Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
14 ottobre 2023 6 14 /10 /ottobre /2023 08:44

Questo scrissi il 14 ottobre del 2011, a proposito dei libri e della perdita d'interesse per la lettura da parte dei più. Questa piccola nota è rimasta dimenticata tra le pieghe di Facebook sino ad oggi.
Penso che valga la pena riportarlo qui sul mio blog perchè sento che in qualche modo sia ancora attuale.

Maurizio Crispi

I rogi dei libri (dal web)

Nei secoli bui dell'umanità, i libri in odore di eresia venivano bruciati in pubblici roghi con la stessa ritualità solenne con cui i "peccatori" venivano arsi tra le fiamme. In modo più rozzo e brutale, i nazisti bruciavano tutte le opere che fossero in odore di eresia, ebraismo, semitismo, sionismo.

Nelle dittature del pensiero, lo stalinismo in testa, i libri e i documenti ufficiali venivano proibiti o, in maniera più sottile, epurati da tutto ciò che fosse difforme rispetto all'assetto del momento, in uno sforzo immane di riscrittura della storia degli eventi e delle idee.
E il romanzo di George Orwell, 1984, è di tali procedure uba semplificazione paradigmatica.
Eppure i libri arricchiscono l'umanità. Marco Aurelio, che era un lettore profondo e un filosofo, fu uno dei più grandi imperatori romani, quanto a statura morale, anche se le sue campagne militari non ebbero eguale successo (forse proprio per il fatto che i suoi interessi più vivi era polarizzati altrove).
Oggi si legge sempre meno. 
E chi dovrebbe guidare il paese, forse (salvo qualche rara eccezione), legge meno di tutti.
Vi siete mai chiesti se il Berlusca abbia mai letto un libro?
Forse si sarà limitato alla scorsa di "barlezzettieri", per avere sempre un raccontino pronto da esporre nei momenti meno opportuni.
Ma indubbiamente certi suoi strafalcioni e certi grezzi pregiudizi più volte ripetuti sino alla nausea rivelano poca cultura: da uno che dice "Romolo e Remolo" non c'è da aspettarsi molto.
Eppure i libri arricchiscono, perché consentono un continuo dialogo tra presente e passato e danno sempre - anche quando si tratta di opere narrative - dei vertici di osservazione inediti sulla realtà che ci circonda.
Oggi, in fondo, quanto preconizzato da Farenheit 451 (sia nell'opera visionaria di Ray Bradbury, sia nel film omonimo di Truffaut) rimane quanto mai attuale, anche se in modi più sottili ed insidiosi, con l'assedio dei moderni gadget che vorrebbero rimpiazzare la pagina scritta e il libro.
Se ci chiedessero di salvare dei libri da una catastrofe quali sceglieremmo?
Sarebbe un compito difficile e arduo, come quei sopravvissuti che (nel film "The day after tomorrow") per riscaldarsi dal gelido freddo polare nato da un'improvvisa (ma annunciata) catastrofe climatica e asserragliati all'interno della fornitissima biblioteca centrale di New York City devono utilizzare i libri come combustibile e non sanno, in certi momenti, quali sacrificare per primi.
Ma, in ogni caso, salvare dei libri, anche pochi soltanto, sarebbe tassativo.
Cosa ci rimane se non i libri e l'ancoraggio alla pagina scritta davanti alla catastrofe imminente - non quella fisica e devastante del declino del corpo, non quella eco-sistemica, non quella di una delle apocalissi prossime venture - ma quella devastante ed incalzante dell'inabissarsi della cultura e dei suoi valori, della fine del piacere della lettura a favore di piaceri più effimeri e superficiali e della perdita collettiva della memoria?

Condividi post
Repost0
22 settembre 2023 5 22 /09 /settembre /2023 07:03

...il film vuole essere soprattutto didascalico di un ipotesi che secondo alcuni è remota ed improbabile, secondo altri, invece, sempre più incombente, anche perché l'odierna tecnologia medica ha di fatto abbassato la guardia nei confronti delle malattie infettive che, nel nostro non lontano passato, rappresentavano uno degli spettri più temibili.

Maurizio Crispi (2011)

Contagion (2011, USA)

Contagion è un film del 2011 diretto da Steven Soderbergh, e vede come protagonisti Marion Cotillard, Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet e Bryan Cranston.
Visto nei giorni passati su Amazon Prime, convinto di non averlo mai visto prima.
Se ne era parlato ai tempi dell'esorfio della pandemia e avevo cercato di vederlo, ma niente. Poi, nel 2022 è comparso su Prime.
Se consideriamo che il film di Sonderbergh venne realizzato nel 2011, lo possiamo sicuramente prendere come una realistica (e pessimistica) messa in scena di quanto è avvenuto un decennio dopo e sta tuttora accadendo, con una precisa rappresentazione delle diverse fasi di una pandemia e degli scenari che si vanno via via aprendo.
Vengono vagliate tutte le ipotesi possibili sull’origine del virus letale.

Per alcuni versi il film sembra avere delle doti quasi visionarie per quanto concerne ciò che ci è capitato successivamente a partire dalla fine del 2019 con la pandemia di COVID.

La realtà è che già molti epidemiologi, da tempo, sostenevano che qualcosa del genere sarebbe accaduto, grazie al fenomeno dello spillover.
Il film è narrato in modo spettacolare e coinvolgente e si avvale di un cast di attori davvero eccezionale.
Il film affronta il tema della diffusione di una malattia nuova e letale, causata da un virus trasmesso da goccioline respiratorie e fomiti, del tentativo inutile da parte di ricercatori medici e ufficiali di salute pubblica di identificare e contenere il virus, della conseguente perdita di ordine sociale in una pandemia e dell'introduzione di un vaccino per fermarne la diffusione.
Per seguire diverse trame il film fa uso dello stile multi-narrativo "hyperlink", utilizzato in diversi film di Soderbergh.

A vederlo adesso ci sembra robetta passato. Ma nel 2011 non eravamo ancora pronti a recepire il suo messaggio.



E quella che segue è la recensione che ne scrissi, dopo averlo visto al cinema il 19 settembre 2011.

Contagion (2011)

Contagion è un film del 2011, diretto da Steven Soderbergh, con protagonisti Marion Cotillard, Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Kate Winslet.

