Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
20 marzo 2025 4 20 /03 /marzo /2025 11:33
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

La nave della Santuzza (Foto di Maurizio Crispi, 2013)

(16 marzo 2013) Ier sera (dopo la passeggiata della mattina) ho fatto un sogno

Stavo viaggiando da qualche parte in Inghilterra, con la mia auto.
Ad un certo punto, abbandonavo l'auto in un parcheggio, con tutte le mie cose, valigie e vestiti compresi, e mi avventuravo a fare una gita a bordo d'una barca a motore in un lago
E navigavo a lungo
Poi, alla fine, approdavo: ed era la fine della gita lacustre
L'unico inconveniente era che io fossi approdato in un luogo diverso da quello di partenza
Come fare per riavere la mia auto e tutte le mie cose?
Per qualche motivo che non saprei dire, non potevo muovermi dal punto di arrivo e così incarico qualcuno (che se ne stava lì a ciondolare) di tornare indietro sempre per via d'acqua e riportarmi indietro l'auto
Solo che, quando ormai il battello si era allontanato dalla costa scomparendo alla vista, mi accorgevo che al volenteroso non avevo dato le chiavi dell'auto
La gita di recupero sarebbe andata a vuoto, dunque!
Così pensavo
Non c'era alcun telefono cellulare per comunicare
In più, l'incaricato era solo un illustre sconosciuto che si era offerto di farmi un favore e non sapevo nemmeno come si chiamasse

Il sogno prosegue con molti traccheggi ed arzigogoli.
E ho una sensazione di fatica e di affaccendamento

Più avanti, auto e lago, sembrano essere diventati un capitolo chiuso, come anche il viaggio in cui ero impegnato.

Sono alla guida di un potente escavatore e sto approntando una grande buca dove costruire le fondamenta di un grande palazzo

Ed è qui che il sogno finisce, lasciandomi con uno strascico di riflessioni e associazioni a ruota libera

Curiosità, voglia di cambiamento, disponibilità ad affrontare l'imprevisto e il meraviglioso
La condizione della precarietà dell'essere su di una strada sempre in movimento e senza mai poter mai fare una sosta abbastanza prolungata in uno stesso (e puoi essere sempre in movimento anche mentalmente soltanto, anche se fisicamente sei stanziale in uno stesso luogo)

Il mito di Ulisse, non quello che viene raccontato nell'Odissea, ma quello che parla di sue ulteriori partenze da Itaca sempre sospinto dall'irrequietezza di conoscere: un'erranza che poi conosce, ma solo alla fine, un ritorno, e ciò accade quando Odisseo pianterà nella terrà uno dei remi della sua imbarcazione  e gemme e foglie da esso germoglieranno da esso sino a trasformarlo in albero ben radicato

Mi viene da pensare all'essenza metaforica della frase che mi ritrovai a leggere tempo addietro su di una cartolina raffigurante un paesaggio livido con del filo spinato da trincea in primo piano, e ad esso sovrapposta la frase: "Our earthly condition is that of passers-by, of incompleteness moving toward fulfiment and, therefore, of struggle" (frase, la cui fonte è rimasta per me sempre misteriosa e sconosciuta e che, ciò nonostante, mi è rimasta impressa a caratteri di fuoco nella mente, sin da quando ero ventenne)

C'è l'elemento positivo della costruzione
In qualche modo nella nostra vita siamo dei costruttori.
Costruttori di storie.
costruttori di universi e di significati,
costruttori di grandi palazzi di pietra (metaforici e non) dalle fondamenta ben radicate.


Forse il sogno vuole che, ad un certo punto della mia vita, dopo anni di erranza mentale, in un momento "topico", io possa diventare il costruttore di un grande palazzo, con tutte le conseguenze del caso.

Salvo poi, come fece Odisseo che, malgrado il remo trasformatosi in albero, si trovò a ripartire ancora una volta per un ultimo viaggio oltre le Colonne d'Ercole e verso l'irraggiungibile Montagna della Conoscenza
 

Il naufragio della nave di Ulisse (Anonimo Fiorentino)

“O frati”, dissi “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza: 
fatti non foste a viver come bruti, 
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
ché de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,

infin che ’l mar fu sovra noi richiuso.

