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2 settembre 2014 2 02 /09 /settembre /2014 13:34

Under the skin. Amore impossibile e solitudini che si intrecciano in un racconto onirico e suggestivo(Maurizio Crispi) Under the skin, film realizzato e diretto da Jonathan Glazer nel 2013, é basato sul romanzo Sotto la pelle di Michel Faber, ma va visto - a mio avviso - senza prima leggere il romanzo cui si ispira.
Il film, basato quasi esclusivamente sulla recitazione della brava Scarlet Johansson (che è l'inquieta Isserley del romanzo), è alquanto onirico e spiazzante. Apparentemente nulla accade: la donna viaggia alla guida di un furgone lungo le vie poco trafficate delle Highlands scozzesi, sempre in solitudine, salvo rare occasioni, quando chiede informazioni sulla strada da prendere o avvia delle "seduttive" conversazioni con autostoppisti o con altri passanti isolati. Poi, accadono delle cose abbastanza inspiegabili, con l'accompagnamento d'una colonna sonora che - nei suoi picchi che accompagnano i momenti maggiormente topici - è suggestiva,  ispirando l'idea che siano in corso esperienze paranormali. Il panorama dominante sono le strade quasi sempre grigie e piovose (con l'intermezzo di bellissimi e solitari paesaggi di mare e di terra), viste dall'automezzo costantemente in movimento, oppure in interminabili momenti di sosta al margine.
Ci sono incontri di seduzione che si  concludono in modo spiazzante, come se Isserley fosse in qualche modo una crudele Sirena omerica, priva di sentimenti come accade nel caso dell'incontro con il nuotatore e della coppia che annega, davanti a lei, lasciando il figlioletto a piangere disperato su di una spiaggia di sassi.
Non si può dire molto della trama (o della non-trama) poichè ciò rovinerebbe nello spettatore il piacere della scoperta.

Ed è anche per questo che, come dicevo prima, l'ideale sarebbe vedere il libro senza sapere nulla del romanzo (visionario) di Michel Faber (in cui alcuni aspetti sono rivelati in modo più esplicito): ciò consentirebbe di seguire il film senza essere in posseso di alcuna anticipazione o di alcuna spiegazione che consenta di avere una griglia di lettura precostituita. Per lo stesso motivo, mi asptengo dal riportare estesamente la trama del film.
Il film va visto nel suo insieme come una struttura olistica, in cui ciascun dettaglio, contiene - in senso isomorfico - tutta la storia nei suoi contenuti più universali: traiettorie di solitudini che si intersecano, l'aspirazione impossibile di dare e ricevere amore, come anche l'impossibilità di uscire dalla propria condizione di Alieno, quella condizione di cui ciascuno di noi sotto la propria pelle è portatore.
E' un film metafisico sul dolore dell'esistere che si esaurisce in una serie di strade percorse in solitudine, di incontri mancati o impossibili e sul potere trasformativo della pietas, che scaturisce dall'incontro con il piccolo uomo deforme, affetto da neurofibromatosi (si tratta d'una trasformazione soltanto agognata e che è ontologicamente impossibile) e, quindi, in definitiva, sulla perdita della Speranza.
Dire che si tratti di un film di "fantascienza" è molto riduttivo.
Da vedere, con tutto il suo affascinante non sense e con la sua mancanza di una "morale".
Nato da una co-produzione statunitense-britannica è stato presentato nel 2013 al Festival del Cinema di Venezia.
Comparso nelle sale cinematografiche USA nell'aprile 2014, è finalmente arrivato - ma come sotto-prodotto cinematografico stagionale - nelle nostre sale cinematografiche, per una comparsa che sarà sicuramente molto breve.

 

 


 

 

 

 

 


Scheda film
Regia: Jonathan Glazer
Interpreti: Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes, Paul Brannigan, Krystof Hadek, Robert J. Goodwin, Scott Dymond, Michael Moreland, Jessica Mance, Jeremy McWilliams
Genere: fantascienza;
Durata 107 minuti
Origine: USA, Gran Bretagna 2013
Distribuzione Bim
Uscita nelle sale italiane giovedì 28 agosto 2014

 

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18 giugno 2014 3 18 /06 /giugno /2014 19:39

Le verità di Linda Lovelace dietro il film cult La Vera Gola Profonda (Deep Throat)

 

(Maurizio Crispi) Linda Lovelace (nata Linda Susan Boreman) è stata l'attrice che ha interpretato il film porno "Gola Profonda" (Deep Throat), realizzato a suo tempo con un budget di appena $25.000 e divenuto rapidamente nei primi anni Settanta campione di incassi e presto trasformato in un sempreverde film cult dalle più giovani generazioni, assetate dopo gli anni della contestazione di liberazione sessuale.
Il film infatti si impose - quasi paradossalmente - come "verbo" della liberazione sessuale più sfrenata negli Stati Uniti, ancora afflitti da uno strisciante - e onnipresente - Puritanesimo.
Nello stesso tempo, rimane tuttora un caposaldo della cinematografia "porno" moderna e di larga diffusione, ormai considerata come "intrattenimento", poiché permise il transito della pornografia in cinema dalle modeste (e squallide) pellicole in otto millimetri (per lo più dei cortometraggi) al 36 mm, dando la stura ad una serie di film con un loro script, con ambientanzioni e con attori/perfomanti che, in qualche misura, recitavano un loro copione, sino alle pellicole sontuose degli anni Ottanta.

Le verità di Linda Lovelace dietro il film cult La Vera Gola Profonda (Deep Throat)La "vera" Gola profonda(1) realizzato dal regista Gerard Damiano, nel profluvio di film porno di "qualità" che vennero sfornati nei decenni successivi, per raggiungere il loro culmine tra il 1980 e il 1990 che videro il massimo splendore del cosiddetto "porno chic"(2), molto prima dell'avvento del "gonzo-style", ha goduto di grande reputazione anche presso gli addetti alla critica cinematografica e, infatti, non sono mancati dei saggi qualificati dedicati ad un'analisi testuale del film e ai suoi stilemi espressivi.

 

Ricordo che in uno dei primi viaggi ad Amsterdam, andai a dormire in una struttura di accoglienza detta "Sleep In", una specie di enorme dormitorio con letti a castello a tre piani, in grandissime camerate, dotato di uno spazio comune con una piccola caffeteria e servizio di ristorazione a prezzi politici, possibilità di giochi ed intrattenimenti vari (compresa la vendita di derivati della cannabis) e per l'intrattenimento degli ospiti (si poteva stare all'interno della struttura soltanto dalle 17.00 in avanti per essere buttati tutti fuori alle 10.00 della mattina), quasi ogni sera veniva proiettato appunto Gola Profonda: considerato già allora - eravamo nell'estate del 1975 -  appena tre anni dopo la sua uscita, film culto con al centro delle riprese Linda Lovelace, eroina e rappresentante - secondo la percezione dei più - di una sessualità liberata e senza pudori.

 

A distanza di anni, è stata una sorpresa scoprire che la verità dietro la storia di Linda Lovelace fu ben altra: una storia che la stessa Linda, nata Boreman e per un breve periodo sposata con Chuck Traynor che, di fatto, si autoelesse suo "manager", raccontò in anni successivi in un memoir, pubblicato in lingua originale con il titolo "Ordeal" - per i tipi di Citadel Press - e scritto assieme al giornalista Mike McGrady.
In questo memoir Linda racconta la sua triste storia: quella di una ragazza ingenua che venne circuita da un uomo che, dopo averla sedotta con le sue gentilezze, finì con il diventare il suo aguzzino, minacciandola costantemente di morte se lei avesse tentato di fuggire, spingendola sempre più profondamente in una via costellata di episodi di prostituzione e di perversità varie.
Chuck Traynor viene descritto da Linda Boreman come un uomo violento, animato da un odio sostanziale nei confronti delle donne che, nel rapporto con lei, si manifestava con le percosse regolari di fronte ai rifiuti opposti e ai tentativi di fuga, ma anche nel trovare sempre nuovi "divertimenti" di umiliazioni e di degradazione per Linda.

Le verità di Linda Lovelace dietro il film cult La Vera Gola Profonda (Deep Throat)Linda Lovelace afferma con forza che, in nessuna delle sue scelte fu mai consenziente e che, piuttosto, venne usata ed abusata dal compagno (e successivamente marito) Chuck Traynor, con la minaccia costante di percosse e peggio.

