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23 novembre 2023 4 23 /11 /novembre /2023 07:15
Nuvole )foto di Maurizio Crispi)

Oggi le nuvole in cielo,
di fogge e sfumature diverse,
sparse qua e là come bisonti al pascolo,
oppure adunate in grandi placche
o in cumuli torreggianti,
formavano un affresco aereo di ciclopiche proporzioni

 

Costruivano le quinte di un’immensa scenografia
aggiungendo bellezza alla consueta, selvaggia, bellezza dei Monti
il cui profilo ormai conosco fin troppo bene,
arricchendoli in profondità
e creando giochi di ombre e luci e di effetti chiaroscurali

 

Con queste centurie di nubi
che erano anche come possenti astronavi aliene
il paesaggio che osservavo
e che mi sfilava accanto attraverso i finestrini dell'auto
è diventato per me una cosa viva e vibrante

 

Non ho potuto scattare alcuna foto
poiché guidavo, proteso verso casa

 

Ho fatto delle foto mentali,
per quel che ho potuto
Click, click e poi ancora click

 

Forse mi è sembrato persino di vedere
il profilo di un’isola lontana
Ed ho visto anche
(questo per certo) 
la sagoma scura di un aereo
che si levava in volo,
quasi fermo,
nello sforzo immane di vincere le catene della gravità,
come volesse arrampicarsi
sino alle nubi in alto
e poi sparire alla vista

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12 ottobre 2023 4 12 /10 /ottobre /2023 07:38

Ho scritto questa nota su Facebook (a corredo di alcune foto) il 12 ottobre 2022. E poi mi sono dimenticato di trasferirla qui nel mio blog.
La ripropongo adesso a distanza di un anno esatto.

Maurizio Crispi

Villa accanto allo stadio (Foto di Maurizio Crispi)

Dopo molto tempo, arrivo nel corso della mia passeggiata mattutina allo Stadio di Atletica di Palermo
E, sempre camminando, mi affaccio sulla villa adiacente detta anche "la villa dell'Atleta" (conosciuto anche - secondo il toponomastico più antico come "Case Rocca" e ribattezzata di recente come Giardino Vincenzo Florio secondo una lapide che vi è stata collocata in tempi recenti)
Nella bruma del primo mattino ha un aspetto insolitamente bello.
Al di là del suo fronte incorniciato da due filari di Ficus adornati di panchine ombreggiate dalla loro densa canopia si stende l'ampio prato che sembra essere in buona salute, forse per via delle recenti piogge, piuttosto che per costanti irrigazioni a pioggia (benchè il prato sia dotato di n impianto all'uopo, raramente - per arcani motivi - vi si ricorre: sarebbe quasi perfetto, se non fosse per qualche chiazza ingiallita, dovuta all'usura, dal momento che - specie nell'orario pomeridiano che è di massima frequentazione - ci sono molti che vi giocano o si allenano al calcio (e questo moltiplicato per centinaia di volte all'anno si traduce in un'inevitabile usura).
Del filare di palme in fondo che furono le prime ad essere corrose dal punteruolo rosso qui a Palermo (anzi furono proprio quelle che vi furono importate ammalate, acquistate - forse proprio per questo motivo - ad un prezzo stracciato dal Comune di Palermo) si stende un fronte di verde fitto, lussureggiante, dato da diverse essenze arboree che con il loro vigore preludono a quella zona di vegetazione intricata che si stende oltre la stradella asfaltata delimitante la villa sul lato est (dove si trovano anche le Case Rocca che danno il nome all'intera area), ben nota ai runner palermitani i quali, in considerazione della densità della selva e del sottobosco, l'hanno battezzata con molta fantasia "la Cambogia".
Sono arrivato ad un orario strano: la maggior parte dei podisti che si allenano di mattina presto se ne sono già andati e, ancora, non sono arrivati quelli che, in assenza di impegni lavorativi stringenti, vengono a correre ad orari più comodi.
Quindi, l'aspetto della villa è semidesertico: sembra di osservare uno scorcio di campagna semi-addomesticata con una nebbiolina leggera che sembra levarsi dal prato ancora non inondato dalla luce piena del sole. E quest'aspetto di campagna è accresciuto da un debole odore di letame, proveniente da stalle non lontane che gravitano ai margini dell’impianto dell’ippodromo.
Mi incrocia un podista un po' ingobbito che corre a piccoli passi: e mi sembra di riconoscerlo.
"Spinelli!", lo chiamo per cognome ad un suo successivo passaggio.
Lui si ferma e si gira verso di me, interdetto. 
Sul momento non mi riconosce. 
Poi, guardando bene, sì.
"Maurizio, sei tu!" 
Ci fermiamo a chiacchierare, rievocando i vecchi tempi andati: lui fu uno dei primi compagni di corse al tempo in cui decisi di correre la mia prima maratona a New York e facemmo parte della stessa società podistica amatoriale, allora pressoché unica nel nostro contesto e capeggiata dall'impareggiabile Pino Sutera, che purtroppo ci ha lasciati non molto tempo fa.
"Altri tempi", faccio io.
"Eh sì"
"Gareggi ancora?"
"No, non più, solo le corsette con gli amici"
"Eh, faccio io, adesso sono cambiate tante cose e tutti sono malati di corsa. Noi ,invece, ci divertivamo!"
Ci congediamo, lieti di questo imprevisto incontro.
Io proseguo per la mia via, e il panorama della villa, così europea nella sua nettezza, è guastato dagli immancabili mucchi di rifiuti, attorno ai cestini mai svuotati
Ci si può illudere - dalle nostre parti - di essere in un posto bellissimo, ma la monnezza ci ricorda sempre che siamo a Palermo e che anneghiamo nei rifiuti (posti bellissimi, i nostri, infestati dai demoni dell'incuria e della monnezza)

