Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
29 agosto 2024 4 29 /08 /agosto /2024 11:20
Arcobaleno informe, dopo il piovasco (foto di Maurizio Crispi)

Sono crollato in un solo istante

Mi sono svegliato dopo quattro ore filate gonfio di sonno
Ho sognato tanto, ma ricordo poco, quasi nulla, anzi
C’è qualcosa che mi frulla per la testa, e non riesco ad estrarla, per quanto io mi sforzi
Ho l’impressione che qualche volta si rimanga sulla soglia del sogno senza riuscire ad rientrarci dentro, così come sino a qualche istante prima si era vissuto dentro a quel sogno
Ci si arrovella, si fa girare la manovella come in quella vecchia auto, per metterle in moto, ma senza alcun risultato: quella scintilla non scatta, quell’immagine trainante di altre non arriva
In fondo, questo trigger è l’elemento ispiratore dell’intera costruzione narrativa di un sogno e ne è il primum movens
C’è soltanto una traccia, molto sottotraccia, in cui io corro, corro, non nel senso che mi affretto, ma nel senso che vado di corsa di lunga lena, per spostarmi da un punto all’altro
Ma questa traccia, al momento, rimane soltanto come un’ossatura spolpata di tutti i suoi tessuti molli e quindi è impossibile tirarne fuori una narrazione coerente
Il pomeriggio di fulmini, tuoni e pioggia e di semioscurità crepuscolare, dovuta alla nuvolaglia minacciosa e incombente che si era radunata nelle ore precedenti, ha avuto un suo fascino potente e decadente al tempo stesso; e non so bene perché, ma ha lasciato dentro di me una coda di malinconia che tuttora non sono ben capace di definire
Poi, quando la pioggia era già cessata e il giorno volgeva al declino, ho visto l'accenno appena abbozzato d'un enorme arcobaleno, iridescente, sbavato, incompleto, che disegnava un arco di vaste proporzioni (che nella sua interezza si poteva solo intuire) e questo è stato sicuramente un segno, non so di cosa, ma tale l’ho percepito
Ho tentato di fare degli scatti, poiché ho avuto la sensazione che nessuno se ne accorgesse di una simile meraviglia
Il mondo procedeva ignaro

 

E ho dormito ancora
E qui ho sognato che salvavo un piccolo (d’età e di dimensioni) cucciolo di cane, delizioso, vivacissimo, con un manto tricolore, a chiazze, che lo faceva allegro e sbarazzino e un musetto tirabaci 
Era di una vivacità incredibile: se ne stava abbandonato al margine della strada, trafficata e piena di auto e moto, e correva avanti e indietro, esplorava olfattivamente con il tartufo umido, cercava, poi di nuovo scattava in brevi corse, alzava la testa, come ad ascoltare intento qualche suono lontano (solo a lui udibile) o ad annusare l’aria 
Lo vedevo anche sconfortato, da solo, e si capiva chiaramente che non aveva dove andare e che non sapeva nemmeno come regolarsi 
Cercavo di acciuffarlo, ma non era cosa facile perché ad ogni tentativo scattava via in corse disordinate, frenetiche e traballanti sulle sue gambette ancora non ben solide
Avevo paura che nella follia del gioco schizzasse via per di fiato e che finisse travolto da un’auto in corsa
Poi, alla fine, ci riuscivo a prenderlo: era trafelato per via delle corse a perdifiato che aveva fatto, tremante per l’eccitazione, ansimante, con la lingua di fuori, il petto che si muoveva come un mantice per far prendere aria a quei piccoli polmoni
Già mi guardava in adorazione e sentivo che il patto era già stretto
Lo mettevo dentro l’auto e lo lasciavo lì per qualche istante, perché avevo qualcosa da fare
Poi tornavo, dopo poco, e già attorno all’auto c’era radunata una piccola folla di gente curiosa che già pensava che quel cucciolotto fosse stato abbandonato ed io atrocemente crudele verso la creatura indifesa
Mettevo a posto tutto, rassicuravo tutti gli astanti in un solo istante,
Salivo a bordo, mettevo in moto e me ne andavo tutti quei buoni samaritani mormorianti
Sì, adesso ricordo che a bordo c’era anche l’altro mio cane, quello grande e grosso 
E adesso son di nuovo due!

Condividi post
Repost0
26 agosto 2024 1 26 /08 /agosto /2024 12:36

Mi sono buttato a letto 
intenzionato a leggere, 
ma il ghiro in me 
in un solo attimo
ha preso il sopravvento
drammaticamente
Il libro mi è cascato sulla faccia 
e ho preso a ronfare

Buona notte, lettura!

E sogni d'oro!