Chuck Traynor viene rappresentato come un misogino pervertito e come un violento, che a tutti i costi vuole tenere in pugno la sua compagna (poi divenuta sua moglie) come un aguzzino, traendo piacere dall'umiliarla e dal sottoporla alle situazioni più penose e degradanti.

 

"When I was with Chuck, I was sure he had to be one of a kind.Thera could no be no else on earth like that. Now I know better. There are Chucks everywhere and there is some of Chuck in many people. I see it even in people who were once good friends of mine, people in their twenties and erly thirties. Suddenly they're swapping mates and having affairs with each other's wife and going to sex clubs." (ib., p. 250)


Chuck Traynor fu per Linda, inconfondibilmente, un abusatore, che si avvvaleva delle minacce (andava sempre in giro armato di pistola) e, a volte delle percosse, per ottenere da Linda ciò che voleva: "I was no longer experiencing things that made me feel good or bad. I felt as thoughmy selfhad been taken away from me.I was not a person anymore. I was a robot, a vegetable, a wind-up toy, a fucking-and-sucking doll. I had become someone else's thing. If I didn't do... whatever - I got beaten. So I simply did. Whatever." (ib., p. 91).

 

Insomma, accettare tutto divenne per Linda una questione di vita o di morte, l'unico modo per sopravvivere al "lupo cattivo".

 

Con Gola Profonda si verificò per alcuni versi l'apoteosi di questo percorso di "cosificazione", segnò anche il momento in cui assieme ai soldi veri, arrivò la celebrit, con le intervista, l'ingresso nella "famiglia" di Hugh Hefner, il creatore di Play Boy, la frequentazione con Sammy Davis junior e fu qui che il "potere assoluto" di Chuck Traynor, che oltre che manger si riteneva una sorta di padrone assoluto di Linda (stante anche lo status maritale), cominciò a vacillare, sino alla liberazione.
Perchè Linda non si liberò prima? Lo spiega nel racconto di questa parte della sua vita la stessa Linda, affermando che fu la gentilezza di Chuck ad imprigionarla ed anche il modo suadente e garbato che Chuck mostrava pubblicamente nei confronti degli altri le poche volte in cui cercò di fuggire, chiedendo aiuto a qualcuno che riteneva amico: un'affabilità di modi che portava ad un capovolgimento radicale della percezione dei fatti, a volte, con Linda che veniva vista come la moglie "cattiva", mentre invece Chuck  invece, era il partner/marito premuroso e gentile.
E, quindi, succedeva che quelli a cui si era rivolta per ottenere protezione, aprivano la porta al suo persecutore/aguzzino che se la riprendeva, affermando che si era trattato solamente di un'incomprensione tra coniugi, nulla che non si potesse risolvere in famiglia.
Le verità di Linda Lovelace dietro il film cult La Vera Gola Profonda (Deep Throat)Sì, alla fine, Linda Boreman semplicemente fuggì e fece perdere le sue tracce al suo persecutore, all'uomo che in pratica l'aveva tenuta in ostaggio per oltre quattro anni, essendo aiutata in questo percorso di affrancamento - ma soltanto dopo aver fatto da sola i primi passi senza confidare nella protezione di chicchessia - da alcuni con i quali si era confidata e soprattutto da David Winters, che aveva conosciuto al tempo della sua partecipazione al film Linda Lovelace for President, di cui Winters fu coproduttore, e che per alcuni mesi fu suo partner.
Si liberò sì da Chuck Traynor, ma non dalla sua fama di prima regina del porno chic: le fu impossibile avviare - come avrebbe desiderato - una carriera come attrice o donna di spettacolo "straight", poiché - gira e rigira - tutti le richiedevano scene di nudo se non addirittura "fucking and sucking scenes".
Per alcuni anni - prima di pubblicare il memoir - Linda Boreman si schierò accanto alle femministe americane contro il porno, tra le quali Andrea Dworkin e fu la testimonial della crociata anti-porno, anche se - successivamente - Linda, pur senza rinnegare la verità che intanto aveva  voluto raccontare nel suo libro, ebbe a dire che ciascuno - in materia di sessualità - deve fare ciò che più gli piace e che questo è il discrimine: la ricerca del piacere, ma unitamente alla consapevolezza di non sentirsi degradati come persone.

Anche la traduzione italiana del memoir di Linda Lovelace non la schioda dall'abbinamento - ormai pressocchè automatico - con il film cult: il volume, infatti, è stato varato con il titolo di Gola profonda una storia vera (Castelvecchi, 2012).(3)

 

Lovelace è un film-di recente uscito nelle sale cinematografiche italiane,ma completato nel 2013 - che si ispira appunto alle memorie di Linda Lovelace

Il film racconta appunto questa storia, dalla sottomissione più totale e devastante, alla liberazione.
Chi si accosta adesso pensando di vere una riedizione del film porno cult o di vedere sequenze spinte del backstage, rimarrà deluso. E' piuttosto una storia di ordinaria (e straordinaria) violenza perpetrata ai danni di una donna.

Linda Boreman morì tragicamente a seguito di un incidente d'auto (quasi una beffa, visto che l'incontro con il suo aguzzino era avvenuto proprio mentre era convalescente da un  altro incidente d'auto). E del resto la sua vita - nel complesso tragica - fu punteggiata da altri incidenti e disavventure.

 

Cosa l'ha guidata nel dare alle stampe il suo memoir? Certamente, il desiderio di riabilitarsi agli occhi del secondo marito e del figlio, ma anche - e soprattutto - per trasmettere un messaggio ad altre donne che potrebbero trovarsi a subire analoghe situazioni di devastante sottomissione ed umiliazione ad un uomo.

"The story is not unique. There are plenty of Chuck Traynors out there. And an endless supply of girls who are young, trusting, gullible and sometimes a little stupid. And it is certain that these people will, form time to time, come together. By the time they are apart incredible damage can be done (p. 251) - così si conclude la sua storia. 

 

 

Linda Lovelace in Wikipedia

 

Deep Throat (Gerd Damiano) was filmed in 6 days for 25 thousand dollars. The government didn't want you to see it. It was banned in 23 states. It has grossed over 600 million dollars. And it is the most profitable film in motion picture history.

 

 

 


 

 

Deep Throat - The Doctor Scene (Linda Lovelace e Harry Reems)

 

 

 


 

 


 

Lovelace è un film biografico del 2013 diretto da Robert Epstein e Jeffrey Friedman.

La pellicola tratta la storia vera di Linda Lovelace, pornodiva divenuta famosa dopo la sua partecipazione al film cult La vera gola profonda del 1972.

Il recente film racconta la vera storia di Linda Lovelace, dall'incontro col primo marito Chuck Traynor, allo schieramento contro l'industria del porno che la rese famosa.

In 1972 — before the internet, before the porn explosion — Deep Throat was a phenomenon: the first scripted pornographic theatrical feature film, featuring a story, some jokes, and an unknown and unlikely star, Linda Lovelace. For more movie trailers, celebrity interviews and box office news visit Hollywood.com!

 

 

 


 
Note
1) Gola profonda (Deep Throat), distribuito in seguito come La vera gola profonda, è un film pornografico del 1972, interpretato da Linda Lovelace e diretto da Gerard Damiano.

Si tratta di uno dei primi film porno ad avere una trama vera e propria, personaggi abbastanza delineati e standard produttivi relativamente alti. Alla sua uscita nei cinema Gola Profonda diventò un successo clamoroso e ricevette attenzione anche da un pubblico mainstream che di solito non frequenteva le sale a luci rosse, uscendo dalla nicchia riservata al cinema hard per diventare un caso nazionale negli Stati Uniti che diede il via al cosiddetto "porno chic".


 

Le verità di Linda Lovelace dietro il film cult La Vera Gola Profonda (Deep Throat)2) The Golden Age of Porn or porno chic refers to a period in heterosexual commercial American pornography that began in 1972. Following mentions by Johnny Carson on his popular TV show, Deep Throat, achieved major box office success despite being rudimentary by mainstream standards. In 1973 the far more accomplished, but still low budget, The Devil in Miss Jones was the seventh most successful film of the year, and was well received by major media. It became obvious that box office returns of very low budget pornographic films could fund further advances in the technical and production values of porn, making it extremely competitive with Hollywood movies. There was concern that left untrammeled the vast profitability of pornographic films would lead to Hollywood being infiltrated and influenced. In the event, within a year the United States Supreme Court had made pornographic films easy to successfully prosecute for obscenity, thereby greatly restricting their distribution and profit potential.

