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28 agosto 2022 7 28 /08 /agosto /2022 09:35

Anche questo scrissi nel lontano 28 agosto 2010. E anche questo breve scritto mi è stato restituito in forma di "ricordo" dall'algoritmo di Facebook. Lo ripropongo qui, poichè non fu mai pubblicato nei blog che tenevo attivi a quel tempo.

Carpe diem

Gli attimi sono sempre fuggenti. E' nella loro natura esserlo

Crediamo di avere la presa sul presente e ciò che riteniamo di possedere, in un attimo, è già passato

Il presente di fatto non esiste

Ciò che è in un modo transita veloce verso successive - imprevedibili - metaformosi

E non c'è mai l'immobilità, né l'equilibrio assoluto

Viviamo in un continuo disequilibrio alla ricerca di continui micro-equillibri esistenti soltanto in funzione del caos che preme da ogni parte

Io non ho mai un mio centro, non riesco ad averlo nemmeno quando ci provo e sono convinto di provarci

Se lo avessi, probabilmente non scriverei come faccio - spinto da un'ossessione d fissare - attraverso la scrittura - le cose (gli accadimenti) e i pensieri e le emozioni

Se io faccio ciò è per vincere il fantasma della morte e di ciò che si deteriora e si guasta

Se scrivo e se penso e se ricordo l'attimo fuggente oppure ciò che è stato ed è fuggito via da tanto tempo, sono vivo

Ancora per un attimo

Poi, si vedrà

Il commento che segue non è mio e ci tengo a riportarlo sia pure in forma anonima:

"Gli attimi sono importanti.
Sono fuggenti, ma sono come un puzzle e permettono la crescita e la costruzione di tutta la nostra vita, delle nostre emozioni, della nostra... storia.
Ogni attimo passato ci ha permesso di essere come siamo.
Ogni attimo presente ci permette di esserci domani.
L'attimo fugge la morte, perchè la morte è l'ultimo attimo.
L'unico attimo che viviamo senza quasi esserne consapevoli se non forse per una frazione di secondo

anonymous

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19 agosto 2022 5 19 /08 /agosto /2022 08:32
Tutta mia è la città (Foto di Maurizio Crispi)

Come sempre la città è deserta,
quando la attraverso al primo mattino

 

Dopo il caldo violento di ieri
e gli incendi appiccati dovunque da mani ignobili
mi sembra di sentire l'odore dei fuochi
un vago sentore di legno resinoso bruciato,
il lezzo greve della monnezza parzialmente combusta
Il cielo è dominato da una cappa di nubi biancastre
che non danno sollievo
A tratti, si attivano refoli di vento
che smuovono le foglie accartocciate
cadute per via della calura abnorme
Ma questi soffi sono illusori
Non rinfrescano
Sembrano aliti caldi, surriscaldati
ma non più come ieri
quando si aveva l'impressione di entrare
dentro una fornace,
non appena si usciva all'aperto
e non c'era refrigerio possibile

 

La città è desolatamente vuota,
abbandonata
le vie sono del pari deserte
Guardando le vetrine svuotate
di negozi andati falliti nel corso degli ultimi mesi
e quelle di altri chiusi per ferie
(momentaneamente o, ci si chiede, non sarà per sempre?)
si potrebbe pensare di camminare
in una città il giorno dopo una catastrofe

 

Gli unici abitanti sono soltanto
pochi gatti sparuti
e le moltitudini di manichini che affollano i negozi
di abbigliamento e intimo,
corpi immobili, nudi o seminudi,
alcuni decollati,
in catatonica immobilità
Chissà perché, ma questo sguardo circolare
potrebbe portare il visitatore ingenuo a pensare
che le uniche attività commerciali ancora fiorenti
siano state quelle di abbigliamento ed intimo

 

In realtà non è così,
gatti sparuti e manichini
sono soltanto le sentinelle del nulla
di questa città desolata,
le retroguardie rimaste di scolta,
come i pochi umani ancora prsenti
perchè non hanno un luogo dove rifugiarsi

 

Sopravviveremo agli assalti furiosi
della desolazione e del nulla incalzante?
Sopravviveremo alla fornace?
Sopravivverò?
Non so... Vedremo!
Intanto, continuo a camminare, noncurante in aparenza
ma con il cuore greve di tristezza,
lungo le vie presidiate dai manichini,
e dai gatti del nulla
Entrambi li sento amici e colleghi, in qualche modo


