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9 febbraio 2019 6 09 /02 /febbraio /2019 10:16

Grazie a mio figlio Francesco che mi ha diretto ho fatto un'esperienza attoriale. Chi l'avrebbe mai detto?
Nessun merito da parte mia ma solo di mio figlio, che mi ha diretto egregiamente, spiegandomi ogni volta in maniera coinvolgente ciò che dovevo fare e quali stati d'animo dovevo provare ad esprimere.
Devo ammettere che quando mio figlio mi fece leggere lo script dal titolo "Addio alle stelle" e mi disse che avrei dovuto essere il suo personaggio adulto rimasi un po' perplesso.
Non avevo mai fatto prima una simile esperienza. Anche leggendo la sceneggiatra, mi ero sentito un po' confuso nel vedere l'elencazione e la descrizione dei diversi momenti in cui si sarebbe dovuta articolare la narrazione.
Per Francesco era un must che si dovesse realizzare in campagna da noi (ad Altavilla)
Pur con delle forti remore, gli dissi di sì.
 Ci lanciammo nell'impresa tra Natale e i primi dell'anno: devo dire che mi sono lasciato coinvolgere e che mi sono anche divertito, soprattutto quando si verificavano i classici svarioni (come gli errori nella sequenza gestuale, lo sguardo in camera, o l'andatura troppo svelta o troppo lenta), con quelle tipiche riprese da backstage che a volte si possono vedere mentre scorrono i titoli di coda dei film.
Per fortuna non era previsto il parlato.

Nel vedere il prodotto finale montato e con la colonna sonora (tra l'altro Francesco ha scelto di usare Sugaree, uno dei miei brani preferiti dei mitici Grateful Dead) mi sono anche commosso per ciò che il corto è riuscito a esprimere.
E non posso esimermi dal dire di aver provato anche una punta di autocompiacimento narcisistico: ma nel film, non sono più me stesso, perchè sono trasformato dall'occhio del regista
In Addio alle stelle c'è qualcosa di profondo, soprattutto nella proposta narrativa (che fa da filo conduttore) della commistione tra passato e futuro, mentre il presente non è altro che un attimo fuggente in cui alcuni oggetti carichi di magia possono fare da ponte tra età diverse della vita, con tutto il carico di nostalgia che il contatto con il proprio passato può comportare.

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30 gennaio 2019 3 30 /01 /gennaio /2019 08:34

Giorni vuoti

La casa vuota

Una sepoltura improvvisata
in mezzo ai cipressi messi a dimora anni prima
per onorare un altro amico a quattro zampe,
pietre su pietre,
terra alla terra
una piccola lapide
la ciotola con i biscottini preferiti
e una pallina per i giochi
Frida è rimasta lì in campagna

Negli ultimi tempi,
quando andavamo,
poi voleva rimanere
Anziché avvicinarsi a me 
per salire in auto,
se ne stava immobile vicino alla casa,
a guardarmi
Ero costretto a trascinarla
e a farla salire
Era come se quello fosse da sempre stato
il suo posto designato
Ora Frida é là
contenta, io voglio immaginare,
perché sta riposando in pace,
mai io andrò sempre a trovarla
come non smetterò mai di chiamarla
Frida! Frida!
Andiamo, è tempo di andare!

Ma per una volta, in verità, è stata lei a dirmi,
senza parole,
E’ tempo di andare!
per ricordarmi che il tempo dei commiati
arriva sempre, inesorabile,
per tutti,
quando solo ombre saremo

 

Il posto di Frida (foto di Maurizio Crispi)
Il posto dove ora giace in pace. Soffia il vento. Stormiscono le fronde e si vede in lontananza il mare. E' proprio un luogo di pace. Ma qui tornerò a lavorare ancora per sistemare meglio questa sepoltura improvvisata. Forse, porrò anche una piccola lastra di marmo con su inciso il nome di Frida e le date che descrivano l'arco della sua vita (ed è stata l'amico a quattro zampe che ha vissuto più a lungo con me). Forse, vicino alla piccola lapide, metterò ad ardere una piccola fiammella di cera. Con Gabriel, verremo di sicuro a portare dei fiorellini per salutarla ancora e ancora...
Ombre in cammino (foto di Maurizio Crispi)