«Non parlare con nessuno. Non toccare nessuno» (tagline del film)

Il film è incentrato sulla minaccia rappresentata da un contagio mortale simile all'influenza suina e su un team internazionale di medici assunti dal CDC per affrontare l'epidemia.
Dopo essere stata ad Hong Kong in viaggio d'affari, Beth Emhoff crolla a terra apparentemente per una banale influenza. Portata velocemente in ospedale, muore poco dopo il suo ricovero a causa di una malattia sconosciuta. La donna viene quindi indicata come la prima persona conosciuta ad aver contratto questa malattia.
Nella ricerca di una possibile cura il dottor. Ellis Cheever, capo del CDC, incarica la dottoressa Erin Mears di indagare sui primi casi di morti negli Stati Uniti. Contemporaneamente la dottoressa Leonora Orantes viene inviata in un villaggio cinese alla ricerca del paziente zero.
Negli anni più recenti l'epidemia virale "aviaria" o quella detta "suina" hanno intimorito l'opinione pubblica, hanno seminato nel mondo intero panico e timori relativi all'allargarsi a macchia d'olio del contagio.
E' stato tutto gonfiato dai mass media, a loro volta "imbeccati" nel modo giusto da fonti accreditate che però erano interessate affinché l'opinione pubblica e le relative decisioni politico-strategico si muovessero in un certo modo piuttosto che in un altro. E ci sono riuscite egregiamente: in Italia, il Servizio Sanitario ha acquistato decine di migliaia di dosi vaccinali che poi sono rimaste inutilizzate, tanto per fare un esempio.
In simili casi, alla luce degli eventi recenti, c'è da diffidare degli allarmismi che sono in parte pilotati. Tuttavia nel mondo della globalizzazione in cui tutti si muovono con una velocità pazzesca da un punto all'altro del mondo, la possibilità di una diffusione epidemica che esce fuori dal controllo è pur sempre una realtà da tenere nel debito conto.
Per non parlare poi delle scorte (sicuramente non distrutte) di pericolosi agenti patogeni prodotti per uso militare e che, da qualche parte, come segnalano fonti accreditate continuano ad essere conservati.
Per non parlare di agenti infettivi noti, nei cui confronti si è abbassato il livello di guardia: sempre fonti accreditate sostengono che se, per ipotesi, si dovesse riaccendere il vaiolo (come?

Anche qui si fa ancora riferimento alle armi biologiche accantonate e secretate) il mondo sarebbe impreparato ad affrontarlo adeguatamente, perché le scorte di vaccino sono in pratica del tutto esigue. 
Nel 1918 ci fu un'impressionante epidemia influenzale prodotta da un ceppo virale particolarmente aggressivo che impazzò nel mondo, provocando ben 18.000.000 di morti.
Ecco, il film Contagion, fa riferimento a tutto questo, mettendo in evidenza come la causalità dei contatti, a partire dal punto 0 (quello della prima comparsa dell'infezione nella popolazione) e la velocità degli spostamenti possano provocare una rapida diffusione del morbo, con l'accendersi di focolai sparsi in tutti i punti del globo e, soprattutto nelle realtà, ad elevata densità abitativa, le grandi metropoli in particolar modo.
Tutto il resto è una corsa contro il tempo: l'identificazione dell'agente virale, il tentativo di dar vita con un ceppo attenuato un vaccino efficace, la sperimentazione di esso.
Il ritmo del film è abbastanza incalzante, l'esito è scontato, ma con un conto finale di oltre 33.000.000 morti.
Bravi gli attori: un accorato Matt Damon, misteriosamente immune, che tenta di salvare la figlia dall'esposizione, una Gwineth Paltrow scelta per impersonare il caso n°1 e una serie di altri attori, bravi interpreti di parti da routine che vengono sviluppate prescindendo dalla situazione specifica (l'infezione virale): il punto centrale è quello di studiare come si sviluppano le reazione dei diversi personaggi in una situazione "estrema", di sconvolgimento del proprio assetto esistenziale e di incombente pericolo di vita.

 

Del resto, il film vuole essere soprattutto didascalico di un ipotesi che secondo alcuni è remota ed improbabile, secondo altri, invece, sempre più incombente, anche perché l'odierna tecnologia medica ha di fatto abbassato la guardia nei confronti delle malattie infettive che, nel nostro non lontano passato, rappresentavano uno degli spettri più temibili.
 

Condividi post
Repost0
6 giugno 2023 2 06 /06 /giugno /2023 08:44
Robert Heinlein, Non temerò alcun male, Bompiani

Nel 1970 Robert Heinlein, uno dei più grandi maestri della SF pubblicò un opera che si colloca tra quelle in cui egli riflette sul fine vita, Non temerò alcun male (I Will Fear No Evil), il cui titolo originale è tratto dal Salmo 23:4 della Bibbia. Ricordo che lo lessi (lo divorai) nella forma di un tascabile Bompiani (uscito nel 1977) e, in effetti, la sua prima edizione italiana era stata fatta da Bompiani, nel 1972

Qui, in un mondo sovrappopolato nel XXI secolo, un tycoon, molto anziano e gravemente ammalato decide di avvalersi di un'avveniristica tecnologia per sfuggire al destino che l'attende e che gli consentirà di trasferire la sua mente in un corpo giovane.

Johann Sebastian Bach Smith, nato come Schmidt, ormai novantenne e decrepito, è tenuto in vita da un supporto medico, sicché decide di far trapiantare il proprio cervello in un nuovo corpo, offrendo un milione di dollari ai congiunti di un donatore in stato di morte cerebrale.

Non appena le circostanze lo consentono viene effettata l'operazione (a Heinlein non interessa dare spiegazioni tecnologiche sul perché e sul per come sia possibile compiere una simile cosa, non si sofferma sui dettagli tecnici: dice che è possibile e basta. E il lettore deve seguirlo). Le circostanze per dar corso alla "rinascita" di Schmidt sono che sia disponibile un corpo recipiente, in buona salute e in stato di morte cerebrale: la sorte vuole che il corpo donatore sia quello di una giovane donna che è Eunice Branca, sua segretaria che è stata uccisa da un balordo, e Schmidt nelle clausole del contratto avevo omesso di specificare controindicazioni circa il sesso del recipiente.
Quindi, al suo risveglio, Schmidt si ritrova dentro il corpo di una donna e, per giunta, molto avvenente e desiderabile.

Robert Heinlein, Non temerò alcun male, Bompiani (tascabili), 1977

Inizia così a vivere una nuova vita, avendo assunto l'identità di Joan Smith, guardando il mondo attraverso gli occhi di una donna, ma rimanendo uomo di esperienza e di appetiti sessuali assolutamente rinvigoriti (anche se orientati per necessità di cose verso il sesso maschile). Questo genera delle situazioni a volte imbarazzanti, a volte comiche, soprattutto quando egli si ritrova a confrontarsi con il suo più fedele collaboratore che è il suo avvocato di sempre Jakob Moshe Solomon) ed è nel fiore degli anni. Da donna (con quell'alchimia ormonale) si ritrova a desiderare un contatto sessuale con lui, ma la sua mente è quella di un uomo: insomma, Schmidt dovrà confrontarsi con grandi difficoltà interiori, sino a compiere il grande passo, dopodiché finirà per sposarlo.

Molti interrogativi restano aperti, tuttavia: cede a questo impulso perché è il corpo da donna che vuole così, oppure è lui - ancora uomo nella mente - che in modo inatteso - scopre delle valenze omosessuali dentro di sé?

