C'è un nuovo uomo delle pulizie in giro per casa
Ahimè!
Sono alquanto in apprensione
e decido di tenerlo d'occhio
per capire quale sia il suo modus operandi
La mia prevenzione nei suoi confronti,
collima con ciò che osservo
Proprio non va, non va
Si muove con malagrazia elefantina e dispettosa
Sposta gli oggetti e li accatasta da parte
per spolverare
e poi li ricolloca alla rinfusa
senza rispettare l'ordine originario,
E questo passi!
Ma, soprattutto, non mostra l'ombra
d’un embrione di senso estetico
Ci sono delle facce di terracotta,
ecco, quelle le sistema tutte
con la faccia rivolta verso il muro,
tanto per fare un esempio
Vorrei intervenire per sistemare le cose,
ma altri doveri più urgenti mi richiamano
Provvederò più tardi - penso tra me e me,
un po' a malincuore
Mi trovo a passare tutto un giorno intero
in uno spazio fieristico a Milano
C’è davvero di tutto
La cosa che più mi colpisce è il concorso
degli uomini e delle donne tatuati,
che si presentano a sfilare seminudi in passerella,
esibendo i tatuaggi più incredibili e meravigliosi
Per esempio, tra i concorrenti
c’è un giapponese che si mostra
con un tatuaggio full body
che lo fa apparire
come fosse interamente rivestito
con la pelliccia di un orso bianco,
anzi, guardandolo, l'effettaccio è che egli sia un orso bianco
Si vocifera che costui sarà
il vincitore assoluto della competizione
C’è un sacco di movimento
la gente arriva a fiumi
Siamo sul punto di andar via
e dico “siamo” perché con me
ci sono i miei figli, ed altre persone
Andare via è complicato
perché bisogna disincagliare il van
su cui siamo arrivati
da una marea caotica di altri veicoli
Io manovro come un forsennato
Il tempo incalza
Abbiamo fretta C'é qualche cosa urgente da fare, un orario da rispettare
All’improvviso,
mi ricordo di aver dimenticato
il mio zainetto nell’area deposito bagagli
Interessante dissonanza,
quando ci si ricorda di aver dimenticato qualcosa
e se capitasse che ci si dimenticasse di aver ricordato
di aver dimenticato qualcosa:
e tra ricordanze e dimenticanze
si potrebbe procedere all'infinito...
A precipizio, in preda all’angoscia,
scendo dal van, abbandonandolo
in tredici, con tutti i passeggeri a bordo
E corro via a perdifiato
Il fatto drammatico è che non ricordo più
in quale deposito ho lasciato lo zaino
e l’area fieristica è davvero immensa,
labirintica, gremita di gente che va e viene,
e maree di persone vi si riversano di continuo
Interpello, chiedo, passo in rassegna
diversi zaini e altre borse
abbandonate
Wntro in un ufficio Oggetti smarriti xeppo gremito di dimenticanze e oblianze,
ma niente, il mio bene non c’é da nessuna parte
Non salta fuori,
anche se lo chiamo nei modi più disparati e su tutti "Mio tesssooro"...
Corro, giro, guardoe sogguardo
Mi infilo in stretti pertugi e in cunicoli
Mi ritrovo in cul de sac
Niente! Niente di niente!
Il tempo stringe
L’auto l’ho abbandonata
e non ricordo più nemmeno dove sia
Penso che non potrò più tornare a casa
Senza zaino sono,
senza soldi e senza documenti
un sanspapier, un sansmonnaie
Non potrò comunque prendere l’aereo
E poi anche se riuscissi a tornare a casa
dovrei sobbarcarmi alla fatica inane
della replica di tutti i documenti
sottoponendomi al gioco dell’oca
di infiniti intralci burocratici
Sono disperato
Vorrei mettermi a gridare e a piangere
Poi mi sono svegliato
e ho continuato a rimuginare per un po’
sul fatto che ero senza documenti
Ma poi ho riflettuto:
“Ma no, era solo un sogno!
Il mio zainetto c’è l’ho con me!”
