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Vivo in una città (Palermo) nella quale, da un anno all'altro, mi sembra di perdere i miei punti di riferimento abituali con la sensazione di ritrovarmi a stare, con il trascorrere del tempo, in un ambiente che si fa sempre meno rassicurante e, viceversa, sempre più arido ed impoverito.
Esercizi commerciali di qualità chiudono per essere soppiantati da altri effimeri e di scarsa significanza.
Vedo che la mia città si va facendo sempre più simile ad un deserto di stimoli per la mente, anche perché si perdono in un pozzo d'oblio, pezzi consistenti della sua storia culturale, fatta di luoghi e di persone.
Si tratta di perdite irreparabili, a volte, tali da ingenerare nelle persone che assistono impotenti a queste involuzioni risonanze interne luttuose ed un dolore profondo.
Noto che le perdite riguardano sia la dimensione della tradizione, sia quella della cultura; proliferano al contrario quelle attività che mettono in vendita articoli dozzinali e prosaici, oppure altre che si dedicano alla ristorazione, ma seguendo input pseudo-culturali del momento e mode sempre piuttosto effimeri. E tutto questo è dominato dalla straziante incapacità di mantenere la memoria delle cose che sono state e dall'assenza della pubblica amministrazione nel cercare di favorire la permanenza in vita di quelle attività che fanno parte del bagaglio culturale di una città.
Ma oggi, ai più giovani, importa ben poco della tradizione e della memoria; pochissimo peso ha per loro il rispetto valoriale per la Cultura, come valore intrinseco da preservare. Si va dove gli influencer nefasti dicono di andare: tutta apparenza, in generale e niente sostanza. la vacuità più totale, il deserto!
Sono molte le librerie che sono scomparse nel corso degli ultimi due decenni.
Ne citerò alcune che ho avuto modo di conoscere bene e di apprezzare nell'arco della mia vita
La Libreria Flaccovio, in origine punto di riferimento culturale della città nei decenni del dopoguerra, nonché fervido e animato luogo d'incontro di scrittori, artisti e giornalisti interessati alla vita culturale della città.
La Libreria L'Aleph, una libreria di qualità che disdegnava i best seller e che amava dare risalto a saggistica e narrativa di qualità
La Libreria Sciuti in tempi relativamente recente, mio punto di riferimento abituale
Ma, in era pre-covid, nel 2019, ha anche chiuso la Libreria Broadway in via Rosolino Pilo, dopo 19 anni di onorata carriera.
Voglio menzionare qui, anche la Libreria "Il Caffè", fondata intrepidamente in un quartiere poverissimo di iniziative culturali quale è la zona che attornia la parte bassa di via dei Cantieri, oltre il cavalcavia di Piazza Giachery, dalla appassionata lettrice e scrittrice (ora anche giornalista) Cettina Vivirito. Quella libreria diventò per me un fondamentale punto di riferimento, poiché era a pochissima distanza dalla struttura sanitaria in cui a quel tempo lavoravo, e divenne ben presto luogo di incontro e di interminabili chiacchiere letterarie. In questo caso la Libreria venne chiusa dopo circa vent'anni di attività dalla stessa proprietaria , che decise di passare ad altre esperienze e che trasferì l'intera libreria con il suo patrimonio di affascinanti scaffalature (in quanto fornite in parte di camminamento calpestabile per accedere ai ripiani più alti) e di libri nella propria abitazione. Era una piccola libreria indipendente,, e di altissima qualità, che esprimeva anche una vocazione per i libri d'antiquariato e per le belle arti. Fu un luogo di grande rilievo per me ed è diventata anche un luogo della memoria a cui ritornare di tanto in tanto: e l'ho voluta menzionare qui proprio perché ho voluto darle in questo panorama sconfortante un giusto tributo.
Sfugge tuttavia alla sequela di librerie indipendenti che chiudono perché non ce la fanno più
Le cause di ciò sono molteplici, ovviamente.
Ci sono innanzitutto i grandi colossi della distribuzione che arrivano sino alla porta dell'acquirente con consegne veloci ed aggressive; c'è l'avanzata prepotente del mercato dell'usato o del finto usato; c'è l'espandersi della lettura tramite e-book e, in genere, della lettura di libri digitalizzati; c'è - come fattore non indifferente - il costo eccessivo del singolo prodotto librario; c'è l'inflazione dei titoli immessi sul mercato con un vertiginoso ricambio, per cui la "novità" cessa di essere tale e diventa obsoleta nel giro di pochi giorni; c'è l'aumento del costo del costo della vita, motivo per il quale anche i più accaniti lettori sono costretti a ridurre o a sopprimere il budget che solevano destinare all'acquisto di libri; c'è, ovviamente, nello sfondo una caduta della percentuale di lettori, ma anche la crescita di nuove generazioni sempre più disabituate ad utilizzare ()e ad amare) l'oggetto-libro, con una caduta sempre più intensa ed accentuata del loro livello culturale.
Ognuna di queste concause andrebbe analizzata in profondità: io qui mi sono limitato ad elencare soltanto quelle che mi sembrano essere le motivazioni più ovvie e a portata di mano.
Una delle ultime pietre miliari di questo percorso di perdite e di lutti è stato il dovere assistere - con sommo mio dispiacere - a cavallo tra la fine del 2024 e del primo semestre 2025 alla chiusura anche del Punto Einaudi di Palermo, di cui per diversi decenni sono stato affezionato cliente e frequentatore.
Una chiusura, in questo caso, imposta dall'alto ed estesa a tutti i Punto Einaudi operanti nel territorio nazionale, in funzione della cessazione (sempre decretata in alto loco) della vendita reale.
(Sistema Editoria) Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, hanno cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librerie più standardizzate per competere con le grandi catene online.
Il Punto Einaudi di Palermo, iniziato da Salvatore Passarello e, successivamente gestito dal figlio Francesco, subentrato come titolare, è stato per me, negli anni, un luogo impareggiabile, dove era possibile visionare il catalogo Einaudi nella sua interezza, con tutte le nuove uscite, nelle diverse collane, cosa che è impossibile fare nelle altre librerie indipendenti che possono mettere in mostra soltanto alcuni tra le nuove uscite, in funzione dei propri interessi prevalenti.
Frequentavo spesso nell'arco del mese il Punto Einaudi, per visionare le nuove uscite oppure per richiedere dei testi precedenti che avessero suscitato il mio interesse, ma l'aspetto ben più arricchente e stimolante è stato sempre il fatto di volere andare in un luogo caldo e confortevole, dove ci si poteva concedere il lusso di perdere la cognizione del tempo, addentrandosi in interessanti conversazioni con Salvatore, prima e con Francesco, dopo, e con altri clienti occasionalmente presenti, in un'atmosfera di scambio di idee e di conoscenze e di confronto intellettuale vivace, mai banale. E questo faceva sì che io ci andassi anche a prescindere dall'esigenza di selezionare o acquistare dei libri, ma soltanto per sperimentare il piacere di esserci e di stare in un ambiente amichevole e stimolante sotto il profilo intellettuale, alcuni aficionados, in altra sede, hanno sottolineato anche il piacere sottile di stare seduti a conversare all'ombra della magnifica statua lignea del maestro Salvatore Rizzuti.
Adesso, tutto ciò è finito ed appartiene solo al mio passato di ricordi in un contesto urbano che si fa sempre più povero e avaro di cultura.
Avendo perso la Libreria Sciuti come mio punto di riferimento e avendo trovato nella Libreria Nuova Ipsa un mio nuovo punto di riferimento librario, adesso mi sento nuovamente in pericolo, come un "lettore in bilico", poiché - dopo la smobilitazione della casa editrice omonima, vi sono concrete avvisaglie che anche la libreria possa essere liquidata, lasciandomi ancora una volta orfano sotto questo profilo.
Ogni libreria indipendente che chiude è, in verità, un pezzo di cultura della nostra città che se ne va irrimediabilmente.
E' chiaro che le grandi librerie di catena non sono in condizione di offrire la stessa qualità di servizio delle piccole librerie indipendenti che sono fondamentali, se disseminate a macchia di leopardo nel tessuto metropolitano a potere svolgere una funzione di supporto a quei cittadini desiderosi di usare i libri come ponte di comunicazione con altri lettori, avendo i librai (coloro che non solo semplicemente e banalmente vendono i libri, ma che sono in questo attività, in primo luogo perché i libri li amano o, si potrebbe dire, per vocazione) una funzione catalizzatrice e di cultura.
Dirò anche che a maggior parte dei librai che ho frequentato sono stati per me, tutti quanti, ciascuno in un modo diverso (e alcuni anche con proprie peculiari spigolosità), stimolanti proprio perché per loro il Libro non è mai stato oggetto di consumo, ma veicolo di cultura (in alcuni casi di culto) e, come dicevo, ponte tra le persone.
Ed è proprio per questo che io mi sento sempre più sconfortato e mi sembra che mi manchi davvero il terreno sotto i piedi, costretto come sono a muovermi in una città sempre più votata a vendere calzini, mutande, reggiseni, o alla somministrazione di roba da mangiare o gelati, che non alla diffusione e alla crescita della Cultura.
Cos'altro rimane ad una città se perde pezzi di Cultura e di Memoria sempre più consistenti?
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A Palermo lanterne cinesi al posto di libri - Frammenti e pensieri sparsi
( Maurizio Crispi ) In Via Generale Arimondi, al posto della bellissima e amata Libreria Aleph di Palermo, chiusa poco più di un anno fa a causa dell'improvvisa morte del suo gestore, Lorenzo ...
https://www.frammentipensierisparsi.net/article-lanterne-cinesi-al-posto-di-libri-124743491.html
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Chiude (anche) la "Libreria Broadway": una Palermo che non legge oggi si rammarica
"Abbiamo tentato di resistere alle librerie colosso, ad Amazon, alla burocrazia, alla vendita diretta degli editori e, non ultimo, alla gente che legge sempre meno"
Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel Dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, han-no cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librer
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