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1 ottobre 2023 7 01 /10 /ottobre /2023 06:58
Il lettore addormentato (foto di Alessandra Leone)

Viviamo
Pensiamo
Sogniamo
E poi dormiamo
Viviamo con dolore e con gioia,
ma solo se pensiamo,
se continuiamo a pensare
(mai smettere di pensare)
e a sognare
con il sogno
che ogni volta ci riempie
di meraviglia e di desiderio
e che ci conduce
dove non siamo mai stati,
oppure dove mai saremo
e talvolta anche dove già siamo stati

 

E questa notte
ci sono stati dei sogni
complicati e strani,
facilitati forse
dall’essere io,
per la prima volta dopo la calura,
imbozzolato in una copertina di pile
C’erano volti emergenti
dalle nebbie del passato,
del tempo di quando correvo,
e anche quelli di alcuni che non sono più
Parlavo con loro,
come fossero ancora vivi
e in buona salute
Parlando con loro, ricordavo,
riflettevo e cantavo in silenzio,
una canzone per i vivi
e una per gli estinti
che vivono ancora nella memoria

 

E non c’è altro da dire
se non che le giornate
si sono accorciate
La luce arriva più tardi
e la coltre di buio cala prima
e più veloce

 

Ancora una volta
l’anno si avvia a portare a termine il suo giro

 

Quanti giri ci aspettano
della ruota del tempo?

 

Nessuno lo sa,
nessuno può dirlo

Il lettore addormentato (foto di Alessandra Leone)

Due parole per raccontare la foto che correda questo post, il cui titolo (della foto) è "Il lettore addormentato".

 

Stavamo leggendo ad alta voce 
durante la siesta dopo pranzo, 
io nei panni del lettore
Poi, insensibilmente, 
sono scivolato nel sonno e nell'abbraccio di Morfeo,
mantenendo il mio assetto posturale precedente
Per me, il passaggio dalla veglia al sonno è fluido
e non richiede particolari sforzi
e nemmeno specifici rituali
(non sono uno che si sforza di "produrre sonno")
Come mi addormento,
così altrettanto fluidamente,
mi risveglio e riprendo a fare
ciò che stavo facendo prima,
come se niente fosse stato
Nell'addormentamento, inoltre, tendo a mantenere la postura 

che avevo nella fase di veglia
In questa foto,
sembra che stia facendo una breve pausa di riflessione 
su ciò che ho appena letto
Eppure sto dormendo
(e ho anche sognato
per quanto brevemente)
E... zacchete!
Qualcuno ha colto l'attimo…


(Il lettore addormentato, foto di Alessandra Leone)
 

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27 settembre 2023 3 27 /09 /settembre /2023 06:56
Magnolia abbattuta (foto di Maurizio Crispi)

