Mi sono allertato,
mi son guardato attorno,
i miei sensi tesi
C’era sul tavolo un sacchetto di plastica
pieno di reginelle
tanto belle
E ho notato
con stupore e con sorpresa
che l’estremità del sacchetto
accuratamente annodata
(il nodo l’avevo fatto io stesso,
poco prima, giuro!)
si stava srotolando
con estrema lentezza,
animata di vita propria
Sembrava una serpe
intenta a sciogliere con pigrizia
le sue spire
e a levare la testa lanceolata verso di me
Mi sono allarmato
Ho pensato:
Ecco, in un film horror
o in un racconto del Re
davanti a me ci sarebbe per davvero
un malefico serpente
ed io non avrei alcuno scampo
Ma qui che non siamo in un film horror
ho la possibilità di scegliere
e quindi andrò a farmi uno sciampo
Ma il mio pensiero è stato soltanto
un wishful thinking
Davanti a me c’era ora un serpente
in carne ed ossa, vibrante, enorme,
eretto in tutta la sua possanza
con una lingua biforcuta saettante
fuori dalla stretta bocca,
gli occhietti malevoli stretti tra le squame
a fissarmi giallastri ed ipnotici
Uno sguardo cattivo e paralizzante
Capivo che era giunta la mia ora,
recitavo le ultime preghiere
e mi disponevo a ricevere
dritto negli occhi
lo schizzo di veleno fatale
1. Un sogno davvero grandioso e mi ci sono immerso
Ero al mare
Riconoscevo il luogo ed era quasi certamente la sede nautica del Club Canottieri Roggero di Lauria, ma c’era qualcosa di diverso
La discesa al mare era diventata molto più scoscesa ed erosa e quindi lo scivolo per le imbarcazioni era estremamente disagevole
Io andavo lì con l’idea di uscire in barca e di fare un bell’allenamento di voga come un tempo
Osservavo il mare dall’alto e vedevo la baia di Mondello tutta grigia e tempestosa
Era uno splendido spettacolo, orrido, per alcuni versi, ma anche maestoso, ma non c’erano certo le condizioni ideali per vogare con il canoino o con il K1
Me ne stavo lì a guardare le grandi ondulazioni delle onde, pieno di desiderio
Arrivava Paolo, antico mio compagno di allenamento, e gli chiedevo se fosse già uscito (a vogare si intende)
Lui mi diceva di sì, poiché al mattino presto le condizioni del mare erano più che accettabili
Io gli dico che, dal lato del paese, ancora adesso c’è calma piatta, perché da quel lato la baia è solitamente più riparata dal vento
Intanto, ho modo di osservare che lo scivolo per le barche s'è fatto ancora più ripido e scosceso, con una pendenza che si avvicina al 90% e che, in pratica, è divenuto inutilizzabile: per poterlo percorrere da su verso la superficie del mare occorre ora avere la perizia di un rocciatore
Nel sogno accadevano molte altre cose di cui non ho più memoria
16 giugno 2024
2. Ero in viaggio ancora una volta e dovevo prepararmi per un transfer in aereo
Controllavo accuratamente il mio bagaglio e ricordo anche che il mio intento era quello di viaggiare leggero
Quindi cercavo di sfrondare il più possibile il mio bagaglio delle cose inutili e superflue
Era un’operazione lunga e difficile
Mi rendevo conto di quanto ordinariamente siamo appesantiti da oggetti inutili che tuttavia ci portiamo appresso per abitudine o per motivi affettivi
Soprattutto dal mio zaino - quello con cui vado sempre in giro - tiravo fuori ogni sorta di cose
C’erano - ad esempio - un piccolo coltello serramanico multiuso ed anche un paio di cesoie da giardinaggio
Inizialmente entrambi gli oggetti li riponevo dentro lo zaino poiché - mi dicevo - avrebbero potuto tornarmi utili, ma poi mi ricordavo che avremmo dovuto viaggiare in aereo e, di conseguenza, con molte complicazioni ritiravo fuori entrambi gli oggetti e li lasciavo, molto a malincuore
Non ricordo se poi, in effetti, partivamo con l’aereo
Ci ritrovavamo comunque a camminare lungo una spiaggia molto bella, di sabbia fine, davanti ad un paesaggio marino mozzafiato
Camminando ci imbattevano in una grande comitiva di turisti e loro, quando ci fermavamo a scambiare quattro parole, ci dicevano che la strada era bloccata e che non avevano potuto proseguire nel loro viaggio e che si trovavano lì per una sosta in attesa di trovare un percorso alternativo
Io dicevo loro che sarebbero potuti venire con me e che avrei indicato loro una strada
Ci incamminavamo, procedendo con un certo impaccio per via del peso dei bagagli, ma anche del fatto che la sabbia molle non si prestava ad una andatura più svelta
Arrivavamo così ad una costruzione di legno e muratura proprio sul mare, costruita a ridosso d'una caletta e con un piccolo molo di pietra per facilitare l’approdo di piccole barche
C’era anche una struttura per il rimessaggio delle imbarcazioni di piccola stazza
Entravamo e davamo un’occhiata in giro
Il resto della comitiva mia e del gruppo di turisti privi di direzione era adesso scomparso
Ero solo con altre due o tre persone tra cui un bambino con sindrome di Down che nel suo comportamento era molto agitato, inquieto e continuamente bisognoso d'un arginamento di un’eccessiva esuberanza comportamentale
Entrava dentro l’hangar per l’imbarcazioni accompagnato da una donna forse (identità ignota, o forse - per come posso pensare - il suo nome era Damiana) ed io temevo che si potessero verificare dei problemi o degli incidenti
Invece no: poco dopo sentivo l’eco di un animata e gioviale conversazione, molto amichevole, e venivano fuori nuovamente accompagnati da un signore anziano il quale sembrava molto apprezzare la compagnia del ragazzino con sindrome di Down, come se fosse aduso da lungo tempo ad avere a che fare con soggetti portatori di questa problematica
Mi sentivo di molto sollevato e respiravo liberamente, mentre sino ad un attimo prima avevo ottenuto il fiato sospeso
E di nuovo ci camminavamo questa volta camminando nella direzione da cui eravamo giunti e quindi nuovamente verso quella spiaggia
L’altra persona che era con me, oltre alla donna e al ragazzino di cui ho detto, era un bodybuilder
con muscoli mostruosamente sviluppati, una specie di Schwarzenegger, e camminava davanti a me e esibendo i muscoli che ad ogni banale movimento serpeggiavano sotto la pelle
A poca distanza c’era un altro bodybuilder il quale indossava sopra i muscoli ipersviluppati e scintillanti per via di oli ed unguenti abbondantemente spalmati sulla pelle, una leziosa vestaglietta di plastica trasparente
Questo bodybuilder, in particolare, si muoveva leziosamente e con movimenti effemminati che conferivano alle enorme massa dei suoi muscoli un aspetto grottesco
E quindi adesso c’era questa sorta di piccolo circo fatto da questi due bodybuilder che sembravano essere quasi in competizione l’uno con l’altro, dalla donna dall’identità incerta (Damiana) e dal ragazzino mongolo
Mi sentivo un po’ confuso come se mi fossi imbarcato in una sorta di corte dei miracoli
Temevo anche che altri, osservando le movenze di questo strano quintetto potessero pensare di me che io fossi gay ed ero quindi alquanto incerto nei miei movimenti, cercando di evitare qualsiasi gesto che potesse dare adito a dei dubbi o a far pensare che vi fosse tra me e i due body builder una qualche forma di intimità
Ci addentriamo di nuovo lungo la spiaggia che ora avevo un aspetto lievemente diverso
Infatti, pur essendo di base larga e piatta presentava sparse qua e là delle formazioni granitiche sviluppate in senso verticale che sembravano enormi sculture a volte dritte come obelischi e talaltra aggettanti come immensi archi o formanti delle curvature che sfidavano la forza di gravità
Cercavamo un posto dove fermarci e dove delineare i confini di un improvvisato campo da gioco per una partita di beach-volley
Era difficile trovare una spianata di spiaggia sufficientemente libera sia perché vi erano tanti distesi al sole sopra le loro tovaglie da mare oppure intenti in giochi balneari, sia perché vi erano queste enormi e ardite sculture di pietra che uno le guardava e rimaneva a bocca aperta per la meraviglia
A questo punto si univa alla comitiva un mio paziente attuale il quale pareva molto contento di essere lì con noi
(Dissolvenza)
30 maggio 2024
3. Ho sognato, tanto per cambiare
Dov’ero questa volta?