E mi sono rasserenato
Ho visto che, fuori,
malgrado le previsioni meteo,
il sole splendeva vigoroso
Oggi è il 5 maggio e ricorre il 50° anniversario dell'incidente aereo di Montagna Longa, nel quale perse la vita mio padre Francesco, assieme a tutti gli altri passeggeri e ai componenti dell'equipaggio di quel volo.
É successo 50 anni fa, ma a me sembra ancora ieri: molte vite, troppe, furono spezzate in una vampa sul monte. Il ricordo di quel dolore è tuttora vivido per tutti.
Quando mio padre ci ha lasciati aveva da poco compiuto 54 anni ed io ne avevo appena 22.
Oggi che, dalla sua scomparsa, ne sono passati 50 di anni (mezzo secolo), io ho vissuto per 16 anni più a lungo di lui e pertanto sono diventato più vecchio di lui che, per me, è fissato nel mio ricordo come era quando all'improvviso non torno più.
Le cose strane che accadono, quando ci si confronta con quelli che sono rimasti indietro.
Se avesse continuato a vivere (e lui diceva sempre che avrebbe vissuto a lungo perché tutti nella sua famiglia erano stati longevi), avrebbe da poco compiuto 104 anni.
Quando è morto, io ero in difficoltà nel rapportarmi con lui, visto che aveva una grande statura intellettuale ed io, nel confronto, mi sentivo piccino ed insignificante. Ero alla ricerca della mia identità e, dunque, cercavo di prendere le distanze da lui, a volte rifiutandolo quando lui cercava di essermi vicino.
E poi è morto e, quindi, il possibile confronto è rimasto in sospeso, lasciandomi dentro molto rimpianto ed amarezza, per le parole che non ero stato capace di dire e per quelle che avrei voluto sentirmi dire da lui.
Ed è stato un confronto lungo e faticoso che ho dovuto avviare dentro di me, in sua assenza. Un confronto al quale non ho mai potuto porre fine. e forse è anche per questo che non mi sento ancora un uomo maturo alle soglie della vecchiaia, ma sempre come quel ragazzo di ventidue anni che ha dovuto improvvisare un dialogo agognato con un padre che che non poteva più esserci in presenza.
Così vanno le cose della vita.
Oggi, che é il cinquantenario di quel tragico evento che ha segnato indelebilmente la vita di così tante persone (82 furono gli orfani rimasti, anche se io nella mia vita successiva non mi sono mai sentito “orfano”, forse perché mio padre era rimasto in me, per non parlare dei tanti genitori che hanno dovuto seppellire i propri figli), salirò assieme ad altri sino alla cresta ventosa di Montagna Longa, dove si trova la grande croce di ferro in memoria delle vittime.
Con me ci saranno i miei figli Francesco e Gabriel e spero che, un giorno, vorranno raccogliere il testimone e continuare a salire, di tanto in tanto, sino alla Croce per ricordare il nonno che non hanno mai conosciuto, se non attraverso le mie storie.
Ho ritrovato su Facebook questa nota, mai pubblicata sul mio blog. La nota è del 3 maggio 2014, dunque risalente al pieno del mio periodo inglese.
La ripropongo qui, con piacere.
Sonno e sbadigli
Appena alzato,
ed è presto come al solito,
luce lattiginosa,
orario antelucano e tutti dormono beati
Vengo da una notte irta di sogni
che però non ricordo bene
Sonno e sbadigli,
Sbadigli grassi, incoercibili,
uno tira l'altro, come una litania, la palpebra pesante
Sì, sbadiglio come un ossesso, quasi fossi un coatto,
e penso che ad ogni sbadiglio rumoroso
mi si potrebe sgangherar la mandibola
Vorrei distendermi sul divano o per terra
e dormire, dormire, dormire...
Ma sono qui che strimpello sulla tastiera del PC
Forse mi metterò a leggere tra qualche istante
il mio Red 1-2-3 alle sue batture finali
C'è sempre qualcosa di urgente da fare,
strimpellare sulla tastiera è una priorità
scrivere anche
ma non sempre mi riesce bene
In uno dei tanti sogni di questa notte dovevo fare dei pagamenti
(e c'è sempre qualcosa da pagare)
e in questa bisogna mi aiutava mio figlio,
lui ad uno sportello ed io ad un altro
Quando concludeva l'operazione,
gli chiedevo cosa avesse fatto
e mi riferiva di aver "versato" 500 euri (o denari)
Io mi adiravo: "Ma come! Ti avevo detto di non pagarne più di 300,
perchè oltre non c'é la liquidità
e si andava in scopertura! Sempre lo stesso! Sempre sbadato!"