Oggi stanno deturpando con la motosega le magnolie di Viale delle Magnolie, qui a Palermo.
Manutenzione intrapresa per quelle che insistono su terreni privati con taglio dei rami ammalorati.
Nello stesso tempo hanno cominciato un intervento su quella che si trova al centro della piazzetta triangolare, a metà circa del tratto di Viale delle Magnolie tra Via Boris Giuliano (ex Via Piemonte) e Via Sciuti
Questa la stanno proprio “azzerando”. Grrrr!
Ho chiesto ad uno dei "boscaioli" selvaggi, perché stiano deturpando così un albero che é sostanzialmente in buona salute. 
Mi ha risposto che l’albero, dentro, è cavo e che, dunque, è a rischio di caduta.
Mi hanno detto altri, in particolare il portiere di uno stabile proprio di fronte, che giorni addietro, avrebbero esplorato con una sonda questa cavità per constatare che arrivava sino alla base del tronco e che, per di più, era infestata dai sorci (il boscaiolo disse: “Sorci”; un altro lì presente aggiunse: “Pantegane!
Qualcun altro degli astanti ha aggiunto che dopo il crollo della grande magnolia ubicato all'angolo tra Via delle Magnolie e Via Boris Giuliano e dopo che il comune ha dovuto rimborsare i danni causati dal crollo alle vetture parcheggiate sotto, l'Amministrazione comunale ha deciso di seguire la via maestra del totale azzeramento del rischio, non già procedendo ad un accurato censimento delle piante di grandi dimensioni e all'attuazione di tagli essenziali, ma sostanzialmente conservativi e che tengano conto della necessità di mantenere ben bilanciata la chioma, ma di abbattimenti indiscriminati e di sostanziale azzeramento della vegetazione arborea nelle vie dei diversi quartieri (quindi, detto in soldoni, senza la previsione di alcun rimpiazzo). Da diversi miei contatti mi sono giunte testimonianze in tal senso.
Dirò che questa magnolia per anni (ben me la ricordo da quando ero piccolo) era stentata e che - solo negli ultimi tempi (forse aiutata per via delle connessioni radicali sotterranee con altri alberi che, nel frattempo, si sono sviluppati pure loro rigogliosi) ha decollato nella sua crescita - diventando folta e mostrandosi nello splendore d'una buona salute.
Proprio il momento giusto per fare questi tagli indiscriminati!
E, tra l'altro, alla dissezione delle prime grosse ramificazioni la linfa bianca colava abbondante, segno anche questo di buona salute, indubbiamente.
La formulazione che “l’albero è cavo e che è per questo instabile e a rischio di crollo” è pretestuosa e, se applicata coerentemente, dovrebbe portare all’abbattimento di molti degli ulivi e di altri alberi plurisecolari, come ad esempio del platano millenario di Curinga (in Calabria) che ha al suo interno una vasta cavità che può accogliere ben venti persone in piedi (ci sono entrato dentro).
Sono sconcertato: questa azione è un vero e proprio albericidio!
Non solo i fuochi, anche i tagli indiscriminati!
Ora sono preoccupato per quello che faranno alle altre magnolie della via e, in generale, ad altri alberi cresciuti e svettanti della città, visto che la "filosofia" operativa sembra essere quella del taglio indiscriminato.
Cosa si può fare per fermarli?
Cosa si può fare per fermare quelli che sembrano né più né meno dei crimini, considerando che, secondo le teorie più avanzate gli alberi non sono delle creature isolate, ma si connettono in reti e comunità di auto-aiuto e capaci di comunicazione e si possono considerare dunque delle creature in qualche modo (diverso dal nostro) senzienti?
Questi crimini avvengono nell’indifferenza generale e, come sempre, nel silenzio dei governanti e senza il parere di botanici esperti.
Tra l’altro la cosa - secondo me - grave è che quest’attività non è svolta dell’apposito servizio del Comune ma da un’azienda privata con la vocazione dichiarata dell'"ingegneria naturalistica", come si vede dal logo del camioncino, una Srl che si chiama Sicilville.
Ora, se si dà ad un’azienda privata l’appalto per simili lavori, c’è il rischio molto elevato che - per puro lucro - vengano decise ed attuate potature selvagge e non necessarie.
Si può capire che alcuni alberi con rami ammalorati possano essere fonte di rischio per i cittadini.
A volte, però, in simili azioni, soprattutto quelle portate avanti dalla pubblica amministrazione, manca la trasparenza e sembra di essere davanti a scelte arbitrarie e non motivate.
Qualcuno che ha letto la prima stesura di questo post ha scritto: "Se si tagliano rami di diametro superiore a 20 cm la squadra incaricata deve avere un 'piano per la compensazione biologica del danno'. Tagli di questa portata sono da considerarsi già 'abbattimenti'. Se non c'è questo piano non si può procedere con i tagli (da regolamento comunale del verde, che si trova in internet). In teoria si possono chiamare le forze dell'ordine, é un abuso. Serve un avvocato, perchè usano la scusa dell'urgenza per lavorare fuori norma".

Inoltre esiste una procedura che si chiama "Valutazione di stabilità degli alberi" e che si può fare sia con l'ispezione ma anche con l'utilizzo di strumentazioni apposite e che l'amministrazione locale dovrebbe utilizzare oculatamente con le propria popolazione arborea, in modo da tutelarne assieme la salute e stabilità, proteggendo - ma solo in maniera mirata, con azioni minimali, ma necessarie, la sicurezza dei propri cittadini.

Qua, invece, mi pare che si proceda all'insegna dell'empiria più pura!

 

 

Fate circolare questo post!

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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26 settembre 2023 2 26 /09 /settembre /2023 07:22
Un piccolo disegno ritrovato (foto di Maurizio Crispi)

A volte, rimettendo a posto, soprattutto quando altre mani hanno messo in disordine, senza conoscere il significato o le storie di singoli oggetti sparsi per casa, si ritrovano tracce smarrite o credute tali.
Si tratta di piccoli reperti - giocattolini intatti o loro frammenti -, foto o disegni che raccontano storie e che rappresentano transiti e passaggi in momenti antecedenti della propria vita.

È il caso di un piccolo disegno che mi venne regalato il 19 marzo 1986 (è datato sul retro), in occasione della festa dedicata s San Giuseppe e quindi nel giorno del papà. 

Il regalo proveniva da un bimbetto allora nemmeno decenne che mi era molto affezionato e a cui, di rimando, io ero altrettanto affezionato.

Il disegno in sé è piccolo - una miniatura - realizzato con tecnica mista (pastelli ed acquarello, forse) su di un foglietto rettangolare, 9,50X11,00 cm.
I colori sono un po’ sbiaditi, ma hanno resistito al tempo
Il disegno, policromo e ricco di dettagli, era racchiuso in una sottile cornice lievemente bombata, di colore celestino ed era ricoperto (e protetto) - a mo' di vetro dei quadri in cornice - da una sottile pellicola di plastica trasparente. 

