Passato il Natale,
i giorni fuggono veloci
verso la fine dell'anno
Tranquillo il meteo,
temperature miti
il morbo infuria
la paura monta
fomentata dai persuasori dei media
Ho sognato molto,
ma non ricordo
So soltanto che ero in una casa
e dal soffitto sgocciolava di continuo dell'acqua,
Senza mezzi incisivi
cercavo di porre rimedio
alla disfunzione
Arrivavano persone
altre se ne andavano,
tutti commentavano su questa perdita d'acqua
e suggerivano rimedi
Nessuno, davvero nessuno
si rimboccava mai le maniche
per cercare di risolvere il problema
Io guardavo l'andirivieni
senza commentare
Non c'era niente da dire,
in verità
Ma poi c'era da fare
un intervento subacqueo
e, con tutta l'attrezzatura,
occorreva immergersi
nel mare limpido subito fuori da quella stanza
Qui, nella trasparenza marina, s'intravedeva
una ruota di pietra di immani proporzioni, inclinata di 45 gradi,
e, se lo sguardo scendeva in profondità,
si poteva cogliere al suo centro un buco enorme
dal quale gorgogliava un flusso di acqua,
come se ci fosse lì la turbolenza
di una potente sorgiva sottomarina
ed era proprio lì che bisognava andare
per effettuare le riparazioni
e risolvere i problemi
Qui, però, l'animo non mi reggeva
e avevo paura ad immergermi,
con la senzazione orribile
d'un pericolo ineffabile
al quale non desideravo, in alcun modo, espormi
e il petto mi si stringeva per l'affanno
e capivo anche che non potevo più respirare agevolmente,
assillato da fame d'aria
A questo punto, il sogno finiva
Ma non c'era angoscia, al mio risveglio,
semmai stupore e meraviglia.
Pensavo che quella ruota di pietra
potesse essere la ruota del tempo
bloccata in un tempo immobile
e capivo che forse il mio compito fatidico
avrebbe dovuto essere quello di rimetterla in moto
per uscire dall'impasse
Un lungo peregrinare mi conduce
in una città antica,
vercchie case con ballatoi, strade strette e contorte
dove a stento penetra la luce del sole
e, all'improvviso, si aprono piazze ampie ed incongrue
Scale e scaloni a mai finire,
appartamenti destinati ad abitazioni,
ma senza alcuna delimitazione di spazi privati
case-alveare, insomma,
stracolme di un'umanità dolente
Scale scaturite dall'immaginazione di Escher
vanno su e giù
e s'incrociano ad angolature pazzesche
ingombre di masserizie e di macerie,
a volte deserte,
ma altre volte strabordanti di persone
che pestano i piedi sul posto
in attesa che si faccia il loro turno di salire o di scendere,
scale rette e scale a chiocciola
senza parapetto
quest'ultime salgono a spirale
dentro il ventre di alte torri
e salendo non si può fare a meno
di guardare verso il basso,
attratti con forza magnetica
dal vuoto sottostante
Mi ricordo così della mia ascesa alla Torre degli Asinelli di Bologna
quando a nemmeno un terzo dell'arrampicata
dovetti interrompere
perchè non mi sentivo al sicuro e con la testa che mi girava,
guardando verso il fondo vuoto dal quale venivo
All'improvviso,
mentre a fatica m'inerpico su una di queste scale ritorte
ecco arrivare, di gran corsa,
il mio grande cagnone nero, intrepido
Salta pieno di energia i gradini,
salendo incurante della folla che si accalca
Lui sì che non ha paura!