Maurizio Crispi

Le onde di Nazaré in Portogallo

E poi ho sognato 
Ricordo particolarmente questo sogno prima del risveglio al mattino 
Ero al mare, da qualche parte, un luogo non luogo, senza un nome, che distillava in sé l’essenza dei luoghi di mare
Ero con persone che non ricordo, ma c’erano molte vicissitudini che ci conducevano lì, proprio in quel posto e non in un altro
Quindi, c’era una storia precedente che non ricordo, ma non importa 
Eravamo dunque lì al mare, su di una spiaggia modicamente affollata 
Mi stendevo sulla sabbia su di una tovaglia da mare ben tesa e mi godevo il momento 
C’era anche Gabriel con me, ma era più piccolo di com’è adesso, intendo dire quanto ad età 
Lui andava, correva, si muoveva voleva tuffarsi e andare in acqua ed io mi avvicinavo a lui 
Lo voglio tenere d’occhio 
Non si sa mai con i bambini molto piccoli 
Potrebbe sempre succedere di tutto 
Bisogna vigilare
 
Ed ecco che arrivavano delle grandi onde impetuose, grandissime, che si gonfiavano a dismisura per poi infrangersi a riva: erano stupefacenti e portentose come le onde di Nazaré
Lasciavamo che quei marosi impetuosi ci sommergessero e che la risacca ci trascinasse, facendoci rotolare a destra e a sinistra
Nell’intervallo tra un’onda dell’altra c'erano alte grida gioiose e di eccitazione, nostre e di altri 
Ma ogni tanto arrivava un’onda più poderosa che ci ghermiva e sembrava volerci trascinare via nel suo abbraccio immane e tentacolare
Ricordo con esattezza le sensazioni fisiche che mi davano questi giochi d’acqua, ma anche la freschezza dell’onda e la sua trasparenza, e la spuma bianca che la sormontava come un fine merletto
Ricordo anche il momento in cui mi alzavo dalla tovaglia su cui ero disteso e cominciavo a correre verso l’onda: sentivo che i muscoli delle mie gambe erano poco allenati e avvertivo quella sensazione che ti prende quando sai che sta per arrivare un crampo al tricipite della sura. Pensavo che, quanto prima, avrei dovuto riprendere ad allenare un po’ le gambe, magari con un po’ di corsetta senza impegno (giusto per), prima di arrugginirmi del tutto
Poi - ed ero sempre con Gabriel - quando veniva il momento di andare via, ci ritrovavamo nella stanza d'una casa grande della quale, evidentemente, eravamo ospiti 
Prendevo Gabriel in braccio e cominciavo a saltellare su e giù, su e giù
Dicevo a Gabriel: ora ti faccio vedere come si vola! e quindi facevo in modo che il tempo di volo si allungasse sempre di più in una sensazione di elevazione e ascensione quasi inarrestabile, come se fossimo senza gravità o sulla luna, dove una leggera spinta ti consente di fare un balzo di parecchi metri in lunghezza e di parecchi metri in alto. Tutti campioni di salto in alto e di salto in lungo, sulla luna, saremmo
Sia come sia con Gabriel ci divertivamo a fare questi salti con questa ascensione che sembrava protrarsi quasi all’infinito, tanto che a volte eravamo seriamente a rischio di battere la testa sul soffitto
Gabriel gridava di gioia e io, nello stesso tempo, ero inebriato ed estasiato di quello che accadeva
Non era soltanto il fatto di compiere questi lunghi salti senza tempo, di essere capace di levitazione a dispetto della forza di gravità, ma era piuttosto la sensazione estatica di vivere dei momenti di tempo sospeso e di peso del pari sospeso 
Sembrava che avessimo indossato degli abiti intessuti o spruzzati di polvere di stelle, come nella storia di Peter Pan
Poi, dovevamo andare via e il gioco finiva

Stacco

In un altro frammento del sogno, ero in un posto in montagna e, qui, la strada era in parte rivestita di ghiaccio 
C’era un grosso mezzo, tipo autobus (ma senza passeggeri a bordo) che aveva sbandato ed era rimasto bloccato in uno slargo, senza potersi più muovere
Cercavo di dargli delle dritte per ripartire ma niente, quello alla guida era un crozzone, incapace di eseguire le più elementari manovre (non è che io sia una cima, ma quello era proprio una frana)
Arrivava poi un mezzo del soccorso alpino  
E con l’aiuto di quei tecnici del soccorso, il tipo ce la faceva
Metteva in moto per andarsene, ma senza ringraziarmi 
Se ne andava via dritto come una freccia e non mi prendeva proprio in considerazione
Così va il mondo

Condividi post
Repost0
25 agosto 2024 7 25 /08 /agosto /2024 12:26
Graffito (foto di Maurizio Crispi)