La cornice purtroppo si è persa. Una realizzazione molto accurata nei minimi dettagli e fatta con molto amore.

Il soggetto è la casetta di Altavilla, con il cielo (nel quale si intravede un volo di uccelli) , la campagna circostante e la montagna alle spalle.
In basso a destra si intravedono quattro figurine, tra le quali ci sono sicuramente io e lo stesso autore del piccolo dipinto.

La rappresentazione agreste ispira serenità e pace bucolica.

Questo disegno mi é sempre stato molto caro.

Dopo il ritrovamento prezioso ho fatto questa riflessione che ho condiviso su Facebook.

Non c’è presente poiché il momento presente è effimero costretto tra quello futuro e il tempo passato e anche ciò che era futuro si trasforma in passato, in un'interminabile catena di ricordi che noi possiamo percorrere a ritroso ogni volta che possiamo e vogliamo, cercando di arrivare indietro il più possibile, ma senza mai raggiungere e padroneggiare quelli fondanti (e ci sono anche i ricordi estinti che rimangono come ombra o impressione)
Occorre coltivare i ricordi poiché su di essi poggia il nostro effimero presente e il nostro futuro che di continuo si trasforma in passato.
Perdere i propri ricordi é un po’ perdere se stessi.
Vivere senza ricordi è come stare in una casa vuota, spoglia, senza quadri, senza libri, senza oggetti personali.
Siamo sempre alla ricerca di un ricordo perduto e del suo tempo
”. 

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23 settembre 2023 6 23 /09 /settembre /2023 07:43
Fuochi a Palermo, il 22 settembre 2023

Stop roghi!
Che tristezza!
Che orrore!

Arriva lo scirocco, temperature africane, sovrumane, non comuni e, puntualmente si scatenano i roghi (in verità, sono scatenati)
E' una guerra, animata da un disegno criminoso
Non posso credere che decine di roghi possano accendersi spontaneamente (o per distrazione)
E ogni volta, a fronte di un'esigua capacità di intervento (pochi uomini, pochi mezzi), ci sono feriti e morti, animali uccisi dalle fiamme, ettari di bosco e di colture distrutti.
Adesso, negli ultimi dei due giorni trascorsi, in cui un inferno di fiamme si è scatenato da Scopello a Cefalù, sono andate bruciate sui cavalcavia di Viale della Regione Siciliana anche le auto e abbiamo avuto modo di vedere foto degne della rappresentazione di una guerriglia urbana.
Cosa fanno i nostri governanti?
Nulla, non fanno nulla.
Tacciono e, in questo caso, il silenzio non è quello degli innocenti, bensì di quelli che stanno dalla parte dei colpevoli.
Il non fare nulla per prevenire, in quanto odioso ed imperdonabile negligenza, diventa connivenza con i disegni criminosi dei piromani e degli incendiari e di coloro che, per interesse, armano la loro mano, di esche, acceleranti e accendini.
Visto che è una cosa certa che ad ogni ondata di scirocco ci saranno i roghi, allora sarebbe ora che si intraprendano azioni di prevenzione efficace, con un capillare monitoraggio dei territori a rischio, anche con utilizzo di droni eventualmente, per sopperire alla pochezza dei mezzi e delle risorse
Forse sarebbe anche ora di stanziare più soldi per bonificare i territori, per fare manutenzione, per estirpare - prima che si attivino situazioni di pericolo - sterpaglie, ramaglie, rifiuti abbandonati, istituendo anche un'accurata sorveglianza per evitare che questi soldi rimangano non spesi oppure che prendano misteriosamente altre vie. 

Per non parlare dei soldi che prendono la strada maestra del finanziamento per alle aziende (private) che gestiscono i Canadair e gli altri mezzi per lo spegnimento dal cielo delle fiamme (e tutto l'indotto correlato).

 

Siamo stanchi
Presto non ci sarà più nulla da bruciare
Ma forse troveranno il modo di far bruciare anche il mare, i fiumi, i laghi e gli invasi
E saremo così pronti, in anticipo, per la sesta estinzione di massa

 

E intanto non possiamo che recitare una preghiera accorata per coloro che sono morti, come la sfortunata e coraggiosa Maria David che voleva mettere in salvo i suoi cavalli dalle fiamme.
Colpisce inoltre il silenzio dei governanti
Il loro silenzio diventa un’autoaccusa

Maria David morta nei fuochi di Cefalù il 22 settembre 2023 (dal web)