L'ultima mia visione di questo vuoto
è un'aerea bici fantasma sospesa
sotto un balcone e subito sopra l'insegna d'una polleria
(chiusa per l'ora, si spera, e non per ferie)
e, poco più in là, un manichino di donna, avvenente,
avvolta in un giubbino di pellicciotto
rinchiusa lei, tutta sola,
dentro la vetrina di un negozio sprangato causa vacanze
Ho pensato stizzito che i suoi padroni
avrebbero potuta condurla con loro,
anziché abbandonarla così da sola
e, per giunta, con addosso un abbigliamento
così poco consono alla stagione
Che crudeltà, ho pensato,
così sola e starà pure morendo di caldo
Ho lanciato un ultimo sguardo al manichino
che mi ha ricambiato dalla immobile postazione
con uno sfingeo sorriso etrusco

Ho tirato dritto, corrucciato
E ho pensato che ci sono cose ben peggiori
che accadono dovunque
Ci sono pure quelli che abbandonano gli animali domestici,
cani e gatti che si sono affidati
o che sono cresciuti come persone di famiglia
oppure ci sono quelli che lasciano i propri bambini di pochi mesi,
a casa da soli, a morire di fame di sete,
oppure a disidratarsi sotto il sole per ore,
in auto arroventate dalla canicola

 

E' questo il vero cuore doloroso
della catastrofe che stiamo attraversando,
la perdita della humanitas,
l'inaridirsi del sentire,

il divenire mostri a forza di sentire di mostri,
di dimenticanze fatali,
di morti annunciate

 

Se la nostra evoluzione procede in questa direzione,
verso un progressivo e letale imbarbarimento,
è colpa di tutti noi
e non meritiamo più di vivere
E' giusto che ci attenda la catastrofe prossima ventura,
quale che sia,
seguendo il paradigma di quella che ebbero in sorte le due città bibliche
che vennero rase al suolo dagli angeli vendicatori

 

Forse, è proprio quello che sta avvenendo a noi
E ancora non lo abbiamo capito

Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
Tutta mia è la città
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16 agosto 2022 2 16 /08 /agosto /2022 11:48

Questo scrissi il 15 agosto 2010.
Si tratta di un recupero

Maurizio Crispi

Rondoni in volo riempiono il cielo (dal web)

Nuvole al tramonto

Cielo vuoto che, d'improvviso, si riempie di voli frenetici

Di solito, i rondoni, nelle ore meno calde del giorno (quindi soprattutto al mattino presto e a sera) si aggregano casualmente e si lanciano di continuo in voli solo apparentemente ludici

Vanno in caccia di insetti volanti e, quindi, con le loro prede nel becco ritornano frequentemente nei nidi a nutrire i piccoli in attesa

I nidi di erba secca, rinsaldati con fango rappreso con la saliva, spesso sono collocati nei cassoni delle serrande, da dove i rondoni possono entrare ed uscire con maestria in volo.

I loro voli sono stridenti e danno la vertigine

Passano e ripassano a velocità turbinosa e, osservandoli, ci si chiede come facciano ad infilarsi al volo e con tanta destrezza nei ristretti passaggi che li conducono al nido

Volano al mattino e all'alba, nelle ore più fresche delle giornate estive, da fine primavera a metà estate

Con i loro voli  rendono l'aria vibrante ed elettrica, carica dell'energia che si sprigiona dai loro corpi.

Poi, improvvisamente, dopo aver riempito il cielo dei loro voli, dall'oggi al domani, quasi si fossero dati un comune segnale, scompaiono

I piccoli nutriti amorevolmente sono cresciuti e sono diventati atti al volo: e, quindi, lo stormo è pronto a partire per migrare altrove seguendo rotte millenarie

Quest'estate è successo il 7 agosto

Il giorno prima c'erano ancora.

Il giorno dopo erano scomparsi e il cielo era vuoto e silente, morto quasi

In una città semideserta per l'esodo di Ferragosto che si avvicinava a grandi passi anche i rondoni se ne sono andati di botto, lasciando in coloro che amano osservarli un senso di vuoto ed una cupa tristezza

Ma tanto si sa che torneranno l'anno prossimo, di nuovo con i loro voli allegri

Questo ci si può dire a se stessi in funzione lenitiva di questo vuoto 
e ripeterlo più volte in una asseverazione consolatoria

Ma gli amici rondoni, intanto, non ci sono più

Il cielo è irrimediabilmente vuoto ed anche se è dello stesso colore azzurro di prima ora è triste e melanconico.