Che ho da dire?
Niente?
O qualcosa?
Quando sarò interrogato dal giudice, dirò che non ho nulla da dire
e che mi appello alla facoltà di non rispondere
Intanto, nel momento presente, mi ritrovo a viaggiare
come prestante passeggero di una corriera stravagante
in compagnia dello stesso giudice che, in seguito,
nel tempo e nel luogo codificato, dovrà interrogarmi,
non in quanto reo, ma come persona informata sui fatti
Mi rendo conto
Capisco
Comprendo d'essere in una situazione anomala
Cerco di darmi un contegno 
leggendo un libro
che ho tratto fuori dalla mia bisaccia
(quella, nei sogni non manca mai,
la bisaccia, ovvero capiente saccoccia,
borsa a tracolla o tascapane che dir si svoglia,
la bisaccia che, come ho pensato di recente,
può essere utilizzata come parola-chiave
per richiamare alla mente un termine difficile come bisarca. Cos’è la bisarca?
No, non ve lo dico! Scopritelo da soli!
)
Ma niente divagazioni!
Torniamo al sogno mainstream!
Ecco, cercavo di darmi un contegno, leggendo un libro tratto appunto dalla mia bisarca, no - ehm - dalla mia bisaccia, per non dover fare conversazione con quel magistrato togato seduto accanto a me sull’autobus di linea
I miei occhi scorrevano le righe, le scandagliavano, le interrogavano, ma senza capirci un’acca, ovvero una mazza
Per di più quel magistrato togato, accanto a me seduto, mi faceva domande ficcanti ed insistenti (ma anche perseveranti)  sul contenuto del libro, alla ricerca di qualche verità nascosta, e voleva dire la sua ed ascoltare la mia (dite la vostra che ho detto la mia)
La testa mi frullava
Il cuore mi batteva e partivano salve di extrasistoli
Ed io tubavo e titubavo, per essere poi trasportato nel vortice dell’ansia e della paura
Mi alzavo per andare alla ricerca della tualét per spremere due gocce
(sì, quel torpedone, evidentemente di lunga percorrenza, era fornito di tualét per i bisognosi e per quelli bisognevoli di alleggerimento)
Ed io, con andatura incerta e traballante (ma non belante), andavo alla ricerca di quel luogo salvifico, per quanto angusto e puzzolente, mai lavato a dovere tra un viaggio e l’altro
Quando - inebriato dal fetore - tornavo al mio posto, il magistrato geniale non c’era più, andato!
Gone! Volatilizzato! 
Ma del pari scomparso era quel mio libro di cui non capivo un’acca e che avevo lasciato aperto, a faccia in giù, sul mio sedile, perché mi tenesse il posto in caldo, per così dire, o forse perché tenesse al caldo il posto (caldova! Qui gatta ci cova!), secondo un’interpretazione più ardita e fluttuante
Ma ora, era come se - senza quel magistrato togato che mi stava dattorno come un calabrone molesto e ronzante - il mio viaggio avesse perso di interesse
Ma con me c’é pur sempre quel libro di cui non capivo un’acca
Ma come non era scomparso quel libro,
divenuto libro d’asporto tra le mani del magistrato migrante?
Accacadabra
Abbaccadora 
Abracadabra!

(Parola magica!)
Ed eccolo lì il mio libro, 
a faccia in su a guardarmi con un bel sorriso franco è aperto

Dissolvenza

Poi dopo un lungo interfallo (proprio così scritto con la effe, non è un refuso) di sonno tranquillo e magari anche tranquillogeno, c’è stata una nuova immersione onirica, la turbulenza dopo l’attraversamento di chiare, fresche e dolci acque
Non mi sono tuffato, ma mi ci sono trovato esattamente in mezzo come un pesce che nuota in acque tranquille che gli sono congeniali per poi essere afferrato e preso, fatto rotolare e messo a testa in giù da un’improvvisa turbulenza, che è per sua natura sempre improvvisa e inattesa e 
Qui, ero ad un grande pasta party familiare e di conoscenti, ma anche di conoscendi, una magnifica festa di intersezione di grandi e piccini
Gente che andava e veniva, che entrava e usciva
Anch’io entravo e uscivo, andavo e poi venivo,
irrequieto e teso,
con il mio vessillo,
con lo stendardo e con le armi
Ero un guerriero
Ero un vessillifero
Non avevo arrisettu
Ero turbulento alquanto ed anche un po’ flatulento, devo pur ammetterlo e mi allontanavo dal consesso, quando sentivo di dover sgasare, onde evitare di far la parte del subdolo artigliere
Avevo anche un problema di indumenti, evidente nel fatto che me ne stavo tutto il tempo con un grosso fascio di abiti sotto il braccio, come se non sapessi quale fosse l’abbigliamento più idoneo per la circostanza
Questi indumenti li abbandonavo a destra e a sinistra
S’ode a destra uno squillo di tromba; 
a sinistra risponde uno squillo: 
d'ambo i lati calpestio rimbomba

Ogni tanto, sì, mi cambiavo d’abito,
provando qualcosa di diverso,
talvolta approvando, talaltra ero scontento e scuotevo la testa,
di rado cuorcontento
Facevo foto su foto, ma avevo un problema con la camera e, per ogni inquadratura, mi partivano scatti a raffica, tipo un centinaio a botta, che dovevo poi diligentemente cancellare per non intasare la scheda di memoria e, intanto che lo facevo, mi perdevo momenti topici e d’interesse
C’è anche mio cugino Marcello che, dopo aver letto, il mio resoconto della festa-rimpatriata, si faceva grandi e grasse risate, trovando che le mie descrizioni fossero davvero umoristiche
Mi seggo ad un tavolo imbandito, provo a mangiare qualcosa, ma mi portano via le pietanze da sotto il naso, prima che possa anche soltanto degustare, lasciandomi con la sola percezione di deliziose tracce olfattive

Dissolvenza, anche qui

S’ode a destra uno squillo di tromba;
a sinistra risponde uno squillo:
d’ambo i lati calpesto rimbomba
da cavalli e da fanti il terren.
Quinci spunta per l’aria un vessillo;
quindi un altro s’avanza spiegato:
ecco appare un drappello schierato;
ecco un altro che incontro gli vien.