(Lillo Saguto, da Facebook) Cefalù: le fiamme spengono la giovane Maria che voleva liberare le sue creature
(23 Settembre 2023, da un'imprecisata fonte giornalistica nel web) 
Voleva liberare le sue creature dalle fiamme ma è stata travolta dall’incendio che si è abbattuto su Cefalù nella giornata di venerdì. Che venerdì fosse una giornata di caldo lo sapevano tutti, che il territorio fosse a rischio fiamme lo si era già visto giovedì sera quando il fuoco si era alzato sulla vicina Gratteri. Eppure nonostante tutti sapessero che venerdì sarebbe stata una giornata di caldo torrido le fiamme hanno potuto percorrere indisturbate chilometri e chilometri, attraversando anche il territorio cefaludese.
Una cosa impossibile tanti anni fa quando non c’erano gli strumenti che l’uomo ha oggi a disposizione. Eppure oggi un cammino così lungo, veloce e indisturbato delle fiamme sembra una cosa normale.
Maria David aveva i suoi cavalli nella zona di Mazzaforno. Con il padre e il fratello ha fatto di tutto per liberarli ma qualcosa per lei è andato storto. E’ stata trovata senza vita. Muore una donna coraggiosa che non ha esitato un istante a mettere a repentaglio la sua vita pur di salvare delle creature.
Su facebook quanti la conoscevano la ricordano come una ragazza buona e sempre pronta a dare il suo aiuto a quanti ne avevano bisogno. Sono passate poche ore dalla sua morte e la rabbia cresce ogni minuto di più, sui social e non solo

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20 settembre 2023 3 20 /09 /settembre /2023 06:35
L'albero-orecchio ritorna (foto di Maurizio Crispi)

Quanta strada davanti
Quante strade percorse dietro
Non so
Non si sa

 

La notte è una severa maestra
quando il sonno mi si dilegua
e rimango sveglio
a scandire il tempo
con il metronomo d'un libro aperto,
pagina dopo pagina

 

Mi sento la barba ispida
non fatta
ormai di due giorni
che si avviano ad essere tre
Se me la tocco
mi da fastidio
Preferisco sentire al tocco
il liscio della rasatura
fatta di fresco
come fossi un uomo
dalla pelle giovane
ancora tesa ed elastica

 

Sto leggendo un libro
in cui uno viene colpito da un fulmine,
riportando ustioni estese
su tutta la superficie corporea
Viene portato in ospedale
e qui viene dato per morto
Ma si verifica un fatto strano ed inatteso
L’uomo si riprende
come se nascesse una seconda volta
La pelle si rigenera miracolosamente
Perde i denti e mette dei denti giovani
Comincia a ricordare con lucidità
tutto quello che ha imparato in passato
anche di cose mai fatte prima,
capisce di comprendere
e di poter parlare lingue
che non ha mai studiato e padroneggiato
Insomma, un miracolo,
Un fenomeno,
anche perché, presto,
si rende conto
di poter vedere il futuro
e riconoscere dei tanti possibili percorsi
quello più probabile
(e qui sto contaminando
con un’altra lettura fatta
nei mesi scorsi)

E mentre leggevo proprio quel libro
un insettucolo è comparso dalla pagina
come dal nulla
e ha cominciato a camminarci sopra,
come se quello fosse il suo mondo,
quello di cui prendeva possesso
E io ho cercato di allontanarlo
Poi preso da un'improvvisa frenesia
l'ho schiacciato, ma senza astio
Ed ecco che ne è venuto fuori un altro,
di foggia diversa, questo
E devo dire, dolendomene,
che ha subito la stessa sorte del primo

Ho continuato la mia lettura,
imperturbabile


E poi ho immaginato che arrivava uno stuolo d'insetti
una coperta intera
una marea inarrestabile
una forza della natura
e che io venivo travolto da questa invasione


La notte mi è amica
con le sue ore di sonno
e con i sogni che mi giungono in visita
e con quelle di veglia
in cui si affollano pensieri e letture,
assieme ad una folla di ricordi
emergenti impetuosamente
come salmoni che risalgono la corrente
per fare ritorno ai loro luoghi di cova,
luoghi a volte oscuri e strani,
e a volte luminosi e meravigliosi
In ambedue le circostanze, sogni e ricordi,
pensieri e letture
sono la casa agognata,
quella per cui si prova
con intensità la nostalgia del ritorno

 

Ecco,
ho proceduto a ruota libera
e ho scritto un mucchio di stronzate

 

E pur tuttavia mi consolo
pensando (e dicendo a me stesso)
che ho bisbigliato le mie storie
all’orecchio di quell’albero possente
che da sempre mi é amico 