Sin dall'inizio le cose si complicano ancor di più, poiché  probabilmente per via della persistenza della mente che aveva abitato quel corpo, la personalità del corpo recipiente si risveglia, iniziando un dialogo con Schmidt, prima occasionale e a sprazzi, poi sempre più costante e serrato.
Quindi, nel rapporto (che presto diventa stabile relazione) con l'uomo sono adesso in due ad interagire con una fantasmagoria di effetti. Il costante dialogo con Eunice Branca, aiuta Schmidt a destreggiarsi nella sua nuova identità.

E, alla fine, colpo di scena finale, Jakob Moshe Solomon muore all'improvviso per un ictus e, per una strana alchimia (anche qui Heinlein non ci fornisce alcuna spiegazione) entra nel corpo di Eunice Branca che già ospita la mente di Schmidt e quella di Eunice e quindi nel finale si trovano tutti e tre assieme a dialogare e a confrontarsi.
 

Ricordo che questo romanzo mi entusiasmò, al pari di "Straniero in terra straniera" che lessi subito dopo: ma questo forse ancor di più, perché Heinlein affrontava il tema del fine vita e dell'immortalità che del resto compare in altre opere come in Lazarus Long, l'immortale oppure nel precedente I figli di Matusalemme.

E qui si tratta di un Heinlein più maturo che affronta i grandi temi filosofici della vita e della morte, ben lontano da quello delle prime opere "spaziali", tipo "La fanteria dello spazio", considerato una vera pietra miliare nel contesto della Space Opera militare.

Perché tutta questa tiritera su Heinlein?

Ieri, scartabellando Netflix, mi sono imbattuto tra i new release in un film non troppo recente (USA, 2015) il cui titolo è "Self/less", con un buon cast di attori e di buona fattura.

Le battute d'inizio della pellicola mi hanno fatto pensare irresistibilmente a "Non temerò alcun male", perché anche qui un ricco tycoon, ammalato gravemente, con metastasi diffuse e destinato a morire di lì a poco, decide di rivolgersi ad una società (quasi clandestina e solo da pochi conosciuta per via del passaparola) che si rivolge ad una audience di clienti facoltosi e motivati per aiutarli a sopravvivere alla propria prossima morte. 

Self/less

L'industriale ultramilionario Damian Hale, maestro nell'arte del potere, allontanato dalla figlia Claire, si scopre malato di cancro. Di fronte alla propria malattia terminale, viene a sapere di un'organizzazione scientifica segreta che gli propone la creazione in laboratorio di un corpo sano in cui la sua brillante mente potrà continuare a vivere, secondo gli studi di transumanesimo del professor Jensen. Dopo aver inscenato la sua morte pubblica di fronte all' amico Martin O'Neil e al mondo, Damian si sottopone alla procedura si trasferimento della sua mente in un corpo giovane (che ritiene sia stato clonato), detta "shedding", risvegliandosi secondo le promesse in un nuovo corpo giovane. Successivamente ad un periodo di riabilitazione, inizia la sua nuova vita, dovendo però dipendere dall'organizzazione che gli fornisce misteriose pillole antirigetto avvisandolo di possibili allucinazioni post intervento che presto tuttavia spariranno.


La parte iniziale del film potrebbe essere stata presa di peso dal romanzo di Heinlein, anche se poi i dettagli e l'evoluzione successiva divergono fortemente dal modello originario. 

Poi, tuttavia, la storia di Self/less diverge radicalmente da quella raccontata magistralmente (e con grande ironia) da Robert Heinlein. Cosa accomuna, in realtà, il romanzo e questo film (come anche un altro film simile che mi è capitato di vedere recentemente sempre su Netflix e di cui in questo momento - sfortunatamente - non ricordo il titolo)?

Simbolo del Transumanesimo

Credo che sia il tema del "transumanesimo" (ovvero del "Transhumanism") di cui questa, presa da wikipedia, è una possibile - sintetica definizione: Il transumanesimo (o transumanismo, a volte abbreviato con >H o H+ o H-plus) è un movimento culturale che sostiene l'uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l'invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione post umana.

Quando Heinlein scrisse il suo libro di transumanesimo ancora non si parlava del tutto e il termine non era stato nemmeno coniato: e, quindi, egli è stato, da questo punto un autentico precursore e un visionario. Ma questa è, del resto, l'essenza della più pura declinazione della SF.

Ho trovato in rete, un articolo in cui, nel contesto di considerazioni più ampie, viene tracciato un parallelismo tra "Non temerò alcun male" e il transumanesimo: 

"La scienza sta vivendo oggi un pericolo crescente: quello di trasformarsi in tecnoscienza tendente ad abbandonare l’approccio olistico del disallineamento fisico della persona umana e ad eliminare il rapporto medico-malato. Stanno aprendosi varchi di consenso a teorie che si inscrivono nella corrente del Transumanesimo  ipotizzante un trasferimento dei dati di coscienza degli umani dentro una memoria delocalizzata totalitaria, una specie di titanico CLOUD da utilizzare per una successiva reviviscenza del contenuto di una mente dentro altri corpi e/o dispositivi esogeni. Sul tema, fanno pensare le implicazioni tecno-etiche dello scrittore di fantascienza Robert Heinlein nel suo memorabile libro NON TEMERO’ ALCUN MALE nel quale viene narrata la cascata di effetti collaterali rivenienti da un trapianto di cervello di un uomo in un corpo di donna. Il Transumanesimo sta per essere a sua volta sorpassato a sinistra dalla corrente dell’INTRASPECISMO  dove la differenza tra umani e animali scompare in nome della eliminazione del pensiero antropocentrico..."1

Il film non tributa nessun credito letterario, d'altra parte. C'è da dire anche che la SF letteraria, nel corso degli anni, ha creato dei modelli che sono entrati con forza nell'immaginario collettivo e che, quindi, poi finiscono per permeare in modo originale altre opere oppure danno vita a nuovi modi di vedere, senza che si abbia più alcuna consapevolezza della loro scaturigine.

Guardate questo film (che merita), ma soprattutto leggete il romanzo di Heinlein!

 

__________________________________________

Note

1. Tratto dall'articolo Gli effetti delle pandemie e la tecnoscienza che incombe (dettiescritti.it). Maiuscoletti nel testo originario.