Quando arriva alla mia altezza,
con il braccio - ma senza volerlo -
devio il suo movimento
ed eccolo cadere nel vuoto in un lungo volo
che io osservo sgomento dall'alto della mia postazione
sino a quando cade miracolosamente sulle quattro zampe
su d'un pianerottolo sottostante,
molte decine di metri più in basso
E rimane sulle quattro zampe
un po' traballante ed incerto
Mi chiedo se si si sia fatto male:
appare stordito ed incerto
Vorrei raggiungerlo, ma non c'è più,
come nei deliri visuali di Escher
una via diretta:
solo cammini sbarrati
muri che bloccano il transito
scale che si interrompono sul vuoto
senza portare da nessuna parte
Sono angustiato per il mio magnifico Black
Ogni tanto - mentre percorro strade cieche -
ho una visione di lui
accasciato per terra,
spelacchiato,
il muso inaridito
in semicoma,
gli occhi spenti e velati
Forse l'atterraggio ha causato dentro di lui
contraccolpi e concussioni
Percorro altre strade vuote
senza mai guadagnare la mia meta desiderata
Mi ritrovo, infine, dentro una caverna
dalle pareti e dai pavimenti
color verde smeraldo
tutta rilucente di pagliuzze scintillanti,
fatti di topazi e di smeraldi e di ametiste
Volte enormi
sorrette da enormi pilastri di pietra
Spazi che si aprono
in successive concamerazioni
Mi sembra di essere nell'antro dei Quaranta Ladroni,
ma senza il tesoro, però,
derivante dai bottini di innmerevoli scorrerie
Poi, mi ritrovo in un ambiente diverso,
e qui entro in un'ampia stanza piastrellata e pulitissima
che ha tutta l'aria d'essere
l'anticamera di un gabinetto pubblico
Qui, un uomo vecchio, tutto vestito di bianco,
con un zucchetto in testa del pari bianco
seminascosto tra folti capelli bianco-giallognoli
se ne sta seduto ad un piccolo desco
intento a desinare
Il suo abito bianco è una tonaca talare
la sua figura, pur intenta in questa prosaica attività, appare ieratica
Mangia, ma è come se
stesse pregando
o che, comunque, i suoi gesti
fossero permeati d'una forte ed intensa sacralità
Per un po' di tempo rimango a guardarlo, meravigliato
Poi, entro nel bagno vero e proprio,
dove vi è una lunga fila di lavabi,
acqua che sgocciola, e delle porticine
immettono alle latrine,
ma è pur sempre tutto pulittisimo
Anche i gabinetti, penso, sono intrisi di sacralità
la sacralità che si ritrova nelle pieghe del profano e del triviale,
così penso, attonito
Mi metto a urinare,
incurante di chiudere la porta della latrina
in cui mi sono ritirato,
e mentre il mio mitto cade con argentino chiocchiolare
al fondo del cesso di maiolica bianca,
ad alta voce, tento di iniziare
una conversazione con la figura ieratica nell'anticamera
Parlo e parlo,
raccontando della mia ricerca interminabile ed infruttuosa,
dei miei desideri e delle mie speranze,
ma non ricevo alcuna interlocuzione o risposta
come se parlassi con un muro
ma sono tuttavia pieno di timore reverenziale,
anzi, la mancanza di risposte lo accresce vieppiù
- Ho incontrato il Papa! Roba da non crederci! -
continuo a ripetere a me stesso
Vorrei ricevere delle parole di conforto,
ma non arriva a me neppure un sussurro
Quando riemergo dalla latrina
e, dopo essermi lavato le mani,
riaffacciandomi nell'atrio,
mi rendo contro che la figura ieratica è scomparsa
Evidentemente, il Papa ha finito il suo tempo lì
Sul muro, vicino a dov'era seduto c'è adesso una lapide di marmo
su cui è stata incisa questa frase:
"Siamo tutti sulla stessa barca"
E' rimasto tuttavia il piccolo desco,
ancora ingombro con i resti della colazione
Un croissant con ripieno di conserva, semimangiato,
un po' di caffè al fondo di una caraffa,
del vino rosso in un rustico calice di peltro
e un pezzo di pane
Prendo il pane, lo immergo nel vino,
me lo porto alle labbra e lo mangio,
masticando lentamente e assaporando
Natale si avvicina a grandi passi
E' sempre troppo veloce il Natale
con i suoi passi felpati
Fine novembre, l'evento cruciale
cui tutto sembra debba convergere
sembra ancora lontanissimo
Poi è inizio dicembre e, all'improvviso,
i giorni e le notti
cominciano a vorticare
conducendo in un turbinio
gli assetati di feste
all'inebriante mulinello di gioia e ineffabili piaceri
