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16 febbraio 2022 3 16 /02 /febbraio /2022 11:22
Cacca di cane spiaccicata da una ruota (foto di Maurizio Crispi)

Oggi, quando sono uscito a fare passeggiate i cani, c’era uno spazzino (oggi dicesi operatore ecologico) che insolitamente spazzava la via. Di questi tempi, nella zona dove abito, forse perchè si avvicina il tempo delle elezioni amministrative, c'è tutto un insolito fervore di pulizie.
Lo spazzino mi ha riservato uno sguardo occhiuto e malevolo. Forse ha pensato che io fossi il tipo di padrone di cani che abbandona in giro la merda delle sue bestioline.
Manco a farlo apposta La Flash si è accovacciata per azionare nel modo più consono il suo torchio addominale… e l’ha fatta proprio sotto gli occhi e il naso dello spazzino, che si è fatto vieppiù occhiuto e sospettoso.
Considerando le delittuose azioni (ed omissioni) di molti proprietari di cani, tutti quelli che hanno dei cani al passeggio sono dei potenziali criminali e come tali vengono guardati (sino a prova contraria...).
Io, proprio per questo motivo, mi sono esibito - a suo beneficio - in una plateale performance di nettoyage della merda appena deposta è ancora fumante…
Ed è così che è andata.
Poi, più avanti, nel corso della passeggiata, mi sono imbattuto in una stratosferica cacata (ovviamente di cane), appena spiaccicata dalla ruota d'una moto. L'impronta del copertone vi era rimasta ben impressa.

Già, perchè sono tanti i padroni di cani sprezzanti che non raccolgono la lacacca dei propri cani oppure - il che esprime una forma di sprezzo ancora maggiore - la raccolgono nell'apposito sacchetto per poi lasciare il sacchetto pieno e ben chiuso per terra.

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9 febbraio 2022 3 09 /02 /febbraio /2022 12:15
Monopattini elettrici, di cui uno abbattuto (foto di Maurizio Crispi)

Un tempo esistevano i monopattini a spinta
Ve li ricordate?
In questi tempi di Covid
e monopattini elettrici
che sfrecciano per le vie e sui marciapiedi,
creando non pochi problemi,
nessuno forse ci pensa più

Erano belli quei monopattini a spinta
Io, per esempio, da piccolo
ne avevo uno tutto di legno
E mi piaceva tantissimo
Poi, per un breve periodo,
vennero di moda
quelli pieghevoli e trasportabili
Bellissimi!
Eravamo all'inizio del primo decennio
del nuovo secolo
Ne comprai uno per me e uno per mio figlio
Oltre che pieghevoli, erano telescopici
per cui un unico formato
soddisfaceva tutti
Fatti in lega leggera,
erano anche facilmente trasportabili
Presi ad usarli per accompagnare mio figlio a scuola
ciascuno sul suo monopattino
Era una bella fatica,
eppure - come tutte le cose che,
per usarle, bisogna sudare -
dava soddisfazione e tonificava
Mio figlio non ne fu mai
un grande entusiasta
Troppa fatica per lui, troppo sudore
I due monopattini caddero presto in disuso
forse sono ancora lì nel mio garage
tra le cose vecchie del tempo che fu

 

Oggi mi sono rivisto,
con commozione

C'era un papà in monopattino a spinta
che arrancava
e accanto a lui una bimbetta,

alta quanto un soldo di cacio,
sul suo monopattino piccolino
e zainetto in spalle
La bimba era proprio piccina
Eppure, seguiva con meticolosità
le indicazioni di papà
E anche lei arrancava,
ma non demordeva
Ci metteva tutto il suo orgoglio
e sono sicuro che fosse fiera
di questa grande prova
che stava facendo
assieme al suo babbo
Ah! E dirò anche
che ambedue erano dotati
di caschetto protettivo
per viaggiare in sicurezza
Si fa così per insegnare ai propri figli
un modo diverso di muoversi nella città
Dandogli una bici (senza pedalata assistita)
o un monopattino a spinta
non certamente i trabiccoli elettrici
di questa nostra epoca

 

Nella foto di Maurizio Crispi, due monopattini elettrici abbandonati, di cui uno abbatté (o è stato abbattuto)
Palermo, 9 febbraio 2022

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5 febbraio 2022 6 05 /02 /febbraio /2022 07:51
Ciocco in fiamme nel camino di Piano Aci (foto di Maurizio Crispi)

All’improvviso,
occhi aperti, sbarrati nella notte
Respiro in pausa
spezzato
Inspirazione
Esalazione
Pausa
E poi di nuovo
Sensazione che l’aria sia stretta
Prendo tra le mani un libro
Leggo, sforzandomi di regolarizzare il respiro
Ma se uno pensa ad una cosa
che di solito si fa in automatico
tutto s’incasina,
come nel famoso racconto di Saki,
sull’imponente barba di uno
a cui viene chiesto
se, durante il sonno,
usasse tenere la sua bella barba
sopra o sotto le coltri.
E quello che, alla questione,
non ci aveva mai pensato prima
fini con il trascorrere
una notte del tutto insonne,
barba fuori,
barba dentro,
dentro, fuori,
sino a non poterne più
di quella barba
e a tagliarsela via la mattina
in un impeto di rabbia
Comunque, leggo e respiro
Leggo e respiro
Sento un nodo alla bocca dello stomaco
e cerco di scioglierlo respirando
Allungo e fletto le gambe
tutto avvolto in una leggera coperta di pile,
come in un bozzolo

Poi, la mia mente deraglia
in un caleidoscopio di immagini
E mi addormento
Dormo, sognando, forse
Poi, all’improvviso,
un lampo bianco
attraversa il mio cervello
e passa davanti ai miei occhi chiusi,
le palpebre appesantite, serrate
Un crampo violento al polpaccio,
dolore lancinante,
mi risveglia
Reagisco prontamente,
allungando con progressione
il muscolo impazzito

Respiro di nuovo, concentrato,
Inspirazione,
esalazione,
pausa
Ancora quella maledetta pausa!

Imparerò mai?

(Piano Aci, 5 febbraio 2022)

 

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3 febbraio 2022 4 03 /02 /febbraio /2022 08:30
Ponte dell’Ammiraglio, Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Onestamente devo dire che, a mia memoria, non credo di essermi mai fermato da “turista” al Ponte dell’Ammiraglio e di averlo sempre guardato di passaggio.
Siccome ci troviamo a passare sempre di là di recente, per evitare il transito complicato dal Ponte Corleone e siccome, ogni volta che ci è sfilato accanto, ho sempre cercato di attrarre l’attenzione di mio figlio su di esso e di polarizzare la sua attenzione, oggi Gabriel mi ha chiesto di fermarci per poterci dare un’occhiata ravvicinata, per annusarlo e toccarlo, per così dire.
Sono stato ben contento di esaudire il desiderio di Gabriel.
Camminando su quell’antico - quasi millenario - selciato di pietre, tastando quei conci di arenaria, guardando gli archi acuti via via più alti, impreziositi da altri più bassi, inseriti ad arte per alleggerire la pressione dell’acqua che un tempo vi fluiva sotto, si può sentire aleggiare attorno la storia, se ne può quasi percepire il profumo, si possono immaginare i gesti ordinari e straordinari di coloro che sul ponte passarono, si può persino immaginare l’infuriare della battaglia che i Mille di Garibaldi vi combatterono.

