Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
23 maggio 2023 2 23 /05 /maggio /2023 07:13
1.  In Treno
Selfie di ombre mosse (Maurizio Crispi)

Sono su di un treno
Decido di scendere ad una fermata prima della stazione
Il treno si ferma alla banchina 
con una scossa leggera e uno sbuffo
Le porte automatiche si aprono
Mi affretto verso l'uscita
Ma devo correre lungo molteplici
fughe di scale alla maniera di Escher
prima di raggiungerla
Come se il treno fosse a più piani
e io avessi viaggiato
proprio in cima
over the top
Arrivo alla porta 
quando già si sta chiudendo
e il treno si rimette in moto
devo forzare l'apertura
Schizzo fuori
e con un rapido volteggio
cado sulla banchina
a gambe larghe,
leggermente flesse sulle ginocchia
Uscita perfetta
La prossima volta mi esibirò 
in un doppio salto mortale
Mancano solo
gli applausi degli spettatori,
gli sguardi stupefatti
e le grida di ammirazione

2. Su per l'erto Monte

 

Walking raddoppiato (Maurizio Crispi)

Anche questa notte
ho sognato che correvo
Dovevo inerpicarmi,
assieme ad altri,
lungo la parete scoscesa di un monte,
per un pendio brullo, sassoso,
senza appigli
Andavo avanti e in su
senza guardarmi mai indietro
Sapevo che se lo avessi fatto
sarei rimasto paralizzato
da un terrore cieco 
perchè l'abisso mi avrebbe guardato 
e ne sarei stato ghermito in un attimo
Ad un certo punto ero sul ciglio
d’un vasto pianoro,
dietro e sotto di me l’abisso
E decidevo di non proseguire oltre
Volevo fare ritorno
Mi commiatavo dai miei compagni
Ma appena mi giravo per iniziare la discesa
capivo con lucidità assoluta
che quella via non era per me
Vedevo un canalone liscio e ripido
senza appigli e senza alcuna traccia di sentiero
Vedevo uno che tentava la discesa
da questa parte,
in un attimo perdere l’equilibrio 
e ruzzolare rovinosamente verso il fondo,
assieme ad una pioggia di pietre 
Riprendevo allora la salita
come unica ragionevole via
C’era un punto difficile da superare:
qui, mi ritrovavo sospeso 
nel vuoto di un canalone
e mi sentivo risucchiato verso il basso
Quando, infine, mettevo i piedi
su di un terreno quasi orizzontale
sospiravo di sollievo
Subito, senza darmi tregua,
prendevo a correre
per compiere
una lunga manovra di aggiramento
di quell’assurdo, maligno, pendio
da cui ero venuto,
percorrendo quella che mi appariva
come un’antica strada militare
costellata di piccole ridotte
e di antiche e dirute fortificazioni
Ogni tanto mi imbattevo in altri 
che correvano in senso inverso
Talvolta raggiungevo e superavo
alcuni che procedevano nella mia stessa direzione

La strada era lunga

 

Non arrivavo mai alla fine


(Dissolvenza)

Condividi post
Repost0
21 maggio 2023 7 21 /05 /maggio /2023 10:01
Fioritura di amaryllis incombente (foto di Maurizio Crispi)

I venti hanno soffiato impetuosi
per ore

 

Nella cappa grigia del cielo
grandi gabbiani veleggiano
stridendo di tanto in tanto,
come afflitti dalla solitudine dell’esilio,
e da un dolore che mai potrà essere lenito

 

Attendono

 

I quattro cavalieri si preparano 
a scendere in campo,
preceduti da ominosi presagi

 

A notte inoltrata
il vento continua a soffiare, 
ma le nubi si sono diradate,
lasciando intravedere
poche stelle sparute
che baluginano
come frammenti di diamante
incastonati in una nera trapunta

 

Quando arriverà la fine
quale sarà il suo odore?