Ci vuole un po' di tempo a riabituarsi al vuoto

Al posto delle loro strida disordinate, solo il frinire delle cicale e il richiamo sporadico di qualche merlo solitario

I rondoni appartengono alla categorie delle cose che, all'improvviso vengono a mancarci, ma che poi ritorneranno

Sono di quelle cose prima ci sono e che poi non ci sono più. I corsi e i ricorsi. Le nuvole che vanno e, vengono e ritornano in un continuo movimento. La marea che si alza e poi refluisce. Il giorno che segue la notte. Il tempo ciclico che muove tutte le cose della natura e che, con le certezze dei ritorni, aiuta a stemperare l'ansia sconfinata indotta dalla percezione del tempo lineare che si muove lungo un vettore in movimento inesorabile verso la fine.Il tempo ciclico è un tempo che ritorna, riavvolgendosi su stesso, mentre il tempo lineare ha delle sue scadenze inevitabili e, per noi umani, è "a termine", con un punto di scadenza per ciascuno di noi

In verità, il tempo ciclico ci serve da antidoto alla crudeltà del tempo lineare e al più o meno rapido incedere verso la fine

Noi uomini, tuttavia, non possiamo vivere solo di tempo ciclico, ma abbiamo bisogno di avere nella nostra vita anche la percezione del tempo lineare che significa poter sempre riflettere sulla caducità e di quanto prezioso sia prezioso il tempo che abbiamo a disposizione, ma anche per introdurre nella nostra vita progettualità e attivare desideri che, per essere realizzati, implicano determinazione, lavoro e capacità di attesa.

Il rondone è una specie di grossa rondine, da cui si distingue per le maggiori dimensioni, il colore grigio scuro, le ali strette e falcate, la coda corta (quella della rondine è molto lunga) e le zampe cortissime, tanto che se si posa a terra ha poi grosse difficoltà a riprendere il volo.
Il rondone una specie che, una volta involata, vive quasi perennemente volando (può addirittura dormire in volo) e si posa solo quando nidifica, il che avviene in edifici, fessure su dirupi o buchi di alberi.
I piccoli di rondone caduti dal nido quindi non possono essere alimentati dai genitori e devono essere raccolti.

Sezione lecchese del WWF Italia

I rondoni sono le staffette del tempo ciclico: vanno e poi ritornano...
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8 agosto 2022 1 08 /08 /agosto /2022 19:12

On the road...
Il sole al tramonto tinge di rosa le nubi.
Nella strada c'è sempre un mistero
ed una potente forza d'attrazione
C'è anche la malinconia dell'abbandono e della perdita
La nostalgia di ciò che si è lasciato
L'incertezza di ciò che si troverà, domani
La strada è la vita

Maurizio Crispi (24 novembre 2009)

Quello che segue lo scrissi nel mio profilo Facebook l'8 agosto 2010.
Questa nota non venne mai pubblicata nei blog di allora, nè in quello attuale.

on the road

La strada esercita sempre su di me
un richiamo potente

Dopo un po' che sono stanziale
immagino di partire, io e il cane,
zaino in spalla

Mi esercito mentalmente
a fare l'inventario di tutto ciò che occorre

Poche cose in verità,
ma alcune essenziali

Macchina fotografica, agenda,
taccuino per scribacchiare gli appunti
di quelle cose che sono importanti da tenere a mente
e i sogni che verrebbero a visitarmi lungo la via

E poi, naturalmente, un sacco a pelo leggero
la bottiglia con ciotola incorporata
per le bevute di Frida,
una borraccetta per me,
spazzolino per i denti, saponetta
un rasoio per la barba (della crema da barba non c'è bisogno),
una piccola salvietta per le mie abluzioni, una boccettina di detersivo

Libri, infine.

E qui si aprirebbe un dilemma
Cosa scegliere?
Molti libri di genere diverso,
oppure un unico libro sostanzioso,
un classico che avrei sempre voluto leggere
senza riuscirci mai,
oppure una raccolta di racconti
e, in tal caso, dello stesso autore o antologica?

Arrivato a questo punto, non saprei decidere:
ed è per questo che, quando viaggio,
trasporto con me
una piccola biblioteca itinerante.

Partendo dovrei lasciarmi alle spalle PC
e tutti gli accessori,
a meno di non portarmente uno piccolino.

Ma, in ogni caso, da qualche parte
ci sarà pure qualche internet point
da cui collegarsi e così, volendo,
potrei stare in contatto con il mondo.

