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4 maggio 2021 2 04 /05 /maggio /2021 08:41
assembramenti in occasione di Inter vincitrice scudetto 2020-2021 (fonte: MilanoToday)

A posto siamo.
Con quattro partite di anticipo rispetto alla fine del Campionato di Serie A, è certo che per l'Inter è assicurato lo scudetto dopo più di dieci anni trascorsi a stecchetto, nell'eterno antagonismo con il Milan (credo, almeno, del Calcio non me ne può fregar di meno).
Risultato immediato: festa di piazza con oltre trentamila (dico TRENTAMILA!) tifosi e supporter scesi in piazza a festeggiare: quindi, assembramenti megagalattici, ovviamente niente mascherine, niente distanziamenti, conversazioni urlate e sputacchiamenti assicurati. Nube tossica e letale che si spande su questa bolla di abbassamento radicale delle precauzioni.
Non ci sta proprio.
Ma quello che non capisco è l'atteggiamento tiepido degli amministratori e dei commentatori nei media.
Come se, nel nome del Calcio, tutto dovesse essere consentito e che, di conseguenza, occorra guardare a simili eventi con atteggiamento paternalistico: "In fondo sono solo ragazzi che festeggiano". Oppure: "Sarebbe stato peggio se tutto ciò fosse avvenuto allo stadio!" [ma cosa vuole significare questa frase, poi: forse questo "Non stateci a rompere i coglioni perchè gli stadi sono ancora chiusi al pubblico"?.
E, in ogni caso, con assoluta tranquillità, dicono: "Be', tra due settimane si vedranno le conseguenze di tutto questo!". E ci sono altri che chiosano: "Al tempo dei festeggiamenti partenopei per una vittoria del Napoli, sempre in tempo di Covid, ci fu in piazza un analogo furor di popolo, ma in quella circostanza non si verificò il temuto incremento dei contagi". E quindi - sembrano suggerire, con questo riporto: non demonizziamo, non preoccupiamoci! Dai, vedrete che non succederà nulla! Assurdo.
Mi sento di poter dire che, in fondo, dal tempo dei combattimenti dei gladiatori nell'antica Roma non è cambiato nulla. Date loro panem et circenses e tutto andrà bene.
Ma in che mondo viviamo?

A queste scene ignobili hanno fatto da contrappunto quelle verificatesi nell'ultimo week-end in molte piazze d'Italia, con assembramenti giganteschi (sempre senza mascherina) ed infrazioni di massa alle regole del coprifuoco.
Sono profondamente arrabbiato!
Ci sono i cittadini che si uniformano alle regole per la propria salvaguardia, ma soprattutto per quella della comunità.
Cittadini che per questi motivi fanno sacrifici e si limitano costantemente, anziché dare libero corso ai propri istinti e desideri (più che legittimi).
Ci sono altri cittadini, invece, (per me "non cittadini") ai quali tutte le trasgressioni sono consentite, in questo caso per una futile causa e cioè "in nome del Calcio".
A questo punto ci vorrebbe la famosa e sonora esortazione di Grillo (che è da sempre stata il suo marchio di fabbrica - quasi un logo - e che penso soltanto, ma non dico perché Grillo mi sta del tutto antipatico).
Quell'esclamazione qui ci starebbe proprio bene.
E' mai possibile - dico io - che, per alcune migliaia di coglioni che inneggiano ad una vittoria calcistica (da includere nella casistica dei "coionavirus" di cui ogni tanto si parla a TG0 di Radio Capital), molti milioni di cittadini debbano trovarsi in un prossimo futuro a poter patire conseguenze in termini di aumento dei contagi, malattie, morti e sofferenze, per non parlare di future ulteriori limitazioni che verranno.
Per me il Calcio andrebbe abolito seduta stante, come espressione delle peggiori manifestazioni mai registrate in questi tempi tristi di Covid contro il senso di far parte di una comunità civile.

 

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3 maggio 2021 1 03 /05 /maggio /2021 08:53

Parlavo e parlavo,
come se fossi immerso in una seduta di psicoterapia,
ma ero io stavolta nella veste di paziente

Dicevo: Dottore, questa notte ho fatto un sogno

E lui: Sentiamo...

Ho incontrato una mia vecchia fiamma
Avrei voluto scopare con lei
Immediatamente, lì sul posto
Anche se eravamo in pubblico,

alla selvaggia
Avevo un'erezione palpitante
che mi scoppiava nei pantaloni

E lo psicoterapeuta, con voce suadente:

Ma, caro mio, le ho sempre detto
che le storie di sesso
qui non devono interessarci
Il sesso distoglie l'attenzione
dalle cose più importanti

Quindi, scavi dentro di sé
alla ricerca di altro,
il sesso è un velo di Maya,
pura illusione
Tirandolo in ballo
ci precludiamo di poter arrivare al cuore
del nostro essere

Tacqui, a questo punto,
imbarazzato

Uno di quei silenzi gravidi di attesa, non tranquillo,
non quello che ti fa sentire 
di essere davanti un mare
nel quale immergersi e dissolversi

in pace

All'improvviso, mi accorsi che il mio dottore
se ne stava seduto di fronte a me,

non più alle mie spalle, come di norma
Mi guardava intento e concentrato
serissimo
Dopo aver distolto a fatica i miei occhi

da quello sguardo magnetico,
mi sono reso conto
che lui si era tirato il cazzo fuori dai pantaloni
e si masturbava lento
Aveva un cazzo enorme,
un obelisco ritto verso il cielo
(il cielo della stanza, come a dire il cielo in una stanza)