 

Frida's last day. Vorrei ricordare qui che Frida (2003-2019) fu "figlia" del Ser.T (discendente da una cagnona dal pelo tutto bianco che per questa sua caratteristica era stata chiamata appunto "Bianca" e che era stata adottata dagli operatori della struttura, dotata - per le sue necessità - di un ampio giardino interno; il Ser.T (Servizio Tossicodipendeze) fu il luogo in cui lavorai sino a buona parte del 2004. Frida è stata in assoluto il cane più longevo tra quelli che ho avuto nel corso dei decenni.
Mi ha accompagnato nello spostamento dal Ser.t ad altra sede lavorativa, nel passaggio all'età felice del pensionamento e mi è stata vicino in un periodo in cui si sono alternati lutti ma anche importanti cambiamenti e felici eventi.
Frida è stata sempre una testimone silenziosa e fiduciosa, molto monella ed indisciplinata: essendo una meticcia aveva la tendenza spiccata a seguire i suoi istinti.
Il veterinario mi diceva che secondo lui, a giudicare dalla chiazze scure sul dorso che si intravedevano sotto il pelo bianco, doveva avere degli ascendenti di cani cacciatori, quelli che hanno appunto le "roane".
Era molto monella, scappava sempre sempre per andare a razzolare tra i rifiuti dove trovava sempre saporiti bocconi (per lei) oppure, quando eravamo in campagna si allontanava per andare a rotolarsi voluttuosamente su resti immondi, fossero escrementi vecchi oppure resti organici di vario tipo: e da queste imprese ritornava poi tutta orgogliosa (e puzzolente): un puro orgoglio canino per il quale non si poteva mai rimproverarla.
L'ho sepolta in campagna, a Piano Aci.
E questo è ora il posto dove Frida giace in pace.
Soffia il vento. Stormiscono le fronde e si vede in lontananza il mare.
E' un luogo di pace.
Ma qui tornerò a lavorare ancora per sistemare meglio questa sepoltura improvvisata.
Forse, porrò anche una piccola lastra di marmo con su inciso il nome di Frida e le indicazioni dell'arco della sua vita.
Forse, vicino alla piccola lapide, metterò ad ardere una piccola fiammella di cera.
Con Gabriel, verremo di sicuro a portare dei fiorellini per salutarla ancora e ancora..
Tutti i cani che ho avuto sono stati per me dei grandi amici, perché con loro ho sempre condiviso le mie solitudini, che c'erano sempre, anche quando ero circondato da altri.
La solitudine è una condizione basilare dell'esistere e bisogna essere consapevoli di ciò.
I nostri amici a quattro zampe ci aiutano in ciò, perché condividono la nostra solitudine con i loro silenzi e con quella fiammella inestinguibile di amore che brilla nei loro occhi, quando ci guardano.
A volte noi non li ripaghiamo mai abbastanza con gratitudine.

Si è addormentata in auto, mentre - come sempre - andavamo in campagna. L'avevo messa dietro, nel portabagagli, perché davanti stava scomoda ed era irrequieta. Improvvisamente, mentre viaggiavo, ho avuto la netta sensazione di un'assenza, di un vuoto. Ma non perché fosse cambiato qualcosa nel panorama delle mie senso-percezioni: eppure ho avuto questa impressione in modo ben preciso. E ho pensato: "Frida se ne è andata". Infatti, quando siamo arrivati e ho aperto il portellone, Frida si era come addormentata ed era volata via.

Si è addormentata in auto, mentre - come sempre - andavamo in campagna. L'avevo messa dietro, nel portabagagli, perché davanti stava scomoda ed era irrequieta. Improvvisamente, mentre viaggiavo, ho avuto la netta sensazione di un'assenza, di un vuoto. Ma non perché fosse cambiato qualcosa nel panorama delle mie senso-percezioni: eppure ho avuto questa impressione in modo ben preciso. E ho pensato: "Frida se ne è andata". Infatti, quando siamo arrivati e ho aperto il portellone, Frida si era come addormentata ed era volata via.