 

 

Nelle due foto uno scorcio dello spazio verde conosciuto come “Villa dell’atleta”, accanto allo Stadio di Atletica (Palermo) e nelle altre l'incuria della monnezza abbandonata

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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5 ottobre 2023 4 05 /10 /ottobre /2023 07:06

Scrissi questa nota di diario nell'ottobre del 2022, il 5 precisamente, in occasione di una delle mie pochissime andate al mare di quell'anno, forse l'unica.

Maurizio Crispi

Al mare a Capo Zafferano dei sogni e dei ricordi (foto di Maurizio Crispi)

Ogni tanto, al mare si ritorna

 

Con immane fatica, prima

 

Poi, ci si sente a casa (quasi),
con vista sul quel promontorio
legato a molti ricordi

 

Il sole che batte
lo sciabordio dell’onda,
l’asperità dello scoglio e del cemento,
la brezza lieve,
uno schooner che si approccia alla riva
e si mette alla fonda
E vederlo porta ad immergermi
in una visione onirica,
Mompracem e i suoi tigrotti

 

Chiudendo gli occhi,
ho la sensazione di essere un navigante
del Kon-Tiki
oppure un naufrago sulla zattera della Medusa

 

E al cambio della marea
sono risvegliato dalla spruzzaglia
dell’acqua ribollente

 

Poi, il mattino dopo,
di nuovo in prossimità del mare
sul lungomare di Isola
È tutto buio
posso solo vedere la sabbia,
sentirla soffice sotto i piedi
mentre avverto un tenue odore di salsedine
mescolato ad un sentore aspro di bruciato
e quello di putredine dei detriti abbandonati
e di escrementi rinsecchiti dal sole

 

Poi ad Est il cielo si rischiara
Compare la sagoma familiare dell’isolotto,
con la torre diruta
mentre il cielo si tinge di un rosa
che presto volge all’arancio

 

I gabbiani planano
salutando il sole 
con i loro versi

 

Una visione onirica (foto di Maurizio Crispi)

Una visione onirica (foto di Maurizio Crispi)

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27 settembre 2023 3 27 /09 /settembre /2023 06:56
Magnolia abbattuta (foto di Maurizio Crispi)

Oggi stanno deturpando con la motosega le magnolie di Viale delle Magnolie, qui a Palermo.
Manutenzione intrapresa per quelle che insistono su terreni privati con taglio dei rami ammalorati.
Nello stesso tempo hanno cominciato un intervento su quella che si trova al centro della piazzetta triangolare, a metà circa del tratto di Viale delle Magnolie tra Via Boris Giuliano (ex Via Piemonte) e Via Sciuti
Questa la stanno proprio “azzerando”. Grrrr!
Ho chiesto ad uno dei "boscaioli" selvaggi, perché stiano deturpando così un albero che é sostanzialmente in buona salute. 
Mi ha risposto che l’albero, dentro, è cavo e che, dunque, è a rischio di caduta.
Mi hanno detto altri, in particolare il portiere di uno stabile proprio di fronte, che giorni addietro, avrebbero esplorato con una sonda questa cavità per constatare che arrivava sino alla base del tronco e che, per di più, era infestata dai sorci (il boscaiolo disse: “Sorci”; un altro lì presente aggiunse: “Pantegane!
Qualcun altro degli astanti ha aggiunto che dopo il crollo della grande magnolia ubicato all'angolo tra Via delle Magnolie e Via Boris Giuliano e dopo che il comune ha dovuto rimborsare i danni causati dal crollo alle vetture parcheggiate sotto, l'Amministrazione comunale ha deciso di seguire la via maestra del totale azzeramento del rischio, non già procedendo ad un accurato censimento delle piante di grandi dimensioni e all'attuazione di tagli essenziali, ma sostanzialmente conservativi e che tengano conto della necessità di mantenere ben bilanciata la chioma, ma di abbattimenti indiscriminati e di sostanziale azzeramento della vegetazione arborea nelle vie dei diversi quartieri (quindi, detto in soldoni, senza la previsione di alcun rimpiazzo). Da diversi miei contatti mi sono giunte testimonianze in tal senso.
Dirò che questa magnolia per anni (ben me la ricordo da quando ero piccolo) era stentata e che - solo negli ultimi tempi (forse aiutata per via delle connessioni radicali sotterranee con altri alberi che, nel frattempo, si sono sviluppati pure loro rigogliosi) ha decollato nella sua crescita - diventando folta e mostrandosi nello splendore d'una buona salute.
Proprio il momento giusto per fare questi tagli indiscriminati!
E, tra l'altro, alla dissezione delle prime grosse ramificazioni la linfa bianca colava abbondante, segno anche questo di buona salute, indubbiamente.
La formulazione che “l’albero è cavo e che è per questo instabile e a rischio di crollo” è pretestuosa e, se applicata coerentemente, dovrebbe portare all’abbattimento di molti degli ulivi e di altri alberi plurisecolari, come ad esempio del platano millenario di Curinga (in Calabria) che ha al suo interno una vasta cavità che può accogliere ben venti persone in piedi (ci sono entrato dentro).
Sono sconcertato: questa azione è un vero e proprio albericidio!
Non solo i fuochi, anche i tagli indiscriminati!
Ora sono preoccupato per quello che faranno alle altre magnolie della via e, in generale, ad altri alberi cresciuti e svettanti della città, visto che la "filosofia" operativa sembra essere quella del taglio indiscriminato.
Cosa si può fare per fermarli?
Cosa si può fare per fermare quelli che sembrano né più né meno dei crimini, considerando che, secondo le teorie più avanzate gli alberi non sono delle creature isolate, ma si connettono in reti e comunità di auto-aiuto e capaci di comunicazione e si possono considerare dunque delle creature in qualche modo (diverso dal nostro) senzienti?
Questi crimini avvengono nell’indifferenza generale e, come sempre, nel silenzio dei governanti e senza il parere di botanici esperti.
Tra l’altro la cosa - secondo me - grave è che quest’attività non è svolta dell’apposito servizio del Comune ma da un’azienda privata con la vocazione dichiarata dell'"ingegneria naturalistica", come si vede dal logo del camioncino, una Srl che si chiama Sicilville.
Ora, se si dà ad un’azienda privata l’appalto per simili lavori, c’è il rischio molto elevato che - per puro lucro - vengano decise ed attuate potature selvagge e non necessarie.
Si può capire che alcuni alberi con rami ammalorati possano essere fonte di rischio per i cittadini.
A volte, però, in simili azioni, soprattutto quelle portate avanti dalla pubblica amministrazione, manca la trasparenza e sembra di essere davanti a scelte arbitrarie e non motivate.
Qualcuno che ha letto la prima stesura di questo post ha scritto: "Se si tagliano rami di diametro superiore a 20 cm la squadra incaricata deve avere un 'piano per la compensazione biologica del danno'. Tagli di questa portata sono da considerarsi già 'abbattimenti'. Se non c'è questo piano non si può procedere con i tagli (da regolamento comunale del verde, che si trova in internet). In teoria si possono chiamare le forze dell'ordine, é un abuso. Serve un avvocato, perchè usano la scusa dell'urgenza per lavorare fuori norma".