 

(Dante, Inferno, Canto XXVI)

Condividi post
Repost0
20 marzo 2025 4 20 /03 /marzo /2025 09:16

Di questi tempi, sogno sempre molto, ma ricordo veramente poco.
Sono minime le volte in cui al risveglio riesco a ricordare abbastanza di un sogno da poterlo trascrivere.
Questo che segue è uno dei miei sogni più recenti, forse di una settimana fa (all'incirca)
Ed è un sogno in cui compare mio fratello ed io sono il suo spingitore, alle prese con molti ostacoli ed infinite barriere architettoniche

Maurizio Crispi (10 marzo 2025)

La moltiplicazione dello sguardo (foto modificata di Maurizio Crispi)

Conduco mio fratello in carrozzina lungo un percorso accidentato
All’inizio siamo in ufficio o in un’altra struttura: forse, si tratta di una facoltà universitaria, ma è sicuramente un luogo molto affollato e ci troviamo in un atrio spazioso, alla ricerca di una via di uscita, ma dovunque ci sono barriere architettoniche
Chiediamo se ci sia qualche percorso per disabili e ci rispondono che si, delle rampe mobili per i disabili ci sono, ma sono state temporaneamente smontate e messe nello scantinato, accatastate 
Ci dicono allora, davanti alle nostre proteste vivaci, che manderanno qualcuno a prenderle per rimetterle in posizione, cosicché noi possiamo essere messi in condizione di uscire 
Aspettiamo per un tempo lunghissimo, senza che nulla accada
Aspettiamo
Aspettiamo
Alla fine, seccati da questa lunga attesa sospesa (nessuno ci dice nulla) decidiamo di andarcene comunque e allora io sistemo mio fratello per bene per compiere questo lungo percorso all’aperto
Non so per quale motivo, prima di uscire all’aria, gli faccio indossare una specie di sacco a pelo total-body per proteggerlo dal freddo e questa operazione è - come si può immaginare, considerando le condizioni di mio fratello - piuttosto indaginosa: eppure, riesco a portarla a buon fine, facendo tutto da solo
Superiamo alla fine tutti gli ostacoli che ci si frappongono davanti e ci ritroviamo a camminare per strada, ma anche qui le difficoltà non mancano: anzi, mi sembra che dobbiamo misurarci con un percorso di guerra, irto di asperità
In un momento del sogno, per esempio, ci imbattiamo in una zona in cui ci sono dei lavori in corso, e si può passare soltanto utilizzando una stretta scaletta, peraltro ingombra di strumenti e attrezzi
Gli operai sono indifferenti a tutto, continuando il loro lavoro senza battere ciglio e tenendo gli occhi bassi
Io sono alquanto adirato con loro e, ancora una volta, dico che farò da me, ma prima vado a liberare il passaggio da tutti quegli attrezzi, buttandoli di mala grazia di lato
Quelli cercano di protestare, ma poi si zittiscono e mi lasciano fare 
Prima di compiere quest’ultimo trasporto, devo mettere mio fratello giù dalla carrozzina, perché la scala è troppo stretta per poter passare agevolmente con tutto l’ambaradan
Quindi lo metto giù a terra, ripiego la carrozzina, la trasporto dabbasso e risalgo per prendere mio fratello 
Ma prima di sollevarlo, decido di tirarlo fuori da quella specie di sacco a pelo (o bozzolo) nel quale era rinchiuso
Gli dico che non ce n’è più bisogno, perché tanto stiamo arrivando alla nostra meta 
Quindi compio l’operazione del trasbordo, sempre da solo senza chiedere aiuto e soprattutto senza ricevere supporto spontaneamente da altri 
Quegli operai se ne stanno immobili - sempre con gli occhi rivolti in basso - senza muovere un muscolo

Prima di ciò, c’era un’altra parte del sogno, nel quale io andavo alla ricerca di un posto dove potessi attivare una nuova connessione Internet
Era una ricerca molto complicata, perché il negozio cui mi ero rivolto la volta prima, non esisteva più e, quindi, dovevo trovarne uno nuovo
Cosa che accadeva in effetti
Stavo a conversare con una tizia che gestiva il negozio e che mi chiedeva la qualità della mia attuale connessione ad Internet ed io rispondevo che non potevo assolutamente lamentarmene
Allora, lei replicava proponendomi un affare paradossale, cioè quello di assumere come sua la mia connessione ad Internet, che io da quel momento in poi avrei potuto continuare ad usare gratuitamente, senza pagare il calore mensile

Mi trovavo anche in visita, sempre con mio fratello, a casa di due giovani laureandi, un fratello e una sorella, ambedue impegnati a lavorare davanti ad un computer nella preparazione della loro tesi di laurea: io, alla presenza di mio fratello, davo loro consigli su come procedere nel modo migliore

Le conversazioni erano molto lunghe e articolate, ma non ne ricordo i dettagli, solo che quando veniva il momento di andare via facevo dei commenti sul modo in cui il fratello dei due camminava (si era alzato dalla sua postazione al computer per accompagnarci alla porta) e lo immaginavo nel momento in cui fosse andato a discutere la sua tesi di laurea, avendo dimenticato a casa le scarpe