Ciao, Frida. Rimani nei nostri cuori! Avrei voluto chiuderle gli occhi, come si fa con le persone. Ma non ci sono riuscito.

Ciao, Frida. Rimani nei nostri cuori! Avrei voluto chiuderle gli occhi, come si fa con le persone. Ma non ci sono riuscito.

Il posto che ho scelto per la sua sepoltura lo avevo già individuato da tempo. Da quando Frida aveva cominciato a stare male, cioè. E' lo stesso luogo della sepoltura di una cagnolina, una cucciola di pastore tedesco, Theela si chiamava, morta precocemente poco dopo i suoi tre mesi di età. Così Frida non sarà del tutto sola: Gli altri cani stanno sepolti in un'altra parte del terreno, vicino alla casa, un po' più in basso.

Il posto che ho scelto per la sua sepoltura lo avevo già individuato da tempo. Da quando Frida aveva cominciato a stare male, cioè. E' lo stesso luogo della sepoltura di una cagnolina, una cucciola di pastore tedesco, Theela si chiamava, morta precocemente poco dopo i suoi tre mesi di età. Così Frida non sarà del tutto sola: Gli altri cani stanno sepolti in un'altra parte del terreno, vicino alla casa, un po' più in basso.

Ho dovuto procedere in fretta perchè non avevo molto tempo a disposizione: dovevo ripartire in tempo per andare a prendere Gabriel a scuola...

Ho dovuto procedere in fretta perchè non avevo molto tempo a disposizione: dovevo ripartire in tempo per andare a prendere Gabriel a scuola...

Prima di mettere la terra ho steso su Frida il tappetino su si sdraiava in auto, per evitare il contatto diretto tra la terra e il suo corpo e, accanto a lei, ho posato il suo guinzaglio

Prima di mettere la terra ho steso su Frida il tappetino su si sdraiava in auto, per evitare il contatto diretto tra la terra e il suo corpo e, accanto a lei, ho posato il suo guinzaglio

Poi, ho messo a dimora una piantina. Mi piace pensare che le radici del giovane virgulto si nutriranno di Frida e che Frida possa ricrescere come albero (e in ogni caso nutrirà i cipressi che le stanno vicino)

Poi, ho messo a dimora una piantina. Mi piace pensare che le radici del giovane virgulto si nutriranno di Frida e che Frida possa ricrescere come albero (e in ogni caso nutrirà i cipressi che le stanno vicino)

Ciao Frida! Un giorno, forse ci rivedremo, quando anch'io sarò ombra: se esiste un luogo in cui vanno tutti i cani morti e i loro padroni è possibile che ci rincontriamo.

Ciao Frida! Un giorno, forse ci rivedremo, quando anch'io sarò ombra: se esiste un luogo in cui vanno tutti i cani morti e i loro padroni è possibile che ci rincontriamo.

Questo è il posto di Frida. Soffia il vento. Stormiscono le fronde e si vede in lontananza il mare. E' un luogo di pace. Ma qui tornerò a lavorare ancora per sistemare meglio questa sepoltura improvvisato. Forse, porrò anche una piccala lastra di marmo con su inciso il nome di Frida e l'arco della sua vita. Forse, vicino alla piccola lapide, metterò ad ardeTutti i cani che ho avuto sono stati per me dei grandi amici, perché con loro ho sempre condiviso le mie solitudini, che c'erano sempre, anche quando ero circondato da altri. La solitudine è una condizione basilare dell'esistere e bisogna essere consapevoli di ciò. I nostri amici a quattro zampe ci aiutano in ciò, perchè condividono le nostre gioie ma anche pene e dolori. Sono presenti, dei testimoni muti, ma preziosi compagni.