Condividi post
Repost0
21 maggio 2023 7 21 /05 /maggio /2023 07:21
Occultamento (foto di Maurizio Crispi)

Sono in una grande casa
dalle parti di Agrigento
C’è la mamma
C’è anche mio fratello
Dobbiamo prepararci per ricevere gli invitati ad una grande festa
Nei preparativi ci accorgiamo
della mancanza di un piccolo presepe
in miniatura 
che vogliamo disporre 
tra gli ornamenti della stanza
In cui riceveremo gli ospiti
Cosa facciamo?
Propongo allora di partire subito
in auto
per raggiungere un mio amico
che vive appunto ad Agrigento
Lui sarà certo in grado di portarci 
un esemplare dell’oggetto mancante
E si va 
Io alla guida
Procediamo lungo una trafficatissima sopraelevata
e vedo il mio amico Gero
camminare verso di noi,
assieme ad altri,
lungo la corsia di emergenza
Con prudenza accosto
Gero si affaccia dal finestrino 
dal lato di mio fratello, 
porgendo all’interno della vettura
un piccolo vassoio decorato
con splendide miniature - la capanna di paglia della natività
e numerosi personaggi presepiali -,
e parla a lungo con mio fratello,
spiegandogli le origini dell’oggetto
Si fa tardi e dovremmo congedarci
per fare ritorno,
ma è piacevole conversare
Decido di parlare ancora un poco con loro,
accompagnandoli da dove sono venuti
Esco dunque dall’auto
Sto tornando!,
dico alla mamma e a mio fratello
E mi incammino con loro 
Porto con me il vassoio con la miniatura
Perché?
Camminiamo e camminiamo,
sempre lungo la corsia d’emergenza della sopraelevata
La conversazione è sempre piacevole
e non fa sentire la stanchezza dell’andare
Poi usciamo dalla sopraelevata
attraverso un complesso sistema 
di scale e tunnel
Interloquisco anche con gli altri due
Uno è uno degli infermieri anziani
che lavorava nel servizio 
di cui io ero il responsabile
Con lui rievochiamo il tempo andato,
compresi gli innocui scherzi
che a volte venivano fatti
per alleggerire la tensione di un lavoro
faticoso e ingrato
L’altro è un mio collega anche lui in pensione,
con il quale discutiamo 
di quanto sia complicato oggi
rimettersi in un circuito lavorativo
Io sono sempre con il vassoietto delle miniature in mano
e sto bene attento 
a non lasciare cadere a terra
i preziosi pezzi 
L’ora si fa tarda
A malincuore devo metter fine
alle chiacchiere,
per fare ritorno
(I miei li ho lasciati fermi in corsia 
di emergenza!)

 

Occultamento (foto di Maurizio Crispi)

Mi sono distratto non poco
e quindi sono stato poco attento
al percorso che abbiamo fatto
So di sicuro che ci siamo
MOLTO allontanati dall’auto dei miei
Mi faccio spiegare da Gero
qual é la via da seguire
Lui spiega e spiega
ma io non riesco bene a seguire 
il filo del discorso,
pur annuendo comunque 
con il vigore dello scimunito
Mi congedo dagli amici e parto
All’inizio non mi oriento
Sbaglio ripetutamente
Vado per prova ed errore
Entro ed esco
per scale, androni e cunicoli
L’obiettivo principale
è ritrovare la via
per raggiungere la sopraelevata,
e dal lato giusto
Sono numerosi i percorsi a cul de sac
che imbocco
Chiedo a molti indicazioni
Tanti mi guardano perplessi 
(Non si può entrare a piedi in sopraelevata)
Poi, dopo il passaggio
attraverso gli interni di un palazzo-museo,
molto somigliante a Villa Cattolica di Bagheria,
dove vengo trattato con acrimonia 
dal personale addetto
mi oriento
La batteria del telefono 
è quasi scarica (meno del 10%)
e c’è poco campo
(una sola tacca)
Ho sempre il vassoietto stretto in mano
Comincio a correre per guadagnare tempo
(Tempo! Tempo! È ciò di cui ho bisogno!
Il tempo mi si fa stretto!)
Vado, brandendo il vassoio come uno scudo
Trovo la via d’accesso
e sto per entrare in un tunnel oscuro
quando arriva 
su un enorme macchinario a ruote
un addetto alla manutenzione
che mi dice: Dove vai? 
Ai pedoni è vietato l’ingresso!
Sto per arrendermi
Poi gli dico che
ci sono mia madre, 
mio fratello e mio figlio
fermi dentro l’auto
in corsia d’emergenza
e che devo assolutamente
raggiungerli per metterli in salvo
L’addetto-cerbero si commuove
e mi fa un cenno di assenso,
senza parole
E così mi addentro nella galleria,
spalleggiato dall’enorme macchinario
sbuffante
Ho sempre in mano il vassoio
Nella mia corsa frenetica di prima
s’é un po’ stropicciato
I suoi personaggi sono ora un po’ sbilenchi
ma tutti presenti all’appello
La capannuccia della natività 
si é fatta un po’ storta e spennacchiata,
ma così appare perfino più realistica
Arrivo con il fiato in gola
le pulsazioni a duemila
all’auto in sosta
in corsia d’emergenza
(Finalmente!)