Condividi post
Repost0
28 febbraio 2023 2 28 /02 /febbraio /2023 09:32
Gordon Williams, Cane di paglia, Lupetti Editore, 2010

Dopo molto tempo, decenni dall'uscita del film di Peckinpah sono riuscito a leggere il romanzo a cui il film Straw Dogs si inspirò, pubblicato in anni recenti da una piccola casa editrice italiana che ripropone dei testi " dimenticati" e ingiustamente negletti.
Il romanzo scritto Gordon M. Williams, Cane di paglia (The Siege of Trencher’s Farm, nella traduzione di Massimiliano Marcon), fu pubblicato nel lontano 1969 e mai tradotto in lingua italiana (almeno per quanto ne sappia io) sino a quando non è  stato recuperato meritevolmente da Lupetti Editore (collana I Rimossi), solo nel 2010

La trama è semplice ed essenziale. Il professore George Magruder si è ritirato a vivere in un cottage del Galles (o della Cornovaglia) con la sua famiglia per trascorrervi un anno sabbatico e portare a termine - in quella che aveva auspicato essere una pace bucolica - un suo saggio su di un erudito inglese di epoca elisabettiana.
Ma così non sarà.
I Magruder, considerati spregiativamente "yankee" dalla popolazione locale, sono malvisti e considerati degli intrusi malgrado qualche debole sforzo da parte della moglie di George - che è di origini britanniche - di socializzare.
Per un concorso di circostanze in una notte di bufera, anzi di tormenta, la loro casa viene presa d’assalto da un gruppo di uomini del posto totalmente sbronzi, armati e forse anche un po’ psicopatici.
Comincia un assedio senza esclusione di colpi.
Il mite Magruder, nel momento in cui il suo spazio domestico, viene minacciato, dismette la patina di civilizzazione e buone maniere, e prende a rispondere colpo a colpo con ferocia e determinazione, proprio nel momento in cui si rende conto che la sacralità del suo spazio privato domestico è minacciata, e fornendo così una icastica semplificazione delle teorie esposte molti anni dopo da Francesco Dragosei, nel suo saggio Lo squalo e il grattacielo. Miti e fantasmi dell’immaginario collettivo americano, Il Mulino, 2002, elaborato poco dopo l'evento drammatico del crollo delle Torri Gemelle.


Magistrali le immagini cinematografiche di Sam Peckinpah, con un giovanissimo ed efficace Dustin Hoffmann, nei panni di George Magruder: il film ricalca, grosso modo, il solco tracciato da Gordon Williams, anche se - avendo letto il romanzo - si potranno registrare delle differenze rispetto alla storia originale: tra queste il fatto che la moglie di Magruder non soltanto è genericamente britannica ma è anche originaria del piccolo villaggio in Cornovaglia dove si sono trasferiti a stare e che, a causa di ciò vi sono problemi relazionali irrisolti con alcuni dei suoi coetanei, tra i quali un suo antico spasimante. Altra differenze è che Magruder non è un letterato nel film, bensì un astronomo che deve completare un suo nuovo libro ricco di formule matematiche e che, a causa di ciò vive in un mondo di elucubrazioni tutte sue. In più, nel film, la moglie è vittima di una violenza sessuale, cosa che nel romanzo rimane in sottofondo, mai agita, ma soltanto fantasticati dai primitivi abitanti di Dando.
Queste differenze sono tuttavia ininfluenti nel trasmettere al fruitore del film sensazioni analoghe a quelle che dà la lettura del romanzo dove in un'escalation vorticosa Magruder assume quasi caratteristiche ferine per proteggere a tutti i costi il suo spazio domestico, cessando di essere un "cane di paglia", cioè un fantoccio inerte ed incapace e riconquistando (forse) la stima, il rispetto e l'amore da parte della moglie.

 

(Risguardo di copertina) Il professor George Magruder, sua moglie Louise e la piccola Karen si sono trasferiti da soli sei mesi nel piccolo villaggio inglese (immaginario) di Dando. Americano di nascita e di principi, Magruder soffre il cambiamento che rallenta la lavorazione del suo ultimo libro. Inglese di temperamento libero e sanguigno, Louise torna nel suo paese dopo la delusione del sogno americano e quella del suo matrimonio. La loro vicenda famigliare è però travolta dai segreti di Dando e dal primitivismo istintuale dei suoi abitanti, schivi, infidi e pericolosi. Finché la fuga di un malato di mente non renderà tutto ancora più difficile.
Pubblicato per la prima volta nel 1969 da Secker&Warburg, "The Siege of Trencher's Farm" portato due anni più tardi sul grande schermo da Sam Peckinpah con l'emblematico titolo di "Straw Dogs, Cane di paglia" (espressione tratta dal "Tao Te Ching" di Lao-tse).
Benché soltanto implicito nel romanzo di Williams, il tema della violenza sessuale come appendice della violenza lato sensu marcherà una nuova fase nella riflessione culturale sul male e sulla silenziosa ambiguità del contratto sociale.

Gordon Williams

L’autore. Dopo una breve parentesi da giornalista, Gordon Williams (1934-2017) di origini scozzesi, si è affermato come autore televisivo e prolifico autore di romanzi. Ha lavorato anche come ghost-writer di celebri autobiografie, fra cui quella del celebre calciatore Bobby Moore. Con Terry Venables (ct della nazionale inglese e di molti club europei tra cui il Barcellona) ha firmato quattro libri e la serie televisiva Hazel. Il suo romanzo The Siege of Trencher’s Farm, più noto come Il cane di paglia (Straw Dogs), pubblicato nel 1967, ha ispirato l’omonimo film di Sam Peckinpah, di cui nel 2011 é stato prodotto un remake.

Cane di paglia, il film. Locandina

Cane di paglia (Straw Dogs) è un film del 1971 diretto da Sam Peckinpah, tratto dal romanzo The Siege of Trencher's Farm di Gordon M. Williams.

Il titolo della pellicola è tratto dal Tao Te Ching di Lao Tzu:

«Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità, tiene i cento cognomi per cani di paglia»

La violenza diventa la vera protagonista di tutta la vicenda, man mano che si assiste al mutamento del "cane di paglia" in un essere aggressivo e veemente. La tesi del film è, dunque, che nessuno è un "cane di paglia" e non esistono al mondo persone che accettano passivamente il proprio destino senza mai reagire alle ingiustizie ed ai piccoli soprusi che subiscono quotidianamente, mentre è invece insito nella natura umana l'istinto di autodifesa, che può emergere nel modo più brutale possibile, spingendoci a chiederci se in realtà la società non sia ancora silenziosamente governata dalle leggi tribali. 

 

Nel 2011 il film è stato oggetto di un remake, sempre di segno americano.

 

 

 

Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Cane di paglia.  Un romanzo dimenticato che tuttavia merita una lettura
Francesco Dragosei, Lo squalo e il Grattacielo, Il Mulino

Francesco Dragosei, Lo squalo e il grattacielo. Miti e fantasmi dell’immaginario collettivo americano, Il Mulino, 2002

 

Uscito poco dopo la tragica caduta delle Torri Gemelle, il saggio di Dragosei, fondato sull’esame di una vasta gamma di fonti letterarie e mediatiche, fornisce una lettura estremamente interessante sul rapporto che lega gli Americani con il proprio spazio privato che è, insieme, home e homeland.
Mi è venuto in mente, leggendo “The Siege of Trencher’s Farm” (Cane di paglia) a cui si é ispirato Straw Dogs, il celebre film di Sam Peckinpah, con Dustin Hoffman protagonista nei panni dell’innocuo George Magruder, mansueto professore di college, tranquillo e pantofolaio, che però diventa una belva quando il suo spazio privato é minacciato di essere violato da una masnada di bulli del paesotto del Galles dove si é ritirato a trascorrere il suo anno sabbatico.