Questo è il posto di Frida. Soffia il vento. Stormiscono le fronde e si vede in lontananza il mare. E' un luogo di pace. Ma qui tornerò a lavorare ancora per sistemare meglio questa sepoltura improvvisato. Forse, porrò anche una piccala lastra di marmo con su inciso il nome di Frida e l'arco della sua vita. Forse, vicino alla piccola lapide, metterò ad ardeTutti i cani che ho avuto sono stati per me dei grandi amici, perché con loro ho sempre condiviso le mie solitudini, che c'erano sempre, anche quando ero circondato da altri. La solitudine è una condizione basilare dell'esistere e bisogna essere consapevoli di ciò. I nostri amici a quattro zampe ci aiutano in ciò, perchè condividono le nostre gioie ma anche pene e dolori. Sono presenti, dei testimoni muti, ma preziosi compagni.

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11 gennaio 2019 5 11 /01 /gennaio /2019 06:56

Nubi plumbee
gravano sulla città al risveglio
pioggia gelida e raffiche di vento
ombrelli che si schiantano
monnezza alla deriva nelle pozze di acqua piovana
foglie secche e oggetti di plastica sparsi
lungo i marciapiedi
quasi fossero stati lanciati ad arte
da netturbini burloni o forse dispettosi
gatti morti, abbandonati da giorni,
si guardano attorno con occhi ciechi,
le cornee opacate e il pelo arruffato
Poi, dopo tanto travaglio e tormento,
si affaccia il sole e scampoli di cielo si aprono nell’azzurro

 

Scampoli di cielo (foto di Maurizio Crispi)

 

Pioggia e vento
Tuoni e fulmini
Foglie secche cadute
ridotte in poltiglia
Il vento ritorce gli ombrelli
e li trasporta via
Poi, rimangono per terra
come fiori appassiti
un passo dopo l’altro
la mia passeggiata con i cani
scansando pozze d’acqua
guadando altre pozzanghere
troppo vaste per evitarle
Faccio così il trailer urbano, o anche
il cercatore di tracce addomesticato
E così procedo
di pozza in pozza
nulla trovando sul mio cammino
l’ombrello chiuso stretto nella mano,
Inutile orpello per oggi
Se lo aprissi
in un attimo
volerei via
chi sa dove
in un altro luogo
in un altro tempo
altroquando
E questo è quanto

Maurizio Crispi (11 dicembre 2021)

E questo scrissi forse due anni dopo...

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2 gennaio 2019 3 02 /01 /gennaio /2019 06:49

E’ il tempo di Giano

Sulla soglia di due diversi giorni
il dio dalle due facce, con una guarda al passato trascorso
e con l’altra punta sornione verso il futuro
Contempla il passato che è stato il futuro di prima
e osserva ciò che ancora non è,
il futuro che scorrerà presto all'indietro
inghiottito dal gorgo del tempo

Il presente è solo illusione
C’è e dopo un istante non c’è più
E’ l’attimo in cui il futuro
si trasforma in passato
Fine-inizio, inizio-fine
ogni cosa che inizia è già finita
l’eterno dualismo che ritorna

E così viviamo stretti nell'illusione
di padroneggiare qualcosa che non c’è
ed è sempre inafferrabile

Il festeggiamento al passaggio di turno di ogni anno
è solo rito vacuo,
mera attività di rassicurazione
Si butta via il vecchio e si saluta al nuovo
che deve ancora arrivare
senza pensare che, in fondo,
è cosa che facciamo tutti i santi giorni
nelle nostre vite senza presente
senza riflettere che a Giano,
il dio delle soglie,
dobbiamo sempre tener conto
quando iniziamo qualcosa,
quando  una cosa la finiamo

Solo Giano è nell'attimo presente
noi siamo protesi nello sforzo immane
di trattenere il presente e di farlo durare,
una fatica impossibile,
come trattenere tra le dita granelli di sabbia
che sfuggono via da tutte le parti e volano nel vento

Luminarie e scoppi,
ciccioli e mortaretti,
baldoria e auguri
fanno parte della messinscena
della nostra fragile mortalità e ignoranza,
che trovano compenso in adrenalinica sovreccitazione

