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21 aprile 2024 7 21 /04 /aprile /2024 10:18
Macedonia di frutta (foto di Maurizio Crispi)

Sono in una scuola
Forse è proprio quella di Gabriel 
Ci è stato detto di portare, ad integrazione del cibo distribuito in mensa, qualcosa in più che possa servire per merende estemporanee
Ognuno ha portato quel che poteva 
Tipo: formaggini, prosciutto cotto affettato, salamelle, stick di salame, bocconcini di salame, formaggi vari, brioscine, merendine, biscotti e biscottelli, frutta secca e altro
Alcuni anche torte e pietanze preparate in casa
Ciò che è deteriorabile lo mettiamo in un frigorifero messo dalla Direzione a disposizione dei genitori 
Tutto il resto viene collocato in una dispensa 
Mentre facciamo queste operazioni dobbiamo indossare mascherine e guanti di lattice per evitare moleste contaminazioni
Poi, ad un certo punto, finisce il tempo della scuola e, allora, ogni genitore cerca di recuperare ciò che ha portato (almeno quanto è rimasto)
E sempre indossiamo mascherine e guanti di lattice (blu oppure rossi, ambedue i colori di prammatica)
Ma è tutto un grande pasticcio 
Si crea un ressa attorno a quel piccolo frigorifero 
Tutti quanti vorrebbero riprendere ciò che spetta loro
Tutti si affollano davanti allo sportello 
Infilano le mani dentro, frugano e rovistano, con un’inaudita impellenza di modi 
C’è chi riesce nell’intento e se ne va via con un sacchettino colmo delle proprie cose (ma anche di ciò che non appartiene loro)
Altri non riescono nell’intento e non trovano nulla, probabilmente perché le proprie cose sono finite nei sacchetti di altri più rapaci e più capaci nell’arraffare 
C’è una lunga storia a questo riguardo 
Io, in particolare, mi ritrovo tutto il tempo a trafficare attorno a questo piccolo frigorifero: tiro fuori le cose, le esamino, le rimetto dentro, le riesco, ma c’è sempre qualcosa che non mi soddisfa del tutto
Chiamo Gabriel perché mi dia una mano, ma è irreperibile
Sta giocando con i suoi amici e non mi ascolta 
Devo fare qualcosa per la quale è fondamentale il suo aiuto
Quindi, mi sento come paralizzato 
Non posso procedere 
Tengo in mano una sportina che contiene alcuni degli item, delle cose deteriorabili e temo che possano rovinarsi, se dovessero rimanere fuori dal frigo troppo a lungo
Molta confusione e inconcludenza

 

(Dissolvenza)

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20 aprile 2024 6 20 /04 /aprile /2024 10:26
Selfie meditabondo, un po' sorpreso forse (foto di Maurizio Crispi)

Cammino
con passo felpato

 

C'è un turbinio di rumori attorno a me

 

Dissonante cacofonia
Il solito caos
Motociclette rombanti in modo molesto
Auto con i gas di scarico a manetta
Monopattini elettrici
sfreccianti da tutte le parti
anche sui marciapiedi e contro mano
(loro non rumoreggiano,
ma è come se lo facessero)

Marciapiedi rotti,
cervelli rotti
che è impossibile rabberciare
Detriti
Plastiche
Pietre sparse
Macerie

I cieli ingombri di nubi
e di gabbiani che veleggiano
Fa caldo
per essere un giorno di aprile,
malgrado una veloce puntata in basso
della temperatura
nei giorni scorsi

 

Ma tanto è bastato
perché le montagne lontane
sì ammantassero di neve

 

Il meteo è impazzito

C'è un profondo contrasto tra i diversi piani

Non c'è più scampo

Non c'è via di fuga

 