Terzo tempo, sì, questa volta c’è un terzo tempo 
Wow 
Non me l’ha scritto, il punto esclamativo!
Faccio meglio 
Ecco: wow! 
Dove sono questa volta? Mah, sono con qualcuno che conosco, questo è certo, ma non saprei dire dove esattamente io mi ritrovi
So per certo che, tra le altre persone, c’è una mia amica di corsa che un tempo su Facebook aveva creato il suo account come “superelena
Ci incontravamo in varie occasioni nelle gare podistiche siciliane ed anche altrove, tipo alla Cento del Passatore che io frequentavo assiduamente come fotografo, ed io la sollecitavo sempre a scrivermi delle cronache che raccontassero le sue partecipazioni e le sue corse. Ci sapeva anche fare. Poi fece anche il cammino di Santiago e ogni giorno mi mandava il racconto succinto della sua giornata di cammino assieme a delle foto che io pubblicavo sul mio blog quotidianamente. Questo per dire il personaggio
Non mi ricordo cosa accadesse esattamente nel sogno, ma succedeva qualcosa per cui qualcuno doveva essere ricoverato in ospedale e anche in questo caso si trattava di un podista 
Io facevo allora un lungo discorso per dire che era davvero una fortuna essere ricoverato in ospedale da podista 
E perché?, mi chiedevano 
Io rispondevo, Semplice e lapalissiano! Non ci vuole molto ad intuirlo!
Insomma, se vai in ospedale e ti ritrovi ricoverato come tuo vicino di letto un podista di grande livello e di chiara fama, mentre siete degenti entrambi, potete fare amicizia e il podista di alto livello potrebbe insegnarti i suoi segreti per correre più forte e per fare dei tempi migliori
Mi sembra un’emerita stronzata, fa uno dei miei ascoltatori 
E io ribattevo, Guarda che è proprio così! Provare per credere!


Fine del terzo tempo e della notte di sogni

Condividi post
Repost0
23 agosto 2024 5 23 /08 /agosto /2024 13:50
Sedia sfondata con accrocco (foto di Maurizio Crispi)

Sono al seguito di una gara podistica di lunga durata e viaggio, assieme ad altri, su di un’auto stipata all’inverosimile, tra passeggeri e bagagli
Quando facciamo una sosta, apro il portabagagli poiché devo prendere qualcosa dalla mia borsa e comincio a rovistare tra borsoni, valigie, pacchi e pacchettini 
Nel far ciò, rimestando tra le diverse cose e smuovendole dalla loro posizione, mi rendo conto che il portabagagli è privo di fondo 
Gli oggetti che vi sono contenuti si reggono soltanto per via del gioco di incastri e, sinora, nulla - a quanto pare - è stato perduto per strada
Entro in uno stato di allarme e allerto immediatamente il guidatore (che è anche il proprietario dell’auto): “Il portabagagli è senza fondo, gli dico, rischiamo di perdere tutti i nostri bagagli se continuiamo a camminare in questa maniera!
All’inizio, lui non mi ascolta proprio: anzi pare infastidito dalle mie esortazioni
Allarme ingiustificato!
Sei uno stolto e un visionario!
La mia auto è p-e-r-f-e-t-t-a!

Ma io insisto
Alla fine lui, pur brontolando, ferma la macchina, esce dall’abitacolo e va ad aprire lo sportello posteriore
Lì, è tutto a posto 
Alla più accurata ispezione non appare alcuna evidente anomalia
Cosa avevo detto!, mi dice, e siamo qui a perder tempo per niente!

Forse, ciò che ho visto è stato frutto di una allucinazione o lo ho semplicemente sognato


La vita è sogno 
Il sogno è la vita

Condividi post
Repost0
21 agosto 2024 3 21 /08 /agosto /2024 08:36
Il peso della memoria (autoscatto di Maurizio Crispi)