Giano sorride sempre imperscrutabile
ed anche Ganesh suo compare danzante
che, forse, mi è ancora più simpatico

Giano Bifronte

 

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29 dicembre 2018 6 29 /12 /dicembre /2018 07:28

Cammino a piedi lungo le strade vuote del primo mattino
Trovo oggetti
A volte incrocio fatine con i capelli turchini
Inseguo pensieri
Catturo volatili emozioni
cangianti come le nuvole
Sorrido,
mi aggrondo,
mi incupisco
Navigo a vista nel grande mare dei ricordi
Scruto il futuro sempre incerto ed enigmatico
Il cielo talvolta è muto
talvolta si apre in un sorriso di limpido azzurro

 

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26 dicembre 2018 3 26 /12 /dicembre /2018 07:01

Una vigilia con l’esplosione del Krakatoa seguita dall’onda

La terra ha tremato attorno all’Etna
e il vulcano si è risvegliato con pioggia di cenere e sabbia
E poi la terra ha tremato ancora
La gente ha banchettato alla vigilia,
ed anche il girono dopo
(ignara o avendo subito dimenticato)
e si sono scambiati i doni forsennati
Spreco, potlach
Il cibo residuo da tavole pesantemente imbandite
è stato buttato

Altri, intanto, molti, troppi, muoiono di fame
e non hanno di che coprirsi
Altri ancora affogano  in mare,
naufraghi negletti senza accoglienza
Per loro triste natività
Senza gioia né speranza  

Poco importa di quelle cose orrende che accadono lontano
Ciò che importa è il crudele senso di sicurezza  
attorno e nell'immediata prossimità

Si festeggia, si levano calici
Scoppi di mortaretti, insensati
Ma cosa si celebra poi?
Forse tutta questa finta gioia  
é per dimenticare l’impermanenza

 

Al risveglio il cielo è grigio,
chiuso da na cappa plumbeau

 

E cadono lacrime di pioggia
lievi

Il Natale non abita più qui (foto di Maurizio Crispi)

 

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19 dicembre 2018 3 19 /12 /dicembre /2018 07:21

C'è un incendio che si sta formando
Eppure non faccio nulla per spegnerlo
Mi sposto da un angolo all'altro di una casa che non conosco, in cerca
quando ho finalmente recuperato un secchio pieno
lo svuoto sulle fiamme guizzanti, ma senza convinzione
come se del fuoco che arde non mi importasse nulla
ignizione che si tramuto in agnizione,
anzi lo guardo come se fosse parte del mio Io più profondo
Intanto, se alzo lo sguardo, vedo la volta del cielo nero,
e il firrmamento di stelle trapuntate,
alcune pulsanti
Barbaglio di braci che arriva a me
dopo aver viaggiato nello spazio cosmico per milioni di anni luce
e quelle stelle che pulsano così brillanti forse non esistono più,
le loro fornaci si sono estinte
o sono implose
o si sono trasformate in un freddo ammasso di rocce morte
Eppure portano a me un messaggio di luce
Ed è allora ben poca cosa, in confronto all'enormità dell'Universo,
il tappeto di fiammelle guizzanti ai miei piedi

Il tempo delle fiamme del desiderio si è estinto da tempo
come quelle stelle ormai morte di cui ancora vedo la luce accattivante

E poi, dopo gli ultimi fuochi, rimarrà soltanto una luce nera ed insondabile

Il fuoco delle stelle
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2 dicembre 2018 7 02 /12 /dicembre /2018 10:53