Mi trovavo in un grande stabilimento balneare
Quello che vedevo era insolito
C’era un’enorme quantità di cabine e piccoli bungalow ben allineati in lunghe file attorno a grandi spazi pieni d’acqua
Sembrava uno stabilimento balneare lacustre costruito su di un labirinto di specchi e vie d’acqua comunicanti
Tutto l’insieme aveva un aspetto bellissimo, indubbiamente
Vedevo dispiegarsi in lontananza canali e superfici liquide che si ramificavano e si connettevano tra loro
Ogni bacino d’acqua immobile e scintillante era contornata da cabine di legno dipinte con vivaci colori che sulla liquida superficie si riflettevano
Vedevo anche dei tipi, cioè delle persone, muoversi pigramente in lontananza su piccoli natanti che potevano essere tavole da stand surfpaddling oppure oppure canoe o anche semplici sandolini
O forse era soltanto una mia falsa percezione per colmare un’intollerabile desertitudine
Ero in esplorazione, ma non c’era nessuno in giro, a parte quelle figurette lontane e irraggiungibili come in un dipinto di Guardi e di altri paesaggisti veneziani
Pareva che tutto il mondo fosse andato in rovina o che tutto quanto fosse stato all’improvviso abbandonato e svuotato, lasciando però ogni cosa intatta a futura memoria
Ero lì con altri di cui avevo consapevolezza, ma che rimanevano sempre fuori dal mio campo visivo, e con loro, come in esplorazione, andavamo passando da uno specchio d’acqua all’altro a guado, provocando nell’acqua fredda e immobile, come unico rumore, un debole sciaguattio
L’acqua, peraltro, era trasparente ed era popolata dall’affaccendamento di piccoli animali marini dai colori vividi che non mi parevano appartenere a specie viventi conosciute
Andando avanti e avanti, stesso identico panorama, ma il fondale adesso non era più sabbioso
Ora si trattava di vere e proprie vasche, costruite con pietre e grandi lastroni perfettamente combacianti o, in alternativa, decorate con altre pietre rocciose, disposte ad arte per simulare una costa scogliosa
Dentro le grandi vasche si scorgevano delle cavità più piccole, alcune delle quali apparivano parzialmente riempite di macerie
Sguazzavo con gioia e con curiosità dentro queste vasche e, intanto, mi guardavo attorno ammirato e meravigliato dalla magnificenza di ciò che vedevo, da quelle vestigia, tracce di un’antica civiltà ormai del tutto estinta
In particolare, mi sorprendevo ad ammirare un’enorme vasca di pietra, collocata davanti alla facciata di un magnifico palazzo nobiliare il cui ingresso monumentale, contornato da grandi colonne intarsiate e scolpite, era dotata di una grande scalinata - come un Ghat sulla riva del Gange - che consentiva un tempo agli abitanti della magione di entrare direttamente nell’acqua per compiere abluzioni rituali
Dominava dentro di me, durante tutto il sogno, il senso di una grande meraviglia
(5 aprile 2024)
4. Sono in un posto diverso dall'ordinario
Forse è Malta,
ma nello stesso tempo non lo é
Ci sono edifici grandiosi
che rievocano antichi fasti,
baroccheggianti
e gigantesche mura di difesa, ciclopiche
Soffia un vento eterno,
dal quale non c’è riparo
Sono estasiato,
pieno di meraviglia per ciò che vedo,
curioso anche
di conoscere questa nuova realtà,
di mangiarla con gli occhi
sino alla sua essenza più profonda
Lungo le strade affollate corrono
come in un giorno di festa
degli autobus coloratissimi
che vanno su e giù per le strade ripide,
carichi di gente ed alcuni anche sul tetto
Non sono da solo,
ma appartengo ad una comitiva di viaggiatori
(che non conosco)
Poi siamo in un albergo enorme
e ci aggiriamo lungo un’infinita serie
di stanze comuni
alla ricerca di quella dove si fa il breakfast
Sono affamato (tutti lo sono)
Non sappiamo dove andare
perché la responsabile del nostro gruppo
s’é dileguata
senza darci spiegazioni
e siamo abbandonati a noi stessi
Finiamo in una stanza
dove è allestito un buffet
che é in realtà riservato
alla comitiva dell’agenzia Kiwi Tour
(così recita un cartello scritto a grossi caratteri)
Siamo fuori posto, degli estranei,
dei clandestini,
ma l’addetta al servizio, gentilissima,
ci offre comunque da mangiare
e a me tocca uno squisito sandwich
con ripieno di prosciutto e formaggio,
ben farcito e arricchito di maionese
Mangio di gusto
(avevo proprio fame)
Poi ci avviciniamo all’uscita
poiché dovremmo partire
per un tour di visita alle bellezze dell’isola
Non sappiamo dove andare,
perché la nostra responsabile
se n’è andata chissà dove
e ci ha abbandonati
Vedo che altri gruppi
seguono disciplinati le istruzioni
dei rispettivi capi cordata
(ognuno di loro dotato
d’un bastone di comando)
e che, a poco a poco,
s’imbarcano sui torpedoni in attesa
Dove andremo?
Cosa faremo?
Mi ritrovo ad armeggiare con un I-Phone
Scatta una suoneria
(o forse è un brano musicale)
che parte a tutto volume
Cerco di manovrare i diversi comandi
per smorzare il suono insistente
Niente da fare!