Inoltre esiste una procedura che si chiama "Valutazione di stabilità degli alberi" e che si può fare sia con l'ispezione ma anche con l'utilizzo di strumentazioni apposite e che l'amministrazione locale dovrebbe utilizzare oculatamente con le propria popolazione arborea, in modo da tutelarne assieme la salute e stabilità, proteggendo - ma solo in maniera mirata, con azioni minimali, ma necessarie, la sicurezza dei propri cittadini.

Qua, invece, mi pare che si proceda all'insegna dell'empiria più pura!

 

 

Fate circolare questo post!

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
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Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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23 settembre 2023 6 23 /09 /settembre /2023 07:43
Fuochi a Palermo, il 22 settembre 2023

Stop roghi!
Che tristezza!
Che orrore!

Arriva lo scirocco, temperature africane, sovrumane, non comuni e, puntualmente si scatenano i roghi (in verità, sono scatenati)
E' una guerra, animata da un disegno criminoso
Non posso credere che decine di roghi possano accendersi spontaneamente (o per distrazione)
E ogni volta, a fronte di un'esigua capacità di intervento (pochi uomini, pochi mezzi), ci sono feriti e morti, animali uccisi dalle fiamme, ettari di bosco e di colture distrutti.
Adesso, negli ultimi dei due giorni trascorsi, in cui un inferno di fiamme si è scatenato da Scopello a Cefalù, sono andate bruciate sui cavalcavia di Viale della Regione Siciliana anche le auto e abbiamo avuto modo di vedere foto degne della rappresentazione di una guerriglia urbana.
Cosa fanno i nostri governanti?
Nulla, non fanno nulla.
Tacciono e, in questo caso, il silenzio non è quello degli innocenti, bensì di quelli che stanno dalla parte dei colpevoli.
Il non fare nulla per prevenire, in quanto odioso ed imperdonabile negligenza, diventa connivenza con i disegni criminosi dei piromani e degli incendiari e di coloro che, per interesse, armano la loro mano, di esche, acceleranti e accendini.
Visto che è una cosa certa che ad ogni ondata di scirocco ci saranno i roghi, allora sarebbe ora che si intraprendano azioni di prevenzione efficace, con un capillare monitoraggio dei territori a rischio, anche con utilizzo di droni eventualmente, per sopperire alla pochezza dei mezzi e delle risorse
Forse sarebbe anche ora di stanziare più soldi per bonificare i territori, per fare manutenzione, per estirpare - prima che si attivino situazioni di pericolo - sterpaglie, ramaglie, rifiuti abbandonati, istituendo anche un'accurata sorveglianza per evitare che questi soldi rimangano non spesi oppure che prendano misteriosamente altre vie. 

Per non parlare dei soldi che prendono la strada maestra del finanziamento per alle aziende (private) che gestiscono i Canadair e gli altri mezzi per lo spegnimento dal cielo delle fiamme (e tutto l'indotto correlato).