prescritti da altri
E' scontato che tutto si debba ripetere
secondo un copione prestabilito
Dopo le attese festose ed ansiose della mia infanzia
dopo i preparativi accurati di doni e contro-doni,
in eventi affrontati per anni
con fedele attenzione,
adesso non ne posso più
Sono stanco
Vorrei essere libero da abitudini asfissianti
omologanti
tutti a fare la stessa cosa
come in una catena di montaggio
perché si deve
Il commercio ha rovinato la festa,
e non siamo stati noi umani
- badiamo bene -
ad averla rovinata
Sono stati il commercio e le parole vuote
di tutti i vacui parlatori
prezzolati della radio e della televisione
che ci infarciscono la testa di cazzate
e che ci uniformano ad un unico modello:
a tutti deve piacere la stessa cosa,
fatta nella stessa modo,
non si deve mai deviare dal solco principale
Occorre gioire quando viene dato il comando di gioire
Oppure piangere quando viene dato il comando di piangere
Sono state le multinazionali ad averla rovinata,
la festa (e le feste),
Big data e big pharma
Io dico basta
Non ne posso più più
Come una tartaruga mi ritiro nel mio guscio
ma anche lì non credo di poter essere al sicuro
da infiltrazioni nefaste
Anche alla tartaruga più sospettosa ed accorta
arrivano comunque il veleno delle microplastiche
e gli inquinanti dell'aria
Ed allora nascondo la mia testa sotto il cuscino,
per dormire e stra-dormire
non prima di aver messo i miei calzini,
usati un solo giorno,
a svaporare sul davanzale della finestra
Mi reco in una casa di mia proprietà, assieme all'avvocato che mi rappresenta.
Devo mostrare l'appartamento a qualcuno che deve fare dei rilievi planimetrici.
E' stato preso un appuntamento qualche giorno prima.
In realtà, la casa, al momento, è occupata abusivamente da uno che non ha più titolo per essere il conduttore della locazione, poiché l'inquilino originario è morto e del contratto d'affitto è già stata inviata, in tempo utile, la disdetta.
Sono in corso le procedure per la cessazione degli accordi di locazione, dunque.
Ma si tratta di cose lunghe e l'inquilino (o meglio il suo erede), nel frattempo, è sempre là, ed io non posso rientrare nel pieno e legittimo possesso del mio bene.
Quindi, a stretto rigore, in questa situazione, non avrei alcun titolo per entrare nell'appartamento: non dovrei nemmeno essere in possesso delle chiavi che mi consentono di accedervi.
Comunque sia, io e l'avvocato arriviamo puntuali all'appuntamento con i geometri e, dopo aver armeggiato con la serratura, apriamo la porta ed entriamo.
L'avvocato che è con me mi avverte che, aprendo la porta con una chiave in mio possesso e varcando la soglia dell'abitazione, stiamo infrangendo la Legge, ma ciò nondimeno entriamo. L'avvocato mi ha parlato come se fosse - in questa contigenza - un mio Super Io, severo, ma inefface.
L'apparrtamento, ad una prima ispezione, sembra essere desolatamente vuoto, o meglio è disseminato di scarti e macerie, come tutto ciò che rimane indietro - solitamente - dopo un trasloco frettoloso.
Io dico, tirando un sospiro di sollievo: "Sembra che l'inquilino se ne sia andato!"
Ma l'avvocato replica: "Sì, ma - in ogni caso - senza una notifica ufficiale di ciò da parte sua, stiamo infrangendo la Legge. Non dovremmo essere qui, in questo momento".
Comunque, girando per l'appartamento e guardando meglio in ciascuna stanza, vediamo che ci sono dei residui di mobilia, ma come di una casa che è andata in malora da tempo.
Poi, arriviamo ad una piccola stanzetta che è arredata con un piccolo lettino, poco più che un misero giaciglio o una cuccia, e sparsi in giro molti effetti personali e capi di vestiario, in totale disordine e abbandono. Sporcizia e degrado dovunque.
Dopo aver terminato questo rapido esame, io dico: "Allora, l'inquilino abita ancora qua, anche se la sua abitazione è ridotta ai minimi termini".
L'avvocato replica: "A maggior ragione, ora che abbiamo appurato ciò, dovremmo essere fuori dall'appartamento il più rapidamente possibile. Altrimenti sono guai, nel caso che l'inquilino dovesse sopraggiungere all'improvviso, cogliendoci in piena effrazione!".