Video supplanted film in the 1980s as the preferred medium for pornography, which quickly reverted to being extremely low budget and openly gratuitous. The contrast of video porn with the film era's relatively high production values led to the days of theatrical released pornography film being dubbed the adult industry's golden age.

 

Le verità di Linda Lovelace dietro il film cult La Vera Gola Profonda (Deep Throat)3) Dal risguardo di copertina dell'edizione italiana. Linda Lovelace, pseudonimo di Linda Susan Boreman, nel 1972 divenne una delle più famose attrici del cinema pornografico recitando da protagonista nel primo film a luci rosse legale della storia, "Gola profonda" (rinominato poi in Italia "La vera gola profonda"). Il film catturò subito l'attenzione di un vasto pubblico, e diede il via al cosiddetto genere "porno-chic". L'incredibile successo però mise in secondo piano le drammatiche vicende che si nascondevano dietro le scene interpretate dalla Lovelace. Ridotta in schiavitù da suo marito, Chuck Traynor, Linda conobbe una realtà di brutali violenze, percosse quotidiane e stupri di gruppo. Costretta alla prostituzione, fu obbligata ad accettare il ruolo nel film sotto costanti minacce (accompagnate dalla pistola di Chuck).
In questa autobiografia racconta i terribili retroscena della sua storia, le umiliazioni, l'oppressione, i tentativi di fuga e la scoperta del lato oscuro e malvagio di un uomo che diceva di amarla e che l'ha usata per i suoi scopi. Un inferno, lungo due anni, raccontato giorno dopo giorno senza censure, fino al momento in cui è riuscita finalmente a scappare dalla "prigione" e a rifarsi una vita: "L'ho scritta per mio figlio, per l'uomo che pur sapendo tutto mi ha sposata, per ristabilire la verità dei fatti e per me stessa, per mettermi una buona volta tutto alle spalle".

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10 giugno 2014 2 10 /06 /giugno /2014 07:01

https://www.youtube.com/watch?v=feEyIRgiX2sOblivion è un film del 2013 (USA) scritto, diretto e prodotto da Joseph Kosinski, con protagonista Tom Cruise. E' ambientato in un post-apocalittico 2077 quando, in seguito a un'invasione aliena ed alla conseguente guerra nucleare vinta dai terrestri contro degli space invader chiamati Scavengers, la storia prende a ruotare intorno a Jack Harper (Tom Cruise), un tecnico di stanza sulla Terra ormai abbandonata, poiché contaminata dalle radiazioni e stravolta dalla distruzione della Luna. I tecnici sparsi su speciali stazioni di sorveglianza sono sparsi su tutta la superficie terrestre e sono coadiuvati da speciali guardiani computerizzati e estremamente minacciosi, per quanto spesso in avaria.
A loro volta i tecnici sono controllati da una lontana stazione orbitante dove si sono rifugiati gli ultimi sopravvissuti.

Lo scenario è quello di una Terra da dopo-catastrofe, in cui si alternano aree lussureggianti - e apparentemente incontaminate - e altre desertificate dove le vestigia dei grandi edifici e dei manufatti di un tempo sono parzialmente sepolte nella sabbia nera di un deserto in cui non cresce più nulla (e sempra di vedere le scene finali de "Il pianeta delle scimmie" (il primo, quello interpretato da Charlton Heston).
Su tutto e su tutti incombe la minaccia degli Scavengers? Ma sarà poi vero? O piuttosto la verità non sarà un'altra?
Jack Harper in modo del tutto casuale (a partire da una donna misteriosa che riesce a salvare dal naufragio di una capsula spaziale poco distante dalla sua stazione di controllo) si ritrova a scoprire a poco a poco la verità: tutto il film è la storia di un percorso di acquisizione di consapevolezza e di azioni conseguenti al fine di liberarsi per poi potere procedere verso un nuovo sviluppo dell'Umanità libera dal controllo assillante delle macchine e dei computer.
 

Le tappe che hanno portato alla realizzazione del film si sono articolate in una serie di passaggi dalla scrittura di un breve racconto omonimo, all'elaborazione di una graphic novel, alla stesura dello script e al conseguente reperimento di un budget per la sua realizzazione del film.
Ma a mio avviso, la storia è inquietantemente simile ad un romanzo dickiano, forse poco conosciuto ai più (i rappresentanti del grande pubblico), ma amato dagli appassionanti di P. K. Dick, uno dei più grandi maestri in assoluto della SF di tutti i tempi, per quanto "scomodo".
Il romanzo è "Penultima verità" (Fanucci, 2012): in esso gli uomini sopravvissuti ad una guuerra contro le macchine vivono asserragliati sotto terra in un reticolo di gallerie e non escono più fuori perchè sanno che fuori è in corso la guerra. Ma la guerra è terminata da tempo, non c'è nessun pericolo ad uscire allo scoperto: solo che viene fatto loro intendere che sia ancora in corso, perchè così ciò che rimane dell'Umanità può essere tenuta sotto controllo in una vita da schiavi-formiche.
Un romanzo che, come sempre, affronta la tematica della manipolazione della verità e della possibilità di conoscere la "realtà vera" dietro le menzogne e gli infingimenti.

(Dal risguardo di copertina di "Penultima Verità") Cosa accadrebbe se si scoprisse che quanto si conosce del mondo non è altro che una menzogna? È la domanda alla base di questo futuristico romanzo, un thriller intenso, ironico e paranoico in cui Philip K. Dick affronta i temi a lui cari della manipolazione della realtà e della dicotomia falso/autentico. In un futuro nel quale la Terra è stata devastata da una guerra nucleare, le città distrutte e ridotte a lande selvagge e radioattive, troppo pericolose per la vita umana, gli abitanti sono stati trasferiti nel sottosuolo, dove si affannano in formicai industriali e ricevono ordini da un presidente che sembra non invecchiare mai. Nicholas St. James, come ogni cittadino, crede a ogni parola del suo leader. Ma tutto cambia per lui quando risale in superficie, dove ciò che trova è più scioccante di qualsiasi realtà avesse mai potuto immaginare... L'introduzione al volume è di Carlo Pagetti.



(Storia della realizzazione del film) Joseph Kosinski concepì la storia narrata nel film per la prima volta nel 2005, scrivendo un racconto di dodici pagine intitolato Oblivion. Qualche anno dopo, trovò la collaborazione della Radical Comics per adattarlo in un romanzo grafico, il quale sarebbe stato scritto da Arvid Nelson e illustrato da Andrée Wallin. La graphic novel fu pubblicata per la prima volta nel 2010 al San Diego Comic-Con International, dove Kosinski era già impegnato anche per presentare il suo film Tron: Legacy; alla manifestazione ne furono distribuite circa 30.000 copie. La reazione positiva del pubblico attirò quindi l'attenzione delle major cinematografiche. La Disney nell'agosto 2010 ne comprò i diritti, tuttavia nei mesi seguenti rinunciò al progetto, poiché mal si adattava al target di film per famiglie che caratterizzavano le sue produzioni. Infatti, la storia concepita da Kosinski contiene elementi per i quali era preventivabile che il film avrebbe ottenuto un visto censura PG-13, il quale sconsiglia la visione ai minori di tredici anni. Nella primavera del 2011 i diritti furono acquisiti dalla Universal, la quale mise a disposizione un budget di cento milioni di dollari.

 


La trama dettagliata su Wikipedia

 

 

Trailer 

 

 


 


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30 maggio 2014 5 30 /05 /maggio /2014 06:02

Edge of Tomorrow. Le mille e una morti del maggiore Cage: un plot SF con un pizzico di videogioco(Maurizio Crispi) Edge of Tomorrow - Senza domani (di Doug Liman, USA, 2014) è il live action del romanzo "All you need is kill", scritto da Hiroshi Sakurazaka e illustrato da Yoshitoshi Abe.

In un futuro prossimo, una razza aliena, quella dei Mimics, ha colpito la Terra con una forza così massiccia da non dare alcun tipo di speranza agli eserciti terrestri, anche perchè la forza aliena da un certo momento in poi sembra conoscere in anticipo i movimenti delle forze terrestri.