Ma per quello c'è il telefono
che potrebbe funzionare
con qualche ricarica di batteria
rubata qua e là

Vorrei andare avanti per molti giorni,
senza pensieri,
senza una meta definita,
fermandomi solo là dove mi porta il cuore,
per poco o per molto tempo,
senza una regola decisa in anticipo

Poi, alla fine di tutto,
sbarcare su di una piccola isola
con poca gente

Radi incontri, affidati al caso,
qualche chiacchiera qua e là,
ma per la maggior del tempo
un dialogo silente
con me stesso e con il cane,
fedele compagno.

Silenzio, notti all'addiaccio,
cibo frugale e tanta frutta,
notti solitarie a guardare le stelle
nell'infinita volta del cielo
e a sognare

Questo sarebbe il mio viaggio
e, anche se sono chiuso a casa,
nella mia stanza,
la mia mente è in già via,
on the road,
libera,
in luoghi lontani e tra le stelle

 

 

Palermo, 8 agosto 2010

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30 luglio 2022 6 30 /07 /luglio /2022 09:27
Il furto della sanseveria (foto di Maurizio Crispi)

A Palermo, in Viale Principe di Paternò,  davanti all’ingresso di un esercizio di Bioestetica, sono stati posti - simmetrici - due vasi con Sanseverie.
A quanto pare all'inizio di luglio, una delle due piante decorative, spregevolmente, è stata estirpata dalla terra che l’accoglieva e portata via (ovviamente, da mani ignote). Ed è stato lasciato soltanto il vaso (bontà dei ladruncoli).
Un gesto più che altro vandalico, poiché non ci si arricchisce di certo rubando una sanseveria.
Ricordo che una volta ignoti sono entrati nel mio terreno in campagna, tagliando con le apposite forbici la recinzione di filo spinato, e hanno portato via tre piantine di ulivo, piantumate l'anno prima e seguite con cura nel loro sviluppo.
Che senso ha un simile furto: se quel ladro fosse venuto a chiedermi cinque euro per acquistare na piantina di ulivo di qelle dimensioni gliele avrei date volentieri, tanto per dire, ecco!
Ma nel caso del furto da me subito e di questo (dei cui effetti sono stato testimone e cronista) si tratta più che altro di un gesto asseverativo che dice “Io puó”.
L’altra Sanseveria gemella è stata risparmiata: ma sino quando?
Al gestore dell’attività commerciale non è rimasto altro da fare se non affiggere un cartello sul vaso sconsolatamente vuoto per esprimere il proprio disprezzo nei confronti del ladro
Questo è il vivere quotidiano in una città che si definisce "europea" e che, invece, non lo è affatto tra monnezza lasciata per giorni a marcire al sole, ignobili e vili furtarelli, clacson sparati a duemila, fumi di scarico … etc etc

Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
Succede a Palermo. Il meschino furto di una sanseveria
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25 luglio 2022 1 25 /07 /luglio /2022 08:28
Roy Batty - Rutget Hauer

C’é una sottile felicità
nel narrare storie,
ma anche di più
nel narrarsi storie reciprocamente

 

È la gioia della condivisione

 

Se narriamo storie e le condividiamo
sappiamo che vivremo a lungo
nella memoria di chi ci ascolta

Del pari occorre saper ascoltare le storie narrate da altri 

che ci stanno accanto

 

E, dunque, non bisogna mai smettere

Narrare storie è un atto fondante del proprio essere condiviso

 

Se ci si ferma, non rimarrà alcuna traccia di noi

 

È in fondo ciò che dice
il replicante Roy Batty morente a Deckard,
cacciatore di androidi,
in una delle scene madri di Blade Runner

 

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire»

 

Il Replicante avrebbe voluto avere più tempo
più tempo per potere narrare
più tempo per potere tramandare
e perpetuare i suoi ricordi

Solo le storie rimarranno,

se qualcuno le avrà ascoltate,

quando giungerà il tempo di morire

 

Un tema universale

 

Forse per questo quel monologo
é rimasto così indelebilmente impresso
nella mente e nel cuore di molti

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21 luglio 2022 4 21 /07 /luglio /2022 07:13
Dopo la pioggia a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

1. Da molti giorni non scrivo granché
Solo spigolature
La riesumazione di vecchi scritti
e la loro revisione
occupano una parte del mio tempo
Nulla di nuovo, di veramente creativo
Mi assale l'idea
di aver perso la mano
di non aver più la verve
Mi angustio anche, in una certa misura,
se fossi un personaggio di un romanzo ottocentesco
potrei dire che mi torco i polsi per la sofferenza
Ma no! No, assolutamente no!
Ecco che sto deragliando
Quando non scrivo è perché
perdo momentaneamente (oppure lo metto a riposo)
il mio occhio fotografico
che mi consente di portare a casa pezzi
delle mie passeggiate quotidiane
convertendoli in qualcosa d'altro
in descrizioni che poi, a cascata,
mi portano ad esplorare me stesso

 

E' vero!
In questi giorni, ho fotografato di meno
Ma anche quando si fotografa (io fotografo) di meno,
materialmente - intendo dire -
rimane il fatto che si possono
pur sempre scattare delle fotografie mentali
che divengono in un batter d'occhio "fotografie di pensieri"
Ma anche, qui nada de nada
Forse ciò dipende che vado troppo a ravanare
tra le cose scritte in passato
E poi va a finire che mi ritrovo immerso
del tutto in quel passato,
o meglio, vivendo in quei passati,
sedi di molteplici forme del mio Sé,
perdo lo slancio per vivere nel presente,
e, di conseguenza, non osservo e non introietto
E, quindi, il vuoto

 

Sera d'autunno al mare (Mongerbino) - foto di Maurizio Crispi

Il caldo, sì, forse in qualche misura
c'entra il caldo mostruoso di questi giorni
Anche se non si dovrebbe mai dire che si soffre il caldo,
poiché poi, a corto circuito, il caldo percepito
aumenta a dismisura
Devo dire onestamente che questo caldo tropicale mi fiacca
Mi spinge a non muovermi da casa
a starmene rintanato dentro
disteso sul divano e con l'aria condizionata in funzione
con un libro in mano e con altri libri accanto a me
che garantiscono il necessario cambio di scenario, 
ogni volta io lo desideri
Anche questo è determinante, penso
I sogni non mi vengono in aiuto
Si fanno sfuggenti, evanescenti

Sogno, ovviamente,
ma non ricordo,
nemmeno le impressioni relative all'aver sognato
emergono
Vago smarrito,
alla ricerca di me stesso
Rifaccio il letto,
rigoverno la cucina
porto il cane a passeggio
rimuovo i suoi escrementi,
cucino,
leggo
e mi seggo davanti alla mia postazione PC
batto sulla tastiera
ed è tutto qui
Vorrei essere vagabondo delle stelle,
secondo una consuetudine che mi è cara,
ma non riesco a levarmi in volo
Forse, domani, si vedrà

 

2. Vaghe impressioni di un sogno di questa notte
Sono ad una gara podistica,
forse io stesso tra i partecipanti
e c'era anche un mio amico runner
di cui Facebook, giusto ieri,
mi ha notificato il compleanno
che partecipava alla competizione
Mi appariva tutto accrocchiato su se stesso
Indossava un berretto bianco da marinaio
e camminava su due stampelle-protesi
Si vedeva che procedeva a grande fatica
Ogni tanto si fermava per rifiatare
e si ripiegava su stesso
Ma non mollava
Io da lontano lo salutavo con la mano
E lui rispondeva al mio saluto, ma distratto
Ero troppo impegnato nel far fronte
al suo gravoso compito

 

3. Sono uscito con il cane perso e ritrovato
ho camminato lungo strade vuote e deserte,
benché ormai ci fosse piena luce
Solo qualche monopattino vagante
Tra le fronde degli alberi del giardinetto
ho visto sorgere la palla infuocata del sole
e ho sentito che la mia pelle
veniva accarezzata dall'alito caldo dello scirocco

 

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20 luglio 2022 3 20 /07 /luglio /2022 07:16

Scritto alcuni anni fa su Facebook e mai pubblicato qui nel blog. Un ripescaggio che ripropongo con qualche perfezionamento.

Il Libro illeggibile MN 1 (riprodotto in alto) è stato progettato da Bruno Munari per la Casa editrice Corraini nel 1984 e, nell’immediata profondità dei suoi colori, è ora arrivato alla sua settima edizione.

Il Libro illeggibile MN 1 (riprodotto in alto) è stato progettato da Bruno Munari per la Casa editrice Corraini nel 1984 e, nell’immediata profondità dei suoi colori, è ora arrivato alla sua settima edizione.

Esistono libri "illegibili" oppure siamo noi lettori transitoriamente incompatibili con un certo libro?

Lo spunto per pormi un simile interrogativo viene da una piccola nota che ho rinvenuto postata su Facebook, questa mattina.

Marco Pomilio, Il Cane sull'Etna, Rusconi

Dice, infatti, una Elena Cifali (runner, lettrice e mio contatto su FB): Il cane sull'Etna (1978) di Marco Pomilio  [che, nato ad Orsogna il 14 gennaio 1921  e morto a Napoli il 3 aprile 1990, è stato scrittore, saggista e giornalista] raccoglie cinque racconti che, in un primo momento, avrebbero dovuto essere inseriti in un romanzo organico. Dei cinque non sono riuscita a leggerne più di due.
Il libro non mi è piaciuto e interromperne la lettura l’ho trovato indispensabile.
Non mi ha appassionato, il linguaggio ricercato fa piacere e arricchisce, ma l’esagerazione nella ricerca dei termini e dei sinonimi mi risulta estenuante.
Troppo caldo e troppa poca concentrazione per poterne godere.
Al momento mi accontento di riporlo nello scaffale tra gli “illeggibili”.
Pazienza, ogni tanto capita anche a me di non riuscire a portare a termine un’opera!

L'idea che in una biblioteca personale possa esserci uno scaffale dedicato ai libri "illegibili" è stimolante, per alcuni versi: ma, nello stesso tempo, evoca l'idea che vi possa essere una sorta di ghetto dei libri, dove stanno quei volumi condannati alla condizione di "illegibilità" (o etichettati tali).

Un Aganteo Volloca (altro mio contatto su FB, nome fake, che è in realtà, l'anagramma del vero nome e cognome), leggendo la nota di Elena Cifali, ha soggiunto: Il reparto "illeggibili", se posso permettermi, ha un che di provvisorio; il mio è ben dotato ma, di tanto in tanto, qualcuno di questi libri in quarantena mi chiama e ... puff! scopro che nel frattempo è diventato un altro libro.

Ecco una profonda verità! Un libro può essere molti libri, presentarsi a noi con molti volti diversi, o meglio offrirci di sè solo quelle caratteristiche che, in un certo momento storico possiamo vedere, quelle e non altre.

Un libro non è mai illeggibile al 100%, bensì sei tu lettore che, in quel momento e in quelle circostanze, non lo puoi leggere. Al libro che, ad un primo tentativo di lettura, è parso "illeggibile", occorre fare ritorno. Occorre lascialo a sedimentare nella quiete dello scaffale su cui è stato riposto, ma anche ogni tanto occorre sfogliarlo, leggere qualche paragrafo qua e là, annusarlo, soppesarlo. Con il libro non ancora letto in modo completo perchè reputato "illegibile" dovrebbe attivarsi una schermaglia, un gioco in punta di fioretto, in attesa di tempi migliori.

I libri "illeggibili" possono essere una sfida con il lettore, perchè lo sottopongono ad un cimento, con il loro essere "challenging"!

A volte sono loro che ti chiamano e ammiccano, forse non cessano mai di farlo: i libri riposti attendono il momento in cui potranno prendere vita nella mente del lettore, introducendolo a cose ancora mai viste.

Mi è capitato diverse volte di poter leggere con fluidità e grandissimo interesse un'opera che, a un primo approccio, mi era parsa ostico.

La sfida, inoltre, è anche saper trarre delle cose buone da qualcosa che, in sé, di primo acchitto, ti pare cattiva.

Ma è anche ovvio che, nel mare magnum di ciò che viene continuamente sfornato dalle case editrici che, per motivi di gestione, devono continuamente produrre nuovi libri, anche se poi non li vendono (per destinarli poi al macero oppure al circuito delle vendite sottocosto), non è tutto oro ciò che viene pubblicato: qualche volta - o spesso - capita che vengano pubblicate cose che meriterebero piuttosto di essere scartate ancora in bozza, prima che dalla loro incubazione vengano fuori farfalle incapaci di volare. Specialmente oggi, quando tutti, incoraggiati dall'uso dei social si ritrovano all'improvviso con la vocazione dello scrittore...).

Ma, parlando di produzioni letterarie che siano mediamente di buona fattura, può anche capitare che vi debba essere una totale incompatibilità tra lettore e singolo libro.

A volte ciò succede perchè le "soglie" del testo ci traggono in inganno, promettendoci cose mirabolanti, oppure stimolando la nostra curiosità e le nostre voglie,  oppure perchè la visione del mondo dello scrittore è radicalmente differente dalla nostra, oppure perchè si tratta di elucubrazioni mentali e di controcimenti intellettuali che non hanno nulla da insegnarci: insomma, cose così.

Ma anche in questo caso: il libro che ti capita tra le mani e che abbiamo acquistato decisi a farlo nostro, deve essere comunque letto oppure anche se non letto integralmente almeno "saggiato".

Magari non una lettura approfondita: soltanto una lettura rapida, in croce, scorrendo le pagine velocemente con gli occhi, lasciando che la nostra attenzione venga catturata da singole parole e da frasi isolate qua e là e raccolte come acini d'uva da un grappolo ancora acerbo.

Ancora, leggendo, se ci sono, le soglie al testo, epigrafi, dediche, prefazioni, introduzioni, postfazioni e la pagina dei ringraziamenti che sempre ha tanto da insegnarci sullo scrittore e sulle sue piccole - o grandi - idiosincrasie.

E, detto tra noi, spesso, un libro che non ci è piaciuto, rimane più impresso nella nostra mente di uno che ci è piaciuto e che ci ha fatto andare letteralmente in estasi.

Quello che ho imparato scrivendo recensioni per libri e per romanzi, è che anzichè lanciarsi in una selvaggia critica destruente, bisogna sempre valorizzare le cose che ti sono piaciute, che hanno arricchito le proprie conoscenze, che hanno stimolato a pensare sia pure in direzioni divergenti da quelle praticate dall'autore, e soltanto dopo esporre le critiche, senza però cadere nei luoghi comuni della critica formale.

Per completezza, il libro cui la nostra Elena Cifali si riferisce è Il Cane sull'Etna. Frammenti di una enciclopedia del dissesto (Rusconi, Milano, 1978), di cui - secondo notize raccolte da internet, è stata pubblicata - postuma - un'edizione aggiornata ed ampliata nel 2014.

 

I libri "illegibili" per antonomasia sono piuttosto quelli "inventati" con piglio provocatorio e dissacrante da Bruno Munari: e sono quelli che tendono ad una rinuncia della scrittura testuale e che dovrebbero sollecitare il lettore ad altre modalità di approccio al libro, in quanto "oggetto", tra le quali venga valorizzato soprattutto quella "estetica".
Nel 1949 Munari progettò per la prima volta una serie di “libri illeggibili”, in base a questo assunto. Non più semplicemente supporto per il testo, la carta comunica un messaggio attraverso il formato, il colore, i tagli e la loro alternanza. Si omettono gli elementi che costituiscono il libro tradizionale, come il colophon e il frontespizio, e la lettura diventa lo svolgersi cadenzato di una composizione musicale, con timbri sempre diversi nell’alternarsi delle pagine.
Nel segno della rarefazione visiva e della sperimentazione dei materiali, la produzione di “libri illeggibili” continua per Munari lungo tutto l’arco della propria vita. Nel 1955 alcuni libri "illeggibili" furono esposti al MoMA di New York, nella cui Design Collection ne sono tuttora conservati 9 esemplari.

Il Libro illeggibile MN 1 (riprodotto in alto) è stato progettato da Bruno Munari per la Casa editrice Corraini nel 1984 e, nell’immediata profondità dei suoi colori, è ora arrivato alla sua settima edizione.

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18 luglio 2022 1 18 /07 /luglio /2022 11:36

Ho scritto e pubblicato questa nota il 14 luglio 2015 nel mio profilo Facebook. Come spesso mi capitava (ora non più. perchè gli sviluppatori di Facebook hanno abolito questa funzione), preso dal turbine di cose da fare non la ho trasposta anche nel mio blog. L'algoritmo di Facebook me la ha riproposta come "ricordo" e, quindi, colgo l'occasione - tardivamente - di rilanciarla qui.

The Gruffalo and the Big Bad Mouse

I gabbiani volano liberi

Le rondini volano libere

Il Grande Topo squittisce e percorre le sue vie

E il Gruffalo viaggia sulle sue tracce

I gatti randagi che vivono sulle strade,

alle ricerca di prede,

conoscono le loro vie

Il sorcio percorre i suoi cunicoli

e regna nel mondo ctonio

 

Costoro sono tutti liberi

ma sono anche prigionieri

chi del Cielo

chi della Terra

chi della carta stampata che li racchiude

 

Infinitamente liberi

all'occhio di chi li osserva da fuori,

ma nello stesso prigionieri

anche loro condannati a compiere gli stessi gesti,

reali o virtuali che siano

 

Noi siamo captivi, coatti, ostaggi,

anche quando crediamo di essere liberi,

impigliati in una sottile ed invisibile rete

di obblighi e pratiche quotidiane

 

E' del tutto vacuo e inane il sogno

di poter volare libero

come il gabbiano

come la rondine

o quello di poter vagare per le strade di notte

come un essere ferino

 

Inutile, per quanto consolatorio

 

Se veramente avessimo le qualità del Gabbiano

o della Rondine

o del Gatto

o del Topo

o di Big Bad Mouse

o di Gruffalo

saremmo di nuovo prigionieri

in uno schema, per quanto differente,

senza saperlo,

di nuovi infelici

e con la sensazione di essere mancanti di qualcosa

 

Saremmo solo prigionieri di un sogno

come uomini confinati in una caverna

che, senza più contatti con il mondo fuori,

di quest'ultimo vedono soltanto ombre indistinte

e, per questo motivo,

non possono più nemmmeno sognare

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30 giugno 2022 4 30 /06 /giugno /2022 07:04

Scritto il 30 giugno 2012 e pubblicato sul mio profilo Facebook. Inedito su questo blog. L'ho recuperato attraverso l'algoritmo di Facebook che giornalmente propone dei "ricordi". Questo breve scritto propone ancora una volta una riflessione sulla prossemica e sulla "giusta" distanza nelle interazioni umane.

Pinguini prossemici (fonte: web)

Come si può stabilire il limite in cui la relazione tra due persone si tramuta in indifferenza?

Questa è una domanda capitale, perchè proprio su questo terreno si giocano madornali fratture ed incomprensioni, visto che esiste un margine di intolleranza diverso per quanto riguarda la prossimità (e l'intimità) in ciascuno dei partner implicati in una relazione.

Spesso, la soglia di suscettibilità di uno è bassissima, mentre quella dell'altro può essere molto più alta. Naturalmente, sono possibili tutta una serie di gradazioni intermedie che rendono estremamente varie le interazioni e le possibili soluzioni.

Si tratta di qualcosa che ha, in qualche modo, a vedere con la "Prossemica", ovvero la scienza degli "spazi personali" fondata e descritta dall'antropologo inglese Edward T. Hall secondo la quale per ciascun individuo esiste una diversa distanza "minima" per l'interazione con il nostro prossimo. Ad esempio, ci sono alcuni che per parlare ed interagire in generale hanno bisogno di stare a pochi centimetri di distanza dall'altro, mentre ci sono quelli che stabiliscono un confine ideale tra sé e il mondo molto distante dal proprio confine corporeo (e che, di conseguenza, mal tollerano che l'Altro si accosti a pochi centimetri di distanza dal suo volto per parlargli). L'interazione tra due individui siffatti diventa estremamente difficile, perchè - per prova ed errore - come nel caso dei famosi "Ricci  [o Porcospini] di Schopenhauer" i due che interagiscono devono trovare la distanza di comunicazione ottimale, né troppo vicino e nemmeno troppo lontano.

 

I ricci, quando sentono freddo, cercano di avvicinarsi il più possibile l'uno all'altro, si cercano, si stringono, si abbracciano per accumulare calore. All’inizio stanno bene, ma a poco a poco, cominciano ad accorgersi del dolore provocato dagli aculei dell’altro sulla pelle (dolore che prende il sopravvento sul beneficio del calore) e cercano di allontanarsi. Ma appena fanno ciò, sentono di nuovo freddo e allora si riavvicinano, cercando di sopportare il dolore che si infliggono con gli aculei. Ma di nuovo si feriscono e si ristaccano. Poi sentono di nuovo freddo e si riabbracciano: ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra i due mali, finchè ad un certo punto non trovano la distanza ottimale e per non sentire  troppo freddo e per non farsi troppo male con i rispettivi aculei.

 

La distanza ottimale per l'interazione è il frutto di una negoziazione che, per la sua natura, è duttile e sempre mutevole... nel senso che il punto in cui si colloca l'interfaccia varia in continuazione, a seconda degli individui e delle circostanze.Se c'è consapevolezza di ciò, si può andare molto avanti nell'interazione  - anche nelle relazioni amorose - perchè di continuo ci si può calibrare nel modo più conveniente; se invece - anche soltanto unilateralmente - manca la consapevolezza della plasticità di questo continuo processo di aggiustamento (ma anche della sua necessità), si possono far strada delle richieste e delle critiche assolute che - per la loro perentorietà -  possono rapidamente portare al deterioramento di qualsiasi futura interazione.

Anche perchè, nel momento in cui si fa strada una critica radicale su eventuali presunte mancanze, si corrompe definitivamente la spontaneità nella relazione, perchè tutto ciò che ne consegue diventa il frutto di un calcolo o viene interprato come tale.

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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