Non ci riesco Aiutooo!
Le mie dita sono intorpidite, impacciate
come fossero diventate rigide salsicce
Il suono continua insistente
Temo che gli altri dormienti
possano esserne risvegliati
e che poi vengano a lamentarsi con me
Mi sveglio di colpo
Allora era solo un sogno!
Respiro di sollievo
E il vento continua ad ululare,
feroce
(C’era molto altro
che però mi è sfuggito)
(7 gennaio 2024)
5. Sono in un grande resort vacanziero
e faccio parte di una comitiva
composta da intere famiglie con bambini
Riconosco anche alcuni genitori
della scuola di mio figlio
Siamo tutti in questo posto, enorme,
pieno di attrazioni marine e non,
un’ammucchiata,
una confusione inaudita
con pasti abbondanti, al buffet,
garantiti ad intervalli regolari,
ma bisogna rispettare gli orari,
perché se si arriva fuori tempo
si rimane senza
(a bocca asciutta)
É un resort misto,
perché c’è anche una cittadella proibita,
un’area interdetta ai bambini,
al cui interno è possibile partecipare
ad intrattenimenti erotici e a partouze
Per accedervi bisogna pagare
un pedaggio, più cospicuo
se ad entrare sono uomini soli,
di minore entità per le coppie,
mentre le donne single non accompagnate
usufruiscono della gratuità
Fuori ai due lati del botteghino,
dove si paga per l’accesso
e dove occorre dar prova della propria età,
sono disposte delle bacheche
nelle quali sono esposte foto esplicite
che mostrano al visitatore novizio
ciò che accade all’interno
Vedo due ragazze
che indugiano davanti
alle bacheche
e che, conversando tra loro,
si chiedono dove si possano acquistare
le foto che le ritraggono
Io sono nella comitiva
e vengo risucchiato oltre
(stacco)
Siamo di ritorno
da un qualche divertimento collettivo
e siamo bene in ritardo
rispetto all’orario della mangiatoia
Siamo costretti ad accelerare il passo
ma siamo come una mandria imbufalita
che è difficile tenere assieme e compatta
Poi, i bambini creano
continui diversivi e rallentamenti
Occorre imbarcarsi
su una specie di cestello funicolare
per arrivare alla mensa
che si trova molto più in basso
e così facciamo
stipati all’inverosimile
Il cestello così carico
oscilla nel vuoto
e pare che qualcuno possa volare giù
Io scongiuro il pericolo,
tenendomi convulsamente aggrappato
ad una sbarra,
le nocche sbiancate per lo sforzo
Uno accanto a me
mi sussurra all’orecchio:
Grazie! Il suo coraggio
mi è d’ispirazione!
Quando al termine della discesa
il cestello affollato
Oscilla pericolosamente
senza toccare terra
e siamo ancora troppo alti
per potere saltare giù
Il manovratore è una bestia!
Tutti gridano impauriti!
Alla fine con molte scosse atterriamo
e tutti si riversano fuori,
starnazzando
Ma la porta che immette nella sala mensa
è chiusa
(a quanto pare dovremo aspettare
che i primi giunti concludano il loro pasto)
Alla fine, il portale viene spalancato
e tutti sciamano dentro spintonandosi
Quando io arrivo al tavolo del buffet,
il cameriere addetto alla distribuzione
mi dice che è quasi tutto finito
e mi porge un bicchiere
pieno di una bevanda nerastra
che pare ciofeca
Si accontenti di questa bevanda, mi dice,
É ottima e corroborante!
Ho dei forti sospetti al riguardo
Intanto, con la coda dell’occhio
vedo che ad un bambinello,
alto quanto un soldo di cacio,
viene consegnata un’enorme guantiera
carica di pezzi di rosticceria mignon
Il bambino se ne va subito
con il suo carico prelibato
in equilibrio alquanto precario
e con andatura malferma
Lo seguo con intenti rapaci,
perché il mio stomaco gorgoglia
e reclama la sua parte
Ci inerpichiamo lunghi ampi scaloni
sino ad arrivare quasi alla cima d'un ampio edificio
Intravedo il bimbetto che incede
sempre con la sua guantiera
carica di prelibatezze
sulla più alta delle terrazze,
per poi infilarsi in una porta
Quando arrivo ai piedi di quella terrazza
constato che non vi è alcuna via d’accesso
e che occorre compiere un’azione di free climbing
pencolando nel vuoto
prima di potere raggiungere con uno slancio il parapetto di quella terrazza
Lo faccio o non lo faccio?
Mi butto o non mi butto?
In queste cose sono in genere
piuttosto timoroso e pusillanime
Preferirei non cimentarmi
anche in questa circostanza
Ma poi decido per il sì
Mi aggrappo
Mi sollevo di braccia
Compio un rapido volteggio
con gli arti inferiori
E ce l’ho fatta!
Mi complimento con me stesso
per l’ardire ed anche per l’agilità
messa in campo
Ci manca soltanto una salva di applausi
da parte di una platea virtuale,
come nelle sitcom
E ora andiamo alla ricerca del cibo
che mi spetta!
(dissolvenza)
(29 dicembre 2023)
6. Sono in un posto,
un’area portuale,
dove stanno stivando in una nave,
con l’ausilio di possenti macchinari,
delle carrube
Ma qualcosa non mi quadra,
perché sono bianche
(o forse sono sbiancate)?
Di ciò - di quest’anomalia -
non riesco a darmi pace
Chiedo, interrogo,
faccio domande,
ma nessuno sembra darmi risposte convincenti
Alcuni mi dicono di leggere le etichette che corredano le balle di fave
ma lì ci sono solo dati tecnici
che riguardano le procedure d’impacchettamento e non altro
Io insisto, diventando molesto
I lavoratori portuali mi guardano
con sospetto e forse anche
con commiserazione,
come se fossi un pazzo,
un esaltato o un molestatore,
uno che Interferisce con il loro lavoro
Non riesco a cavare un ragno dal buco
Eppure qualche verità nascosta,
da qualche parte deve pur esserci
Non è naturale che le carrube siamo bianche
Forse vengono trattate con la calce,
rimugino, ma con simile procedura
perderebbero tutte le loro proprietà
organolettiche e nutrienti
E dunque?