E ora bussano alla porta
Bussano una seconda volta
(sarà forse il postino
che sempre bussa due volte?)
(e se fosse il postino,
buone nuove, cattive nuove)
Ma poi bussano una terza volta
(e allora non è più il postino)
Dopo di che
è un martellio costante
che giunge alle mie orecchie
Tuppuliano
Tuppuliano

 

Chi sarà mai il misterioso tuppuliatore?
(Forse è il destino
che bussa alla mia porta)

 

Ora vado ed apro
Non vedo l’ora di sapere
ciò che mi aspetta

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18 aprile 2024 4 18 /04 /aprile /2024 10:50
Riflesso elaborato

Notte di sonno opaca 
Sonno profondo, però,
di riposo e rigenerazione
Sono qua adesso,
sveglio, nel cuore della notte,
mentre l’alba si approssima
In un angolo della stanza 
c’è della lanugine che s’è accumulata
nel corso dei giorni
ed anche il cadavere d’una grossa mosca
Mi riprometto di fare le pulizie
da giorni 
e sempre mi ritrovo a rimandare 
Dovrò pur farlo prima o poi
Più che la lanugine
a disturbarmi
è la mosca morta
Chi sa perché
Ho sognato e nulla ricordo
Ero da qualche parte
Facevo delle cose
Reiteravo e ripetevo
Ho camminato
Ho corso
Ho pedalato per le vie della città 
Talvolta ho parlato,
pronunciando qualche parola sparuta
ma il mio interlocutore era sempre 
ombra, fantasma, 
ineffabile traccia
E dunque ero sempre solo
Compensavo, allora, parlando da solo,
dicendo, emettendo suoni,
ingoiando parole e masticandole,
una alla volta
come chicchi d’uva succosi
oppure sputandole fuori
come gli acini rimasti
che, tra i denti,
danno fastidio e vanno eliminati
Volevo anche scrivere
ma cosa, poi?
Le parole sfuggivano da tutte le parti
Non ne avevo più alcun controllo
Controllo versus creazione
Creatività impossibile
Mission impossible
Attesa
Verranno giorni migliori
Oppure no!
Segnali di resa, di caduta
o forse anche d'inarrestabile decadenza
L’Impero Romano,
dopo aver raggiunto 
la sua massima espansione,
crollò e decadde
insidiato dalle orde barbariche
che tuttavia erano anche 
afflusso di sangue nuovo 
e di vitali nuove energie
Il disordine e il caos 
generarono un nuovo ordine
Corsi e ricorsi
Alternanza di fasi
Decadenza e rinascita

 