Con sapienti movimenti della sua mano,
lenti e misurati,
lo teneva in tiro,
Il glande turgido, scintillante di umori,
era diventato enorme per l'afflusso di sangue e palpitante
Sembrava il glande di un Priapo o di un Dio

Cercavo di non guardare in quella direzione
e di riprendere il mio discorso,
così brutalmente interrotto
Però quel cazzo sbrogliato
era terribilmente ingombrante,
un monolito,

come quello di Kubrick,
catalizzatore della conoscenza

Lo sguardo del terapeuta era - pur fluttuante - intento
a cogliere la ripresa del mio flusso di associazioni,
non tradendo la benchè minima emozione o lascivia
Era come se fosse in atto una dissociazione
tra ciò che accadeva nella sua testa
e ciò che, invece, aveva luogo nei suoi Paesi Bassi,
ma quella mano in movimento era il tramite
tra due mondi vicini, eppure incommensurabilmente distanti

Ciò nondimeno tutto si svolgeva
in una cornice di apparente normalità

Quella manipolazione tantrica,
quel membro benedicente e terapeutico,
quel cazzo totemico

Era forse l'idolo davanti al quale prostrarmi
o Il lingam della tradizione induista
o Il segno sacro di Siva
e conteneva in sé il rimando all'atto creativo e generatore

E c'erano molte altre cose nel sogno,
ma adesso le ho perse,
ho indugiato troppo a lungo al mio risveglio,
prima di trascriverne gli aspetti più essenziali.

Rimane soltanto questa traccia indelebile
come se, stranito, mi fossi ritrovato
davanti alla possente manifestazione fallica del dio

 

La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media.  Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene.

La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media. Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene.

(design.fanpage.it) La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media.

Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene. Mentre la misteriosa installazione di legno è esposta alle condizioni meteorologiche sulla montagna delle Alpi austriache alta 1.893 metri, ci si interroga se si tratti di arte provocatoria o di un'operazione di marketing. La scultura è apparsa nella notte tra l'1 ed il 2 novembre e, secondo alcuni, dovrebbe essere un intervento artistico che evoca un arcaico "culto della fertilità". Non a caso il più antico esempio di artefatto prehistorico di forma fallica è stato trovato nella "hohle fels" (Roccia Cava), una grotta nella Swabian Jura della Germania (Alpi Sveve).

Per leggere tutto l'articolo segui il link.

 

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27 aprile 2021 2 27 /04 /aprile /2021 10:02
Gli impenitenti e i recidivi della movida (foto presa da internet)