Mircea Eliade, Un'altra giovinezza, Rizzoli, 2007

Mircea Eliade, Un'altra giovinezza, Rizzoli, 2007

(Quarta di copertina) "Credo non abbia la minima possibilità di farcela. Non ha un solo centimetro di pelle intatto."
E invece Dominic Matei, colpito da un fulmine e ridotto a un tizzone ardente la notte di Pasqua del 1938, non solo riesce a sopravvivere, diventa un fenomeno. Il professore rumeno, arrivato a Bucarest per suicidarsi, si ritrova d'un tratto ringiovanito di trent'anni, e affetto da una sensazionale forma di ipermnesia: ricorda tutto, troppo, anzi sa addirittura ciò che ancora deve accadere.
La polizia segreta comincia ben presto a diffidare di lui e la Gestapo vuole studiarne le straordinarie facoltà mentali.
È solo l'inizio di una serie di paradossali, strabilianti avventure. In pagine visionarie e feroci, venate di grottesca ironia, Mircea Eliade, storico delle religioni, studioso di yoga e sciamanesimo, orchestra una metafora della vita moderna.
Mette in scena se stesso: Dominic è un "mutante", ma è prima di tutto un diverso, condannato alla solitudine e all'incomprensione dal peso della sua stessa sapienza. Una storia che ha stregato Francis Ford Coppola, tornato sul set per la prima volta dopo dieci anni per dirigerne la versione cinematografica.

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16 settembre 2023 6 16 /09 /settembre /2023 14:11
cimbali devozionali

Oggi sono ossessionato
da un delicato suono di cimbali
che c’era al mio risveglio
e mi ha seguito dovunque andassi

 

Chi sa perché

 

Ho visto delle creature aliene
che hanno più di mille anni
(suono di cimbali)
Ho visto un fiume di fango e sabbia
invadere una città costiera in Libia
e oltre 10.000 i morti
(suono di cimbali)
Ho sentito d'un violento terremoto
nel medio Atlante in Marocco
e 3000 sono stati i morti (o forse più)
accertati sino ad ora
(suono di cimbali grave, come una campana a morto
e con una profonda vibrazione
)
Ho visto le immagini
di una favolosa Samarcanda
lungo la via della seta
e porta dell’Oriente misterioso dei sogni
(doppio suono di cimbali)
Ho visto la monnezza sui marciapiedi,
nei canali di scolo, nelle aiuole
(cimbali angelici)
Ho visto i fianchi di monti e colline
riarsi, strinati dal fuoco, anneriti, carbonizzati
(cimbali adirati)
Ho visto animali morti
abbandonati lungo la via
ad imputridire nel caldo asfissiante
(cimbali intristiti)

 

E cos’altro ho visto?
Migranti che arrivano a fiumi
E gente che blatera di volerli fermare
Ma non è possibile fermare il corso delle acque
e i fiumi corrono prepotentemente in avanti, a valle;
le maree salgono, salgono,
sempre di più
con lo sciogliersi dei ghiacci eterni
(cimbali imperiosi)

 

Cos’altro rimane?
Le guerre, la Guerra,
le torture, i bombardamenti,
la fame, la carestia,
l’uranio impoverito
(cimbali a morto)
Ho visto i quattro cavalieri
avvicinarsi furiosi al galoppo,
con i loro ominosi stendardi
e dietro di loro
un’ancora più temibile quinto cavaliere
(cimbali minacciosi)

 

La mia giornata è cominciata
con il suono etereo dei cimbali
e con i cimbali è finita

 

Vedremo come sarà domani,
se ancora i cimbali mi accompagneranno
e se avranno da dirmi qualcosa

 

Vorrei sentire soltanto
il loro suono angelico e vibrante
che annunci solo belle cose
e che aiuti le preci a salire in alto
verso il cielo
e a richiamare l’attenzione del dio
che a tutto sovrintende
(se ce n'è uno
e vorrei che ci fosse)

 

E risuona un ultimo e profondo suono
di cimbali di massiccio ottone

 

Lodatelo con cembali sonori,
lodatelo con cembali squillanti.

(dal Libro dei Salmi)

cémbalo (pop. tosc. cémbolo) s. m. [lat. cymbălum, dal gr. κύμβαλον]. – 1. Nome generico con cui già anticam. si indicarono varî strumenti a percussione, e più tardi anche strumenti a corda e tastiera, compreso il pianoforte; oggi è usato come sinon. di clavicembalo. Tra gli strumenti a percussione, oltre al piatto, designa una sorta di tamburello con un fondo solo, di cartapecora tesa sopra un cerchio sottile di legno fornito di sonagli, che si suona battendovi sopra con le nocche delle dita. 2. Al plur., cembali, strumento usato anticam. nei baccanali dai coribanti, formato di due dischi concavi di metallo, che percossi insieme davano un suono acutissimo. Per le locuz. fig. avere il capo, essere col capo in cembali, andare in cembali, v. cimbalo.

treccani.it

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13 settembre 2023 3 13 /09 /settembre /2023 07:43
La pietra tombale di John Keats nel cimitero acattolico di Roma