Il tenente colonnello William "Bill" Cage (Tom Cruise) è un funzionario dell'esercito che, senza alcuna esperienza di combattimento (ma solo da "addetto stampa" nelle sue qualità di ottimo comunicatore ai fini della propaganda per il reclutamento di nuove forze), pavido e timoroso viene catapultato in quella che pare essere una missione suicida.
Egli, infatti, muore all'inizio della sua prima battaglia (una rivisitazione in chiave moderna ed ipertecnologica - e in stile videogioco - dello sbarco in Normandia nella 2^ Guerra Mondiale), ma si ritrova bloccato in un loop temporale, in cui è costretto a rivivere continuamente la medesima tragica sequenza di eventi, che culmina ogni volta con la sua morte.

Cage trova un'alleata nella soldatessa Rita Vrataski (la britannica Emily Blunt) delle Forze Speciali. Scontro dopo scontro, ciclo temporale dopo ciclo temporale, Cage e Vrataski aumentano la loro abilità di combattimento.

Ogni battaglia che affrontano, li porta sempre più vicini alla vittoria, fino spezzare il ciclo temporale apparentemente senza fine.
Il film si vede bene e prende, anche perchè la ripetizione del loop temporale viene sfrutttata per effetti impredibilmente comici e per un dsapiente montaggio velocizzato che dei molti ed innumerevoli risvegli fornisce una ricapitolazione essenziale, agiungendo ogni volta un che di nuovo.

E tutto questo mano mano che prosegue l'appprendistato del Maggiore Cage, guidato dall'inconsapevole soldatessa Vrataski che aveva avuto il "dono" del loop temporale e che poi l'aveva perduto.
Ovviamente il prototipo del film, fondato sul loop temporale e sulle possibilità di "miglioramento" che offre al protagonista è rappresentato dal noto "Ricomincio da capo" di Harold Ramis con Bill Murray (1993) che vide una sua replica italian style con il comico Antonio Albanese nella parte che era stata affidata a Murray nella pellicola originale ("E' già ieri", 2004, per la regia di Giulio Manfredonia).

Il succo di tute queste storie é che vivere ogni volta la stessa giornata, morire ogni giorno di una diversa morte sembrerebbro essere una sorta di contrapasso ad una vita spesa male, ma nello stesso tempo una sfida potente a far di meglio, a tentar di più. a migliorarsi: quindi, da un lato una condanna, ma dall'altro un'occasione unica ed irripetibile per poter fare di meglio.
Mentre la comedy "Ricomincio da Capo" (con il suo remake all'italiana) pone il problema di quanto ci si potrebbe migliorare se, vivendo ogni giorno di nuovo, si potesse far tesoro dei propri errori e in qualche modo "riscattarsi" come upgrade necessario per uscire dal purgatorio del loop temporale, qui in Edge of Tomorrow domina l'idea che la stessa sopravvivenza del genere umano dipenda dalla possibilità di poter andar ogni giorno un po' più avanti verso il cuore della forza e del potere degli invasori alieni: e in ciò è contenuta appieno la filosofia dei videogiochi.

Come dire: "Every day we do it, we do it better".
O anche: "Morire per poter risolvere il problema alla replica successiva".

 

 

 


 

 

 

Scheda del film

Regia: Doug Liman.
Interpreti principali: Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Brendan Gleeson, Jonas Armstrong, Tony Way, Kick Gurry, Franz Drameh, Dragomir Mrsic, Charlotte Riley, Noah Taylor, Lara Pulver, Jeremy Piven, Madeleine Mantock, Marianne Jean-Baptiste, Jorge Leon Martinez, Adrian Palmer, Masayoshi Haneda
Titolo originale: Edge of Tomorrow.
Genere: Azione,

Durata 113 min.
USA 2014 (Warner Bros)
Italia uscita giovedì 29 maggio 2014

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26 febbraio 2014 3 26 /02 /febbraio /2014 08:29

The Counselor e sulle conseguenze dell'agire umano(Maurizio Crispi) The Counselor - Il procuratore (The Counselor) è un film del 2013 diretto e prodotto da Ridley Scott, con protagonisti Michael Fassbender, Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem.
La pellicola è basata sulla prima sceneggiatura originale dello scrittore Cormac McCarthy, qui anche produttore, scritta nel dicembre 2011.
Il film è dedicato alla memoria di Tony Scott, fratello del regista Ridley e anche lui regista, suicidatosi mentre il film era in produzione.

Un avvocato di successo (il cui nome non viene mai pronunciato), in un momento di difficoltà professionale ed economica ma innamorato della sua fidanzata Laura e pronto a sposarla, decide di accettare la proposta di un suo vecchio cliente, Reiner, affiliato alla malavita messicana dedita allo spaccio di droga, di prelevare un carico di cocaina del valore di 20 milioni di dollari oltre il confine messicano, aiutato da un poco di buono di nome Westray che però prova a metterlo in guardia sulla difficoltà dell'operazione. E così, in seguito a una catena di eventi apparentemente casuali (in cui però mette il suo zampino la perfida Malkina, la fidanzata di Reiner), sarà inevitabile per l'avvocato venire risucchiato nell'abisso di quel mondo, in una spirale di crescente violenza e morte.

Il film trasuda violenza: una violenza mai rappresenta in modo esplicito, se non per la scena della caccia al coniglio da parte dei ghepardi "domestici " di Malkina e della scena cruentissima dell'esecuzione di Westray per mezzo del "bolito". E' una violenza che è, il più delle volte, raccontata e che poi accade veramente tra le quinte e che si può soltanto immaginare, ma che, forse per questo è ancora più raccapricciante.
La violenza è quella crudele ed impersonale del cartello messicano della droga, più volte rappresentata in romanzi (basti pensare ai romanzi di Winslow) e in film recenti: una violenza crudele, atroce, ma espressione di una "questione d'affari", senza che vi sa mai una questione personale in ballo (anche questo viene detto nel film da uno dei personaggi, forse da Westray).
Anche questo film, come il recente "The Wolf of Wall Street" parla di avidità e del desiderio di realizzare cospicue somme di denaro in poco tempo: ma qui la posta in gioco è elevatissima, perché il gioco si é fatto duro e pericoloso e non ci sono più garanzie di poter cadere con adeguate protezioni.
 

Il regista racconta una vicenda incalzante e sempre più crudele, sino al parossismo, con fredda lucidità, senza mai esprimere un giudizio morale: lascia che sia lo spettatore ad adottare - se lo ritiene - un punto di vista etico sull'intera vicenda. 

La sceneggiatura (assolutamente da leggere) scritta da Cormac McCarthy, che qui è anche produttore esecutivo, riflette in pieno le tematiche mccarthiane e, in un certo senso, si riallaccia ancora una volta ai tre romanzi principe della sua produzione che sono raccolti nella cosiddetta "Trilogia della Frontiera" e al suo "Non è un paese per vecchi", tradotto in film qualche anno fa dai fratelli Coen.

Nella trilogia della frontiera è la natura, bellissima a far da contraltare alla castiveria umana, qui forse è l'amore. L'amore per Laura non è sufficiente a salvare il Procuratore dall'abisso, metre l'avidità degli uni e la crudeltà degli altri distrugge ogni cosa.
Quello di McCarthy é uno sguardo che indaga sulla fondamentale cattiveria degli esseri umani, che - secondo lui - non hanno molte possibilità di redenzione, se non quella derivante dall'esercizio di un proprio diritto di scelta, con largo margine di anticipo rispetto agli eventi cruciali che rischiano di sconvolgere la vita o che portano ad un'irreparabile rovina.
E, in ogni caso, per gli effetti delle azioni individuali gli scenari cambiano e la storia si modifica di continuo: motivo per il quale non è mai data una possibilità di ritorno.

Si ravvisa, ancora una volta, una variazione del tema del radicale pessimismo mcarthiano.
Fondamentale a questo riguardo è il colloquio telefonico tra il Procuratore, ormai alla disperazione e il Jefe in cui vengono pronuciate da parte di quest'ultimo lapidarie e memorabili affermazioni che contengono un'intera filosofia della vita.