Vediamo 
cosa ci attende 
al prossimo giro di giostra

Prigioni Piranesi

(14 aprile 2024) Qual é il senso?
Ho sognato che ero in viaggio
(sempre in viaggio sono in sogno!)
e mi ritrovo nello scompartimento di un treno 
che fischia e sferraglia
C’è un collega di lavoro, con me,
e nessun altro
Facciamo conversazione 
sui più disparati argomenti,
ma non ricordo i contenuti
Altro non ricordo
C’è una vaga scontentezza,
la sensazione di non aver centrato gli obiettivi,
una vaga percezione di aver perso,
di essere uno sconfitto,
uno che ha percorso tanta strada per nulla
Penso al figlio grande: un senso di sconfitta
Penso al piccolo: altrettanto,
anche se ho la certezza
che mi vuole molto bene per adesso
Penso di aver perso tempo
a costruire castelli di carte o di sabbia
Il vento con il suo primo refolo
farà crollare l’edificio di carte e le disperderà, 
così come disperderà per ogni dove
ogni singolo granello di sabbia
Pensavo di avere molto da dire
ma adesso anche quella vena 
s’é inaridita
Vedo per terra i cocci di un vaso rotto,
o forse di un’anfora
Non so quando o perché sia caduto
O per colpa di chi
Con molta vividezza, ne vedo i frammenti sparsi
alcuni molto grossi e cospicui
Malgrado ciò, quel vaso
non potrà più essere ricostruito
perché mancano i pezzi più piccoli 
che - benché minuscoli -
sono cruciali come chiavi di volta
Sono basito ed esterrefatto,
forse anche annichilito
Tossisco ripetutamente 
come per espellere il Male dall’interno
Poi mi fermo e mi ascolto
Ma questa sera non c’è più 
alcuna sinfonietta d’autunno o d’inverno
solo il sibilo del vento freddo
che soffia dalle desertiche steppe del Nord
Poi, dopo lunga lotta,
m sono addormentato di nuovo e ho sognato ancora
Ed ero di nuovo in viaggio 
mi trovavo in una grande città, forse Londra
Che facevo?
Andavo in giro con altri come un turista rispettabile
La città era sovraffollata,
una marea di persone che camminavano indaffarate,
mentre altri - evidentemente turisti - giravano con il naso all’insù ed espressioni estatiche nel viso,
guardando e rimirando 
Di questi, alcuni scattavano foto, 
click click click
ed era sorprendente vedere 
quanto usassero loro camere 
come dei mitra
Altri ciarlavano
Altri ancora camminavano,
indifferenti a tutto, come zombie
In questo fiume umano 
mi sentivo un po’ perso 
e con lo sguardo
scandagliavo la folla
alla ricerca di qualche rappresentante della setta dei poeti estinti
Poi, entravamo in un grande spazio che appariva essere
un grande negozio oppure una libreria
Propenderei a pensare che fosse una libreria
Ci dicevamo che dovevamo scendere al piano sottostante
E ci facevamo spazio a gomitate nella folla anche qui molto cospicua
Avremmo dovuto, a questo punto, percorrere una stretta scala
per accedere al livello inferiore
Mentre stavamo per imboccare il passaggio, vengo assalito da una donna vociferante e scarmigliata, la quale mi grida diffidandomi dal fare un altro passo soltanto 
Ma perché poi?
Forse lo dico a parole, oppure no
Comunque, la donna mi risponde, concitata, sostenendo che non ho chiesto a lei l’autorizzazione di andare, che lei è una scrittrice, che sta facendo la presentazione del suo libro e che merita il dovuto rispetto
Vabbè, faccio io, mi dispiace! Come avrei potuto capire che tu eri la Scrittrice?
Mica ce l’hai scritto sulla fronte e nemmeno su una targhettina spillata sul tuo magro petto!
Così dicendo, proseguo nella mia strada
Percorse le scale, giungo in un ampio spazio, anche questo affollato di persone e qui comincio a parlare del battibecco che si era appena verificato
Faccio una sorta di debriefing psichiatrico, spiegando la rava e la fava del comportamento inspiegabile di quella donna
All’inizio parlo in italiano, ma poi - ricordandomi che siamo a Londra - prendo a parlare fluentemente in inglese
Gli astanti apprezzano la cortesia, anche se avevano già afferrato il senso del mio discorso
Forse, se non l’italiano, conoscevano lo spagnolo
Non so
Mi profondo in lunghi discorsi e spiegazioni che tutti ascoltano un estremo interesse
Nel bel mezzo del discorso compare la donna di prima che ora appare ammansita
Prende partecipare, fa i suoi commenti ed esprime delle controdeduzioni, come in una seduta di psicoterapia
Dopo una lunga session in cui tutto sembra filare per il verso giusto, posso finalmente proseguire il mio percorso che prevedeva di uscire all’esterno
In effetti, il passaggio attraverso la libreria e la discesa di un piano erano soltanto azioni finalizzate a poter entrare nel mondo di sotto
Il mondo sotto-il-ponte 
Infatti, uscendo da quella stanza sovraffollata, mi ritrovo sotto delle enormi arcate per descrivere le quali non trovavo nel sogno parole adeguate o pietre di paragone
Potevo soltanto fare un raffronto con le più ardite immagini de Le Carceri d'Invenzione di Piranesi
Ero talmente preso dalla meraviglia che tiravo fuori la mia macchina fotografica reflex e cominciavo a scattare foto su foto, cercando di cogliere l’attimo, cercando l’inquadratura migliore