 

Siamo stanchi
Presto non ci sarà più nulla da bruciare
Ma forse troveranno il modo di far bruciare anche il mare, i fiumi, i laghi e gli invasi
E saremo così pronti, in anticipo, per la sesta estinzione di massa

 

E intanto non possiamo che recitare una preghiera accorata per coloro che sono morti, come la sfortunata e coraggiosa Maria David che voleva mettere in salvo i suoi cavalli dalle fiamme.
Colpisce inoltre il silenzio dei governanti
Il loro silenzio diventa un’autoaccusa

Maria David morta nei fuochi di Cefalù il 22 settembre 2023 (dal web)

(Lillo Saguto, da Facebook) Cefalù: le fiamme spengono la giovane Maria che voleva liberare le sue creature
(23 Settembre 2023, da un'imprecisata fonte giornalistica nel web) 
Voleva liberare le sue creature dalle fiamme ma è stata travolta dall’incendio che si è abbattuto su Cefalù nella giornata di venerdì. Che venerdì fosse una giornata di caldo lo sapevano tutti, che il territorio fosse a rischio fiamme lo si era già visto giovedì sera quando il fuoco si era alzato sulla vicina Gratteri. Eppure nonostante tutti sapessero che venerdì sarebbe stata una giornata di caldo torrido le fiamme hanno potuto percorrere indisturbate chilometri e chilometri, attraversando anche il territorio cefaludese.
Una cosa impossibile tanti anni fa quando non c’erano gli strumenti che l’uomo ha oggi a disposizione. Eppure oggi un cammino così lungo, veloce e indisturbato delle fiamme sembra una cosa normale.
Maria David aveva i suoi cavalli nella zona di Mazzaforno. Con il padre e il fratello ha fatto di tutto per liberarli ma qualcosa per lei è andato storto. E’ stata trovata senza vita. Muore una donna coraggiosa che non ha esitato un istante a mettere a repentaglio la sua vita pur di salvare delle creature.
Su facebook quanti la conoscevano la ricordano come una ragazza buona e sempre pronta a dare il suo aiuto a quanti ne avevano bisogno. Sono passate poche ore dalla sua morte e la rabbia cresce ogni minuto di più, sui social e non solo

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15 settembre 2023 5 15 /09 /settembre /2023 19:05

nevièra s. f. [der. di neve]. – Grotta o cantina destinata in passato a deposito della neve che si raccoglieva nell’inverno e si adoperava nella stagione calda per raffreddare cibi e bevande.

treccani.it

Una neviera etnea (una scoperta casuale)

Nella foto che ho scattato nel 2017, mentre mi accingevo a lasciare la postazione fotografica al posto di ristoro della 100 km del Vulcano, sito a Piano dei Grilli (Bronte), si vede quel che resta di una neviera etnea.
Ed è stato un avvistamento davvero singolare ed emozionante.
Una di quelle cose che si scoprono per caso, da turisti non canonici, per via di un'improvvisa e non pianificata serendipity.
Ho notato questa formazione, ho parcheggiato l'auto e mi sono avvicinato (la curiosità è fattore determinante di qualsiasi cosa su cui il Caso porta ad imbatterci) e nei pressi della staccianata parzialmente danneggiata che metteva in sicurezza l'intera area, ho letto una nota esplicativa piazzata su di un cartello e parzialmente scolorita dal sole.
Ho così appreso che ciò che vedevo (ed ammiravo) era quel che restava di un'antica neviera che era riuscita ad attraversare il tempo sino a me.


Da questo tipo di dispositivo i nostri antenati ricavavano il ghiaccio per fare deliziosi sorbetti oppure per tenere in freddo i cibi d'estate.
Naturalmente questo ghiaccio ottenuto dalla neve era un lusso solo per pochi...
In sostanza, si depositava la neve nella cavità ombreggiata da una volta (che in questo sito è crollata in tempi recenti) e, quindi, dopo aver creato uno strato di neve di un certo spessore, vi si stendeva sopra uno strato di paglia e quindi di nuovo neve; poi ancora paglia. E così via.
La paglia serviva alla coibentazione termica, sicché il freddo della neve non si disperdeva.
La pressione degli strati soprastanti, invece, consentiva la trasformazione della neve in ghiaccio: insomma, un metodo derivante dall’attenta osservazione osservazione di quanto accade in natura ed affinata dall’esperienza tramandata da una generazione all’altra attraverso il fare.

Questa grotta della neve è ubicata a Piano dei Grilli, sull'Etna, sopra Bronte, a circa 1100 metri di altitudine e, aggiungo qui, dalle fonti che ho consultato, riulta essere la neviera più grande dell'intero territorio etneo. 
Mentre ammiravo la conformazione della neviera sono stato colpito da un intenso brulichio sul terreno rossastro ed ecco che ai miei piedi ho visto l'imboccatura d'un formicaio dal quale sciamavano enormi formiche, alacri ed indaffarate ad accumulare riserve per i mesi di grama.

La foto sopra é di Maurizio Crispi (2017)

(da wikipedia) La ghiacciaia o neviera è un locale o manufatto in cui si immagazzinava in un luogo freddo la neve pressata o il ghiaccio durante l'inverno, per poterne disporre durante le altre stagioni. Il ghiaccio poteva essere ricavato e tagliato quando le acque (ad esempio di un fiume) venivano deviate e trasformate in ghiaccio durante l'inverno, attraverso l'azione della temperatura ambientale sotto 0°C, per poi essere immagazzinato e prelevato successivamente al momento del bisogno. Un'altra tecnica (neviera) consisteva nel raccogliere e immagazzinare neve pressata durante l'inverno, che - nel processo - si trasformava in ghiaccio. Questo sistema è stato usato con diverse tipologie in varie parti del mondo.