Scocca l'ora delle riaperture: ma c'è da esser davvero contenti e gongolanti?
Su questo interrogativo c'è poco da dire o molto, a seconda dei punti di vista. Secondo me, le manifestazioni di totale contentezza fanno parte di una vuota e pericolosa retorica.
Forse, il monito più appropriato cui ricorrere in questo frangente è il manzoniano "Adelante, Pedro, con juicio!" (esortazione autoriale che, qui, è sorta spontaneamente nel mio flusso associativo, anche se dopo, dando un'occhiata su internet ho visto che è stata ampiamente utilizzata per titolare gli articoli e i post che parlavano della fase di riaperture dopo la fine del primo lockdown duro: ma ho voluto lasciarla e metterla nel titolo, per la sua icastica brevità ed incisività, al tempo stesso).
D'altra parte, propria rispetto ai rischi cui andiamo incontro, abbiamo l'esempio concreto della Sardegna, dichiarata (forse, con un certo azzardo) zona bianca qualche tempo  fa ed ora ritornata al rosso e, per il momento almeno, con poche prospettive di riaperture.
L'essere stata dichiarata "zona bianca" che, per la Sardegna, era stato un punto fermo che, invidiato da molte altre regioni, avrebbe potuto essere una garanzia per il rilancio delle attività economico-turistico nel lungo termine e che si è invece trasformato in un "carta bianca" per i comportamenti più irresponsabili da parte di tutti: e il risultato è ora sotto gli occhi di chiunque: zona rossa, senza sconti.
Eccoci di nuovo, dunque, dopo un periodo prolungato di magra ad una fresca fase di riaperture.
In molte regioni d'Italia - di fatto, nella maggior parte -  si torna al Giallo, un colore prima scomparso dalle mappe del contagio.
C'è da esser contenti o, piuttosto, preoccupati? Io sarei propenso alla preoccupazione, anche se capisco che parlare in questi termini può suscitare da parte di molti l'accusa di voler essere menagramo e disfattista.
Alcune scene trasmesse in radio e nei canali social, su quanto è avvenuto in alcune città italiane, alla vigilia del cambiamento di colori, non sono confortanti: è come rivivere qualcosa che si è già verificato in passato. il ritorno di un famigerato e pericoloso "liberi tutti", senza alcuna prudenza. Niente uso della mascherina, folla, assembramenti inverosimili, gente che si parla addosso, conversazioni concitate e urlate con sputacchiamenti potenziati.
Una celebrazione forsennata, insomma, del "diritto a divertirsi", in spregio a qualsiasi comportamento dettato più che dalle norme etero-imposte dal buon senso.
E, quindi, auspichiamo riapertura, sia pure con moderazione e regole e, soprattutto, con il senso dell'autodisciplina.
A proposito delle riaperture scattate ieri, ho visto delle immagini in TV di gente rarefatta negli spazi aperti (nei dehors, come va di moda dire), seduta ai tavoli di un ristorante o a prendere un aperitivo.
Devo dire: immagini tristi e non liete, poiché tutto sembra innaturale, forzato.
I locali pubblici, soprattutto quelli della movida sono fatti per la ressa, la confusione, l'assembramento, e vivono di questi elementi, il rumore di sottofondo delle chiacchiere che crea una colonna sonora assieme all'acciottolio di stoviglie e al tintinnare delle posate, senso-percezioni che accrescono la consapevolezza dell'esser parte di un tutto.
La regolamentazione (necessaria) introduce un elemento di non naturalezza in queste consuetudini conviviali fuori da casa propria. Ma questi sono i tempi e questo è ciò che ci viene richiesto.
Io, personalmente, non avrei voglia di andare a prendere un aperitivo oppure di sedermi al ristorante, in una dimensione in cui tutto viene pesato e misurato.
Ma, probabilmente, non lo farei nemmeno se i pesi e le misure fossero del tutto aboliti. Sotto questo profilo, non sono un animale sociale, io.
Hanno aperto anche i cinema, con ingressi contingentati. E hanno fatto il pieno di gente, cinefili come me, che avevano una voglia spasmodica di grande schermo. In un cinema di una città del Nord - forse Milano (sì, Milano, il cinema Beltrade)- per celebrare l'evento della riapertura, hanno deciso di fare una sorta di super-matinée, con un primo spettacolo addirittura alle 6.00 del mattino, e l'iniziativa ha avuto un pieno successo, con l'arrivo di spettatori prenotati e di altri addirittura senza il booking online.
Sì, a cinema, invece, ci sarei tornato volentieri, anche perchè il cinema, per me, il più delle volte è qualcosa da gustare in solitudine, anche per non dovermi sobbarcare il fastidio di qualcuno che mi dà colpi sulla spalla o mi stringe il braccio, se per caso mi dovessi addormentare per qualche minuto.
Il cinema mi manca molto, sì.
La Sicilia è passata in arancione, si sì. Ma in realtà, la mia - la nostra - è una regione in bilico, dal momento che sono ancora molte (e, per giunta, in crescita) le zone rosse: interi territori comunali o provinciali, come è nel caso della provincia di Palermo.
Se si guarda la mappa della Sicilia con i diversi colori che la percorrono e la intersecano si potrà avere l'impressione di osservare una forma di gruviera.
Mi fa ridere il dibattito sul coprifuoco, questa specie di forsennato tiro della fune forsennato per spostare di un'ora (alle 23.00) l'inizio del coprifuoco. Per come i litiganti si accaniscono su questo punto sembra di essere davanti a questioni di vita o di morte di primaria importanza, quando le cose gravi sono ben altre. Chi non è assordato e accecato dal rumore mediatico di questi dibattiti, potrà guardarsi attorno, senza pregiudizi o filtri, e rendersi conto di ciò che veramente accade.
Tutti questi dibattiti, inoltre, a certi livelli sono utili, poiché distraggono l'attenzione da eventi tragici, su i quali è comodo stendere un velo di silenzio, evitando che nei canali ufficiali si apra un pubblico dibattito, come nel caso del barcone di migranti con 130 anime a bordo, affondato alcuni giorni fa: e nessun superstite.
Una tragedia che è passata nel silenzio generale (e colpevole) dei nostri governanti.
L'emergenza non più emergenza Covid è un grande coperchio che ha permesso di coprire tutte le questioni scomode sulle quali sarebbe stato necessario attivare un dibattito politico e pubblico.
I probleni sono risolti: non se ne parla più, quindi non esistono più.

E' davvero tragico, questo.

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14 aprile 2021 3 14 /04 /aprile /2021 10:29
I giardini pensili di Babilonia

Ecco un sogno piuttosto intenso...

Sono sul tetto di un edificio condominiale di molti piani
La superficie del tetto è davvero gigantesca, forse più grande di tre campi da calcio messi assieme (o forse anche di più), tanto per quantificare.
Questo superficie ha l'aspetto di un rigoglioso parco selvaggio, come se fossi nel bel mezzo dei giardini pensili di Babilonia [e questa è un'immagine ricorrente nei miei sogni].
Ci sono persino dei pini marittimi di grandi dimensioni  che si estendono verso l'alto con le loro maestose chiome ad ombrello ed altre essenze tipiche della macchia mediterranea, con rami che si intrecciano a formare un fitto tetto di verzura.
I rami si abbassano e gettano una fitta ombra, creando anche una cortina che impedisce di far spaziare lo sguardo sull'orizzonte lontano.
Ma, chinando un po' la testa e sbirciando tra le fronde, riesco a scorgere il mare, scintillante di sole.
E' una visione meravigliosa e rasserenante.
Più distante da me, in una zona in cui la superficie del giardino appare ondulata come se vi fossero delle dune e delle dolci collinette anch'esse ricoperte di crescita verdeggiante, vedo dei tipi che fanno delle evoluzioni sui quad e su altri veicoli da deserto tipo humvee o hummer. Scorrazzano avanti ed indietro facendo rombare i motori; utilizzando quelle dune, per fare anche dei salti acrobatici, schiantandosi ogni volta sulla soletta con le loro ruote possenti e artigliate.
Sono preoccupato, mentre li guardo.
Temo per la stabilità dell'edificio.
Infine, ciò che avevo temuto si avvera: senza alcun preavviso una parte del tetto collassa e, con un rombo cupo, implode verso il basso, come successe con le Twin Towers tanti anni fa, mentre una nuvola di polvere bianca ed accecante si leva verso il cielo, espandendosi ad inghiottire ogni cosa.
Quando la nebbia si dirada, vedo che là dove i veicoli scorrazzavano c'è soltanto un grande buco dai bordi frastagliati e nessuna traccia di viventi sopravvissuti.

