classica sino all'epoca moderna, sulle diverse teorie psicoanalitiche incluse quelle più moderne ed attuali.
Da leggere a piccoli morsi, in modo da lasciar sedimentare il contenuto di ogni singolo capitolo.

E' un saggio piacevole, ma approfondito, sul sogno e sul sognare, in cui l’autore prende le mosse da lontano, partendo dalle più antiche teorie sul sogno elaborate dagli autori classici, passando per Freud e Jung (per non parlare delle evoluzioni più avanzate del pensiero psicoanalitico in merito al sognare), per arrivare alle diverse affascinati teorie elaborate dai cognitivisti e dai cultori di neuroscienze.
È una lettura che procede per brevi, incisivi, capitoli, ciascuno supportato da un ricco apparato bibliografico che ovviamente consente ai lettori più curiosi di procedere a propri percorsi di letture di approfondimento.
Una lettura appassionante sia per chi è già informato, avendo già studiato i diversi temi correlati con il sogno e il sognare e avendo acquisito dimestichezza con essi, sia per il profano che intende cominciare ad esplorare questi territori.
Quella che Lingiardi ci propone è un’autentica avventura di viaggio nel mondo dei sogni

Vittorio Lingiardi, L'ombelico del sogno. Un viaggio onirico, Einaudi (Le Vele), 2023

(Copertina) Dei sogni sappiamo poco. Un ombelico, dice Freud, li unisce all'ignoto. Studiati e interpretati in molti modi - come messaggi divini, segreti dell'inconscio, stratagemmi cognitivi o improvvisazioni neurali - ci toccano e svaniscono. Sono immagini di pensiero, racconti involontari che parlano di noi. Chiedono ascolto, servono la vita

(soglie del testo) Al centro del nuovo libro di Lingiardi, La nostra attività onirica. Dalla concezione profetica del mondo classico alle ultime ricerche scientifiche.
Racconti simbolici o improvvisazioni sinaptiche, i sogni sono un mistero che parla di noi: realtà irreali, private e profondissime. «Ogni sogno ha […] un ombelico attraverso il quale è congiunto all'ignoto», scriveva Freud piú di un secolo fa. Da questo ombelico misterioso, che dà il titolo al suo libro, Vittorio Lingiardi inizia un viaggio onirico e poetico tra divinazione, psicoanalisi e neuroscienze. Perché «la verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni». Non sappiamo a cosa servono, ma servono; e non resistiamo al bisogno di raccontarli. Sarà che siamo fatti della loro sostanza.

Nel sogno succede 
che devo aggiornare di continuo i miei sogni
Riprendo i sogni antichi
Li riporto al presente
Li commento, li revisiono
oppure ci aggiungo delle annotazioni attuali
Succede però che tutto ciò che scrivo
come nuovo aggiornamento
si perde, 
va in malora,
evapora
non ve n’é più traccia
E allora, in una procedura estenuante,
devo andare a verificare ogni cosa,
riscrivendo e aggiornando 
in un processo infinito
Ma non c’è storia,
tutto sembra sfuggire via
Questa situazione alla quale non v’è via di uscita
mi procura un lieve mal di testa
ma anche insonnia, alla lunga
Vorrei l’oblio
senza l’impiccio del ricordo e della reminiscenza

Maurizio Crispi (22 novembre 2023)

Nel sogno succede (foto di Maurizio Crispi)

Nel sogno succede (foto di Maurizio Crispi)

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9 dicembre 2023 6 09 /12 /dicembre /2023 06:51
Selfie meditabondo in Bianco-nero (foto di Maurizio Crispi)

In questo sogno
devo riprendere a lavorare
presso un Centro di Salute Mentale
Quando arrivo c’è un’enorme confusione

 

Ho portato con me la corposa cartella clinica
di un utente in trattamento presso il centro
che si occupa di tossicodipendenze
per poter fare una verifica congiunta
e un incrocio dei dati

 

