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10 maggio 2024 5 10 /05 /maggio /2024 11:05
Il disagio giovanile contemporaneo: immagini di un'adolescenza tradita

Ho fatto uno strano sogno questa notte
Ero in una città sconosciuta 
Ero andato a trovare un mio collega, uno con il quale tempo addietro abbiamo lavorato assieme per scrivere un libro sul disagio giovanile 
Mi ritrovavo in una stanza della sua abitazione dove regnava una grande confusione 
In mezzo agli oggetti sparsi sul pavimento dovevo cercare e raccogliere dei grandi volumi del formato di raccoglitori ad anelli contenenti delle mie opere, scritti ed articoli vari
Con grande fatica riuscivo a raccattarli tutti 
Ne afferravo un grosso fascio e me ne andavo reggendoli sotto il braccio: dovevo trasferirli da qualche altra parte
Lo spostamento non era semplice perché i grossi volumi - in considerazione delle loro dimensioni e del loro peso - non potevano essere portati agevolmente in quel modo e mi scivolavano continuamente: ne perdevo la presa e mi cadevano per terra, costringendomi a continue soste per raccattarli 
Ricordo che questi volumi erano molto impolverati
Prima di uscire, gravato del loro peso, avevo sì provato a ripulirli, ma molto grossolanamente, per cui, sparse su di essi, rimanevano chiazze d'uno spesso strato di polvere secolare che, nell'inevitabile struscio, mi imbrattava i vestiti 
Arrivavamo, infine, ad un altro edificio circondato da un alto porticato monumentale, indubbiamente antico, per non dire vetusto
Il mio amico era con me, ma non nel mio campo visivo: ne percepivo la presenza alle mie spalle 
Mi diceva (voce incorporea) che dovevo salire le scale dell’antico palazzo e portare quei volumi a casa sua, dopo di ché sarei dovuto scendere per ritornaresino al luogo da dove eravamo partiti per prenderne altri
Ero un poco titubante, anche perché avevo capito inizialmente che quei volumi erano destinati a me (per il mio uso personale), ma lui no, sosteneva una tesi diversa dicendo che li doveva regalare uno a ciascuno dei suoi ospiti e che glieli avrebbe consegnati in dono nel corso di un banchetto che egli avrebbe offerto loro di lì a poco
I suoi ospiti sarebbero stati nel numero di otto: motivo per cui occorreva che io stesso sarei dovuto andare a prenderne altri quattro nel luogo di partenza 
Ero molto indispettito per questo 
E comunque, pur recalcitrante o riluttante che di si voglia, mi accingevo a penetrare nell’antica dimora per assolvere il compito, ma c’erano delle difficoltà: l’edificio pareva impenetrabile.
Il portone di legno massiccio appariva solido ed impenetrabile, non vi era traccia di citofoni esterni e nemmeno d'un battente di ferro sull’uscio
Il mio amico che ora riuscivo a vedere e che - come all’improvviso realizzavo - era seduto su una carrozzina a rotelle mi diceva che forse avrei dovuto fare un lungo giro seguendo il perimetro dell’edificio e lì sul retro avrei trovato una porticina (quella della servitù) che mi avrebbe consentito l’accesso
Ero molto disturbato dall’idea di dover fare questa lunga scarpinata reggendo il peso degli enormi volumi, ma sapevo anche che dovevo fare buon viso a cattivo gioco 
Non mi allietava nemmeno l’idea che, dopo aver depositato il primo carico, avrei dovuto ritornare indietro per il secondo
Mi sentivo costretto a fare un lavoro da mulo (senza nessuna offesa per i muli)
Ero piuttosto scontento

 

Dissolvenza

I libroni (raccoglitori ad anelli)