(dissolvenza)

È tempo di alzarsi
e affrontare il nuovo giorno
con vigore e determinazione
La musica percuote timpani
Caleidoscopio di immagini
Potpourri di letture
L’ora è tarda, anche se sono solo le cinque di mattina
Ma ho riposato un numero congruo di ore
La musica martella nelle mie orecchie
Mi dà la carica
Voglio saltare giù dal letto e iniziare il nuovo giorno
Però, nello stesso tempo,
voglio ancora stare a leggere ancora ad ascoltare la musica a oziare
Bene!
Così la nostra vita è fatta di intenti e desideri contrastanti
e dobbiamo sempre navigare,
trovando il giusto equilibrio tra istanze diverse

Non c’è molto altro da dire
e andiamo avanti così

Maurizio Crispi (10 aprile 2024)

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5 aprile 2024 5 05 /04 /aprile /2024 10:12
Desiderio di panchina

Umanitá
brulicante
sciatta
scialba
insulsa

Uomini vuoti
senza l'arguzia della cultura,
senza compassione

Fastidio viscerale

Meglio camminare
in solitudine
con i propri pensieri
vivendo con lentezza

A volte, in cerca di riposo,
sostare
seduti su una panchina,
al margine del mondo,
fuori dal tempo

Maurizio Crispi (7 febbraio 2024)

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27 marzo 2024 3 27 /03 /marzo /2024 11:38
Un oggetto distopico

Pregevole reperto,
avvistato a Palermo,
in via Francesco Scaduto,
la via che contorna Villa Sperlinga
Scultura postmoderna
da poter accoppiare felicemente
con una merda d'artista
'Comoda' da poter utilizzare
in caso di improvviso e violento scisone
oppure per riporre le deiezioni canine
Oggetto polivalente
di cui godere
in molteplici modi,
persino dotato di tavoloccia
in ottimo stato d’uso,
tale da assicurare
confortevolissima seduta
La tavoletta era abbassata
Ciò non ha dato all'occasionale passante
la possibilità di verificare
se il WC fosse ben pieno

Forse sì,
considerando il forte olezzo
che da esso si dispiegava

Accade nelle migliori famiglie

Dopo un paio di giorni,
l'oggetto distopico è scomparso

Maurizio Crispi (27.03.2024)

Merda d'artista

Merda d'artista è un'opera dell'artista italiano Piero Manzoni.

Nel dicembre del 1961, l'autore sigillò 90 barattoli di latta, uguali a quelli utilizzati normalmente per la carne in scatola, ai quali applicò un'etichetta identificativa, tradotta in quattro lingue (italiano, francese, inglese e tedesco), con la scritta «Merda d'artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961». Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 01 a 90 insieme alla firma dell'artista.

L'artista stabilì il prezzo in 30 grammi di oro zecchino, attraverso uno scambio diretto che non prevedeva la mediazione del denaro, e stabilendo un legame tra valore e oro affine a quello del sistema aureo. L'opera suscitò anche un'interrogazione parlamentare da parte di Guido Bernardi, contrario ad una retrospettiva dell'autore a Roma nel 1971. Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d'arte pubbliche in tutto il mondo; ad esempio, l'esemplare n. 01 è esposto presso il Museo San Fedele di Milano (parte della Nanda Vigo-Private Collection), il n. 04 alla Tate Modern di Londra, il barattolo n. 80 si trova al Museo del Novecento di Milano, il Centro Georges Pompidou di Parigi possiede la scatoletta n. 31 e al Museum of Modern Art di New York troviamo la n. 14.

A Milano, il 7 dicembre 2016, un collezionista privato si è aggiudicato l'esemplare n. 69 a 275.000 euro, compresi i diritti d'asta, nuovo record mondiale d'asta.