 

«La inviterei a considerare la realtà della sua situazione, procuratore. Questo è il mio consiglio. Non sta a me dire quello che avrebbe dovuto fare. O non fare. Io so solo che il mondo in cui cerca di rimediare ai suoi errori non è il mondo in cui li ha commessi. Lei si trova a un bivio e crede di poter scegliere. Ma non c'è niente da scegliere. C'è solo da accettare. La scelta è stata fatta molto tempo fa». (p. 92 della sceneggiatura originale pubblicata da Einaudi nel 2013)

 

Ogni personaggio del plot è, in definitiva, un'icona, un carattere universale, in un gioco dei ruoli in cui -  come in una tragedia greca - si consuma il rapporto tra autoderminazione, libero arbitrio, Fato e Necessità.
E ancora una volta, come in altri romanzi di McCarthy ritorna alla fine a suggello di tutto l'enigmatica ed intangibile bellezza della natura che in questo caso è rappresentata dall'immagine ferina ed elegante assieme dei ghepardi di Malkina.
E proprio perchè i personaggi sono delle icone e la vicenda deve svilupparsi come un allegoria, non viene mai specificato nel dettaglio come debba svilupparsi l'affare in cui il Procuratore decide di tuffarsi", né viene spiegato se non per via di coincidenze fatalistiche, cosa esattamente va storto e quali sono le connessioni tra l'affare in cui sono implicati il Procuratore, Reiner e Westray e gli accadimenti casuali che si sovrappongono.
L'insegnamento che l'allegoria vuole trasmettere è che ciò che accade oggi è statodeciso molto tempo prima dalle scelte e dalle decisioni che abbiamo preso molto tempo prima, senza sapere che avrebbero avuto simili ricadute nelle nostre vite.

 

The Counselor e sulle conseguenze dell'agire umano«Il Procuratore è una figura della tragedia classica, un uomo rispettabile che una mattina si sveglia e decide di fare qualcosa di sbagliato…. Insomma, alcune persone possono condurre una vita orribile, sbagliare tutto e morire serenamente nel proprio letto a 102 anni.Il Procuratore non è fra queste» (Cormac McCarthy).

 

 

Cormac McCarthy, nato nel Rhode Island nel 1933, è cresciuto a Knoxville, Tennessee, dove ha frequentato l'università ed è poi tornato a più riprese nel corso della vita. In seguito si è trasferito a El Paso, in Texas, e attualmente vive a Tesque, nel New Mexico. Nel catalogo Einaudi sono disponibili: Il guardiano del fruttetoFiglio di DioIl buio fuoriMeridiano di sangue, la Trilogia della frontiera (costituita daCavalli selvaggiOltre il confine e Città della pianura), Non è un paese per vecchi (portato sugli schermi cinematografici da Joel e Ethan Coen), La strada (vincitore del Premio Pulitzer 2007 e trasposto nel filmThe Road da John Hillcoat), Sunset Limited (incarnato sullo schermo da Tommy Lee Jones, nel ruolo di Bianco, e da Samuel L. Jackson in quello di Nero), Suttree (pubblicata nel 1979 dopo una gestazione di oltre vent'anni e tuttora giudicata la sua opera più personale e più ambiziosa) e la sceneggiatura del film The Counselor - Il procuratore, diretto e coprodotto da Ridley Scott e interpretato da Michael Fassbender (nel ruolo del procuratore), Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem.. 

 

 

Scheda del film di Ridley Scott
Titolo originale: The Counselor
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno 2013
Durata: 117 min
Rapporto 2,35 : 1
Genere: drammatico (in alcuni siti web impropriamente ascritto alla categoria "thriller")
Regia Ridley Scott
Soggetto e sceneggiatura. Cormac McCarthy
Produttore Ridley Scott, Cormac McCarthy, Paula Mae Schwartz, Steve Schwartz, Nick Wechsler
Produttore esecutivo Michael Costigan, Mark Huffam, Michael Schaefer
Casa di produzione Chockstone Pictures, Kanzaman, Nick Wechsler Productions, Scott Free Productions, Translux
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Dariusz Wolski
Montaggio Pietro Scalia
Effetti speciali Craig Leong
Musiche Daniel Pemberton
Scenografia Arthur Max
Costumi Janty Yates

 

Il tralier

 

 


 

 

 

 

Interpreti e personaggi
Michael Fassbender: Il procuratore
Cameron Diaz: Malkina
Penélope Cruz: Laura
Javier Bardem: Reiner
Brad Pitt: Westray
Rosie Perez: Ruth
Natalie Dormer: La Bionda
Édgar Ramírez: Il prete
Bruno Ganz: commerciante di diamanti
Goran Visnjic: Michael
Rubén Blades: Jefe
Toby Kebbell: Tony
Emma Rigby: fidanzata di Tony
John Leguizamo: Randy
Dean Norris: L'acquirente
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Il procuratore
Claudia Catani: Malinka
Chiara Colizzi: Laura
Massimo Lodolo: Reiner
Adriano Giannini: Westray
Sara D'Amario: Ruth
Loris Loddi: Il prete
Pasquale Anselmo: Jefe
Diego Suarez: Randy
Francesco Venditti: Tony

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17 febbraio 2014 1 17 /02 /febbraio /2014 06:37

Tintin, un personaggio-icona della mia infanzia rivive nel film di Spielberg(Maurizio Crispi) Con grande piacere e gusto, mi p capitato di vedere - in ritardo rispetto all'uscita nelle sale cinematografiche Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno (The Adventures of Tintin) che è un film del 2011 diretto da Steven Spielberg e prodotto, tra gli altri, da Peter Jackson (nonché regista della seconda unità). Il film è anche interessante sotto il profilo tecnico poiché venne girato interamente mediante la tecnica detta motion capture o mocap.

Il lungometraggio spielberghiano è basato su tre albi di Hergé, il disegnatore belga creatore delle strisce di Tintin, che sono Il granchio d'oro, Il segreto del Liocorno e Il tesoro di Rakham il Rosso.
Nel film, inoltre, è presente una scena tratta da Tintin nel paese dell'oro nero
Per i premi Oscar 2012 John Williams è stato candidato per la Migliore colonna sonora.

È sulle pagine del Petit Vingtième, supplemento del quotidiano cattolico Le Vingtième Siècle, che partì - nella forma di strisscie disegnate (quindi, a puntate) la grande avventura di Tintin, l'intrepido reporter belga con la faccia da bambino (e che rimase come il più noto - ed amato - personaggio di Hergé) e del suo autore.
Ben presto le storie di Tintin cominciarono ad avere vita editoriale propria e furono pubblciati in forma di albi di grande formato, con vignette policrome.

Più della metà di questi furono realizzati prima della fine della seconda guerra mondiale.
Vi furono ombre sulla carriera di Hergé e sulla sua levatura umana. Infatti, la sua presenza professionale nell'ambiente della destra cattolica estrema (esplicita area di riferimento del giornale per cui lavorava) e la successiva collaborazione col quotidiano Le Soir nel periodo in cui era sotto il controllo diretto degli invasori nazisti, costarono a Hergé, dopo la guerra, il periodo peggiore della sua vita.
Venne accusato di collaborazionismo, nonostante avesse solo pubblicato avventure a fumetti per bambini, e conseguentemente rischiò il carcere (se non la vita).
Ma in suo aiuto arrivò inaspettatamente Raymond Leblanc, un ben noto partigiano che voleva fondare il settimanale Tintin e testimoniò in suo favore.

Ad alcuni il film di Spielberg non è è piaciuto. Ad altri sì, e molto.
Probabilmente, questa radicale discrepanza di giudizi dipende dal fatto che, nell'infanzia di ciascuno ci sia stata o meno una relazione con Tintin, così come Spielberg - quasi certamente nella sua infanzia - ha intrattenuto una relazione con lui.
Se con Tintin vi è stata questa consuetudine, se Tintin è entrato in qualche misura nel nostro immaginario e vive in esso come personaggio vivo e palpitante che ci ha fatto (e che ci fa sognarre), il film di Spielberg non potrà non piacere, in fondo perchè parla di una passione infantile e quindi entra nel cuore del fruitore, a condizione che questi abbia a sua volta amato il personaggio Tintin.
In più, probabilmente, quelli a cui non piace il film (e il personaggio) sono quelli che non sanno far vibrare le corde del bambino che è dentro ciascuno di noi.



Tintin, un personaggio-icona della mia infanzia rivive nel film di SpielbergCosa è (é stato) per me Tintin? Tintin rievoca i tempi della mia infanzia, quando la mamma mi comprava gli Albi di grande formato con le avventure strepitose del piccolo giornalista e del suo fido cagnolino, per non parlare del Capitano Haddock e dei due investigatori semi-gemelli Dupont e Dupond, sempre battibeccanti e pasticcioni.
Ma, a parte l'elemento caricaturale con cui sono tratteggiati i singoli personaggi, le avventure narrate in quegli albi erano intriganti, perché abbinavano il piacere "visuale" della striscia a fumetti, con quello della lettura ed anche perché i testi, sia in forma di dialoghi sia in forma di spiegazioni aggiuntive erano importanti (quegli albi rappresentarono un trampolino di lancio per la lettura dei romanzi di avventure veri e prorpri).
Erano albi che suscitavano con immediatezza il gusto per la lettura, per quella unica e speciale combinazione di avventura, mistero, intrigo che sapevano offrire, tant'è che a distanza di tempo, per fare pratica, mi sono divertito a rileggerne alcuni, in Inglese).
Storie peraltro "pulite", prive di rappresentanti cattive e raccapriccianti di violenza: ed educative anche, perchè il bene finisce con il trionfare sempre e i cattivi (ma anche questi bonari) non la fanno franca.


Questi albi avevano l'innegabile fascino delle storie avventurose che facevano viaggiare il lettore nei "sette mari" e nei cinque continenti, ad un ritmo incalzante. 
E poi, a renderli appassionanti, c'erano i colori straordinari e la ricca definizione dei dettagli.

Quegli albi, di grande formato, con tutte le pagine a colori un pastellati li adoravo, semplicemente. C'era pane per i miei denti: trovavo sia da leggere, sia da guardare.
Purtroppo quegli album della mia infanzia li persi, non si so come.
Forse li regalai, o forse li distrussi (probabile), quando decretai che, essendo divenuto "grande" alcune cose che erano orpelli della mia infanzia avrei dovuto ritualmente distruggerle.

Più avanti, nel corso della mia vita, riuscii a recuperarli quasi tutti (alcuni come ho detto in versione inglese), cercando di ritrovare con essi l'antica magia.

La visione del film di Spielberg mi ha riportato indietro nel tempo a tutte le emozioni che gli album di Hergé mi donarono, quando ero più piccolo.

Il film è un tipico prodotto di Spielberg che è come un bambino cresciuto che si ritorva a rievocare tutto ciò che, nella sua infanzia, è entrato nel suo immaginario con strumenti da adulto: e, ovviamente, le avventure di Tintin rievocano l'archetipo "Indiana Jones" (alcune delle musiche sono rievocative in tal senso).
Sì, perchè indubbiamente, molto più di quanto si possa pensare, Tintin è diventato un personaggio dell'immaginario collettivo e icona della moderna storia di avventure.

 

 

Il trailer

 

 


 
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8 febbraio 2014 6 08 /02 /febbraio /2014 07:29

The Wolf of Wall Street. Ascesa e caduta di un Broker di Wall Street(Maurizio Crispi) The Wolf of Wall Street è un film del 2013, uscito nelle sale nel 2014, diretto e prodotto da Martin Scorsese, con protagonista Leonardo Di Caprio, nell'occasione anche produttore, nei panni di Jordan Belfort, uno dei broker di maggior successo nella storia di Wall Street, nella decade degli anni Novanta. 
La pellicola segna la quinta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio.
Il film è l'adattamento dell'omonima autobiografia del vero Jordan Belfort, pubblicata con il titolo omonimo "Il Lupo di Wall Street" (Rizzoli, 2008).

(Sinossi della autobiografia di Belfort) Negli anni '90 Jordan Belfort ha guadagnato più soldi di quanti riuscisse a spenderne nelle sue leggendarie notti piene di coca, eccessi e squillo di lusso; più di quanti avesse mai osato sognarne ai tempi in cui vendeva carne e pesce nel Queens. Perché a Wall Street, cuore tachicardico della finanza mondiale, niente è impossibile, se sei giovane e affamato abbastanza.
E nessuno ha più fame di Belfort, arruolato come semplice telefonista dalla società di brokeraggio LF Rothschild e subito contagiato dalla selvaggia ambizione dei giovani broker che "puzzano di successo lontano un miglio". 

Geniale e spericolato, Belfort impara in un lampo l'ambigua arte di spostare mucchi di soldi e felicità, e giunge, nel giro di pochi anni, a fondare la sua società, la potentissima Stratton Oakmont, la "Disneyland dei broker", dove il denaro si moltiplica senza controllo. 
Ma non bastano otto Ferrari, la villa più grande degli Hamptons, una moglie trofeo, l'elicottero personale pilotato in stato di ebbrezza, per farti padrone del mondo o, se è per questo, della tua vita. 
Dipendente da ventidue sostanze diverse, dalle orge, e dal vizio implacabile della grandezza, Belfort si prepara a una caduta più spettacolare persino della sua formidabile ascesa. 
Cattivo, sincero, irriverente, "II lupo di Wall Street" è la travolgente storia vera del più grandioso e spudorato sogno americano degli ultimi decenni, simbolo di un sistema che esalta e corrompe.

The Wolf of Wall Street. Ascesa e caduta di un Broker di Wall StreetIl film, in sintonia con quanto Belfort racconta di se stesso, rappresenta la parabola di una vita fondata sul cinismo e basata sulla continua celebrazione dell'eccesso (una montagna di soldi da spendere, lusso sfrenato, donne, droghe e alcool, tutto senza misura).
Il film, con il suo ritmo accelerato ed anfetaminico, è una celebrazione dell'Io e della volontà individuale come strumento fondamentale per arrivare dove si vuole e per ottenere ciò che si vuole, senza nessun freno morale.
E' anche una celebrazione del principio utilitaristico secondo cui il "fine giustifica i mezzi" e dell'essere "lupo" in mezzo ad un gregge di pecore: le pecorelle indifese sono gli investitori che vengono abbindolati per investire magari in titoli ed azioni spazzatura che si convertono per il broker in soldi "veri".
E' la rappresentazione di una vita all'eccesso, in cui tutto deve essere sempre più eccesso: soldi, droga, donna...

Jordan Belfort, broker ambizioso ed aggressivo, sfrontato e cinico, è l'opposto dell'immagine buonista del broker che ci viene fornita nel film di Muccino (in La ricerca della felicità")  in cui si racconta la storia di un uomo ambizioso e di colore (interpretato da Will Smith) che fa di tutto per diventare un broker (infrangendo la regola che quello dei broker debba essere un mondo rigorosamente WASP), ma senza mai perdere la sua gentilezza e la sua umanità - ma anche una fondamentale eticità nelle ragioni delle sue scelte. Ambedue i film rappresentano, tuttavia, le due facce di una stessa medaglia, quella che - con il suo lato negativo e con quello positivo, con luci ed ombre - parla del mito americano del successo e della possibilità data a ciascuno di realizzare il proprio sogno o di raggiungere gli obiettivi che si è posto.
In questa interpretazione, Leonardo Caprio conferma la sua eccellenza di attore, capace di essere sino al midollo personaggio carismatico, trascinatore ed imbroglione.
Il film, per altri versi, avrebbe potuto essere intitolato "ascesa e caduta di un broker" che, dopo la caduta, sarà sempre pronto a risollevarsi e a rimettersi in circuito utilizzando gli strumenti truffaldini che ha imparato a padroneggiare così bene.
The Wolf of Wall Street. Ascesa e caduta di un Broker di Wall StreetLa pellicola di Scorsese andrebbe di sicuro vista, dando una rispolverata al celebre film di Oliver Stone, Wall Street, che racconta il mondo dei broker-yuppy degli anni Ottanta (e Jordan Belfort entra in scena come broker proprio quando si verifca il crollo in borsa a Wall Street del 1987, quando molte delle fortune - costruite sul nulla da quegli yuppy rampanti e spregiudicati - andarono in fumo in un batter d'occhio).
Il film di Scorsese ci fornisce così un nuovo tassello da inserire in una "storia" dei broker di Wall Street, ancora forse mai scritta, a parte il racconto biografico di Belfort che, da questo punto di vista, rappresenta una preziosa testimonianza.
Potrà Jordan Belfrot riabilitarsi da una vita di eccessi? Se, nella vita reale, è riuscito a scrivere una sua autobiografia (che è, in un certo senso, anche una confessione), si potrebbe ipotizzare di sì, che - in altri termini - egli - confessando e rielaborando -  si sia lasciato alle spalle i festini a base di droga e di donne, l'ebbrezza del lusso e del denaro guadagnato a palate e l'euforia di poter spendere in maniera illimitata senza mai farsi i conti in tasca.
Ma dalla scena finale (e molto ironica) si potrebbe anche dire che "il lupo perde il pelo, ma non il vizio", un vizio che continua ad essere esercitato come un vezzo patetico, ma senza più sfoderare zanne ed artigli per trasformare il vezzo in un'attività produttiva e altamente lucrosa.
Le addiction multiple, da farmaci, alcool e senza farmaci, ma da comportamenti (come è stata quella di Belfort), anche in fase di "astensione" anche prolungata, non sono mai risolte del tutto: in qualche misura hanno trasformato in una maniera profonda il cervello di colui che le ha praticate troppo a lungo.