Cerco di coinvolgere altri
nell’attenzionare una simile anomalia
ma tutti rimangono indifferenti,
anche i giornalisti che interpello
per indurlo a scrivere sull’argomento
e mobilitare l’opinione pubblica
È così che vanno le cose, del resto
Oggi nessuno si incuriosisce più per nulla
Non c’è nessuno che si sorprenda
nemmeno per un po’
Nessuno che si ponga delle domande
e che voglia andare alla ricerca della verità
Io sí, invece,
io mi pongo interrogativi, sì,
come per questa cosa per adesso
Io voglio vederci chiaro
e continuo instancabile nella mia lotta
Pare che la mia missione nel mondo
sia diventata quella di svelare
in modo definitivo
il mistero delle bianche carrube
(dissolvenza)
(da Wikipedia) I frutti del carrubo, chiamati popolarmente carrube, vajane o sciuscelle, sono dei lomenti: grandi baccelli indeiscenti lunghi 10–20 cm, spessi e cuoiosi, dapprima di colore verde pallido, in seguito quando sono maturati, nel periodo compreso tra agosto e ottobre, marrone scuro. Presentano una superficie esterna molto dura, con polpa carnosa, pastosa e zuccherina che indurisce col disseccamento. I frutti permangono per parecchio tempo sull'albero e hanno maturazione molto scalare per cui possono essere presenti, allo stesso tempo, frutti secchi di colore marrone, e frutti immaturi di colore più chiaro. A causa dell'elevato contenuto in tannino, la polpa dei frutti può avere effetto irritante, se assunta in grande quantità.
I frutti del carrubo contengono semi scuri, tondeggiati e appiattiti, assai duri, molto omogenei in peso, detti "carati" poiché venivano utilizzati in passato come misura dell'oro. ORIGINE DEL NOME CARATO - Il nome carato deriva dall’arabo Quirat (ventiquattresima parte), a sua volta derivante dal greco keration, indicante un tipo di frutto i cui semi erano ritenuti avere una massa eccezionalmente costante.
In realtà questo mito è stato sfatato: uno studio dell’Università di Zurigo ha dimostrato che la massa di questi semi varia da seme a seme, esattamente come succede per gli altri tipi di frutti. Probabilmente, gli antichi avevano scelto di usare questo frutto come metodo di paragone perché è relativamente facile constatare la differenza dimensionale ad occhio nudo.
(26.05.2024) Un sogno
Che facevo?
Ero assieme ad altri ad una manifestazione sportiva
Camminavamo in tanti, formando un gruppo serrato per raggiungere uno stadio, di atletica o forse di calcio
Camminavamo
Parlavamo
Camminavamo lungo un ampio viale alberato
Ogni tanto, tra gli alberi s'aprivano degli scorci che consentivano di gettare un occhio su grandi strutture di tribune, gradinate e vasti prati verdi disseminati di attrezzi per la pratica di specifiche discipline
Era un Viale di Giganti quello che percorrevamo
Si sentiva il tumulto della folla in attesa
Lo si percepiva come una vibrazione elettrica nell’aria
E non capivo se io appartenessi ad un gruppo di atleti ingaggiati per un confronto di gladiatori all’ultimo sangue o se, invece, io fossi assimilabile alla categoria degli spettatori
C’erano molte cose che accadevano, ma di queste non ho più memoria
C’era un mio conoscente di vecchia data che, ogni anno, organizza (o organizzava) a Palermo un evento podistico
Ci parlavamo
Conversavamo
Intanto, sempre camminavamo
La cifra principale di questo sogno, infatti, è il camminare
Forse, ogni tanto, la discussione si trasformava in litigio acceso
Io in preda all’euforia, ma anche un po’ stizzoso, lo smutandavo, tirandogli verso su, sino alle ascelle (o sino alle mascelle?) pantaloni e mutande Ohibó, faceva quello, che scherzi sono questi?!
Dissolvenza
Di questo sogno sono rimasti soltanto frammenti ed impressioni: ma era ben più imponente e titanica la parte che è rimasta sommersa come quella di un iceberg
(28.05.2024) Sono in viaggio
È tutto sfumato e indistinto
Vado a finire in una casa, ubicata in un posto isolato nel bel mezzo di una contrada desertica, che dovrà fungere da luogo di sosta intermedio prima di riprendere il viaggio
Sono con due compagni di viaggio, due donne, il cui volto rimane anonimo
Non so chi siano
Ci sono altri che appartengono pure al nostro gruppo di viaggiatori Sono in viaggio
Ci sono altri, pure appartenenti alla comitiva dei viaggiatori, che alloggiano in altre case
E' tutto molto confuso e fluido
Si tratta sicuramente d’una sosta temporanea
Non capisco se è notte o giorno
Non ricordo molto di ciò che accade
Sono nella stanza che mi è stata assegnata e, semisdraiato sul letto, consulto un libro in cui si parla dei problemi dell’Africa sub-equatoriale
Sfoglio le pagine, leggendo i paragrafi qua e là e pensando che qualcosa si dovrà pur fare migliorare la situazione di quei popoli
Ma sono solo pensieri vaghi e indeterminati, direi anche oziosi
Eppure la lettura di quel libro ha qualcosa a che fare con le ragioni del mio viaggio: che sia una missione per conto di una ONG?
Ciò che ricordo bene è del libro che vado sfogliando, la grana delle sue pagine, gli schemi e diagrammi che illustrano il testo
Capisco che presto dovremo prepararci e ripartire per proseguire il nostro viaggio
C’è un po' di fermento
Vengono altri che hanno alloggiato altrove per fare colazione in questa casa che, evidentemente, è il centro nevralgico di tutto
Ci sono dei problemi per l’utilizzo dei bagni che sono in comune anche per quelli che hanno alloggiato altrove
A malincuore metto da parte il libro e mi alzo per recarmi in cucina dove potrò mettere qualcosa sotto i denti
Nello spostarmi abbatto maldestramente (il solito goffo maldestrone) un separé che serve ad isolare uno degli bagni da un corridoio di disimpegno
E mi chiedo allora come si potrà usare questo bagno da quel momento in avanti mantenendo la propria privacy e sarà un grosso problema ora che tutta la comitiva si è radunata qui
Non ricordo nessun dettaglio,
ma che fatica
Ho dormito arrotolandomi
nelle coltri
Lanciando in alto i guanciali
con destrezza
Cambiando posizione,
di continuo
Lato destro,
lato sinistro
Coperto,
scoperto
A testa in giù
Piedi sotto,
piedi sopra
E sognavo sempre la stessa roba
Faticavo
Ripetevo
Qualche volta respiravo
Talaltra me ne stavo
bravamente in apnea
Ma non ricordo nulla
Notte breve
Notte di travaglio
La notte é una severa maestra
E adesso sono qui
a raccontarmela
e a cantarmela
Hanno riparato i lampioni
fuori nella strada
che non è più un pozzo di tenebra
I gabbiani abitatori dei tetti
intraprendono i primi voli
La loro memoria atavica
dice loro che i palazzi di città
alti e svettanti
sono le loro scogliere di cova
Maurizio Crispi
Va bene, e poi nella mattinata ci fu un sogno
Ero al lavoro nella mia stanza
Entravano utenti, degenti, pazienti, uno via l’altro,
ognuno aveva un problema da esporre,
una domanda da fare,
un problema da risolvere
e così via
Uno mi diceva che voleva andare al mare
ed era vestito come un gran fighetto con una giacca di fresco di lino
che pareva appena uscita dal negozio o dalla stireria