Con Gabriel abbiamo percorso il ponte da un capo all'altro, ci siamo affacciati al parapetto, siamo scesi nel fossato che contorna il ponte, siamo entrati sotto gli archi sotto i quali - un tempo - chiocchiolava l'acqua del fiume Oreto, e, infine, ho detto a Gabriel di percorrere di corsa la distanza dall'inizio del ponte al punto sommitale e ritorno, in modo tale che potessi cronometrare la sua prestazione.
Gabriel, non contento, si è arrampicato come Spiderman sul muro perimetrale del fossato ed é poi è balzato giù con elasticità, grazie alle competenze acquisite con la pratica dell’arrampicata sportiva.
Poi è arrivato il tempo di andare.
Allontanandoci, ho detto a Gabriel: “Ci torneremo ancora”.


 

Ponte dell’Ammiraglio, Palermo (foto di Maurizio Crispi)

(Wiki, con una mia interpolazione) Il ponte dell'Ammiraglio è un ponte a dodici arcate di epoca gotica visibile dall'attuale corso dei Mille a Palermo, e dal 2015 è Patrimonio dell'umanità protetto dall'Unesco.
Fu completato intorno al 1131 per volere di Giorgio d'Antiochia, ammiraglio del re Ruggero II di Sicilia, un anno dopo la nascita del Regno di Sicilia, per collegare la città (divenuta capitale) ai giardini posti al di là del fiume Oreto. Rappresenta per la vasta piazza, denominata Scaffa, un monumento simbolo del collegamento tra il centro della città e la zona periferica Brancaccio.
L'uso degli archi molto acuti caratteristici permetteva al ponte di sopportare carichi elevatissimi; interessante anche l'apertura d'archi minori tra le spalle di quelli grandi per alleggerire la struttura e la pressione del fiume sottostante. Il ponte infatti resistette senza problemi persino alla terribile Alluvione di Palermo del febbraio 1931.
Il 27 maggio dell'anno 1860, nel corso della spedizione dei Mille, Garibaldi proprio su questo ponte e nella vicina via di Porta Termini si scontrò con le truppe dei Borboni, lì schierate perché il ponte era un ingresso nella città per chi veniva da mezzogiorno: Garibaldi proveniva infatti dal Monte Grifone, e precisamente dalla frazione di Gibilrossa. Lo scontro al ponte dell'Ammiraglio provocò l'insurrezione di Palermo.
Ora sotto gli archi del ponte normanno non scorre più il fiume, dopo che il suo corso fu deviato a causa dei suoi continui straripamenti. Questo ha anche consentito l'allargamento del Corso dei Mille. Sotto il ponte dell'Ammiraglio oggi si trova un giardino, con attorno viali alberati, agavi e altre varietà di piante grasse. Il ponte appare in tutta la sua bellezza, poiché in corso di restauro il terreno adiacente venne scavato per riportare il po te all’assetto originario visto che dopo la deviazione delle acque del fiume Oreto si era progressivamente interrato: oggi lo si può ammirare in tutta la sua bellezza incastonato in una nicchia di terreno ribassata di circa un metro e mezzo rispetto al piano circostante di Piazza Scaffa. Sarebbe molto bello trasformare questa depressione in un bacino d’acqua, sì da fare apparire il ponte che quasi sorge dall’acqua e vi si specchia.
Il ponte ha ottenuto un incremento di presenze turistiche con l'inaugurazione del tram di Palermo: infatti il ponte con la piazza omonima sono divenuti una delle principali fermate del percorso della linea 1.
Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell'umanità (UNESCO) nell'ambito dell'"itinerario Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale
".

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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1 febbraio 2022 2 01 /02 /febbraio /2022 08:50

Fu vento o fu tuono?
Sono stato svegliato da un rombo,
nel silenzio della notte
Ho pensato che - fosse stato vento -
quella raffica avrebbe potuto lacerare
il telo della tenda da sole
ancora aperto,
per via della mia indolenza
e sono andato a verificare, ciabattando

Niente vento, ma pioveva e pioveva,
a grossi goccioloni fitti,
e brontolava il tuono
Appurato ciò,
me ne sono tornato a letto

Ma, niente, il sonno tardava a tornare
e allora, nel buio, ho preso ad ascoltare
un raccolta di composizioni
del grande Maestro Morricone

Forse, poi, il sonno è arrivato,
non so
In ogni caso, al sonno che stentava,
io cullato da quelle note,
non ci ho pensato più

Sveglio o dormiente che fossi
c'era la musica che mi confortava
e che, riempendo il silenzio,
mi raccontava storie

 

Ennio Morricone, Murale di Andrea Buglisi

 


___________________________________________________
A Bagheria, nell'ottobre 2020, nell’ambito della riqualificazione di un quartiere cittadino, è stato inaugurato un gigantesco murale, opera del pittore di Street Art Andrea Buglisi, e patrocinato dal Rotary Club Bagheria.
Vi è ritratto il grande maestro Ennio Morricone, cittadino onorario di Bagheria, che, poggiando l’indice di traverso sulle labbra, invita al silenzio per dare spazio alla musica.
Sullo sfondo campeggia anche un’immagine di un altro grande maestro, icona del cinema italiano, il bagherese Giuseppe Tornatore le cui pellicole, come si sa, sono impreziosite dalle colonne sonore di Morricone.
Sin dal suo primo apparire il murale ha suscitato polemiche che non si sono del tutto smorzate. In tanti hanno visto in quell’immagine intimante il silenzio nella via Roccaforte, a “cento passi” da quello che fu uno dei nascondigli del boss Bernardo Provenzano, ospite in casa della mamma del mafioso, poi pentito, Sergio Flamia, il retaggio di un atteggiamento omertoso tipico di Bagheria, luogo di mafia in passato tristemente famoso.
E da più parti si è detto che si sarebbe potuto omaggiare diversamente Morricone, magari con una delle tante immagini scattate nel giorno in cui 14 anni fa gli fu conferita la cittadinanza onoraria di Bagheria.

(Da lasicilia.it)

Una preoccupazione eccessiva quella espressa da alcuni, come riportato dall'estensore dell'articolo: da quando, passando casualmente da quel luogo di Bagheria, ho preso ad ammirare il gigantesco murale, non mi è mai passato per la mente che quel dito esortante al silenzio, potesse inneggiare all'omertà mafiosa.

 

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26 gennaio 2022 3 26 /01 /gennaio /2022 10:20
Desolation Row (foto di Maurizio Crispi)

Oggi, come ogni martedì e giovedì, siamo partiti da Corso Calatafimi dove mio figlio Gabriel frequenta il corso di climbing, presso la Caserma CIRO SCIANNA.
Da quando il passaggio sul ponte Corleone si è fatto più complicato io - solitamente - preferisco prendere la via del mare oppure passare da via Oreto per immettermi sull’autostrada in direzione Bagheria: ambedue i percorsi pedalabili e senza grossi ingorghi.
Questa volta Gabriel mi dice:  “Dai, dai, prendiamo dal ponte Corleone, traffico non c’è n’è!”.
Io: “Ma non se ne parla nemmeno! Non voglio stare fermo nell’ingorgo!”
Gabriel: “Io voglio fare quella strada!” (E mentre così dice s’imbroncia tutto).
Io: “Ed io no! Certo per te è comodo! Tanto se incappiamo nell’ingorgo tu ti puoi distrarre, puoi giocare, dormire, leggere ed invece io dovrei starmene tutto il tempo [come un crasto - lo penso, ma non lo dico] al volante!”
Dopo questo scambio, silenzio per un po’.
Al momento di tirare dritto verso Piazza Indipendenza, decido repentinamente di svoltare per viale della Regione Siciliana in direzione del famigerato ponte.
Perché? Voi direte per un improvviso ed irrefrenabile bisogno masochistico! Ed invece no! E allora cosa mi ha spinto?
Ho pensato di cedere alla richiesta irragionevole di Gabriel per mostrargli che quando mi chiede qualcosa non sono sempre quello che dice “no!”, insomma!
E ci dirigiamo verso il ponte…