Ricordo solo una parte di un sogno dal quale mi sono risvegliato di botto, pochi minuti fa
Sto facendo un parkour urbano
Devo seguire dei percorsi non canonici per spostarmi da un luogo all’altro
Questa è la parte che ricordo con maggiore nitidezza
Mi infilo al di sotto di una serie di tornelli e vado strisciando per terra alla ricerca di un passaggio che intravedo un poco più avanti e nel quale quale dovrò infilarmi non senza complicati contorcimenti mentre pesanti ragnatele, appiccicose e cariche di polvere secolare, mi ostacolano e a tratti quasi mi intrappolano nelle loro spire tentacolari
Riesco alla fine ad attuare il mio proposito e con un balzo sono dall’altra parte all’interno dello spazio delimitato da tornelli e grate
Sono fiero di ciò che sono riuscito a fare e non è la prima volta che lo faccio (almeno altre due volte nello stesso sogno mi ero già cimentato in quel passaggio)
Ma non è ancora finita, poiché altre prove mi attendono in questo lungo percorso di parkour
C’è un tizio che si trova all’interno dell’area delimitata dei tornelli che, non appena mi vede emergere, comincia a gridare come un ossesso contro di me:
Io ora ti denuncio, delinquente! Non puoi fare quello che ti pare! Per entrare da questo lato devi pagare il biglietto!
È in uno stato di agitazione molto intensa, e continua a vociazzare
Non si placa nemmeno quando gli faccio notare che sto facendo una prova di agilità e abilità al tempo stesso e che ci sono altri che faranno le stesse cose, dopo di me. Io sono soltanto - aggiungo - l'avanguardia di un manipolo che poi si ingrosserà sino a diventare una coorte
Infatti, ricordo vagamente che non ero da solo in questo esercizio
C’erano anche una serie di eventi precedenti all’incontro con il vecchio urlante come una scimmia
Questi altri dettagli tuttavia si sono inabissati, lasciando dentro di me una coda di meraviglia, di senso del mistero e di perturbante

 

Di molte cose del sogno, la memoria si perde inesorabilmente, ed anche quelle che si ricordano sono destinate inabissarsi se, al risveglio, non vengono immediatamente trascritte e, talvolta, anch'esse si disperdono e si fanno evanescenti, proprio mentre ci si sta provando 

Condividi post
Repost0
18 agosto 2024 7 18 /08 /agosto /2024 13:51
La fiamma che arde (foto di Maurizio Crispi)

Ho fatto un sogno
E te pareva!
Molto lungo e articolato, come sempre
Ma ne ricordo solo una parte in cui ero a casa dei nonni paterni
C’era anche il nonno Totò (che stava per Salvatore) per come lo ricordo nei suoi ultimi anni, seduto accanto a me, al tavolo rotondo della stanza da pranzo (tavolo che, all’occorrenza diventava semi-ovale con l’aggiunta d’una estensione centrale).
La nonna Ia (Erminia), come la chiamavo io da bambino (ma anche successivamente i miei cuginetti, nel senso che fui io - primo nipote - a creare quella tradizione), sfaccendava e volteggiava attorno a noi
C’erano altri convitati che non ricordo
Il tavolo era rivestito con una ceratina protettiva decorata con una fantasia policroma di riquadri e cerchi.
Ricordo che io mi affannavo (ma con discrezione) a pulirne a superficie dalle briciole che si erano formate quando avevamo spezzato il pane
Mi accorgevo che una piantina di prezzemolo veniva fuori rigogliosa da una fessura della cerata stessa
Il mio primo impulso, di fronte a tale anomalia, fu quello di strappare via quel piccolo cespo vigoroso, ma poi mi trattenevo e riflettevo
Mi chiedevo se non fosse stata fatta crescere lì a bella posta, in modo che i commensali potessero approvvigionarsi di petrosino (come diciamo noi) fresco e fragrante durante il pasto per decorare e impreziosire le pietanze che si trovavano davanti
Mi accorsi che, quando sfiorai la piantina verde e fragrante con la mano, il nonno prese a fissarmi accigliato con la sua espressione burbera di sempre (quella che io ricordo dal tempo in cui ero piccolo)
Mi fermavo appena in tempo e la mia mano che stava per strapparla si addolciva allora in una postura di morbida carezza alla pianticella
Ma non riuscivo a star fermo: volevo capire qualcosa di più di quella pianta che spuntava e prosperava direttamente dal ripiano del tavolo
Volevo sondarne il mistero, in altri termini
Le mie mani allora frugavano e frugavano sino a strappare parte della cerata davanti a me per scoprire…
Cosa?
Per scoprire che, al disotto di quella cerata, ce n’era un’altra, identica, solo un po’ più sbiadita e consumata
La piantina di prezzemolo attraversava anche quella
Dove pescavano allora le sue radici?
Da dove attingevano i nutrienti necessari alla crescita dei sottili fusti e delle foglie? 
Ma non potei andare oltre nella mia esplorazione, perché il nonno Totò mi guardò accigliato, burbero in volto, con quei suoi occhi chiari, un po’ acquosi, mentre la Nonna Ia, strillava e invocava mia madre perché mi punisse per essere stato tanto screanzato

 