Mi diceva che era andato al mare assieme a un antico marinaro
e che si erano attardati a lungo a prendere il sole e a fare splash splash
Mi chiedeva il permesso di poter tornare nuovamente al mare,
quest’oggi,
per fare ancora una volta splash splash
Per parlare mi si avvicinava a due millimetri dalla faccia e io lo scostavo
Ed era una specie di danza: lo scostavo e mi allontanavo
Lui si avvicinava implacabile e di nuovo lo spostavo
Era assillante come un segugio
Non ne potevo più
Poi gli spiegavo con pazienza
che ognuno ha una sua distanza ottimale per interagire con il prossimo
Gli dicevo che ognuno ha dunque un suo spazio privato che deve rimanere intangibile
e i cui confini non devono mai essere superati
perché possa sentirsi a proprio agio
Sembrava che capisse, ma poi si avvicinava di nuovo implacabile
Era proprio impagabile
Nel corso di questa danza cadevo per terra, inciampando nei miei stessi piedi
Non tentavo di ostacolare la caduta, anzi la facilitavo
Poi mi alzavo e spiegavo al tizio con la giacca di lino intonsa che non bisogna mai contrastare una caduta, facilitarla, al contrario
E questo è il modo per evitare di farsi del male, gli dicevo
Anche in questo caso il tizio in giacca di lino che pareva un magnaccia faceva mostra di avere capito, ma avevo dei forti dubbi a riguardo
Continuava la conversazione, sempre nello stesso tenore
Poi mi facevo sulla soglia della stanza e lì c’era un altro degente
altissimo, spilungone e allampanato,
accanto a lui mi sentivo un nano
Mi rivolgeva la parola ed ero costretto a guardarlo dal basso verso l’alto
Cercavo una scaletta o dei gradini pieghevoli sui quali arrampicarmi
per poter ritornare ad essere - quanto ad altitudine - pari suo
Questo degente pareva sofferente, ma non diceva niente
Era pallido
Era smunto ed emaciato
Stavo un poco ad ascoltarlo (anche se non era discorso fatto di parole) e poi me ne andavo
C'era un'incombenza da sbrigare
Andavo alla porta e uscivo
Cominciavo a camminare
Ero esitante
Tornavo indietro
Mi affacciavo ad una finestra corrispondente ad una sala utilizzata per le riunioni
Mentre facevo ciò, mi rendevo conto - con sommo imbarazzo -
di essere tutto nudo, ma nudo-nudo,
nudo come mamma mi ha fatto
o, se vogliamo dirla in altri termini, in costume adamitico,
anche se, per le pari opportunità, dovrebbe anche potersi dire "evitico"
A questo punto ero sommerso dall’imbarazzo
Non sapevo cosa fare
Non potevo rientrare perché, rientrando,
avrei denunciato la mia condizione di Re nudo davanti a tutto il mondo
Non avevo il telefono con me e non potevo chiamare nessuno in aiuto
Come unica soluzione disponibile,
mi incamminavo per strada,
tutto nudo ma sì, chi se ne frega
Il Re è Nudo
Il Re é Nudo
Dissolvenza
Dissolvenza
Così l'imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle
finestre non faceva che dire: "Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell'imperatore! Gli stanno proprio
bene!" Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un
incompetente. Tra i tanti abiti dell'imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.
"Ma l'imperatore non ha nulla addosso!", disse a un certo punto un bambino. "Santo cielo", disse il padre,
"Questa è la voce dell'innocenza!". Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.
"Non ha nulla indosso! C'è un bambino che dice che non ha nulla indosso!"
"Non ha proprio nulla indosso!", si misero tutti a urlare alla fine.
Se effetto del sonno sono l’immobilità del corpo e la negazione del movimento, nel sogno niente sta fermo. Tutto in esso cerca un plurimo altrove che ogni desiderio vorrebbe esaudire: e il sonno diviene transito, ponte tra il corpo abbandonato a riposo e il mobile orizzonte additato dai sogni.
Hanno, gli ambienti del sogno, instabili confini e spazi indefiniti: privi di limiti certi e senza soglie che non siano varchi d’evasione da superare fuggendo, vagando, gravitando, volando.
Stefano Lanuzza, I sognAutori. Trame, linguaggi, scritture della notte, Stampa alternativa/Nuovi Equilibri (Collana Fiabesca), 2003, pp. 21-22)
I SognAutori è un piccolo libro che torno volentieri a leggere e rileggere di tanto in tanto, scoprendo pensieri nuovi e ritrovandone altri che già mi avevano colpito in precedenza.
L’autore, Stefano Lanuzza, ha pubblicato diversi saggi sempre per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri
Il suo scrivere sui sogni è una fonte una fonte di inesauribili riferimenti a opere letterarie e artistiche che vengono citate ed esaminate in funzione del testo e come esemplificazione didascalica delle sue riflessioni sul sognare.
Mi si parla soprattutto - e questo ne è il filo conduttore - del motivo per cui molti, anzi moltissimi, dai più umili mestieranti - tra quali mi pongo io stesso - ai più grandi scrittori e artisti tendano a trascrivere i propri sogni:
“Piaccia o meno a quanti credano solo alla luce del sole, metà della nostra vita è immersa nelle tenebre della notte: nel sonno e nei sogni che si esprimono per immagini talora parlanti e per lo più mute…
Non è tanto per comprendere i sogni quanto ‘per farli esistere’ che taluno li trasporta nella scrittura” (dalla quarta di copertina)
Forse è per questo che io scrivo instancabilmente le trame dei miei sogni, quando me ne ricordo.
Considerando che io (come tutti del resto) passo una buona parte della mia vita dormendo e sognando, allora cerco di ricordare il più possibile delle molte vite che vivo nei sogni, dei molteplici viaggi ed avventure che mi trovo a sperimentare in quella magica dimensione onirica.
E per questo motivo sono sempre qui a trascrivere o a dettare a volte
A volte sembra proprio di non ricordare: eppure capita, in queste circostanze che si riesce a catturare un piccolo frammento e allora tirando piano piano viene fuori attaccato al frammento che emerge sul piano del ricordo consapevole un parte del sogno che subisce allora una trasformazione narrativa e rimane lì fermo a raccontare un pezzetto di mondo nel quale sono stato
Quando ritorno a leggere le trascrizioni dei miei sogni a volte rimango sorpreso, altre volte meravigliato, altre volte mi sembra che quel racconto riguardi un'altra persona e non certamente me.
Ecco perchè dico che, a volte, i sogni, raccontano di molte vite, di nostre varianti di cui non sappiamo poco o nulla, cose di cui vogliamo mantenere il ricordo o attivare la reminiscenza
Qualcuno, in un mini-sogno istantaneo occorso all’interno del breve spazio di un micro-sonno, mi offriva un’iris fritta, ancora calda calda, e me l’avvicinava alla bocca già spezzata in due, in modo che io potessi vederne l’interno goloso con il ripieno di ricotta e pezzetti di cioccolata fondente, ma anche sentirne la fragranza
Ero veramente desideroso di assaggiare questa delizia
Ma la mano che mi aveva offerto l’iris si è ritirata prima che io potessi addentare quella prelibatezza
E rimanevo con quel desiderio inesaudito e con l’acquolina in bocca
Insomma, una variante del supplizio di Tantalo!