Cosa sono i "libroni" del sogno?  Credo che corrispondano a dei raccoglitori ad anelli, dove all'interno di buste trasparenti collocavo, in ordine cronologico, tutto ciò che scrivevo, sia che fosse stato pubblicato a stampa, sia no (e quindi anche tutto ciò che andavo via rendendo visibile sul web o che veniva pubblicato in blog e/o testate giornalistiche digitali).
All'interno di ogni busta collocavo anche le diverse versioni, sino a quella definitiva.
Ho mantenuto questa abitudine a lungo.
Ci voleva un sacco di lavoro, oltre che materiali (carta, cartucce per stampante, raccoglitori ad anello, buste trasparenti) con un dispendio non indifferente
Poi, ad un certo punto smisi.
Conservo tuttora questo imponente archivio costituito al momento da decine di "libroni".
Se avessi perseverato in questa abitudine adesso sarebbero centinaia, con un non indifferente problema di immagazzinamento…
Diciamolo pure: in un certo periodo della mia vita e poi per molti anni a seguire (almeno 12, credo) ho coltivato questa smania di "archiviare me stesso"...



 

Maurizio Crispi e Eugenio Mangia, Il disagio giovanile contemporaneo. Immagini di un'adolescenza tradita, Ila Palma, 1999

Maurizio Crispi e Eugenio Mangia, Il disagio giovanile contemporaneo. Immagini di un’adolescenza tradita, Ila Palma, 1999

Credo che questa monografia mantenga tutt’ora una sua attualità, anche se quando fu scritto un po’ precorreva i tempi perché il nostro sforzo fu quello di cercare di trovare un filo rosso conduttore che unisse temi e problematiche solo apparentemente diversi.
Oggi richiederebbe di sicuro qualche ulteriore approfondimento per quanto concerne la pervasività delle moderne tecnologie digitali
Peccato che il volume in formato cartaceo non sia più disponibile nel commercio se no con qualche copia di seconda mano.

(Quarta di copertina) Perché sono oggi così attratti dai “non luoghi“ e dai “luoghi eterotopici“, moderni scenari metropolitani generatori di solitudine?
E che cosa li spinge ad impegnarsi ripetutamente in comportamenti rischiosi o corteggiare la morte?
In una società che è stata definita “normalmente tossicomanica“, ha ancora un senso parlare di prevenzione delle tossicodipendenze?
A quali motivazioni risponde il crescente consumo di designer drugs da parte dei giovani della “ecstasy generation”?
Quale valenza psicologica assume il moderno fenomeno delle “pubbliche confessioni“ televisive: storie di vita, di separazioni, di disastri familiari e fallimenti educativi, raccontate dagli adolescenti e dei loro genitori, all’interno dei salotti o delle platee di quella che è stata definita la “TV del dolore”? 

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8 maggio 2024 3 08 /05 /maggio /2024 11:39
PIove, piove!

Dopo lunga attesa,
dopo vuoto rullare di tuoni,
dopo giorni quasi estivi
e asciutti, come non mai,
finalmente piove

Piove!
Piove!

Speriamo che duri
Speriamo che si riempiano gli invasi
Speriamo che si colmino vasche e cisterne
Speriamo che le piante assetate
possano bere a loro piacimento

Il picchiettio della pioggia
oggi è benevolo
e di buon auspicio

Maurizio Crispi

Ha piovuto

Eppure manca l’acqua

L’invaso di Rosamarina non s’e riempito,
anzi è ancora semivuoto

Troppo brevi sono stati
i giorni della pioggia

Rimane solo l’acqua dei pozzi privati

Anche questi prima o poi si esauriranno

Le piante nel momento del bisogno
non potranno essere abbeverate

L’erba è secca

La zagara degli aulivi è scomparsa,
s’é squagghiata
prima di dare frutto

Che fare?
Aspettare!