 

 

(Risguardo di copertina) Nel suo studio sui miti Mircea Eliade illustra come parte delle azioni dell'uomo si rifaccia a una serie di antichissimi archetipi simbolici impressi nella coscienza collettiva. Ne va alla ricerca nella cultura americana, con un paziente lavoro durato un decennio, Francesco Dragosei, che analizzando una serie di narrazioni ed elaborazioni dal '600 a oggi, vede il trauma della casa assediata e aggredita costituirsi e ricostituirsi ricorrentemente in tutte le province dell'immaginario americano. Da "Via col vento" a "Blade Runner", dall'iceberg del Titanic al lupo che incombe nelle casette dei tre porcellini, da Moby Dick a Dick, De Lillo o Pynchon il lettore comprenderà appieno la desolazione profonda dinanzi al Ground Zero.

Condividi post
Repost0
10 agosto 2022 3 10 /08 /agosto /2022 18:06
Joe Connelly, Pronto soccorso (Bringing Out the Dead), Marco Tropea Editore, 1999

Dal primo romanzo di Joe Connelly, Pronto soccorso (titolo originale: Bringing Out the Dead, nella traduzione di G. Guerzoni), pubblicato da Marco Tropea Editore (1998), è stato tratto il film di Martin Scorsese, interpretato da Nicholas Cage (uscito nelle sale cinematografiche USA nel 1999), con il titolo omonimo che, nella distribuzione italiana, è diventato "Al di là della vita".
Ho acquistato il romanzo subito dopo aver visto il film, quindi tra il 1999 e il 2000.
Ho cominciato immediatamente a leggerlo.
Troppo disperante.
Sono andato in pausa.
E' rimasto sul mio comodino sino al 2015, quando ho ripreso a leggerlo un capitolo alla volta
Con questo ritmo lento e rilassato sono riuscito a finirlo il 9 agosto 2022, giorno in cui ricorre il mio compleanno.
E sono contento di avere portato a termine questa lettura.
S'è trattato di un tempo spropositamene lungo per leggere una storia che si svolge tutta nell'arco di due notti e tre giorni, ma - in fondo - ne è valsa la pena e sono contento di non avere mollato.
I turni sull'ambulanza di di Frank Pierce, soccorritore, ma stanco del suo lavoro (si potrebbe dire che egli sia prossimo ad un burnout, con una continua oscillazione tra un polo di euforia maniacale quando riesce a salvare delle vite e uno di profonda disperazione e sconforto quando invece la sua missione salvifica fallisce), si rende conto che tutti quelli che soccorre a cui lui tiene (perché verso costoro si accende nei pochi attimi del primo soccorso un'empatia, una relazione positiva), muoiono, mentre quelli che vengono soccorsi poiché sono in condizioni critiche ma desiderano morire, rimangono in vita, oltre ogni limite ragionevole.
Il mondo notturno di Frank Pierce è allucinato e delirante, non si comprende mai cosa sia reale e cosa invece sia frutto di visioni di morti che ritornano e che lo ossessionano. Frank non ne ne può più di tutte queste morti  e di questi morti tenuti in vita artifialmente (dopo essere stati richiamati ad una pseudo-vita con procedure eroiche di rianimazione) e vorrebbe dimettersi, e più va avanti, come un coatto in un lavoro che non regge più, più si sente esaurito e consunto. E si chiede se tutto questo darsi da fare serva poi veramente a qualcosa; si pone anche il quesito se questi morenti desiderino veramente di essere richiamati alla vita o se piuttosto non vogliano altro che un gentile accompagnamento in un presunto Aldilà o verso il nulla, a seconda di cosa si creda a proposito delle cose ultime.
E' così che questa storia offre la possibilità di compiere una riflessione profonda sui temi del vivere e del morire, ma anche sull'aberrazione delle cure estreme (di mera sopravvivenza somatica) che vengono impartite ai comatosi. E sopratutto ci si sente portati ad interrogarsi sulle pratiche di una Medicina sempre più onnipotente e demiurgica che si arroga il diritto di riportare indietro dalla morte oppure di mantenere alcuni per un tempo indefinito in un limbo di non-vita, laddove in altri tempi e in assenza dei macchinari e delle sofisticherie tecnologiche odierne essi sarebbero stati lasciati andare. A volte la Cura vera e più profonda è nel lasciare andare, non nel trattenere.
Nel romanzo le vicissitudini di Frank Pierce (nel film impersonato da Nicholas Cage), paramedico dell'Emergency Medical Service a Manhattan, riflettono le esperienze reali dell'autore del romanzo, che ha lavorato a lungo - per dieci anni - come paramedico in un'unità di Pronto soccorso.

 

(Risguardo di copertina) Quando la notte anonima e paurosa scende sulla metropoli per Frank Pierce è ora di andare al lavoro: deve domare i demoni della malattia e della morte, accompagnare un'umanità impaurita e ferita verso la speranza della salvezza. O chiudere gli occhi ai disperati.
Da qualche anno Frank Pierce lavora nelle ambulanze del Pronto soccorso, e gli sembra il mestiere più bello del mondo. Vola per le strade di Hell's Kitchen [Hell's Kitchen (ovvero "la cucina dell'inferno") è un termine usato in lingua inglese per riferirsi a un sobborgo degradato, con riferimento all'omonimo quartiere di Manhattan. Il termine è anche il titolo di svariate opere artistiche e trasmissioni televisive], il quartiere più "malato" di New York, in compagnia di colleghi appassionati e generosi come lui, rispondendo alle chiamate difficili - attacchi cardiaci, accoltellamenti, sparatorie, collassi da overdose - con il coraggio e la forza di chi ha una missione da compiere.
Salvare vite umane è la sua droga, e giocare all'angelo della resurrezione la sua gioia più profonda. Del resto è stato un incidente stradale a portare tra le braccia di Frank il grande amore, come se il caos gli avesse imposto di rispettare la tradizione iniziata dai suoi genitori che si erano conosciuti e innamorati in una stanza d'ospedale.

 

Joe Connelly

Ma non tutti gli interventi si concludono con un successo e Frank, abituato com'è a godersi sino in fondo l'euforia di ogni salvataggio, non ha difese contro il dolore dei fallimenti. I fantasmi delle persone che nessun massaggio cardiaco ha potuto risvegliare dal lungo sonno cominciano ad essergli più presenti dei vivi. Come la piccola Rose, la ragazza dall'impermeabile giallo, che lui non è stato capace di salvare…

 

L'autore. Joe Connelly ha lavorato per quasi dieci anni come paramedico al St Clare's Hospital di New York, la città in cui è nato e dove al tempo dell'uscita del suo primo romanzo viveva insieme alla moglie. Ha scritto un secondo romanzo, mai tradotto in Italiano, dal titolo "Crumbtown" che non ha avuto successo quanto il primo e che è stato accusato diai critici di ricorrere agli stessi, abusati, cliché. Attualmente vive con la famiglia in una location nelle Adirondacks Mountains.
 