Dissolvenza

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13 aprile 2021 2 13 /04 /aprile /2021 13:47
Dal gelataio in tempo di Covid (foto di Maurizio Crispi)

Dopo una breve permanenza di giochi in una piazzetta alberata dalle parti di via Pacinotti, abbiamo portato i bambini a mangiare un gelato.
C'è appunto un gelataio lì vicino, proprio accanto alla Chiesa di Sant'Ernesto.
Siamo in zona rossa, tuttora (in Sicilia i nuovi contagi galoppano gagliardi): quindi, solo e rigorosamente gelati da d'asporto. Ma come si fa a distinguere un gelato d'asporto da uno che non lo sia? Una bella domanda, davvero!
Si potrebbe pensare che i gelati (in forma di cono, o di brioche o di coppetta) vengano asportati nudi e crudi, visto che il più delle volte sono fatti per essere consumati all'istante, magari deambulando oppure intenti in peripatetiche attività.
Ed invece no! Perché essi siano considerabili da asporto devono essere ben impacchettati e confezionati, come se uno li dovesse portare sino a casa.
Un piccolo paradosso, visto che poi gli utenti si fermano a consumare subito fuori dalla gelateria, utilizzando le panche predisposte per i tempi non-Covid.
Qui, i clienti si fermano a spacchettare gli incarti per poi consumare.
Non sarebbe più semplice consegnare i gelati così come sono, lasciando che i clienti li mangino nei paraggi, senza tante complicazioni, visto che quasi nessuno intende portarseli sino a casa? In fondo, basta che siano in movimento mentre mangiano e che non facciano assembramento.
E invece no: perché i gelati possano essere considerati d'asporto, non è sufficienti che siano "asportati" da un cliente deambulante, ma lo devono anche dichiarare esplicitamente con il loro incarto: "Siamo dei gelati d'asporto".
Invece di una simile complicazione i maestri gelatai potrebbero attaccare ai gelati d'asporto senza incarto un cartellino che dice "Io sono un gelato da asporto": giusto per non dar luogo a fraintendimenti...
E questa regola riguarda anche alcune delle spregiudicate e golose essenze messe in evidenza in uno speciale settore del banco d'esposizione, gelati di grido - si potrebbe dire: come lo "Sputnik", il "Johnson&Johnson", il "Moderna", lo "Pfizer" e l'"AstraZeneca".
Tutti in fila a scegliere queste esotiche e avveniristiche essenze, dalla ricetta segretissima, rigorosamente in confezione da asporto...

 

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3 aprile 2021 6 03 /04 /aprile /2021 11:21
Un rudere dalle parti di Altavilla (foto di Maurizio)

Sono ad un grande raduno podistico, ma entro nel sogno solo nel momento in cui tutti i convenuti hanno completato le loro attività e stanno risalendo in auto per andare via.
Io stesso salgo in auto, accendo il motore e comincio a fare manovra nell'ampio piazzale adibito a parcheggio.
Un'auto con a bordo podisti bertuccianti ed eccitati per l'ennesima impresa podistica appena compiuta (li conosco, a quanto pare), mi taglia la strada e quando le traiettorie delle auto collidono si sente un rumore di lamiere distorte e di ferraglie.
Scontro! E' la mia macchina - a quanto sembra - la più danneggiata. Halleluiah!
Scendo per controllare: verifica con sorpresa che il muso della mia auto è cambiato, non c'è più traccia del vano motore e invece appare piatto come la parte frontale di auto da Formula Uno, basso e slanciato.
Sono interdetto e basito. Comunque, mi avvicino all'altra auto per discutere con gli investitori, quanto meno, e per accordarmi sul pagamento di eventuali danni, anche al di fuori delle garanzie assicurative per evitare il famoso malus che ci perseguita nella vita reale.
Loro mi guardano insolenti; il guidatore mi dice che, sì, mi darà qualcosa (sembra quasi che parli dell'elargizione di un'elemosina), ma poi sgommando se ne va, lasciando soltanto dietro di sè un sentore di gomma bruciata.
Ed io rimango con un pugno di mosche in mano, chiedendomi se e quando verrò rimborsato.
Intanto, cosa dovrò fare di questa mia auto parzialmente trasformata in auto da corsa?
Arriva uno che mi dice: "Dai! Non prendertela. Divertiti La vita è bella!".

" - replico io - il famoso bicchiere mezzo pieno!"