Intanto le farfalle svolazzano pigre,
s’avvicinano ai fiori selvaggi,
quelli sopravvissuti al siccume,
suggono il nettare
e impollinano

Le poiane salgono in lenti giri
con le correnti ascensionali
e scrutano il territorio sottostante,
con occhi telescopici,
alla ricerca di prede
Piccioni e gabbiani
s’intersecano nei loro voli

L’aria è calda
Il sole picchia feroce

Vedremo…

Poi, quando tutte le speranze
saranno andate deluse
ci sarà ancora tempo
per la danza della pioggia

Maurizio Crispi (12 maggio 2024)

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7 maggio 2024 2 07 /05 /maggio /2024 13:30
Testa di legno con borsalino (foto di Maurizio Crispi)

In un frammento di sogno sono in divisa da ufficiale dell’esercito
Entro in una stanza dove ci sono molti altri (che non conosco), ma in abiti civili; e, poi, - unico in divisa, pure da ufficiale - c’è anche un mio zio, fratello di mia madre
Mi esercito a mettermi sull’attenti, scattante e teso 
Voglio mostrare a mio zio che ci so fare e che sono all’altezza
Ripeto per diverse volte il passaggio dalla posizione di riposo a quella di attenti 
Dico anche a mio zio che, per realizzare un’impeccabile posizione di attenti bisogna stendere la colonna vertebrale verso l’alto, alzando contemporaneamente il mento e quindi protendere anche la testa verso l’alto, in modo da apparire il più possibile marziali, con lo sguardo fisso verso un punto lontano e l’espressione del volto assolutamente immobile

 

Mio zio approva

 

(Dissolvenza)

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7 maggio 2024 2 07 /05 /maggio /2024 07:33
Poco prima dell'alba

Mille richiami canori,
sento,
voci cinguettanti
intente in dialoghi fitti
per me incomprensibili
e più in alto
il verso del gabbiano
che intraprende i suoi primi voli,
e ognuno è seguito da tre brevi schiocchi

Strade deserte
prima dell’alba
quando la volta del cielo
trascolora dal nero intenso
ad un blu profondo
e gli alberi pian piano
emergono dal mondo delle ombre
con le loro sagome
e pare che prendano vita

Un passo dopo l’altro

Una salva di starnuti violenti,
spossanti
e via!

Un nuovo giorno mi attende,
con i suoi inattesi doni

Maurizio Crispi (5 maggio 2024)

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1 maggio 2024 3 01 /05 /maggio /2024 08:35
Palmizio a Palermo con lo sfondo di cielo corruscato (foto di Maurizio Crispi)

Ero in un grande resort vacanziero
Mi sembrava anche di trovarmi all’interno  di una grande riserva naturale con un enorme quantità e varietà di alberi secolari di grandi proporzioni e molte specie altrove prossime all’estinzione, ma qui in pieno rigoglio
In mezzo agli alberi si snodavano grandi viali fiancheggiati da siepi curate, ma non ricordo molto altro. Qui la memoria mi tradisce e che ci posso fare! 
Ero con mio figlio e, a un certo punto, tra le tante attività  che si potevano svolgere, c’era la possibilità di salire su un piccolo trenino articolato in molti vagoni sul quale i bambini avrebbero fatto l’intero giro panoramico del parco
Arrivavamo nel punto di raccolta e trovavamo già una grande folla di bambini in attesa 
Mi cadevano le braccia al pensiero che avremmo dovuto aspettare per un sacco di tempo! 
Ma invece non era così perché quando il primo convoglio partiva ci accorgevamo che erano rimasti ben pochi bambini: avevano tutti trovato posto e quindi si trattava di aspettare soltanto il prossimo giro di giostra
E così Gabriel saliva a bordo in attesa che venisse il suo turno per fare il giro panoramico 
Ed io!? 
I genitori non erano ammessi a bordo
Solo i piccirilli! 
Ecco!
Mi ritrovavo da solo e cominciavo a camminare a piedi seguendo il trenino che ancora non era partito per il giro in senso stretto ma si era fermato per una serie di soste intermedie per raccogliere degli altri bambini a bordo 
Ad un certo punto mi ritrovavo su una tavola da skateboard (io che non sono mai stato capace di cavalcarne una!)
Invece, in questa circostanza ero abilissimo, pronto a partecipare ad un contest 
Procedevo lungo un viale in discesa, pavimentato con sanpietroni che rendevano la superficie fortemente irregolare, a grandissima velocità e dovendo fare, per di più, delle abili evoluzioni per scansare i pedoni che con i loro piedoni neri e sporchi procedevano con browniane evoluzioni
Il viale era in discesa con ampie curve e quindi schizzavo ad una velocità turbinosa che mi scompigliava i capelli che non ho 
Ero in uno stato di esaltazione 

Dissolvenza 
L’ho fatta in solvenza
L’ho fatta in connivenza
Mi ha scritto turpiloquenza
L’ho fatta 
Mi ha scritto ancora con eloquenza
Sei un solerte cretino

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27 aprile 2024 6 27 /04 /aprile /2024 10:33

Una mia piccola nota, scritta il 27 aprile 2022 e mai riportata qui su questo blog.
Lo faccio adesso

Maurizio Crispi

Panchine di padre Pio (foto di Maurizio Crispi)

Alba tranquilla
cielo terso
il tubare dei piccioni
il freddo e il duro
delle doghe di una panchina di ferro
sotto il culo
davanti alla statua benedicente del santo

 

Non si passa mai indenni
attraverso la vita
Ci sono strettoie
passaggi ardimentosi
tormente di ghiaccio
e venti infuocati

 

Ogni transito infligge ferite,
strappi, dolori lancinanti

 

Se si sopravvive, tutto passa
Lentamente

 

Poi rimangono soltanto i segni,
nelle ossa, sulla pelle
e nell’animo

 

Il tempo è un grande scultore,
disse una scrittrice
da me molto amata 

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26 aprile 2024 5 26 /04 /aprile /2024 11:20
Berserker (dal web)

Ho sognato una roba,
questa notte,
ma che roba!

 

Entro in un bar qualsiasi,
di periferia, forse
e mi confronto con un tizio esaltato
armato di un grosso coltello
Altri presenti
sono tutti ammassati da una parte
spaventati, terrorizzati
Io mi faccio sotto
per cercare di disarmarlo 
e ridurlo all’impotenza,
riconducendolo anche
nel terreno della ragionevolezza
(se ciò sia possibile)
Anche io sono spaventato,
terrorizzato,
eppure mi faccio sotto
con finte e controfinte,
schivando più volte la lama
(pur facendomela sotto)
Mettiamo in scena una danza,
io duellante a mani nude
Lo blocco con presa d’acciaio,
lui si divincola,
fissandomi con torvi occhi di fuoco, 
e ogni volta la danza riprende
Il tizio mena dei fendenti
e ogni volta mi par di sentire
il sibilo della lama che mi sfiora
Whooooosh!
Alla fine, riesco a bloccarlo 
ancora una volta
Lo costringo ad allentare la presa
e quel coltellaccio letale 
cade a terra con un tonfo,
ma ora rimane la parte difficile
che è quella di ricondurre
quell’esaltato alla ragione,
e per raggiungere quest'obiettivo
occorre neutralizzarlo 
in modo radicale
Cogliendo la sua sorpresa,
per essere rimasto privo dell’arma
gli mollo una violenta testata sulla fronte
(la cosiddetta presa di bella),
seguita - quasi in simultanea -
da una potente ginocchiata nei testicoli
Insomma, roba da supereroe
o da super Jeeg Robot
o da un berserker, invasato dallo spirito di Odino
o da beekeeper la cui mission è occuparsi
del benessere dell’alveare

 

Non mi riconoscevo in questo sogno
Mi guardavo agire,
come fossi stato il personaggio di un film

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25 aprile 2024 4 25 /04 /aprile /2024 10:48

Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo,
e sfrena il tuo volo dove più ferve l'opera dell'uomo.
Però non ingannarmi con false immagini,
ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto.

Da qui, messere, si domina la valle: ciò che si vede, è.