Vedo volti conosciuti,
anche se invecchiati
e con i segni del tempo
impietosamente incisi sui volti
La confusione deriva dal fatto 
che sono in corso attività di formazione
destinate al personale sanitario
Aspetto e aspetto
e la cosa va per le lunghe
Sono tutti riuniti in plenaria
Gli operatori sono tantissimi, 
forse centinaia
Più che un’attività di formazione
pare di vedere l’evolversi 
di un convegno o di un congresso
Mi guardo attorno e vedo
ampi spazi
corridoi che divergono
cartelli di segnaletica 
per raggiungere ambulatori e laboratori

 

L’attesa si protrae
Ogni tanto scambio una parola al volo
con qualcuno
Mantengo l’anonimato
Ma d’altronde chi dovrebbe
(o potrebbe) riconoscermi?
Ho sempre la cartella clinica con me,
ingombrante come non mai
Noto che sono presenti
anche militari 
che formano dei piccoli capannelli
da cui si levano voci tonanti
che dialogano di controlli a distanza
per mezzo di micro-spie 
e altri dispositivi tecnologici di controllo
di ultima generazione, 
compresi quelli fondati su impianti intracorporei
di elementi nano-tecnologici


Alcuni che passano indaffarati
mi dicono che devo attendere 
che si concluda una delle lezioni del corso
Mi sento un po’ un Candido
Che ci faccio qui?, mi chiedo
Mi sento come uno psichiatra riluttante
Finalmente la porta si apre
ed entro nella stanza adibita ad aula
Sono tutti là, i colleghi-corsisti
(tutti di molto più giovani di me)
eccitati e ciarlieri come scolaretti
che possono avere finalmente
la loro agognata ricreazione
e i relatori di prima seriosi
che ripongono carte e libri
nelle loro borse capaci,
adatte al ruolo
Mi avvicino al loro tavolo,
posto più in alto 
rispetto alle sedie dei discenti,
e mi presento
Alcuni mi riconoscono,
altri no, perché troppo giovani
Dico loro il motivo della mia presenza
Mi aspettavano, dicono,
poiché io dovrei essere 
il relatore principale della lezione successiva
Spiego che di questo non sapevo nulla 
e che quindi non ho predisposto nessuna traccia
e nemmeno una presentazione in powerpoint,
in termini di materiali, slide e quant’altro,
come oggi si usa, 
anziché fondarsi sulle capacità oratorie e sulla cultura
dell'oratore di turno
Non ho nemmeno preparato
i soliti test a risposte multiple
per valutare il livello di conoscenza
della tematica proposta 
da parte dei discenti
prima e dopo l’attività didattica
(sempre come si usa fare oggi)

 

Va bene, dico,
cercherò di arrangiarmi improvvisando,
andando a braccio
(d’altronde, nella mia vita passata,
sono sempre stato maestro d’improvvisazioni)
L’attività di formazione
riguarda le Dipendenze Patologiche,
con e senza farmaci,,
e quindi dovrei farcela,
senza troppe difficoltà 
Mi rimbocco le maniche della camicia
(parlando in metafora)
e comincio

 

(Dissolvenza)

 

In un sogno precedente 
a questo di cui ho appena scritto
si verificavano varie cose inquietanti
che non riferisco tutte per brevità 
Uscivo da una casa dov’ero ospite 
per un banchetto festivo
e mi ritrovavo in una vasta piazza

 

All’improvviso cominciavano 
a scendere dall’alto fluttuando
delle piccole sfere
lievi come bolle di sapone,
apparentemente innocue, 
solo che s’intravedeva al loro interno
una masserella di plasma 
in movimento
Cosa poteva essere?
Una forma di vita aliena?
Stavo forse assistendo 
all’inizio di un’invasione della Terra
da parte di sconosciuti ET?
Scappavamo a perdifiato,
per metterci al riparo
L’idea folle era che se solo
una di quelle bolle ci avesse sfiorato
dissolvendosi,
il plasma di cui erano veicolo
si sarebbe subito insinuato 
sotto la nostra pelle, 
prendendo possesso dei nostri corpi
e iniziando a controllare le nostre menti