Tengo a precisare che, nella vita reale, l’iris la mangio molto di rado, ma non perché non mi piaccia!
Al contrario!
Direi piuttosto che faceva parte dei miei peccati gastronomici di gioventù, quando più facilmente mi lasciavo andare a merende e a merendine robuste, senza tema di prendere peso
Per chi non lo sapesse l'iris è un dolce tipico della gastronomia siciliana, la cui origine è palermitana. Come produzione tipica siciliana, è stata ufficialmente riconosciuta e inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T.) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf).
Ed ha anche una storia particolare
L'origine del nome è molto particolare. Antonio Lo Verso (? - 08 agosto 1960), pasticciere palermitano, preparò questo dolce nel suo laboratorio, nel 1901, in occasione dell'opera Iris di Pietro Mascagni.
La sua creazione divenne talmente famosa che indusse Antonio Lo Verso a cambiare il nome del suo caffè proprio in Iris.
La pasticceria Iris, da quel momento, divenne un punto di riferimento per tutta l'aristocrazia e la borghesia palermitana che lì si servivano per le proprie colazioni a base di caffè e appunto iris.
Il pasticciere Lo Verso creò questo dolce nel suo laboratorio di via Livorno 3-5-7, situato nel retro dello storico Caffè Iris di via Roma 148 a Palermo.
Caratteristiche. L'iris è una preparazione fatta di pasta lievitata dolce fritta. Nonostante sia dolce, viene annoverato tra i classici cibi di strada della cucina palermitana, venendo gustato caldo e a tutte le ore da cittadini e turisti.
L'iris è un lievitato dolce di forma sferica (similmente al krapfen o al bombolone) che racchiude un ripieno: quello tradizionale prevede crema di ricotta dolce e cioccolato fuso (talvolta sostituito con pezzetti di cioccolato). Nel catanese è diffusa la variante al pistacchio, cioccolato e crema bianca ovviamente anche quella alla ricotta.
Una certa diffusione ha anche una variante dell'iris al forno.
Avendo fatto il sogno dell’Iris, non ho resistito alla tentazione e, quindi, stamane sono passato dal panificio vicino casa e ho comprato una magnifica iris fritta ancora calda calda e calda e, appena tornata a casa, me la sono pappata tutta quanta, in parte condividendola ovvio, accompagnandola con il caffè, e non in unica sessione: una parte è rimasta come dessert per dopo pranzo
Devo anche aggiungere che, benché nel ripieno mancasse la cioccolata fondente, é risultata essere davvero squisita!
Iris Origini Luogo d'origine Italia Regione Sicilia Dettagli Categoria dolce Riconoscimento P.A.T. Settore Prodotti della gastronomia Ingredienti principali farina burro zucchero uova ricotta L' ...
Partecipo, nel sogno, ad una riunione di gruppo che si svolge in una grande stanza luminosa, le cui pareti sono in massima parte costituite da enormi vetrate
Siamo tutti seduti su di un grande tappeto a vivaci colori su cui sono disposti dei cuscinoni ai quali ci appoggiamo comodamente
É in corso una discussione ma non ricordo su quale tema specifico: forse qualcuno a turno dice semplicemente la sua, cosa gli passa in mente, senza restrizioni, una specie di brainstorming o una discussione in stile “freewheeling”, per libere associazioni
Non so chi siano tutti gli altri presenti
Non li conosco, o forse i loro volti sono continuamente mutevoli, come quelli dei mutaforma, oppure come per effetto della mascheratura (lo "scramble suit") utilizzata da Bob Arctor, il poliziotto sotto copertura, protagonista del dickiano “Un oscuro scrutare”, in cui centinaia di volti si ricompongono di continuo sino a creare l’impressione che quella persona sia tutti e nessuno al tempo stesso
Ma l'identità dei miei interlocutori, invero, non pareva essere rilevante, né io ero assillato dalla necessità di far loro un volto e un nome
Oppure - riflettevo - avrebbero anche potuto essere delle mie varianti, o dei sosia o doppelgänger che dir si voglia
Ipotesi plausibile, perché non registravo il suono di voci parlate e dialoganti
Era come se fossimo in contatto telepatico
Mi accorgo che il tappeto ha delle grinze in quanto c’è un mobile che ostacola la sua perfetta distensione
Una grinza in particolare mi disturba profondamente e, quindi, mi alzo per rimediare
Anziché cercare di spostare il mobile in modo tale da poter distendere il tappeto senza nessun ostacolo, mi son dato da fare per realizzare delle complicate pieghe del tappeto in modo tale che quest’ultimo potesse, in un certo senso, aggirare l’ostacolo
Non so come spiegarlo meglio
Quel che so e che ricordo é che lavoravo alacremente, come se avessi dovuto realizzare a partire dal tappeto un origami
Una piega qui, una piega qua, un raddoppio là, un’altra piega e così via
Sono profondamente concentrato su questo lavoro e perdo del tutto di vista la riunione del gruppo
Ma ne vale la pena, perché alla fine riesco nel mio obiettivo
La sapienza orientale, in fondo, ci dice che non ha senso faticare a rimuovere un ostacolo e che è molto più economico, in termini di bilancio energetico, cercare di neutralizzarlo
Nel mentre arrivano altri, ritardatari, per partecipare alla stessa riunione
Altri miei sosia?
Non so!
Li accolgo, li saluto tutti uno per uno, stringendo loro la mano e li invito ad accomodarsi, raccomandandogli però di sfilarsi le scarpe, ma non i calzini anche se questi dovessero essere bucati
Abbiamo un’elevata tolleranza per i calzini bucati! - dico loro - L’importante è che non siano puzzolenti!
Dissolvenza
Philip K. Dick, Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly), Fanucci
Los Angeles 1994: una droga misteriosa, la sostanza M, invade il mercato seminando follia e morte. La sua origine è ignota come la sua composizione e l'organizzazione che la diffonde. Bob Arctor, agente della sezione narcotici, si infiltra tra i tossici che ne fanno uso, per scoprire chi dirige le fila del traffico illegale: un abito speciale nasconde ai colleghi la sua identità e una sofisticata apparecchiatura elettronica gli consente di spiare se stesso nella sua nuova condizione di drogato. Giungerà alla verità solo dopo essere sprofondato nel buio e nella disperazione della dipendenza.
Protagonista assoluto è il tossicodipendente Bob Arctor, che vive alla giornata in una casa affollata insieme ad altri, come lui dipendenti dalla micidiale Sostanza M. Le giornate del gruppo di Bob trascorrono tra sballo, conversazioni sconclusionate, avventure tra il comico e il tragico.