Il grande poeta romantico John Keats, autore di poemi quali Endymion o The fall of Hyperion: a dream, morì di consunzione (come veniva indicata, a quei tempi, la tisi) il 23 febbraio 1821 a Roma alle 18.00 e venne sepolto nel Cimitero protestante (acattolico) di Roma.
La sua ultima richiesta, espressa agli amici che lo assistettero sino al trapasso, venne rispettata ed è così che sulla sua lapide si legge solo il seguente epitaffio, commissionato dai suoi amici Joseph Severn e Charles Brown:
«This grave contains all that was mortal, of a YOUNG ENGLISH POET, who on his death bed, in the bitterness of his heart, at the malicious power of his enemies, desired these words to be engraven on his tombstone: Here lies one whose name was writ in water»
che tradotta in Italiano suona così
«Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”»

 

Questa, per me, è una di quelle cose memorabili che continuerò sempre a tener presenti nella mia vita, perchè è una profonda riflessione sull'impermanenza.

John Keats

John Keats nasce il 31 ottobre del 1795 nello Swan and Hoop Inn a Moorgate, sobborgo londinese figlio di Thomas e di Frances Jennings, primo di 5 figli: George Keats (28 febbraio 1797 - 24 dicembre 1841), Thomas Keats (18 novembre 1799 - 1° Dicembre 1818) , Edward Keats (28 aprile 1801 - 10 ottobre 1802), Frances Keats (3 giugno 1803 - 7 febbraio 1889).
Il locale si trova oggi a pochi metri dalla stazione ferroviaria e viene chiamato The John Keats. I primi sette anni di vita furono felici.
Il 16 aprile 1804, a soli 8 anni, cominciano le sue sventure con la morte del padre per un trauma cranico, dovuto ad una caduta da cavallo.
Sua madre si risposa subito con William Rawlings, ma abbandona velocemente il nuovo marito per trasferirsi con i figli presso sua madre Alice (morta il 19 dicembre 1814 )e il padre John (morto l'8 marzo 1805). Lì Keats frequenta la scuola che per la prima volta instilla l'amore per la letteratura. Il 10 marzo 1810 sua madre muore di tubercolosi e lo lascia con i suoi fratelli in custodia alla nonna.
Questa incarica due tutori di prendersi cura dei ragazzi che ritirano Keats dalla scuola, avviandolo all'apprendistato di chirurgia.
Nel 1814 a seguito di una lite con il suo maestro, lascia il suo apprendistato e diviene studente presso l'ospedale locale.
Durante quell'anno dedica sempre più tempo allo studio della letteratura. La sua introduzione alle opere di Edmund Spenser, in particolare The Faerie Queene, è il punto di svolta nello sviluppo poetico di Keats e gli ispira la sua prima poesia: Imitation of Spenser. Stringe amicizia con Leigh Hunt, poeta ed editore che gli pubblica il poema nel 1816. Nel 1817 Keats pubblica il suo primo volume di poesie, intitolato semplicemente Poems, che non riscuote particolare successo, principalmente per il collegamento del nome di Keats con quello controverso di Hunt.
Nell'estate del 1817 Keats si trasferisce sull'Isola di Wight per lavorare alle sue opere. Gli viene affidato suo fratello Thomas che soffre anche lui di tubercolosi. Terminato il suo poema epico Endymion Keats parte per un'escursione in Scozia ed in Irlanda accompagnato dal suo amico Charles Brown. Durante il viaggio presenta i segni dell'infezione da tubercolosi e deve rientrare in anticipo. Al suo ritorno trova le condizioni del fratello aggravate. Inoltre Endymion al pari di Poems è stato stroncato dalla critica. Il 1° Dicembre 1818 Tom Keats muore di tubercolosi e John si trasferisce nella casa di Brown a Londra.
Là incontra Fanny Brawne, che era ospitata insieme alla madre dai Brown. Keats si innamora rapidamente di Fanny, che però non sposa a causa delle sue condizioni economiche poco agiate e della sua salute precaria. La pubblicazione postuma della loro corrispondenza scandalizzerà la società vittoriana.
La sua relazione viene troncata quando nel 1820 la salute di Keats peggiora. Su suggerimento dei suoi medici si lascia alle spalle la fredda aria di Londra e si trasferisce in Italia, invitato da Percy Bysshe Shelley, con il suo amico Joseph Severn.
Per un anno le sue condizioni sembrano migliorare, ma la sua salute alla fine peggiora.La più valida produzione poetica di Keats si situa tra la primavera e l'estate del 1818 ed include Ode to Psyche, Ode on a Grecian Urn e Ode to a Nightingale.