[la nonna Ia era molto permalosa e si rabbuiava per poco, anche se poi era, per altre cose, meravigliosa (per esempio, una volta che ero da loro di mattina, per farmi passare il tempo e per occuparmi, mi fece dei dolcetti squisiti - e solo lei li faceva in quel modo - dalla A alla Z e, cioè, dall’impasto della farina sino alla frittura dei piccoli panzerotti con ripieno di marmellata e alla loro decorazione con lo zucchero ed io man mano che erano pronti mi ci strafogavo…). Tornando al fatto che fosse burbera e permalosa, quando ero proprio piccolo e andavo da loro con i miei (potevo avere circa tre anni), da quella piccola peste che ero, appena arrivavo cominciavo a dire (forse anche a gridare come un ossesso) a modo di saluto: “Nonno Totó e Nonna Ia cacca e pipì!” E ripetevo questa frase all’infinito, suscitando l’ira della nonna che, rivolgendosi alla mamma, diceva: “Non devi permettergli di dire queste cose! Quando lo fa, pungigli la lingua con uno spillo, così s’insegna!”. Ma la mamma che, sul momento, diceva sisì (ma solo per amor di pace) si guardava bene dal mettere in atto un simile suggerimento. Con le parole - con bonomia - cercava sì di convincermi a non farlo, ma poi l’inconveniente si ripeteva egualmente, sino a che la cosa non passó da sola, senza drastici interventi correzionali]

Condividi post
Repost0
17 agosto 2024 6 17 /08 /agosto /2024 07:40

Questo ho sognato nelle prime ore del 23 ottobre 2023, dimenticando poi di ritrascriverlo qui nel mio blog.
Quindi, ecco qui, questo recupero che mi è balzato davanti mentre cercavo con l'ausilio del motore di ricerca interno di FB qualche altra cosa

Francesco Corrao

Questa notte
ho lottato a lungo con una mosca
Mi svolazzava attorno
atterrando ogni tanto
sul mio polso,
sulla mano,
sul sopracciglio,
facendomi vento con le alucce
Forse era rimasta sola,
oppure semplicemente
cercava cibo
(e, com'è noto, i piccoli detriti del corpo 
sono per le sue congeneri particolarmente succulenti)
Era sempre più brava di me
e scansava i miei colpi
con sopraffina perizia
Ogni tanto passava 
vicino al mio orecchio
e il frullo delle alucce
mi risvegliava dal dormiveglia
Non me ne volere, moschina!
Non volevo essere cattivo verso di te
Con quei colpi
che non andavano mai a segno
non volevo farti del male,
ma soltanto indurti a più miti consigli
E nel frattempo ero io 
a farmi del male 
colpendomi sconsideratamente,
come un folle autolesionista,
sulla faccia,
sugli occhi
sulla crozza pelata
Poi, un ultimo colpo
ti ha centrato e sei caduta a terra,
stecchita
Ma le cose non son finite qui,
poiché subito dopo
è stata la volta d’una zanzara molesta
che ronzava, ronzava
e sempre mi svegliava
e mi svariava
Vuole il Cielo che ci sia un patto
tra me e le zanzare
che non mi pungono mai
poiché il mio sangue lor non piace
(o, forse, mi pungono, 
ma non mi irritano la pelle:
sarà il mio sangue che è cattivo per loro)

 

Cullato dal minuto ronzio,
alla fine, 
mi sono addormentato e ho sognato
Ero in un gran teatro
colmo all’inverosimile
Era in corso una rappresentazione teatrale,
una performance realizzata da psico-pazienti
Nella fila davanti a me era seduto
il dottor Francesco Corrao,
il mio psicoanalista d’un tempo,
molto amato nel mio ricordo,
un gigante, un grande,
scomparso prematuramente,
purtroppo
Sono molto contento di vederlo
È sempre eguale,
non é invecchiato per nulla,
anche se oggi dovrebbe essere 
già centenario, se non ultra
(come mio padre, del resto)
Vorrei parlargli e riattivare
un antico, fecondo, dialogo
Lui segue la spettacolazione
con attenzione meditativa
e coscienza fluttuante
Alla fine, mi decido 
e con il cuore in gola
cerco di attirare la sua attenzione,
con un discreto colpetto sulla spalla
Lui si gira, mi guarda e sorride
Un sorriso buono
e i suoi occhi 
mi hanno già scavato dentro
Cerco di spiegargli
che tra i performanti
ci sono anche i miei pazienti
e che abbiamo realizzato tutto 
con l’ausilio di altri operatori 
della comunità dove lavoro
da un po’ di tempo
E gli indico la persona 
che mi sta seduta accanto
che è una psicologa del nostro gruppo
Il dottor Corrao sembra contento
di vedermi e di sentire le mie parole
Mi accorgo che per attirare la sua attenzione 
ho girato il mio braccio 
attorno al collo della donna
che gli è seduta accanto
Sono imbarazzato e mi scuso 
per l’incomodo,
cercando di sciogliere il mio braccio 
da quell’incontro ravvicinato del III tipo
Sono davvero contento,
ma non ho tempo 
di assaporare la mia gioia
per l’inatteso incontro
La situazione si fa fluida
e va in dissolvenza

 

Poi, quando mi sono svegliato
la mosca rediviva 
era ancora a me vicina
e mi infliggeva il suo tormento

https://youtube.com/watch?v=FdpfsRdmrro&feature=shared

Condividi post
Repost0
16 agosto 2024 5 16 /08 /agosto /2024 08:09
Selfie con effetto speciale (foto di Maurizio Crispi)

Sogni, 
sempre sogni,
fortissimamente sogni
Anche questa notte è trascorsa
Io immerso nel sonno
più profondo
accompagnato da un florilegio di sogni
di cui stavolta non ricordo
un’emerita mazza