Penso tra me e me: magari la strada è libera! Non si può mai sapere! Dopotutto, è dalla fine di dicembre che non lo attraverso… da quando, cioè, hanno introdotto nuove - stringenti - regole.
Dico a Gabriel: “Hai visto? Ho deciso di seguire il tuo consiglio… ma se troviamo l’ingorgo, non dovrai chiedermi più di fare questa strada!”.
Vabbé - dice lui - se c’è l’ingorgo e avremo da aspettare, almeno potremo stare a chiacchierare!
(Molto ottimista il ragazzo! mA anche apprezzabile che abbia espresso questo pensiero)
E i guai arrivano quasi subito, senza farsi attendere…

 

Traffico sul ponte Corleone, a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Muro di automobili e di camion e di autotreni che si muovono a passo di lumaca verso la strettoia che è stato posta un paio di centinaia di metri prima del Baby Luna. Non c’è alcuna via di fuga, nessuna scappatoia.
“Ora dobbiamo soffrire - gli dico - Hai visto? Cosa ti avevo detto? Questo muro di auto è la prova più evidente che avevo ragione io nel non voler fare questa strada!”.
Gabriel: “Scusa, papà! La prossima volta non te lo chiedo più!” […pentimento tardivo!]
Io: “Dai, dai, visto che siamo fermi, facciamoci una foto!”.
Primo scatto: e Gabriel è accigliato, come lo sono io, sel resto.
“Noooo! Così mutriato non va bene!
Dai proviamoci ancora, ma dobbiamo essere sorridenti… dai, dai, sbrighiamoci se no i poliziotti in macchina davanti a noi si accorgono che stiamo facendo la foto e ci arrestano!”.
[Unica soddisfazione è che anche quei poveri poliziotti sono bloccati nel mega- ingorgo, da cui non potrebbe passare in caso di urgenza nemmeno uno spillo]
E, finalmente, riusciamo a fare una foto tutti sorridenti, quasi raggianti…
Ne usciremo fuori, a passo di lumaca.
A picca a picca…
Il passaggio dal Ponte Corleone, da anni a rischio di crollo, rimane un’autentica impresa ed é davvero una vergogna che la principale via di uscita da Palermo ed anche di transito per Catania e Messina debba debba essere in questo stato che é una dichiarazione di impotenza, incapacità ed inettitudine di chi ci governa, dall’amministrazione comunale a quella regionale. Occorrerebbero provvedimenti straordinari e di lungo termine ed invece tutto quello che noi cittadini abbiamo ottenuto è il caos eletto a condizione di quotidiana ordinarietà.

E rimaniamo pertanto in attesa, di soluzione provvisoria in provvisoria, del disastro annunciato.

Foto di Maurizio Crispi

 

A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
A passo di lumaca, ce la faremo, ovvero “a picca a picca”…
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19 gennaio 2022 3 19 /01 /gennaio /2022 19:32
Natale è andato via (foto di Maurizio Crispi)

Gennaio volge al termine, ormai
Come sempre, sta volando via veloce,

come le renne del Natale
Se i mesi passano, tuttavia,  la pandemia resta

Ed è questo il terzo inverno del nostro scontento
Sembra ormai così lontano il tempo
in cui a febbraio 2020 si cominciava a parlare
di casi di un'infezione respiratoria nella lontana Cina
Molti hanno pensato che la cosa non li riguardava
Epppure il virus era già tra noi,
girava silenzioso ed invisibile
Poi, hanno cominciato a manifestarsi
i primi casi, da noi, in Europa
e nel resto del mondo
E, ancora, alcuni pensavano:
non sarà nulla di più d'una banale influenza!
Eppure gli ospedali erano sempre di più intasati
e la gente moriva, spesso da sola e senza alcun conforto
da parte dei viventi
E' passata la prima onda
Poi è arrivata la seconda
e poi la terza che si è manifestata
quando già erano disponibili i vaccini
Decremento dei casi, grande euforia,
cuorcontenti e tutti giù per terra
Ed è arrivata la quarta ondata,
che è quella che stiamo vivendo adesso,
malgrado i  vaccini
Anche i vaxinati si infettano
(pensiero che era stato respinto dagli euforici del vaccino)
e si ammalano
(anche se forse in maniera più lieve)