 

Attraverso il finestrino aperto
porgo il vassoietto all’interno
per mostrare loro 
che abbiamo ciò 
per cui abbiamo intrapreso il viaggio

 

Nessun segno di vita,
nessuna risposta di giubilo
Guardo all’interno dell’abitacolo
e sono tutti immersi 
in un sonno profondo

 

(Ed io qui mi sveglio all’improvviso
con la mano chiusa strettamente a pugno
per reggere un invisibile vassoio,
avvertendo la fatica e lo scombussolamento 
di una titanica impresa
)

Condividi post
Repost0
18 maggio 2023 4 18 /05 /maggio /2023 10:27
Selfie Nottetempo (Maurizio Crispi)

Guido un'auto in affitto
presa per un lungo tour
Dopo centinaia di chilometri,
sta per finire la benzina
Sono all’estremo limite,
con le ultime gocce da spremere
L’auto scassata e ansimante 
va comunque

Poi ci fermiamo e, grazie tante,
c’è una stazione di servizio
Gabriel mi aiuta a inserire i soldi nella slot
Ci sono molte piccole difficoltà 
per mettere qualche litro appena 
nel serbatoio prosciugato
Prima, la banconota non è riconosciuta
Poi, viene mangiata dalla macchina ed è persa 
E infine, voilà, con una seconda banconota,
siamo più fortunati
Ecco che spilliamo una piccola quantità di carburante,
quanto basta per tirare avanti
Poi parlo al telefono con il gestore
delle auto in affitto
Devo ancora portare il mio veicolo spossato, per la consegna
La mia destinazione è lì, a meno di cinquecento metri
Giro la chiave nello starter
Il motore, scoppiettando, si mette in moto
E vado, lasciandomi dietro
nuvole di gas di scarico e polvere
Quando arrivo dove mi è stato indicato
non c’è nulla, nemmeno un’insegna,
solo una strada vuota, desolata
Chiamo il gestore
Almeno lui risponde
Mi dice, perentorio: Non preoccuparti
Lasciala lì, con la chiave nel parasole.
Vattene!
Qualcuno verrà a prenderla!

Mi incammino, obbediente

 