Condividi post
Repost0
13 luglio 2022 3 13 /07 /luglio /2022 10:53

Una mia piccola recensione risalente al 2014 e pubblicata solo nel mio profilo Facebook, scritta tuttavia a distanza di molti anni dopo aver visto il film (e, probabilmente, solo quando ebbi finito di leggere il romanzo breve omonimo).

Il Nascondiglio (Pupi Avati, 2007), locandina film

Nel 2007 ebbi occasione di vedere un bel film diretto da Pupi Avati, Il Nascondiglio, con Laura Morante nella parte dell'interprete principale diretto dallo stesso Pupi Avati. Qualche anno dopo, nel 2014, ho finalmente letto il romanzo breve, scritto dallo stesso Avati e uscito nelle librerie pure nel 2007: un classico caso, per me di libri acquistati alla loro prima comparsa in libreria e poi letti a distanza di anni, se non di decenni. In quessta circostanza, nel dilazionarne la lettura, vi fu in me il desiderio di stemperare, quanto più fosse possibile, il vivo ricordo delle sequenze cinematografiche e quindi quello di potermi approcciare al testo scritto, quasi fosse un novum.
Del film si può leggere una trama doviziosa in wikipedia:
Parlare del film o del libro è quasi la stessa cosa, poiché dal punto di vista del contenuto sono pressoché identici. Del libro, edito da Mondadori (Piccola Biblioteca Mondadori), attualmente in rete ve ne sono scarse tracce (se non su Amazon dove lo si può acquistare di seconda mano). Come se fosse scomparso. Mi chiedo perchè. Anche l'inizio della carriera di Pupi Avati come scrittore nelle note biografiche attualmente rinvenibili in rete, è posticipata ad anni successivi. Forse perchè, il Nascondiglio altro non è che un canovaccio della sceneggiatura, risistemato come una prova narrativa.
Ma, in effetti, andando a guardare la nota biografica su Pupi Avati in Wikipedia, il romanzo breve in questione è menzionato nell'elenco delle sue opere letterarie. Dilemma risolto.
Quella narrata nel libro e nel film è una storia che si sviluppa secondo diverse possibilità a partire dal tema della casa "stregata" o abitata da presenze oscure: una casa che nasconde atroci misteri e che "parla" alla protagonista, che vi si è insediata a vivere, attraverso le condutture del sistema di aereazione.
Gli snodi possibili sono diversi: potrebbe trattarsi di fantasmi, di presenze occulte, oppure di allucinazioni e del delirio della protagonista, ma nella piccola cittadina di Davenport Dove si trova ubicata l'antica casa c'è molta omertà relativamente ad un fatto di sangue, accaduto anni prima proprio in quella cupa dimora. E nello stesso tempo ci sono degli scheletri nell'armadio della protagonista, legati al suicidio del marito di cui lei si sente responsabile, e che ora è sepolto proprio in questa cittadina del Midwest.
Solo alla fine il mistero si chiarirà, ma tutto riprecipiterà nell'oblio determinato dall'omertà e dalla volontà di coprire le responsabilità di chi in origine diede vita a tutto.
Il romanzo breve e scorrevole si legge bene, ma la cosa più interessante è la nota di chiusura in cui Pupi Avanti racconta la genesi dell'idea, partire dalla scoperta di un luogo realmente esistente che ebbe modo di visitare negli Stati Uniti durante le riprese degli esterni di un altro suo film ad ambientazione statunitense sulla vita del famoso cornettista jazz Bix Beiderbecke (lavoro che porto avanti assieme al fratello e che poi si trasformo anche in un bel libro edito da Frassinelli, Bix): si tratta del luogo che ispira la lugubre "Snakes Hall". Questa scoperta fu seguita poi da una serie di curiose coincidenze che l'hanno portato a scoprire una storia realmente accaduta che poi l'avrebbe ispirato.

 

Pupi Avati - quarta di copertina del romanzo "Il nascondiglio", edito da Mondadori (2007)

L'autore. Pupi Avati inizia la sua carriera artistica nel jazz come clarinettista, fa parte infatti della Reno Jazz Gang con cui incide anche qualche disco, gruppo che abbandona dopo l'ingresso nella band di Lucio Dalla con cui rimane grandissimo amico e che collaborerà a vari film di Avati. Lavora poi per quattro anni alla Findus surgelati, anni che considera i peggiori della sua vita.
Intraprende poi la via del cinema e riesce a collaborare alla sceneggiatura di Salò e le 120 giornate di Sodoma di Pasolini. Come regista gira alcuni horror tra cui nel 1976 La casa delle finestre che ridono.
L'anno successivo esce Bordella, una commedia che ha tra gli interpreti un giovanissimo Christian De Sica. Da ricordare anche la regia televisiva di uno speciale dedicato ai Pooh.
Inizia poi a girare una serie di successi: da Una gita scolastica a Impiegati a Regalo di Natale. Regie televisive e cinematografiche si alternano, così come la scrittura di libri tratti dai suoi stessi film.
Tra i suoi libri ricordiamo: Gli amici del bar Margherita (2009), Una sconfinata giovinezza (2010), Il ragazzo in soffitta (2015).

Il nascondiglio. Libro e film di Pupi Avati, propongono una rivisitazione del tema gotico della haunted house
Il nascondiglio. Libro e film di Pupi Avati, propongono una rivisitazione del tema gotico della haunted house
Il nascondiglio. Libro e film di Pupi Avati, propongono una rivisitazione del tema gotico della haunted house
Il nascondiglio. Libro e film di Pupi Avati, propongono una rivisitazione del tema gotico della haunted house
Condividi post
Repost0
5 luglio 2022 2 05 /07 /luglio /2022 09:21
Nicholas Searle, L'inganno perfetto, Rizzoli

L'inganno perfetto (The Good Liar nella traduzione di Giacomo Cuva, e pubblicato da Rizzoli nel 20022, nella collana "Narrativa Straniera) di Nicholas Searle è un bel romanzo ad incastro.
Comincia con l'incontro tra Roy e Betty, attraverso un sito di incontri online.
Si capisce quasi da subito che Roy è un grande truffatore e che sta architettando qualcosa ai danni di Betty.
Nel romanzo si giunge a questa verità lentamente; mentre il film che ne è stato tratto precorre le tappe, presentandoci Roy come un essere abietto e spregevole.
La narrazione procede per progressioni mostrandoci con diversi flashback episodi della vita di Roy, mentre ben poco ci dice di Betty, se non quello che lei dichiara di sé nel momento della prima conoscenza diretta con Roy.
Poi, oltre la metà, c'è un colpo di scena che ci mostra i veri antecedenti di Betty che qui non rivelerò e le sue motivazioni.
Attraverso una narrazione magistrale si giunge ad un capovolgimento delle premesse iniziali.
E si comprende che la storia è la messa in scena di una nemesi.
Non si può dire altro, a rischio di spoilerare.
Chi ha già visto il film conosce già la storia.
Ma chi non l'avesse visto deve avere lasciato intatto il piacere della lettura.