Ma anche i covidati non sono immuni dalla recidiva
Siamo stati afflitti da una ridda di varianti,
una appresso all'altra,
ed altre forse se ne annunciano
meno aggressive, più aggressive,
più letali, meno letali
non si sa
Tutto e il contrario di tutto
Si procede a tentoni
Il fatto vero è che, quando andammo al primo lockdown,
pensammo che sarebbe stata una cosa di poco tempo
e, invece, siamo ancora qui
Ne avremo per molto tempo ancora?
Non si sa!
Intanto, siamo afflitti da ben altri problemi
che ci arrivano addosso come treni espresso
senza che nessuno faccia nulla per arginarli
come il pazzesco rincaro delle bollette delle utenze
o del costo della vita
o il promesso rincaro del canone RAI
e, non ultimo fatto di cui preoccuparsi, per noi italiani
un'elezione problematica del nuovo Presidente

Vorrei scendere da questo autobus che comincia a starmi stretto,
ma penso che dovrò viaggiarci ancora a lungo

E sono sempre in tanti, in troppi,
a morire
per Covid e non per Covid,

amici cari
punti di riferimento negli anni passati
Scompaiono per sempre,
lasciando solo un ricordo

Persone che sino ad ieri c'erano
e che oggi, quando ti svegli al mattino,
scopri che non ci sono più

E allora per cacciare via la tristezza
lanciamoci tutti in una conga
longa longa e,alla fine,
stremati, tutti giù per terra

per non pensarci proprio più

Il topo mattacchione... Potrebbe essere l'idea per una favoletta morale di Esopo in tempi di Covid

Il topo mattacchione... Potrebbe essere l'idea per una favoletta morale di Esopo in tempi di Covid

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13 gennaio 2022 4 13 /01 /gennaio /2022 11:02
I miei cani (foto di Maurizio Crispi)

Non c'è davvero limite alla capacità creativa dei sogni

Questa notte ho sognato che, dovendo uscire di casa,
lasciavo i miei cani dentro, dietro la porta
Mi giravo per andarmene ed eccoli lì,
ambedue,
sul pianerottolo, festanti
e pronti per uscire
Dubitavo allora di me stesso
Ma li ho appena chiusi dentro!, mi son detto
Riaprivo la porta,
ed eccoli lì festanti
per il mio ravvedimento e la mia decisione di portarli con me
I cani originari e il loro duplicati


Li rinchiudevo tutti quanti in casa e mi accingevo ad andare
per svolgere le mie varie incombonze

 

Ed eccoli di nuovo lì sul pianerottolo,
scodinzolanti e festanti, intenti ad inscenare
una danza di giubilo tra le mie gambe
Mannaggia, mi sono di nuovo confuso!
mi son detto
I due birbanti li ho lasciati fuori,
anziché rinchiuderli dentro
Riaprivo di nuovo la porta
per cacciarli dentro
ed invece no!
Dentro c'erano già quattro cani,
due Black e due Flash
Quelli sul pianerottolo erano altre due copie conformi
dell'uno e dell'altra
Di nuovo mi riaffannavo a ricacciarli tutti dentro

 

Chiudevo la porta,
Ce l'ho fatta!, mi scappava
un'affermazione di giubilo
Adesso posso proprio andare!, sospiravo poi
Ma eccoli lì i due cani, come se nulla fosse successo
Altri due cani, altre due copie conformi
Ma così non c'è la farò più,
se i miei due cani continueranno a moltiplicarsi
senza limiti!