Visualizzando questa situazione, ridevo come una iena, ma quel tizio sembrava a non capire assolutamente il motivo di tanto ilarità 

Credo che fosse del tutto privo del senso dello humour 

Dissolvenza

Nel ricordo di mio fratello, quando andavamo in giro capitava di frequente che ci fossero dei momenti in cui ci confrontavamo con difficoltà oggettive nei nostri spostamenti, per via di inattese barriere architettoniche.
Capitava anche, in queste circostanze, che si facesse avanti qualche volenteroso, disposto a dare una mano.
Qualche volta accettavo l'aiuto, ma altre volte - più frequentemente - dicevo "No, grazie. Faccio da solo".
E mi impegnavo a far da solo.
Nostro padre - sempre nel mio ricordo - era più portato a dire di no, piuttosto che ad accettare.
E perché ciò? Innanzitutto, poiché per lui portare mio fratello aveva una valenza forse espiatoria: Salvatore era il suo fardello, non di altri (ed anche per me era così).

Ma - nello stesso tempo - mio padre rifiutava fermamente l'aiuto altrui perché pensava che la profferta d'aiuto fosse frutto di condiscendenza e di compatimento e che, in altri termini, discendesse da un atteggiamento ipocritamente pietistico, non motivato da un movimento interiore di cristiana e fraterna condivisione.
In più, alla base, c'era una diffidenza rispetto all'aiuto fornito da altri e che si fondava sulla non consuetudine ad aiutare in simili circostanze, a causa della quale sarebbero probabilmente state applicate forze esagerate ed asimmetriche, poco funzionali, che - in definitiva - avrebbero potuto fare danno, facilitando un'eventuale caduta di mio fratello.
In estrema sintesi, l'aiuto prestato avrebbe potuto trasformarsi in un bene che faceva male.

Maurizio Crispi

Condividi post
Repost0
17 marzo 2025 1 17 /03 /marzo /2025 13:52
IL CRONOMETRO DELLA VITA - il MIO CALCOLO

Come sarà 
quando finirà tutto?

Non ci è dato sapere
né il quando della fine né il modo

Andiamo avanti

Sappiamo solo questo:
che il tempo
si fa stretto
e che di giorni a disposizione
ce ne sono sempre meno

Ad oggi per me sono già trascorsi
75 anni
902,826 mesi
3923 settimane
27.467 giorni
659.185 ore
39.551.126 minuti
(e potrei anche dire i secondi
e i millesimi di secondo,
ma questi ve li risparmio)
Tutta la mia vita vissuta
sta in questi numeri
che continuano a crescere

Intanto, già mentre scrivo
la conta s’è modificata
andando oltre

Tic Tac
Tic Tac
Tic Tac


L’orologio corre
Il pendolo batte le mezz’ore e le ore
e la danza delle lancette prosegue inarrestabile
Il cronometro della vita è inesorabile,
incessante
E se guardi i millisecondi
che diventano secondi,
i secondi che si fanno minuti,
i minuti che si trasformano in ore,
le ore in giorni,
ti senti in balia d’una forza inesorabile
E sai che nessuno, sinora,
ha mai trovato la magica formula 
per fermare il tempo
Se mai la trovasse,
forse sarebbe un Dio

Soffia il vento
Si attivano mulinelli e vortici
di foglie secchi e sacchetti di plastica
che girano 

Condividi post
Repost0
15 marzo 2025 6 15 /03 /marzo /2025 09:12

Ho scritto questa nota dopo che due enormi eucalipti che crescevano rigogliosi nel giardino privato del condominio di fronte erano stati tagliati a pezzi ed eradicati
Questi due alberi facevano ombra e ospitavano una miriade di uccelletti.
Qualcuno ha decretato che dovessero essere abbattuti.
Il mio cuore ha sanguinato
Ho perso degli amici, un riferimento abituale nel mio panorama quotidiano
Nel corso della notte successiva - una notte di sonno inquieto - ho trascritto questa nota

Maurizio Crispi (15 marzo 2024)

I due eucalipti smembrati in via Lombardia (15 marzo 2025) - foto di Maurizio Crispi

Respiro stertoroso
Fischi e ronchi 
Una vera sinfonietta
Catarro di gola
Colpi di tosse
Non so se io stia sognando
tutto ciò 
o se mi capita davvero
Mi sveglio
Mi alzo
Bevo dal rubinetto
Meglio?
Forse si!
O forse no
Mi si chiude la gola
Mi sembra di soffocare se
Penso all’albero segato del giorno prima,
il grande eucalipto che si ergeva 
davanti alla finestra della camera da letto 
Impietosamente tagliato a pezzi ed eradicato
da becchini forniti di motosega
Penso a tutti gli alberi del mondo
minacciati dalle motoseghe
e da altri strumenti letali 
Penso al loro sussurro che si affievolisce
sino a spegnersi del tutto
mentre vengono uccisi e depezzati

Penso al sussurro del mondo
compromesso
Penso che il mio respirare
sia intimamente collegato 
a quello degli alberi
Cosa accadrebbe se
nel momento in cui si sega un albero
la stessa ferita letale comparisse 
nel corpo dell’aguzzino?

