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1 marzo 2025 6 01 /03 /marzo /2025 06:41

Qui di seguito il recupero di uno scritto del 1° marzo 2014
Si tratta di un sogno che evocò in me il ricordo di luoghi a me conosciuti

Maurizio Crispi (1° marzo 2014)

Londra 2014 (foto Maurizio Crispi)

Sono in viaggio in torpedone, in veste di accompagnatore di una squadra di atleti italiani attraverso gli Stati Uniti

Ci ritroviamo ad attraversare paesaggi d'una sconvolgente bellezza

Ad un certo punto, si ha una sosta in una base militare enorme, pena all'inverosimile di soldati, di autoveicoli e di attrezzature. tutto in un indaffaramento brulicante

Un vecchio sottufficiale ci accoglie e ci fa da guida all'interno del l'impianto

Io faccio da interprete con il resto della ciurma che non sa parlare in inglese

Ogni tanto c'è da pagare qualcosa ed io pago (come Totò) quel sottufficiale che è addetto alla cassa (nel ruolo di ufficiale pagatore), utilizzando le banconote del posto di cui lo stesso anziano sottufficiale mi ha dato una scorta, banconote multicolori e di tagli diversi, ma sembrano quelle di Monopoli oppure come quelle di carta moneta transitoria emessa in tempi di guerra

Ogni volta, il resto che rimane da ogni singolo pagamento, lo do a lui come se fosse una specie di piccola mancia o un obolo

Vi è in ciò la reiterazione d'una comica interazione che si ripete di continuo

Banconota di uso corrente al tempo della prigionia di mio padre in Algeria (archivio di famiglia)

Alla fine, gli restituisco tutti i soldi che mi ha dato, dicendogli: "Non ha senso fare così! E' una procedura troppo complicata. Se ci sarà da affrontare qualche altra spesa, farò un prelievo al Bancomat".

E meno male che ci abbiamo pensato…

Dicevo che il paesaggio evocava in me qualcosa di familiare

E' vero!

L'installazione militare sembra un analogo sito italiano, antico, d'anteguerra, non uno in particolare, ma uno dei tanti

Stesso tipo di costruzioni, stessa disposizione, con la fureria, l'ufficio del comandante, il magazzino e la mensa, l'edificio delle docce, le camerate e la piazza d'armi per le esercitazioni e, in più in l'à, l'autoparco, con gli automezzi color verde scuro

Mi ricorda in tutto e per tutto uno dei numerosi luoghi in rovina visitati con mio padre, che aveva una passione per i ruderi (se erano stati adibiti a uso militare, ancora meglio) e che ogni volta che ne adocchiava uno mi portava con sé ad esplorarlo

Casamatta di Bellolampo (dal web)

Una volta, zampettando nell'erba alta che ostruiva quasi per intero una vecchia casamatta merlata (la "Casamatta di Bellolampo", che si trova lungo la strada che conduce da Palermo a Montelepre, passando da Bellolampo, proprio in corrispondenza del bivio per Torretta), mi ritrovai le gambe nude (i miei erano fanatici - come del resto si usava allora - del calzoncino corto sino a età adolescenziale, ma - d'altra parte - così si usava a quel tempo), completamente ricoperte da un tappeto brulicante di orrende formiche nere (e c'era ad accrescere il carico anche qualche ragnetto) e, se non ci fosse stata la mamma, non so cosa mi sarebbe accaduto. Forse, quelle formiche così numerose e agguerrite mi avrebbero mangiato senza nemmeno chiedermi il permesso.

C'era una specifica divisione di ruoli tra i miei genitori, come si vede da questo piccolo episodio: mio padre era l'esploratore, mentre la mamma rappresentava la stabilità e la sicurezza delle retrovie

E, quindi, cercando di sviscerare questa assonanza, indugio a parlare a lungo con il sottufficiale, dicendo delle similitudini che mi pare di riconoscere in questo impianto e di ciò che già conosco

La differenza è che, dappertutto, ci sono delle modernissime ed inquietanti attrezzature da guerra

L'insediamento si trova a piedi di un monte brullo che ascende rapidamente verso l'alto, il pendio totalmente brullo e roccioso

Di fronte alla base, si apre il mare sconfinato d'un azzurro profondo. Ma anche lì ci sono due macchinari di proporzioni titaniche. Sembrerebbero due enormi escavatori, talmente grandi da far sembrare il mare antistante profondo appena pochi centimetri, mentre la sua profondità, anche vicino a riva, è ragguardevole

I due escavatori sono impegnati in una lotta aspra e senza tregua, avventandosi l'uno contro l'altro e mettendo in azione diversi dispositivi mobili per sconfiggere l'avversario o per fiaccarne la resistenza.