L'invasione degli ultracorpi (romanzo di Jack Finney)

Una sorta di invasione degli ultracorpi
insomma,
provenienti dallo spazio profondo
(o che siamo piuttosto dei Gizmo?)
Insomma, a tutta velocità, rientriamo 
nella casa da cui eravamo usciti 
poco prima 
e ci barrichiamo dentro


La casa è stata costruita come una fortezza,
proprio in previsione di simili eventi,
ed è dotata di persiane e di porte
di acciaio molto spesse
ed impenetrabili
Qui, davanti ad un variegato consesso, 
mi ritrovo a discutere di un libro
che ho letto di recente
Sono seduto ad uno scranno,
in posizione elevata rispetto agli altri
Parlo loro del libro
Alcuni degli uditori si oppongono, 
dicendo che il testo è banale e insulso 
Io ribatto, facendo notare
che bisogna arrivare alla seconda parte,
perché li c’è un punto di svolta
che fa davvero la differenza nell’impianto narrativo

 

Uno che ha le fattezze di un paziente 
della CTA dove lavoro 
mi chiede “Ma dove si compra questo libro?”
con quel modo che indica la sua totale incapacità di essere autonomo 
e di occuparsi di se stesso 
Io mi irrito fortemente di questa domanda
perché interrompe il filo dei miei pensieri
Rispondo: Ma cosa posso dirti?
Lo puoi trovare in una qualsiasi libreria,
oppure lo ordini su Amazon 
o sul sito della Feltrinelli!


 

Questo è un gizmo (romanzo di Murray Leinster)

Intanto, mi accorgo che dei filamenti
fuoriescono dal polpastrello 
dell’indice della mano sinistra
Sembrano di un materiale organico
e paiono vivi, poiché si muovono,
compiendo dei movimenti fluttuanti 
(orrore!)
Li afferro con l’altra mano
Comincio a tirare
Sono resistentissimi
Alcuni si spezzano 
Altri rimangono
Li afferro meglio
e comincio di nuovo a tirare
per sradicarli,
questa volta senza strattoni, 
ma in progressione
Ed ecco che viene fuori 
una formazione vermiforme, 
traslucida
Tiro, tiro,
anche se mi pare di svenire
per l’orrore e il disgusto
Ed ecco che, con un ultimo strappo, 
il mio esserino alieno
è del tutto fuori
Si agita e si contorce
Ora dovrò decidere come disfarmene
E, di colpo, 
in preda all’ansia e al terrore,
mi sono svegliato mugolando
(anche se ho trovato amorevole assistenza)

 

In un momento successivo
sono di nuovo in un CSM 
e qui devo confrontarmi 
con i colleghi sulle situazioni di alcuni pazienti
ma il confronto non avviene mai
ed io rimango in attesa
sorseggiando un calice di vino
e leggendo un libro
Al mio risveglio sono uscito all’aperto
Erano già le otto del mattino
L’aria era leggera e frizzante
e, nelle ultime ore di buio,
aveva piovuto parecchio
senza che me ne accorgessi
Forse, mentre ero asserragliato 
nella mia fortezza,
con il favore della pioggia 
era avvenuta la temuta invasione aliena
Mi accorgevo che numerosi filamenti organici
sporgevano da alcuni punti della mia cute,
muovendosi come antenne sensoriali,
ma - a questo punto -
non mi rimaneva altro da fare
se non accettare serena-mente
la nuova realtà e il nuovo corso

 

E poi ancora, 
ecco un altro frammento di sogno
Qui ero in auto (la mia auto)
ferma (bloccata)
dietro una compattatrice dei rifiuti
Ma questa è particolare ed ingombrante 
perché ha un grosso rimorchio
delle stesse dimensioni del carro trainante
Io che sono bloccato dietro
vedo sporgere dal cassone
dei capelli bianchi candidi
e ho un brutto presentimento
Scendo dall’auto urlando:
Fermi! Fermate tutto!
C’è una donna anziana nel cassone!
Tiratela fuori!
Salvatela!
Quelli - la crew - con qualche ritardo
fermano il motore e scendono dall’abitacolo
Nel mentre una donna anziana e malmessa 
emerge dal cassone con un gesto di stizza,
come a dire 
“Mi avete rovinato la festa!”
(come a dire: volevo uscire di scena così,
e me l’avete impedito!)
e scappa via
Roba da manicomio!