 

E così decidevo di portare con me
le due ultime copie conformi,
mentre gli altri sei me li lasciavo alle spalle
Risolverò più tardi il problema, pensavo
Ma come dovrò fare, in futuro,
se adesso i miei due cani
hanno imparato a replicarsi all'infinito?

 

Forse dovrei inventare un vaccino
per impedirne la clonazione illimitata

 

E se venissero fuori delle mutazioni aberranti?
 

Brrrrr! Non ci voglio nemmeno pensare!

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10 gennaio 2022 1 10 /01 /gennaio /2022 12:14
La Scala dei Turchi imbrattata dai vandali_2022_dal web

Dopo un lungo viaggio,
sono arrivato, assieme ad una comitiva di altre persone,
tutte a me sconosciute,
sino ad una grande spiaggia di sabbia bianchissima

Questo luogo offriva alla vista uno spettacolo strabiliante
Il mare era di un azzurro portentoso,
del pari il cielo sovrastante,
l'aria immota, senza una bava di vento
Ma la cosa più incredibile che riempì
tutti noi d'attonito stupore
era il fatto che la spiaggia fosse percorsa
in lungo e in largo
da enormi elefanti,
o, forse, considerandone le immani proporzioni,
si trattava di mammouth
Le enormi bestie
caracollavano spensierate sulla spiaggia,
affondando con le zampe
nella sabbia
che sembrava possedere la consistenza della neve fresca
La spiaggia vasta, lunga a perdita d'occhio
e larga, aveva un suo limite naturale,
dato da una linea ferrata
che correva su di un'imponente massicciata di pietre
di proporzioni ciclopiche,
tanto da apparire come una grande muraglia
delle scale, fatte di irregolari gradini,
consentivano di passare dall'altro lato e di avvicinarsi alla riva
E, così, noi facemmo

Arrivavamo nei pressi del mare
e ci accomodiamo sulla battigia,
pronti a fare un picnic con tutte le regole
Qualcuno aveva anche portato una grande tovaglia
a scacchi bianchi e rossi
altri delle stoviglie e dei bicchieri di plastica,
contenuti in un grande cesto di vimini,
altri delle provviste e delle bottiglie di vino
Tutto veniva disposto sulla tovaglia
e si cominciava a gozzovigliare
Io mi allontanavo dal gruppo festante
per ritrovarmi a camminare, da solo, sulla sabbia
laddove prima scorrazzavano i mammouth
Sprofondavo sino a metà coscia nella sabbia,
procedendo a fatica, dunque
Benchè cedevole,
la sabbia non era insidiosa
non c'era risucchio in fondo
e, quindi, potevo stare tranquillo
Ogni tanto m'imbattevo nell'orma profonda
lasciata da uno dei mammouth di prima
e si trattava ogni volta d'una voragine
con il diametro di una colonna
Ero davvero impressionato
Dopo il picnic decidevamo di spostarci altrove,
sempre lungo la spiaggia

Giungievamo ad una zona di costa rocciosa
che aveva l'aspetto di una cava di pietra
successivamente invasa dalle acque
Si presentava, dunque, come una zona lagunare
delimitata da grossi massi squadrati
che formavano come dei terrazzamenti
M'inerpicavo su di essi, esplorando,
e rimanevo estasiato dalla bellezza di ciò che vedevo
Il mare lontano, azzurrissimo,
oltre la linea delle rocce,
i massi squadrati d'un bianco abbacinante
Avrei volute scattare delle foto,
per documentare la meraviglia
Mi accorgev con disappunto, tuttavia,
di non avere con me la macchina fotografica reflex
ma soltanto uno smart phone
Cercavo di scattare comunque delle foto, per sopperire,
anche se ero ben consapevole che non sarebbero stati scatti della stessa qualità
Mi inerpicavo cercando dei punti di ripresa favorevoli
Scalavo alcuni enormi massi
e, arrivato in cima, scoprivo di avere le vertigini
Temendo di cadere giù mentre scattavo le foto,
fui costretto ad accovacciarmi
per reprimere il senso di paura