Ma, in effetti, non gli avevo detto nulla,
questa frasi le avevo solo pensate
- come mi capita sovente di fare
(e ciò è sempre fonte di grandi malintesi:
quando tutto avviene prima e solo nella mia testa
ed è come se fosse avvenuto nella realtà,
conversazioni solo pensate,
ma mai svoltesi veramente, programmi detti e discussi, etc.)
Poi c'è un illustre professorone universitario
che dovrei servilmente omaggiare,
perchè oggi è il giorno del suo compleanno.
L'etichetta lo impone...
Ed è così che siamo tutti in attesa del suo arrivo,
quasi fosse un importantissimo dignitario o un alto prelato,
se non addirittura un re d'altri tempi ("Ho visto un re...").
Quando arriva su di un'automobilina sgangherata da cartoni animati
e ne esce fuori con la sua corporatura poderosa strizzata dentro quello spazio ristretto
e quella faccia da batrace compiaciuto che si ritrova,
la scena è davvero comica
e lui non ha nulla della compassata e pomposa serietà da "dignitario",
amante dell'etichetta che solitamente attribuiamo ad un accademico
e ad altri consimili personaggi
Sono là per fare gli auguri a quell'omaccione impertinente
che sovrasta di un buon mezzo metro gli scherani del suo seguito
Ma so dirgli soltanto:
"Professore [il professore è di prammatica in questi casi]
voglio proprio vedere chi, oggi, si dimenticherà di farle gli auguri!"
E il professore, che ora mi appare vestito
- quasi fosse un abilissimo trasformista alla maniera di Leopoldo Fregoli o di Arturo Brachetti -
in abiti da lavoro e con pesanti scarponi
più adatti a calzare il piede d'un carpentiere o d'un idraulico.
prende ad arrampicarsi lungo un'antica tubatura sgocciolante e muschiosa,
improvvisandosi factotum e uomo delle riparazioni, nonché abile acrobata e climber,
e dimostrando così che la sua imponente corporatura
possiede insospettabili doti di agilità e di flessibilità
La mattina passeggio con i cani
leggo scrivo sbrigo faccende
Di pomeriggio, dal lunedì al venerdì,
faccio il piccione viaggiatore
condannato a lunghe ore in auto
da pendolare, in un eterno loop
Poi, esausto, rientro a casa
Il tempo necessario per fare uscire il cane
e mangiare un boccone
E poi a letto
per cadere in un sonno di piombo
o viceversa imprigionato in ore insonni,
mai sgradite,
perché posso dedicarmi indisturbato
alle mie letture,
sino a quando la palpebra si fa pesante
E poi ci sono le seccature,
i pagamenti da fare
le scadenze da rispettare
e gli imprevisti,
come quei fantasmi del passato
che riemergono ad azzannarti
E quindi, ogni volta che mi pare di concludere qualcosa
e di poter tirare un sospiro di sollievo,
ne arriva una nuova
e mi occorre di nuovo penare e soffrire,
alla ricerca di soluzioni possibili
L’andamento è dunque altalenante,
anche in questo caso c’è il tempo speso
a riprendersi e poi,
senza soluzione di continuo,
arriva quello in cui di nuovo devi lottare, penare,
soffrire, maledire, inveire
La vita, insomma, spaventosamente
assomiglia ad un inarrestabile circuito
di montagne russe
Stancante, quando invece
sarebbe bello godere di un po’ di calma piatta
Invece siamo condannati ad inerpicarci
su per una scala
per poi precipitare giù
in loop continuo
Un dio crudele sovrintende
Ieri ho quasi visto
un incidente sul lavoro
C’era un operaio appollaiato
su di una scala,
di qualche compagnia elettrica
La scala poggiata al muro
lui a circa quattro metri da terra
(all’altezza d'un primo piano)
All’improvviso,
per come si è mosso,
forse incautamente,
ha perso l’equilibrio
ed è precipitato a terra con un tonfo,
sul duro cemento del marciapiedi
È rimasto lì, tutto scomposto, accartocciato,
immobile, forse privo di sensi
Molti sono rimasti a guardare,
sgomenti
Qualcuno ha chiamato i soccorsi
È arrivata l’ambulanza
Lo hanno messo sulla lettiga
Gli hanno infilato nel braccio
l’ago di una flebo
I bambini che uscivano da scuola
guardavano spaventati
altri parevano eccitati
Dopo ore di videogiochi
in cui i personaggi muoiono
o rimangono feriti di continuo
si sono trovati a confrontarsi
con un vero ferito, o con un quasi-morto
Quando hanno girato l’uomo infortunato
nel metterlo sulla lettiga
si é visto che aveva tutta la faccia insanguinata e contusa
Sono rimasto ai margini della folla di curiosi
e me ne sono andato quasi subito
La folla s’é dispersa
solo dopo che l’ambulanza se ne è andata
con la sirena in dissolvenza
E sono di nuovo in viaggio
- pare che io sia sempre in viaggio nei miei sogni -
Ho ricevuto un invito a recarmi in una città straniera
(sarà forse New York?),
tutto compreso nel viaggio,
spese di trasferimento, permanenza in hotel e perfino i gadget
Mi ha invitato uno che conosco attraverso i social
Per quanto riguarda la sistemazione in hotel,
mi è stato detto che avrò a disposizione un'intera suite
e, pertanto, considerando la pletora di spazio a disposizione
- ed anche il fatto che sia tutto gratis! -
ho deciso di andarci con i miei figli
Quando arriviamo, c'è un bel po' di trambusto
all'entrata dell'hotel
Ci sono i controlli anti-covid cui sottostare
- termoscanner, greenpass,
verifica della mascherina d'ordinanza e dei dispositivi battericidi,
esame della lingua e del buco del culo,
ed anche l'esecuzione dei gargarismi obbligatori
con candeggina diluita da eseguire sul posto,
allietati dal suono di una tromba,
mentre qualcuno regola il movimento della fila
con un bastone distanziatore
e chi più ne ha più ne metta
Il guidatore dell'automezzo uber
è restio a procedere oltre
e, non volendo infognarsi
in un tormentone senza fine,
ci lascia in tredici, armi e bagagli
Sia come sia riusciamo a fare il check-in,
senza che ci spediscano dritti filati
in un campo di concentramento per infetti,
e saliamo in ascensore sino ai piani alti
Sono sbalordito dell'ampiezza della suite
che ci è stata assegnata, semplicemente regale,
e - soprattutto - dalla vista che si gode da quella vetta,
lanciando lo sguardo attraverso ampi finestroni
dai vetri perfettamente puliti e anti-riflesso
che regalano una veduta davvero adamantina
di tutta la vasta città che si stende ai nostri piedi
Ho la sorpresa di scoprire, tuttavia,
che la suite è già occupata:
in una delle stanze ci sono dei bagagli parzialmente aperti
e anche dei letti disfatti
Penso che ci sia stato un errore
e che ci abbiano infilato nell'appartamento assegnato ad altri
Chiedo immediatamente al concierge
il quale replica che no,
non c'è alcun errore
e che sì, ci sono altri ospiti
Chi saranno mai questi ospiti misteriosi?
Ma il mistero rimane fitto
Degli interrogativi mi si agitano dentro:
forse l'invito inteso era solo per me
ed ho sbagliato a portare con me i miei figli
Ora non ci sarà posto per tutti!
Imbarazzante!
Tra l'altro, preso dall'entusiasmo,
avevo deciso di portare con me
anche ad un compagnuccio di mio figlio piccolo
I bambini cominciano ad impazzare
negli ampi spazi della lussuosa suite
corrono e si rincorrono,
saltano sui divani,
fanno le capriole,
usano i lettoni come trampoline
mentre il figliolo più grande
comincia a scattare foto
e fare riprese video,
con piglio e passione
All'improvviso, nel bel mezzo della baraonda
si presentano alla porta
due personaggi:
una donna agée con una chioma di capelli cotonati
che non conosco affatto,
e un uomo incappucciato,
come un personaggio dei Beati Paoli
o come un membro del KKK
Chi sono? Mi pare di capire
da ineffabili indizi
che non soltanto sono i nostri coinquilini,
ma anche i nostri ospiti
Entrambi non proferiscono verbo,
ambedue mi guardano con fissità statuaria
La donna con un grosso seno rifatti
che la fa rientrare a pieno diritto
nella categoria delle superboobs
è alquanto felliniana, ma la sua espressione
a causa del pesante strato di belletto,
spalmato sul viso, è mortifera
Dell'uomo non si può cogliere quasi nessun dettaglio,
se non uno spettrale baluginio
attraverso due sottili fessure ritagliate
nella tela di saio del cappuccio
che si polunga in una lunga ed ampia tonaca monacale
che occulta tutte le forme del corpo
Ed è di certo molto più inquietante
il silenzio dell'uomo incappucciato
In una scena successiva esco dall'albergo,
ma senza i miei figli
e mi ritrovo a vagabondare per una città che non conosco
Giro e rigiro,
poi l'ora si fa tarda
e vorrei tornare dai miei figli
Mi rendo conto, tuttavia, con inquietudine
che sto girando in tondo
e che non riesco più a ritrovare la strada di casa
Mi ritrovo a correre
con un mio amico
tale Francesco P***, runner per caso, piuttosto che per diuturna vocazione
Siamo usciti dal suo negozio
abbandonandolo di fatto,
solo il padre di lui a presidiarlo
Sin da subito siamo andati
a passo gagliardo
Improbabile!
Con noi c’erano i miei cani
sciolti, senza guinzaglio,
anche loro a passo gagliardo
Scendevamo, correndo,
verso il mare
ed era una magnifica giornata
Andavamo e andavamo,
le gambe giravano
che era una bellezza
ed intanto chiacchieravamo alla grande
dicendo di quelle cose
che si dicono in queste circostanze,
cose futili, anche se di tanto in tanto
ne scappava una più profonda
Ero felice di questa corsa inattesa,
dopo tanto tempo
Arrivavamo nei pressi del mare
e c’era un incrocio trafficato
da attraversare
E lo facevamo con grande perizia
e fluidità, i cani come soldatini
sempre al nostro seguito
Arrivati all’altro lato, indenni,
io legavo i cani ai rispettivi guinzagli
e me li appendevo al collo,
come faccio di solito
Dopo un po’ ci fermavamo a rifiatare
e parlavamo ancora nel frattempo
Era stata proprio una bella corsa
Compariva, intanto il padre del Francesco
che, nel frattempo, aveva chiuso bottega
e ci aveva seguito in auto
L’atmosfera di complicità
e di fiero cameratismo
si spegneva di colpo,
prima che il Francesco
potesse confidarmi un suo segreto
Delle parole rimanevano come congelate,
sospese in aria, immobili,
non dette
1. Il moscone se ne stette nel sole
forse un po’ stordito dal calore
Poi, alla fine,
prima di cuocersi in graticola
se ne voló via
2. Senso di sconforto
Senso di oppressione
Che mi stringe il petto
Nulla accade
Quasi nulla
Vorrei trasformarmi in pietra
E non sentire la goccia
che cadendo ad intervalli
la scava, la scava,
sino a dissolverla
Vorrei dormire
d’un sonno profondo, senza sogni
navigando in un mare di oblio,
misericordioso
Vorrei svegliarmi in un mondo nuovo
in cui vi sia la freschezza di un inizio
senza la memoria
di precedenti vite
Il cielo è sempre più blu
I contorni dei monti e delle case
sono nitidi, iperreali
L’aria è ferma, quasi calda
L’odore della primavera é nell’aria
Gli alberi, dopo il lungo inverno,
tardano a sbocciare,
anche se la linfa
invisibile agli occhi
spinge verso l’alto,
con impeto
Cammino con i miei cani
a passo felpato
guardandomi attorno
osservando il cielo su di me
sorpreso che le nubi di ieri
si siano dileguate
anche loro in una morbida danza
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.