Ma se l'imago è scarna al vostro occhio,
scendiamo a rimirarla da più in basso
e planeremo in un galoppo alato
entro il cratere ove gorgoglia il tempo

Orlando Furioso e Banco del Mutuo Soccorso

Castello di Cefalà Diana (foto di Maurizio Crispi)

Mi sento liberato
nel giorno della liberazione

 

L'antico castello
mi osserva corrucciato

 

Mura in parte dirute, 
ancora imponenti
Arcate ardite
che lasciano immaginare inauditi fasti
Il giallo delle ferule
e poi i sonagli delle pecore condotte al pascolo
con i fischi del pastore che le conduce in gruppo serrato,
con l'ausilio del cane fedele

 

Qualche mucca sparuta al pascolo
In un altro campo 
una compagnia di ciuchini
si appresta attorno ad una mangiatoia
dove sono state disposte balle di fieno

 

Nel cielo intrecciano voli, a decine, 
le cornacchie che trovano alloggio 
nelle cavità dei  bastioni diroccati 
Alcune dopo aver razzolato nell'erba alta
si levano in volo 
con qualche grasso lombrico
pendente dal becco

 

C'è silenzio profondo, 
rotto appena dai richiami delle cornacchie,
di altri volatili,
forse anche dal cra cra di un corvo
e dal soffio del vento

 

Dall'alto della rocca 
si domina la valle
ed è una veduta di grande serenità 
e d'impegno

 

Vorrei levarmi in un volo a spirale
in groppa ad un cavallo alato,
salire verso il firmamento
sino a toccare le stelle
per poi ridiscendere al fondo della valle
ove gorgoglia il tempo

 

Momenti magici
 

Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
Di qui, messere, si domina la valle
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24 aprile 2024 3 24 /04 /aprile /2024 12:47

«Perché si vede sorgere d'un tratto la sagoma della nave dei folli, e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari? Perché, dalla vecchia alleanza dell'acqua con la follia, è nata un giorno, e proprio quel giorno, questa barca?
[…]
La follia e il folle diventano personaggi importanti nella loro ambiguità: minaccia e derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, e meschino ridicolo degli uomini.»

Michel Foucault, da Storia della follia nell'età classica

La Nave dei Folli (Bosch)

Siamo barcaioli al governo 
d’una imbarcazione che naviga, 
sempre, senza sosta, 
senza mai gettare l’ancora,
sempre stipata all’inverosimile
delle sue capacità 
I posti a disposizione dei passeggeri
devono sempre essere tenuti occupati 
Uno spazio vuoto a bordo é causa di squilibrio
Se uno per sfiancamento o a fine corsa scende, 
un altro deve immediatamente rimpiazzarlo
I vuoti devono essere subito colmati
Uno sale, uno scende
Uno scende e un altro sale 
Soffriamo di horror vacui
Questa nostra nave deve sempre viaggiare al massimo del suo carico 
Si viaggia senza meta 
oppure si sta alla fonda, 
per giorni e giorni 
Sia che siamo fermi 
sia che siamo in movimento 
siamo sempre un piccolo avamposto
sperduto nel mare deserto 
in attesa di qualcosa che non arriverà mai
e senza poter mai giungere in un porto che sia vero e tale
Il fatto è che il viaggio mai è l’obiettivo principale 
anche se ci dicono che lo sia
Noi siamo la ciurma 
Noi siamo gli esecutori
Tra noi ci sono i comandanti 
Ma ci sono anche i serventi ai pezzi, 
i cambusieri, i cuochi e i manutentori 
e anche gli agrimensori,
per non parlare degli storiografi 
e dei geografi e degli ortolani
Noi guidiamo la nave 
e governiamo i passeggeri
preoccupandoci di far sì che, per loro, 
il periodo del traghettamento 
trascorra nel modo migliore 
È un traghettamento fine a se stesso 
Non c’è una vera meta 
Non c’è un passaggio evolutivo 
I nostri passeggeri sono qui, 
giusto per essere messi da qualche parte,
perché non c’è un’altra parte 
dove possano stare 
e quindi è stabilito 
che debbano stare sulla nave 
La nave viaggia ma, 
nello stesso tempo, non viaggia 
perché è radicata al fondo del mare 
da catene d’acciaio 
È incagliata su di una secca,
ma scenari mobili
danno di continuo l’illusione del movimento
Le vele schioccano, 
gonfiate da alisei costanti
A tutti i passeggeri viene detto “Stai qua!”
oppure “Sulla nave farai il tuo percorso!”
Ma loro non lo sanno che saranno obbligati
a stare sempre fermi,
per giorni, per settimane,
per mesi e per anni,
e noi con loro
Loro diventando ogni giorno più vecchi
e noi altrettanto
Tra i passeggeri ci sono i ritrosi 
ed anche i riottosi, 
i disturbatori, 
i manipolatori, 
i prepotenti e i violenti
Noi governiamo la nave, 
la ciurma allo sbando 
e i passeggeri, a colpi di frusta, 
con fruste di parole e di opere, 
con pillole, capsule e gocce a tempesta
Ogni tanto qualcuno scende
Ogni tanto qualcuno sale
Noi siamo sempre a bordo
Siamo il team che si occupa della Narrenschiff,
ma non siamo i soli naviganti: 
assieme a noi molti altri 
a bordo di tante altre piccole navi 
in navigazione senza meta,
le navi dei folli,
senza meta e senza tempo,
a prendere tempo,
a far trascorrere il tempo,
a governare le diversità 
per cui altrove non c’è posto
e poi si vedrà 