 

Intanto, arriva nella laguna un'imbarcazione,
un burchio dipinto a vivaci colori
come le barche dei pescatori siciliani,
ma a prora vi sono disegnati con perizia
due occhi che guatano
come se l'imbarcazione fosse un'essere vivente
E viene tirata in secco
da pescatori vestiti con abiti tradizionali,
quasi fossero usciti da un romanzo di Verga
A forza di braccia e con ritmate incitazioni
il burchio viene issato a riva, all'asciutto e puntellato
Io fotografo ogni momento
Il mio dito fa scattare con frenesia
l'otturatore per ottenere una minuziosa sequenza
Alla fine tutti i figuranti si mettono in posa
per favorirmi per un ultimo scatto corale
E poi, in una spontanea coreografia,
si mettono tutti a ballare una tarantella
scatenata
tra rumore di nacchere tammorra e mandolini
(dissolvenza)

Palermo, 10 gennaio 2022

 

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3 gennaio 2022 1 03 /01 /gennaio /2022 17:54
Uovo cosmico

Primo dell’anno andato
secondo giorno dell’anno,
del pari andato

 

Terza notte, un sogno
Nel Servizio di cui ero responsabile
Molta confusione, andirivieni
Uno squillare continuo di telefoni
Agitarsi delle persone, senza risultati
Sono nella mia stanza d’un tempo
Sento che devo andare via
Dove non so
Decido di prendere con me
Il telefono fisso della mia stanza
Per farne cosa?
Non so…

 

Oscuramente, sento che mi sarà utile
per comunicare
Con chi? Ancora una volta, non so…
Come sarebbe se oggi che tutti
sono ossessionati dall’essere in contatto l’uno con l’altro
con i telefoni mobili,
il morto portasse con sè il suo dispositivo nella bara
e, una volta giunto nell’aldilà potesse comunicare con i suoi cari?
Interessante prospettiva!

 

Comunque sia,
cammino con il mio zaino in spalla
e con il telefono fisso sottobraccio,
con il cavo di alimentazione pendente
Ma sono sempre nei locali del Servizio
Mi fermo a parlare con qualcuno
Mi seggo su di una scomoda poltroncina
Somministro del cibo
ad una che é stata appena portata
in ambulanza
e a cui è stata appena comunicata la notizia ferale
che é affetta da una malattia a decorso fatale
La imbocco con pazienza
con mezzi spicchi di arancia, sugosi
E lei li accetta di buon grado
Le lacrime dai suoi occhi
e la disperazione dal suo volto
pian piano recedono

 

Poi mi alzo e vado via
E finalmente sono all’aperto
Ma ho dimenticato il telefono fisso
(Come farò a restituirlo?
Dovrò rimborsarne il valore?
Oppure nessuno si accorgerà della sua sottrazione?)
Tanti interrogativi destinati a rimanere
senza risposta

 

Al posto del telefono
stringevo adesso nella mia mano un prallo
Non chiedetemi cosa sia,
perché vi dirò che non lo so
E chi è senza fallo
scagli la prima pietra
E quel prallo era proprio
Un gran bel prallo
So soltanto che era un oggetto in ceramica
finemente lavorata,
a forma di uovo, e che il suo interno
era cavo
come la Terra Cava,
e ricordo anche che emanava
un buon odore di erbe aromatiche,
un sentore delicatamente speziato
Forse quel prallo era un uovo cosmico,
il primordiale inizio di tutto
É un affermazione o una domanda?
Non so…
Con questo wtrano prallo in mano
andavo avanti nella mia avventura
percorrendo larghe strade deserte,
boulevard fiancheggiati da alberi secolari,
piazze enormi in cui mi sentivo sperduto
E poi con in mano quel bel prallo
mi ritrovavo a solcare un bel prato giallo
E, all’improvviso, risuonava
il canto del gallo e

(Dissolvenza)

 

Palermo, il 3 gennaio 2022

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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