La ghiacciaia è sia l'ambiente in cui veniva prodotto e/o immagazzinato il ghiaccio, sia quell'armadio con intercapedine isolante rifornito di ghiaccio, che - in ambito prevalentemente domestico - assolveva alla funzione che in seguito avrebbe assunto il frigorifero.

Con l'invenzione dei sistemi refrigeranti che portarono al diffondersi delle fabbriche del ghiaccio la ghiacciaie così come il commercio del ghiaccio naturale persero la loro economicità.

Il termine viene talora utilizzato impropriamente come sinonimo di congelatore o freezer.

Storia. La prima traccia storica dell'utilizzo di una ghiacciaia si ha dai tempi degli antichi Sumeri, descritta nella Tavoletta di Zimri-Lim, re di Mari, concernente la costruzione di una ghiacciaia a Terqa nel 1780 a.C. circa. Nell'antichità fino all'era moderna l'uso del ghiaccio era comunque un uso di lusso, per lo più per raffreddare le bevande dei signori. Nelle terme romane più facoltose veniva usato nel frigidarium.

Nathaniel Jarvis Wyeth brevettò nel 1825 un aratro da ghiaccio (ice plough) trainato da cavalli che rese più facile ed economico l'estrazione nei laghi degli Stati Uniti e diede un ulteriore impulso all'industria di esportazione mondiale del ghiaccio che declinò dopo il 1930, con l'avvento del frigorifero domestico meccanico. I primi frigoriferi domestici del 1800, infatti, erano in realtà armadi con intercapedine isolante che venivano riempiti regolarmente con un blocco di ghiaccio proveniente da ghiacciaie. Grazie alla meccanizzazione e la concorrenza del mercato, il costo del ghiaccio commerciale scese e divenne accessibile anche alle fasce meno abbienti della società. In un certo senso, la diffusione e il successo di massa del primo frigorifero a ghiaccio (ghiacciaia) dette impulso all'invenzione del frigorifero meccanico.

Le neviere in Sicilia.  L'uso della neve in Sicilia è certamente abbastanza antico. Gli arcivescovi di Monreale, Palermo e Catania, godevano del privilegio sicuramente medievale di conservare e vendere la neve conservata sui monti delle rispettive diocesi. A partire dal XVI secolo, quando il ghiaccio non venne più utilizzato per esclusivo uso medico, si incrementa la richiesta di ghiaccio naturale e il suo commercio. L'uso di scavare fosse sulle montagne (i nivieri) nelle quali la neve era accumulata e conservata, può benissimo collegarsi alle pratiche e metodologie del mondo antico greco-romano. Le neviere più grandi si trovavano sulle Madonie e sul monte Etna, dove era più facile mantenere bassa la temperatura. 
Sono documentate neviere sui Peloritani e sui Nebrodi con articolate strutture per l'immagazzinamento e il rifornimento delle località sulle coste. Ma anche sui monti Iblei nei dintorni di Buccheri, Buscemi e Palazzolo Acreide.

Se fino al XV secolo la neve veniva utilizzata quasi esclusivamente per uso medico, successivamente venne richiesta per raffreddare il vino e per confezionare sorbetti o gelati.

Le neviere siciliane avevano varie forme:

a grotta
a cupola
a dammuso
in genere l'ingresso per l'estrazione della neve era rivolto a nord e la neve veniva caricata dall'alto.
Vi era un commercio della neve che interessava i vari comuni della Sicilia e che poteva giungere persino a Malta.
Il trasporto avveniva di notte a dorso di muli.

 

La neviera di di Piano Grilli (Bronte). Foto tratta dal web

La neviera di di Piano Grilli (Bronte). Foto tratta dal web

Vi sono diversi cartelli (anche se sbiaditi) che ci indicano la strada per raggiungere la Grotta della Neve. Nelle vicinanze della grotta bisogna lasciare il sentiero principale per qualche centinaio di metri. Arrivati alla grotta (recintata) possiamo vedere la profondità e immaginare come una volta si conservava la neve in questi luoghi. Oggi, dalla volta costruita in pietra lavica resta solo un arco, ed è questo che dà alla grotta quel tocco di fiabesco.

siciliadagiocare

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15 settembre 2023 5 15 /09 /settembre /2023 07:20
1793