In fretta, ci portiamo verso l'ingresso e, avendone varcata la soglia, cerchiamo di chiudere la porta ma senza risultato: la serratura si inceppa, malgrado i nostri numerosi tentativi. Questo è imbarazzante, poichè chi dovesse sopraggiungere, esaminando la serratura così inceppata, potrebbe dedurre che essa sia stata scassinata o manomessa.
Nel mentre - lupus in fabula - sopraggiunge proprio l'inquilino (che però io non ho mai visto in volto, anche se sono in grado di riconoscerlo, per via della somiglianza con i genitori - un tempo conduttori -: nel suo viso, infatti, vedo l'^impigna" di famiglia).
Si fa verso di noi, minaccioso e con un aria da bulletto spavaldo ed arrogante.
"Cosa state facendo? Ora chiamo i Carabinieri e vi denuncio, perchè siete entrati abusivamente a casa mia! E, per giunta, a quanto vedo, forzando la serratura!".
Io sono in piena confusione.
Il tipo s'avvicina ad una finestrella che aggetta sul pianerottolo e ci fa vedere un dispositivo che ha installato, in modo tale che si attivi in caso di effrazione e che lo avvisi immediatamente se qualcuno dovesse entrare abusivamente a casa sua.
Si tratta di una bacinella basculante che contiene una pietra. Se la porta viene aperta la bacinella si rovescia e la pietra cade a terra, azionando un dispositivo di chiamata rapida al suo cellulare.
"Ecco perchè sono arrivato subito!" - aggiunge lui al termine delle sue spiegazioni, quasi gongolando.
Inoltre, ci fa vedere una grossa scatola piena di biglie di vetro multicolori, alcune delle dimensioni di una pallina di ping pong.
"E questo è un altro dispositivo che tengo di riserva per difendermi da chiunqui tenti di penetrare abusivamente nel mio appartamento!".
Prende la scatola e, repentinamente, rovescia a terra le biglie che prendono a rimbalzare e a rotolare da tutte le parti.
Senza ulteriore indugio io e l'avvocato prendiamo la via delle scale e cerchiamo di affrettarci, nel tentativo di venire fuori da un territorio che s'è fatto così all'improvviso ostile, ma poichè i gradini sono invasi dalle biglie rotolanti, ci ritroviamo praticamente con i piedi a rullare su di esse, riuscendo a mantenere a stento l'equilibrio in un difficile esercizio acrobatico che, se fossimo al circo, strapperebbe grida di ammirazione e applausi fervidi. Ma l'equilibrio riusciamo a mantenerlo per poco tempo.
Difatti, l'avvocato cadde a terra.
Immediatamente dopo anche io cado rovinosamente
Fiori di cactus
Spine e sassi
Lacrime, sudore e sangue
Non so
Vorrei poter dire di più
Ma è come voler spremere acqua dal sasso
Lacrime di pietra e di roccia
Andiamo! Dove?
Non so!
Verso il Natale?
No! Mai più dire questa parola!
Non sia mai!
Potrebbero bannarti,
perché reo di aver adoperato
un termine che non è più piccì
(acronimo di politicamente corretto)
Allora, dovremmo forse dire
che andiamo verso la “Festa”?
E tutti lì a disquisire se avremo una “festa”
migliore di quella dell’anno scorso,
visto che pur sempre siamo in tempi grami di Covid
Ma chi se ne importa! Chissenefrega!
Quando si arriva in prossimità della “Festa”
io – senza esitazione - vorrei andare in letargo
e risvegliarmi soltanto dopo l’avvento
della Befana che vien di notte
Andiamo avanti, piuttosto!
Marciamo gagliardamente!
Da qualche parte si potrà pur andare!