 

Manzoni considera che il vero valore simbolico di un’opera risieda nel rapporto con il corpo dell’artista (è l’artista a essere sacralizzato dal mercato), le cui manifestazioni assumono dunque, nella dimensione del paradosso critico, un valore equivalente a quello delle reliquie: le Impronte e le firme, il Fiato d’artista, la Merda d’artista ne sono altrettanti esempi: “in un progetto precedente intendevo produrre fiale di “sangue d’artista””, inoltre “nel ’61 ho cominciato a firmare, per esporle, persone. A queste mie opere, do una "carta di autenticità". Sempre nel gennaio del ’61 ho costruito la prima “base magica”: qualunque persona, qualsiasi oggetto vi fosse sopra era, finché vi restava, un’opera d’arte”, scrive in Alcune realizzazioni - Alcuni esperimenti - Alcuni progetti. il fatto che la società contemporanea attribuisca un grande valore economico alle opere di un artista si estende al valore delle sue reliquie, che è fatto equivalere a quello dell’oro, identificato simbolicamente come la materia cui si attribuisce comunemente il massimo del pregio così da riscattare il dispregio attribuito ordinariamente alle feci.

Non è previsto che il contenuto della scatoletta sia conosciuto dal fruitore, che se ne può accertare solo aprendola, dunque distruggendola e annientandone il valore.

Come già aveva fatto nelle Linee, rotoli di carta tracciati da un segno continuo presentati all’interno di un cilindro sigillato, anche in questo caso il “reliquiario” diventa in se stesso la garanzia di ciò che contiene.

Agostino Bonalumi, amico di Piero Manzoni, ha dichiarato che, in realtà, all'interno delle famose scatole non vi è nient'altro che gesso.

Più precisamente:

«Posso tranquillamente asserire che si tratta di solo gesso. Qualcuno vuole constatarlo? Faccia pure. Non sarò certo io a rompere le scatole.» (Corriere della Sera di lunedì 11 giugno 2007, pagina 30)

Nel 2008, Bernard Bazile, artista francese, ha aperto una delle scatolette, appropriandosi dunque dell'opera attraverso la sua distruzione. Dentro vi ha trovato una seconda lattina più piccola (che però non ha aperto).

Cochi Ponzoni, amico di Piero Manzoni, ha dichiarato in una intervista che la nipote di Piero Manzoni, Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, gli abbia riferito che, in realtà, all'interno delle famose scatole non vi è nient'altro che marmellata d'arance.

L'opera di Manzoni risulta influenzata dai celebri ready-made di Marcel Duchamp– in questo caso i ready-made aided - e al di là dell'aspetto più superficialmente scandalistico suscitato alla sua presentazione, ha suggerito diverse letture simboliche:

l'opera allude per paradosso al culto delle reliquie, che le considera sacre a prescindere dalla loro natura effettiva;

  • in senso ironico, allude all'idea che un artista già affermato troverebbe mercato e consenso della critica per qualsiasi opera produca, al di là della sua qualità specifica;
  • in particolare si riferisce al fatto che il mercato dell'arte contemporanea è pronto ad accettare letteralmente della merda, purché in edizione numerata e garantita nella sua autenticità ed esclusività;
  • contemporaneamente, il valore artistico di quest'opera di Manzoni è squisitamente concettuale, e perciò accessibile a chiunque senza limitazioni dovute né al costo di acquisto, né al possesso materiale o all'accessibilità fisica, né alla riproducibilità tecnica. È dunque, secondo Duchamp, tipicamente “anestetica”.
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24 marzo 2024 7 24 /03 /marzo /2024 12:09
acacie in fiore (foto di Maurizio Crispi)

I piccioni tubano
il giorno evolve

 

La domenica delle palme é trascorsa
con un conto di molti, troppi morti
che ingombrano le città in rovina,
i teatri e i luoghi di adunanza
Sono troppi e sono tutti eguali

 

La morte è una grande livellatrice
e per ogni singolo morto,
ci si deve dolere,
non importa di quale parte
o colore siano
I morti delle guerre e degli odi
sono il più delle volte innocenti,
mentre gli scellerati purtroppo
restano in vita, 
poiché hanno stretto un patto
col il diavolo
Loro sogghignano
e poi, fingendo dolore
e con lacrime ipocrite 
giù lungo le gote,
accendono ceri per i defunti 
Per la morte d’uno solo
di questi uomini perfidi
forse gioirei senza ritegno,
ma anche ciò sarebbe forse irrilevante 
Sono certo che in un’altra vita
questi dispensatori di morte e dolore
troveranno la loro pena,
mentre qui le loro ossa
e le loro ceneri
saranno disperse
e saranno per sempre dimenticati

 

Il vento soffia 
e porta con sé
le grida di dolore e il pianto 
di coloro che sono morti
senza una giusta causa
e che anelano ad essere ricordati

Lacrime di Crocus-dillus

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23 marzo 2024 6 23 /03 /marzo /2024 10:16
Veduta marina da Piano Aci (Altavilla Milicia) - foto di Maurizio Crispi

Sognavo che ero un delfino

Nuotavo nel mare profondo 
facendo evoluzioni e giravolte
tuffandomi e scendendo in profondità abissali 
risalendo poi a velocità inaudita
e saltando fuori con voluttà

Inanellavo giochi 
con una Delfina che mi piaceva
Nuotavamo a lungo
senza mai fermarci
Giocavamo a rincorrerci
Pur separati 
ci facevamo uno

Eravamo nei pressi di un’isola 
Il mare d’un profondo blu
cingeva in intimo abbraccio
pendii di nere rocce laviche,
screziate di rosso,
Poi, stanchi d’esser delfini,
scendevamo a terra
in sembianze umane,
avendo lasciato le pelli di delfino
nascoste nell'anfratto d'uno scoglio,
e camminavamo lungo aspri sentieri

C’era, innegabile, una forte emozione
che correva dall’uno all’altro,
come una corrente elettrica,
sfrigolante lungo invisibili fili,
perché capivamo
che eravamo inseparabili

Cercavamo un posto
dove immaginarci insieme
e dove rifocillarci anche,
pregustando il piacere
d’una buona e robusta rustica cucina

Mangiare ci avrebbe reso forti
e, dopo, saremmo ritornati con gioia  
alla nostra natura di creature marine
per riprendere i nostri giochi più spensierati

 

(Dissolvenza)

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14 marzo 2024 4 14 /03 /marzo /2024 12:26
Riflesso atriale (foto di Maurizio Crispi)

Sono in un grande resort vacanziero
Sono arrivato con altri 
per una breve vacanza 
C’è una grande confusione, 
un sacco di gente vociante,
sovraeccitata
sudaticcia
(ma, del resto, siamo in piena estate)
L’aria attorno è vibrante 
di cicalecci vari e continui
con l’interpunzione di tonfi e grida
Sono tutti impegnati 
in una grande corsa quotidiana
per partecipare alle diverse attrattive
e agli intrattenimenti in programma
Ci sono, ovviamente, gli animatori 
che tengono in pugno la situazione
e che propongono un fitto programma 
a cui tutti si fanno obbligo di partecipare
Io mi aggiro tra la folla,
un po’ stralunato a dire il vero,
passando da un luogo all’altro
e cercando di evitare il più possibile
d’essere attratto dal gorgo
di questi divertimenti artificiali e posticci
Cammino e cammino 
solcando la folla variopinta
e, all’improvviso, una voce gioviale 
mi chiama per nome, 
dicendomi
Tu sei Maurizio Crispi! 
Wow! Faccio io senza girare le spalle
e proseguendo nel mio cammino, 
facendo finta di niente, insomma
Poi, con istantanea autocritica,
mi sembra che il mio comportamento
possa essere indice 
di eccesso di sgarbataggine
e musoneria
Quindi, anche se di malavoglia,
mi giro con un vago sorriso sulle labbra
verso colui che mi ha chiamato per nome
E gli dico: 
Oooooh! 
Come stai?
Chi sei?
Lui, allampanato, mi dice un nome
che non evoca niente,
non mi dice niente
Ma lui aggiunge:
Ci conosciamo attraverso il social
Ah!, faccio io
E lui dice ancora: 
Ma tu solitamente nei social 
sembri molto più simpatico
Qui invece dai l’impressione 
di essere soltanto 
uno schivo e scorbutico, 
un musone!

Wow!, faccio io, 
mantenendo il profilo 
di quello che è parco di parole,
ma poi mi lancio in un discorso
Forse è così, non so
Forse nei social 
quando non si appare in presenza fisica
si è più disponibili ad interloquire,
a dire la propria
La mancanza di contatto fisico
e della vicinanza
- o se vogliamo - della prossimità 
facilita questo tipo di comunicazione
ed anche l’esposizione allo sguardo altrui,
ma in presenza sento 
di essere ben poco disponibile
Forse perché ho paura 
d’essere vulnerabile
Non ci posso fare nulla, è così

Mah, dice l’altro
Io adesso sto andando ad incontrare
Beppe Fazio
Sai, qui nel resort c’è Beppe Fazio
accompagnato da un suo assistente
Ogni giorno si incontrano 
con noi del pubblico
Si mescolano con tutti
Giocano e si divertono
Adesso, per esempio,
c’è in programma 
un grande girotondo collettivo
E poi si darà vita 
ad un serpentone lungo lungo
con il quale, a suon di musica,
attraverseremo l’intero resort
Si prevede che al serpentone umano longo longo
parteciperanno centinaia di persone
Su, vieni! 
Vieni con me a partecipare

Io faccio, Noooo!
Non è per me!
Non mi piace Beppe Fazio! 

Voglio andarmene per i fatti miei 
Vabbè, fa l’altro, scelta tua!
Però, poi non lamentarti
che ti senti solo!

E così dicendo se n’è andato,
lasciandomi solo, per l'appunto
Ed io ho continuato per la mia strada,
un volto anonimo perso nella folla

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7 marzo 2024 4 07 /03 /marzo /2024 06:37
Cielo di Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Difficile dire
Difficile fare
Penso
Non penso
Dormo
Son desto
Sogno
O forse no
Travolto dalle notizie
che arrivano a valanga
Notizie brutte
Notizie sconfortanti
Guerre
Missili
Bombe
Gente che muore e che soffre
Sono stanco
Proprio stanco
Come si può vivere così 
Quale è il senso
Non c’è possibile conforto
al senso di atroce futilità 
che pervade
ogni singolo istante
del vivere quotidiano
Poi ci sono
quei cieli akashici
di bianco e di blu
che incombono sopra di me

 

Tuffandomi in essi
con lo sguardo
viaggio a vertiginosa velocità 
nel tempo e nello spazio 
e dimentico,
dimentico,
immergendomi nel Bardo,
morendo e rinascendo

 

E allora,
come disse il Poeta,
naufragare m’é dolce
in questo mare

Immergersi nel Bardo
Immergersi nel Bardo
Immergersi nel Bardo
Immergersi nel Bardo
Immergersi nel Bardo
Immergersi nel Bardo
Immergersi nel Bardo
Immergersi nel Bardo

 

Il bardo

Bardo. In alcune scuole del buddismo con il termine bardo (tibetano བར་ དོ་ Wylie: bar do) o antarabhva (sanscrito) si intende uno stato intermedio, di transizione o liminale tra la morte e la rinascita, presente nella dottrina del Buddhismo Mahayana e Vajrayana.

È un concetto nato poco dopo la morte del Buddha, con diversi gruppi buddisti delle origini che accettavano l'esistenza di un tale stato intermedio, mentre altre scuole lo respingevano. Nel Buddhismo tibetano, il bardo è il tema centrale del Bardo Thodol, il Libro tibetano dei morti, in cui viene descritto dettagliatamente nelle sue fasi.

Il lama Ole Nydahl descrive così le varie fasi dello stato intermedio:
«Un evento condiziona il successivo e così, quando il corpo muore, le capacità sensoriali e l’oggetto di identificazione di questo flusso di esperienze viene perso. (...) In primo luogo, la coscienza si ritrae dalla pelle e dagli altri organi sensoriali nel canale centrale di energia, l’asse magnetico che attraversa il nostro corpo. Mentre la consapevolezza diminuisce, si perde il controllo delle parti solide e liquide del corpo, il suo calore e il respiro. Quindi gradualmente le energie — dalla sommità e dall’estremo inferiore del canale di energia — si spostano contemporaneamente verso il livello del cuore, mentre la mente vive forti esperienze di chiarezza e gioia. Dopo venti, trenta minuti che si è esalato l’ultimo respiro, si sperimenta una totale oscurità e successivamente una luce molto chiara appare al livello del cuore. A questo punto si presenta un’occasione unica: se si è meditato a lungo, se si sono mantenuti i legami con la pratica, se si è stati completamente onesti con se stessi, c’è la possibilità di riconoscere e mantenere questa luce raggiungendo di fatto l’illuminazione. (...) Se tuttavia si diventa incoscienti a causa della troppa intensità della luce – come accade nella maggior parte dei casi – questo stato di incoscienza dura circa tre giorni e al risveglio non si sa di essere morti e non lo si vuole riconoscere. Per circa una settimana la mente rimane nella continuazione della vita appena conclusa. Si ritorna nei posti e dalle persone conosciute, le quali, logicamente, non possono vederci. Questa condizione è molto confusa anche perché, a causa della perdita del corpo, si appare immediatamente in qualsiasi posto pensiamo. Dieci giorni dopo la morte, dopo una settimana in questa condizione, si riconosce infine di essere morti. Questa consapevolezza è un tale shock che si sviene nuovamente e quando la mente si riprende da questo secondo stato di incoscienza, il mondo abituale è scomparso e il proprio subconscio si attiva. Le profonde impressioni immagazzinate appaiono e, entro non più di cinque settimane e mezza, esse maturano in rigide strutture psicologiche che esprimono le più forti tendenze mentali sviluppate durante l’ultima vita. Sia orgoglio o gelosia, attaccamento o rabbia, avidità o confusione, la tendenza predominante colora la mente e al tempo stesso la attrae verso luoghi e esseri che corrispondono al suo contenuto. Così azioni positive conducono a rinascite favorevoli in paesi piacevoli, mentre le azioni nocive generano rinascite in condizioni di sofferenza che rendono la vita difficile nella maggior parte del mondo al giorno d’oggi.»

Dopo circa sei settimane avviene la rinascita. Il bodhisattva, cioè l'illuminato che rinuncia al Nirvana per beneficio degli esseri senzienti, può scegliere, sempre dopo questo tempo, ma restando in stato di consapevolezza dopo aver riconosciuto la "chiara luce", la sua prossima rinascita, di solito come un tulku lama un maestro o un praticante che in questo caso si è reincarnato volontariamente.

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29 febbraio 2024 4 29 /02 /febbraio /2024 12:58
Nel Blu

Luna navigante nel blu

Nuvolette bianco-candide
in campo azzurro

Torri di cumuli
che coronano le montagne lontane
creando quinte torreggianti

E sempre quella casetta a due piani,
tetto spiovente di coppi
e quell’esile ciminiera
da cui non esce mai
un filo di fumo

Maurizio Crispi

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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