Dissolvenza

Mi ritrovo a casa, quella di via Lombardia.
E' tutta in dissesto, inspiegabile: come sei io stessi tornando dopo una lunga assenza.
Ci sono i miei due cani attuali, uno nero e uno bianco, ma c'è anche un gattino nero. Un nuovo ospite!
Le amabili bestie mi corrono incontro festosi.
A quanto pare sono stati lasciati liberi di scorrazzare per la casa, cosa che abitualmente non accade.
Il gattino, giovane ed intraprendente, si arrampica dovunque, facendo cadere alcune delle suppellettili che ancora si erano salvate dallo sfacelo generale.
La casa, in pratica, è stata trasformata in cantiere. ed in giro ci sono degli operai, alcuni dei quali stanno cercando di smontare una grande veranda, ma con grande imperizia: guardo con apprensione le loro maldestre manovre e penso che tutto quanto, da un momento all'altro, tutto potrebbe precipitare da basso.
Nella confusione generale mi accingo a dar da mangiare alle creature.
Predispongo della pasta e vado alla ricerca del tritato o della carne in scatola per cani.
Mentre rovisto nella dispensa uno degli operai aggiunge alle ciotole già mezze pronte un uovo crudo.
Mi arrabbio molto per questa interferenza e gli dico di smetterla.
Vabbè penso, darò il pastone con le uova crude ai due cani (sperando che l'avidina non gli impedisca di assimilare correttamente il cibo), mentre per il gattino che è più debole di stomaco, forse dovrò predisporre del latte.

Dissolvenza

 

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31 marzo 2021 3 31 /03 /marzo /2021 10:02
Putignano 2013 (forto di Maurizio Crispi)

Sono in una grande città antica, dove è in corso la festa dei suoi santi protettori.
Mi ritrovo a solcare a fatica la folla fitta che si accalca in una via contornata su ambedue i lati da alti palazzi medievali e rinascimentali.
L,assembramento è davvero immane, perché tutti si accalcano in processione dietro quattro enormi statue di santi benedicenti che vengono spinte e tirate affiancate, sì da occupare con la loro mole l'intera larghezza della strada, svettante sino ad oltre il primo piano degli edifici che la fiancheggiano.
Io cerco di divincolarmi, insinuandomi nei pertugi tra i corpi stretti come sardine e cercando di ignorare il lezzo di sudore, di panni non lavati bene e di eccitazione che da essi promana.
Ho con me la macchina fotografica.
Sono lì per realizzare un servizio e devo assolutamente raggiungere il fronte della processione per potere immortalare con i miei scatti i colossali simulacri sospinti in avanti.
E, alla fine, ce la faccio: e posso finalmente riprendere dal basso i volti barbuti dei quattro santi, impassibili e immobili, mentre la folla urlante sembra farli lievitare in alto, rendendoli ancora più più ieratici.
Poi, finalmente svincolato dalla calca, proseguo in avanti per attendere la testa della processione sul sagrato d'una grande cattedrale gotica, con torri, guglie, archi rampanti e gargolle prominenti.
Mi avvicino al grande nartece sul fronte della chiesa e qui c'è allestito un palco forse per le autorità e le personalità eminenti della cittadina. Davanti al palco, c'è un grande tavolo, con sopra libri, pergamene, rotoli di scritture antiche. E, attorno ad esso, distinguo chiaramente la regina Elisabetta con indosso la corona e il suo consorte, il Principe Filippo. Con sussiego, una guida illustra loro il contenuto delle pergamene e carpisco dei frammenti di conversazioni: il loro cicerone vuole mostrare loro delle fonti documentarie originali che rafforzano ulteriormente l'antichità della casata dei regnanti.

 

La regina Elisabetta e il Principe Filippo

Dopo aver esaminato le carte che sono loro sottoposte, il Principe Filippo ribatte che non si tratta di nulla di significativo, poiché sono soltanto delle fonti indirette.
Nel mentre, scatto foto su foto, avvalendomi dello zoom, con dei bei primi piani che andranno ad arricchire il mio archivio fotografico.
Poi mi allontano di qualche passo per potere fare anche delle inquadrature d'insieme e mi accorgo che sotto un porticato al cui riparo sono state allestite file di seggiole per gli spettatori convenuti c'è mia cugina L°°°°° e accanto a lei il cugino A°°°°.
Cerco di attirare l'attenzione di L°°°°° e le faccio cenno con le dita di guardare in direzione del palco. Guarda chi c'è! La Regina d'Inghilterra, nientemeno! E la invito a venire più vicino a me per poter guardare meglio.
Lei è titubante, non vuole lasciare la sua postazione. Ma poi si alza e mi raggiunge.
La faccio scrutare attraverso l'occhio del teleobiettivo.
E la corona impreziosita di gemme rifulgenti si vede benissimo.