 

Chi vivrà, vedrà

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24 aprile 2024 3 24 /04 /aprile /2024 11:04
Mano e albero (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato e non ricordo nulla

 

Succedevano cose (ovvio)

 

Ero indaffarato
Facevo cose
Incontravo persone
Andavo a giro in posti diversi
Tornavo a casa
Uscivo
Rientravo
Prendevo un libro 
Lo posavo, dopo aver letto alcune pagine
Salivo sulla cima d’un alto edificio
Mi sporgevo a guardare giù 
oltre la ringhiera
Osservavo i gabbiani in volo planato
Pensavo che mi sarebbe piaciuto 
possedere un paio di ali
e librarmi con loro
oppure scendere in picchiata
per poi risalire 

 

Tornavo giù 
scendendo lungo strette rampe di scale
gradino per gradino
Tump Tump Tump
Questo era il suono della mia pesantezza
Poi mangiavo, anche
o sgranocchiavo
E poi ripetevo
Ripetevo
Ripetevo
Leggevo e facevo una partitella a scopa
Preparavo merende succulente
Poi uscivo a condurre a passeggio il cane 
(oppure era lui a condurre me)
Inciampavo e cadevo rovinosamente 
a terra, come un sacco di patate
Mio figlio che era con me mi diceva:
Papà, prima d’ora 
non ti ho mai visto cadere!

Capita, sì, che all’improvviso 
un figlio assista alla caduta a terra del padre
per un improvviso acciacco
o per un inciampo
e che ciò rappresenti un’epifania
Ricordo che mio padre cadde davanti a me
mentre andavamo in bici,
io ancora alle prime armi,
lui esperto ciclista e mio ruvido istruttore
Lui cadde, io no
Fu questa una premonizione?
Forse
Non so
Eppure

 

Quando mi sono rialzato,
mio figlio era preoccupato
e mi s'è fatto vicino
offrendomi la sua spalla
come appoggio
Non ce n'era bisogno, a dire il vero,
ma il gesto ha avuto un senso

 

albero-orecchio - foto di Maurizio Crispi

Ho visto poi un grosso e grasso lombrico 
strisciare sul pavimento,
vicino al muro
Si arricciava e si distendeva,
procedendo lentamente nel suo viaggio avventuroso
Cercavo di raccoglierlo,
senza fargli del male,
per portarlo in un terrario
oppure nel luogo del compostaggio

 

Ancora una volta mi son fermato
al cospetto dell’albero orecchio
e gli ho parlato
con parole silenziose
e lui mi ha risposto

 

Ho voluto fermarmi 
accanto ad un altro albero possente,
toccare la scabra superficie del suo tronco
per sentirne la forza
e poi abbracciarlo 
per un contatto rigenerante

 

Anche questo ho sognato
in questa notte di pochi sogni

La vita è sogno
I sogni sono la vita

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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