Vorrei averne salvato almeno 
qualche frammento,
come quelle scorie
(pezzi di mobilia,
drappeggi lacerati,
tavole di legno,
vestiti sparsi 
e altro)
che emergono dal profondo mare
dopo il naufragio 
d’un imponente bastimento

Non c’è niente 
stavolta
che possa essere raccolto
e suggerire una storia,
per quanto lacunosa
Eppure, ricordo
che alcuni dei sogni
m'hanno lasciato
con una sensazione 
di piacevolezza e di meraviglia 
e percepivo la vita e l’energia
pulsare dentro di me
I sogni vengono e vanno,
compaiono all’orizzonte,
riempiono i nostri cieli,
indugiano,
poi si frammentano e si dissolvono,
oppure semplicemente 
come grandi vascelli
proseguono nel loro misterioso viaggio
Sono come le nuvole
(ancora De André!)
e, a volte, lasciano il cielo 
sgombro, sereno 
e d’un intenso azzurro,
bello da contemplare 
anche se rimane la nostalgia
proprio di quelle nuvole 
che, sino a prima,
lo hanno popolato

E altro non dico

Poi, colpo di coda,
ho questo ricordo!

Sono in un’antica postazione militare costiera
Gabriel mi accompagna
Percorriamo la vecchia strada 
che attraversa la fortificazione 
collegando le diverse casematte
La strada che si snoda 
tra due possenti muraglie difensive
è bellissima,
un vero manufatto artistico, 
rivestita di piastrelle colorate e disegnate
che formano una fantasia a patchwork,
non un centimetro quadrato 
è libero dalle incrostazioni colorate
C’è un approdo,
dove l’acqua marina è cheta,
d’una trasparenza assoluta
e si vede chiaramente il fondale
con pesci e pescetti
in nuoto pigro
Dico a Gabriel, indicando
una struttura di ferro rugginoso
aggettante sul mare:
Vedi? Qui c’era l’approdo,
il punto dove il comandante in capo
scendeva agilmente
dall’imbarcazione che lo aveva condotto
Gabriel s'immerge in una pozza 
poco profonda,
a faccia in avanti,
e mi spruzza gioiosamente, 
vorrei protestare, burbero,
ma non lo faccio
Lo lascio fare, 
anche se la spruzzaglia fresca
m’infastidisce, 
poiché sono accalorato 
dalla lunga camminata
Proseguiamo poi 
nel nostro cammino,
in esplorazione

Dissolvenza

Condividi post
Repost0
15 agosto 2024 4 15 /08 /agosto /2024 11:48
Selfie (Foto di Maurizio Crispi)

Ora et labora 
Sogna et labora


Infatti, ero al lavoro 
e ne succedevano di tutti i colori 
In verità, ero là in un orario insolito, 
poiché arrivavo sul posto 
di domenica pomeriggio
e tutto, ogni singolo dettaglio,
era sottilmente diverso,
come fossi piombato 
in un universo alternativo,
in uno degli infiniti mondi paralleli


Chissà perché! 
Chissà come!


C’era un sacco di confusione, 
gente che andava, 
gente che veniva, 
una quantità enorme di personale,
tantissimi colleghi medici
chi in camice bianco e chi no,
che non conoscevo proprio
Nemmeno mi sembrava 
di essere nel posto dove lavoro
Provavo un senso di totale estraneità
Eppure, cercavo di adattarmi
C’erano da sbrigare tante incombenze
Come ad esempio, 
fare lavare uno reticente a lavarsi,
prelevare il sangue ad un altro, 
fare un’elettroencefalogramma ad un terzo, 
correre a perdifiato per fare
la manovra di Heimlich
ad uno che si stava strozzando
per aver mangiato strafogandosi,
risolvere problemi, 
risolvere problemi come quel Wolf,
e c’è quello che gioca di notte
con i giochini del computer,
c’è quello che vuole una donna
perché non l’ha mai avuta
e minaccia di salire sull’albero
se non viene aiutato,
come fece Ciccio Ingrassia
in quel film di Fellini,
far sì che vengano applicate 
certe regole discusse in precedenza
conferire con familiari 
difficili e vociferanti,
mantenere sempre un’olimpica calma,
qualche volta adirarsi 
come un padre severo,
negoziare,
mediare,
placare gli animi esacerbati
Bisogna essere come Figaro,
Figaro qua, Figaro là,
tutti lo vogliono, 
tutti lo cercano
Avevo l’impressione 
che non si potesse cavare 
un ragno dal buco 
Tutte le cose più elementari 
richiedevano tempi lunghissimi 
per essere espletate correttamente 
e, tra l’altro, con continue interruzioni 
Sembrava di essere in un luogo
totalmente impazzito 
la cui la legge dominante 
era quella di Sisifo

 

Insomma, non ricordo altro

Condividi post
Repost0
14 agosto 2024 3 14 /08 /agosto /2024 07:22
Le mura ciclopiche di Cuzco