Bob Arctor nasconde però un segreto: è un agente infiltrato della narcotici. Nella sua casa vi sono telecamere che riprendono tutto quel che avviene. Bob è il classico agente usato in operazioni sotto copertura, che riferisce ai suoi superiori nascosto da una tuta disindividuante (scramble suit nell'originale) che ne confonde i lineamenti e l'aspetto; questo per evitare che qualche talpa all'interno della polizia possa rivelare la sua vera identità alle organizzazioni di narcotrafficanti.
Bob quindi conduce una doppia vita: ogni tanto diventa l'agente di spionaggio Fred, spione e nemico di quelli che nella vita da tossico sono suoi amici. La situazione è complicata dal fatto che uno degli effetti collaterali della Sostanza M è la progressiva separazione dei due emisferi cerebrali, che porta gradualmente a una vera e propria schizofrenia. L'emisfero della razionalità e della logica diventa sempre più autonomo da quello dei sentimenti e dell'intuizione.
La vita di Bob/Fred va pian piano a pezzi, e con lui quella dei suoi amici/vittime tossicodipendenti, fino al tragico finale.
C’è stato il momento del traffico caotico
e della ressa
Camminatori a passo lesto
in direzione dello stadio di calcio,
a frotte,
si muovono con andatura
uniforme e coordinata,
sciarpe rosa-nero esibite festosamente
e altri accessori degli stessi colori
Stendardi e canti ritmati
Torme di motocicli
con due o tre viaggiatori a bordo,
tutti palesemente eccitati
e schiamazzanti
Dove vanno tutti?
Ma sì!
Al loro importante, immancabile, appuntamento
e con il loro andare nervoso,
non indolente,
trasmettono veemenza e tensione,
protesi come sono
verso un desiderio di vittoria
e immersi in un sogno di gloria
Adesso che le bocce sono in movimento,
al centro del campo di calcio
nella città in rovina è calato
un silenzio sepolcrale
in attesa di eventi
Le pizzerie sono vuote,
i bar degli aperitivi e delle apericene
disertati
C’è quiete
C’è pace
L’aria è inondata dal profumo sontuoso del gelsomino
Su tutto,
sovrasta lontano l’eco sciamanico
di cori di incitamento,
tempestosi e guerreschi
Io me ne sto tranquillo, nella mia pace,
lontano dalla pazza folla,
godendo del profumo
lussureggiante e sfarzoso
d’una primavera annunciante
Il prossimo decadimento
Nel fare benzina, l'altro giorno sono caduto in una trappola (mai capitata prima una cosa del genere)
Ho parcheggiato l'auto davanti all'erogatore, e sono andato alla colonnina per fare la transazione di autorizzazione con il Bancomat (scegliendo anche correttamente l'erogatore dal quale dovevo fare rifornimento).
Sono tornato all'auto e ho sollevato la pistola dell'erogatore inserendola nell'imboccatura del serbatoio.
Il display della pompa segnava un importo che era - se non ricordo male - di 27 euro e qualcosa.
Solitamente, non appena uno solleva la pistola dell'erogatore dal suo alloggiamento, l'importo precedente si azzera e la pompa è pronta ad erogare.
Questo non è accaduto.
Ho sentito un rumore strano, come quando la pompa inizia a darti il carburante, ma poi nulla si è più mosso e l'importo precedente è rimasto fisso.
Indispettito mi sono assai.
Sono tornato indietro alla colonnina del pagamento e ho rifatto la procedura per il pagamento tramite bancomat.
Tempo che sono arrivato alla pompa mi è arrivato attraverso sms un accredito per l'importo di 27 e rotti euro (identico a quello segnato prima nel display della pompa).
In sostanza, mi sono stati presi quei soldi senza che io avessi spremuto una sola goccia di benzina.
Con la seconda autorizzazione di accredito disposta, il display si è azzerato, come dovrebbe succedere di solito.
E ho potuto procedere con il rifornimento.
Ma, mistero!, l'erogazione questa volta s'è bloccata all'importo di 18,98 euro.
Ho fantasticato che in questo modo si è predisposto il tranello per il prossimo utente.
In sostanza, per avere 18 euro di carburante, ne ho spesi 45.00!!!!
Preso per i fondelli!
Tutto difficile da dimostrare poiché, a giudicare dalle notifiche ricevute tramite sms relativamente ai pagamenti Bancomat, mi erano stati detratti entrambi gli importi.
La notte prima avevo fatto un sogno che preconizzava una situazione simile…
Una sorta di sonno di vaticinio e di premonizione, quasi profetico, insomma
La notte dopo aver subito il piccolo disguido-truffa, peraltro, ho fatto un sogno che rievocava in qualche modo la situazione appena vissuta
Il sogno di anticipazione è questo
C’è un evento scolastico importante e ci sono tutti i ragazzetti della scuola di Gabriel
Forse si tratta di una sessione d’esame o d’un test di qualificazione, una famigerata prova Invalsi, ad esempio
I ragazzi sono indisciplinati e caciaroni come non mai, per nulla intimoriti dalla solennità dell’evento
Ci dicono che si è verificata un’anomalia e che, per poter dar corso alla situazione, occorre che ci rechiamo in segreteria per pagare una tassa extra (e te pareva!)
Io e altri due genitori, molto ubbidienti e ligi, ci muoviamo per raggiungere la Segreteria che si trova al piano superiore e ci mettiamo in coda per effettuare il pagamento richiesto
Ci sono molte lungaggini
Colui che deve ricevere i soldi appare molta imbranato e incerto sul da farsi
Gli spieghiamo per bene tutto quanto e lui si prepara a ricevere il dovuto
I due che mi precedono pagano (ovviamente tramite bancomat per la tracciabilità) e, quindi, viene il mio turno
Alla fine dell’operazione ci rilascia, quel cazzone crozzone con la testa piena di cotone, splendido esempio da manuale di burocrate borbonico, un unico scontrino per l’importo complessivo di tre euro, laddove ciascuno di noi ne aveva sborsato diverse decine
Protestiamo vivacemente di fronte a questa anomalia, dicendo che ci sembra di essere vittime d’un imbroglio
Discutiamo, i toni si accendono, urliamo
Quel crazzone é irremovibile nella sua convinzione di essere nel giusto
Sarebbe cosa da prendere un remo e sbatterglielo sulla testa
Dice con assoluta superficialità che non importa
Noi replichiamo con veemenza: Come non importa?
Uno: se dovessimo richiedere un rimborso a che titolo richiederlo visto che la ricevuta é cumulativa per tutti e tre e per l’importo di tre euro soltanto??
Due: anche potendo dimostrare tramite gli estratti bancari che avevamo pagato individualmente e diverse decine di euro per ciascuno, rimarrebbe sempre l’inghippo di non avere nessuno valido un documento di riscontro
In più, come dimostrare di avere pagato i soldi richiesti per l’esecuzione della prova, avendo a disposizione soltanto uno scontrino per l’importo di tre euro?
Un dilemma paradossale, irrisolvibile!