Muoviamo quelle gambe
Camminare
Camminare
come pellegrini, come erranti,
condannati ad un eterno viaggiare
E qui giunto, mi addormento e sogno
Sogno di essere un vagabondo delle stelle
E lascio gli altri a blaterare
Il motore fa le bizze
Sferraglia di tanto in tanto
Si spegne, lo riaccendo
Non tiene il minimo
Lo sferragliamento ce l’ho messo
tanto per tragediare:
mi pareva una bella immagine acustica
Invero, la mia auto pur vecchiotta
è ancora dignitosa,
Una vecchia signora
in sostanziale buona salute
- si potrebbe dire -
e, talvolta, come si addice alle vecchie signore,
fa le bizze
Quando arrivo a destinazione,
giro e rigiro
con l’auto che si spegne
di continuo
Andatura a singhiozzo
Green light Red light
Red Pass Green Pass
Non un solo posto per parcheggiare
Ma quando non ho dove fermarmi,
ho sempre una mia carta jolly,
un piano B, insomma
Di notte poi piove
Una pioggia leggera
Peppa Pig va al Covid Party
È questa l’ultima evoluzione del Rave
o una variante del Rubeola Party
di antica memoria
Cose d’altri tempi
vorrei dire
tanto per rincarare la dose
Tutto nuovo tutto vecchio
E i pipistrelli volan di notte
e ci vampirizzano con i loro carichi letali
Quando hai la sensazione
di essere un naufrago
un Robinson Crusoe nella sua isola deserta
arriva qualcosa di nuovo
una fresca brezza che ti strappa
dal luogo del confino
e ti porta via con sé
In un turbine gioioso
L'altro giorno (era il 20 novembre), in campagna, ho smarrito il mazzo di chiavi con tutte le chiavi di pertinenza, annessi e connessi (porte di casa e magazzini, cancelli etc). Stavo andando ad aprire il cancello, quando mi sono fermato a strappare dell'erba infestante. Forse, per non aver le mani impacciate ho posato da qualche parte il mazzo di chiavi. Quando ho finito il mio lavoretto estemporaneo, avrei voluto riprendere ciò che stavo facendo, cioè andare ad aprire il cancello, ma niente! Nulla da fare! Il mazzo di chiavi era scomparso, apparentemente senza lasciare traccia.
Mi sono dato da fare, ricostruendo i miei movimenti ed i miei gesti. Ho rifatto i percorsi, guardando per terra.
Mi sentivo incapace di trovare una soluzione.
Delle chiavi, nessuna traccia, malgrado le ripetute ricognizioni.
Alla fine si è accesa una luce: ad un certo punto di questo estemporaneo indaffaramento, avevo raccolto delle frasche di ulivo e le avevo portate nel punto in cui, solitamente, faccio il falò.
E sono andato lì a cercare. Cerca che ti ricerca e, alla fine, dopo molto ravanare tra le frasche e la cenere, eccole lì le mie chiavi.
Puff puff pant pant!!! Se non le avessi trovate, ci sarebbe stato un grooooosso problema.
Houston, mayday, mayday!
Houston, qui abbiamo un problema!
Non posso portare fuori dal terreno, perchè non ho le chiavi per aprire i cancelli...
Quasi per coincidenza, Faccciabuco mi ha propr+osto un "ricordo", cioè una nota risalente al 22 novembre 2011, in cui si parla appunto di un mio mazzo di chiavi smarrito, apparentemente, e poi ritrovato, pubblicata con il titolo "Imperdonabili sbadataggini".
(22 novembre 2011) Tornavo a casa, dopo aver comprato il pane.
Ero ancora in tenuta sportiva: avevo finito di allenarmi proprio davanti al Forno.
Chiavi di casa, telefonino e soldi nel marsupio: ordinaria amministrazione.
Mi avvicino al cancello che mi fa entrare direttamente nel cortile (da dove posso entrare nel mio condominio da un portoncino posteriore).
Prendo le chiavi, ma poi mi accorgo dell'inutilità del gesto, perchè la serratura di questo cancello è difettosa, non scatta mai bene e dunque si può aprire con una leggera spinta, salvo quando chi lo ha aperto subito prima non abbia messo una particolare energia nel richiuderlo, facendo per una volta scattare la serratura.
Quindi, spingo il cancello per entrare e, con diligenza, lo richiudo.
Faccio il tragitto sino al portoncino che dà sulle scale.
Arrivo...
Rovisto nel marsupio alla ricerca delle chiavi.
Non ci sono.
Mannaggia! - penso tra me e me - Le ho dimenticate a casa! (cosa che accade spesso, invero).
Poi: No! Sono uscito con le chiavi, anzi le ho prese per aprire il cancello, ma poi non le usate... Ma dove sono allora?
Una lampadina si accende: Saranno cadute a terra dopo che le ho prese per aprire!
Mi avvio quindi verso l'uscita, scrutando a terra nel caso mi siano cadute di mano dopo aver varcato il fatidico cancello.
Niente lì, vado al cancello e lo spingo pe ruscire, ma fantozzianamente, poco prima lo avevo chiuso davvero ermeticamente: quindi sono bloccato dentro e non ho le chiavi per aprirlo.
Che fare?
Vedo una tizia che sta parcheggiando il motorino sul marciapiedi e intanto parla al cellulare. Attiro la sua attenzione, prigioniero come sono dietro le sbarre e le chiedo a gran voce di percorrere a ritroso il tratto di strada che avevo fatto io avvicinandomi al cancello, guardando se per terra ci sia un grosso mazzo di chiavi.
La tizia comincia solerte la sua perlustrazione... quasi osssessivamente devo dire: le manca solo una grossa lente d'ingrandimento e il cappello a doppia visiera di Sherlock Hoolmes e sarebbe perfetta nel ruolo che si è assunto, grazie alla mia sventura.
Si allontana e non ritorna più.
Ma dove caspita se ne è andata?
Intanto io penso: Ma dove siete finite, dannate chiavi?
Una lampadina si accende, all'improvviso: siccome non ho sentito nessun tonfo (se fossero cadute a terra, battendo sul duro avrebbe prodotto un tintinnio o qualcosa del genere), forse mi sono scivolate dentro il sacchetto del pane.
Lo sollevo per guardarci meglio e verificare così la mia teoria...
Di cosa mi accorgo, con grande disappunto?
Le chiavi le ho sempre tenuto in mano, con la stessa mano che reggeva la sportina.
Chiamo la tizia a gran voce: Grazie! Lei è stata davvero molto gentile. Ma le chiavi le ho ritrovate. Le ho sempre avute in mano e non me ne ero accorto.
E lei, di rimando, mi lancia uno sguardo più che eloquente che sembra dire: "Ma sei proprio un coglione"!
Un ragnetto s’arrampica
su per la parete scoscesa
del lavello della cucina,
per lui minuscolo
erta come l’abisso d’un canyon,
ma lui non difetta di ardimento É acrobatico
Forse progetta
di andare a tessere la sua tela
da qualche parte più in su
“Non voglio la tua tela!”
borbotto tra me e me
e lo spazzo via con un getto d’acqua
Il ragnetto scompare in un attimo
nello scarico, in un mulinello vorticante
Dopo, soltanto dopo,
mi son detto“Povero ragnetto innocente!
In fondo, che male mi avevi fatto?
Cosa avrai provato mai nel vedere
il tuo mondo capovolgersi,
mentre finivi in un turbine gorgogliante?”
Nei prossimi giorni
dovrò fare ammenda
salvando almeno dieci ragnetti
da morte certa
Pesanti cancelli di ferro
che sempre richiudo al mio passaggio
Quando sono nel mio eremo
di campagna
penso con forza
di essere naufrago,
approdato su di un’isola
disabitata e selvaggia
fuori dalle rotte commerciali
Dall’eremo
che è anche buen retiro
osservo il mondo da lontano
Il traffico incessante sull’autostrada
Le luci lontane di paesi e di abitazioni isolate
Il tremolio delle lampare in mare
nelle notti di calma
Qualche volta
i giochi di fuoco
di qualche festa patronale
con botti e tonfi
attutiti dalla distanza
Qualche volta gli spari di un cacciatore
e l’abbaio dei suoi cani
o la figura evanescente e furtiva
di un raccoglitore di asparagi selvatici
Oppure ancora le voci concitate
di finti soldati in mimetica,
Intenti nei loro giochi di guerra fake
Tutto è lontano,
eppure vicino
Nella lontananza
dal mondo degli altri
mi sento connesso, tuttavia,
e in un equilibrio dinamico
I cani che abbaiano
alla minima anomalia
o a presenze umane estranee
che percespicono con finissimo udito
sono la mia ombra
ma anche miei fedeli guardiani
La casa antica di pietre
con l’intonaco a snella
è il mio guscio accogliente
Coltivo il silenzio
Contemplo la Natura
e le sue continue trasformazioni
da un mese all’altro
Scavo e cavo pietre
dissodo la terra
strappo via le erbe selvatiche,
alcune le mangio
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.