 

 

 


 
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29 gennaio 2014 3 29 /01 /gennaio /2014 10:56
The Last Waltz - locandina del film

(Maurizio Crispi) The Last Waltz - L'ultimo valzer (1978) è un film di Martin Scorsese che racconta l'ultimo grandioso concerto del gruppo rock di origini canadesi "The Band" (con l'intercalare di una serie interviste con i diversi componenti della band) dopo 18 anni di carriera (successivamente, nel 1993 The Band si riunì per un breve arco di tempo e produsse tre nuovi album).
Vidi la prima volta il film al tempo della sua uscita nelle sale cinematografiche e ne rimasi profondamente colpito, emozionato.
E fui realmente dispiaciuto quando il film finì e con esso la band di cui, attraverso le interviste, era stata tracciata la storia..
Perchè?
The Band con il suo " Music from Big Pink" (di cui nel 2000 fu prodotta una versione rimasterizzata con l'aggiunta di alcune tracce inedite) fu una delle mie prime scoperte musicali autonome, dopo gli inzi di ascolto musicale alla guida di mio padre che era un cultore della musica classica e dell'opera lirica, ma che non mancava di offrirmi stimoli nuovi, regalandomi dischi innovativi che pensava potessero interessarmi (come Joan BaezJohn MayallThe Beatles) come anche, a lui, devo la prima scoperta di Fabrizio De André (con il suo regalo dell'LP "Tutti morimmo a stento")
Bob Dylan fu la mia prima scelta autonoma e subito cominciai ad ascoltare la sua musica, decifrarne i testi, amare i contenuti che trasmetteva, leggere su di lui e approfondire le tematiche che potevano essere seguite come i fili di una ragnatela che s'intersecano e ciascuno dei quali conduceva a nuove vie da percorrere.
Il mio mentore (virtuale) in quest'esplorazione fu Riccardo Bertoncelli, a partire dal suo testo avveniristico (per quei tempi) sulla musica Rock e Pop di quegli anni, Pop story. Suite per consumismo, pazzia e contraddizioni di Arcana, edito per la prima volta nel 1973 (un classico nel genere
 perché nello stile della critica e della storiografia rock "ispirata" e forse oggi, purtroppo, introvabile).
The Band è inestricabilmente collegata a Bob Dylan, visto che spesso collaborarono assieme (ricordate i "Basement's Tapes"?), ma anche perchè a lui fece da spalla nelle prime tournée.

The Band, il cui leader indiscusso fu Robbie Robertson (il quale, poi, continuò ad incidere album da solo, con un nuovo ed inedito interesse per le musiche dei Nativi americani), operò, incidendo molti album (non moltissimi) e calcando le scene musicali per oltre 18 anni.
Ma per il gruppo arrivò il momento degli addii e, quindi, posero fine alla loro attività quasi ventennale con un grande concerto di commiato che venne denominato "The Last Waltz" e a cui invitarono in veste di ospiti tanti dei musicisti rappresentativi della loro epoca musicale: sicché in quel concerto si schierò un parterre di artisti davvero grandioso, in un certo senso l'epitome di una parte della musica rock degli anni Sessanta e Settanta.
Il concerto ebbe luogo nel Winterland Concert Ballroom di San Francisco, il 25 novembre 1976 e fu evento memorabile, tanto che qualcuno disse: "Cominciò come un concerto e divenne una celebrazione"; e questa divenne la sua epitome, la frase incisiva con cui tramandarlo.
Il film di Scorsese peraltro, come documentario rock, rimase come una pietra miliare nella cinematografia di genere sia per la qualità del suono, sia per l'innovatività delle soluzioni di ripresa adottate.

Al tempo dell'uscita del film, io - ancora agli albori della mia vita lavorativa - stavo appena cominciando a fare le mie scelte e, quindi, vedere il concerto di commiato di musicisti che avevo seguito appassionatamente per quasi dieci anni (the Band e molti degli artisti coinvolti nel concerto, mentre altri erano per me nuovi), mosse in me delle emozioni, relativamente a qualcosa che non avevo ancora sperimentato e che, forse, avrei solo sperimentato in seguito.
Ma nel film vidi anche una metafora del commiato in genere e del passaggio da una fase della vita ad un'altra (e questo era qualcosa che allora era per me più accessibile in termini di esperienza: avevo già costruito dei possibili modelli dentro di me).
In effetti, per poter procedere nei miei studi di Medicina e arrivare alla loro conclusione, avevo dovuto rinunciare a possibili alternative e, comunque, avevo dovuto tralasciare delle "non scelte", quali potevano essere quella di rimanere in uno stato adolescenziale protratto, "non scelte" verso le quali - in un momento di difficoltà - mi ero sentito profondamente attratto.
Quindi la malinconia degli addii (che è anche il dispiacere susseguente ad una rinuncia, qualsivoglia essa sia, o quella sottile saudade per ciò che non si è ancora raggiunto da cui ci sente estromessi), in una certa misura, l'avevo già sperimentata dentro di me.
L'addio e il commiato sono carichi di nostalgia, ma nello stesso tempo possono diventare una grande festa e una celebrazione di ciò che siamo stati ed è quello che appunto The Band fece in occasione del suo ultimo commiato.
Uscii dall'aver visto il film commosso, quasi in lacrime, profondamente toccato nell'intimo, dispiaciuto che il film fosse finito e, con esso, The Band.
Poi continuai ad ascoltare per decine di volte l'album omonimo del concerto e OST del film di Scorsese e dalla visione di quel film, partirono per me innumerevoli altri sentieri musicali da seguire (come quello tracciato da Van Morisson o la scoperta degli album di Emmylou Harris).
A distanza di più di 40 anni, nel rivederlo in DVD, le emozioni sono state identiche, gioia, commozione, nostalgia, sconforto al pensiero di ciò che è stato e di ciò che si è perso, ma anche soddisfazione per ciò che ho fatto nella mia vita.

E, poi, aggiungerei che The Band costruì un suo repertorio di canzoni e pezzi memorabili: basti pensare a "The Weight"...  per non parlare di tutte le altre.
Un'ultima notazione: a vederli retrospettivamente, a distanza di tanti anni, dopo aver macinato l'ascolto di una quantità incredibile di musica di tutti i tipi, devo dire che tutti i musicisti di The Band sono bravissimi, capaci di trasmettere nel modo in cui suonano entusiasmo ed emozioni.
Sanno essere travolgenti e sanno adattarsi a modalità musicali diverse, come hanno fatto per ciascuno degli ospiti presenti accanto a loro in quest'ultimo concerto, con i quali imbastiscono delle cover dal clasdsico repertorio di ciascuno (come nel caso del pezzo con Muddy Waters con il suo classico "Hoochy Koochy Man" o con Bob Dylan, lanciati con lui in una rimarchevole e toccante interpretazione di "For Ever Young").

 

Il film di Scorsese peraltro, come documentario rock, rimase come una pietra miliare nella cinematografia di genere sia per la qualità del suono, sia per l'innovatività delle soluzioni di ripresa adottate.

 

(Da Wikipedia - En) The Last Waltz was a concert by the rock group The Band, held on American Thanksgiving Day, November 25, 1976, at Winterland Ballroom in San Francisco.
The Last Waltz was advertised as The Band's "farewell concert appearance", and the concert saw The Band joined by more than a dozen special guests, including Paul Butterfield, Bob Dylan, Neil Young, Emmylou Harris, Ringo Starr, Ronnie Hawkins, Dr. John, Joni Mitchell, Van Morrison, Muddy Waters, Ronnie Wood, Neil Diamond, Bobby Charles, The Staple Singers, and Eric Clapton.
The musical director for the concert was The Band's original record producer, John Simon.

The event was filmed by director Martin Scorsese and made into a documentary of the same name, released in 1978. Jonathan Taplin, who was The Band's tour manager from 1969-1972 and later produced Scorsese's film Mean Streets, suggested that Scorsese would be the ideal director for the project and introduced Robbie Robertson and Scorsese.
Taplin was the Executive Producer of The Last Waltz.
The film features concert performances, scenes shot on a studio soundstage and interviews by Scorsese with members of The Band.
A triple-LP soundtrack recording, produced by Simon and Rob Fraboni, was issued in 1978.
The film was released on DVD in 2002 as was a four-CD box set of the concert and related studio recordings.

 

The Last Waltz is hailed as one of the greatest concert films ever made, although it has been criticized for its focus on Robertson.

Da The Last Waltz, il pezzo finale "I Shall be released" con tutti gli artisti sulla scena.

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26 gennaio 2014 7 26 /01 /gennaio /2014 06:20

Cry Freedom. Nel film di Attenbourough un omaggio alla figura di Biko e a quelli che cercarono di diffondere le sue idee dopo la sua uccisione(Maurizio Crispi) Cry Freedom (Grido di Libertà) è un film del 1987, diretto dal britannico Richard Attenborough (autore, si ricorderà, anche del film su Gandhi).
Il film racconta dell'incontro tra un giornalista liberal Donald Woods e l'attivista sudafricano antiapartheid Stephen Biko, sino alla morte (l'uccisione) di quest'ultimo e oltre.
Un ancora giovanissimo Denzel Washington interpreta il ruolo di Biko, fautore, attraverso il movimento denominato "Black Consciousness Movement" (BCM), della crescita culturale dei black del Sud Africa e di un'integrazione con i bianchi
Impigrionato per le sue idee e ritenuto scomodo dal dittatoriale regime dell'Apartheid, Biko morirà di percosse in carcere (nel settembre del 1978), come tanti altri prima e dopo di lui.
La sua morte - come quella delle decine di altri dissidenti - verrà attribuita a cause accidentali.
Dopo il 1978, invece, il regime decreterà una totale segretezza delle notizie relative ai prigionieri "politici" e non si saprà più nulla, ufficialmente, di altre morti.

Il resto del film narra la storia del giornalista Donald Woods che decide di uscire dal Sud Africa per poter raccontare, pubblicandola, la storia di quello che era divenuto per lui uno stimato amico, assieme alle foto impietose che documentano lo scempio che è stato fatto del suo corpo da aguzzini che nulla ebbero di meno delle SS nei campi di concentramento nazisti: una fuga complicata, anche per non mettere a repentaglio la propria famiglia, passando dal Lesoto (e qui richiedere asilo politico agli USA), per volare quindi sino al Botswana.
Come in Gandhi, Attenborough riesce a realizzare grandi e toccanti scene corali, come quella del massacro di più di 800 studenti delle scuole che manifestavano pacificamente, dopo la morte di Biko, uscendo in corteo dalla township in cui sono relegati a vivere (Strage di Soweto, 1976), e riesce bene a dipingere il divario tra un regime ottuso che cerca di difendere in modo estremo i propri privilegi e coloro (inclusi molti dei white people anglofoni che non condividevano affatto le posizioni degli Afrikaner) che volevano (e chiedevano) una società in Sud Africa più equa e più giusta..


Il film, uscito nel 1987, venne subito considerato scomodo dal regime sudafricano e, venne di conseguenza. messo al bando e censurato (si ricorderà qui che come il regima stalinista quello sudafricano proibiva attivamente la circolazione di foto e di filmati che ritraessero i dissidenti e le foto di Biko - come quelle di Mandela - erano proibitissime).
Maureen Simpson, allora giovane studentessa, ricorda che lei e il pubblico venero fatti sgombrare dalla sala cinematografica dov'era in corso la proiezione del film.

Il film è interessante e ben costruito.
Alcuni tuttavia si sono lamentati del fatto che, più che la storia di Biko, vi era rappresentata l'odissea del giornalista per uscire dal Sudafrica e riuscire a pubblicare quello che poi diventò il volume "Biko".

Ma, sia come sia, il film riesce a dare - e in una maniera sobria, senza sbature e senza alcuna retorica - un'idea del totalitarismo del regime degli Afrikaner che, oltre ad esercitare con violenza i suoi divieti e i propri privilegi, fu soprattutto una "dittatura del pensiero", come molti altri regimi totalitari.
Una pellicola da vedere, soprattutto perchè consente, di identificare alcuni punti essenziali della storia sudafricana, prima della liberazione di Mandela dal suo imprigionamento pluridecennale nel 1998 e prima della nascita della 2nazione arcobaleno" e che, assieme a Goodbye, Bafana! (Il colore della libertà, 2007) e a Invictus (L'invincibile, 2009), cosituisce un bel trittico cinematografico che racconta del percorso verso la libertà e l'integrazione della nuova Repubblica Sudafricana.

 

 

Il trailer ufficiale



 

 

Visto in DVD per la prima volta, nel gennaio 2014 

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24 gennaio 2014 5 24 /01 /gennaio /2014 08:37

4:40 - The Last Day on Earth. Una riflessione sulla apocalisse prossima ventura(Maurizio Crispi)  4.44 - The last day on Earth è un film "apocalattico" di  Abel Ferrara, realizzato con mezzi poverissimi, senza effetti speciali, eppure efficace.
Pensate che - secondo l'immagine (quasi obbligata) che ci è stata consegnata dalla cinematografia hollywoddiana la fine della Terra sarebbe preceduta da secene di panico, da radunate oceaniche di gente che prega (o che si dispera), dal Caos universale?

No, niente di tutto questo.

Quello che prospetta Abel Ferrara è una riflessione su ciò che accadrebbe nell'animo umano se ciascuno di noi fosse informato, senza alcun ragionevole dubbio, che la fine della Terra (e quindi della vita) avverrà per tutti ad una certa ora di un certo giorno.
In modo irrevocabile. Non ci sono scappatoie, non vie di salvezza possibili.
Nè sarà data ad alcuni la possibilità di mettersi in salvo, pagando qualcosa in più.
Non un destino differenziato per ricchi e per poveri.
Ma una fine eguale e indifferenziata per tutti.
La fine del mondo, la fine della vita, la fine delle nostre vite.

Angosciante... claustrofobico...
Abel Ferrara ha dato vita ad un vero e proprio laboratorio in cui egli studia cosa accadrebbe agli uomini e alle donne nel breve arco di tempo in cui gli rimane da vivere, nell'attesa.

Alcuni si suicidano, così, come se niente fosse: nient'altro che il prodotto di una lucida determinazione.

Altri manifestano la propria rabbia, sparando in aria dei colpi di fucile.

Altri si riuniscono e parlano tra loro, bevendo vino.
Altri continuano le proprie piccole abitudini, come l'uomo che nutre il suo cane, offrendogli prelibati bocconcini presi dal suo stesso piatto.

Altri fanno l'amore, ascoltano musica, litigano per piccole gelosie, come la coppia dei due protagonisti che sono esaminati nelle loro reazioni più da vicino.
In televisione, scienzati e teologi si avvicendano spiegand cuò che sta capitando e ciascuno, cercando di dar euna spiegazione metafisica, dal proprio punto di vista, sul senso delle cose ultime.
Nient'altro.
Per il resto la vita continua, come se niente fosse, la gente va al lavoro e ne ritorna. Il flusso di automobili scorre inalterato.

Poi lo strato di ozono, all'ora annunciata, si buca definitamente.
Si spengono le luci ed è la fine.

 

Credo che questo film sia decisamente efficace, anche se all'inizio uno si chiede che cosa stia guardando: dal momento che lo svolgimento sembra tradire quanto annunciato nel titolo.
E, poi, andando avanti nella visione del film, a poco a poco si comprende, il senso di ciò che Abel ferrara ha voluto dirci.
In questo senso, la storia è del tutto spogliata di quegli orpelli che, spesso, rendono i film apocalittici dei film avventurosi e di azioni, in cui il più delle volte (nel 99% dei casi) si prospetta - almeno per alcuni - una consolotaria via di sopravvivenza.
Qui, in questa pellicola, tutti si traduce ed è rappresentabile nel dramma quotidiano dei personaggi: come candele che semplicemente arrivano alla loro fine, ma che - ciò nonostante - sino alla fine continuano ad ardere.

 

 

Il Trailer.

 


 

 

Visto in DVD, gennaio 2014

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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