1793 di Niklas Natt Och Dag, (nella traduzione di Gabriella Diverio e Alessandra Scali), pubblicato da Einaudi (nelle collane Stile Libero Big/ Super ET, 2019 e SuperET, 2020) è Il primo volume di una trilogia storica ambientata nella Stoccolma di fine Settecento, con risvolti cupi e da noir:  stato per me una piacevole sorpresa, per quanto di difficile digestione.
Ho letto molto delle condizioni di vita durissime della maggior parte della gente non abbiente (quindi la maggior parte della popolazione residente) nella Londra dell'Ottocento, niente ancora sulla Stoccolma di quel periodo o anche prima. E quindi quest'opera ha suscitato un mio forte interesse, perché mi ha condotto nel cuore di un pianeta ancora a me del sconosciuto.
Ciò che emerge è una separazione abissale tra i "poveri", i nullatenenti, i disperati e l'aristocrazia. Due pianeti del tutto separati. E' inimmaginabile, al giorno d'oggi, pensare che si potesse vivere in quelle condizioni: in più in condizioni in cui gli "ultimi" (la maggior parte) si trovavano a dipendere dalla sopraffazione e dall'abuso di guardiani e di amministratori della giustizia corrotti e prevenuti.
Questa è la ricostruzione che emerge dal primo dei tre volumi della trilogia storica scandinava.
Tutto ruota attorno al ritrovamento di un corpo orrendamente mutilato nelle acque limacciose di Stoccolma: e si trovano ad indagare due particolari personaggi, una coppia male assortita, eppure efficace, pur tormentata dalle crisi di mal sottile e dagli accessi melanconici di uno dei due, (Cecil Winge) e dalle intemperanze alcooliche dell'altro (Mickell Cardell).
Eppure, alla fine, i due investigatori (pur così squinternati, sia pure per motivi diversi) districheranno la matassa, giungendo ad una soluzione. Il tutto con ampi excursus sulla vita di altri personaggi che contribuiscono ad arricchire il quadro. Ma il carattere principale (ed anche il protagonista assoluto) è la Stoccolma di quell'anno, turbata dai veti rivoluzionari che vengono dalla Francia, con un Re appena assassinato e con un reggente assetato di potere, mentre il popolo langue e affoga nella miseria e in fiumi d'alcool.
Molti dei luoghi descritti e dei particolari storici non mi sono risultati usuali e, quindi, la lettura è stata supportata da frequenti incursioni su Wikipedia per saperne di più sui luoghi descritti e sui personaggi storici menzionati.
Ci vuole indubbiamente molto stomaco per leggere alcuni passaggi, ma si va avanti, perché la voglia di conoscere di più e il desiderio di seguire il filo rosso della narrazione hanno la meglio.
#lemieletture #narrativa #narrativascandinava #thrillerstorici #romanzistorici

 

(quarta di copertina) Stoccolma, Anno Domini 1793. In una città oltraggiata dalla povertà e dal privilegio, la notizia di un corpo ripescato in un lago scuote nobili e prostitute, preti e tagliagole. Toccherà a un ex soldato con un braccio di faggio e a un giudice malato cercare la verità fra i bassifondi e i palazzi del potere. Un caso internazionale che segna la nascita di un folgorante talento letterario.


(Risguardo di copertina) È l’autunno del 1793. Gustavo III è morto e la Svezia geme sotto il pugno di ferro di Gustaf Adolf Reuterholm, il lord reggente. Il Paese è affamato, sfinito dalle troppe guerre del defunto re. La paranoia prolifera come un morbo e per i vicoli di Stoccolma si sussurra di cospirazioni e complotti. Cosí la scoperta di un cadavere orrendamente mutilato sull’isola di Södermalm diventa una questione della massima urgenza.
L’incarico di risolvere il mistero viene affidato a Cecil Winge, un geniale procuratore ormai consumato dalla tisi. Con lui, Mickel Cardell, un reduce della guerra contro la Russia che, nonostante abbia lasciato il braccio sinistro sul campo di battaglia, possiede ancora una forza quasi sovrumana.

 

Niklas Natt Och Dag

Hanno detto
«Coinvolgente e scioccante» - The Times
«Un romanzo livido, febbrile, di una potenza palpabile. Un esordio eccezionale. Un autore da seguire» - Le Parisien
«Un thriller trascinante» - The Observer
«Un viaggio vivido e avvincente nella Stoccolma del xviii secolo, nelle sue ingiustizie e nei suoi luoghi oscuri» - The Guardian

L'autore. Niklas Natt Och Dag è il discendente della più antica famiglia aristocratica svedese, da tempo decaduta. 1793, il suo primo romanzo, ha vinto il premio di libro dell'anno in Svezia ed è stato pubblicato in Italia nel 2019 da Einaudi.
Hanno fatto seguito 1794 e 1795, quest'ultimo uscito in Italia per Einaudi nel 2022

#lemieletture #narrativa #narrativascandinava #thrillerstorici #romanzistorici

Finito di leggere ad Agosto del 2022

 

 

(Margherita Guizzo del gruppo FB "Parliamo di libri, parliamo di noi") All'inizio del 2020, appena terminato di leggere questo libro, scrivevo il seguente commento. Praticamente siamo d'accordo su tutto. Poi ho acquistato il secondo della trilogia, ma non l'ho ancora affrontato.
"Ecco un libro da leggere quando hai il naso tappato dal raffreddore e non ti arrivano gli effluvi che dalle pagine di carta e perfino dallo schermo asettico del kindle si alzano a sconvolgere le tue mucose nasali.
È un libro di odori, odori cattivi, che nella Stoccolma del 1793, appena morto re Gustavo III per un attentato, ristagnano dappertutto e non danno pace.
È l'afrore dei corpi, il fango putrido delle strade, il vomito degli ubriachi, le fogne che confluiscono nei canali, le montagne di merda, i cadaveri accatastati in attesa di sepoltura.
"" Producono sapone, sia quello con cui i poveracci grattano via lo sporco quando si fanno il bagno a Natale, sia quello che usano le nobildonne per la toilette mattutina. La lavorazione è la stessa. La differenza sta nell'esclusività del profumo. Ma prima del profumo c'è la puzza, quella emanata dai cadaveri degli animali. Li si fa sciogliere per ottenerne il grasso, che poi viene mescolato con altri ingredienti... ""
Comunque, superato l'impatto olfattivo, il libro è bello e meritevole di lettura.
I critici lo chiamano giallo storico.
Dal punto di vista della Storia - ho verificato - tutto a posto. Come giallo, segue la falsariga dei capostipiti di genere con la classica coppia di investigatori: il genio e l'aiutante. Qui l'emulo di Holmes è Cecil Winge, giudice consumato dalla tisi, che ti chiedi come abbia fatto a non morire lungo le 496 pagine di questo romanzo affascinante e complesso.
Mickel Cardell (Watson, per capirci) è un reduce di guerra dal braccio di legno, guardia controvoglia tra una sbornia e una scazzottata, quando capita. Capita spesso, ma in fondo è un bravo ragazzo.
Dalla capitale svedese così descritta, sembra lontana la Rivoluzione Francese degli stessi anni; invece c'entra e la troverete fra le pagine:
"" Le lamentele che corrono di bocca in bocca sono sempre le stesse: l'economia che va a rotoli, l'incompetenza dei governanti, la necessità urgente di cambiare le cose. ""
A proposito di miseria e nobiltà, il giovane autore di questa opera prima pare sia l'ultimo rampollo della più antica casata nobiliare svedese, il cui lignaggio evidentemente non basta a sopravvivere oggidì. Fa il giornalista ed ora lo scrittore di successo. (Pensate un po' se l'idea venisse a qualcuno di casa Savoia, non oso nemmeno pensarci).
(Comunque il rimando in copertina a Umberto Eco è esagerato, checché ne dica il Washington Post)"

Un bellissimo commento!

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30 agosto 2023 3 30 /08 /agosto /2023 06:38

Strada nuda sotto il sole
Polvere
Sassi
Carcasse d'auto e animali morti
Il cadavere d'una banana
che tenta di essere gabbiano
Alberi schiantati
Alberi scheletriti
fatti di rami spogli
come braccia e dita
protesi al cielo
in inutile preghiera
Lapidi di gente morta
sul bordo della via
Nuvole di smog 
che ammorbano i polmoni
Cumuli di rifiuti
foglie secche
sterpi
cartacce
in attesa della scintilla
e del fuoco purificatore
Auto e moto in velocità
e guidatori ottusi 
intenti al telefonino

 

Il cielo d'un azzurro intenso
strinato di delicati merletti bianchi
La montagna impervia 
impassibile
immutabile
Più tardi sorgerà la luna
che ci guarda 
beffarda
Il passo è veloce
cadenzato
instancabile
Non c'è luogo 
dove andare
E' solo
una marcia veloce
verso la fine

 

Il cielo
il monte
la luna
sopravvivranno
alle nostre piccole storie senza senso
alle nostre miserie
al nostro vano orgoglio,
intangibili

 


[È il ricordo di una passeggiata (camminata) da Palermo a Mondello in un giorno di fine estate, nel 2012]

La foto: "la buccia di banana che tentò di essere gabbiano"

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25 agosto 2023 5 25 /08 /agosto /2023 08:32
Elizabeth Fuller, Quando vedi un em§ in cielo, Corbaccio, 2001

Quando vedi un emù in cielo (When You See the Emu in the Sky: My Journey of Self-Discovery in the Outback, nella traduzione di Maddalena Togliani), scritto da Elizabeth Fuller e pubblicato in traduzione da Corbaccio, 2001, è un libro molto bello, pieno di spunti di riflessione, ma anche fonte di ispirazione.

Sono davvero contento di aver letto questo libro, anche se a distanza di oltre vent'anni dalla data del suo acquisto. Lo collocai subito tra i libri di viaggio: allora mi parve appropriato perché vi si parlava di un viaggio in Australia e in particolare nell'Outback, cioè una di quelle zone semidesertiche dove continuano a vivere gli aborigeni. E lo misi proprio accanto ai libri di Bruce Chatwin e al suo insuperabile "Le vie dei Canti", la cui lettura tanto mi aveva colpito negli anni Novanta.

Adesso, dopo averlo letto, assaporandolo sino all'ultima pagina, non credo che l'originale collocazione potrebbe essere quella giusta: forse, oggi, opterei per una disposizione che sia vicino ai memoir oppure accanto a testi che parlano di formazione spirituale e di religiosità "selvaggia".
E' il racconto di un viaggio di formazione: una donna (l'autrice) segnata da alcuni lutti, si spinge - assume al figlio Chris - nel cuore dell’Outback australiano, alla ricerca di qualcosa per poi scoprire che deve innanzitutto trovare se stessa. O meglio, a questo viaggio, "viene" spinta da premonizioni e presagi, da segni e manifestazioni oniriche (ed anche da inspiegabili "presenze" e reperti), nella casa in cui si trova temporaneamente ad abitare assieme al figlio, una casa che - come apprenderà - è stata costruita su di un sito che ha delle proprietà sacrali per il gruppo di aborigeni che ha vissuto in quella zona, prima che fosse occupata dai bianchi.
Apprenderà ciò da Max Eulo, un aborigeno che viene a conoscere e che porta proprio in questa casa perché le dia una mano ad interpretare questi "segni" e a capire (secondo il consiglio di Max) se siani legati ad una presenza "buona" oppure no.
E, quindi, incoraggiata dallo stesso Max (e avendo Max come guida) intraprenderà un viaggio nell'Outback. Qui, malgrado le sue remore (dettate dalla razionalità) imparerà a "guardare" e a "guardarsi dentro": compirà questo percorso aiutata dalle meravigliose persone che incontra a Enngonia (nel New South Wales), Max Eulo, i suoi parenti, i suoi amici, le loro storie, le loro visioni, la loro semplicità che è nello stesso tempo profondità di pensiero sul mondo e filosofia di vita.
L’outback australiano, le vie dei canti, il cuore profondo degli aborigeni tutto in questo memoir è mescolato assieme, ben amalgamato senza retorica.

Sono veramente contento di averlo letto, anche perché credo che l'Australia sia uno di quei posti in cui in questa vita non riuscirò mai ad andare.

 

Elizabeth Fuller

(Sinossi) Il dolore per la morte del primo marito e la malattia del suo più caro amico, colpito dall'Aids, buttano l'autrice nella più nera disperazione e la spingono a fuggire in Australia, in compagnia del figlio dodicenne.
L'Australia rappresenta l'avventura ma alcuni eventi, misteriosi e inspiegabili, trasformano il viaggio in qualcosa a cui non era preparata. Diventa un'avventura dell'anima dove i cartelli stradali sono grandi cacatua bianchi, spiriti di sciamani morti appaiono nella notte e un aborigeno di nome Max Eulo diventa un amico e una guida attraverso una cultura vecchia di millenni.


L’autrice. Elizabeth Fuller, saggista, è autrice anche di testi teatrali. Vive attualmente a Weston, nel Connecticut, con il secondo marito e il figlio.
 

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17 agosto 2023 4 17 /08 /agosto /2023 17:44
Paperella al mare (foto di Maurizio Crispi)

La spiaggia di Mondello!

 

Da quanto tempo non la vedevo!
Da quanto non la calpestavo,
sentendo sotto i piedi la morbida freschezza della sabbia silicea
non più arroventata dal sole!
C'è uno stretto passaggio
tra la concessione del Lauria 
e quella di pertinenza di quelle che un tempo 
si chiamavano le capanne militari
Uno spazio largo al massimo cinque metri
e profondo quanto la spiaggia
(che in quel punto forma una striscia piuttosto ristretta),
tante persone lungo le due pareti
(di rustica tela di iuta, sorrette da intelaiature di legno
che lo delimitano)
alla ricerca di ombra e di riposo
Rumori, grida
musica sciamannata a tutto volume
latina e neo-melodica
un obbrobrio,
ma a qualcuno ci piace così
La battigia poi è superaffollata,
malgrado l'ora avanzata del pomeriggio
A stento ci si cammina 
destreggiandosi per non calpestare teli da mare 
e  non inciampare nei corpi distesi e seduti
Corpi sformati
Corpi di panzoni
Corpi di veneri preistoriche
Brava gente, pur molesta, nel suo empito di vitalità omologato
Bambini vocianti
molti di loro portatori di un'incipiente obesità
(ciò nondimeno vitali)
Il fondale è basso
Poco più in là
si forma una secca dove la profondità è di pochi centimetri soltanto
Si può stare a sguazzare,
a meno di non spingersi al largo,
dove inizia la fila di boe
segnalanti il limite per le imbarcazioni a motore
L'acqua è brodosa,
ma apparentemente limpida e senza impurità
(dicono che per adesso i liquami inquinano 
le acque di Barcarello)

 

Più in là il moletto del Lauria
con le sue due elevazioni
e i tuffatori inesperti che provano a lanciarsi 
dalla parte più alta 
(tentando la sorte) e, a me,
fanno (hanno fatto) sempre accapponare la pelle
perché con gli occhi della mente
li vedo sempre sbagliare traiettoria 
e spezzarsi le gambe sul livello più basso
(ma che io sappia non è mai successo)
Nel mentre il sole spande i suoi ultimi raggi arroventati
per poi scomparire dietro le basse propaggini di Pizzo Sella, 
nella strettoia tra i monti che si apre verso Ferracavallo
e la superficie del mare pressoché immota 
assume rapidamente delle sfumature violacee,
color del vino

 

Illuminato da dietro e reso più evidente dal contrasto
compare per incanto il profilo d'un gigante addormentato
di cui si intravede la testa poggiata su di un guanciale,
il profilo del naso possente
e di cui si possono immaginare grandi mani
placidamente addormentate su di un grosso addome globoso
che compie movimenti di oscillazione in su e in giù
con il respiro
che si può quasi percepire,
guardando con il terzo occhio
Forse un giorno il gigante, disturbato da tanto clamore 
attorno a lui,
si sveglierà e s'alzerà indignato 
Allontanerà da sé con un calcio la ruota panoramica
(the Mondello's Eye)
che rotolerà via tutta rutilante
di luci colorate lampeggianti
e calpesterà tutto e tutti in un empito di rabbia
e, forse, solo allora tornerà la pace
in un luogo un tempo magico
e la cui magia per quanto insultata e mortificata
continua a percepirsi come tenue vestigia in filigrana

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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