E di continuo si ode, poco attutito dalla distanza, un clangore di lamiere

Una vera lotta tra titani tecnologici

 

Mi pare di ritrovarmi, seduto in prima fila, a guardare un fantastico film con l'incredibile Hulk in azione.

E questo comunico al sottufficiale di collegamento che mi guarda stranito e perplesso. 

 

 

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28 febbraio 2025 5 28 /02 /febbraio /2025 10:17
Il fotografo fotografato (Pantelleria, Montagna Grande, foto di Giocchino Migliore)

Mi trovavo in un avamposto di soldati americani armati di tutto punto (a dir poco, sino ai denti), proprio come li vediamo nei film di guerra post-moderni, ed erano dunque dotati degli armamenti più letali ed efficienti, dei dispositivi più avanzati e di capi di abbigliamento tecnici e all'avanguardia
Era un presidio di tre soldati che avevano il compito di sorvegliare l’abitazione di un ufficiale di vertice o di un alto dignitario
Io ero lì con loro, non so esattamente a che titolo, se come osservatore interessato e certificato, come giornalista o come fotografo 
Certo è che con la mia camera dotata d'un potente teleobiettivo, a cui alternavo un grandangolo ad alta risoluzione, documentavo fotograficamente tutte le loro attività, scendendo anche nel dettaglio e utilizzando delle inquadratura che mi consentisse di fare risultare singoli dettagli delle loro attrezzature o anche i loro volti 
Ero anche meravigliato nel vedere come essi fossero organizzati per la distribuzione autogestita del cibo al momento dei pasti 
Questo dettaglio me lo ricordo con nitida chiarezza, nella sua dinamicità ed ingegnosità: erano dotati di uno speciale carrello portavivande che, a turno, uno dei tre spostava davanti agli altri due, in modo tale che ciascuno di loro potesse mangiare senza muoversi dalla sua postazione e mantenendo il cipiglio guerresco
Quando due avevano consumato il loro pasto, quello di loro che aveva mosso il carrello, poteva tornare alla sua postazione trascinandosi appresso il carrello, per consumare il suo pasto 
Al momento del rancio successivo, il turno cambiava 
Il carrello dotato di vassoi portavivande, arrivava semplicemente alla postazione
Non vi erano in vista né cuochi, né cucinieri
Ero davvero meravigliato di tanto ingegno! 
Per quanto riguarda i soldati, due erano uomini, mentre il terzo era una donna 
Inquadravo più frequentemente la soldatessa che mi sembrava più malleabile e duttile degli altri due che, invece, si presentavano con iconiche facce di pietra e mascelloni squadrati nella migliore tradizione guerresca statunitense
Per tutto il tempo ero là con loro e partecipavo della loro vita 
Una vita fatte di guardie e di appostamenti e di sorveglianza in cui in verità non accadeva nulla di eccitante 
La parte più stimolante scaturiva dalle mie attività fotografiche
Nel frattempo succedeva qualcosa d’altro in un mondo sotterraneo alla Jules Verne o anche degno di Athanasius Kircher o anche in uno scenario della distopica Terra cava

In questo mondo ipogeo era penetrato mio fratello redivivo
In qualche modo, benché io non mi spostassi da quel luogo, sapevo cosa stesse accadendo a lui ed anche questi accadimenti erano meravigliosi, ben più di quelli che stavo vivendo io, in superficie, nella postazione sorvegliata dai soldati
Infatti, nel mondo sotterraneo mio fratello si trovava a vivere avventure mirabolanti e, in particolare, riuscivo a vederlo mentre veniva indotto da un mago che abitava nel mondo ipogeo a cavalcare un essere gigantesco dotato di grandi ali e non molto simile ad un drago (come ce lo rappresentiamo nella fantasia o come lo abbiamo visto nella rappresentazione cinematografica dello Hobbit e dunque simile al temibile Smaug)
Saliva sul drago che prendeva il volo e si librava alto all’interno di un sistema di vaste caverne