 

Questa scena mi ha fatto pensare
alla sequenza finale di “C’era una volta in America”

 

Dalle scene finali di C'era una volta in America

 

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6 dicembre 2023 3 06 /12 /dicembre /2023 09:14
Pensoso con effetti speciali (autoscatto di Maurizio Crispi)

Vado a fare una lunga passeggiata
con il mio cane fedele

 

Sono bene attrezzato con il mio zaino
e sospingo davanti a me 
un carrello della spesa
che contiene oggetti vari
disparati e raccogliticci
(come le masserizie di un homeless)

 

Arrivo nei pressi 
di una grande villa antica
che ora è stata trasformata in ospedale
e li mi fermo

 

C’è un alto muro di conci tufacei
in parte coperto da un magnifico rampicante
e una panca di pietre semicircolare
ai suoi piedi
che delimita uno slargo  
ombreggiato da un enorme carrubo
(un luogo che sembra fatto apposta 
per il riposo del viandante)
E infatti mi fermo nel suo cono d'ombra
per ristorarmi

 

Frugo e rovisto nel mio zaino
cercando qualcosa da mangiare,
un veloce spuntino,
niente di più 

 

Tiro fuori tutto ciò che vi è contenuto, 
ma niente,
la mia merenda é scomparsa

 

Vabbéeee, ne farò a meno
Lascio zaino e carrello della spesa
e mi avvio per un ulteriore tratto di passeggiata
con il cane temuto al guinzaglio, ovviamente
anche se a vista
non c’è nessuno
che possa esserne infastidito
(ma non si sa mai)

 

Quando mi sono già allontanato un po’ 
mi accorgo che degli operai 
con un escavatore 
si stanno avvicinando ai miei beni
e torno precipitosamente indietro 
per recuperarli

 

Proseguo il mio viaggio

 

Adesso sono all’interno
della grande struttura ospedaliera
Percorro lunghi ed interminabili corridoi,
alcuni affollate di persone
che sembrano comparse di un set cinematografico,
altri totalmente deserti

 

Non riesco a trovare vie d’uscita
Vorrei orientarmi per riprendere la via di casa

 

Arrivo in un grande salone
dove è in corso in laboratorio
di cucina creativa per i pazienti
C’è la mia amica Anita 
che sta insegnando ad un gruppo di discepoli 
a decorare la torta

 

Una torta già confezionata
è poggiata su di un grande pannello azzurro
Ricoperto di linee dorate
che intrecciandosi formano ghirigori e arabeschi
Il manufatto dolciario
già rivestito di glassa bianca
è posato al centro 
di questo intrico
e si tratta ora di decorarlo,
seguendo come traccia le linee 
sul pannello che s’intersecano e divergono

 

Mi accorgo che, sulla stessa superficie
sono posati mucchi di aghi e spilli,
come se fosse usata anche 
come piano d’appoggio
per lezioni di cucito

 

Dico alla mia amica con veemenza:
Non è possibile!
Già mi sto sentendo male!
Immagino di dover mangiare una torta
infarcita di aghi e spilli!
Perché non levi da lì quella roba?
È pericolosissimo!

Certo è che questa torta
non la assaggerò proprio!

 

La mia amica mi dice qualcosa
ma, in sostanza, non fa nulla per eliminare il pericolo

 

Poi ci ritroviamo a parlare di varie ricette di cucina
e ci mettiamo a confronto,
bonariamente, 
così per gioco

 

(Dissolvenza)

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3 dicembre 2023 7 03 /12 /dicembre /2023 17:36
Crispi bifronte (foto di Francesco Crispi)

Dicembre, dicembre!

 

Mese critico,
mese in cui si prepara il passaggio
da un anno all’altro

 

Il mese di Giano Bifronte

 

Il mese del transito e del passaggio 

 

Non penso tanto alle feste
che si succedono e ci travolgono, no!
Non penso tanto agli slogan
triti e ritriti,
alle parole vuote,
alle frasi fatte ripetute per abitudine, no!
Nemmeno penso alla commercializzazione spinta
o al potlach dei doni e dello sperpero

 

Penso solo alla corsa dei giorni
che si fa sempre più veloce e frenetica
mentre siamo sospinti in avanti
come a dover cercare di continuo
un nuovo centro di gravità,
catturati da un gorgo o da un vortice
che ci fa girare come trottole
sempre più veloci 
sempre più veloci
verso la fine dei giorni
e verso la rinascita

 

Pensiamo sempre ad una possibile rinascita 

 

Pensiamo (ci auuguriamo) sempre che dopo le rapide
potremmo di nuovo navigare
in acque più chete e tranquille
ma soltanto sino alle turbolenze successive

 

E così andiamo avanti 
sentendoci come pagliuzze
che ruotano e vorticano
in un mondo velocizzato, ultrasonico

 

Dicembre questo è diventato

 

Vogliamo soltanto la pace
e il riposo

 

Siamo forsennati, invece,
e vorremmo poter tornare
al tempo lento delle origini
e poterci concentrare
in modo intimo e meditativo
sul ricorrere ciclico
della morte e della rinascita

 

(la foto di "Crispi bifronte" è di Francesco Crispi)

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29 novembre 2023 3 29 /11 /novembre /2023 06:46
Foglie d'autunno (foto di Maurizio Crispi)

Siamo sempre qua

 

Due cani per strada

Ma siamo anche due briganti per strada
- due vilain, due gaglioffi - 
e ci manca solo il somaro

 

Pronti ad andare
in viaggio in autostop galattico
attraverso l’universo intero
sino ai contrafforti di Orione 
e oltre
Come bagaglio
uno zaino pieno di libri
e la macchina fotografica

 

Sono pronto ad andare

 

Sono pronto ad essere dimenticato

 

Non si è mai del tutto pronti
per questo,
ma proprio per questo
- dice il Filosofo -
nell’imperfezione
e nell’indefinitezza del nostro vivere
si è sempre pronti
ad entrare nel Grande Nulla
ma forse al di là della cortina oscura
- e alcuni la chiamano il Mistero -

ci attende insondabile
la Grande Bellezza

 

Nessuno è mai tornato indietro
a riferire se sia l’una o l’altra cosa

ciò che attende il Viaggiatore

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27 novembre 2023 1 27 /11 /novembre /2023 07:01

Questo scrissi il 27 novembre del 2012

Maurizio Crispi

Alla guida

Sognavo di essere in viaggio, con la mia auto

Quando risalivo in auto per ripartire (o per andare a sbrigare una commissione) dopo un lungo parcheggio per una sosta in una specie di campeggio (o ostello molto alla buona), mi accorgevo che la leva del freno a mano non era più al suo posto, ma era conficcata nello sportello di destra, eppure ancora funzionante.

Davvero surreale!

Quel che è più grave, anche il volante era rotto e ne rimaneva appena una piccola mezzaluna, come se tutto il resto si fosse sbriciolato per usura oppure per una troppo lunga esposizione al sole

Ciò che rimaneva ha l'aspetto di una piccola (ed improbabile) cloche per il pilotaggio di un aereo

Mi sono chiesto come avrei potuto continuare il mio viaggio, con un volante così malridotto

Penso: "E se finisse di sbriciolarsi del tutto? Come farò a governare la rotta della mia auto? Con la forza del pensiero?". 

Rifletto sul fatto che dovrei trovare una concessione della Toyota o un'officina autorizzata per portarci l'auto in manutenzione ed avere così un volante nuovo ed affidabile.

L'altro mio pensiero è di non fare niente di tutto questo e continuare il mio viaggio come se niente fosse, sfidando la sorte.

Stiamo a vedere, pensiero attendista

(Tiziana Torcoletti così chiosò) 

"L’automobile nei sogni si può considerare espressione della personalità del sognatore fuori dalla sua cerchia intima, espressione di sé nel mondo, nella società, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali. Il suo modo di essere in mezzo agli altri viene rappresentato sia dall’aspetto che l’auto ha, che dalle condizioni di guida, che dalle situazioni che di volta in volta si presentano.
Così un’auto che si ferma in panne suggerisce il bisogno di fermarsi a riflettere su quanto si sta facendo o su una stanchezza fisica trascurata. Un incidente più o meno grave, fa pensare che qualcosa stia “bloccando” iniziative o progetti del sognatore. Un‘auto che va velocissima e non si riesce a fermare, o nella quale i freni non funzionano, deve indurre il sognatore a domandarsi in che aspetto della vita stia “correndo” troppo (con i pensieri, i sentimenti, le azioni, i progetti, ecc.) o non abbia più il controllo della situazione.
Un’auto guidata da altri, richiamerà l’incapacità di gestire una situazione o il bisogno di sicurezza e di appoggio altrui, o anche la necessità di integrare le qualità che si attribuiscono al guidatore del sogno. L’auto può rappresentare anche aspetti sessuali che vengono espressi simbolicamente. Da questo punto di vista non riuscire a frenare, avanzare o andare troppo veloce, sono situazioni da correlarsi a ciò che in questo campo sta vivendo il sognatore, alle sue difficoltà o inibizioni.
E’ da tenere presente anche il collegamento importante tra l’auto, nella sua immagine completa (carrozzeria, accessori, motore), e corpo umano, dove la carrozzeria rappresenterà l’immagine esteriore, gli accessori tutto ciò che viene usato per coprirsi o esaltare la propria figura, ed il motore gli organi interni.
Le possibilità sono pressoché infinite e vanno valutate singolarmente e relazionate ad ogni contesto onirico. Genericamente si può affermare che c’è una stretta correlazione tra l’automobile e l’energia vitale del sognatore espressa nel mondo.
Può accadere che le diverse letture” del simbolo auto possano coesistere, presentando più livelli interpretativi nella stessa immagine che potrà racchiudere aspetti legati al sociale, alla salute psicofisica o alla vita sessuale.
Importante, in ogni caso, sarà tener conto nei sogni anche di una interpretazione oggettiva e non solo soggettiva del simbolo…così se sogniamo di non riuscire più a fermare la nostra automobile, perché i freni sono rotti, potremo domandarci in quale aspetto della nostra vita stiamo agendo senza riuscire a fermarci, o senza freni inibitori, o senza riuscire ad ottenere ciò che vogliamo ecc… ma sarà utile anche fare un reale controllo ai freni."

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26 novembre 2023 7 26 /11 /novembre /2023 06:54
Interno dissonante

Interno dissonante

Andare

Andare

 

Ruotare come un forsennato
legato su d’una sedia roteante
(o messo alla ruota)
oppure come un derviscio danzante
alla ricerca della sua visione estatica

 

Ci sono cose che vorrei scrivere
e che mai scrivo 
perché il tempo mi manca
e il vivere è una corsa continua
E poi le dimentico,
frammenti forse preziosi
che s’inabissano per sempre
o che vengono dispersi
come minute particole di sabbia
sospinte via dal vento

 

Notti e notti di sogni muti
che più non s’appalesano
(per il momento)
Mi mancano 
le mie piccole avventure oniriche 
Allora, leggo, leggo, leggo
e rileggo
Le parole e le frasi
danzano vorticose 
dentro i miei occhi 
e sulle retine
Si depongono al loro fondo
come sedimenti giurassici
per poi schizzare verso il lobo occipitale
come treni in corsa
e subito ripartire in mille altre direzioni
attraverso sinapsi e interconnessioni
che sono del cervello
ma anche dell’universo intero

 

E sono qui a vivere
le infinite vite di molti altri,
interrogando me stesso
dove sia nascosta la mia, di vita,
se ve ne sia una

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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