Mi capita sovente di sognare di un appartamento segreto.
Un posto che sembra essere quasi un rifugio, al quale soltanto io ho l'accesso.
Si trova ubicato in un grande palazzo, nell'intercapedine tra due altri appartmenti: ed in comunicazione con entrambi attraverso porte a scomparsa, occultate ad arte, che soltanto io posso aprire.
E' un appartamento attrezzato del minimo necessario, ma sostanzialmente di aspetto monacale: benchè sia segreto ed invisibile è dotato di finestre che si aprono all'esterno e che ne consentono aereazione e una buona illuminazione con la luce del giorno.
Dall'appartamento si accede ad un'enorme terrazza che occupa l'intera superficie dell'edificio.
Di fatto, questa terrazza è un enorme giardino pensile dove crescono piante da fiori e anche alberi che nel corso del tempo sono diventati enormi e ramificati sino a formare una vasta foresta incolta.
Non ho mai avuto tempo di curarla nelle mie fugaci visite, poichè c'è sempre qualche evento imprevisto che mi distoglie dal curarmi del mio giardino.
Ogni tanto, nei miei sogni, mi aggiro nei meandri di qesta piccola foresta, sorprendendomi ogni volta nello scoprire che nuovi virgulti sono cresciuti, fino a formare un fitto sottobosco e che alberetti prima piccoli sono diventati enormi e fronzuti.
Ogni tanto mi affaccio alla ringhiera e vedo dei bambini che nei cortili sottostanti giocano e si rincorrono, ma nessuno di loro si accorge mai di me che li osservo dall'alto. E' come se da questo rifuggio segreto nessuno mi potesse vedere e, d'altra parte, è impossibile qualsiasi comunicazione a voce, in considerazione dell'altezza.
Qualche volta nei sogni, sono all'esterno dell'appartamento, e mi soffermo a trastullarmi con l'idea che posso entrarci qando voglio, passando in rassegna le diverse stanze che lo compongono: trattandosi di una cosa che sento solo ed esclusivamente mia non ha davvero importanza entrarci, perchè so che sono l'unico a possedere le chiavi di questo piccolo regno nascosto.
Altre volte, invece, mi aggiro al suo interno, ma sempre senza particolarmente soffermarmi in una stanza o nell'altra: ma i sogni non mi dicono mai cosa faccio quando sono al suo interno. In effetti, le stanze sono spoglie, come in attesa di essere occupate.
Le porte d'accesso sono nascoste e soltanto io ne conosco il segreto: mi sorprendo a volte che questo appartamento possa esistere ignorato da tutti.
A volte mi chiedo come ciò sia possibile: a volte, mi rispondo dicendo che l'appartamento si trova in un'intercapedine di cui nessuno conosce l'esistenza e in cui io, per qualche bizzarria della sorta, mi sono imbattuto. Altre volte, contagiato dalle mie letture di fantascienza, mi dico che si tratta piuttosto di una porta verso un altro mondo che, tuttavia, rimane in un rapporto di stretta contiguità con quello da cui provengo. Ma questo pensiero è di per sé inquietante, poichè a volte mi trovo a pensare che le porte d'accesso possano chiudersi definitivamente anche per me, proprio quando sono al suo interno. O anche - con un pensiero più ardito - penso che possa essere una camera per il teletrasporto di cui ignoro il meccanismo di funzionamento.
Sì, sembra essere decisamente una dimora da vivere in solitudine, quasi fosse la dimora di un eremita che ha fatto il voto del silenzio, ma quando sono lì dentro o sulla sua soglia, non mi sembra mai che mi manchi qualcosa di essenziale. E dire che, nel corso delle mie visite, non ho mai visto al suo interno, alcun libro, o cd. C'è sì uno spazzolino da denti nel bagno che presenta tracce d'uso.
L'altro giorno, per la prima volta, ho sognato che Gabriel era con me dentro quell'appartamento segreto. Un po' giocavamo assieme, un po' Gabriel faceva qualcosa per cui io lo rimproveravo. Malgrado questi piccoli screzi, avevo la netta sensazione che io e lui stavamo bene assieme, come quando ci ritroviamo a giocare assieme.
Quest'ultimo sogno, a differenza degli altri simili, era molto lungo: mi dava un una percezione soggettiva di interminabilità.
Mi svegliavo e ripiombavo nel sonno per sognare lo stesso scenario, oppure - mi sono poi detto - i risvegli non erano reali e facevano pure parte di quel sogno. Non saprei.
Ma, ad un certo punto, mi sono angosciato: ho pensato di essere intrappolato lì dentro una volta per tutte e di non poterne uscire più: come se il paradiso segreto stesse per trasformarsi in una prigione dalla quale non ci sarebbe più stata una fuga possibile.
Una sorta di concamerazione segreta della mia mente, nella quale sarei rimasto bloccato per sempre.
Un luogo, dal quale non potrei più essere recuperato, come se un dio che gioca con l'Universo potesse decretare: "Quelle porte che erano per aperte per te, ora saranno chiuse per sempre e tu non potrai mai fare ritorno".
E, a questo punto di quest'ultimo sogno, mi sono risvegliato in preda ad una profonda ed inesprimibile angoscia.


 

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29 novembre 2018 4 29 /11 /novembre /2018 08:22

Il tempo,
i mesi,
i giorni
le ore
scorrono eguali
se piove
o se fa bel tempo
notte, giorno, giorno, notte
Ogni tanto a notte fonda guardo fuori dalla finestra
mentre tutto è silenzio
e la via è illuminata dal chiarore giallo dei lampioni
Niente accade
Ogni giorno eguale all'altro
Dormire
mangiare
cacare
radersi un giorno sì e uno no
i lavoretti in campagna
di pietre
di cemento
di fuochi
di foglie secche
che svuotano la mente
come quando si fa un puzzle da mille pezzi
Leggere molti libri
n libro per ogni stanza
Finirne in media uno al giorno

Sognare
Ma non sempre i sogni riafforano alla coscienza
Anzi quasi mai, se non per il ricordo confuso
di avventure rocambolesche e di meravigliosi viaggi

Poi tutto - anche queste esili tracce -
scompare in un baleno
E' lontano il tempo in cui
meticolosamente i sogni che mi arrivavano
li trascrivevo
per poi rileggerli a distanza di tempo
e sentirli come quelli di un estraneo
Quasi mai parlare, se non per monosillabi
Ogni tanto, quando spiccico poche parole,
rimango sorpreso dal suono della mia voce
poco articolata e gracchiante,
per il lungo disuso
degno della regola di un monaco trappista

Vorrei lasciare qualche traccia di me
a futura memoria
ma questa speranza si fa più esigua
giorno dopo giorno
Il mio pensiero che ci fosse
una continuità tra una generazione e l'altra
è pura illusione,
forse follia

In solitudine, mi incammino
in un viaggio che porta verso altre solitudini
indicibili
e verso l'oblio ineffabile


Già ora, del resto,
è come se fossi l'uomo invisibile
che attraversa il mondo mai visto, mai notato

E comunque, anche se in questo modo distorto,
vivo e continuo a vivere

C'è qualcosa da fare
C'è sempre l'attesa di un istante meraviglioso
proprio dietro l'angolo

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17 ottobre 2018 3 17 /10 /ottobre /2018 06:43
I segni nei muri

Il tempo scorre veloce

Ieri era agosto ed eravamo nel pieno dell'estate
Oggi, mezzo ottobre è stato superato e siamo in pieno autunno
Un giorno tira l'altro a velocità da vertigine,
come un turbine,
una tromba d'aria originata da un refolo di vento

Ogni settimana è più breve della precedente

Ed è tutto eguale,
tutto ordinatamente disposto

 

Vedo nei muri i segni della carrozzina di mio fratello
dove spesso nei quotidiani spostamenti
da una stanza all'altra
strisciava e sbatteva
se era condotta da mani disattente

Mio fratello è sempre qui
a guardarmi con i suoi occhi ironici e un po' sornioni,
benevolo al tempo stesso

Al mattino, e in altri momenti della giornata
passo sempre in rassegna quei segni nei muri

Quelli, sono l'ancoraggio salvifico
nel gorgo del tempo
che mi risucchia

 

Nella foto, il Gorgo di Salttraumen, in Norvegia (nei pressi delle isole Lofoten, considerato il più potente del mondo.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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