Dissolvenza

Di primo acchito, mi viene da dire che questo sogno è un po' la summa di ciò che non si dovrebbe fare alla presenza di Sua Maestà Corona-Virus... ahahah
C'è la folla, anzi la calca, incurante di qualsiasi regola di distanziamento (che è proprio dei tempi della Pandemia).
C'è l'apoteosi dei corpi sudati e maleolenti. Ci sono le voci disarticolati delle persone in preda all'eccitazione mistica che parlano e gridano proiettando goccioline di saliva attorno a sè.
C'è la ressa e bisogna sguisciare di qua e di là per farsi strada.
C'è l'eccitazione di un evento pubblico di massa, nel quale solitamente - che esso sia sportivo o religioso o di cultura non fa differenza - le individualità dei singoli si perdono nel bagno di folla.
Ho sentito che a Barcellona è stato celebrato un concerto con pubblico per la prima volta dall'inizio della pandemia, con degli accorgimenti però, miranti a creare una sorta di "bolla" di sicurezza, quali l'esecuzione del tampone subito prima dell'ingresso nel luogo dell'evento (il cui costo era incluso nel prezzo del ticket), termoscanner, obbligatorio l'uso della mascherina, ingresso in sezioni separate con limite in ciascuna sezione del numero di partecipanti in modo tale da consentire l'opportuno distanziamento.
Ho sentito anche di un evento tipo rave che è stato realizzato in uno spazio all'aperto, dotando tutti i partecipanti di cuffia per l'ascolto della musica e dando loro l'opportunità di danzare - anche roteando come dervisci - ma senza contatti fisici con nessuno degli altri partecipanti.
Insomma, gli eventi pubblici, in attesa di tempi migliori, si stanno rimodulando, così da creare - pur nelle restrizioni - delle modalità alternative.
Secondo me il Calcio dovrà continuare così ancora per molto tempo, come anche bisognerà mantenere le restrizioni nei confronti dei grandi eventi podistici di massa: in entrambi questi casi, perchè non è tanto l'evento in sé a creare dei problemi quanto piuttosto le condizioni di sovraffollamento che si vengono a creare sia prima sia dopo.
Ed intanto le città (ed anche le periferie extraurbane) pullulano di diavoletti in motopattino elettrico, nei cui confronti non ho personalmente alcuna simpatia. I loro fruitori, imbambolati e mummificati a bordo di questi mezzucoli, mi sembrano tutti dei dementi, il più delle volte.
Mi chiedo: perché non usare una "sana" bicicletta all'antica che è gratis e che ti fa fare un buon esercizio fisico?
Boh, cose da decerebrati...
Intanto possiamo pregare i santi protettori e rivolgersi alle entità superiori e soprane a cui ciascuno crede di più perché la piaga del Covid passi presto o che si attenui: e alcuni per ottenere questo risultato hanno - notizia recente che viene ahimè dalla Sicilia - hanno deciso di percorrere la strada della falsificazione dei dati. Quasi un paradosso perché si tratta di una truffa senza beneficiari (oppure se questi avrebbero dovuto esserci, chi essi possano essere  allo stato attuale mi sfugge ancora).
Ma - io credo - non ci sono ne falsificazioni nè miracoli che potranno emendare le cose guaste (anche se l'aspettativa di riceverli - in molti - rimane forte, come è nel caso dell'"idolo" vaccino, considerato come la nostra ultima spiaggia), ma soltanto i comportamenti corretti potranno veramente fare la differenza: che attraverso la rinuncia a certe abitudini radicate del "prima" e alla rimodulazione di altre, assieme all'acquisizione di abitudini del tutto nuovo, potranno veramente salvarci.
Considerando anche, tuttavia, che ai tempi del Coronavirus una normalizzazione, intesa come il ritorno alle abitudini precedenti, non sarà possibile per molto, molto tempo ancora.

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21 marzo 2021 7 21 /03 /marzo /2021 09:32
Matteo Manfredini, I Giorni del Covid. Cronaca di una pandemia, Santelli Editore

  I giorni del Covid. Cronaca di una pandemia (Santelli Editore, 2020), saggio di Matteo Manfredini, giornalista e storico, nonchè esperto in questioni di politologia internazionale,  tenta di tracciare una mappa dell'evoluzione della Pandemia  da Sars-CoV 2 con cui siamo alle prese, da più di anno, in realtà molto di più perché, secondo le evidenze raccolte dall'autore il virus avrebbe preso a circolare sotto traccia sin dalla fine del 2019.
L'attenzione dell'autore si concentra dapprima sulla Cina e degli accadimenti nel lontano Oriente, prendendo in considerazione al tempo stesso i primi deboli passi dell'OMS e i suoi inspiegabili ritardi nell'emanare direttive efficaci e, successivamente, nel dichiarare lo stato di pandemia. E dalla sua narrazione si evince chiaramente che le decisioni prese o non prese a questo livello, ma anche da parte di altri organismi sovranazionali e nazionali, sino ad arrivare agli organi governativi in senso stretto, sono state spesso influenzate da considerazioni di opportunità politica e/o di sudditanza.
Seguendo il percorso del virus, passa poi ad esaminare quando accaduto in Europa e nel resto del mondo.
La scrittura di Manfredini si poggia su di una ricca documentazione, prevalentemente non cartacea, ma rinvenibile nel web (e ogni riferimento è rigorosamente citato nell'apparato di note a pie' di pagina).
Da quel che si comprende, si tratta di una documentazione oggettiva e non confutabile. All'autore, non interessa lanciare atti d'accusa, ma semplicemente tentare di trovare delle chiavi di lettura sui modi in cui si sono evoluti gli eventi nei principali paesi coinvolti.
La sua scrittura è efficace, soprattutto, perché dopo mesi di notizie frammentarie, divulgate nel quadro dell'allarmante "infodemia" che ha fatto da cornice esterna (spesso distorcente) e da "guscio" alla pandemia, era proprio ciò di cui si poteva sentir bisogno, almeno da parte di coloro che non si acconteno delle sbrigative e stereotipate notizie passate dai media, con l'utilizzo di parole "tormentoni" e di luoghi comuni: il tentativo, in altri termini, di tracciare una narrativa coerente e, se possibile anche problematizzante, sugli eventi dai quali siamo stati travolti.
Il racconto dell'Autore si ferma al luglio 2020, quando l'opera è andata in stampa. L'ultimo capitolo prende in considerazione alcuni temi aperti e problematici. Ma non vi è cenno ovviamente - nemmeno in termini di presentimento - degli sviluppi successivi, né tanto meno alla nascita delle varianti virali che hanno complicato il quadro, proprio in contemporanea all'arrivo dello strumento salvifico per eccellenza cioè il vaccino (nelle sue diverse forme farmaceutiche).
L'ho letto con profondo piacere, perché mi ha dato un quadro unitario ed articolato sul susseguirsi degli eventi a partire dall'origine della pandemia sino a tutta la prima metà del 2020.

Da leggere assieme al volume di Luca Ricolfi, La notte delle ninfee. Come si malgoverna un'epidemia (La Nave di Teseo, Collana i Fari, 2021): qui, l'autore, concentrandosi sullo scenario italiano espone con rigore e con il supporto di ragionamenti statistici su tutti gli errori commessi dal Governo italiano nell'affrontare la pandemia. Lo studio di Ricolfi si spinge più avanti, sin quasi alla fine del 2020. E, quindi, è un utile integrazione al saggio di Manfredini.

(Quarta di copertina) Dicembre 2019. Una misteriosa malattia comincia a propagarsi dai mercati di Wuhan arrivando a mettere in ginocchio il mondo intero: quest'inchiesta si propone di ricostruire la diffusione della pandemia dovuta al SARS-CoV-2 (più comunemente conosciuto come Coronavirus Covid-19), analizzando svariate fonti - documenti ufficiali, dichiarazioni governative, rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, articoli - per farle dialogare tra loro e informando chi si è trovato vittima di un'altra pandemia: quella dell'informazione eccessiva, l'infodemia. Perché il ruolo della circolazione delle informazioni, vere e false, è risultato decisivo. Fake news, errori involontari di comunicazione, confusione dovuta a incompetenza e paure, dibattiti poco limpidi tra scienziati sono spazzati via per dare un quadro più organizzato e preciso di tutta la situazione fino a fine luglio 2020, al termine della fase acuta in Italia ed Europa. Per rileggere gli avvenimenti con chiarezza e scrutare un futuro ancora difficile da decifrare.

Matteo Manfredini

L'Autore. Matteo Manfredini (1982),nato e cresciuto a Carpineti si è laureato in Scienze Politiche a Parma, nel 2006. Ha studiato in Francia, in Australia e in Germania e da 10 anni vive a Bruxelles, dove lavora alla Casa della Storia Europea, presso il Parlamento Europeo. Ha collaborato per alcuni anni con la rete televisiva belga TV Brussel, dove ha condotto una rubrica di cultura e arte. Da anni scrive su diverse testate locali. Appassionato d’Oriente viaggia spesso in Asia. Suona il banjo nel gruppo belga The Rolling Fork.

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18 marzo 2021 4 18 /03 /marzo /2021 07:23

«C'è sempre un dopo, adesso lo so. Almeno finché non moriamo. A quel punto, immagino che esisterà solamente un prima.»

Stephen King, Later

Le Parche nella rappresentazione di Fussli

Ho la mia età, su questo non c'è alcun dubbio.

Ma non ci penso, solitamente.

Interiormente mi sento ancora giovane.

Ma soprattutto invincibile e invulnerabile.

Mi sento in condizione di tirare la carretta da solo, con persone e parafernalia a bordo.

E ci sono anche i cani di cui occuparmi.

Nessuno che mi sostituisce e nessuno che mi possa sostituire.

Vado avanti, giorno dopo giorno.

Eppure ci sono eventi che capitano all'improvviso e che mi fanno ricredere.

Allora, in questi casi, mi sento in preda all'angoscia.

Penso al domani, ad un momento in cui non potrò farcela da solo, ma anche a quando non potrò più sbrigare le diverse faccende che gravano sulle mie spalle.

Se fossi inabilitato,  chi andrà a fare la spesa per me? Chi si occuperà di Gabriel, mentre mia moglie lavora? Chi farà passeggiare i cani?

Penso in queste circostanze a scenari terribili e cupi, specie in questi tempi di Covid.

Ieri mi sono azzoppato a causa di un improvviso strattone di Black che è un grosso bestione dotato di una forza micidiale: mi sono trovato sbilanciato in avanti e mi si è stirato il polpaccio. La conseguenza una contrattura dolorosa. Mi sono ritrovato zoppicante e parzialmente inabilitato per più di un giorno. Ma superata la fase acuta lo sono tuttora.

Nello stesso tempo, nella classe di Gabriel un bimbo, suo compagno, è risultato positivo al test. Conseguenza: tutta la classe in DAD per almeno 14 giorni, ma nello stesso tutti quelli della classe sono a rischio di contagio così come i loro familiari stretti.

Sabato, cioè a fine settimana, andremo tutti a fare il tampone rapido al Drive-in della Fiera del Mediterraneo.

Ma sapere questo non è sufficiente, poiché anche la minaccia incombente - per quanto lontana - di poter essere positivo al test oppure di cominciare all'improvviso a presentare i sintomi del Covid, hanno provocato in me una prorompente angoscia.

La mia ipocondria di base fa il resto e apre scenari mentali davvero inquietanti e insostenibili.

Come se fossi sull'orlo della fossa e nella necessità di dovere cominciare a congedarmi da tutto e da tutti.

E non si è mai pronti a questo.

E intanto, uno dei meccanismi che ci consente di mantenerci fluttuanti nell'incertezza è il pensare che certe cose ancora in sospeso si potranno fare dopo, più tardi, ...later...
Anche se poi non è così, perchè la dura realtà é che, prima o poi, arriva l'improvvisa cesura, quando le Parche tagliano definitivamente il filo della tua vita. E a quel punto non ci sono contrattazioni possibili. Non c'è più tempo...

Stephen King, Later

Stephen King, Later (nella traduzione di Luca Briasco), Sperling&Kupfer, 2021

Ambientate nel secondo decennio del 2000, le vicende raccontate in questo romanzo breve di Stephen King, hanno come protagonista James "Jamie" Conklin, un ragazzo che vive con la madre single, Tia Conklin, a New York.
Jamie ha la capacità di vedere e parlare con i morti ed essi sono obbligati a dire sempre la verità a tutte le domande del ragazzo (l'unica persona che sa del suo potere è sua madre). Jamie ha anche uno zio di nome Harry, che vive in una casa di cura a causa della malattia di Alzheimer a esordio precoce.
Indubbiamente, il romanzo di Stephen King contiene una profonda riflessione sul "dopo" che ci attende e sull'aldilà, pur affrontata attraverso la lente del genere horror e del "pulp". 
Ecco come Stephen King esplora il tema del "dopo" nel romanzo:
Innanzitutto vi è il "dopo" immediato. Il titolo stesso gioca sulla parola "dopo" (later). Jamie, il protagonista, scopre che esiste un brevissimo intervallo di tempo subito dopo la morte in cui lo spirito rimane legato al mondo fisico. In questa fase, i defunti non possono mentire, suggerendo ciò che la morte spogli l'essere umano dalle sovrastrutture e dai segreti terreni.
In secondo luogo, la natura dell'aldilà. King non descrive un aldilà religioso tradizionale (come paradiso o inferno), ma piuttosto come uno stato transitorio e potenzialmente inquietante. Gli spiriti appaiono con le ferite subite al momento del decesso e svaniscono gradualmente, diventando sempre più simili a echi sbiaditi della loro vita precedente.


(Risvolto)  "Solo i morti non hanno segreti". Jamie Conklin ha proprio l'aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l'agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo.

Later è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo - come sempre - pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell'infanzia e della perdita dell'innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere. Con un tocco di affettuosa ironia nei confronti dell'operoso mondo che ruota attorno a un grande autore.

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16 marzo 2021 2 16 /03 /marzo /2021 07:45
Un funerale d'altri tempi

Ho sognato che partecipavo ad un funerale.
Mi ritrovavo con persone che non vedevo da diverso tempo.
Altre le riscoprivo con piacere, ma nello stesso tempo - cosa poco appropriata al contesto - sentivo una certa attrazione nei confronti di alcune delle donne presenti.
C'erano di mezzo anche dei libri che ricercavo, ma che, da tempo, non riuscivo a trovare. Altri li avevo con me e poi li smarrivo.
Poi mi ritrovavo in una via fiancheggiata da alte ed imponenti magnolie e i rami delle loro chiome si intrecciavano tra di loro in alto formando una vera e propria cupola di impenetrabile verzura Erano davvero imponenti, con le radici pensili che scendevano verso il suolo in un movimento solitamente impercettibile ma qui a me ma visibile ad occhio nudo, in un modo tale da rendere l'aria intorno vibrante.
La via senza auto del tutto era transennata, forse per facilitare il passaggio del carro funebre o forse anche delle ambulanze, non so.

Il giorno prima ero andato a comprare delle frutta dal fruttarolo-verdumaio che, con il suo camioncino, sta parcheggiato davanti alla chiesa di Regina Pacis. Era in corso un funerale e c'era un sacco di gente in attesa. Chi sa chi è morto, ho pensato. Sarà uno che in vita è stato importante oppure uno a cui molti hanno voluto bene. Oppure entrambe le cose: una, in effetti, non esclude l'altra. E c'erano davvero tante persone, tutti vestiti in maniera appropriata, tutti in scuro, tutti con la mascherina indossata correttamente, tutti in attesa. Molti in silenzio, altri parlottavano tra loro.
Il feretro era ancora all'interno del carro funebre.
Forse aspettavano che venisse data indicazione per portarlo a spalle all'interno della chiesa per la funzione.
Ho notato che erano molte le presenze femminili, in maggioranza rispetto agli uomini. E molte delle donne mi sembravvano attraente, fasciate nelle loro calze nere, anche se incappottate con foulard sulla chioma e mascherate.
La folla sembra cospicua e occupava tutta la piazzetta, ma probabilmente era gonfiata a dismisura dalla regola del distanziamento.
Il funerale non mi riguardava, ma in questi tempi grami, l'ho sentito comunque come un momento importante di socializzazione e ho provato una punta di esclusione. Avrei voluto essere in mezzo a quella folla e sentirmi parte di quella comunità, magari scambiando qualche parola con gli altri astanti.
Ho fatto la mia spesa e me ne sono andato.
Ho notato anche - prima di andar via - che in alcuni locali della parrocchia è stata collocata (forse per via del Covid) una succursale della vicina scuola pubblica Niccolò Garzilli.
Tre diversi i momenti mescolati tra loro, la morte e i mesti addii, la gioiosità dell'infanzia e il commercio... tutto compenetrato in un nodo indissolubile.
C'è un tempo per vivere, e c'è un tempo per morire.

Tempo di funerale
Funus

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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