Siamo impigliati in una situazione senza uscita, da Comma 22
Quel procione continua a sostenere che è impossibile restituirci i soldi già pagati e rifare tutto daccapo, poiché possiamo dimostrare di aver pagato solo tre euro: con quella sua faccia da schiaffi continua a sostenere di essere nel giusto
Siamo in un’impasse
Bocce ferme impigliate nel cemento
Bloccati
Nessuna mossa è più possibile
Stallo totale
Dissolvenza
Il paradosso del Comma 22 è formulato nel romanzo Catch 22 di Joseph Heller (Tranello 22, di norma tradotto con Comma 22).
Il paradosso riguarda un'apparente possibilità di scelta in una regola o in una procedura dove, per motivi logici nascosti o poco evidenti, in realtà non è possibile alcuna scelta bensì soltanto un'unica possibilità. Nella lingua inglese viene citato, di solito, con il significato di circolo vizioso.
I regolamenti a cui i piloti erano soggetti contenevano il Comma 22:
«Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.»
Si tratta di una norma regolamentare che, in realtà, non è mai esistita.
Questo è invece il sogno successivo al piccolo disguido dal benzinaio
Ho sognato tanto
Tanto tanto
La mia testa ha ribollito di sogni
È diventata come la famosa ribollita toscana
Sognavo che il mio orologio si sfasciava e dovevo portarlo in manutenzione
Faceva molta fatica a trovare un posto dove lo potessero riparare, perché-mi spiegavano-ormai gli orologi non si riparano più ma si gettano via se sono sfasciati e se ne comprano di nuovi
Questo esige il consumismo illimitato ed estremo dei nostri giorni - e sarà ancora peggio in futuro (il consumismo ci consuma)
Riesco a trovare dopo molta fatica un riparatore di orologi e gli lascio il mio pataccone
Il tizio sgangherato e avvolto in uno scuro tabarro, dietro un bancone ingombro di oggetti i più disparati la cui congerie dà più l’idea di essere in un banco di pegni che in un luogo dove vigano la precisione e il nitore dell’Orologiaio, dopo aver esaminato il mio orologio con attenzione estrema e minuziosa indossando il tipico strumento oculare che mettono gli orologiai all’occhio quando devono riparare i più minuti meccanismi, mi dice: Sì, si può fare! Me lo lasci e ci rivediamo fra qualche giorno! La consideri cosa fatta!
Lascio l’orologio e me ne vado
Rifletto che non mi ha dato nessuna ricevuta, niente di niente, nessun documento cartaceo che mi consenta, eventualmente, di reclamare il mio oggetto
Qualche giorno dopo - c’è un salto temporale - devo ritornare a ritirarlo e mi trovo di nuovo a passare da quel luogo, come mi è stato detto
Faccio fatica a ritrovare il posto
Sembra scomparso
Non riesco più a riconoscere le insegne e nemmeno la vetrina
Poi, dopo numerosi passaggi dalla stessa via, strizzando gli occhi e guardando meglio, mi rendo conto che la bottega del riparatore ha cambiato funzione e sembra essere diventata un magazzino dove affluiscono merci rubate di tutti i tipi
Infatti, davanti all’ingresso sono ammassati colli delle più diverse dimensioni che vengono immagazzinati all’interno oppure caricati sui camion e, inoltre, vi sono numerosi lavoranti dall’aria patibolare che si danno da fare, caricano e scaricano, parlano, gridano, bestemmiano
Mettendo da parte le mie paure, mi avvicino e chiedo loro se conoscano quel tale riparatore di vecchi orologi
Quelli - dopo una certa esitazione - mi dicono che si, lo conoscono quel tipo, è il loro datore di lavoro - il nostro principale, dicono - e lo potrò trovare all’interno del fondaco
Con molta esitazione entro in quel luogo dove ero già stato e mi addentro nei meandri bui e oscuri, percorrendo lunghi corridoi di cui non ricordavo l’esistenza, creati dalle grandi casse accatastate e contenenti - come ora capivo bene o meglio intuivo - mercanzie rubate
Temendo ad ogni passo di perdermi in quel labirinto, arrivavo sino al bancone dove qualche giorno prima avevo sbattuto il mio orologio e chiamavo con voce stentorea: C’è nessuno?
Si affacciava da un angolo scuro l’orologiaio e gli chiedevo se il mio orologio fosse pronto
Ma lui cadeva dalle nuvole
Faceva finta di non capire
Faceva lo gnorri
Faceva l’indiano
Mi chiedeva: Ma di quale orologio stai parlando? Io qui non riparo orologi!
Ma se proprio vuoi un orologio, sappi che qui gli orologi non mancano e ce ne sono a bizzeffe, di tutti i tipi e per tutte le tasche!
Così dicendo, indicava con enfasi alcune delle casse ammucchiate, aggiungendo poi: Qui, qui e qui, di orologi ce ne sono di tutti i tipi! Non hai che da scegliere! Ti farò un buon prezzo, vedrai!
Sono tutti orologi di ottima qualità!
Fai pure la tua scelta!
Ma ricordati che sono tutti orologi usa e getta!
Ricaccio le mie proteste in gola
So bene che non ho alcuna speranza di riavere indietro il mio amato pataccone
Penso che sia più saggio fare buon viso a cattivo gioco, se posso - voglio - sperare di uscirmene vivo da questo posto
Quindi non posso fare altro che abbozzare, per quanto stancamente
Lo pseudo-orologiaio mi guarda di sottecchi, sornione e con una certa malizia, come a dire: ecco hai capito tutto adesso! Comportati bene e andrà tutto a posto e nessuno ti farà del male!
C’è una casa in grande disordine
E' come se questa condizione fosse dovuta ad una smobilitazione recente e mai completata, oppure ad un trasloco appena fatto e, dunque, tutti gli oggetti e gli arredi sono accatastati in totale disordine e senza logica alcuna
Altre cose sono davanti la casa, alcune ammucchiate sul marciapiedi e altre ancora dentro un furgone parcheggiato lì davanti
Dai molti indizi sono portato a pensare che si tratti di un trasloco in entrata piuttosto che di una smobilitazione per un trasferimento altrove, ma non c’è nessuno a cui chiedere
Spio all’interno del furgone e mi pare di vedere degli oggetti a me familiari, ma non sono del tutto sicuro del loro riconoscimento
Risalgo le scale per raggiungere di nuovo l’appartamento: entro al suo interno e mi ritrovo ad aggirarmi da una stanza all’altra, come se fossi in un sogno
Al centro della stanza d’ingresso ci sono delle rose spiaccicate a terra
Sembra che qualcuno sia passato su quel grande, enorme, mazzo di rose con un rullo compressore oppure che le abbia calpestate in una frenesia di folle danza derviscia sino a renderle bidimensionali e sottili come sfoglie
Questi fiori spiaccicati a terra mi procurano una grande pena
C’è Gabriel con me
Anche lui sembra soffrire davanti allo spettacolo dei fiori malmenati
Rosa fresca aulentissima… e amen dissolvente
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.