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31 luglio 2026 5 31 /07 /luglio /2026 09:54
Allen Frances, primo, non curare chi è normale, Bollati Boringhieri

"Primo, non curare chi è normale. Contro l'invenzione delle malattie" è il saggio dello psichiatra statunitense Allen Frances, pubblicato in Italia da ⁠Bollati Boringhieri nel 2013 (Collana Saggi).
Il libro rappresenta una dura autocritica e un atto di accusa contro la medicalizzazione della vita quotidiana e l'espansione incontrollata delle diagnosi psichiatriche

L'autore non è un critico qualunque: Allen Frances ha infatti diretto la redazione del DSM-IV (la quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). In questo suo saggio analizza criticamente il passaggio al DSM-5, evidenziando diversi punti chiave: che sono l'inflazione diagnostica, un eccesso di medicalizzazione delle emozioni che riguarda i "mali" del vivere quotidiano e interessi economici di grande rilevanza nello sbilanciamento delle cure e delle risorse..
I confini della psichiatria si sono allargati al punto da trasformare problemi normali in disturbi mentali, con la crescita enorme ed incontrollata delle diagnosi psichiatrica: si pensi alla terribile crescita delle diagnosi di disturbo depressivi ed altre sindromi affini, oppure all'inflazione diagnostica di  ADHD, anche in tenera età, all'avvio di terapia psicofarmacologiche specifiche prescritte a minori.
Stati d'animo fisiologici come il lutto, l'invecchiamento o la timidezza vengono oggi etichettati come patologie da curare. L'industria farmaceutica spinge per ampliare i criteri diagnostici al fine di commercializzare nuove pillole, con terapie con farmaci ad hoc dotati sulla base di ricerche "pilotate" (edulcorate) efficaci per quella specifica patologia.
Si sottraggono così risorse e attenzioni ai malati gravi per curare con psicofarmaci persone che non ne avrebbero bisogno.

Si creano le premesse per creare uno stuolo di pazienti dipendenti proprio da quei farmaci, ma - nello stesso tempo - per via dell'attivarsi di effetti paradossi o per la comparsa di sintomi astinenziali in caso di sospensione non graduale - si apre la strada per l'attivazione di sindromi psichiatriche di tipo diverso (al riguardo, è frequente constatare che i pazienti psichiatrici contemporanei) sono portatori di due-tre diagnosi psichiatriche) con trattamenti complessi che prevedono la combinazione di farmaci antipsicotici, antidepressivi, modulatori del comportamento e ansiolitici.

Il messaggio centrale di Frances si riassume nel suo invito a celebrare le differenze umane anziché patologizzarle, difendendo il concetto stesso di "normalità" dagli assalti dell'inflazione diagnostica e dalle derive del marketing farmaceutico. 

Le sue posizioni sono state criticate ed ostracizzate. Le accuse principali non tanto sono arrivate dai sostenitori della diverse correnti della psichiatria alternativa, ma dai suoi colleghi della comunità scientifica e dall'American Psychiatric Association (APA)

Le obiezioni mosse contro le sue tesi si sono articolate su tre fronti principali:
1. Conflitto di interessi ed ipocrisia. I curatori del DSM-5 hanno duramente replicato a Frances, ricordandogli che l'inflazione diagnostica è iniziata proprio sotto la sua gestione. Nel periodo in cui è stato utilizzato il DSM-IV, infatti, si è registrata una vera e propria esplosione di diagnosi di ADHD nei bambini e di disturbo bipolare negli adulti. Molti colleghi lo hanno accusato di "senno di poi" e di incoerenza finanziaria, sottolineando che egli ha continuato a percepire royalty sulle vendite dei prodotti legati al DSM-IV proprio mentre ne criticava l'evoluzione commerciale.
2. Ostruzionismo al progresso scientifico. La comunità dei ricercatori lo ha accusato di avere un approccio eccessivamente conservatore e superato. Secondo i suoi detrattori, l'allargamento di alcuni criteri nel DSM-5 non era una mossa commerciale, ma il necessario recepimento di nuove scoperte neuroscientifiche e cliniche volte a intercettare precocemente il disagio psichico prima che diventi cronico o invalidante.3. 
3. Critiche dagli opposti estremismi. Come ammesso dallo stesso Frances, la sua posizione intermedia lo ha esposto ad un fuoco incrociato di critiche provenienti da più parti.
Da un lato, i sostenitori dei farmaci lo hanno accusato di colpevolizzare i pazienti e di creare uno stigma intorno a chi trova reale beneficio e sollievo quotidiano nelle terapie chimiche. Gli esponenti dell'antipsichiatria radicale, al contrario, ritengono le sue critiche siano state troppo timide. Lo accusano di difendere comunque l'impianto generale della psichiatria e l'uso dei farmaci (che Frances considera utilissimi pur se limitati ai casi gravi), rifiutando di abbattere del tutto il sistema diagnostico

 

Detto ciò, non tutto è da buttare via nel DSM che, pur con la menzionata tendenza alla polverizzazione delle diagnosi e quella altrettanto drammatica della psichiatrizzazione dei più banali life event ha introdotto un approccio dimensionale nella valutazione del paziente psichiatrico, con l'introduzione del concetto di spettro dei disturbi diagnosticabili.

(Risvolto) Considerato dagli psichiatri di tutto il mondo il testo imprescindibile di riferimento, il DSM (Diagnostic and Statistical Manual), pubblicato dalla American Psychiatric Association e tradotto in decine di lingue, è la fonte primaria che definisce il limite tra ciò che è normale e ciò che è patologico in relazione alla psiche. Passato attraverso quattro edizioni, il manuale è giunto ora alla quinta stesura, il DSM-5, ma questa volta la pubblicazione ha scatenato feroci e allarmanti polemiche. A capo dei critici più agguerriti si trova Allen Frances, l'autore di questo libro, scienziato autorevole e psichiatra tra i più apprezzati, che sa bene di cosa parla, dal momento che proprio lui aveva diretto la redazione del precedente DSM-IV. Secondo la sua analisi, precisa e convincente, la nuova edizione del manuale diagnostico rischia di fare più male che bene. L'impostazione del volume allarga infatti a tal punto lo spettro delle patologie psichiche da lasciare ben poco spazio alla "normalità", che quasi scompare. Siamo tutti malati: un regalo alle industrie degli psicofarmaci e una resa di fronte alla crescente medicalizzazione della società, divenuta sempre meno capace di gestire serenamente fenomeni comuni, che sono sempre esistiti, come il lutto, l'invecchiamento o la naturale vivacità dei giovani. Si moltiplicano invece le diagnosi di patologie per ogni comportamento, perdendo in questo modo la visione pluralista dell'universo psichico e forse condannando in futuro milioni di persone a cure non necessarie. «Non medicalizziamo le differenze umane – ammonisce Allen Frances – celebriamole».

Frances Allen


L'autore. Allen Frances (1942) è Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, che ha diretto per molti anni. Frances ha guidatola task force che ha pubblicato il DSM-IV ed è stato in precedenza membro del comitato che ha steso il DSM-III, di cui ha redatto la sezione sui disordini della personalità. Autore e coautore di centinaia di articoli specialistici e di vari volumi accademici, scrive frequentemente su «Huffington Post», «Psychology Today» e «Education Update». Presso Bollati Boringhieri sono usciti Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie (2013) e Il crepuscolo di una nazione. L’America di Trump all’esame di uno psichiatra (2018).

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27 luglio 2026 1 27 /07 /luglio /2026 05:44
Alice Banfi, Tanto scappo lo stesso, Stampa Alternativa

"Tanto scappo lo stesso. Diario di una matta" è il titolo del romanzo autobiografico di Alice Banfi (pubblicato da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - Collana Eretica - nel 2008).
Si tratta di un piccolo libro che racconta la vita nei reparti di psichiatria e le vicissitudini dell’autrice sofferente da quel che sembra di un disturbo borderline di personalità aggravato da una problematica anoressica e da tendenze suicidiarie.
Vi si parla di una vita difficile segnata da continui ricoveri psichiatrici e sofferenza esistenziale.
L'autrice racconta il dolore ma anche la forza di cercare una via d'uscita e la libertà.
Il titolo fa riferimento alle numerose contenzioni (con le famigerate "fasce", il cui utilizzo è tutt'ora molto e preoccupantemente diffuso in molti degli SPDC italiani) cui l’autrice veniva sottoposta nei suoi ricoveri e che lei riusciva sempre ad infrangere, abbandonando il reparto e poi presentandosi alla sua porta come se nulla fosse stato.
Vi è anche in queste pagine, sottesa, una riflessione che percorre tutte le pagine sul sostanziale parziale fallimento della riforma psichiatrica del 1978 e del pensiero basagliano, come mostra bene a prefazione del libro scritta dal noto psichiatra basagliano Peppe Dell'Acqua che ricevette il testo stampato direttamente dalla madre di Alice Banfi, ebbe modo di leggerlo e decise di farlo pubblicare con la casa editrice Stampa Alternativa.
E' un piccolo libro che tutti gli operatori socio-sanitari del settore di oggi dovrebbero tenere a mente, perché pone dei problemi che sono estremamente attuali e problematici., sottolineando come non si cura con la coercizione, ma con la comprensione, con la pazienza e con la disponibilità all'ascolto. 
Leggendolo non può non venire in mente un altro piccolo libro che è La ragazza interrotta (con il titolo originale Girl, Interrupted), scritto nel 1993 da Susanna Kaysen che, alla fine degli anni '60, trascorse ben 18 mesi all'interno del McLean Hospital, una nota clinica psichiatrica privata statunitense statunitense per adolescenti e donne sofferenti di Disturbo Borderline di Personalità, noto in Italia soprattutto per il suo adattamento cinematografico del 1999 intitolato Ragazze interrotte di James Mangold ed interpretato da Winona Ryder e Angelina Jolie, film che - per alcuni versi - è diventato un cult generazionale.

Il parallelo tra i due scritti vale soltanto fino ad un certo punto, dal momento che la situazione delineata dalla Kaysen fa riferimento ad una clinica nordamericana sicuramente a pagamento e costosa che poco ha a che vedere con la realtà degli SPDC sia al tempo in cui si sono sviluppate le esperienze di ricovero di Alice Banfi, sia al giorno d'oggi, a distanza di quasi vent'anni, quando la realtà italiana dei ricoveri in ambito psichiatrico non è migliorata, ma si è deteriorata ancor di più, a causa dei tagli alle spese sanitarie, del depauperamento del personale e d'una sua crescente demotivazione.

(Sinossi) Alice ha tre papà e due mamme, cresce nell'amore e nel caos di una famiglia diversa, si scontra col sesso a soli tre anni, il suo sogno di bambina è diventare una pittrice. Col tempo il sogno di Alice si trasforma in rabbia, che riversa per lo più su se stessa, sul suo corpo: con l'alcool, l'anoressia, picchiandosi e infliggendosi tagli sempre più profondi. Diagnosi: disturbo di personalità borderline. Arriva il primo di una lunga serie di ricoveri in reparti di psichiatria. Si chiude la porta e il mondo rimane fuori. Alice si ritrova in un micro-mondo a forma di corridoio: è all'inferno. Lungo il corridoio, le porte, e per ogni porta un personaggio, una persona, un matto cosicché la storia di Alice si fonde alle storie degli altri. Tutti, per un motivo o per l'altro, legati mani e piedi al letto, assaliti da tre o dieci infermieri. Ma Alice sa sempre liberarsi dalle fascette che stringono polsi e caviglie. 
Alice vuole fuggire, magari solo per un'ora, ci prova e sempre ci riesce. 
Tanto, per rientrare basta suonare il campanello.

 

Alice Banfi (immagine tratta dal web)

L'autrice. Alice Banfi è una pittrice, scrittrice e attivista italiana nata a Milano il 29 agosto 1978. È nota a livello nazionale per le sue opere letterarie autobiografiche che denunciano le storture del sistema psichiatrico e per la sua intensa attività artistica.
 Vive e lavora a Camogli (Genova), dove gestisce la sua micro-galleria e studio d'arte sul lungomare. 
 Sul finire degli anni novanta ha sofferto di gravi disturbi alimentari (anoressia), autolesionismo e abuso di alcol, che l'hanno portata a ricevere una diagnosi portano di Disturbo Borderline della Personalità.
Nel 1999 ha subito il primo ricovero a Milano. Negli anni successivi affronta numerosi Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e periodi di contenzione forzata all'interno dei reparti psichiatrici.
Ha trasformato il proprio vissuto in una missione di sensibilizzazione. Partecipa come relatrice a conferenze sulla salute mentale, collabora con realtà come il ⁠Festival dei Matti e fa da giurata per concorsi legati ai diritti umani, come il progetto di ⁠Amnesty International

Le pubblicazioni di Alice Banfi

  1. 2008: "Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta" (Stampa Alternativa), scritto di getto durante un ricovero e incentrato sulle fughe dalle cinghie di contenzione.
  2. 2011/2012: "Sottovuoto. Romanzo psichiatrico" (Stampa Alternativa), prosecuzione della sua testimonianza biografica.
  3. 2016: "Slegalo! Usi e abusi della psichiatria" (BeccoGiallo), saggio corale scritto insieme a esperti del settore come la psichiatra Giovanna Del Giudice.
  4. 2016: "La banda Pappappero. Fuga nel bosco misterioso" (Stampa Alternativa), un'opera di narrativa rivolta ai bambini
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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