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21 aprile 2013 7 21 /04 /aprile /2013 10:43

L'androide Philip K. Dick: una storia che entra perfettamente nel paradossale universo dickiano(Maurizio Crispi) La strana storia dell'androide Philip K. Dick, scritto da David F. Dufty (uno psicologo con delle competenze informatiche) ed edito in Italia da Fanucci Editore (2012), non è un romanzo, per quanto così possa sembrare.
E' invece una storia vera, realmente accaduta.
Ma che si possa pensare che è un romanzo, deriva dal fatto che la vicenda si pone a pieno titolo dentro l'universo paradossale (e un po' delirante) di Philip K. Dick. E quelli che conoscono il labirinto delle sue opere possono capire perché.

Attorno al 2003, David Hanson (per la parte dell'hardware della faccia e della mimica facciale), Art Graesser (che dirigeva un Laboratorio di ricerca informatica) e Peter Olney (informatico), - e molti altri ancora - misero assieme le proprie competenze per dare vita ad un androide intelligente capace di interagire con un interlocutore, rispondere a tono alle domande (rivolgendosi al suo interlocutore, grazie ad un programma di riconoscimento vocale) e capace di "sembrare" a tutti gli effetti un essere umano senziente e pensante.
Per dare risonanza al loro esperimento, che poi avrebbero presentato a delleimportanti convention internazionali che vedono riunirsi ogni anno esperti di informatica (software e hardware) e dei modi di applicazione di questa scienza allo sviluppo della Robotica, decisero di dargli le fattezze di P. K. Dick e, con il permesso delle figlie dello scrittore riversare nella memoria dell'hard disk da cui il sistema operativo avrebbe attinto dei dati funzionali per l'interazione il corpus completo delle opere dickiane, oltre ai testi di numerosi interviste dallo scrittore rilasciate in vita.
L'esperimento suscitò grande risonanza e tra gli esperti di informatica e robotica suscitò grande impressione, ma non solo: quelli che furono più colpiti di tutti, furono gli appassionati e i fan di P. K. Dick che, avendo l'opportunità di interagire con l'androide, di porgli domande e di ottenere delle risposte sensate (e soprattutto congrue) con ciò che essi sapevano di Dick, ebbero la netta ed emozionante impressione di trovarsi davanti allo scrittore in persona, redivivo.
Purtroppo, l'esperimento ebbe fine, quando, Olney trovandosi in viaggio per presentare l'androide ad una convention dei dipendenti di Google, dimenticò la testa (la parte più importante dell'intero androide) in aereo.
E la testa fu irrimediabilmente smarrita: ciò pose fine all'esperimento che poté essere realizzato grazie ad un'intersezione davvero unica di competenze, di saperi, di sponsor e di entusiasmo creativo: di quelle concomitanze che possono verificarsi solo una volta ogni tanto.
In seguito, venne realizzato un secondo androide P. K. Dick, ma il risultato non fu per nulla sovrapponibile a quello: il nuovo androide rimase in qualche modo una semplice grottesca imitazione di Philip K. Dick.

"L'androide P. K. Dick catturò per un breve tempo l'immaginazione degli appassionati di fantascienza e dei fanatici della tecnologia di tutto il mondo, creò una rumorosa attenzione nei media e mise in fermento la comunità fantascientifica. Poi scomparve improvvisamente durante un volo da Dallas a San Francisco e nessuno lo rivide più" (ib., p.11).

 

Una storia vera più "dickiana" di così non avrebbe mai potuto essere costruita. Tanto che, di primo acchitto, alcuni sarebbero portati a pensare che questa vicenda sia la trama di un romanzo.
E dobbiamo ringraziare David Duffy di aver intrapreso questa inchiesta che conduce il lettore, sia nei meandri della mente di Dick e delle sue complicate e tormentate vicende di vita, ma anche nel mondo della robotica, fornendoci una carrellata sui sui più importanti eventi e su quello che, ai tempi della vicenda narrata, "was going on".

Se pensiamo ad alcune delle personali ossessioni di Dick e alle tematiche della maggior parte dei suoi romanzi, come agli interrogativi in cui sono invischiati i suoi protagonisti, se sono degli esseri veri o semplicemente dei simulacri, oppure alla fantasia che qualcuno possa essere svuotato dei suoi ricordi per avere la mente riprogrammata con quelli di un'altra vita completamente diversa, oppure ancora al dubbio continuamente altalenante tra la verosimiglianza della Realtà (una realtà assodata e oggettiva) e la sua possibile simulazione (orchestrata da un grande burattinaio per trarre in inganno gli uomini, ecco che l'idea di costruire un androide con il volto e il corpo di Philip K. Dick e dotarlo di una mente computazionale caricata con tutte le interviste da lui rilasciate e con tutti i suoi romanzi, in modo tale che il computer che governava l'androide parlante potesse selezionare qualsiasi risposta pertinente e "dickiana" da una vastissima gamma di pensieri e di riferimenti, assume delle connotazioni davvero molto particolari.
Straordinario, se si considera, anche che l'androide Dick avendo a disposizione una banca dati che poteva eventualmente andare in overload, a volte esitava o o si metteva n stand by, divenendo stralunato, oppure viceversa forniva  delle "risposte di traverso", anche queste molto dickiane.
La vicenda narrata da Duffy assume una colorazione ancora più dickiana con la sua conclusione: la testa dell'androide (e che ne era l'elemento fondamentale ai fini dell'interazione) andò smarrita durante un viaggio in aereo e non più ritrovata.    

Di nuovo, nell'epilogo, viene affermato:

"La testa scomparsa di Philip K. Dick catturò l'immaginazione della comunità fantascientifica, così come aveva fatto, quando l'androide era itatto e operativo. L'androide e la sua strana scomparsa si intrecciarono con il resto dell'eredità di Dick. In fondo, per una replica androide di lui, scomparire era molto dickiano" (ib. p. 224).
 

 

 "Una lettura che stimola la voglia di sapere quali possibilità ci attendono in futuro" (Australian Bookseller and Publisher)

 

 

L'androide Philip K. Dick: una storia che entra perfettamente nel paradossale universo dickiano(Dalla quarta di copertina) Alla fine del gennaio 2006, un giovane esperto di robotica perse una borsa da viaggio su un volo da qualche parte tra Dallas e Las Vegas. Dentro c’era una testa completamente funzionale della replica androide del famoso scrittore di fantascienza Philip K. Dick. La testa non venne mai più recuperata… che fine avrà fatto?
L’androide PKD non solo sembrava stranamente simile allo scrittore, ma si muoveva e parlava come lui. Accolto da un grande successo, aveva ricevuto premi prestigiosi, catturando l’attenzione dei media internazionali e tenendo la comunità scientifica sulle spine. Poi, un bel giorno, sparì. In questo libro, David Dufty porta alla luce gli incredibili eventi che circondano la creazione e la scomparsa del Philip K. Dick androide, rendendo possibili e affascinanti i mondi inventati dallo scrittore che più di ogni altro ha influenzato il nostro presente.

(L'autore) David F. Dufty è laureato in Psicologia presso l'Università di Newcastle e ha conseguito un dottorato in Psicologia alla Macquarie University, prima di ottenere una borsa di studio presso l?Università di Memphis. È tornato in Australia nel 2007 e vive a Canberra con la moglie e il figlio.

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15 aprile 2013 1 15 /04 /aprile /2013 14:29
Nel romanzo di Stephenie Meyer, l'ospite un melange fantascientifico-sentimentale. Ma si legge con piacere(Maurizio Crispi) E' imminente l'uscita nelle sale cinematografiche del film tratto dal romanzo di Stephenie  Meyer, L'ospite (Rizzoli, 2007), pubblicato in traduzione italiana alcuni anni fa e, sicuramente, prima del boom della tetralogia dei vampiri "gentili" di Twilight che hanno incantato il pubblico giovanile e che hanno reso questa saga un fenomeno di culto, dando la stura a tutto un filone di vampiri "desiderabili".
In concomitanza dell'uscita della riduzione cinematografica, il volume e' stato ristampato in versione rilegata e con una nuova sovraccoperta che. ovviamente, rimanda al film.
Sicuramente il film richiamera' orde di adolescenza speranzosi di trovare nella storia alcuni stilemi propri delle storie di Twilight. 
Ma, a tutti gli effetti, il romanzo se ne discosta, entrando piuttosto nel campo di una letteratura SF "soft", in quanto non vi sono tecnologie mirabolanti e nemmeno viaggi nello spazio o nel tempo (e persino l'azione e' molto limitata). Potremmo dire che la vicenda e' eminentemente conversativa e di pensieri/riflessioni.
In un futuro piu' o meno prossimo s'e' verificata un'invasione aliena della Terra ad opera di un razza tecnologicamente evoluta, eppure gentile: anche se la sopravvivenza dei suoi individui dipende dal fatto che in tutti i mondi in cui essi giungono si insediano all'interno del corpo degli esseri piu' evoluti e dominanti di quel pianeta, prendendo il controllo del loro sistema nervoso centrale.
Solo alcuni uomini sono riusciti a sopravvivere e vivono nascosti in comunita' di poche decine di individui, cercando il piu' possibile di tenersi al riparo dai cosiddetti "Esploratori".
La storia riguarda Wanda (l'aliena Wanderer, nome che, in Italiano, e' stato tradotto come "Viandante") e la bella Mellissa (la terrestre) che, contrariamente a quanto solitamente accade in questo scenario, coabitando nello stesso corpo, entrano in contatto l'uno con con l'altra, sicche' attraverso un dialogo a volte difficile e conflittuale imparano a coabitare e a rispettarsi.
Tutto cio' ha degli effetti sulla piccola comunita' di umani non "contaminati" che vive in un posto recondito e fa da volano - con tutte le inevitabili conflittualita'- ad un processo di trasformazione, a causa del quale alla fine tutto sara' diverso.
Il romanzo e' ingegnosamente costruito e presenta una tematica indubbiamente interessante sull'identita' e la differenza, oltre che sui processi di integrazione e di normalizzazione del "diverso" in una comunita' precostituita.
La vicenda rimanda il lettore avveduto al famoso e insuperato romanzo di Robert Heinlein (uno dei maestri indiscussi della fantascienza statunitense mainstream), Non temero' alcun male, in cui un ricco magnate in punto di morte si affida ad una tecnologia innovativa perche' la sua mente venga impiantata in un corpo nuovo e vigoroso e, per puro caso, viene a trovarsi dentro il corpo della sua avvenente segreteria con la quale inizia un dialogo silenzioso, vivendo nello stesso in un corpo di donna e. condividendone gusti ed avventure sessuali, ma nello stesso tempo piegando il corpo femminile ai suoi desideri di maschio, sicche' - mentre va avanti un continuo e divertente dialogo tra i due (che nessun altro puo' cogliere) - la vicenda assume inaspettate e gustose coloriture picaresche.
L'ospite che scaturisce dalla penna di Stephenie Meyer presenta delle sbavature stilistiche e degli eccessi sentimentali che, a volte, appesantiscono inutilmente la narrazione.
Ma nel complesso si fa leggere bene.

(Da FantasyMagazine)
"Non ci sono altre tematiche fondamentali nei libri di Stephenie Meyer, si potrebbe spogliarli di tutto e resterebbe sempre e comunque questo tema chiave: un amore difficile, magari tra un’umana e un vampiro, e in questo caso ancora più intricato. Tra un’umana, imprigionata nel proprio corpo da una creatura aliena che tuttavia resta offuscata da sentimenti mai sperimentati prima. Sentimenti che la condurranno su di una strada nuova, inedita, che mai avrebbe creduto di poter vivere dopo milioni di anni dalla sua nascita"
. 

(Dal risguardo di copertina)
Nel futuro la specie umana sta scomparendo. Un'altra razza, aliena, potente e intelligentissima, ha preso il sopravvento, e i pochi umani rimasti vivono raccolti in piccole comunità di fuggiaschi. Tra loro c'è Jared, l'uomo che la giovane Melanie, da poco caduta nelle mani degli "invasori", ama e non riesce a 
dimenticare. Neppure adesso che il suo corpo dovrebbe essere niente più di un guscio vuoto, un semplice involucro per l'anima aliena che le è stata assegnata. Perché l'identità di Melanie, i suoi ricordi, le sue emozioni e sensazioni, il desiderio di rincontrare Jared, 
sono ancora troppo vivi e brucianti per essere cancellati. Così l'aliena Wanderer si ritrova, del tutto inaspettatamente, invasa dal più umano e sconvolgente dei sentimenti: l'amore. E, spinta da questa forza nuova e irresistibile, accetta, contro ogni regola e ogni istinto della sua specie, di mettersi in cerca di Jared. Per rimanere coinvolta, insieme a Melanie, nel triangolo amoroso più impossibile e paradossale, quello fatto di tre 
anime e due soli corpi.
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15 aprile 2013 1 15 /04 /aprile /2013 12:37
Le sorgenti del male secondo Bauman: la violenza e le scelleratezze non sono appannaggio dei Nel piccolo saggio, Le sorgenti del male (a cura di Yong-June Park, titolo dell'opera in lingua originale: A Natural History of Evil, per i tipi di Erikon Saggi sociali, 2013), Zygmunt Bauman porta avanti un discorso che gia' ha piu' volte sviluppato in precedenti occasioni ed opere.
Il quesito fondamentale che egli si pone e' "Da dove si origina il male?" ("Unde Malum?").
Il male secondo Bauman e' prodotto dagli uomini, ma - e in questo egli riprende le tesi di Hannah Arendt (in "La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme" e nel suo successivo "Le origini del totalitarismo"), gli studi di Stanley Milgram (relativamente al suo famoso esperimento che venne descritto nel saggio, "Obbedienza all'Autorita'. Uno sguardo sperimentale", Einaudi, 2003), di Philip G. Zimbardo (che, nel suo saggio "L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa?", ha esaminato anche gli eventi di Abu Ghraib), oltre che l'ampia ricognizione di Jonathan Littell, Le benevole, Einaudi 2007 - non occorrono "mostri" perche' azioni malvagie possano essere compiute.
Anche se la normalita' dei piu' vorrebbe vedere - in modo molto rassicurante - dei "mostri" nel ruolo di carnefici, di persecutori e di esecutori delle peggiori efferatezze.
In realta' - sostiene Bauman - gli esecutori del male e coloro che architettano azioni malvagie appartengono il piu' delle volte alla zona centrale della curva di Gauss che rappresenta la distribuzione statistica sia delle caratteristiche biologiche e fenotipiche, sia dei comportamenti degli esseri viventi.
Cioe', in altri termini, i peggiori esecutori del male, quelli che sospendono la critica e il giudizio e in determinate circostanze divengono carnefici e torturatori sono il piu' delle volte normalissimi individui che vengono autorizzati ad esercitare la violenza e che a tale scopo sono forniti dei necessari strumenti e di tutte le validazioni ad un comportamento che altrimenti sarebbe ritenuto deviante.
E quindi, in questa luce, si possono leggere non solo le aberrazioni dei Campi di sterminio dei Nazisti, ma una serie di eventi che punteggiano la storia sino ai nostri giorni, collegandoli con un unico sottile filo rosso, sino all-esecuzione di atti di violenze sotto la spinta di ragioni meramente economiche ed utilitaristiche: gli inutili bombardamenti degli Alleati su alcune indifese citta' tedesche, la bomba atomica su Hiroshima e ancora di piu' quella su Nagasaki, le violenze degli Israeliani sui Palestinesi, le torture e le aberrazioni dei soldati americani ai danni dei prigioneri iracheni ad Abu Ghraib.
In questi passaggio, Zigmunt Bauman prende in esame la cosiddetta "Sindrome di Nagasaki" e quello che dal filosofo Gunther Anders e' stato definito come il "Complesso di Prometeo"...
"Come avevano affermato i critici della versione ufficiale, i governanti del Giappone erano pronti ad arrendersi circa un mese prima che piovesse la prima bomba...Truman, però, temporeggiava. Attendeva i risultati del test che stava per essere effettuato ad Alamogordo, nel Nuovo Messico, dove erano in corso gli ultimi ritocchi per poi far esplodere le prime bombe atomiche. La notizia dei risultati arrivò a Potsdam il 17 luglio: non solo il test aveva avuto successo, ma l'impatto dell'esplosione aveva eclissato la più ardita delle aspettative. Così, riluttante a sprecare una tecnologia che aveva avuto costi esorbitanti, Truman cominciò a prendere tempo. La vera posta in gioco della sua procastinazione può essere facilmente dedotta dal trionfante discorso presidenziale il giorno successivo alla distruzione di centinaia di migliaia di vite a Hiroshima ( 6 agosto 1945): "Abbiamo fato la scommessa scientifica più audace della Storia, una scommessa da due miliardi di dollari - e abbiamo vinto!" ... (pp. 82-84)
 

"Il 16 marzo 1945, quando la Germania nazista era già in ginocchio e una rapida conclusione del conflitto non era più in dubbio, Arthur "bomber" Harris inviò 225 bombardieri Lancaster e 11 aerei Mosquito con l'ordine di lanciare 289 tonnellate di esplosivo e 573 tonnellate di sostanze incendiarie su Wurzburg, una città di media grandezza con 107 mila abitanti, ricca di storia e di tesori artistici e carente invece di industrie..." (PP. 85)

"Nella sua seconda lettera aperta a Klaus Eichmann, Anders parla della relazione tra lo Stato criminale nazista e il nostro regime globale contemporaneo: "L'affinità fra l'impero tecnico-totalitario che ci minaccia e il mostruoso impero nazista è evidente" (pp.107)

E, alla fine, poi e' solo la definizione degli eventi a cambiare tutto: saranno i vincitori a decidere chi e' colpevole, mentre proprio loro per azioni identiche se non addirittura peggiori la faranno franca e riceveranno dalla Storia il suggello di una definizione ben diverse.
E guai a parlare di loro come carnefici!
Il saggio di Zygmunt Bauman e' preceduto da un'articolata introduzione di Roberto Mazzeo che sintetizza con efficacia alcuni dei passaggi fondamentali del discorso di Bauman e li arricchisce con ulteriori riferimenti bibliografici.


Le sorgenti del male secondo Bauman: la violenza e le scelleratezze non sono appannaggio dei (Dalla 4^ di copertina) Che cos'è il male oggi? In che modo si può dire che le sue manifestazioni, le sue spinte, le sue modalità di aggredire il tessuto del mondo e delle persone che lo abitano si siano modificate? Zygmunt Bauman, uno dei più grandi pensatori viventi, già nel 1989, con "Modernità e olocausto", aveva riletto le atrocità del Terzo Reich sovvertendo l'opinione comune che si fosse trattato di un "incidente" della Storia e dimostrando che invece la "società dei giardinieri" illuministi (bene attenti a estirpare le "erbacce") aveva raggiunto con l'olocausto il suo risultato più esemplare. In questo libro Bauman compie un ulteriore decisivo passo avanti nell'identificazione del "male" ai giorni nostri. E lo fa con una ricognizione delle tesi fallaci che si erano affermate nel Novecento (dalla "personalità autoritaria" di Adorno alla "banalità del male" di Hannah Arendt) per mostrare poi, in un corpo a corpo con le opere di Jonathan Littell e di Günther Anders, che la presa di distanza dagli esiti dei nostri atti distruttivi (resa non solo possibile, ma obbligata, dalle mirabilia tecnologiche e dalla costrizione "diversamente morale" a non sprecare armi la cui produzione ha richiesto quantità esorbitanti di denaro) contribuisce a erodere la nostra sensibilità già gravemente indebolita, malcerta, afona.
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18 marzo 2013 1 18 /03 /marzo /2013 10:53

E' uscito proprio in questi giorni nelle librerie (ed è disponibile per la distribuzione tramite le poste) il nuovo volume curato dalla studiosa salgariana Corinne D'Angelo, come parte del Progetto di studi e di valorizzazione dell'opera salgariana, denominato 'Per Terra e Per Mare. Avventure e studi sulle orme di Emilio Salgari'. Il volume, come il precedente della stessa serie porta il titolo "Sogni e realtà" ed è composto da una serie di saggi, scaturiti dalla penna di studiosi e appassionati salgariani che vertono su tematiche diverse o analizzano personaggi, racconti inediti o poco conosciuti, applicazioni scientifiche (meno rilevanti che non nell'opera di Jules Verne) ma sempre di un certo rilievo, e persino aspetti particoloari come nel capitolo "Un poema e un enigmista per gli orfani di Emilio Salgari" (di cui è autore Felice Pozzo) oppure quello che esplora l'innesto tra i diversi filoni salgariani e il mondo dei cartoon (in "Il giorno in cui Sandokan morì", di Marco "Pugacioff" Graziosi). Non manca infine il ripescaggio di un racconto inedito sulla giovinezza di Tremal Naik.

Il volume é un'autentica "chicca" per gli appassionati e i nostalgici salgariani e chi, da adulto, ha continuato a coltivare nostalgicamente le letture salgariane, non può mancare di averlo nella propria biblioteca.

 

"Gli articoli confluiti nel presente volume, scrive Corinne D'Angelo nella sua prefazione, - in parte frutto del lavoro di studiosi già presenti nella precedente raccolta, ma anche di new entry - si caratterizzano in questa occasione per il loro carattere prevalentemente storico-letterario: per l'ambito storico si parte così dalla figura  di un Inglese cge combatté la pirateria malese, probabilmente ispiratore della figura di Lord Guillock, zio di Marianna, la Perla di Labuan e nemico di Sandokan: e si continua con le vicende tragiche del francese Flattters, personaggio perdutoto tragicamente nella sua esplorazione dello sconosciuto Sahara dei Tuareg. Si prosegue ancora scoprendo le probabili reali originidel greco Teotokris, uno degli antagonisti per eccellenza dei Tigrotti, e non poteva infine mancare l'avventura pura, rappresentata quidal mondo del Far-West salgariano, quello che come un perfetto ingranaggio si incastra nel mondo reale di Buffalo Bill, di Custer e dei Pellirossa americani (ib., p.8).

 

AAVV, Emilio Salgari. Sogni e realtà. Vol. II, Simple Edizioni (Mc), 2013

 


Per maggiori dettagli analitici su quali autori abbiano contribuito con la loro penna a quest'opera e per conoscere i contenuti del volume, potete recarvi sul sito
sul sito ufficiale del progetto "Per terra e per mare", oppure sulla pagina Facebook del Progetto (che Corinne D'Angelo invita a visitare, esprimendo la propria preferenza con il tasto "mi piace").

Il volume, già disponibile, si può richiedere
, scrivendo a redazione@emiliosalgari.it, opppure lo si può acquistare sulla pagina ebay dedicata.

 

Come é facile intuire da questo secondo volume, si tratta in effetti del secondo numero della nostra collana dedicata che raccoglie saggi di caratterestorico-scientifico spigolati dal mondo del Capitano Salgari.Poco più di un anno fa, il Progetto Per Terra e Per Mare presentava orgoglio- so una delle sue nuove pubblicazioni: Emilio Salgari: sogni e realtà, definendolo "volume 1" ed auspicando di poter far seguire, quanto prima, nuove raccolte di saggi, magari creando una vera e propria “collana” dedicata ad esplorare gli aspetti più inconsueti dell’Opera salgariana.

Con Emilio Salgari, lo sappiamo, si vive di sogni, e con l’impegno e la pas- sione questi sogni si possono anche trasformare in realtà: noi ci siamo riusciti, abbiamo creduto nell’idea di portare su carta Emilio Salgari: sogni e re- altà - volume 2, con l’intento di celebrare, a modo nostro, il 2012. Ed è così che vede la luce questa seconda rac- colta di saggistica dedicata allo scrittore Emilio Salgari.

Gli articoli confluiti nel presente vo- lume – in parte frutto del lavoro di studiosi già presenti nella precedente raccolta, ma anche di new entry – si caratterizzano per il loro ambito prevalentemente  storico-letterario,  ed  è un bel traguardo raggiunto, ma noi continuiamo la nostra ricerca, perché siamo convinti che, a volte, la realtà superi la fantasia.

 

Il sito web www.emiliosalgari.it, curato da Corinne D'Angelo, è dedicato allo scrittore Emilio Salgari.

Per informazioni e per essere insieriti in una mailing list per ricevere tutti i futuri aggiornamenti sull'argomento basta inviare una mail al seguente indirizzo: redazione@emiliosalgari.it

 

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28 febbraio 2013 4 28 /02 /febbraio /2013 14:39

Il viaggio della cocaina dai luoghi di produzione al (Maurizio Crispi) Il libro-reportàge di Paolo Berizzi e di Antonello Zappadu (La Bamba. Dalla foglia al naso del mondo. Viaggio nella "via della coca" e nelle vite dei suoi schiavi, Dalai Editore, 2012) si legge tutto d'un fiato, scritto com'è in uno stile accattivante e scorrevole, ma anche per l'indubbio interesse dei contenuti.
Nessun giornalista d'inchiesta, sinora, aveva tentato tanto: il difficile compito di seguire dal vivo - osservando in prima persona i diversi passaggi ed intervistando alcuni degli interessati, documentando con foto, laddove è stato possibile - tutti i pezzi del tragitto della cocaina dai luoghi di produzione sino a quelli dello spaccio e del consumo.
I due giornalisti, in particolar modo, hanno deciso di seguire le rotte della Coca dallo strategico crocevia delle foreste intricate ubicate al confine tra Colombia ed Ecuador dove operano i "cocaleros", addetti alla raccolta delle foglie di Coca e alla loro trasformazioni in rudimentali laboratori chimici in pani di pasta di coca (il  cosiddetto basuco), alla loro raffinazione (ancora vicino ai luoghi di produzione, in laboratori nascosti, anche se non più nella foresta e in luoghi impervi) all'Italia (e in particolare sino al punto terminale della vendita al minuto che, per loro, per via della sua significativà, è Milano, ovvero "Coca City", rappresentata come epitome del "naso del mondo".
Nella loro inchiesta, non manca proprio nulla: dai fitti intrecci tra politica ed economia della droga, all'impresa della delinquenza organizzata in quello che è uno degli affari più lucrosi del pianeta, alla disponibilità di insospettabili "avventurieri" a tempo - il più delle volte piccoli skipper -che si rendono disponibili per periodi di limitati della loro vita a farsi corrieri della droga nelle traversate atlantiche, sino alle coste dell'Africa e alle Canarie, considerate sotto questo punto di vista la "porta dell'Europa" per gli ingenti quantitativi di cocaina trasportati via mare, alla distribuzione capillare al popolo dei consumatori realizzata da un'organizzazione non verticistica e capillare dello spaccio al minuto (che oggi contempla anche le mini-dosi, vendute a prezzi stracciati, poco più del costo di un aperitivo): tutto è raccontato con lucidità e senza omissione per mostrare quali forze inarrestabili sono in gioco in questi percorsi che vanno ad "imbiancare il naso del mondo". Molto ricca ed interessante, soprattutto inedita, la documentazione fotografica che correda il volume.

 

 

(Dal risguardo di copertina) Tutto parte dai laboratori clandestini del Putumayo, foresta amazzonica colombiana ai confini con l'Ecuador, dove si produce il 50% della cocaina consumata nel mondo, un'insidiosa terra di nessuno in cui si muovono eserciti di narcotrafficanti, guerriglieri, paramilitari, truppe regolari. Partendo dalla raccolta delle foglie di coca, e la loro trasformazione, questo libro racconta il viaggio a tappe di un grammo di cocaina in presa diretta. E lo racconta attraverso l'umanità disperata e criminale che si incontra nell'immenso girone infernale che abbraccia letteralmente mezzo mondo. Le famiglie di contadini per i quali la droga è l'unica fonte di sopravvivenza, i chimici improvvisati nelle vie di Cali, le storie di piccoli spacciatori, di Paesi piegati dalla violenza in una guerra che l'Occidente e gli Usa hanno perso. E poi i trucchi per trasportarla, e gli skipper che arrotondano con le traversate oceaniche fino alle coste sarde. Infine, il capolinea: le strade di Milano, la capitale italiana ed europea della coca, tra i pusher dei vip e delle periferie, e i consumatori più impensabili, dai chirurghi alle donne incinte. L’inviato di Repubblica, Paolo Berizzi racconta “La bamba. Dalla foglia al naso del mondo” in un reportage duro, vero, firmato da un giornalista di inchiesta e da un fotoreporter, nato da testimonianze sul «campo», frutto di un paziente e coraggioso lavoro di ricerca nei luoghi.
La sua forza è nel raccontare l’odissea della coca come non è mai stata descritta prima, partendo dal basso, intrecciandola con i destini di persone che vivono grazie o contro di essa. E ci fa toccare con mano, anche con l’aiuto delle foto, la più grande tragedia del nostro tempo, una piaga economica e politica che costa milioni di vite.
Da un capitolo all'altro, ne seguiamo la nascita, lo sviluppo, la trasformazione, il viaggio e la tappa finale: che è "il naso del mondo, come recita il titolo. ed è per i due giornalisti d'inchesta Milano, definita "Coca City", dove si stravolgono le regole del narcotraffcio gestito dalla criminalità organizzata e si aprono scenari in cui tutti sono consumatori e tutti sono venditori, con l'abbattimentimento di qualsisi organizzazione verticistica e gerarchica.
Paolo Berizzi, giornalista di inchieste per la Repubblica e Antonello Zappadu, fotoreporter in pianta stabile in Colombia, hanno rovelato con il corredo di foto assolutamente inedite, l’odissea della coca raccontata da chi la produce, spaccia, consuma e contrasta.
Gli autori sono infatti partiti da 12mila chilometri di distanza da Milano, dalle foreste del Putumayo, regione al confine tra la Colombia e l’Ecuador dove si produce il 50% della Coca consumata nel mondo e che é un’insidiosa terra di nessuno dove si muovono eserciti di narcotrafficanti, guerriglieri, paramilitari, truppe regolari e hanno seguito, tappa dopo tappa, il viaggio di un grammo simbolico di cocaina fino alle porte dell’Europa, fino all’Italia, fino ad arrivare a Coca City.
 

 

La cocaina ci è stata raccontata in tanti modi, ma come dice Paolo Berizzi, non l’avevamo mai vista viaggiare, soprattutto per quanto riguardo il disvelamento che in molte e cruciali tappe il trasporto della coca dipende da soggetti - fuori dai circuiti malavitosi organizzati - che intraprendono - assumendosene i rischi - questa attività "a tempo" , con l'obiettivo di realizzare capitali facili e poi ritirarsi da quello che è stato per loro soltanto un business occasionale, per quanto lucroso (e per questo motivo appetibile e tale da far abbattere eventuali remore morali).
Le pagine de La bamba sono piene: di chili di foglie (tra i 300 e i 500 chili per ottenere un chilo di cocaina), di cifre (in Italia un chilo rende 225.000 euro), di ingredienti per ottenere 100 grammi di basuco (la base della coca: 40 chili di foglie, 1,4 chili di calce bianca, 1,3 chili di soda, 60 litri di benzina, acqua, acido solforico e soda caustica), di giorni (40, quelli impiegati dal grammo di coca per essere prodotto e arrivare a Milano), di dosi giornaliere consumate a Milano (10 mila con picchi fino a 15 mila nel fine settimana), di costi (70-80 euro per un grammo con prezzi al dettaglio che si abbassano man mano che ci si avvicina all’alba della movida di Coca city), di consumatori (125.000 quelli occasionali e 25.000 gli abituali). Di età d’utilizzo: dai 12-15 anni all’ultrasessantenne.
La principali rotte della cocaina sono quattro: quella che porta la polvere nel nostro Paese, la più battuta, la più affollata, è quella atlantica: dalla Colombia, Venezuela, Brasile, Argentina la coca parte per il vecchio continente. E vi sorprenderete nel leggere che lo yuppie non è scomparso: il personaggio in questione ha saputo reinventarsi per adattarsi alle attuali esigenze. Il moderno yuppie ora di professione fa il narcoskipper. Stupitevi nel leggere le nuove professioni che la trasportano, ma anche e soprattutto quelle che la usano.

Nell'ultimo capitolo del libro-reportàge viene tracciato un profilo dei consumatori di cacaina (il "naso di Milano") e viene fuori un quadro inquietante: peraltro, questo capitolo nelle sue linee fondamentali era già stato pubblicato su "La Repubblica" anni fa, come esito di un'inchiesta tra i "nuovi" consumatori di cocaina ed è stato qui ripreso ed aggiornato. L'aspetto più inquietante, delineato allora e confermato anche oggi, dopo alcuni anni, è che sempre di più si fa avanti il consumatore "performante", di colui ciò che sempre di più ha bisogno di "pippare" la coca per poter tenere dietro ai suoi impegni lavorativi e per poter mantenere elevata la sua efficienza, investendo a questo scopo una parte significativa dei propri introiti per aver assicurata una fornitura giornaliera del suo doping preferito (il più delle volte direttamente a domicilio o sul posto di lavoro da parte di un pusher "personale").
Ma si tratta di un modo di affrontare gli impegni lavorativi che apre la strada a numerosi problemi; tra i quali quello del progressivo rialzo del dosaggio giornaliero e del continuo rilancio per via del fenomeno noto della tolleranza farmacologica, ma anche  quello - non meno grave - dell'apertura verso il policonsumo, quando per "spegnere il fuoco della coca" e potere finalmente dormire si fa ricorso ad altre sostanze, tra le quali l'eroina.
Un esempio tipico di ciò, peraltro molto ben rappresentato sotto il profilo comportamentale, è Whip, il pilota di aerei di linea, interpretato da Denzel Washington (nel recente film Flight) che, negli intervalli tra un volo e l'altro, beve a dismisura durante nottate di bagordi e di sesso, per poi - al mattino - "tirarsi su" con la cocaina e così rientrare in possesso delle sue facoltà e svolgere le sue mansioni.
Ma per tutto ciò alla fine si paga un conto salato.
 

 

Per completezza si egnala qui che è stato realizzato non molto tempo addietro, Bianca Neve, il film documentario di Fabrizio Lazzaretti e Luca Lancise (prodotto da Claudio Canepari per Fox Channels Italy). Bianca Neve è stato l’inchiesta shock che racconta il mondo della cocaina nel nostro paese attraverso testimonianze di consumatori abituali e consumatori pentiti, vecchi play-boy e giovani artisti, ma anche psichiatri anti-coca della "Milano bene" e gestori di una clinica di disintossicazione per vip. Il film documentario inoltre, ci introduce alle attività degli investigatori anti-droga, nel microcosmo del terminal Malpensa, porta d’ingresso dei corrieri ovulatori, raccogliendo interviste inedite dei salariati del narcotraffico pagati per ingoiare gli ovuli di coca, ci mostra testimonianze dei broker colombiani, contadini cocaleros boliviani e addirittura di picciotti di mafia siciliani tutti a loro modo coinvolti nel traffico della polvere bianca.

 

 

 


 




Ma esiste anche il film-documentario "Cocaina", un reportàge in presa diretta realizzato da Mauro Parissone e Roberto Burchielli, che è andato in onda su Rai Tre il 19 dicembre 2007. "Cocaina" è stato definito un docu-choc e l'ex ministro per le comunicazioni, Maurizio Gasparri (An), invocò la censura su di esso, sostenendo che esso rappresentava uno spot per l'uso della droga.
Come scritto nella recensione di Leandro Palestini su "Repubblica", vedendolo "...si ha la percezione di un nuovo modo di lavorare".

"Vogliamo raccontare i macrofenomeni sociali, i conflitti, i temi su cui la gente si interroga..." - ha spiegato uno dei due registi, Burchielli - "Lo facciamo scrivendo le storie al contrario, demolendo i luoghi comuni".
Da una nottata con un poliziotto della Mobile che documenta lo spaccio a Milano, si passa alle testimonianze di ex spacciatori e di consumatori insospettabili: oggi i muratori sniffano perfino per reggere un turno in più. Molti parlano a volto scoperto, grazie alla paziente opera degli autori di H24 Film.
Si tratta di un lavoro pregevole svolto sul campo, come illustra lo stesso Burchielli: "Un tema centrale, due-tre protagonisti, la telecamera digitale che li segue a ogni passo, per mesi. Il racconto puro e semplice delle loro vite".

"Dare la possibilità di conoscere, di capire in che Paese viviamo non può essere un privilegio a pagamento, ma un diritto civile, ha spiegato ancora il regista che, assieme a Mauro Parissone, nel 2007 ha ricevuto premi per "Stato di paura" su via Anelli a Padova (riconoscimento della critica in occasione del premio "Ilaria Alpi") e "Napoli, vita morte e miracoli" (premio Flaiano per la Tv).
"Cocaina", uno dei capitoli più visti e più citati della serie "Il mestiere di vivere" realizzata dai due autori, è un'opera da vedere, per conoscere e per capire. "Quando sei fatto vuoi bene a tutti, sono tutti amici", "Tutti pippano, tutto il mondo pippa". In un recente studio, il CNR ha rilevato la presenza della sostanza addirittura nell'aria di alcune grandi città.
Quindi, meglio sapere e non chiudere gli occhi. La telecamera di Burchielli e Parissone ha seguito le indagini della polizia di Milano, dove lavora l'ispettore Angelo Langè, eroe buono; mentre la squadra in borghese dà la caccia a spacciatori e acquirenti, tra un pedinamento, un inseguimento e un arresto, le immagini fanno entrare in case apparentemente normali dove in cucina, al posto dello zucchero, c'è la sostanza stupefacente. Sembra un gioco, ma non lo è affatto, come ribadisce l'ispettore Langè. La rincorsa del senso di onnipotenza porta sempre, alla fine, a stare peggio, a sentirsi schiavi, a perdere anche quel po' di energia che sembrava insoddisfacente. La droga è subdola: dà tanto (ci si illude) per poi togliere tutto e per lasciare spesso segni che non guariranno mai.

Mauro Parissone e Roberto Burchielli, di "H24", una tv Agency che fornisce servizi di news, sport e documentari ai broadcasters internazionali dal 1988, si distinguono per il loro impegno civile, per il loro intento di approfondire gli aspetti meno noti e più drammatici della realtà italiana facendoli conoscere meglio, mostrandoli nella loro crudezza, senza cadere mai nella banalità, nei luighi comuni o nella finzione cinematografica.
In considerazione di alcune scene e del tema particolarmente delicato, per la visione dei filmati è assolutamente consigliata la presenza di adulti che possano aiutare a capire e ad apprezzare meglio il valore dell'opera.
Il documentario, della durata di circa 80 minuti, per comodità è stato suddiviso in 8 parti. Per visionarle, basta sceglierle tramite il menu a tendina posto accanto alla scritta "Seleziona il video". Le immagini appariranno nello spazio sottostante.

  

 

 

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24 febbraio 2013 7 24 /02 /febbraio /2013 17:07

Le anticipazioni del filantropo siciliano del XIX secolo sullo strapotere delle banche privateUna straordinaria anticipazione. Un fuoruscito siciliano costantemente in giro per l'Europa e frequentatore dei circoli mazziniani londinesi, il barone Giuseppe Corvaja fu autore di un libro pubblicato nel 1841 con il titolo "Bancocrazia" nel quale "... sostiene che l'unico potere effettivo nella società contemporanea è ormai detenuto dalle banche e che pertanto occorrerebbe sostituire tutte le banche private con un'unica banca centrale controllata dallo stato." (cfr. Giorgio Scichilone, Francesco Crispi, Flaccovio Editore, 2012, p. 93).

Un concetto grillino che, dunque, insospettabilmente e sorprendentemente viene da molto lontano.

Giuseppe Corvaja, filantropo aristocratico siciliano, nato a Calascibetta, un contemporaneo del «Gattopardo» e proprietario di un magnifico palazzo in Taormina, emulo di Owen, Saint-Simon e Fourier, propose nel suo saggio quasi avveniristico (per il suo tempo) un nuovo sistema sociale a guidare la risorgenza di un'età dell'oro. 
Le sue opere principali furono: «Il Nuovo Mondo, un piano finanziario per ottenere una completa riforma sociale», pubblicata a Parigi nel 1837, e «La Bancocrazia o il Gran Libro sociale, novello sistema finanziario che mira a basare i governi su tutti gl'interessi positivi dei governati», pubblicata a Milano, in due volumi, nel 1840-1841. 

Ciò che egli chiamò «bancocrazia» non era, né più né meno, che l'uso produttivo di tutti i tipi di capitale, anche minimi, da parte dello Stato trasformatosi nella Banca Centrale, in modo tale da eliminare «l’inutilizzazione» delle forze e dei capitali in grado di produrre valore, il che sarebbe stato causa - secondo lui - della miseria delle classi popolari. 

 

 

(Claudio Finzi) Giuseppe Corvaja è un deciso e fervente ammiratore e seguace del Saint-Simon, ma va oltre le tesi del maestro, individuando senza esitazioni nella banca il possente centro del nuovo desiderabile potere universale, destinato a sostituire anche il potere tecnico.
Chi in realtà controlla la società (sostiene Corvaia) sono le banche, che però agiscono nell'interesse degli speculatori privati, dei grandi azionisti e dei dirigenti, sfruttando tutti gli altri, risparmiatori e lavoratori. Per porre rimedio a questa situazione, non esiste altro mezzo che spostare il controllo dei capitali dai privati allo Stato, sostituendo le molte banche private con una sola unica grande Banca di Stato, in attesa della nascita di una sola unica enorme Banca mondiale.
Occorre "...poggiare il governo sopra una Banca … solo allargandone il numero degli azionisti sino all'ultimo dei cittadini".

Occorre sostituire con l'ordinata e positiva bancocrazia pubblica di Stato la disordinata ed egoista bancocrazia privata; "sostituire al federalismo politico il federalismo finanziario".
È già un discorso da far paura; ma non basta. Giuseppe Corvaia vuole che tutto: ingegno, capacità, tempo, laboriosità, lavoro manuale, danaro, proprietà, sia versato alla Banca, che darà azioni e onorari corrispondenti al prodotto ottenuto.
Tutto sarà valutato e amministrato dalla Banca centrale, al cui controllo nulla deve sfuggire. Insomma, quanto vediamo oggi svilupparsi in Europa e nel mondo, sembra quasi prefigurato nelle pagine fra il profetico e l'allucinato dell'ottocentesco barone siciliano, che alla Banca vuole consegnare anche le anime.

Da questo "contratto sociale politico", come lo chiama Corvaia, nascerà il nuovo governo; governo della Banca, che sarà anche governo del popolo e dello Stato.
Il re (come lo stesso Saint-Simon anche Corvaja vuole salvare la monarchia, perché spera di farsi appoggiare dai sovrani, in base al principio di fare la rivoluzione con l'aiuto di chi dovrà essere spazzato via) si identificherà col governatore della grande Banca; i ministri altro non saranno che i direttori generali; i deputati e il parlamento saranno una cosa sola con l'assemblea degli azionisti; i cittadini saranno i soci.
Il nuovo contratto politico sarà eterno; potrebbe chiederne la revisione soltanto chi fosse in grado di presentare un progetto migliore. Ma questo è impossibile. Poiché le leggi dell'economia bancaria sono esatte quanto quelle delle scienze naturali, ecco che nella realtà il supremo potere della Banca non dovrà mai combattere contro altre opinioni "...perché queste non potranno più sostenersi contro la verità matematica del Governo".
La discussione è finita, perché la Banca è arbitra e giudice persino della stessa verità, calcolata secondo leggi immutabili e fisse, perché matematiche. Non esisteranno più diritti naturali, ma soltanto diritti civili, stabiliti dai soci, a maggioranza qualificata dei due terzi.

(Segui il link all'inizio della citazione per leggere il saggio di Finzi per intero)

Il pensiero di Giuseppe Corvaja, inoltre, è stato esplorato da Concetta Spoto, nel volume edito nel 2009 per i tipi di Franco Angeli, dal titolo "La Bancocrazia a sistema di governo. Associazionismo e credito in Giuseppe Corvaja (1785-1860)".
Presentazione del volume. L'incapacità dei governi europei di dare risposte adeguate alle necessità dei cittadini e, soprattutto, di mettere fine allo sfruttamento dei lavoratori da parte degli "oziosi" stimola Giuseppe Corvaja a ideare un nuovo sistema di governo, che egli chiama Bancocrazia. Chiusa l'esperienza di imprenditore industriale, riflette sull'opportunità di ripristinare nel mondo uno stato di mutualità naturale. Banca, credito, aggiotaggio sono, per Corvaja, le forme moderne in cui si manifesta la primitiva naturale mutualità. Vano è opporsi al loro sviluppo, perché è lo sviluppo stesso della civiltà, ma occorre impedire che le banche continuino a essere strumenti di potere per pochi monopolisti e aggiotatori. Propone, pertanto, di convertire tutti i cittadini in azionisti di un'unica banca nazionale, alla quale affida responsabilità di governo. 
La novità della proposta di Corvaja sta nell'aver ideato uno Stato-banca che capitalizza tutte le potenzialità e i prodotti dell'ingegno, del lavoro e della proprietà. Tutti coloro che hanno depositato i loro capitali, dal cittadino più povero, ricco solo della forza delle proprie braccia, fino al più grande capitalista, ricevono, in cambio, biglietti rimborsabili al portatore, spendibili come denaro contante. 
Attraverso la via bancocratica Corvaja ritiene di poter combattere la povertà fino alla sua cancellazione e di garantire un'equa distribuzione delle ricchezze. Alzando la bandiera dell'associazionismo, entra, dunque, nel dibattito europeo sulla questione sociale, allineandosi, per certi versi, sulle posizioni di Saint-Simon, ma, soprattutto, di Fourier.

L'autrice. Concetta Spoto insegna Storia dell'Europa e Storia del pensiero economico presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Catania. Si è occupata di storia istituzionale e di storia del pensiero economico. Nella sua produzione scientifica figurano, fra gli altri, Il Vicerè Caramanico e il Parlamento del 1790; L'Accademia Gioenia di Scienze Naturali in Catania e il Giornale del Gabinetto Letterario. Scienza ed Economia Politica (1834-1868); Le casse di risparmio: una via per lo sviluppo; I "Principi Elementari" di Placido De Luca.

 

 

 

Delle opere di Corvaja vengono date come disponibili copie delle edizioni originali su Amazon.

 

 


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14 febbraio 2013 4 14 /02 /febbraio /2013 10:22

In

 

 

(Maurizio Crispi) E' uscito nelle librerie, alla fine del 2012, dopo un percorso editoriale alquanto travagliato poichè, inizialmente, non era stato identificato un editore disposto a lanciarsi in questa aventura, il volume di Michelle Ferrari e Alba Latella, Sesso, ombre e pornostar, (Cerebro 2012).
Una madre (Alba latella) e una figlia (Michelle Ferrari, al secolo Cristina Ricci), ambedue già autrici di due libri che raccontano secondo angolutare diverse le rispettive esperienze erotico-sentimentali (Alba Latella che scrive utilizzando come veicolo espressivo di sé il romanzo) e la propria inziazione all'erotismo e alla scena del Porno (Michelle Ferrari che fa questo nella forma di un memoir erotico).
Ambedue - mamma e figlia - sono state accomunate dalle precedente "avventura" editoriale: i due volumi, infatti, vennero "alla luce" contemporaneamente e nella stessa collana Mondadori e, all'atto della loro uscita nelle librerie, venne condotta un'operazione di promozione congiunta che fece clamore e che suscitò parecchio l'attenzione dei mass media.
Scalpore che, a suo tempo scaturì dalla congiuntura particolare, del percorso insolito di una figlia e da quello - altrettanto inusuale - di una madre che, in qualche modo, aveva deciso di accettare - senza giudicare, né scandalizzandosene - le scelte personali della figlia e che, nello stesso tempo, aveva avuto il coraggio di mettere a nudo se stessa, sia pure nella forma mascherata del romanzo. Il vero protagonista di quest'opera è l'Agriturismo che Alba Latella, Michelle Ferrari e la sorella gestiscono nello Spezzino (dal nome accativante "L'Isola che non c'è") e che si trova ad accogliere clienti "normali" accanto ad altri che arrivano attratti dalla fama di Michelle - pornostar, donn di spettacolo e scrittrice - e di Alba Latella, laureatasi con il suo precedente volume come scrittrice dell'Eros, ma il più delle volte solo desiderosi di conoscere e di costruire - perchè no? - dei legami di amicizia con due donne che in qualche maniera hanno voluto nuotare contro le convenzioni facili e scontate.

 


In (Dal retro di copertina)
Alba e le sue due figlie, Silvia e Cristina, che da attrice di film porno e donna di spettacolo si fa chiamare Michelle Ferrari, gestiscono un agriturismo [L'Isola che non c'è sulle colline alle spalle di La Spezia: un posto davvero delizioso, come sa e può testimoniare chi c'è stato - ndr] in Liguria.

Grazie alla loro attività entrano in contatto con una svariata tipologia di personaggi. Le loro vicende personali si intrecciano con travestiti, omosessuali, apprendiste pornostar.
Tra questi diversi personaggi si aggirano anche le "ombre" dei vari avventori e amici, che rappresentano la vera essenza, il vero essere di ognuno, muovendosi secondo i desideri più reconditi e veritieri di ciascuno.
Ed è interessante scoprire come queste ombre influenzino il corso degli avvenimenti.
Le storie personali di ciascuno si intrecciano nello splendido scenario dello Spezzino, accomunate dal senso di appartenenza ad un gruppo di amici molto ben assortito.
L'agriturismo è divenuto così il luogo di incontro ideale per una inusuale e un po' goliardica convivialità, dove gli appartenenti a questo gruppo di amici possono esprimersi nella loro vera dimensione, liberandosi da pregiudizi e tabù.

 

Alba Latella e Michelle Ferrari hanno così dichiarato nel loro blog uffciale: "Ce l'abbiamo fatta, diversi editori a cui avevamo sottoposto il nostro romanzo erano perplessi: l'avevano trovato un po' blasfemo! Poi abbiamo trovato Marco Saporiti (Cerebro Editore) che ha apprezzato la nostra proposta ed ecco qua il romanzo che potete ordinare cliccando sul link o in qualunque libreria. Buona lettura a tutti!!!"

 

 

 

Il blog Ufficiale di Alba Latella e Michelle Ferrari

 

 

 

Vedi anche

Ho incontrato Michelle Ferrari

 

 

"Volevo essere Moana": un memoir di iniziazione al porno-style

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14 febbraio 2013 4 14 /02 /febbraio /2013 06:40

Il cupo pessimismo di Wells (Maurizio Crispi) Herbert George Wells è uno dei maggiori rappresentanti della narrativa d'anticipazione a cavallo tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX.
I suoi romanzi e i numerosissimi racconti (raccolti nell'opera omnia pubblicata in traduzione italiana da Mursia alcuni decenni fa) parlano dei progressi della scienza, delle inquietudini generati dallo scientismo, quando deve confrontarsi con scoperte che possono essere utilizzate male (vedi, ad esempio, il caso posto dall'uomo invisibile, in cui la scoperta stessa dell'invisibilità ha un impatto destabilizzante sulla psiche dello scienziato), senza alcuna cura del cosiddetto principio di precauzione, oppure di altre che conducono l'uomo a confrontarsi con la vertigine di ciò che sino a prima non era nemmeno pensabile (vedi il caso posto da "La Macchina del tempo" che offre anche una panoramica sui possibili esiti letali di uno sviluppo scientifico esasperato, soprattutto se al servizio dell'industria degli armamenti e delle tecniche di distruzione.
Altri ancora pongono delle questioni metafisiche e perturbanti (come, ad esempio, "The door in the wall") e infine in altri racconti o romanzi Wells pone il tema della fondamentale solitudine dell'uomo nel confronto della vastità dell'Universo, che egli non può in alcun dominare, né controllare. 
E' in fondo ciò che traspare nel romanzo "La Guerra dei Mondi" in cui l'Umanità è sottoposta ad un "assalto" da parte di extraterrestri che potranno essere debellati soltanto per via di un accidente del tutto imprevisto.
In ogni caso, si sottolinea in questo racconto che non è l'uomo ad essere al centro dell’Universo in una ormai insostenibile visione antropocentrica, ma che anche lui, come altre creature viventi e senzienti, è mero accidente, scaturito da fortuite circostanze che lo hanno portato ad evolversi in un certo momento e in un certo modo, ma che non lo autorizzano certo a considerarsi il Re del mondo.
Il cupo pessimismo di Wells La fondamentale solitudine dell'uomo e il suo essere del tutto incapace di confrontarsi con la diversità e la ricchezza di vita dell'universi si vede con molta nettezza nei due racconti "entomologici" intitolati rispettivamente La Valle dei Ragni e L'Impero delle Formiche, cui si aggiunge secondo alcuni critici - a formare un "trittico" - il racconto "Nel Paese dei Ciechi".
I tre racconti sono stati pubblicati da Adelphi nella collana "Biblioteca Minima": i primi due accorpati assieme in volume con un'interessante postfazione di Sandro Modeo (2012), mentre il terzo racconto ha visto la luce, sempre nella stessa collana, alcuni anni fa (2008) anche questo corredato con una nota di Modeo.
Nella Valle dei Ragni racconta di un'incursione in una valle solitaria (con un ambientazione un po' da frontiera western dove gli "incursori si trovano a ddover fronteggiare una mgrazione di ragni giganteschi.
Ne "L'impero delle formiche" si assiste alla comparsa di una specie di formiche di grandi dimensioni che sembrano essere capaci di organizzazione e di coordinamento, con una volontà di conquista nei confronti dei territori abitati dagli uomini. Anche qui il fenomeno inspiegabile prende l'avvio da un luogo recondito del Pianeta (un angolo della foresta amazzonica) e dilaga verso il mondo civilizzato: una nuovo specie di formiche che incarnano il "superorganismo" perfetto, descritto successivamente da alcuni entomologi.
Il paese dei ciechi
(The Country of the Blind) è un racconto di H. G. Wells. Il racconto venne pubblicato nell'aprile del 1904 nella rivista Strand Magazine e, solo nel 1911, venne inserito della raccolta di storie di Wells dal titolo The Country of the Blind and Other Stories.
In seguito una versione rivista ed espansa venne pubblicata per la prima volta nel 1939 dall'editore Golden Cockerei.
Il cupo pessimismo di Wells Rimane come uno dei racconti brevi maggiormente noti di Wells ed è sicuramente prominente nella letteratura riguardante i ciechi e la cecità.

Questi tre racconti, hanno valso al grande scrittore britannico la nomea di "entomologo del terrore" e collimano con una sostanziale evoluzione pessimistica del suo modo di vedere il posto dell'uomo nel mondo, sottoposto al confronto con un ambiente ostile ed indifferente, in una dimensione di fondamentale solitudine.
In questo Wells si differenzia profondamente dal quasi coevo Jules Verne, le cui opere sono rimaste sempre pervase da un forte ed incrollabile spirito positivista e non generano certamente nel lettore inquitudine, semmai meraviglia per i progressi della Scienza e delle nuove scoperte possibili.

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4 febbraio 2013 1 04 /02 /febbraio /2013 15:35

Micro-Crichton.jpg(Maurizio Crispi) Nel commentare Micro, l'ultimo romanzo di Michael Crichton (1942-2008), uscito postumo con una risistemazione finale da parte dello scrittore pure di divulgazione scientifca Richard Preston, sento di dover innanzitutto che mi dolgo che questo sia l'ultimo romanzo di Crichton che mai leggerò nella mia esistenza.
I libri di Crichton mi hanno accompagnato lungo tutto l'arco della mia vita di lettore, sin da quando poco più che adolescente iniziai ad esplorare (grazie ai felici input di mio padre) i diversi filoni della Science Fiction: e l'incontro con il suo "Andromeda" (primo suo romanzo che ebbi modo di leggere) fu davvero folgorante.

Per non parlare del felice connubio tra il Crichton scrittore e sceneggiatore: molti suoi romanzi furono traposti in film, alcuni con la sua sceneggiatura. E vedere la riduzione cinematografica d'un suo romanzo mi ha dato più di un brivido.
"Micro" è un felice addio (ripreso e rifinito - come si è detto - da Richard Preston, altro grande divulgatore delle tematiche scientifiche), che in parte si rifà a temi già trattati (basti pensare a "Prey" in cui si sviluppa il rischio connesso all'uso disinvolto delle  nanotecnologie, o a "Jurassic Park" (con i film che ne sono scaturiti), per quanto riguarda la scoperta e il senso di meraviglia di fronte ad una natura incontaminata e primigenia e lo stimolo ad una riflessione sulle manipolazioni genetiche e sulla possibilità di fare rivivere specie estinte a partire dal loro genoma in qualche modo sopravvissuto intatto.
Per Micro vi sono indubbiamente due antecedenti illustri che è opportuno citare.
Si tratta dell'avveniristico "Viaggio Allucinante" (1966) del grande maestro SF Isaac Asimov che, pure trasposto in film, prospetta un'incursione tecnologica nel mondo dell'ultrapiccolo alla scoperta delle meraviglie del corpo umano, finalizzata ad una missione salvifica (rimuovere un embolo che minaccia la vita di un'importante uomo politico) e l'inquietante "Tre millimetri al giorno" di Richard Matheson (di un decennio antecedente: 1956) in cui un uomo condannato a diventare ogni giorno più piccolo - staturalmente - di 3 mm, ad un certo punto vaglia la soglia del microscopico ed entra nella dimensione meravigliosa di ciò che è ultrapiccolo).
Crichton che, in gioventù, portò avanti gli studi di Medicina e che, poi, in concomitanza di una marattia neurologica, venne travolto dalla passione dello scrivere, si è sempre posto una mission che è stata quella di divertire con l'affabulazione, ma anche di illustrare i progressi della Scienza, avvertendo - attraverso le sue estrapolazioni - dei rischi connessi ad un cattivo uso della scienza e delle tecnologie, sia per il mancato rispetto del "principio di precauzione" sia per un utilizzo orientato da finalità malvagie e spregiudicate.
Con i suoi romanzi Crichton ha esplorato tutte le tematiche scientifiche della modernità, cercando di mantenere fede al principio della verità: e per questa basandosi su di una rigorosa documentazione scientifica.
Tutti i suoi romanzxi recano in appendice una ricca bibliografia che, inalcuni casi, è integrata da una discussione ragionata da parte dello stesso autore.
Il suo scopo è quello di sfatare alcuni dei luoghi comuni che circolano su talune scoperte scientifiche, avvertendo nello stesso tempo dei pericoli derivanti da un loro cattivo uso. La sua scrittura, pur nella cornice dell' entertainment, si pone una missione etica che quella di informare e di educare.
Detto questo i suoi romanzi presentano a volte delle venature thriller, altre volte si sviluppano più nel senso dell'Avventura nel suo più puro distillato.
Questa miscela è sapientemente realizzata anche in quest'ultimo romanzo che non tradisce le attese dei suoi lettori più esigenti.

 


Dove collocar il nostro Crischton in una nostra biblioteca ideale?
Secondo me, meriterebbe un posto d'onore accanto a Jules Verne.


 

 

Scheda
Michael Crichton (con Richard Preston), Micro, Garzanti 2012 (Collana: Narratori Moderni. Traduzione dall'inglese di Doriana Comerlati).

 

 

Dal risguardo di copertina. Honolulu, Hawaii. In un buio stabile di periferia, ufficio di un piccolo avvocato del luogo, regna il silenzio. Tutto sembra in ordine. Se non fosse per tre cadaveri stesi sul pavimento. Sul loro corpo non ci sono segni di lotta, solo dei piccolissimi ma profondi e letali tagli. L'unico indizio trovato sul luogo del delitto è un minuscolo robot, quasi invisibile all'occhio umano, dotato di lame affilatissime. La polizia brancola nel buio. Quello che tutti ignorano è che la Nanigen Micro-Technologies, una società che si occupa di microtecnologie mediche, nella foresta hawaiana nasconde una base segreta, dove mette alla prova apparecchiature finora ignote alla comunità scientifica. Qui è in corso un'operazione rivoluzionaria dai finanziamenti occulti, tesa a studiare le infinite forme di vita di cui brulica il sottobosco per sfruttarne le risorse a scopo medicinale. I dirigenti della Nanigen sono pronti a uccidere chiunque metta i bastoni fra le ruote a questo investimento miliardario. Ma per i loro laboratori hanno bisogno di reclutare nuovi, ignari scienziati: un gruppo di dottorandi delll'università di Harvard capitanati da Peter Jansen, esperto di veleni, e Karen King, aracnologa. I sette giovani, una volta approdati alle Hawaii, si trovano catapultati di persona in un pericolosissimo esperimento scientifico, e costretti a fronteggiare una natura sorprendentemente ostile e sconosciuta. La foresta è piena di tranelli e ogni ramo, ogni radice che si insinua nel terreno nascondono minacce mortali, pronte a sopraffarli. E l'unica arma che gli studiosi possono usare per difendersi è la loro conoscenza del regno vegetale e animale…
È questo l'ultimo entusiasmante progetto creato per i suoi lettori da Michael Crichton, che in un'intervista rilasciata poco prima della sua scomparsa raccontava di essere impegnato nella stesura del romanzo e nelle appassionanti ricerche per documentarsi. Il risultato è Micro, un romanzo che raccoglie il testimone di Jurassic Park per la straordinaria abilità nell'unire divulgazione scientifica e avventura: in sostanza Micro è "Un thriller spettacolare e mozzafiato, che di piccolo ha solamente il nome"...
 

 

 

Cosa hanno detto
«Un grande Michel Crichton: un'avventura che toglie il fiato in un mondo al di là dell'immaginabile.»  (New York Times)
«Micro sarà il caso letterario dell'anno. I lettori di Crichton lo aspettano con grande ansia e non ne rimarranno delusi.»  (NPR reviews)
«Un libro che troverà milioni di fan: orchestra ad arte le bellezze e gli orrori di questo mondo.» (The Washington Post)

Guarda il booktrailer



michael_crichton.jpgNota bio-bliografica. Michael Crichton (Chicago, 1942 - Los Angeles, 2008)   è considerato come uno dei più grandi autori di bestseller al mondo, noto anche come regista cinematografico e autore della serie televisiva E.R. Medici in prima linea.
I suoi libri hanno venduto duecento milioni di copie e sono stati tradotti in trentotto lingue; da tredici di essi sono stati tratti dei film.
In Italia i suoi romanzi sono tutti pubblicati da Garzanti, da In caso di necessità  a Next e L'isola dei pirati.
La stesura di Micro era già in una fase avanzata all'epoca della sua scomparsa, ed é stata portata a termine da Richard Preston.

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16 gennaio 2013 3 16 /01 /gennaio /2013 10:12

Andrea Camilleri, Il tuttomio, Mondadori(Maurizio Crispi) Il tuttomio di Andrea Camilleri (Mondadori, 2013) è l'ultimo romanzo pubblicato del prolifico scrittore siciliano e il primo del 2013.
Non è un'inchiesta di Montalbano ed è scritto senza le inflessioni e gli idiomi dialettali nella lingua ibrida di Vigata. 
Nella ricca e variegata produzione letteraria di Camilleri si pone come testo insolito; è, infatti, una storia torbida di sesso e di passione che - nel suo finale - tende a mostrare sempre più una dimensione scellerata e sulfurea, venata di una follia e forse anche di qualche elemento delirante che si estendono con radici profonde nella biografia della protagonista Arianna.
E' una vicenda che in qualche modo si connette (ed è un omaggio letterario in qualche misura) a "L'amante di Lady Chatterley" di D. H. Lawrence, considerato un classico dell'erotismo, proprio sul tema del tradimento, e citato nel romanzo di Camilleri come testo di riferimento, rievocato dalla stessa Arianna, in uno dei mometi in cui riflette sulla sua posizione esistenziale ed elabora un pensiero su di un suo possibile "tradimento" del marito.
Ma lo stesso Camilleri ammette di essersi anche ispirato alla torbida e cupa vicenda narrata in  "Santuario" di un insolito William Faulkner (Adelphi, 2006).
Il romanzo riesuma e fa rivivere una vicenda di cronaca - quella dei marchesi Casati Stampa che, a suo tempo, fu al centro dell'attenzione della "nera": anche se poi partendo da questo pastiche di riferimenti letterari e cronachistici, i personaggi di Camilleri finiscono con l'assumere una fisionomia ed un'originalità tutta propria, arricchiti da incursioni - in termini di riferimenti - nel mondo del delirio e del mito (il tema del labirinto, del filo di Arianna e del Minotauro.

Il tema alla base è quella di una vicenda che oggi si direbbe di Cuckoldismo, di cui nelle premesse sembrerebbe un caso quasi da manuale: un marito aristocratico e danaroso (Giulio), essendo stato evirato da un incidente d'auto e non potendo soddisfare l'avvenente moglie (Arianna ) - la spinge a fare sesso con altri uomini (che impersonano dunque il ruolo di "bull", nel tipico gioco delle parti del cucoldismo), lui consenziente, presente e partecipe del processo di scelta, nonché elaboratore delle "regole" da adottare. 
Se c'è consenso e tutto avviene alla luce del giorno e senza sotterfugi, non si fa alcun torto a nessuno - elabora Giulio - Se tu facessi qualcosa a mia insaputa e me lo nascondessi, quello sì che sarebbe un torto - aggiunge poi, rivolgendosi alla moglie Arianna. 

La marchessa Anna Fallarino CasatiLa storia è torbida sin dall'inizio, ma è la natura stessa delle relazioni che si strutturano in simili contesti che porta a delle complicazioni di difficile gestione: e, poi, bisogna fare i conti con la passione che per scelta viene tenuta fuori dalla porta e che, però, in questi rapporti sessuali "chirurgici" potrebbe rientrare in modo inatteso dalla finestra.
Come si verificò, appunto, a suo tempo, nel 1970, con il caso ("Il delitto di Via Puccini") che coinvolse i Marchesi Casati Stampa: il duplice omicidio di Anna Fallarino Casati e dello studente universitario Massimo Minorenti e nel suicidio del Marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, riesumato di recente in due volumi di saggistica di indubbio interesse.
E' un romanzo che si legge tutto d'un fiato, in poche ore soltanto.

(Dal risguardo di copertina) Arianna ha appena compiuto trentatré anni, ma il suo temperamento è ancora deliziosamente infantile.
Quando Giulio la incontra, in un giorno triste per entrambi, è subito conquistato da questa creatura smarrita, selvatica come una bimba abbandonata eppure bellissima e sensuale.
Arianna entra nella sua vita con una naturalezza che lo strega, e dal giorno in cui la sposa Giulio cerca di restituirle la luce che lei gli ha portato offrendole tutto ciò che potrebbe desiderare: anche quello che lui, a causa di un grave incidente, non può più darle... Così della loro routine entrano presto a far parte gli appuntamenti del giovedì, meticolosamente organizzati da Giulio in persona: in un pied-à-terre appartato o in una cabina sulla spiaggia, secondo la stagione, gli uomini destinati a incontrare Arianna sono tenuti a rispettare poche regole inviolabili.
Nella vita di questa coppia, dunque, segreti non ce ne sono. Ogni tanto, però, Giulio è attraversato dalla consapevolezza che qualcosa gli sfugge: "Tu non mi hai detto tutto di te" - le sussurra mentre non riesce a fare a meno di viziarla. È così. Di segreti Arianna ne ha molti, e brucianti - tanto che forse nemmeno lei ne conserva un ricordo nitido. Ma quello che custodisce più gelosamente è il "tuttomio": una "tana" tutta sua, ricavata in un angolo del solaio, come la piccola caverna dove si rifugiava da bambina, in campagna.
Ed è lì, ne
"Il tuttomio", che Arianna si confida con la sua unica vera amica, Stefania.
I giochi di Arianna e Giulio sono troppo torbidi e coinvolgenti per non farsi, con il passare del tempo, pericolosi. Tanto più perché lei, come ogni bambina, non ha chiaro il confine che separa il gioco dalla realtà. E può bastare lo sguardo di un ragazzino ingenuo e focoso, a cui è difficile dire di no, perché le regole rischino di essere infrante e un vento sinistro porti scompiglio nella casa di bambola che Giulio ha costruito.
Ispirato alla scandalosa vicenda dei marchesi Casati Stampa, ma anche percorso da una fitta trama di rimandi a grandi classici come Santuario di Faulkner e L'amante di Lady Chatterley di Lawrence, questo romanzo mette in scena una protagonista femminile straordinaria: inquietante nel suo candore, splendente di una luce nerissima. Quando abbandona la lingua mescidata dei suoi romanzi siciliani, Camilleri dispiega una scrittura magistralmente essenziale, limpidissima - verrebbe da dire spietata - eppure priva di inibizioni. Un gioco raffinato e colmo di ironia, con il quale trascina i lettori attraverso il labirinto dell'eros, al cuore dell'amore e della perdizione, là dove - come nel mito di Arianna - il Minotauro vive nutrendosi dei desideri più oscuri e inconfessabili.
Un romanzo che si legge d'un fiato, terribile e sorprendente.


Andrea CamilleriAndrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), il creatore del commissario Montalbano, è uno dei più fecondi e amati scrittori italiani contemporanei. Tra le ultime sue opere, in edizione Mondadori: La pensione Eva, Voi non sapete, Il tailleur grigio, Un sabato, con gli amici, L'intermittenza, Il diavolo, certamente, oltre ai due volumi dei Meridiani

 

 

 

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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