Colpo su colpo
Ecco, dovrebbe arrivare il momento 
in cui la natura si vendica
Tutto è uno
Tutto è connesso
Per ogni albero che si uccide
saranno in molti a dover morire
avvelenati, smembrati, senza più respiro

Forse ho sognato
oppure, forse,
tutto questo non è sogno

Accadrà davvero
o sta già accadendo

Condividi post
Repost0
10 marzo 2025 1 10 /03 /marzo /2025 06:35

Un maldestro scherzo in rima, a partire dal fastidi martellio proveniente dal piano di sopra dove stavano facendo dei lavori di ristrutturazione

Maurizio Crispi (10 marzo 2025)

Il Centauro

C’è un martellatore assiduo e solerte
sopra la mia testa
Una salva di colpi
poi silenzio
Poi ancora di nuovo una scarica 
Gli intervalli tra una salva e l’altra
sono irregolari, difformi
e quindi ogni ripresa
porta ad un sobbalzo
perché non ci si abitua mai
ad un ritmo uniforme
Anche il suono del martellamento
è diseguale
A volte lieve, come una carezza
Altre volte, sonoro ed impetuoso
A volte è pigro, 
altre rapido ed efficiente,
quasi aggressivo
Cosa starà facendo
questo martellatore?
Mi manda dei messaggi morse
oppure non c’è alcun nesso
O forse si tratta del centauro Nesso
che cerca di andare al cesso
prima di recarsi al consesso
e li indossare una bianca camicia
intrisa di sangue tossico? 
Non so
E vorrei proprio saperlo
Ma, in fondo, tutto è connesso,
anche se alimentare qualche dubbio
é pur sempre concesso
soprattutto durante l’amplesso,
anche se qui il potere critico
é fortemente compromesso,
se è consumato l’amplesso 
all’ombra del grande cipresso
C’è invece chi per scoprire il nesso
s’arrampica lesto 
sull’albero di bompresso
e vi si mette genuflesso
in attesa di essere estromesso
dal consesso, ma anche dal congresso

Condividi post
Repost0
10 marzo 2025 1 10 /03 /marzo /2025 06:21

Mi accingo al mio lavoretto
di cemento e pietre,
dopo aver tagliato un po’ di erba
C’è chi naviga sul Mekong
o sul Congo
alla ricerca di Kurtz
Guardo navi e barche
solcare il mare
Osservo il profilo di isole lontane
e mai più raggiunte
Seguo con lo sguardo
nuvole flottanti
Io faccio questo:
erba, pietra e cemento
Mi accontento
A scartamento ridotto,
alle prese con la frammentazione dell’Io

Maurizio Crispi (9 marzo 2025)

Frammentato (foto modificata di Maurizio Crispi)