Ho ai piedi delle scarpette da corsa,
di foggia strana
Mi metto a correre,
per attraversare un grande parco naturale,
forse un'oasi protetta
Le gambe girano che è un piacere
Mille ostacoli si frappongono 
alla fluidità della corsa
E sono alberi antichi, mi sembrano ginepri,
bassi e contorti,
d'un legno denso e duro,
cresciuti fitti proprio sul sentiero
Mi devo piegare o strisciare, 
a volte, per superarli 
E poi ci sono delle vasche piene d’acqua
su cui galleggiano le ninfee
e altre specie vegetali
Uno di questi bacini è tanto grande
che non v’è altra alternativa,
se non guadarlo
La via più diretta, insomma
Mi immergo sino a mezza gamba
e vado
Un filo duro, metallico,
mi afferra il piede
Inciampo e vado nell’acqua 
Splash!
Mi dibatto, liberandomi dal cappio,
Splash!
Mi rialzo, zuppo, grondante,
ma sono dall’altra parte, 
e riprendo il mio andare
Ora il percorso é più semplice,
tutto lastricato di pietre
e adornato di magnifiche statue classicheggianti,
con ampie ondulazioni
Sento dietro di me
le voci di altri corridori 
che avanzano,
senza raggiungermi mai, tuttavia
Il solo suono di queste voci,
echeggianti nella mia testa 
come un'ipnotica nenia orientale,
basta ad infastidirmi
Cerco di accelerare l’andatura
per non essere raggiunto,
anzi per prendere le distanze,
ma invano
Quel chiacchiericcio mi perseguita

 

Mi chiedo quando riuscirò mai
a raggiungere Gabriel
che ho lasciato da solo alla stazione di servizio


Nel cielo sopra di me
quattro poiane ascendono
in ampi cerchi verso l’alto,
imperturbabili,
maestose
Mi sembra di riconoscerle
e con il loro volo spiraliforme
mi indicano la via di casa

 

Il vento comincia a levarsi,
annunciando tempesta 


(E qui vado in dissolvenza)

Condividi post
Repost0
14 maggio 2023 7 14 /05 /maggio /2023 07:44
Wuando correvo (foto Petyx)

Corro con il cane a fianco

 

Non è una corsa di lunga distanza 

 

Si svolge nell'ampio slargo
davanti ad un edifico condominiale
I negozi e le botteghe che danno sulla strada
sono chiusi,
le saracinesche abbassate,
dovunque segni di degrado e abbandono
la pavimentazione davanti è di terra battuta
(Questo è strano)
tutta invasa da erbacce e da arbusti infestanti

 

Ero lì che passeggiavo,
quando all’improvviso
le mie gambe hanno cominciato
a muoversi in modo diverso,
manifestando in modo autonomo
il loro desiderio di correre

 

Quando correvo (foto Petyx)

Sto correndo dunque
Vado avanti e indietro
Un centinaio di metri in una direzione
Poi giro di boa,
quando sono arrivato all'estremo limite dello slargo
E di nuovo
Di nuovo
Di nuovo

 

Ci vuole molta pazienza
Ma poi creo nella mia mente
scenari di natura
mutevoli e va bene così 
Vedo montagne
paesaggi marini,
cittadine pittoresche,
ghiacciai e fiumi che scorrono,
foreste immense palpitanti di vita invisibile e visibile

 

La corsa va avanti a lungo

 

Il mio corpo reagisce bene

 

Nello spiazzale (che è di terra battuta,
come ho detto) 
si vanno creando - dopo molteplici passaggi -
dei solchi, come crepature nel terreno,
profonde sino al mio ginocchio e di più
Una corsia, un sentiero,
tracciato dal continuo calpestio dei miei piedi

 

Al giro di boa più lontano,
ora devo anche muovermi tra due grossi teschi
di dinosauro,
bianchi e calcinati
dopo la lunga esposizione al sole
Sono davvero enormi
Ogni volta li osservo senza sorpresa
Fanno parte di quel paesaggio
e lo ampliano a dismisura 
nello stesso tempo

Questa sensazione mi dà le vertigini,
un senso di dislocazione
Dove sono veramente?
Chi sono?
Perchè sto correndo?

Corro, le mie ginocchia sono in sofferenza,
soprattutto ai giri di boa
Eppure continuo a girare
a girare
a girare
a girare


Il cane fedele al guinzaglio
mi segue, senza nulla chiedere
Ogni tanto mi guarda in tralice


Siamo vagabondi nello spazio
ma anche nel tempo
Ho l'impressione che, ad ogni giro in senso anti-orario,
ci muoviamo verso un passato sempre più arcaico 
Lo sento
Dove arriveremo?

 

So che questa corsa non finirà mai

Condividi post
Repost0
14 marzo 2023 2 14 /03 /marzo /2023 08:29

Nessun uomo è un’isola,

completo in se stesso.

Ogni uomo è un pezzo del Continente,

una parte della Terra.

Se anche solo una Zolla viene portata via

dall’onda del Mare,

l’Europa ne sarebbe diminuita,

come se le mancasse un Promontorio,

o una Magione amica o la tua stessa Casa.

Ogni morte di un uomo mi diminuisce,

perché io sono parte dell’umanità.

E così non chiedere mai

per chi suona la Campana:

essa suona per te.

John Donne – Nessun uomo è un’isola (No Mann is an Island, Meditazione XVII, 1624)

Una meditazione in tre tempi
1.

Non so che dire
Certi eventi irrompono all’improvviso
Ti colpiscono duro
Ti lacerano
Ti fanno sentire in colpa
Ti fanno pensare a ciò che non hai fatto
A ciò che hai fatto e a come lo hai fatto
Rifletti sulle debolezze della memoria, 
sull’oblio e sul modo in cui, a volte,
mettiamo da parte le persone
Poi quando la realtà ti colpisce
al petto come un maglio
è troppo tardi per rimediare
Quando ciò accade
si è portati a pensare
alla propria infinita debolezza e fragilità 

 

Non dimentichiamo che,
quando una campana suona a morto
suona per ciascun vivente

 

2.

 

Il vento scuote gli alberi
Fa vibrare le finestre
Si sente fuori dalle mura 
un rimestio o un brontolio 
Ma anche una vibrazione
altalenante 
come se uno stuolo di monaci tibetani
stesse salmodiando l’OM

 

Carte e cartacce,
fogli di giornale, 
involti oleosi stropicciati
bicchieri di carta,
ma anche foglie secche,
danzano nel vento
si sollevano in piccoli vortici
e poi ricadono
fino a quando un turbine
più vigoroso non li prende
portandoli via con sé

 

Il vento allontana le persone,
le isola,
fa volare via i pensieri,  scompigliandoli,
via sciarpe e berretti
Le costringe a piegarsi per resistere,
ma poi le prende e le trascina
nell’Altrove

 

Dove? 
Forse a Erewhon
Forse a Kansas City
Forse a Xanadu di Kubla Khan 
O forse a Shangri-la
o in altri luoghi dove si possa
ricevere il dono (o la maledizione)
dell’eterna giovinezza

 

Dicono che nei giorni di vento
le anime dei defunti
possano più facilmente volare via
libere da catene e da fardelli

3.

Fa caldo in questo giorno di Marzo
Questa sezione del cimitero
è battuta dal sole,
sotto un cielo implacabilmente terso

 

C’é - a poca distanza -
un rifugio ombroso
ai piedi di un cipresso secolare
Mi ci riparo
Accanto a me,
occhieggia con i suoi fiori
una margherita selvatica
cresciuta a fatica
tra gli interstizi d’una sepoltura

 

Avverto la pace
E se non fosse considerato strano
mi sdraierei volentieri 
su d'una lastra tombale
per assorbirne la tellurica frescura

 

Attorno a me s'erge
un fitto bosco di sepolture,
ornate di croci e colonne mozze,
custodite da angeli in preghiera
o dormienti,
adorne di scritture ultime,
alcune abitate e frequentate,
ingentilite da fiori freschi e piante ancora vitali,
altre neglette, dissestate,
con inferriate e recinzioni di metallo
divelte e rugginose

 

I defunti sono qui
attorno a me
Lo sento
Alcuni sono rappacificati e sereni
Altri levano le loro voci irose
per essere stati trascurati

 

Tutti aspettano qualcosa
L’ora che verrà 
o che mai arriverà

 

Si sente echeggiare il verso del corvo,
nero guardiano

Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi

Squilla il telefono
ripetutamente
Poi il trillo cessa
e sento una voce strozzata
che mi chiama per nome,
più volte, con insistenza
Una voce la cui timbrica
evoca sofferenza e dolore
Mi sveglio del tutto,
con il cuore in gola
Rovisto in giro
in cerca del telefono
che non trovo, all’inizio
Il cuore batte veloce,
impazzito
Là fuori, penso,
qualcuno ha bisogno di me!

Il vento soffia forte
Grida e ulula
Le chiome degli alberi
sono squassate senza requie
dalla mano d’un gigante
Non c’è quiete
Tutto è in movimento
Penso che se uscissi
fuori dal mio loculo sicuro,
in questo istante,
potrei essere trascinato
come un fuscello
da qualche parte,
oppure sospinto via
sino ad essere inghiottito
nel Gorgo del Tempo
e mandato a sprofondare
nel Pozzo dell’Oblio
più radicale ed inimmaginabile

Maurizio Crispi (10 marzo 2023)

Selfie (foto modificata di Maurizio Crispi)

Selfie (foto modificata di Maurizio Crispi)

Condividi post
Repost0
5 febbraio 2023 7 05 /02 /febbraio /2023 06:26
manichini prigionieri (foto di Maurizio Crispi)

Sogni ribelli
Sogni ribaldi

Entro nel mio studio
e trovo una serie di prodotti cosmetici
esposti in bella mostra sul piano della scrivania
Inappropriato!

Sono irritato
Chi avrà fatto questo?

Penso che dovrò parlarne con mio figlio

Ma sono certo che lui non capirà 
È facile essere frainteso

Lui è irruento e di rado ascolta
sino in fondo
ciò che ho da dire

Poi, in un altro momento,
ero trasportato in auto
Il guidatore faceva anche da guida

Si parlava di un certo ospite,
un mio lontano parente, 
che era venuto in visita
da un paese estero
Siccome era venuto per partecipare
ad una celebrazione familiare
le spese di viaggio e permanenza alberghiera per due giorni
erano a mio carico
Il guidatore mi diceva 
che l’ospite aveva deciso
di prolungare il suo soggiorno,
trasferendosi in un hotel di superlusso 
Aggiungeva anche
che l’ospite si aspettava che io pagassi il conto
Mi facevo quattro conti in croce
e realizzavo che avrei dovuto esborsare
circa 25 milioni
Mi sentivo sbalordito e sopraffatto,
sgomento anche
Dicevo che c’era stato un fraintendimento
Non sarebbe dovuto toccare a me
pagare le spese extra
Non erano questi i patti con l’ospite
Nel sogno, tutto questo
lo dicevo in inglese
Il guidatore/guida sghignazzava di gusto,
mentre continuava a guidare

 

Avrei voluto scendere
ma la portiera era senza maniglie,
i finestrini non si potevano abbassare
Non sapevo dove stessimo andando
e nemmeno quanto sarebbe durato il viaggio

Condividi post
Repost0
28 gennaio 2023 6 28 /01 /gennaio /2023 06:47
Riflesso in una pozza d'acqua piovana - foto di Maurizio Crispi

Ho sognato che andavo ad un convegno
(di psicoanalisi o di psichiatria)
su di un magnifico cavallo bianco 
Ero gioioso per il fatto d'avere questo cavallo
Tutti erano stupiti nel vederlo
e nel vedermi sulla sua groppa
Io ero compiaciuto
Non era soltanto magnifico,
era anche intelligente
Era capace, per esempio,
di aprire il rubinetto dell’acqua
per bere autonomamente,
come se avesse zoccoli prensili
Era una creatura mitologica,
a tutti gli effetti
Il convegno si svolgeva all’aperto
nella vasta corte di un’antica dimora
Incontravo tanti colleghi del passato,
altri - più giovani - mi erano sconosciuti
Ma, in verità, ero più interessato al cavallo
che non al convegno,
né mi sentivo vocazione alcune per le rimpatriate
E poi c’era il cavallo da impastoiare
e da rigovernare
Parlavo con una tizia
che riconoscevo come scrittrice
Nella conversazione mostravo
di possedere un’articolata conoscenza
dei suoi libri 
e lei se ne stupiva
Poi se ne andava 
e la conversazione si spegneva
Forse, avrebbe voluto 
rimanere nell’anonimato
Anche la scrittrice, però, era venuta
al convegno a cavallo
- questo ci accomunava -
ma il suo destriero era un roano

 

Cominciavano a cadere 
grosse gocce di pioggia
Guardavo il cielo ad est
e vedevo che grossi cumuli
grigio-neri, minacciosi,
si addensavano rapidamente
Pioverà?, chiedevo alla scrittrice
Lei rispondeva, Sì, certo!
Se non vogliamo bagnarci,
occorre andare!

Il cavallo mi rendeva davvero felice
Non avevo bisogno d’altro
Mi occupavo di lui
Non temevo alcun male
Pensavo che me ne sarei andato via
presto, in groppa al mio destriero,
per scansare la pioggia imminente
Del convegno e delle facce di circostanza
non mi importava proprio nulla

 

Pregustavo una magnifica uscita di scena,
io e il mio destriero
per andare a passo lento e maestoso
verso altri destini

 

Dopo poco più di un mese da quello che avete appena letto, ecco un nuovo sogno, nel quale mi ritrovo a partecipare ad un convegno di psichiatria

Maurizio Crispi (6 marzo 2023)

Selfie strano (foto rimaneggiata di Maurizio Crispi)

Sono tra i partecipanti d'un convegno nazionale di psichiatria
Si tratta di una cosa davvero grande ed importante
C’è uno stuolo di professoroni, il fior fiore,
la crème dela crème, e i loro accoliti
lecchini, rampanti e ambiziosi
armati di coltelli taglienti,
seppur invisibili e immateriali,
per pugnalarsi alle spalle 
quando occorre o anche quando non occorre
Bisogna avere lo stomaco foderato di acciaio
ma anche indossare robuste mutande di latta,
per stare assieme ad una simile combriccola,
eppure siamo lì,
volenti o nolenti
La folla è percorsa da grandi ondate nervose
Ci si sposta all’improvviso
sulla base di dicerie o anche di semplici supposizioni
La parola d’ordine é essere presenti
laddove le cose accadono,
per ottenere favori 
o cogliere opportunità 
C’è anche mio fratello,
con la sua carrozzina,
lui però è un outsider, un puro,
un gigante con i piedi di solida roccia
non come quei fantocci dai piedi di argilla
che lo circondano 
Lui è là, perché deve presentare
un suo libro sui diritti 
delle persone con disabilità 
Di lì a poco, mio fratello scompare, tuttavia,
e non ho più il conforto
della sua rassicurante presenza
In uno dei tanti spostamenti di folla
vengo trascinato in una grande sala 
dove è allestito un buffet
Tutti si avventano sui tavoli 
riccamente imbanditi
riempiono piatti di tutto e di più 
mangiano a quattro palmenti,
quasi fossero reduci da un mese di digiuno
a pane e acqua
Intanto, infarciscono il loro ingozzarsi
con un chiacchiericcio vuoto
Una nuvola di parole vuote
si leva verso l’alto
come un sottile gas asfissiante
I coltelli sono sempre là
pronti all’uso
Mi trovo alla presenza di un augusto professore
il quale, attorniato dalla sua corte, sentenzia
Alcuni, i suoi più fedeli, 
annotano le sue parole oracolari,
a futura memoria
Io non so che dire
Tacere è la virtù dei forti
Poi ci si sposta altrove, 
in un grande androne 
dove ci si registra per poter prendere la parola
e fare dotti interventi
La calca è terribile
Tutti si fanno sotto,
cercando di scavalcare e arrivare per primi
Non si contano i furbetti e i furetti
Ma c’è un servizio d’ordine impeccabile
Ci sono delle amazzoni 
a torso nudo
che bloccano gli indisciplinati
con prese d’acciaio
al collo o alle braccia
Stringono con tanto vigore
che potrebbero spezzare le ossa di quei tapini
A nulla valgono le loro suppliche
o anche le blandizie
Anzi, più i tapini - un tempo furbetti -
supplicano e pregano
di essere trattati con meno rigidità, 
più la stretta aumenta
e i loro volti si contorcono
per il dolore,
mentre le amazzoni mute
tengono puntati su di loro
occhi di fuoco


(Dissolvenza)

Condividi post
Repost0
4 settembre 2022 7 04 /09 /settembre /2022 11:28

Questo pezzo che scrissi come "nota Facebook" il 27 agosto 2009, è rimasto sepolto lì, man mano che i contenuti della bacheca scorrevano in avanti, proiettati lungo un vettore di tempo lineare.

Riemerge oggi: e, avendo controllato che di questo scritto non v'è traccia nei miei blog, lo lancio qui.

Vi si discorre di un momento interiore quasi antidiluviano, prima ancora che esordisse un decennio di lutti, ma anche di grandi cambiamenti ed è, per questo motivo una traccia che vale la pena conservare.

mare all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Sulla riva del mare, il frinire delle cicale

si mescola al fruscio della brezza

ed anche al suono attutito della risacca,

a voci indistinte,

al gracchiare d'una radio lontana,

triste,

agli schiocchi di bicchieri di plastica

trascinati qua e là da raffiche

che si formano all'improvviso

 

Tutto è indistinto e fuso assieme

nella scala policroma dell'azzurro marino,

di vele all'orizzonte,

di scafi alla fonda e giochi di gabbiani

 

Solo pochi elementi fluttuanti

attraversano le dighe che ho edificato

 

Fuggo dal mondo

e precipito

in un maelstrom

d'assenza di parola

 

Pensavo di aver conquistato un ormeggio sicuro

 

Invece,

sono alla deriva,

in viaggio ancora una volta

verso la fine del mondo

Condividi post
Repost0
28 agosto 2022 7 28 /08 /agosto /2022 09:35

Anche questo scrissi nel lontano 28 agosto 2010. E anche questo breve scritto mi è stato restituito in forma di "ricordo" dall'algoritmo di Facebook. Lo ripropongo qui, poichè non fu mai pubblicato nei blog che tenevo attivi a quel tempo.

Carpe diem

Gli attimi sono sempre fuggenti. E' nella loro natura esserlo

Crediamo di avere la presa sul presente e ciò che riteniamo di possedere, in un attimo, è già passato

Il presente di fatto non esiste

Ciò che è in un modo transita veloce verso successive - imprevedibili - metaformosi

E non c'è mai l'immobilità, né l'equilibrio assoluto

Viviamo in un continuo disequilibrio alla ricerca di continui micro-equillibri esistenti soltanto in funzione del caos che preme da ogni parte

Io non ho mai un mio centro, non riesco ad averlo nemmeno quando ci provo e sono convinto di provarci

Se lo avessi, probabilmente non scriverei come faccio - spinto da un'ossessione d fissare - attraverso la scrittura - le cose (gli accadimenti) e i pensieri e le emozioni

Se io faccio ciò è per vincere il fantasma della morte e di ciò che si deteriora e si guasta

Se scrivo e se penso e se ricordo l'attimo fuggente oppure ciò che è stato ed è fuggito via da tanto tempo, sono vivo

Ancora per un attimo

Poi, si vedrà

Il commento che segue non è mio e ci tengo a riportarlo sia pure in forma anonima:

"Gli attimi sono importanti.
Sono fuggenti, ma sono come un puzzle e permettono la crescita e la costruzione di tutta la nostra vita, delle nostre emozioni, della nostra... storia.
Ogni attimo passato ci ha permesso di essere come siamo.
Ogni attimo presente ci permette di esserci domani.
L'attimo fugge la morte, perchè la morte è l'ultimo attimo.
L'unico attimo che viviamo senza quasi esserne consapevoli se non forse per una frazione di secondo

anonymous

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth