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25 giugno 2023 7 25 /06 /giugno /2023 06:54
Farfalla condominiale (foto di Maurizio Crispi)

Sogno di spingere mio fratello
in carrozzina


Siamo per strada,
in un luogo che non conosco


Il marciapiedi é tutto rotto e dissestato
il cammino è disagevole

A complicar le cose
si presenta anche un tratto in salita
Devo faticare per andare avanti
La carrozzina traballa, oscilla
ed è a rischio di ribaltamento

Mio fratello non dice nulla,
ma sento dall'ulteriore irrigidirsi del corpo
che è in apprensione


A un tratto c’è una transenna
Qui non v'è alternativa
e devo scendere sull’asfalto 
dove il pericolo sono le auto 
che sfrecciano di continuo,
veloci ed incuranti


Finalmente arriviamo alla nostra meta 
É una grande struttura fatiscente
Che cosa sia non so
Ma é la che dobbiamo andare
Non so perché

Davanti all’ingresso c’è 
una vasta distesa d’acqua
che si é raccolta con la pioggia
Non ci sono passaggi alternativi
Dobbiamo varcare quelle acque
e ci addentriamo nel guado
La speranza è che l'acqua
si apra come davanti a Mosè è vana


La carrozzina mi sfugge di mano
e in un attimo si ribalta all’indietro 
Mio fratello di schiena scivola fuori
dal suo guscio protettivo
e va a finire in acqua


Corro per aiutarlo
Penso: Si bagnerà tutto!
E ora come faccio?
Con mia sorpresa,
prima che io arrivi,
mio fratello si dà aiuto da solo
Poi, imprimendo dei dondolii alla carrozzina,
riesce a rimetterla in piedi


Quando arrivo trafelato
s'è già ricomposto nel suo alloggio mobile
Gli chiedo come abbia fatto,
sorpreso nel constatare
che i suoi abiti siano già 
quasi del tutto asciutti
Lui mi dice:
Dove sono stato
mi hanno insegnato
a fare tante cose!
Cose che nemmeno immagini!


E perché non me lo hai mai detto?,
faccio io


E lui, di rimando, 
mi sorride sornione


(Dissolvenza)

Sedie vuote predisposte per una riunione di spiriti vaganti (foto di Maurizio Crispi)

Sedie vuote predisposte per una riunione di spiriti vaganti (foto di Maurizio Crispi)

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23 giugno 2023 5 23 /06 /giugno /2023 07:17
Riflesso di un ninja nella notte (foto di Maurizio Crispi)

Mi muovo nella notte
Nero vestito
Un ninja sulla bici
Senza luci di segnalazione
Immerso nel buio
Invisibile al mondo
Sfilo accanto a luoghi di ritrovo
locali pub ristoranti
pizzerie e farmacie alcoliche
Avventori seduti e in piedi
altri in attesa di subentrare
tutti all’unisono
squittiscono la loro allegria
Nessuno mi vede
Nessuno si accorge di me
Sono invisibile

 

Cumuli di foglie secche
da cui si sprigiona
un debole sentore di paglia e letame
Scricchiolii di rametti 
spezzati dal peso della ruota

 

I gabbiani onnipresenti
stridono e invocano
Anche a loro sono invisibile

 

Quando arrivo alla mia destinazione
le gambe affaticate mi tradiscono
e mi infilo nell’ascensore

 

E schizzo su in alto
sparato come un missile
verso il cielo, l'infinito e oltre,
dentro la mia capsula spaziale
solida ed incorruttibile
come un sarcofago degli abissi

 

Ombre nella notte (Foto di Maurizio Crispi)

Ombre nella notte (Foto di Maurizio Crispi)

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16 giugno 2023 5 16 /06 /giugno /2023 12:08
Pioggia attraverso il vetro (foto di Maurizio Crispi)

Il rimbombo del tuono
e una raffica di vento
da scuotere i vetri
mi hanno risvegliato
assieme allo scroscio d'una pioggia violenta
battente contro gli infissi

 

Sono andato alla finestra a guardare
attraverso vetri imperlati di pioggia
l'alone dei lampioni
e delle luci notturne

 

Non c'era anima viva
Anche i gatti vaganti e i sorci
erano corsi al riparo
E i gabbiani tacevano,
a modo loro al riparo,
con le ali ben chiuse

 

Mi son visto 
da solo nel mondo,
unico essere vivente
a spiare nella notte

 

Poi con passi leggeri
me ne sono tornato a letto

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30 maggio 2023 2 30 /05 /maggio /2023 10:24
viaggio /foto di Maurizio Crispi)

Unisco qui due miei diversi scritti, risalenti all'anno scorso. Ambedue hanno come il tema il viaggio: il primo, del maggio 2022 è fondato su di un sogno, mentre il secondo - di circa due mesi dopo (del 31 luglio 2022) - espone delle mie riflessioni amare sul mio non viaggiare più e sulla mia stanzialità.
Vista la loro evidente connessione e la loro complementarità, nel recuperarli, ho pensato bene di pubblicarli assieme, accorpati in un unico post.

In viaggio in Grecia (foto di Maurizio Crispi)

Ero in viaggio
Nei miei sogni, guarda un po',
sono spesso in viaggio
Forse, perché non viaggio quasi più,
se non per spostamenti a brevissimo raggio
Ci sono posti meravigliosi
(almeno li penso tali)
dove vorrei andare
e che sono tra i miei sogni nel cassetto
Ma temo che questi viaggi non li farò mai più nella mia vita
e che rimarranno confinati nel reame del sogno
E' passato il tempo dei viaggi e dei pellegrinaggi

 

Credo fermamente questo

 

Purtroppo, le circostanze della vita mi hanno indotto ad essere stanziale
Le cose cambiano, i tempi cambiano 
Una volta o l'altra vorrei andare a Madeira
E vorrei fare - almeno una volta nella mia vita -
il Cammino di Santiago, prima che sia troppo tardi
e che mi manchino le forze

 

Ma ritorniamo al mio sogno…
Mi ritrovavo in auto assieme ad altri che non conoscevo
E non ero nella mia auto
C'era tutta una discussione tra me e il guidatore,
poiché quest'ultimo era salito in auto
senza prendere con sé i documenti identità,
le necessarie autorizzazioni e i visti
Gli dicevo che saremmo stati inevitabilmente fermati dai soldati
al prossimo posto di blocco e lì costretti ad una lunga sosta,
senza poter proseguire oltre
Il guidatore caparbio, invece,
sosteneva la tesi che non importava
e che qualcosa in una simile eventualità ci saremmo inventati.
In effetti, nessuno ci fermava
Poi, più avanti, decidevamo di fare una pausa,
parcheggiavamo e andavamo in giro
Ci trovavamo all'interno di una città semidistrutta
oppure, quel che vedevamo,
avrebbe potuto essere un gigantesco parco archeologico
con i lavori di scavo e ripristino lasciati all'improvviso
nel bel mezzo, per chi sa quale motivo
Cominciavo ad esplorare,
allontanandomi dal resto della comitiva
Alcuni degli edifici in rovina tradivano un passato splendore
ed erano tuttavia ancora possenti,
imponenti, per quanto cadenti
Alcuni di essi sembravano antiche sepolture monumentali
o anche dei cenotafi
C'era con noi uno che portava un grosso cane al guinzaglio
e costui trainato dall'irruenza del suo animale
era subito scomparso dalla vista
Osservavo inquieto che la facciata d’una enorme fabbrica
di grossi conci squadrati cominciava, all'improvviso,
a fissurarsi con sinistri scricchiolii
Mi mettevo a correre,
cercando di raggiungere il passeggiatore del cane,
ormai lontano e parzialmente inghiottito 
dal cono d’ombra del grande edificio pericolante 
E intanto gridavo a pieni polmoni: 
"Sta crollando! Sta crollando! Mettiti in salvo!"
Non so se quello avesse sentito le mie invocazioni

 

Fatto sta che, in pochi attimi, 
l'edificio pericolante si disgregava 
con un rombo di tuono, 
mentre una nube di polvere biancastra di malta
sbriciolata s’è levata in alto, 
oscurando la luce del sole

Una scena di apocalisse,
come quella dell'implosione delle Torri Gemelle


(Dissolvenza) - 30 maggio 2022

In viaggio notturno (foto di Maurizio Crispi)

Un tempo ero sempre in movimento,
partivo di continuo,
non avevo arrisettu
Ero animato da un demone interno
che mi spingeva ad organizzare
un movimento ogni tot giorni
Partivo in nave, in aereo, in treno
ed anche in auto
e, spesso, in questi viaggi,
portavo con me il cane
Quelli che più mi piacevano
erano i viaggi istantanei,
di due-tre giorni,
toccata e fuga
Ma mi piacevano anche quelli in auto
perché spesso andavo all’avventura
e usavo la macchina come casa mobile
per dormirci e per farmi da mangiare

 

In sostanza, ero quasi sempre via

 

Quando ero a Palermo, ero come in pausa

 

Così mi sentivo
Era come se riuscissi ad essere dovunque
Arrivavo in certi posti lontani
e altri che mi conoscevano
dicevano, un po’ sorpresi:
Ma guarda ci sei anche tu!
Ma come fai?

Ero ubiquitario
Almeno, così mi sentivo
Lo testimoniano le gallerie fotografiche
di cui ho disseminato
il mio profilo social qui su facciabuco

 

Adesso, invece, sono stanziale

 

L’idea di dover partire
mi riempie d'un senso infinito di fatica
Non pianifico più,
non immagino il prossimo viaggio,
come accadeva prima
quando le soste a Palermo
erano poco più che il trampolino di lancio
per il viaggio successivo
Guardo le foto di quei viaggi
con un po’ di nostalgia
quando scoprivo luoghi mai visti,
oppure tornavo a quelli già esplorati,
incontrando vecchie conoscenze,
facendone di nuove,
e poi tornavo a casa con un bagaglio
pieno di esperienze (e di letture fatte)

 

Il viaggio era anche il momento di intense letture, sì
Adesso che non viaggio più
leggo sempre con molta energia,
in fondo, continuo a viaggiare,
ma solo attraverso i libri
L’irrequietezza che mi spingeva ad andare
si è spenta
La fiammella del desiderio, idem

 

O forse, è soltanto che non sono più un dromomane?
Non saprei

 

Rimane certo il fatto che io senta dentro di me
un pizzico di nostalgia
per quegli anni ruggenti

 

Sono un vecchio leone che ha smesso di ruggire

 

Questo è

 

(Palermo, il 21 luglio 2022)

 

 

 

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23 maggio 2023 2 23 /05 /maggio /2023 07:13
1.  In Treno
Selfie di ombre mosse (Maurizio Crispi)

Sono su di un treno
Decido di scendere ad una fermata prima della stazione
Il treno si ferma alla banchina 
con una scossa leggera e uno sbuffo
Le porte automatiche si aprono
Mi affretto verso l'uscita
Ma devo correre lungo molteplici
fughe di scale alla maniera di Escher
prima di raggiungerla
Come se il treno fosse a più piani
e io avessi viaggiato
proprio in cima
over the top
Arrivo alla porta 
quando già si sta chiudendo
e il treno si rimette in moto
devo forzare l'apertura
Schizzo fuori
e con un rapido volteggio
cado sulla banchina
a gambe larghe,
leggermente flesse sulle ginocchia
Uscita perfetta
La prossima volta mi esibirò 
in un doppio salto mortale
Mancano solo
gli applausi degli spettatori,
gli sguardi stupefatti
e le grida di ammirazione

2. Su per l'erto Monte

 

Walking raddoppiato (Maurizio Crispi)

Anche questa notte
ho sognato che correvo
Dovevo inerpicarmi,
assieme ad altri,
lungo la parete scoscesa di un monte,
per un pendio brullo, sassoso,
senza appigli
Andavo avanti e in su
senza guardarmi mai indietro
Sapevo che se lo avessi fatto
sarei rimasto paralizzato
da un terrore cieco 
perchè l'abisso mi avrebbe guardato 
e ne sarei stato ghermito in un attimo
Ad un certo punto ero sul ciglio
d’un vasto pianoro,
dietro e sotto di me l’abisso
E decidevo di non proseguire oltre
Volevo fare ritorno
Mi commiatavo dai miei compagni
Ma appena mi giravo per iniziare la discesa
capivo con lucidità assoluta
che quella via non era per me
Vedevo un canalone liscio e ripido
senza appigli e senza alcuna traccia di sentiero
Vedevo uno che tentava la discesa
da questa parte,
in un attimo perdere l’equilibrio 
e ruzzolare rovinosamente verso il fondo,
assieme ad una pioggia di pietre 
Riprendevo allora la salita
come unica ragionevole via
C’era un punto difficile da superare:
qui, mi ritrovavo sospeso 
nel vuoto di un canalone
e mi sentivo risucchiato verso il basso
Quando, infine, mettevo i piedi
su di un terreno quasi orizzontale
sospiravo di sollievo
Subito, senza darmi tregua,
prendevo a correre
per compiere
una lunga manovra di aggiramento
di quell’assurdo, maligno, pendio
da cui ero venuto,
percorrendo quella che mi appariva
come un’antica strada militare
costellata di piccole ridotte
e di antiche e dirute fortificazioni
Ogni tanto mi imbattevo in altri 
che correvano in senso inverso
Talvolta raggiungevo e superavo
alcuni che procedevano nella mia stessa direzione

La strada era lunga

 

Non arrivavo mai alla fine


(Dissolvenza)

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21 maggio 2023 7 21 /05 /maggio /2023 10:01
Fioritura di amaryllis incombente (foto di Maurizio Crispi)

I venti hanno soffiato impetuosi
per ore

 

Nella cappa grigia del cielo
grandi gabbiani veleggiano
stridendo di tanto in tanto,
come afflitti dalla solitudine dell’esilio,
e da un dolore che mai potrà essere lenito

 

Attendono

 

I quattro cavalieri si preparano 
a scendere in campo,
preceduti da ominosi presagi

 

A notte inoltrata
il vento continua a soffiare, 
ma le nubi si sono diradate,
lasciando intravedere
poche stelle sparute
che baluginano
come frammenti di diamante
incastonati in una nera trapunta

 

Quando arriverà la fine
quale sarà il suo odore?

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21 maggio 2023 7 21 /05 /maggio /2023 07:21
Occultamento (foto di Maurizio Crispi)

Sono in una grande casa
dalle parti di Agrigento
C’è la mamma
C’è anche mio fratello
Dobbiamo prepararci per ricevere gli invitati ad una grande festa
Nei preparativi ci accorgiamo
della mancanza di un piccolo presepe
in miniatura 
che vogliamo disporre 
tra gli ornamenti della stanza
In cui riceveremo gli ospiti
Cosa facciamo?
Propongo allora di partire subito
in auto
per raggiungere un mio amico
che vive appunto ad Agrigento
Lui sarà certo in grado di portarci 
un esemplare dell’oggetto mancante
E si va 
Io alla guida
Procediamo lungo una trafficatissima sopraelevata
e vedo il mio amico Gero
camminare verso di noi,
assieme ad altri,
lungo la corsia di emergenza
Con prudenza accosto
Gero si affaccia dal finestrino 
dal lato di mio fratello, 
porgendo all’interno della vettura
un piccolo vassoio decorato
con splendide miniature - la capanna di paglia della natività
e numerosi personaggi presepiali -,
e parla a lungo con mio fratello,
spiegandogli le origini dell’oggetto
Si fa tardi e dovremmo congedarci
per fare ritorno,
ma è piacevole conversare
Decido di parlare ancora un poco con loro,
accompagnandoli da dove sono venuti
Esco dunque dall’auto
Sto tornando!,
dico alla mamma e a mio fratello
E mi incammino con loro 
Porto con me il vassoio con la miniatura
Perché?
Camminiamo e camminiamo,
sempre lungo la corsia d’emergenza della sopraelevata
La conversazione è sempre piacevole
e non fa sentire la stanchezza dell’andare
Poi usciamo dalla sopraelevata
attraverso un complesso sistema 
di scale e tunnel
Interloquisco anche con gli altri due
Uno è uno degli infermieri anziani
che lavorava nel servizio 
di cui io ero il responsabile
Con lui rievochiamo il tempo andato,
compresi gli innocui scherzi
che a volte venivano fatti
per alleggerire la tensione di un lavoro
faticoso e ingrato
L’altro è un mio collega anche lui in pensione,
con il quale discutiamo 
di quanto sia complicato oggi
rimettersi in un circuito lavorativo
Io sono sempre con il vassoietto delle miniature in mano
e sto bene attento 
a non lasciare cadere a terra
i preziosi pezzi 
L’ora si fa tarda
A malincuore devo metter fine
alle chiacchiere,
per fare ritorno
(I miei li ho lasciati fermi in corsia 
di emergenza!)

 

Occultamento (foto di Maurizio Crispi)

Mi sono distratto non poco
e quindi sono stato poco attento
al percorso che abbiamo fatto
So di sicuro che ci siamo
MOLTO allontanati dall’auto dei miei
Mi faccio spiegare da Gero
qual é la via da seguire
Lui spiega e spiega
ma io non riesco bene a seguire 
il filo del discorso,
pur annuendo comunque 
con il vigore dello scimunito
Mi congedo dagli amici e parto
All’inizio non mi oriento
Sbaglio ripetutamente
Vado per prova ed errore
Entro ed esco
per scale, androni e cunicoli
L’obiettivo principale
è ritrovare la via
per raggiungere la sopraelevata,
e dal lato giusto
Sono numerosi i percorsi a cul de sac
che imbocco
Chiedo a molti indicazioni
Tanti mi guardano perplessi 
(Non si può entrare a piedi in sopraelevata)
Poi, dopo il passaggio
attraverso gli interni di un palazzo-museo,
molto somigliante a Villa Cattolica di Bagheria,
dove vengo trattato con acrimonia 
dal personale addetto
mi oriento
La batteria del telefono 
è quasi scarica (meno del 10%)
e c’è poco campo
(una sola tacca)
Ho sempre il vassoietto stretto in mano
Comincio a correre per guadagnare tempo
(Tempo! Tempo! È ciò di cui ho bisogno!
Il tempo mi si fa stretto!)
Vado, brandendo il vassoio come uno scudo
Trovo la via d’accesso
e sto per entrare in un tunnel oscuro
quando arriva 
su un enorme macchinario a ruote
un addetto alla manutenzione
che mi dice: Dove vai? 
Ai pedoni è vietato l’ingresso!
Sto per arrendermi
Poi gli dico che
ci sono mia madre, 
mio fratello e mio figlio
fermi dentro l’auto
in corsia d’emergenza
e che devo assolutamente
raggiungerli per metterli in salvo
L’addetto-cerbero si commuove
e mi fa un cenno di assenso,
senza parole
E così mi addentro nella galleria,
spalleggiato dall’enorme macchinario
sbuffante
Ho sempre in mano il vassoio
Nella mia corsa frenetica di prima
s’é un po’ stropicciato
I suoi personaggi sono ora un po’ sbilenchi
ma tutti presenti all’appello
La capannuccia della natività 
si é fatta un po’ storta e spennacchiata,
ma così appare perfino più realistica
Arrivo con il fiato in gola
le pulsazioni a duemila
all’auto in sosta
in corsia d’emergenza
(Finalmente!)

 

Attraverso il finestrino aperto
porgo il vassoietto all’interno
per mostrare loro 
che abbiamo ciò 
per cui abbiamo intrapreso il viaggio

 

Nessun segno di vita,
nessuna risposta di giubilo
Guardo all’interno dell’abitacolo
e sono tutti immersi 
in un sonno profondo

 

(Ed io qui mi sveglio all’improvviso
con la mano chiusa strettamente a pugno
per reggere un invisibile vassoio,
avvertendo la fatica e lo scombussolamento 
di una titanica impresa
)

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18 maggio 2023 4 18 /05 /maggio /2023 10:27
Selfie Nottetempo (Maurizio Crispi)

Guido un'auto in affitto
presa per un lungo tour
Dopo centinaia di chilometri,
sta per finire la benzina
Sono all’estremo limite,
con le ultime gocce da spremere
L’auto scassata e ansimante 
va comunque

Poi ci fermiamo e, grazie tante,
c’è una stazione di servizio
Gabriel mi aiuta a inserire i soldi nella slot
Ci sono molte piccole difficoltà 
per mettere qualche litro appena 
nel serbatoio prosciugato
Prima, la banconota non è riconosciuta
Poi, viene mangiata dalla macchina ed è persa 
E infine, voilà, con una seconda banconota,
siamo più fortunati
Ecco che spilliamo una piccola quantità di carburante,
quanto basta per tirare avanti
Poi parlo al telefono con il gestore
delle auto in affitto
Devo ancora portare il mio veicolo spossato, per la consegna
La mia destinazione è lì, a meno di cinquecento metri
Giro la chiave nello starter
Il motore, scoppiettando, si mette in moto
E vado, lasciandomi dietro
nuvole di gas di scarico e polvere
Quando arrivo dove mi è stato indicato
non c’è nulla, nemmeno un’insegna,
solo una strada vuota, desolata
Chiamo il gestore
Almeno lui risponde
Mi dice, perentorio: Non preoccuparti
Lasciala lì, con la chiave nel parasole.
Vattene!
Qualcuno verrà a prenderla!

Mi incammino, obbediente

 

Ho ai piedi delle scarpette da corsa,
di foggia strana
Mi metto a correre,
per attraversare un grande parco naturale,
forse un'oasi protetta
Le gambe girano che è un piacere
Mille ostacoli si frappongono 
alla fluidità della corsa
E sono alberi antichi, mi sembrano ginepri,
bassi e contorti,
d'un legno denso e duro,
cresciuti fitti proprio sul sentiero
Mi devo piegare o strisciare, 
a volte, per superarli 
E poi ci sono delle vasche piene d’acqua
su cui galleggiano le ninfee
e altre specie vegetali
Uno di questi bacini è tanto grande
che non v’è altra alternativa,
se non guadarlo
La via più diretta, insomma
Mi immergo sino a mezza gamba
e vado
Un filo duro, metallico,
mi afferra il piede
Inciampo e vado nell’acqua 
Splash!
Mi dibatto, liberandomi dal cappio,
Splash!
Mi rialzo, zuppo, grondante,
ma sono dall’altra parte, 
e riprendo il mio andare
Ora il percorso é più semplice,
tutto lastricato di pietre
e adornato di magnifiche statue classicheggianti,
con ampie ondulazioni
Sento dietro di me
le voci di altri corridori 
che avanzano,
senza raggiungermi mai, tuttavia
Il solo suono di queste voci,
echeggianti nella mia testa 
come un'ipnotica nenia orientale,
basta ad infastidirmi
Cerco di accelerare l’andatura
per non essere raggiunto,
anzi per prendere le distanze,
ma invano
Quel chiacchiericcio mi perseguita

 

Mi chiedo quando riuscirò mai
a raggiungere Gabriel
che ho lasciato da solo alla stazione di servizio


Nel cielo sopra di me
quattro poiane ascendono
in ampi cerchi verso l’alto,
imperturbabili,
maestose
Mi sembra di riconoscerle
e con il loro volo spiraliforme
mi indicano la via di casa

 

Il vento comincia a levarsi,
annunciando tempesta 


(E qui vado in dissolvenza)

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14 maggio 2023 7 14 /05 /maggio /2023 07:44
Wuando correvo (foto Petyx)

Corro con il cane a fianco

 

Non è una corsa di lunga distanza 

 

Si svolge nell'ampio slargo
davanti ad un edifico condominiale
I negozi e le botteghe che danno sulla strada
sono chiusi,
le saracinesche abbassate,
dovunque segni di degrado e abbandono
la pavimentazione davanti è di terra battuta
(Questo è strano)
tutta invasa da erbacce e da arbusti infestanti

 

Ero lì che passeggiavo,
quando all’improvviso
le mie gambe hanno cominciato
a muoversi in modo diverso,
manifestando in modo autonomo
il loro desiderio di correre

 

Quando correvo (foto Petyx)

Sto correndo dunque
Vado avanti e indietro
Un centinaio di metri in una direzione
Poi giro di boa,
quando sono arrivato all'estremo limite dello slargo
E di nuovo
Di nuovo
Di nuovo

 

Ci vuole molta pazienza
Ma poi creo nella mia mente
scenari di natura
mutevoli e va bene così 
Vedo montagne
paesaggi marini,
cittadine pittoresche,
ghiacciai e fiumi che scorrono,
foreste immense palpitanti di vita invisibile e visibile

 

La corsa va avanti a lungo

 

Il mio corpo reagisce bene

 

Nello spiazzale (che è di terra battuta,
come ho detto) 
si vanno creando - dopo molteplici passaggi -
dei solchi, come crepature nel terreno,
profonde sino al mio ginocchio e di più
Una corsia, un sentiero,
tracciato dal continuo calpestio dei miei piedi

 

Al giro di boa più lontano,
ora devo anche muovermi tra due grossi teschi
di dinosauro,
bianchi e calcinati
dopo la lunga esposizione al sole
Sono davvero enormi
Ogni volta li osservo senza sorpresa
Fanno parte di quel paesaggio
e lo ampliano a dismisura 
nello stesso tempo

Questa sensazione mi dà le vertigini,
un senso di dislocazione
Dove sono veramente?
Chi sono?
Perchè sto correndo?

Corro, le mie ginocchia sono in sofferenza,
soprattutto ai giri di boa
Eppure continuo a girare
a girare
a girare
a girare


Il cane fedele al guinzaglio
mi segue, senza nulla chiedere
Ogni tanto mi guarda in tralice


Siamo vagabondi nello spazio
ma anche nel tempo
Ho l'impressione che, ad ogni giro in senso anti-orario,
ci muoviamo verso un passato sempre più arcaico 
Lo sento
Dove arriveremo?

 

So che questa corsa non finirà mai

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14 marzo 2023 2 14 /03 /marzo /2023 08:29

Nessun uomo è un’isola,

completo in se stesso.

Ogni uomo è un pezzo del Continente,

una parte della Terra.

Se anche solo una Zolla viene portata via

dall’onda del Mare,

l’Europa ne sarebbe diminuita,

come se le mancasse un Promontorio,

o una Magione amica o la tua stessa Casa.

Ogni morte di un uomo mi diminuisce,

perché io sono parte dell’umanità.

E così non chiedere mai

per chi suona la Campana:

essa suona per te.

John Donne – Nessun uomo è un’isola (No Mann is an Island, Meditazione XVII, 1624)

Una meditazione in tre tempi
1.

Non so che dire
Certi eventi irrompono all’improvviso
Ti colpiscono duro
Ti lacerano
Ti fanno sentire in colpa
Ti fanno pensare a ciò che non hai fatto
A ciò che hai fatto e a come lo hai fatto
Rifletti sulle debolezze della memoria, 
sull’oblio e sul modo in cui, a volte,
mettiamo da parte le persone
Poi quando la realtà ti colpisce
al petto come un maglio
è troppo tardi per rimediare
Quando ciò accade
si è portati a pensare
alla propria infinita debolezza e fragilità 

 

Non dimentichiamo che,
quando una campana suona a morto
suona per ciascun vivente

 

2.

 

Il vento scuote gli alberi
Fa vibrare le finestre
Si sente fuori dalle mura 
un rimestio o un brontolio 
Ma anche una vibrazione
altalenante 
come se uno stuolo di monaci tibetani
stesse salmodiando l’OM

 

Carte e cartacce,
fogli di giornale, 
involti oleosi stropicciati
bicchieri di carta,
ma anche foglie secche,
danzano nel vento
si sollevano in piccoli vortici
e poi ricadono
fino a quando un turbine
più vigoroso non li prende
portandoli via con sé

 

Il vento allontana le persone,
le isola,
fa volare via i pensieri,  scompigliandoli,
via sciarpe e berretti
Le costringe a piegarsi per resistere,
ma poi le prende e le trascina
nell’Altrove

 

Dove? 
Forse a Erewhon
Forse a Kansas City
Forse a Xanadu di Kubla Khan 
O forse a Shangri-la
o in altri luoghi dove si possa
ricevere il dono (o la maledizione)
dell’eterna giovinezza

 

Dicono che nei giorni di vento
le anime dei defunti
possano più facilmente volare via
libere da catene e da fardelli

3.

Fa caldo in questo giorno di Marzo
Questa sezione del cimitero
è battuta dal sole,
sotto un cielo implacabilmente terso

 

C’é - a poca distanza -
un rifugio ombroso
ai piedi di un cipresso secolare
Mi ci riparo
Accanto a me,
occhieggia con i suoi fiori
una margherita selvatica
cresciuta a fatica
tra gli interstizi d’una sepoltura

 

Avverto la pace
E se non fosse considerato strano
mi sdraierei volentieri 
su d'una lastra tombale
per assorbirne la tellurica frescura

 

Attorno a me s'erge
un fitto bosco di sepolture,
ornate di croci e colonne mozze,
custodite da angeli in preghiera
o dormienti,
adorne di scritture ultime,
alcune abitate e frequentate,
ingentilite da fiori freschi e piante ancora vitali,
altre neglette, dissestate,
con inferriate e recinzioni di metallo
divelte e rugginose

 

I defunti sono qui
attorno a me
Lo sento
Alcuni sono rappacificati e sereni
Altri levano le loro voci irose
per essere stati trascurati

 

Tutti aspettano qualcosa
L’ora che verrà 
o che mai arriverà

 

Si sente echeggiare il verso del corvo,
nero guardiano

Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi
Una meditazione in tre tempi

Squilla il telefono
ripetutamente
Poi il trillo cessa
e sento una voce strozzata
che mi chiama per nome,
più volte, con insistenza
Una voce la cui timbrica
evoca sofferenza e dolore
Mi sveglio del tutto,
con il cuore in gola
Rovisto in giro
in cerca del telefono
che non trovo, all’inizio
Il cuore batte veloce,
impazzito
Là fuori, penso,
qualcuno ha bisogno di me!

Il vento soffia forte
Grida e ulula
Le chiome degli alberi
sono squassate senza requie
dalla mano d’un gigante
Non c’è quiete
Tutto è in movimento
Penso che se uscissi
fuori dal mio loculo sicuro,
in questo istante,
potrei essere trascinato
come un fuscello
da qualche parte,
oppure sospinto via
sino ad essere inghiottito
nel Gorgo del Tempo
e mandato a sprofondare
nel Pozzo dell’Oblio
più radicale ed inimmaginabile

Maurizio Crispi (10 marzo 2023)

Selfie (foto modificata di Maurizio Crispi)

Selfie (foto modificata di Maurizio Crispi)

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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