Sono a casa (almeno) o, meglio, nel mio condominio 
In effetti, sono tecnicamente fuori casa, perché sono rimasto chiuso fuori dalla porta e le chiavi sono rimaste dentro 
Quindi, mi si pone il problema di rientrare
Salgo al piano di sopra e mi ritrovo a parlare con il condomino che abita nell’appartamento corrispondente al mio 
L’idea è quella di calarmi dall’alto dal suo balcone al mio ed entrare così dalla finestra, come farebbe un ladro acrobatico o un Babbo natale delle moderne rappresentazioni popolari (a Natale di vedono tanti babbo Natale che si inerpicano - o ne discendono - lunghe perigliose scalette da equilibrista)
La narrazione del sogno è complicata e ripetitiva e ci sono diversi intermezzi 
In una il proprietario del terzo piano, mi dice che ha dovuto cambiare una pavimentazione messa a ricoprire quello originale, perché si tratta di un materiale poco funzionale che malamente aderisce alla pavimentazione sottostante e che dunque scivola con facilità marmo: a causa di ciò è caduto già diverse volte
Ma di quest'aspetto non me ne può fregare di meno
Ma veniamo al momento clou della situazione
Andiamo fuori al balcone, ad ispezionare 
C’è una sorta di argano a cui è sospesa una scaletta di ferro (del tipo di quelle usate dagli operai che lavorano su impalcature per passare da un ripiano ad un altro) e a questa ne è stata attaccata un’altra, tipo una scala di casa ordinaria, con delle corde
Per compiere quest’impresa dovrò prima sospendermi nel vuoto, poi scendere i gradini della prima scaletta di ferro, da quel che capisco molto oscillante, per poi passare all’altra scala che vi è legata: un passaggio questo che mi sembra molto temerario, anche perché i legacci che tengono la seconda scala avvinta alla prima mi sembrano alquanto precari ed instabili
Sono molto perplesso ed esitante 
Non so se avrò il coraggio di compiere le imprese 
Arriva una tizia anziana, esce sul balcone e scende utilizzando questo apparato di emergenza come se questa fosse la sua modalità ordinaria di uscita dall’appartamento 
Sono stupito e meravigliato dall’intraprendenza della signora che per di più è molto anziana 
Ma come fa?, mi chiedo, E poi con tanta disinvoltura!
Ma il vederla in azione non mi dispone a tentare a mia volta, anzi mi induce ad avere ancora più paura, perché l’ho vista mentre scendeva utilizzando quel dispositivo che oscillava libero nel vuoto ed era stata assolutamente temeraria per quello che potevo vedere, incurante di quello che sarebbe potuto succedere 
Poi mi chiedevo, facendo un salto logico, "Ma se io scendo e mi ritrovo sul balcone di sotto e il proprietario dell’appartamento non c’è, come farò a entrarvi e come farò a uscirne?", Ignorando il semplice fatto che ero io il proprietario dell’appartamento di sotto!
Illogicità dei sogni!
Non mi decido 
Prendo tempo 
Temporeggio
Poi dico al vicino del piano di sopra, "Farò il tentativo solo quando Ale, che è il mio angelo custode, sarà arrivata per assistermi
Solo se lei mi guarda e mi segue col suo sguardo, passo dopo passo, sentirò di essere al sicuro e troverò la confidenza necessaria per affrontare questa prova senza tremiti di paura 


Dissolvenza

Condividi post
Repost0
6 marzo 2025 4 06 /03 /marzo /2025 06:41

Uno scritto recuperato, in cui faccio un quadro di inverni rigidi e freddi: forse, era così qualche anno fa, ma non più oggi, in cui invece la curva delle temperature, le medie mensili e annue si stanno spstando sempre più verso l'alto, ma gli ombrelli vengono sempre sfondati dal vento e quindi sono pur sempre un reperto che ci si trova ad avvistare lungo le strade, come grandi fiori caduti e improvvisamente appassiti

Maurizio Crispi (6 marzo 2009)

Ombrello schiantato (foto di Maurizio Crispi)

Tempo d'inverno,
bufere e temporali si abbattono su di noi,
giorni di clima incerto e capriccioso,  
venti procellosi raffiche mai viste, freddo

Di tutto e di più

La mutazione climatica,
l'effetto serra,
tutto concorre a questi inverni che si fanno più rigidi e bagnati

In passato ritenevo che noi siciliani fossimo dei fortunati a godere di un clima mite, scarse precipitazioni, sole e cielo sereno il più delle volte (e, badate, non parlo da meteorologo, ma delle mie semplici percezioni abbinate ai ricordi della mia infanzia e giovinezza)

Poi, potrebbero venire i "tecnici" a parlare di medie stagionali e di tutta una serie di questioni tecniche, ribaltando tutte le carte in tavola e andando contro le nostre semplici percezioni. Io tenderei sempre a diffidare degli "esperti". Comunque.

Il cattivo tempo persistente,
assillante ci spiazza
e ci mette di cattivo umore.

Non sappiamo come vestirci
Un minuto fa caldo e, dopo poco, viene giù il freddo

Mettiamo il naso fuori prima di uscire per vedere se piove.

Tutto OK, OK, OK

Ed ecco che di lì a poco si scatena un temporale 

Pioggia a catinelle come non se n'era mai vista,

vento ululante,

raffiche che ti spingono le gocce d'acqua negli occhi

e ti fanno bruciare la pelle del viso tanto sono gelide.

Non siamo come gli Inglesi che escono di casa "sempre" armati di ombrello, anche se brilla il sole, perché loro sanno bene che "non si sa mai"...

Chi - previdente -  ha la ventura di portarselo appresso, invece, è come se non l'avesse, e ciò capita spesso

Gli ombrelli di oggi sono fragili, malfatti e le raffiche di vento potenti

Ed ecco che per strada si possono vedere scenette comiche con persone che camminano, sempre dignitosissime, riparandosi sotto parapioggia tutti sbilenchi, le stecche rotte e la tela strappata, oppure, ancora di più, altri che lottano contro le raffiche di vento cercando di proteggere il proprio paracqua messo a repentaglio e prossimo a rovesciarsi come un calzino

La lotta è impari. Il più delle volte gli ombrelli finiscono con l'essere sfondati, rovesciati, spezzati, insomma resi del tutto inservibili

Ecco che allora i malcapitati cittadini, presi da un moto di improvvisa stizza scaraventano per terra il rudere del proprio ombrello e se ne vanno via impettiti, come a dire "Si piegherà pure quel farabutto del mio ombrello, ma io no di certo!"

E' per questo che, dopo un temporale, è  frequente vedere così tanti ombrelli distrutti per strada, abbandonati lì, a volte pericolosamente per un passante distratto

Condividi post
Repost0
4 marzo 2025 2 04 /03 /marzo /2025 13:25
autoritratto (Foto di Maurizio Crispi)

Selvaggio!
Animale!
Animalesco!
Ma siamo proprio sicuri che gli animali
nel loro modo di essere,
nelle loro manifestazioni,
siano animaleschi?
Quando tacciamo qualcuno 
di esser animalesco
nei suoi comportamenti
non offendiamo in fondo
quei poveri, innocenti, animali
che nulla c’entrano?

Eppure…

Eppure…

Spesso se vogliamo offendere qualcuno
gli diciamo:
sei un animale,
sei animalesco,
metti in mostra comportamenti bestiali,
sei una bestia,
hai una natura ferina
E così via
Forse, un autoesame di coscienza critica
ci dovrebbe indurre a dire 
che, utilizzando simili analogie,
sbagliamo,
ci fuorviamo,
perdiamo la rotta
e il giusto discernimento,
cascando in trite ripartizioni categoriali,
tranciando giudizi,
attribuendoci il ruolo
dello sputasentenze
che si muove a passi pesanti
nel mondo che lo circonda
emettendo giudizi senza attenuanti
che a volte suonano 
come parole e formule 
di condanna all’ostracismo 
e di morte,
senza possibilità di appello

Forse, più correttamente,
più cristianamente
(nel più ampio senso del termine),
più agapicamente anche,
dovremmo tener piuttosto
un profilo basso,
evitando di ergerci a giudici severissimi
e piuttosto lasciar correre, 
benevoli
e forse anche riservando ad altrui
lo sguardo compassionevole d’un Buddha, 
intriso di pietas,
perdonando le manchevolezze
gli sbagli
le imperfezioni

In fondo, 
chi siamo noi per giudicare?

A che serve impegnare la mente
nel ritmo ripetitivo di un mantra
oppure recitare estatici 
la sillaba sacra
se poi viene meno questo momento
di sentirsi tutt’uno
con l’universo 
e di potere esercitare 
la forza del perdono?

Condividi post
Repost0
4 marzo 2025 2 04 /03 /marzo /2025 06:26
Piumino con ape (foto di Maurizio Crispi)

Ho fatto dei sogni faticosi questa notte, faticosi nel senso che facevo delle cose faticose, dei lavori ripetitivi che mi lasciavano alla fine con il corpo tutto dolente e i muscoli contratti e carichi di acido lattico

Di queste scorribande oniriche ricordo due dettagli soltanto

In uno ero intento a potare una vite che era del tutto anomala
Era cresciuta a dismisura, formando un tralcio gigante lungo centinaia di metri
Tagliavo via tutte le diramazioni, lasciando intatto il tronco principale, in tutta la sua spropositata lunghezza 
Poi, finito questo lavoro, mi accorgevo che dai nodi rimasti venivano fuori delle gemme dotate d'una crescita straordinaria e che, difatti, si sviluppavano a vista d’occhio come se fossero dotate di una forza propulsiva anomala, ma potente ed inarrestabile che mi faceva pensare ad un romanzo horror letto anni addietro, dal titolo Rovine, i cui protagonisti si confrontano con una pianta tentacolare e assassina che, a metà tra un'edera e una liana, infesta un sito archeologico dello Yucatan)
Mi accorgevo che questi nuovi germogli davano origine a tralci di zucca e allora li tagliavo via, uno alla volta
Quando avevo finito, mi accorgevo che dai primi tagli altri tralci - sempre di zucca - avevano ripreso a venire fuori e quindi ricominciavo ad estirparli con rinnovato vigore

In un altro momento, mi muovevo appollaiato su di un enorme macchinario, ronzante e traballante, delle dimensioni di una mietitrebbia
Andavo avanti lungo una trazzera di campagna, solo che il percorso non era libero del tutto
C’era un contadino che lavorava lungo lo stessa strada con una carriola piena dei suoi attrezzi, intento alla "arrimonatura" degli alberi che erano disposti ad intervalli regolari 
Ma questa sua carriola, malgrado i miei richiami non la spostava di un centimetro
Sicché il mio macchinario semovente ci sbatteva con grande clangore e poi la sospingeva in avanti, sbatacchiandola, qua e là
Il contadino gridava qualche protesta, prendeva la sua carriola e la spostava più avanti, mettendola in un punto in cui era  sempre d’ingombro al mio poter passare liberamente, sicché la stessa scena continuava a ripetersi
Alla fine la carriola, urtata e sbattuta (anche mai schiacciata) era piuttosto malconcia

C’era in questa scena una contrapposizione, un braccio di ferro,
senza apparente soluzione: qui io, appollaiato sulla mia mietitrebbia scoppiettante ero il più forte, almeno in apparenza

Dissolvenza

 

Sogni faticosi questa notte
é stato tutto un sognare,
di cui non ricordo una mazza

Erano sogni in cui lavoravo,
vedevo pazienti,
mi occupavo di loro,
facevo e dicevo cose
che si ripetevano sempre eguali,
o con piccole variazioni

Una vocina interna mi diceva:
Svegliati! Svegliati!
Così potrai cogliere l’attimo
e guardare da sveglio il tuo sogno,
mentre la finestrella
sulla mente che l’ha sognato
è ancora aperta

Ed invece ho continuato a dormire
in letargo
bloccato in una sorta di catalessi
(torna a casa, Lassie)
che non mi consentiva
movimento alcuno
e che mi privava della volontà

Ad maiora!

La prossima volta forse
potrò cogliere qualche frutto
dal giardino segreto
della mia personale onirolandia

Maurizio Crispi (7 marzo 2025)

Condividi post
Repost0
3 marzo 2025 1 03 /03 /marzo /2025 07:38

Scrissi questa nota diaristica il 3 marzo 2013, di ritorno dall'essere stato presente sulla scena di una gara podistica nel week-end, in veste di fotografo.
Probabilmente si trattava del mio viaggio tra Perugia e Castiglion del Lago, in occasione della Strasimeno del 2013, evento cui già in passato avevo avuto modo di partecipare in diverse occasioni, in veste di podista attivo, per poi continuare a frequentarla da fotografo in forza dei buoni rapporti creatisi con gli organizzatori e nella qualità - sino ad un certo punto - di rappresentante della IUTA.
I miei viaggi erano frequentemente "mordi e fuggi", partivo per il fine settimana e poi facevo in modo da rientrare già la domenica sera e, quindi, sovente gli orari e le scadenze erano davvero incalzanti…
Guai a mancare una coincidenza!

Maurizio Crispi (3marzo 2013)

Strasimeno (foto di Maurizio Crispi)

Devo scappare via al termine della gara, prima che si svolgano le premiazioni

Il tragitto sino alla stazione è lungo e camminare con zaino e borsa prende il suo tempo

Il margine di tempo - per arrivare a prendere quel treno - non è molto grande

Ho lasciato i molti amici e conoscenti, rammaricato, senza salutare ed intanto, mentre cammino, alla volta dell'albergo, per recuperare la mia borsa, sinché mi è possibile, continuo a scattare foto ai runner che via via completano la gara lunga, alla spicciolata, ognuno distaccato dall'altro di molte decine di secondi o di molti minuti.

La signora dell'albergo - con grande gentilezza - mi offre un passaggio sino alla stazione: un favore gradito, anche perché non è stato in alcun modo richiesto e suona come una bella manifestazione di ospitalità disinteressata.

Dopo la quiete e lo slow time di Castiglione del Lago (e prima di Perugia), l'immersione nell'atmosfera sovreccitata e brulicante della Stazione Termini di Roma è traumatica.  

Africani, arabi e musulmani: tutti i locali attorno a Piazzale dei Cinquecento, sotto porticati un tempo fastosi e ora semplicemente squallidi, sono di kebabbari e di venditori di cibo orientali, alcuni in forma di fast food in declinazione islamica, senza bevande alcooliche, ma solo acqua, gassose, coca cola, e succhi di frutta.

La Stazione Termini e i suoi dintorni sembrano una kasbah, affollata e frenetica.

 

Atmosfera elettrica: sembra che da un momento all'altro possa accendersi il litigio o anche una zuffa...

Tutto si svolge al limite, sul filo del rasoio, in quella che mi pare essere una specie di terra di nessuno.

Totale deregulation e ciascuno in questa babele di lingue e di etnie si sente solo.

 

Dopo il viaggio in un treno per Fiumicino sovraffollato, sono in aeroporto.

Sul treno tante le scenette: genitori che rimproverano aspramente i figli piccoli, perché ne fanno delle loro.

Papà che minacciano di prenderli a schiaffoni.

Due, uomo e donna, seduti di fronte uno all'altro, si guardano con tenerezza e sfogliano assieme il book fotografica di uno dei musei pittorici della Capitale più rinomati: si soffermano sulle riproduzioni di alcuni dipinti del Caravaggio e li commentano.

Quando scendono dal treno, lei cinge con il suo braccio la vita di lui e camminano così pieni di affettuosa indolenza (ed io che li osservo da lontano, vorrei potere avere il dono di un'intimità di questo tipo)

Giapponesi con la mascherina: sono davvero comici: proteggono se stessi dalla contaminazione o, altruisticamente, proteggono il proprio prossimo, cioè noi?

Obesi semoventi, con grosse valigie, rotolano da un lato all'altro.

Grande frenesia, e tantissimi viaggiatori che si intersecano, vociando, alcuni reduci dalla Mezza maratona Roma-Ostia, chiassosi ed eccitati, caciaroni e ridanciani

Soffro nel vedere così tante persone accanto a me con gli occhi sprofondati nel display del proprio smartphone, con le dita (o uno soltanto, a seconda dei casi) in frenetico movimento per far scorrere la pagina e per digitare commenti e messaggi.

Cerco disperatamente di incrociare lo sguardo di qualcuno, ma è praticamente impossibile. Io sono l'unico che guarda ed osserva gli altri, e - anche se in questo modo così sbilanciato - mi sembra d'essere l'unico che si interessi al mondo degli altri. Poi, per finire e prima di scivolare in un sonno profondo e ristoratore sull'aereo, c'è la solita ed estenuante procedura dei controlli per la sicurezza.

Si procede con lentezza snervante: bisogna rispettare una miriade di adempimenti.  

Fuori il laptop, levarsi il soprabito, via sciarpe e cappelli, in alcuni - preventivamente - via anche le scarpe, specie se hanno parti in metallo facilmente riconoscibili.

Poi, finalmente, quando ti sei privato di tutto e hai ripartito i tuoi beni in differenti vaschette, ecco che arriva il momento fatidico di passare (e per fortuna che ancora non ti chiedono di spogliarti del tutto, ma io credo che, continuando così, ci si arriverà prima o poi).

E' sempre come vincere un terno al lotto: una volta il segnalino suona ed un'altra volta, se hai addosso le stesse cose non suona. Io, per principio, non mi sfilo mai la cintura, perché so che solitamente - non essendo pesatamente borchiata - non fa mai suonare il metal detector. Quindi, per così dire, anziché fare il pecorone che si adegua acriticamente, io ci provo sempre. E questa volta la campana ha suonato per me, inesorabile: già mi preparavo a sfilarmi la cintura, quando il "guardiano" (l'addetto alla sicurezza), mi ha detto di tornare indietro e di levarmi anche le scarpe. "Ma come? - ho detto io - già altre volte sono passate con queste scarpe e non hanno mai fatto squillare l'allarme!

Sono loro, sono loro - ha detto nervosamente l'addetto - lo vedo da qui.

E mi sono dovuto levare le scarpe, mettendo a nudo piedi sudaticci e puzzolenti dopo un giorno intero di attività e calzini intrisi di sudore...Una cosa non esattamente edificante…

Sono passato: tutto OK!

Ho ricevuto l'approvazione e l'imprimatur dell'addetto alla sicurezza

Ho detto, raccattando le mie cose: "C'è sempre una prima volta!"

 Una battuta ironica, accolta da un gelido silenzio...

Questi addetti alla sicurezza si prendono tremendamente sul serio e senso dello humour zero.

E queste misure della sicurezza sono davvero una cavolata

All'andata, mi avevano detto: "Dobbiamo aprire e controllare, c'è qualcosa che non va". Aprono una certa tasca della borsa e puntano il necessaire con le minime cose che mi porto in queste brevi trasferte. L'oggetto incriminato era l'innocuo contenitore della schiuma da bagno, da 200 ml, ma pieno per metà soltanto.

"Questo non lo può portare con sé!" -  è arrivata puntuale l'ingiunzione del custode cerberigno e aspro.

Del resto ogni dettaglio che sfugge alla norma stabilita, fa di te un potenziale pericoloso terrorista dinamitardo e quant'altro...

"Ma... - faccio io - contiene meno di 100 ml…"

 "No, la regola è che debba esserci per ogni caso un contenitore da 100 ml, massimo" - è la pronta replica che ricevo.

"Allora lo lascio, ovvio"...

Fine del discorso: meglio tagliar corto con questi individui.

Ma che  sublime cavolata! - ho pensato.

Alcuni esperti a livello mondiale sostengono - a ragion veduta - che questo tipo di misure di sicurezza e l'intero apparato che alimentano servono a ben poco a sventare eventuali attentati, ma servono a dare l'idea che qualcosa si fa, alimentando un senso di sicurezza che rimane tuttavia solo soggettivo. 

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth