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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 11:58

fame grande strumnenti del mestiere

Siamo abituati ormai da tempo all'accattonaggio organizzato agli incroci delle strade urbane, dotati di semaforo.

Ci sono i "lavoratori", quelli che offrono un servigio come lavavetri, in modo invadente ed aggressivo; ci sono i "venditori", quelli che vendono di tutto, ma in genere con "monospecializzazione" quanto ad articoli in vendita, come capita di vedere nei paesi dell'Estremo Oriente (India, Nepal e simili): costoro, per quanto fastidiosi, si presentano con una loro dignità, perché offrono un servigio o una mercanzia, come anche i venditori abusivi dell'Ortofrutta, pure posizionati agli incroci. In alcuni casi, la loro presenza è fitta anche laddove vi sia il semaforo a chiamata: in questi casi, sono gli stessi coatti dell'accattonaggio "lavorativo" ad azionare ad intervalli regolari il pulsante che fa passare il semaforo per le auto al rosso.

Poi ci sono i semplici accattoni (quelli che chiedono senza dare niente in contraccambio) che oggi, come nuova evoluzione di questa tipologia umana (come ho avuto modo di constatare negli ultimi mesi), tendono - in applicazione di un principio orientale dell'accatonaggio organizzato, dove si creano gli storpi apposta per muovere a pietà l'elargitore dell'eventuale obolo  - a mettere in scena dei "personaggi iper-tipici" che dovrebbero indurre a commiserazione e rendere il prossimo, con la sollecitazione emozionale, disponibile alla donazione.

Ci sono quelli che allestiscono speciali cartelli, dove c'è scritto - ad esempio - "Ho fame ...pitittu" [meglio essere ridondanti e dirlo anche in dialetto], oppure che ammoniscono il passante sulla loro sventurata condizioni familiare con tanti figli e tante bocche da sfamare.

Ci sono quelli che, arrivando sul posto di lavoro (per così dire), si levano le scarpe e girano tra le auto a piedi scalzi, per sottolineare quanto siano lacere e sporchi, privi perfino di adeguate calzature (però se passi a piedi da quell'incrocio, puoi scoprire che le calzature sono messe in bell'ordine ad un angolo, per essere indossate alla fine della giornata lavorativa).

Altri, come strumento del mestiere, indossano un accapatoio di spugna consunto e si arrotolano i pantaloni, in modo da suggerire che - oltre a quel consunto indumento - non abbiano di che vestirsi decentemente.

Mi è capitato di vedere altri che simulano di essere storpi oppure portatori di sindromi neurologiche varie, condite di abbondanti tic oppure di movimenti che dovrebbero rimandare a piu' pervasivi disturbi coreo-atetosici: a volte, di questi soggetti si può osservare un'elevata densità (davvero improbabile, se incidente sullo stesso incrocio).

Una volta vidi un mendicante (ma questo soggetto era stanziale, collocato nel punto d'ingresso pedonale al mercatino rionale) se ne stava dentro una scatola di cartone, tramutato in un vero e proprio uomo-scatola (vedi il post "L'uomo-scatola" in Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo) oppure altri se ne stanno in posture immobili, vere e propie statue accovacciate a terra e con la fronte poggiata sul suolo polveroso.

E ciò va avanti per ore e ore...

Secondo me, siamo di fronte, ad un autentico dispiegamento di "strumenti del mestiere"... per ottenere il massimo dalla propria attività di accattonaggio, cioè Il massimo dei benefici dalla propria prestazione, in un ottimale rapporto costi/benefici... E' ovvio che questi metodi (e relativi strumenti) vanno costantemente rinnovati e editati in nuova versioni, in modo da provocare sempre un elevato impatto emozionale.

Suppongo che, in ciò, possa esservi un tornaconto, nel senso che chi affronta così la propria giornata "lavorativa", probabilmente rifiuterebbe un dignitoso lavoro salariato, qualora gli fosse offerto. 

Mi piacerebbe essere smentito e sono pronto a ricredermi, ma questo è, al momento, il mio pensiero.

Tuttavia, la simulazione protratta e continuativa per ore e ore al giorno e ogni giorni per mesi e forse per anni crea in queste persone un forte restringimento esistenziale che li porta ad essere sempre piu' intimamente ciò che hanno cominciato a fingere di essere.

Alla fine, si saranno trasformati in ciò che hanno solo finto di essere, semplice comparse iper-tipiche nel panorama metropolitano.

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Published by (Maurizio Crispi) Frammenti e Pensieri Sparsi - in Società
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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