 

Smaug, rappresentazione grafica di David Demaret

Io seguivo il suo volo come se mio fratello avesse applicato sulla sua fronte o sul petto una videocamera moderna come quelle che tengono i poliziotti americani contemporanei durante le loro azioni (tipo un dispositivo GoPro) e, quindi, potevo seguire minuto per minuto tutti i dettagli del suo volo e della sua avventura come fossi con lui
Ricevevo le sue immagini per mezzo di un dispositivo tecnologico  applicato al mio cervello con una tecnologia bio-organica e potevo vedere nitidamente ciò che accadeva in un angolo del mio campo visivo
Era come vivere contemporaneamente in due mondi diversi
Succedeva anche (ma questo non potevo vederlo direttamente e lo capivo dalle parole pronunciate da mio fratello che mi giungevano analogamente attraverso lo stesso dispositivo, e che facevano da commento e colonna sonora delle immagini) che egli durante il volo subiva una trasformazione somatica e che diventava grande e grosso come un supereroe della Marvel o di DSM Comics
Diventava immenso, come Hulk, ma non verdognolo come lui 
Mio fratello ad un certo punto, veniva fuori dal mondo sotterraneo e lo vedevo arrivare, camminando quietamente sino alla postazione militare, dove mi trovavo
Lui che in vita non aveva mai potuto muovere un passo autonomamente
Quando quando è a poca distanza, mi rivolgeva la parola e mi diceva:  “Hai visto come ero diventato grande e grosso?“
E rideva, con la sua risata sorniona
Una cosa davvero incredibile, faccio io 

E così, con questa grande risata, andiamo in dissolvenza

Il fotografo fotografato... Dopo tutte le foto che ho scattato merito l'ebbrezza di indossare - anche solo per un istante - il "cappellaccio" del Passator cortese che spetta di diritto al primo uomo e alla prima donna giunti al traguardo di Piazza del Popolo a Faenza... L'ho indossato con molta timidezza e soggezione, perchè poterlo calzare è espressione di un grande riconoscimento... Un trofeo così lo si può solo vincere: acquistato non avrebbe alcun valore... se non quello collezionistico, ma questo è un altro discorso... E, ovviamente un caloroso grazie al fotografao.. (foto Michelacci)

Il fotografo fotografato... Dopo tutte le foto che ho scattato merito l'ebbrezza di indossare - anche solo per un istante - il "cappellaccio" del Passator cortese che spetta di diritto al primo uomo e alla prima donna giunti al traguardo di Piazza del Popolo a Faenza... L'ho indossato con molta timidezza e soggezione, perchè poterlo calzare è espressione di un grande riconoscimento... Un trofeo così lo si può solo vincere: acquistato non avrebbe alcun valore... se non quello collezionistico, ma questo è un altro discorso... E, ovviamente un caloroso grazie al fotografao.. (foto Michelacci)

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26 febbraio 2025 3 26 /02 /febbraio /2025 05:37
Canottieri Palermo al tramonto (foto di Maurizio Crispi)

Mi organizzavo per uscire in canoa, dopo molto tempo

Veniva a trovarmi anche un amico, portando due canoe, una per sé e una più piccola per la figlia 

Facevamo la nostra uscita di voga gagliarda ed esplorativa e poi tornavamo 
Veniva il momento di riporre le canoe ed io aiutavo il mio amico a tirarle fuori dall’acqua e a trasportarle
Le sue canoe, in verità, erano leggere come piume ed erano piccolissime: si potevano maneggiare con un dito
Gli dicevo che le avremmo messe nel mio studio, in modo da evitare a lui la fatica di caricarsele sulla macchina e di portarle via, per poi riportarle sin da me la prossima volta
Le posavamo ben allineate sul pavimento della mia stanza, attenti a non bagnare nulla, poiché erano ancora stillanti acqua
Raccomandavo tuttavia il mio amico che questa non doveva essere una soluzione permanente e che al più presto avrebbe dovuto trovare una soluzione alternativa
Non volevo avere il mio studio, ingombro delle sue canoe per l’eternità 
Lui mi ringraziava e andava via con sua figlia 

La cosa curiosa di questo sogno (che non ho detto prima) era il fatto che l’allenamento con le canoe si svolgeva dentro l’appartamento e che, quindi, dentro casa mia vi era anche il mare, cosa che - a ben pensare - sarebbe in sé meravigliosa
Immaginatevi come potrebbe essere avere il mare dentro!

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26 febbraio 2025 3 26 /02 /febbraio /2025 05:13

Questo scrissi il 26 febbraio 2016, coniugando un'annotazione diaristica con la trascrizione di un sogno in cui come elemento clou, compare un appartamento segreto, ricorrente nelle mie occorrenze oniriche di quel periodo

Maurizio Crispi (26 febbrai 2016)

Biglie di vetro (dal web)

L’esordio é stato quello di una giornata uggiosa

Sono uscito a piedi, senza Frida

Che strana sensazione avvertivo: mi sembrava di essere monco di qualcosa

Cos'era?

Non so

Ma, in fondo, nulla di cui preoccuparsi: Frida ha pernottato da mio figlio Francesco e sarà ospite da lui nel fine settimana (per suo espresso desiderio)

Dunque, senza la cagnolina al mio fianco, mi sono sentito un po’ più solo e un po’ più vulnerabile

Ho camminato, facendo ginnastica in cammino: e poi, esercizi itineranti di squatting, di allunghi e piegamenti sulle braccia
Dulcis in fundo, ho fatto quattro periodi di corsa da 1’15 secondi, con 45” di camminata veloce: le mie corsette da pensionato sul viale del tramonto che tuttavia mi hanno procurato una dolce e benefica sudorazione profusa

Al passaggio dal fiorista all’angolo con Viale delle Magnolie ho salutato come sempre il fiorista ghanese che qui fa il turno di notte e che è sempre felice di essere salutato

Mentre prima avevo incrociato la solita podista scontrosa e passapititto, faccia di bronzo e scura nei suoi occhiali da sole che non dismette mai (anche quando fa buio fondo, prima del sorgere del sole), che non saluta mai, nemmeno in contraccambio: infatti, se prima la salutavo, fedele alla mia linea, ora ho smesso

Un saluto non si dovrebbe mai negare a nessuno

Il giorno evolve pigro, i rumori da fuori giungono ovattati.

La città oggi non osa svegliarsi, parrebbe.

La memoria dei morti mi perseguita

Poi, nel corso della giornata, forse nel corso di un pisolino pomeridiano, ho fatto questo sogno

Biglie di vetro (dal web)

Ho sognato di un appartamento misterioso di cui, casualmente, nel sogno scoprivo l’esistenza. Immenso, quasi un intero palazzo, stanze vuote e vaste come piazze d’armi

Per accedere ho dovuto superare una porta blindata, digitando un codice per mezzo di un tastierino numerico. E il codice numerico era lo stesso che adopero per alcuni dispositivi come il mio I-phone

Mi ci aggiravo dentro con curiosità e meraviglia, sperimentando una sensazione di déjà  vécu

Ero certo di esserci già stato in passato e di avere considerato questo grande appartamento come un mio rifugio sicuro

Dopo avere indugiato a lungo passando da una stanza all’altra (tutti gli ambienti erano vuoti e polverosi, come se da tempo fossero stati inutilizzati) arrivavo ad un’altra porta e qui per uscire dovevo di nuovo digitare un codice numerico: e, di nuovo, ha funzionato il mio codice segreto

All’esterno la porta blindata era completata da una seconda porta a soffietto che, però, appariva tutta scassata e percorsa da lunghe spaccature longitudinali. Dovrò chiamare il falegname, ho pensato.
Sembrava che questa porta si affacciasse su di un centro di accoglienza per migranti: all’esterno, infatti, bighellonavano molti africani dalla pelle color ebano, mentre altri erano seduti a lunghi tavoli dentro un grande capannone, attrezzato come un grande refettorio

Pensavo che quella porta dovesse essere riparata sollecitamente, poiché altrimenti i rifugiati avrebbero trovato un modo per entrare nell'appartamento segreto e lo avrebbero occupato abusivamente

Poi, più tardi - sempre nel sogno -, cercavo di raccontare questa mia esperienza ad un interlocutore sconosciuto, anzi senza un volto (poichè la sua faccia era in ombra ed era impossibile scorgerne i tratti)

Tra me e lui c’era una fila di grosse formiche di passaggio ed io, ogni volta, che il mio interlocutore - con la mimica e la gestualità - mostrava di non comprendermi gli lanciavo addosso le grosse formiche amazzoniche con il dito, come si fa quando si colpisce la piccola pallina (di plastica o vetro, utilizzata nel gioco delle biglie).

 

Il metodo classico per tirare la biglia è quello di appoggiare la biglia per terra e la si lancia verso il bersaglio colpendola con l'unghia del dito medio o dell'indice, che scatta dopo avergli premuto contro il polpastrello del pollice.  Questa operazione si svolge tenendo la mano appoggiata a terra o rasente ad essa. 

 

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25 febbraio 2025 2 25 /02 /febbraio /2025 06:02
Il compagno di viaggio misterioso (foto di Maurizio Crispi)

Stranamente, mi ritrovo a partecipare ad un torneo di scherma (se di fioretto, spada o sciabola non so) che però si svolge all’interno di un campo di atletica
Era di lunedì; ed io ero andato allo stadio di atletica, così per allenarmi, ma ero venuto a scoprire che avvenivano le selezioni per il torneo di scherma in senso stretto che si sarebbe svolto nei due giorni successivi di mercoledì e venerdì 
Non ero preparato dunque (mai schermato in vita mia, se non per gioco), però facevo del mio meglio
Alla fine, raccoglievo tutte le mie cose che infilavo in una sacca molto pesante con la tracolla, salivo in auto e me ne andavo 
Si trattava della mia vecchia auto, indubbiamente, la mitica Toyota RV4 che ormai ha superato i vent’anni di età, un po' decrepita, come una vecchia signora, però ancora funzionante
A bordo con me c’era la mia vecchia amica M****
Conversavamo piacevolmente come due persone che si sono ritrovate dopo un lungo periodo di tempo 
Ero salito in auto distrattamente e, senza troppo pensarci, mi ero seduto al posto passeggero
La mia amica, invece, s'era accomodata al posto di guida, ma la cosa curiosa era che nell'abitacolo dell'auto non  vi fossero comandi niente volante, niente pedali, niente di niente 
Rimanevo basito, ovviamente , perché all’inizio avevo pensato che fosse la mia amica a guidare l’auto e che io le avessi lasciato prendere il posto di guida, tanto ero infervorato nella conversazione, quando in realtà era l’auto che si guidava da sola: un'autentica meraviglia della tecnologia dalla quale comunque al giorno d’oggi non siamo più molto lontani!
Ma comunque, la cosa stupefacente era che conversavamo del più del meno come se fossimo seduti in salotto di casa, mentre l'auto andava (come guidata da mani e da una volontà invisibile, capace di intuire i miei desideri e le mie istruzioni)
Saremmo dovuti uscire dal parco dentro cui mi ero infilato con l’auto al momento di arrivare per la gara di scherma, ma tutto era complicato dal fatto che vi fossero centinaia e centinaia di persone molte delle quali impegnate in gare podistiche che si svolgevano in modo multicentrico, con la consueta animazione da baraccone propria di questa tipologia di gare, con corridori “amatori” che cercavano di prevalere l’uno sull’altro con la bava alla bocca, maglie colorate, canotte, numeri di pettorale personalizzati e rutilanti, archi gonfiabili e tutto il consueto armamentario, imbonitori con altoparlante, cronisti, urlatori solitari
E i vincitori si davano a manifestazioni di pazza gioia, esibendosi in quelle scivolate di ginocchio che fanno i calciatori sul prato liscio e rasato di fresco, ma con raccapriccio mi accorgevo che si davano a queste prodezze sul terreno ghiaioso e, quindi, mi ritrovavo ad immaginare quale potesse essere lo stato delle loro ginocchia dopo una simile esuberante esibizione
Ovviamente in questo carrozzone delle gare podistiche, vedevo molti volti hanno conosciuti del tempo in cui correvo 
Sembravano tutti, a dir poco, degli esaltati 
Con molta fatica, nella mia auto senza guidatore, che correva come un cocchio trainato da invisibili destrieri, trovavamo la via di uscita passando al di sotto d'un arco antico 
Prima eravamo passati da una serie di spazi in cui il Real Parco della Favorita era totalmente stravolto, poiché dovunque erano stati collocati delle aree attrezzate per il gioco (o il passatempo) di bambini e adolescenti, con grandi strutture policrome, tutta roba di plastica e legno, che simulavano castelli e galeoni, con alberature e pennoni su cui inerpicarsi e corde pendenti come liane, da utilizzare anche come palestra o per azioni di parkour 
Ero stupefatto di questa trasformazione che aveva subito il Parco,  con una significativa erosione dei terreni dedicati alle coltivazioni, oppure lasciati alla crescita boschiva libera e selvaggia
Eppure ero contento 
L’atmosfera era libera e ariosa 
C’erano nell’aria promesse di cambiamento e di festa 
Io, come al solito, ero lì ad osservare 

Dissolvenza

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22 febbraio 2025 6 22 /02 /febbraio /2025 09:03

22 febbraio 2014

Maurizio Crispi (22 febbraio 2014)

Il mostro di Lochness

E' splendido il paesaggio sulla laguna

 

La superficie dell'acqua è immota

e d'una cristallina trasparenza

ma se cambia la direzione del vento

vi si potranno riflettere il cielo

e le nuvole candide

 

Il grosso tronco di un albero

semi-calcificato,

caduto chissà quanto tempo prima,

giace immerso a metà nell'acqua,

appoggiato ad un gruppo di rocce bianche

aggettanti da terra

a formare un piccola insenatura

 

Tra il tronco e le rocce s'è formata

una piscina naturale di grande bellezza

che io ammiro estasiato,

La sensazione estatica, tuttavia,

non m'impedisce di intervenire

per spostare il tronco

in una posizione più congeniale

 

Mi sembra che, così com'è,

tutto messo di sghimbescio

possa scivolare

e vorrei incastrarlo meglio tra le rocce

 

Tentativi sovrumani sono i miei

e non portano all'esito sperato

 

Scivolo sul greto sabbioso, ansimante,

(e la sabbia candida è di un bianco abbacinante)

e giaccio a lungo prostrato

con il corpo semisommerso

nell'acqua trasparente

 

E, mentre mi riprendo,

ecco che scorgo,

mentre si spinge nella mia direzione

un serpente d'acqua,

enorme,

fuori misura,

ben più grande di un ananconda

 

Anaconda nel  film "La Furia dei Cento Veleni" (dal web)

Vedo affiorare la sua testa triangolare

e la lingua biforcuta dardeggiare

fuori dalla bocca senza labbra,

semiaperta

 

Il bestione si muove agile, senza sforzo,

davanti al lui l'acqua appena smossa

disegna sottili cerchi concentrici

che si espandono verso di me,

accarezzando il mio fianco a loro esposto.

 

Sono preso dalla meraviglia e dall'incanto 

di ciò che osservo

e penso con orrore 

che si tratta d'un serpente d'acqua,

GIGANTE,

pari forse soltanto al mitico 

mostro di Loch Ness 

nelle rappresentazioni di più fervida fantasia

e nei bestiari e nei trattati di zoologia fantastica

 

Posso appena indovinarne le dimensioni

mentre si avvicina, facendomi la corte

 

Il senso di meraviglia è adesso sovrastato da quello di minaccia

e dalla claustrofobica anticipazione d'un abbraccio letale

 

Già sento il freddo tocco delle sue squame

sulla pelle del mio addome 

e sono certo che presto apprezzerò

la sua stretta tenace

mentre l'aria viene strizzata fuori

dal mio petto in un ultimo urlo

 

Provo a scappare via

con un guizzo

ma il mio corpo non risponde,

rimane immobile 

come quel tronco morto

 

Una voce risuona nella mia testa

"Mauri the Lowry, Mauri the Lowry"

mi ripete suadente e benevola

 

Ed io mi risveglio di colpo

nel cuore della notte

quieta e tranquilla

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22 febbraio 2025 6 22 /02 /febbraio /2025 08:36

Mi sono imbattuto in un sogno del 22 febbraio 2010,
mai trascritto prima nei blog
Questa notte ho fatto
un sogno complesso di cui ricordo poco
Ero all'interno di una prigione
(e non ricordo quale fosse il mio ruolo,
se operatore o prigioniero)
Camminavo attraverso un vasto cortile
cinto da alte e possenti mura,
con torrette di guardia ad intervalli regolari
Il terreno era incolto e piene di erbe infestanti
cresciute quasi ad altezza d'uomo
in gran parte già disseccate dalla calura
Pensavo che ci fosse bisogno urgente di manutenzione
Intanto, assieme ad altri,
camminavo, guadando la distesa d'erba,
con piccole spine che mi s'attaccavano ai vestiti
ed altre che mi pungevano e graffiavano le mani

Poi, arrivavo in un luogo riparato e qui, su di un tavolo,
c'erano frammenti di bicchieri
Bicchieri ordinari, per carità,
bicchieri di casa
Pensavo allarmato che qualcuno avrebbe potuto tagliarsi
oppur usare uno dei pezzi più grandi come arma
per offendere e ferire
Li raccoglievo e li avvolgevo in pezze di stoffa
in modo tale che maneggiando gli involti
nessuno potesse incautamente farsi del male
Poi, cercavo di capire chi potesse essere l'autore del danno
Ma - per quanto riflettessi - non arrivavo a nessuna conclusione attendibile
Più avanti, trovavo un pentolino rovesciato per terra
contenente cinque bicchieri allungati
Questi, fortunatamente, nella caduta
non s'erano rotti
Sollevavo il pentolino
e lo mettevo al sicuro
su d’un tavolo
Ne parlerò con Ale
Forse lei mi darà una chiave

Poi, dando un occhiata
alle "memorie" di Facebook
relative al 22 febbraio
ritrovavo questo sogno perduto e dimenticato,
una quasi incredibile concidenza!

Maurizio Crispi (22 febbraio 20210)

Vetro infranto ed incrinato

Reticolo di crepature su vetro

Sono in piedi vicino ad una finestra dalle grandi vetrate, con i battenti spalancati. All'improvviso, sento un scricchiolio secco e osservo che nel vetro s'è formata una crepa che rapidamente si estende e si ramifica

Mi mette ansia questo incessante scricchiolio ed anche il veloce estendersi e ramificassi delle crepe

Temo che, di colpo, le vetrate possano cedere e, precipitando a pezzi, ferirmi malamente. La vetrata, in effetti, comincia a venire giú 

Prima cerco di deviare la traiettoria dei frammenti.  Poi, quando mi rendo conto che si tratta di una mission impossible, tento di allontanarmi il più rapidamente possibile

Ma è come se si fosse innescato uno tsunami. È troppo tardi per mettermi in sicurezza  

La frammentazione del vetro si faceva sempre più rapida, procedendo ad un ritmo esponenziale 

L'aria si riempie d'una finissima polvere silicea derivante dalla minuta l’articolazione del vetro che é dovunque per quanto invisibile

La pelle mi si ricopre di particelle silicee, taglienti, e i polmoni ne sono colmi

Mi sento la pelle tutta ricoperta da queste particole, che mi entrano negli occhi, nelle narici, in bocca, nelle orecchie

La pelle non respira più

Appena cerco di liberarmi da questa coltre sottile come un velo, ma scintillante, lacero la pelle del volto che, istantaneamente, si trasforma in una maschera di sangue

Come pure prendo a sanguinare dal naso, dalle orecchie, dalla bocca

Sangue dovunque  

A questo punto, mi sono svegliato di botto, straniato

(Dissolvenza)

I sogni non mi fanno mai disperare
Alcuni sono semplicemente meravigliosi perché ti fanno entrare in mondi sconosciuti
Sono come delle porte che ti si aprono davanti, consentendoti di dare un occhiata a universi possibili e alternativi

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21 febbraio 2025 5 21 /02 /febbraio /2025 06:33

Ho sognato che,
al termine d’un lauto pasto
mi veniva servito un dessert delizioso
Mi accingevo a gustarlo
già con l’acquolina in bocca
prodotta dalla sola vista
Mi guardavo attorno,
sentendomi spaesato
Dov’é il mio dessert?
Non c’è n’era traccia
Ero nella mia macchina
e nel tepore del sole
mi ero addormentato
d’un sonno immediato
e profondo
Mi è rimasta la voglia di quel dolce,
con le papille gustative
inutilmente allertate
Quasi quasi mi metterei
di nuovo a dormire
per ritornare a quel sogno
e degustare quel sontuoso dolce

Maurizio Crispi (21 febbraio 2022)

Un sogno recuperato, un sogno di delizia gastronomica... che, sul più bello, mi viene sottratta, un sogno tantalizzante, si potrebbe dire.
Ma, orsù, vi ricordate di Tantalo? Chi era costui?
Ma io, quali offese ho arrecato agli Dei, per dover essere tantalizzato, sia pure nel sogno?

 

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21 febbraio 2025 5 21 /02 /febbraio /2025 06:21

Ho sognato un’Arca,
un’Arca santa e dell’Alleanza
Molti come me.
hanno visto in sogno
questa stessa Arca,
identica la foggia
identico il contenuto
È sorprendente questa consonanza
Perché capita?
Non so!
L’Arca è di legno pregiato
ed è fornita di manici per il trasporto
La sua parte centrale è rivestita
d’oro e d’argento,
lavorati in lamine sottili, a sbalzo
Il contenuto dell’Arca
è indescrivibile,
anzi è inconoscibile
Volerlo conoscere
agli arditi che volessero tentare
impone un rischio
cui nessuno sente di esporsi
Troppa Conoscenza,
tutta assieme,
potrebbe folgorare
in un solo istante
l’incauto esploratore
Ma quest’Arca è anche
galleggiante
Infatti, nel mio sogno,
la vedevo allontanarsi per mare,
spinta dai flutti e dalle correnti

Tutto qua

Maurizio Crispi (21 febbraio 2024)

Il sogno dell'Arca
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20 febbraio 2025 4 20 /02 /febbraio /2025 06:33
Di corsa con il cane sulla spiaggia (foto del 1980, non mia)

Corro con il cane al guinzaglio

Cosa c'è di meglio che correre con il cane fedele che ti cammina a fianco?

Non sono nei posti soliti, quelli che percorro abitualmente durante le mie camminate e corsette mattutine
non ricorre nessuno dei soliti scenari

Ed invece: alberi, prati verdi, case molto distanziate le une dalle altre, non grandi condomini e palazzoni 
Luoghi ariosi e di natura: ogni tanto dei piccoli boschetti distanziati gli uni dagli altri, ma formati da alberi cresciuti e vigorosi, non toccati dalla mano dell'uomo e mai scalfiti dalla motosega
Il cane corre tranquillo al mio fianco 
il mio passo è lento e regolare
Mi godo la mia corsa, un passo dopo l'altro 
All’improvviso vedo avanzare verso di me una grande folla di corridori tutti con il pettorale indosso 
Sono centinaia e centinaia 
Vanno anche loro ad andatura costante, anche se più veloce della mia 
E' come se fossero sincronizzati e come se tutti corressero all'unisono, come animati e ritmati da un unico e invisibile metronomo
Li dovrei incrociare, e poi proseguire per la mia strada, da solo come già ero
Eppure cambio direzione e mi metto a correre assieme a loro 
Certo, la cosa mi costa fatica, poiché vanno ad un'andatura superiore alla mia e, stringendo i denti, devo adattarmi
Il cane mi segue voglioso e volenteroso
La lingua gli penzola fuori dalla bocca
Ogni tanto gira il testone verso di me per sogguardarmi
Nel momento del cambiamento ero, in verità, prossimo a completare il mio giro di corsa, ma essendomi unito a loro, devo ampliare il percorso e non sono certo che poi potrò ritornare al punto di partenza della mia corsa solitaria 
Sono consapevole che, immesso in un percorso divergente, potrei trovarmi a fine corsa a molti chilometri di distanza da casa o anche soltanto dalla mia querencia
Eppure adesso ho preso l'abbrivio e vado con questo grande gregge in corsa: non mi lascio smontare del timore di poter andare troppo lontano 
L’unico problema - rifletto - è che sono senza pettorale 
A un certo punto, vedo del trambusto poiché ci sono degli addetti alla sicurezza sparsi lungo il percorso che cercano di fermare tutti coloro che corrono in mezzo alla folla dei runner regolari (e certificati) senza indossare il pettorale 
Ci sono piccoli momenti di trambusto: alcuni vengono fermati, si attivano delle discussioni: quelli fermati non vogliono interrompere la loro corsa, ma non c’è niente da fare per loro perché sono senza il pettorale 

Cerco di dissimulare il fatto di essere senza pettorale e di non essere come gli altri 
Cerco di illudere i controlli e farla franca 
Cerco di non diventare un target destinato all'espulsione
Cerco di rendermi invisibile
Forse sono davvero invisibile

 

Dissolvenza
 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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