In un sogno rivedo molte persone (e amici) del tempo delle ultramaratone
Sono in un luogo che mi è sconosciuto, in attesa - forse - di qualche evento (ma potrebbe anche trattarsi di un raduno di ultramaratoneti di rilevanza nazionale)
Incontro i vertici dell’organizzazione che mi danno anche degli opuscoli nei quali sono annotate le più recenti migliori prestazioni italiane nelle diverse specialità di Ultra; altri opuscoli cerco di stamparli io stesso con mezzi di fortuna, utilizzando una stampante fabbricata al momento Poi, gli uni e gli altri, li esamino comparativamente
Mi ritrovo successivamente in un piccolo negozio, forse un’edicola, perché è pieno di materiale stampato, ovvero quotidiani, periodici patinati, libri, ma anche cartacce informi, a mucchi. Sembrerebbe piuttosto l’antro cadente e polveroso d’un rigattiere
Mi ritrovo assieme a due podiste di mia conoscenza, di cui una è  FV, che da tempo non incrocio nemmeno nei social
Parliamo con il titolare del negozio (chiamiamolo così!) il cui nome è Coppelius: è un ometto piccolo e insignificante, con una faccia da furetto e occhi da furbetto che schizzano via in ogni direzione senza guardare mai l’interlocutore. Mi accorgo che è pieno di tatuaggi di cui racconta la storia, parlando del tempo in cui fu a fare la guerra d’Abissinia. Io, tra me e me, penso: Seeeeee! questo non me la conta giusta!
Si indovina, infatti, che è portatore d’un florilegio di tatuaggi anche al di sotto dei vestiti a giudicare dalla molteplicità di quelli che si vedono emergere nelle parti scoperte tipo le mani o anche le caviglie o il collo .
Mi ritrovo a pensare che il tipo abbia qualcosa da nascondere e che forse sia un ex-galeotto, ma che non vuole dire esplicitamente nulla del suo passato turbolento, anche se la sua pelle parla per lui.
I tatuaggi visibili, di cui lui è portatore, sono rozzi, d’un nero carico, assoluto, privo persino di qualsiasi tonalità bluastra, senza alcuna pretesa di grazia o di artisticità; sono semplicemente segni grafici sulla pelle incisi sicuramente non da valenti artigiani del tatuaggio, ma da altri compagni di prigionia o da se stesso, come espressione di iniziazione e appartenenza e con l’utilizzo di strumenti approssimativi e poco adeguati
Usciamo finalmente da quel negozio che era divenuto un po’ asfissiante, soprattutto a causa dell’invadenza appiccicosa del tatuato
Di nuovo alla luce del giorno… 
Ci ritroviamo a camminare lungo un’antica muraglia, possente, quasi ciclopica, alta almeno una decina di metri e fatta di grossi massi squadrati, perfettamente combacianti, senza Malta nelle commessure, come nelle antiche costruzioni incaiche
Sono alquanto meravigliato nel vedere questa splendida opera dell’abilità costruttiva e dell'ingegno
Al passaggio, mi rendo conto che vi è dell’acqua che sgorga, ruscellando, da un foro nella pietra (o forse si tratta di una condotta, poiché il bordo del forame è regolarmente rotondo)
Tra le mie cose trovo una grossa palla di roccia, perfettamente levigata. È pesante, come fosse fatta d’un materiale ultra-denso a livello molecolare, fredda e liscia al tatto, di tipologia quasi extraterrestre: non riesco a capire come sia finita tra le mie cose, nella mia bisaccia o tascapane che dir si voglia
Comunque sia, la prendo e, dopo averla soppesata, acceso da un’improvvisa e inarrestabile intuizione, vado verso la muraglia nel punto in cui l’acqua si riversa all’esterno, ruscellando pigramente
Noto che la sfera di pietra che si adatta quasi perfettamente al foro da cui fuoriesce l’acqua: occorre soltanto una minima pressione per farla passare oltre il cercine rotondeggiante che lo delimita. Sembra che sia stata fatta perfettamente su misura
Contemplo la mia opera, osservando che l’acqua non ruscella più in maniera continuativa, e mi allontano soddisfatto
Mentre cammino, proseguendo lungo la mia via sento alle mie spalle un rombo improvviso
Mi giro!  Cos’è mai?
Guardo e vedo che da quel foro fuoriesce un getto d’acqua compatto come quello di un geyser 
Capisco cos’è accaduto: quella palla di pietra aderisce al condotto, bloccando il passaggio dell’acqua che aldilà dell’ostacolo va accumulando via via pressione, sino a quando questa è tale da determinarne la fuoriuscita con violenza
Ho creato un geyser!, mi viene naturale esclamare, consapevole anche di avere fatto una monelleria o di poter aver dato luogo a dei possibili danni a quella muraglia secolare che, per l’incremento della pressione interna da parte della colonna d'acqua, alla lunga, potrebbe subire dei danni e, alla lunga, crollare
Ma nessuno sembra essersi accorto del fenomeno e, così, continuo per la mia strada, consapevole di avere lasciato una mia firma indelebile

 

Dissolvenza

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth