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Vado in visita in una comunità per pazienti psichiatrici
Almeno così mi pare
Questa struttura si trova in un’area vacanziera della città che, adesso che siamo fuori stagione, è semideserta
Le strade sono vuote - nessuno in giro - tutte le case hanno le finestre sbarrate e un aspetto di decadente abbandono
Entro nell’edificio che ospita la CTA e sono in compagnia d’un mio amico - nonché vecchio compagno di scuola - ed anche del mio falegname di fiducia, Mr Cardone
Entriamo e, anche qui, non c’è nessuno
Sembra che l’edificio sia stato abbandonato da poco e che tutti i suoi occupanti siano andati via (o siano scomparsi) sul più bello
Infatti, tutto è stato lasciato in mezzo come se ogni attività in corso sia stata interrotta per una qualche ragione che mi sfugge
Percorriamo tutto l’edificio da un capo all’altro e ogni stanza si presenta con il medesimo aspetto: robe abbandonate, piatti sulle tavole ancora imbandite, pacchi di sigarette sparsi per terra o sui mobili, intonsi o mezzi vuoti, piatti con le pietanze mezze mangiate ancora sui deschi
Tutti scomparsi
Nessuno risponde ai ripetuti richiami
Non c'è anima viva
La situazione è davvero inquietante
Mentre ci muoviamo verso l’uscita, percorrendo un lungo corridoio spoglio e buio, avvistiamo uno che se ne sta seduto da solo all'interno di una nicchia scavata nel muro davanti ad una specchiera a grandezza d'uomo e che vi si rimira alla luce tremolante d'una candela
Mi sembra di ravvisare in lui un mio vecchio compagno di scuola
Lo riconosco tardi, quando siamo già passati, ma comunque gli lancio un saluto, pronunciando il suo nome
E dico all’altro mio compagno: É vero, il nostro Claudio è sempre stato un po’ vanitoso, sempre preoccupato del suo aspetto!
Eh sì, fa l’altro, ma cosa ci fa qui?
Non abbiamo alcun elemento per poter rispondere e quindi la sua domanda cade nel vuoto
Arriviamo all’uscita e ci siamo già per strada quando io io mi ritrovo a spingere davanti a me una vecchia poltrona in rattan in stile liberty, un vero pezzo d’antiquariato
La spingo davanti a me, come se fosse una sedia a ruote per disabili
Ma che fai?, mi interroga il mio amico
Ed io come uscendo da uno stato di trance, gli rispondo: No, non me ero proprio accorto! Sono così abituato a spingere la carrozzina di mio fratello che, anche adesso che lui, da anni, non c’è più lo faccio lo stesso con qualsiasi oggetto idoneo mi venga a tiro! Aspettate un attimo che riporto la poltrona dove l’ho presa!
Faccio dietro front e mi incammino con la mia sedia verso l’edificio che avevamo appena abbandonato
Accanto a me adesso cammina un paziente che è ospite attuale della CTA dove lavoro ed uno dei più turbolenti
A lui, mentre camminiamo, racconto la storia di mio fratello
Mi chiedo se questo racconto potrà mai stimolare un suo interesse
Eppure noto che mi ascolta con attenzione
Il sogno è molto più complesso, ma le altre sue parti sono andate in dissolvenza
In un altro frammento era in auto e, alla guida, c’era la zia Mariannù (la sorella di papà), anche lei trapassata da anni.
Seguendo le mie indicazioni, imboccava una via a senso unico, ma contromano.
Evitiamo per un pelo l’incidente e, a fatica, ci rimettiamo nel corretto senso di marcia, anche se ora saremo costretti ad un lungo percorso per arrivare alla nostra destinazione
Dissolvenza
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