(Risguardo di copertina) Mentire è l'arte più pericolosa e raffinata: sui siti di incontri tutti gli uomini sono ben vestiti e le donne hanno il volto di porcellana, ma questa volta le foto non mentono.
Roy la riconosce appena entra nel locale: lineamenti di porcellana e una figura esile, perfetta, l’incedere fiero e sfrontato. Niente a che vedere con le vedove assegnategli finora dal sito che accoppia maldestramente vecchi insignificanti a donne consumate e depresse. Anche Betty lo individua subito: distinto e autorevole, capelli candidi ravviati all’indietro, occhi azzurri impressionanti. Se lo scorrere del tempo non avesse conferito a quello sguardo un che di malinconico, la donna di fronte a lui avrebbe quasi paura. Ma non importa, perché lo ha trovato e vuole andare fino in fondo. Perché ci sono cose che non possono essere dimenticate. Né perdonate. A Roy, lei sembra un dono piovuto dal cielo, il bersaglio ideale per il colpo che lui, truffatore di lungo corso, intende mettere a segno. L’ultimo, il più importante, un vorticoso giro di roulette prima di ritirarsi dalle scene. Il piano è semplice, un classico più volte collaudato. Basta attenersi al copione e funzionerà. E infatti, come previsto, Betty gli apre le porte del suo mondo. Eppure, a poco a poco, Roy si ritrova su un palcoscenico diverso, protagonista suo malgrado di un secondo atto inatteso e funambolesco, il più insidioso cui abbia mai preso parte.

Nicholas Searle

La storia che ci consegna Nicholas Searle è un thriller vorticoso, pieno di colpi di scena e ambiguità; entrambi i protagonisti hanno qualcosa da nascondere: per uno dei due questa amicizia sarà solo un inganno perfetto.
Forte di una scrittura asciutta e briosa, Nicholas Searle ci consegna una storia ingegnosa di scatole cinesi e ambiguità, un romanzo da cui nasce oggi un film in cui i due protagonisti hanno il volto di Helen Mirren e Ian McKellen, mostri sacri del cinema contemporaneo.

L'autore. Nicholas Searle è cresciuto in Cornovaglia e ha studiato lingue a Bath e Göttingen. L’inganno perfetto, da cui è tratto l’omonimo film con Helen Mirren e Ian McKellen, è il suo primo romanzo. Nel 2020 con Rizzoli ha pubblicato anche Il traditore.


Trailer ufficiale del film
 

Condividi post
Repost0
30 dicembre 2021 4 30 /12 /dicembre /2021 08:01

L'impatto astronomico descritto nel film è un'allegoria del riscaldamento globale e il film è una satira sull'indifferenza dei governi e dei media nei confronti dell'emergenza,

Wikipedia

Basato su fatti realmente possibili

Dalla locandina del film

Don't Look Up (Locandina del film)

La pellicola di Adam McKayDon’t Look Up” (USA, 2021) ha, ovviamente, due antecedenti illustri - facilmente identificabili - in entrambi i quali si racconta la storia di un meteorite che si approccia alla Terra e che causerà immani danni, forse anche l’estinzione del genere umano, se non la distruzione della Terra stessa, al momento dell’impatto.

Si tratta di “Deep Impact” e del successivo (ma solo di poco) “Armageddon - Giudizio finale”. Anche in “Don’t Look Up” l’incipit è del tutto analogo e, si potrebbe dire, canonico, con la causale scoperta da parte di un osservatorio stellare e il conseguente tentativo di coinvolgere le autorità in un progetto che tenti di fermare la cometa, distruggendola oppure frammentandola.
Ma qui la narrazione diverge senza assumere i toni da epopea dei due film che lo hanno preceduto e questa narrazione diventa un’occasione di satira feroce del bisogno da parte di chi governa di mantenere l’audience e di ottenere punti di consenso, oltre che modo per illustrare gli effetti devastanti d'un sistema di comunicazione mediatica falsificato e incurante della verità. In più, vi è anche un’efficace rappresentazione di come il potere politico e l’azione dei decisori possa essere inquinata dai grandi sponsor e dalle holding che gestiscono i flussi di denaro e quindi anche le opzioni praticabili.
Tutto evolve verso una conclusione di catastrofe annunciata e di tentativi abortiti e falliti miserevolmente.
I decisori e i loro sponsor fuggono su di una nave spaziale, i loro corpi ibernati, alla ricerca di un nuovo pianeta vivibile, mentre la cometa impatta sulla Terra aprendo uno scenario di devastazione totale.
Io personalmente l’ho trovato un film estremamente interessante, con un cast di attori eccellenti e con un’altra grande interpretazione di Leonardo DiCaprio.
Non mi sono preoccupato di celare il finale del film, poiché non si tratta di un thriller e soltanto apparentemente d'un action movie, ma è piuttosto un’opera di satira politica e di analisi graffiante dei sistemi di comunicazione contemporanei.
Il finale lo si può facilmente indovinare dalla narrazione stessa.
Ciò che conta di questa storia è il percorso, non il finale.
Tutti sanno, ma a nessuno (tra quelli che contano per prendere delle decisioni efficaci) importa, in definitiva di quali saranno gli esiti della vicenda, come appunto è avvenuto - e continua ad avvenire - nel caso del riscaldamento globale del pianeta. Le decisioni drastiche, quelle che ancora potrebbero modificare di qualche misura il corso degli eventi, raramente vengono prese a breve termine, ma vengono sistematicamente dilazionate e posposte ad un tempo che verrà-

 

Condividi post
Repost0
8 maggio 2021 6 08 /05 /maggio /2021 10:50
Fonte: inconscienzazen.it

A posto siamo! Ci mancava soltanto il razzo cinese a colorare di ansia i nostri giorni.
Il missile cinese "Lunga marcia 5B" sta per fare un rientro incontrollato sulla superficie terrestre.


(Larepubblica.it) Un razzo in caduta libera e dieci regioni italiane del Centro-Sud in allerta. Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna potrebbero essere interessate dalla caduta di frammenti del razzo spaziale cinese 'Lunga marcia 5B'.
La previsione di rientro sulla terra è fissata per le ore 2:24 del 9 maggio, con una finestra temporale di incertezza di circa 6 ore, avanti o indietro sull'orologio. Il consiglio della Protezione civile è di stare al chiuso e non in luoghi aperti dal momento che "è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici".
La protezione civile avverte anche che è più sicuro stare nei piani bassi delle abitazioni e raccomanda di "stare al coperto".

 

Le misure di protezione suggerite mi hanno fatto pensare a quando feci l'ufficiale medico di complemento: durante il corso a Firenze, tra le diverse materie in programma, ci fecero studiare anche "Difesa ABC" che significa allora "difesa contro armi atomiche, biologiche, chimiche". Spiegavano che in caso di esplosione nucleare andava bene, per proteggersi, anche mettersi sotto un tavolo se non c'era nessun altro riparo a portata di mano. E del resto, negli Stati Uniti, negli anni della guerra fredda, facevano fare alla popolazione civile delle esercitazioni, simulando un attacco nucleare: e, anche in questo caso, venivano date analoghe indicazioni.
In uno dei film con Indiana Jones (Spielberg, il regista; ma non ricordo esattamente quale della serie inaugurata con "Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta"), Indy in una sequenza di antefatto viene a trovarsi in una città finta, ma costruita alla perfezione con tanto di manichini che simulano le persone di una tranquilla cittadina della provincia americana (esempi: una famigliola seduta a tavola a fare colazione, gente per strada intenta in varie attività, una mamma con passeggino). Indiana Jones, dopo un attimo di smarrimento, comprende che si tratta di uno scenario per l'esecuzione di un test nucleare e, fino a questo punto, è ancora tranquillo. Negli anni Cinquanta e Sessanta, negli Stati Uniti, facevano esattamente così, ed inserivano manichini ed oggetti di uso quotidiano per studiare gli effetti dell'esplosione nucleare su persone e cose.
Ma, in un crescendo di ansia, il nostro protagonista sente una voce diffusa dagli altoparlanti che invita tutti i tecnici a sgombrare il campo e a ritirarsi nei rifugi appositi, e quindi comincia un conto alla rovescia. Non avendo vie di fuga, Indiana Jones apre un frigorifero - messo lì come arredo - lo svuota di tutto il contenuto e ci si chiude dentro. Il conto arriva allo zero: grande deflagrazione, tempesta di vento e di fiamme, fungo atomico. Quando il furore della bomba si placa, dove c'era la finta città si vede soltanto un deserto di macerie, e - al centro di questa distesa desolata - il frigorifero-rifugio anti-atomico intatto. Dopo un attimo di sospensione, si apre la sua porta, spinta dall'interno: ed ecco che si vede uscire Indiana Jones, un po' impolverato, ma sostanzialmente illeso.
Quei test nucleari negli Stati Uniti, condotti all'insaputa della popolazione che viveva attorno e a media ed anche a notevole distanza causarono molti morti nel lungo termine per via della contaminazione radiottiva e della ricadute delle scorie nucleari: ma tutto era secretato. Si trattava di attività - come si dice oggi - "classificate". E quegli scienziati militari (pazzi!) ebbero modo di studiare anche, in questo modo crudele e disumano, gli effetti, a media e a lunga distanza, delle ricadute radioattive.
Quante cose, ancora oggi, avvengono a nostra insaputa, con ricadute gravi sulla nostra salute e sul benessere del pianeta? Non lo sappiamo, ma possiamo soltanto immaginarlo!
E non abbiamo modo di difenderci...

Condividi post
Repost0
24 dicembre 2019 2 24 /12 /dicembre /2019 11:53
Angel Heart, Tre Edizioni, 2012

Angel Heart (titolo originale: Falling Angel, nella traduzione di Anna Cascone), Edizioni Tre, 2012 (copertina originale di Otto Dolci) ha avuto una prima edizione nel 1987, oggi praticamente introvabile. Una seconda edizione per Tre Edizioni, nel 2012, ha fatto seguito, ma è stata malamente distribuita.
Vale sicuramente la pena di leggere questo romanzo scritto da William Hjortsberg e pubblicato in lingua originale nellontano 1977.L'edizione peri tipi di Tre Edizioni è fortunatamente ancora in commercio e reperibile attraverso IBS, Amazon etc.
E' un romanzo magistrale, dalle atmosfere cupe. Quello che sembra in superficie è un noir d'investigazione, in cui il detective privato Harry Angel viene ingaggiato per ritrovare un valente musicissta jazz misteriosamente scomparso. di costui, da un momento all'altro, si sono perse le tracce, proprio mentre era all'apice del suo successo.

Ma la narrazione si trasforma con un punto di svolta eclatante e ad effetto in una narrazione sovrannaturale e spaventosa, in cui gioca un ruolo fondamentale un patto con il diavolo, al quale - come è nel cliché - per quanto ci si sforzi ci si sforzi non ci si può più sottrarre, quando il Diavolo si presenta a riscuotere il conto. Ritorna dunque, nella filigrana, ed applicato ad un altro campo, lo scellerato patto faustiano con Mefistole
Il film che ne è stato tratto (Angel Heart - Ascensore per l'Inferno) riesce a rendere un po' l'atmosfera anche se il lungometraggio gioca molto di più su effettacci visivi e ruffianeschi, con l'inserimento - per puri effetti filmografici - dell'immagine dell'ascensore che scende dritto all'inferno. Inoltre, l'ambientazione di Angel Heart è stata spostata a New York, dallasede originaria dellavicenda che è New Orleans, molto più vicina, per sedimentazioni culturali, alla cultura vudù e a riti animistici di importazione africana, oltre che correlata ale radici del Blues, se si pensa ad esempio al Blues come alla "musica del diavolo" e alla storia che riguarda uno dei grandi del Blues, Robert L. Johnson dalla statura leggendaria del quale si dice che, avendo incontrato il Diavolo in persona, ad un incrocio deserto tra strade rurali del Profondo Sud degli States, vendette a costui la sua anima per ottenere il dono dell'ispirazione musicale.


(quarta di copertina) Vudù e magia nera in un thriller soprannaturale. Un detective privato, Harry Angel, assunto dal diabolico Louis Cyphre, scende nell'inferno di New York per rintracciare un famoso cantante scomparso, mettendo a repentaglio non solo la vita ma anche la propria anima. Un romanzo all'ultimo respiro, molto più terrificante dal film che ha ispirato con Robert De Niro e Mickey Rourke.


L'autore. Nato a New York nel 1941, Wlliam Hjortsbergha studiaato a Yale e a Stanford.Oltre a Angel Heart ha scritto un cultt della fantascienza "Gray Matters" e "Nevermore" (Tradotto in Italiano con il titolo di "Mai Più"), un pastiche che mette in scena sir Arthur Conan Doyle, hl grande Houdini, mago ed escapista e il fantasma di Edgar Allan Poe.

Hanno detto:
"Un romanzo straordinario, a metà tra il generre poliziesco e quello esoterico. E' come se "L'esorcista" fosse stato scritto da Raymond Chandler" - Stephen King

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth