(Maurizio Crispi) "American Sniper. The Most Lethal Sniper in U.S. Military History", ultima fatica di Clint Eastwood alla regia (2014),è tratto dalla storia vera di Chris Kyle, membro del corpo dei Navy Seals e tiratore scelto, impiegato sui fronti di guerra dell'Iraq come cecchino (sniper). Considerato come una leggenda ed un flagello dei nemici, Kyle ha registrato al suo attivo il più alto numero di uccisi nel corso della sua attività di tiratore scelto, finendo ucciso - per un beffardo destino - da un reduce di guerra affetto da Disturbo postraumatico. Pe rcapire a fondo questo film, bisogna collocarlo al termine (o, meglio,al punto più avanzato) di un unico inesausto filo rosso che collega le guerre in cui gli Statunitensi sono stati coinvolti nel corso del XX secolo, a partire dal grande affresco della loro partecipazione alla II Guerra Mondiale tracciato ad esempio in "Salvate il soldato Ryan" (1998) di S. Spielberg (che presenta un punto di vista insolito sullo scenario dello Sbarco in Normandia) e da quello altrettanto grande offerto dallo stesso Clint Eastwood nei due film che offrono separatamente il punto di vista americano e quello giapponesi sull'epica e sanguinossima battaglia di Iwo Jima (rispettivamente Flags of our Fathers e Lettere da Iwo Jima, entrambi del 2006), per passare poi a film come Il Cacciatore di Michael Cimino o Born on the 4th of July (Nato il 4 Luglio, 1989) diretto da Oliver Stone, ambedue sulla presenza americana in Vietnam, e a Leoni per Agnelli (2007) di Robert Redford sulla guerra in Afghanistan, per citare solo alcuni dei testi filmici più significativi.
Il compito che Clint Eastwood si è dato, nell'affrontare ancora una volta il tema della guerra con questo suo lavoro,è arduo, dal momento che, a differenza di quanto accadde per il Vietnam, l'impegno militare americano prima in Afghanistan e adesso in Iraq non è molto attenzionato dai media, essendo quasi tenuto in sottordine e di rado affrontato in termini critici, poichè tutto si nasconde dietro la cortina fumogena della "giusta" causa contro il terrorismo internazionale e di quella altrettanto impegnativa (per quanto mistificatoria) della volontà di importare la democrazia occidentale nei paesi islamici.
Questo basso profilo tenuto dei media, per inciso, é alla radice dello sbigottimento e della non comprensione "genetica" dell'accaduto che sono provocate da contro-azioni terorristiche da parte di cellule sciolte ed impazzite contro istituzioni del Mondo occidentale, come il recente attacco contro la redazione di Charlie Hebdo.
Oggi, in questo contesto, quaisasi cosa si dica potrebbe essere presa come un insulto ai "bravi" soldati americani che sono lì, lontano da casa, a difendere i valori della democrazia: non ci si può esprimere esplicitamente; e, così, Eastwood ha deciso di seguire la via di rappresentare la vita di un soldato scelto "eccellente" e di mostrarnein filigrana le problematiche e le intime contraddizioni.
Nel corso del tempo la funzione del cecchino è mutata, così come sono mutate le cosiddette "regole d'ingaggio", cioè le regole di condotta cui il cecchino è tenuto adf uniformarsi, nel pieno di una sua discrezionalità decisionale, nello stabilire chi debba essere un bersaglio da colpire e chi, invece, debba essere risparmiato.
Se nella II Guerra Mondiale il cecchino aveva una funzione di copertura nelle azioni di guerra per proteggere i suoi compagni da altri invisibili tiratori, con l'assedio di Sarajevo si è é assistito al loro impiego contro la popolzione inerme ed indifesa. Ancora più complessa si è fatta la situazione in Afghanistan e successivamente in Iraq, dove allo sniper viene lasciato il compito complesso di distinguere chi debba essere considerato un cittadino inerme e chi invece un potenziale gerrigliero o terrorista. Ed é ciò che il film di Eastwood cerca di mostrare, attraverso la figura e le gesta di Chirs Kyle, con la sua complessità e con la sua problematicità, oltre con il suo potenziale di logoramento nell'innescare a lungo termine una sindrome da stress.