«Non ebbi una disputa, ma una disquisizione con Dilke su vari soggetti; parecchie cose si sono biforcate nella mia mente e all'improvviso compresi quali qualità vadano a formare un Uomo di Successo, particolarmente in letteratura, e che Shakespeare le possedette così largamente - intendo la "Capacità Negativa", cioè quando un uomo sia capace di rimanere in incertezze, Misteri, dubbi senza alcun irritante raggiungimento a seguito di fatti e raziocinio».
(Lettera a George e Thomas Keats)
Keats credeva che i grandi uomini (specialmente i poeti, che egli considerava quasi su un altro livello rispetto al resto dell'umanità) avessero l'abilità di accettare il fatto che non ogni cosa potesse essere risolta - essendo in grado di mantenere un atteggiamento negativo e credeva che la verità non risiedesse nella scienza o nel ragionamento filosofico, ma nell'arte.

Nell'arte lo scopo non è, come nella scienza, risolvere problemi, ma piuttosto esplorarli. Di lì, l'accettare che possa non esserci una soluzione a problemi Keats espresse quest'idea in diverse sue poesie: La Belle Dame sans Merci: A Ballad (1819), Ode to a Nightingale (1819), The Fall of Hyperion: A Dream (1819)

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5 settembre 2023 2 05 /09 /settembre /2023 07:01
Skibidi toilets

Gli scuri chiusi
Stanze in penombra, silenti
Attrezzature smantellate
Resti e carabattole
abbandonate, prive di vita

 

Molta tristezza e malinconia
nell’aria ferma e immobile, 
senza più vibrazioni
Anche il sottile pulviscolo 
solitamente flottante nell’aria
s’é posato
nella mortifera quiete

 

Sono pronto a ritirarmi
alla miglior vita dei sogni
dove tutto è possibile,
anche l’impossibile

 

Per il resto,
in attesa di tempi migliori,
scaviamo e rivanghiamo,
chiamando a raccolta
gli spazzini della mente
Il sonno poi arriva
all’improvviso,
e con un agguato ti coglie,
senza remissione
E le armate della notte

partono all'attacco
 

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2 settembre 2023 6 02 /09 /settembre /2023 08:25
Cielo con nuvole (foto di Maurizio Crispi)

Notte opaca
Sonno inquieto
Niente schermo di sogni

 

Macinìo di pensieri sparsi,
frammenti senza capo né coda
A tratti, leggendo e scrollando

 

Ora é l’alba
e m’accingo a mettermi in movimento
per le consuete attività quotidiane
che nel loro ripetersi
fanno da protesi
a chi si sente come un sacco di patate


Un nuovo giorno
con la sua scansione temporale,
salvifica
Dove sono io?
Dove vado?
Da dove vengo?
Cosa voglio?
Le eterne domande
Tutto in fondo si riduce
a queste poche cose
Quattro quesiti in croce
semplici e complessi insieme
che contengono da soli
tutta una vita


Andiamo, via!
Dall’alba alla sera
Dalla sera all’alba
Un nuovo giro di vite
Ed é tutto qua, poi!
Tutto si riduce a questo
Fai questo
Fai quello
Gioisci
Piangi
Soffri
Gioisci ancora
Mangi
Bevi
Cachi e pisci
Dormi
Ripeti
Ripeti
Ripeti
sino alla fine del tempo
e dei tuoi giorni,
il più delle volte da solo
qualche volta in compagnia,
ma sempre da soli si muore

 

 

Nel sogno ho faticato duramente

Succedevano cose diverse
Facevo cose diverse
Poi la conclusione era sempre identica
Mi adattavo alla ripetizione
Anche se avrei desiderato
Evoluzioni diverse
Finali caleidoscopici
Cambiamenti
Ma se mi chiedete i dettagli
Quali fossero le cose che accadevano
Quali le cose che facevo
E quale fosse quella identica conclusione
Non saprei proprio dirlo
Rimaneva tutto sfumato nell’ombra
E adesso che sono uscito dal sonno
Ogni dettaglio s’è dissolto
All’infuori di quell’unica sensazione
La ripetizione
Ripeti
Vivi
Ripeti
Ripeti
E ancora ripeti
Ripeti
E poi muori

Maurizio Crispi (19 giugno 2024)

La ripetizione (elaborazione grafica con ChatGPT)

La ripetizione (elaborazione grafica con ChatGPT)

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1 settembre 2023 5 01 /09 /settembre /2023 06:20
La mitica buccia di banana (foto di Maurizio Crispi)

La mitica buccia di banana (foto di Maurizio Crispi)

Quella che vedete nella foto è la classica "buccia di banana", abbandonata per strada…
La buccia di banana è rinomata (un classico topos delle gag e storielle comiche nel cinema e nei fumetti) perché l'incauto che vi mette sopra il piede, mentre cammina, irrimediabilmente scivola rovinosamente a terra, facendosi anche mooolto, molto male, anche se per chi guarda l'evento dall'esterno lo scivolone ha qualcosa di intrinsecamente comico e che strappa la risata o un sorriso divertito. 
Sarebbe del resto lo stesso se si mettesse il piede su di una cacca di cane (lasciata esposta dal proprietario di un cane cittadino) particolarmente molle e ancora non rinsecchita dal sole.
Tutto questo è ovviamente riferito alle città, non certamente alle campagna dove è lecito (ed è possibile) trovare roba scivolosa sui sentieri che si percorrono.
Ma là non succede nulla. Sarà probabilmente, nelle città, a provocare i summenzionati incidenti, la combinazione dell'oggetto molle e scivoloso e il suo giacere su una superficie dura che non offre aderenza di sorta (come è appunto il caso dei marciapiedi rivestiti di cemento o di altri materiali)

Tuttavia oltre alla buccia "reale" nella quale ci possiamo sfortunatamente imbattere, ritengo che la buccia di banana abbandonata per terra abbia anche una sua valenza metafisica.
Ognuno ha - in fondo - la "sua" buccia di banana sulla quale prende prima o poi grandi scivoloni…
Quale sarà la mia?
Quale la vostra?

 

Il lapsus freudiano si può spiegare ricorrendo alla metafora dello scivolone sulla buccia di banana.

(Treccani.it) Per affrontare adeguatamente il lapsus forse ci può essere di aiuto la metafora dello “scivolone”, uno degli altri significati espressi dal termine latino. In genere lo scivolone è un evento con delle cause banali e degli effetti per lo più insignificanti (come il classico scivolone su una buccia di banana), che generalmente non richiede altro intervento al di fuori di un sorriso, ma che talvolta può indicarci, se accompagnato da altri segni, la presenza di una sottostante disfunzione (pensiamo all’esordio di una patologia neuro-muscolare), diventando quindi meritevole di un approfondimento.


 

Per questo motivo dire che "uno ha preso uno scivolone su di una buccia di banana" è anche un'espressione metaforica per dichiarare il fallimento di una costruzione di pensiero o di un'impresa ben congegnata per un nonnulla, come è appunto una buccia di banana.
Questa della foto, per fortuna, era stata misericordiosamente posta in alto.
Ma chi è davvero sfigato sarebbe capace di prendersi uno scivolone anche quando la buccia di banana - come in questo caso - viene messa in sicurezza...

La fisica dello scivolamento su una buccia di banana è stata studiata dagli scienziati giapponesi Kiyoshi Mabuchi, Kensei Tanaka, Daichi Uchijima e Rina Sakai.
 Questi hanno misurato il coefficiente di attrito radente (μr) tra la buccia di una banana Cavendish e un pavimento in linoleum, che risulta essere di 0,07. Inoltre, è stato calcolato che l'angolo del passo, di solito di circa 15°, per non scivolare su una buccia deve essere ridotto a 3,8°. Per questa ricerca, gli scienziati giapponesi hanno ottenuto il Premio Ig Nobel per la fisica nel 2014.
Dal punto di vista biologico, gli stessi ricercatori giapponesi hanno scoperto che sulla superficie interna della buccia di banana sono presenti dei piccoli follicoli che se schiacciati sono in grado di rilasciare un gel lubrificante composto da polisaccaridi e proteine[1], che provoca la scivolosità della buccia di banana.

imprevisto di più o meno grave entità, che provoca un danno, una perdita: il ministro è scivolato sulla buccia di banana di uno scandalo.

Dizionario De Mauro

Quando New York aveva un grave problema di bucce di banana
E da lì viene il cliché dello scivolone.

New york e bucce di banana (foto d'epoca)

(Enrico Pitzianti, pubblicato il 05/08/2019) Avete presente la scenetta di qualcuno che scivola su una buccia di banana? È un cliché così diffuso che lo diamo per scontato, come se fosse sempre esistito, perché è tanto datato da sembrare quasi ovvio - ma al contempo privo di fondamento: chi mai scivola sulle bucce di banana nella realtà? Ovviamente nessuno.

Eppure in passato succedeva eccome. Sembra strano pensarci oggi, ma in una città come New York le bucce di banana furono un problema enorme, così grosso che il sindaco dell'epoca, Theodore Roosevelt (sì, proprio lui) dovette intervenire dichiarando "guerra alle bucce di banana". Disse proprio una frase del genere.

Per avere un'idea di quanto grande fosse il problema basta guardare un articolo che uscì alla fine dell'ottocento proprio in un importante giornale newyorkese, era intitolato: “Banana Peel Causes Death”, cioè le bucce di banana causano la morte.

Come mai tanta attenzione alle bucce di banana? Le cause erano molte: l'immondizia si buttava in strada, e non perché poi qualcuno sarebbe passato a raccoglierla (cosa che capitava molto raramente) ma proprio perché la strada funzionava da discarica. Erano altri tempi, è passato più di un secolo, ma la mentalità era così diversa, così ingenua, ignorante e disattenta alle conseguenze ambientali dell'azione umana (vi ricorda qualcosa?) che oggi appare quasi irreale.

Per leggere tutto l'articolo segui il link sotto

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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