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21 maggio 2013 2 21 /05 /maggio /2013 18:41

30 maggio. Artisti No Muos a Niscemi (Caltanissetta), ma prima e dopo una kermesse che coinvolgere tanti artisti e la cittadinanzaIl 31 maggio è indetto uno sciopero generale cittadino a Niscemi.
Negli ultimi anni, i cittadini di Niscemi hanno acquisito graduale consapevolezza della nocività e dei rischi dell’ecomostro, in questo stimolati e sostenuti dal Movimento regionale e nazionale "No Muos".
Lo sciopero del 31 maggio è, dunque, un appuntamento importante di mobilitazione; e come per tutti gli appuntamenti di lotta, è necessario il sostegno di tutte le sensibilità.
Il Mobile User Objective System (MUOS) è un sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali è in fase di realizzazione nella riserva naturale della Sughereta di Niscemi, sito di interesse Comunitario. Il programma MUOS, gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, integrerà forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo, avvalendosi anche dei droni (gli aerei senza pilota) già presenti, in grande quantità, presso la base militare di Sigonella (CT).
Ad installazione ultimata, il campo elettromagnetico determinato dalle parabole satellitari e dalle antenne (a Niscemi ne sono già presenti 42, una delle quali dell'altezza di 146 metri) provocherà effetti biologici irreversibili sull'uomo (insorgenza di tumori e leucemie, riduzione della fertilità), sulla fauna (impatto sulla migrazione di diverse specie di uccelli) e sulla flora, oltreché interferire con apparecchiature elettroniche (pacemaker, defibrillatori, apparecchi acustici, attrezzature ospedaliere); e per un raggio di oltre 130 km.
Ancora una volta ed ancor di più, la Sicilia è terra di servitù militare, svenduta dallo stato italiano agli interessi militari statunitensi.
Da tempo i cittadini di Niscemi lottano l'installazione della base militare, riaffermando il loro diritto alla vita, alla pace, salute, all'autodeterminazione; e, negli ultimi due anni la lotta si è generalizzata, assumendo marcati caratteri antimilitaristi; e si è estesa all'intera Sicilia e alla Penisola. Si sono costituiti Comitati territoriali NO MUOS, riuniti in un Coordinamento regionale; nei pressi della base militare si è insediato un Presidio permanente punto di riferimento delle azioni di lotta; dalle esperienze di lotta è nato il Comitato MAMME NO MUOS, attivo quotidianamente nell'organizzare blocchi presso la base per impedire il passaggio dei militari americani e dei tecnici, scortati da decine di carabinieri e poliziotti (lo stato italiano non lesina certo il servile appoggio all'insediamento militare statunitense).
Il Teatro Coppola/Teatro dei Cittadini, spazio occupato, liberato ed autogestito, promuove, su tutto il territorio nazionale, la costituzione di un Comitato ARTISTI NO MUOS che sia parte integrante della lotta che in Sicilia ed in tutta Italia si conduce contro il sistema di comunicazioni satellitari USA installato a Niscemi (CL).
In linea con lo spirito, gli intenti, i metodi di lotta dei Comitati territoriali, il Teatro Coppola propone la costituzione di un Comitato ARTISTI NO MUOS, apartitico e aconfessionale, ad adesione individuale.
L'invito è esteso a tutti gli artisti che si riconoscono nei valori imprescindibili della libertà, dell'uguaglianza, della solidarietà, dell'antifascismo e dell'antirazzismo.
Il Teatro Coppola si impegna ad organizzare, nei prossimi mesi, la prima Assemblea degli Artisti No Muos.
Frattanto, una prima scadenza. Il 31 maggio è stato indetto lo sciopero generale nella città di Niscemi: sarà un momento importante di crescita civile per tutto il movimento No Muos.
Il 30 maggio, i tre Teatri occupati della Sicilia (Teatro Garibaldi di Palermo, Teatro Pinelli di Messina e Teatro Coppola di Catania) organizzeranno una manifestazione con un palco libero e aperto a tutti gli artisti che vorranno portare la propria solidarietà e il proprio contributo, nelle forme che essi sceglieranno e che li contraddistinguono.
Il 30 maggio invitiamo gli artisti ad essere presenti a Niscemi: ciascuno potrà proporre un contributo artistico, una testimonianza del proprio lavoro.
Quello di Niscemi è il primo appuntamento del costituendo Comitato ARTISTI NO MUOS.
La manifestazione è promossa dai tre Teatri occupati della Sicilia: Coppola di Catania, Garibaldi di Palermo, Pinelli di Messina.
Indicazioni organizzative. Il momento clou del nostro impegno sarà dal pomeriggio alla notte del 30 maggio.
Nell’ampia piazza del belvedere di Niscemi, si alterneranno musica (in acustica), teatro, performances: interventi brevi ma incisivi (10/15 minuti al massimo).
L’ampio piazzale di una scuola sarà il luogo per gli artisti visivi (installazioni, mostre) e i writers (predisporremo dei pannelli per artisti singoli o crews).
Band musicali (anche spontaneamente organizzate in loco) ed artisti di strada  condurranno il pubblico in corteo da un luogo all’altro del paese.
La sera, in piazza, sarà predisposto un palco per interventi musicali (anche in elettrico) e di vario genere, anche in questo caso brevi ed incisivi. 
Nella mattinata del 31 seguiremo la manifestazione, ciascuno con il proprio contributo creativo.
Per chi ne ha disponibilità: giorno 29 maggio ci incontreremo a Niscemi per conoscerci, progettare iniziative future, scambiarci idee sulle modalità organizzative ed operative del costituendo Comitato, organizzare insieme la giornata del 30 maggio.
Naturalmente, si può partecipare a tutti gli appuntamenti o soltanto alla kermesse del 30 maggio.
Già dal giorno 22 organizzeremo spettacoli all’interno delle scuole di ogni grado, per coinvolgere studenti, genitori, insegnanti.
Alcuni cittadini di Niscemi hanno dato la disponibilità ad ospitare (25/30 artisti): ci sono inoltre bed§breakfast a prezzi accessibili (15,00 euro circa).
Contro il MUOS, simbolo di morte, il nostro inno alla vita e alla collettività.
Vi invitiamo pertanto ad inviarci l’adesione alla manifestazione, all’indirizzo e-mail artistinomuos@gmail.com indicando: il genere e il contenuto del vostro contributo artistico, la durata, il numero di partecipanti, le esigenze tecniche (ridotte al minimo), i giorni di permanenza a Niscemi, varie ed eventuali.
Da sabato predisporremo un account che ci consentirà di comunicare con celerità.
Chi non potrà essere a Niscemi sarà ugualmente utile se organizzerà un evento creativo ovunque in Italia.
Chi, in quei giorni, sarà impegnato in eventi pubblici (concerti, spettacoli, mostre, altro) potrebbe leggere un breve messaggio di sostegno e di partecipazione alle giornate di mobilitazione niscemese. Vi chiediamo di darci notizia di tutte le iniziative di solidarietà: le promuoveremo a nostra volta.
Contiamo sulle vostre iniziative e sulla vostra attiva partecipazione anche a distanza.
Agli artisti che non potranno partecipare chiediamo un segno di partecipazione e di solidarietà (un messaggio da leggere pubblicamente, una comunicazione durante i loro concerti, spettacoli, mostre).

Per aderire comunque ad ARTISTI NO MUOS: inviare una e-mail di adesione a artistinomuos@gmail.com(possibilmente anche con l'indicazione di un recapito telefonico), specificando la qualifica con cui si preferisce essere citati.
Vi chiediamo di far girare questo appello ad altri artisti sensibili ai temi della pace, dell'antimilitarismo, dell'autodeterminazione dei popoli.

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1 maggio 2013 3 01 /05 /maggio /2013 11:14

Feste comandate, gitarelle e picnic fuori porta che, nella declinazione panormita, significano ogni volta un robusto inquinamento ambientale

 

 

L'articolo che segue, l'ho pubblicato come "nota" nel mio profilo Facebook, l'8 aprile 2010. Poichè oggi è è il 1° maggio e la città - di conseguenza - è pressocchè deserta perchè i Palermitani se sono tutti andati a fare la consueta "gita fuori porta", come è di prammatica, mi sono ricordato di questo scritto, e ho deciso di riproporlo nel mio blog. In fondo, il suo contenuto, rimane sempre attuale: in corsivo le parti che ho aggiunto ex novo, per aggiornare in alcuni punti il testo all'attualità.

 

(Maurizio Crispi) Pasqua e Pasquetta, come altre feste comandate, tipo il 25 aprile o il 1° maggio portano con sé la consuetudine molto diffusa e popolare delle gite fuori porta di piccolo cabotaggio, in cui è preferita l'opzione del picnic all'aperto, con il complemento dell'"arrostuta", soprattutto carni e salsicce. 
A Palermo, addirittura, in alcuni di questi giorni il Reale Parco della Favorita viene chiuso al traffico motorizzato per consentire ai gitanti vita più tranquilla.Ma molti scelgono località marine: per esempio la spiaggia di Mondello, qui a Palermo, è una meta molto gradita, soprattutto nei mesi in cui è ancora libera dalle cabine.
Quella delle gite fuori è indubbiamente una bella tradizione perchè in essa si accoppiano il festeggiamento specifico del giorno (il Lunedì dell'Angelo, ad esempio) con quello più generico del ritorno della primavera, delle giornate più miti e con più ore di luce.
E' bello vedere tante famiglie riunite attorno ai fuochi per il barbecue, ciascuna con il suo piccolo accampamento che durerà solo un giorno, ma che in alcuni casi è dotato di tutti i comfort, comprese le sdraio e una tendina per la pennichella pomeridiana.
E' tutto un tripudio di giochi, lazzi e sollazzi.
Bimbi che si rincorrono e che gridano.
Ragazzini più grandicelli che giocano a calcio.

Scene che fanno tenerezza, perché richiamano alla mente tutto un immaginario antologico della nostra Italia dal dopoguerra in poi, e che sono anche testimonianza di un passato che persiste, malgrado gli effetti più deleteri della modernità, che pure si intravedono nella musica sparata a tutto volume da impianti stereo da campo (o da veri e propio Hi-Fi Sound System mobili) oppure nelle cuffiette di I-Pod e telefonini incastrate nelle orecchie dei più giovani.
E fa piacere constatare che non tutti sono sedotti dalla lunga gita in auto fuori porta, dal weekend prolungato presso qualche località vacanziera che offre per l'occasione pacchetti familiari a prezzi stracciati.
Oggi del resto meno che mai: con i tempi che corrono e con la progressiva corrosione del potere d'acquisto dei nostri stipendi, occorre fare di necessità virtù e non sempre ci si possono consentire gite fuori porta di un tempo (la benzina ha i suoi costi) e quelle pantagrueliche grigliate all'insegna dell'abbondanza e dello spreco.
Insomma, piace davvero vedere questo colorato e tripudiante bricolàge del giorno di festa, tutto incentrato sul fai-da-te e sullo spirito d'inventiva del singolo nucleo familiare che, davvero con poco e a basso costo, riesce a ritagliarsi un proprio spazio di divertimento e di "avventura", subito dietro l'angolo di casa propria.
Quello che dispiace, invece, che - anno dopo anno - questa colorita cerimonia si trasforma in un'offesa all'ambiente dove si svolgono i picnic.
Ed è qui che la folla colorata, vociante e piena di vitalità, si trasforma in orda distruttiva.
Innanzitutto, a causa dell'atteggiamento predatorio che porta alcuni a considerare, palizzate ed altri manufatti in legno come deposito di combustibile ad uso personale per i propri falò e barbecue vari. 
Ma soprattutto per la deplorevole tendenza a disperdere tutti i rifiuti solidi prodotti, nonchè i resti del cucinato nell'ambiente, ossa, frattaglie e quant'altro.
A fine giornata, nelle aree che sono state utilizzate per la sosta rimane un cimitero desolante di rifiuti di vetro e di plastica (bottiglie, biccchieri, piatti), di carte, caritine fogli di giornale che svolazzano qua e là al minimo refolo di vento, sedie ed ombrelloni rotti: insomma, di tutto e di più, a cui si aggiunge il lezzo persistente delle carni arrostite e il più immondo fetore dei rifiuti umidi, pure lasciati a ristagnare (anche se alcuni sarebbero pronti a dire che questi ultimi sono a fin di bene perchè serviranno i nutrire i numerosi cani randagi - perduti o abbandonati - che vivono nei paraggi).
Nella più felice delle ipotesi, i più educati raccolgono le proprie scorie in un sacchetto che però lasciano ai bordi della loro zona di sosta, certi che qualcuno provvederà in seguito alla sua rimozione (ma quando?).
Sono pochissimi quelli dotati di una buona coscienza ecologica e di alcuni principi di base del rispetto per l'ambiente: e sono questi coloro che portano via con sè gli scarti per lasciarli appena possibile in un cassonetto della spazzatura: ma sono delle autentiche "mosche bianche".
Poi, tanto (sembra essere questo il pensiero condiviso da tutti gli sporcaccioni inquinatori), ci penserà il Comune a fare piazza pulita.
E così si alimenta e si mantiene in buona salute un atteggiamento di strafottenza parassitario che è tipico dei meridionali (Palermitani in testa a tutti) che sanno essere pulitissimi a casa propria, ma che - il più delle volte - del bene comune se ne fottono alla grande, perchè "non è cosa loro".
Ben diverso l'atteggiamento dei Britannici - in questo maestri di civiltà - addestrati dall'avere avuto per secoli la possibilità di usufruire dei cosiddetti "Commons" che - essendo per tradizione statuita dei territori di "tutti" - potevano essere sfruttati da tutti per le loro risorse, ma che - nello stesso tempo - dovevano essere curati e protetti per poterli mantenere sempre fruttiferi.
Basterebbero poche misure per modificare questo atavico sprezzo, così ben condito di salsa nostrana (tanto intimamente radicato che sembra essere quasi condiviso dagli stessi Amministratori e dai Tutori della Legge).
Innanzitutto, perseverare sempre con i presidi educativi indirizzati ai più giovani.
Ma anche - visto che le esortazioni non portano a granchè - incrementare le misure repressive, applicando le normative e le sanzioni già previste per chi sporca.
E, forse, anche l'esempio potrebbe giovare: l'esempio dato da volontari che - sul campo, mentre l'inquinamento è in corso - fanno vedere materialmente come si fa, provandosi a far nascere nei trasgressori non tanto il senso di colpa per questi atti di piccolo vandalismo che perpretano, ma il senso della vergogna (che, in alcune comunità, sembra funzionare molto meglio nel mantenere la coesione sociale e nel favorire comportamenti corretti - in definitiva virtuosi - e il rispetto per il nostro prossimo).
Insomma, si potrebbe fare qualcosa, ma la verità è che non si fa niente.
Per modificare atteggiamenti così storicamente radicati e fondati in secoli di malgoverno, ci vorrebbero persone eccezionali e carismatiche.
Qualcuno che sappia parlare alla gente e che, nell'esordio del suo parlare, dica "Questa notte ho fatto un sogno...", oppure che sappia lavorare umilmente, dando in prima persona esempi positivi di comportamento per ottenere da tutti consenso e cooperazione.
Il mondo si cambia partendo dalle piccole cose e dalla capacità di saper vedere oltre l'angusto confine delle proprie mura domestiche e dell'ottusa capacità di vedere soltanto i propri diritti e mai invece i nostri doveri nei confronti del corpo sociale.
L'ampio mondo al di là di esse è pur sempre casa nostra e va rispettato (e coltivato, come una cosa preziosa) in tutti i modi possibili.

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23 febbraio 2013 6 23 /02 /febbraio /2013 09:19

Villa Trabia di Palermo è allo sfascioLa palermitana Villa Trabia, ex parco annesso ad una casa nobiliare di Palermo (Casena dei Trabia alle Terre Rosse), e acquisita negli anni passati dal Comune, ha goduto per qualche tempo di una stagione di benessere e ha visto nel corso degli anni di una straordinaria rinascenza.
Il parco, infatti, era risorto grazie alle assidue cure somministrate dal personale preposto.
Le lastre di pietra delle antiche panchine erano state rimpiazzate.
La villa stessa con i suoi prestigiosi locali era frequentata dagli studenti che potevano utilizzare le sale di letture di studio, l'emeroteco fornita e la videoteca, soltanto fornendosi di un apposito tesserino.

Ma, con lo splendido scenario che offriva, è stata anche utilizzata come sede "prestigiosa" per la celebrazione dei matrimoni civili.
Ci sono entrato dopo alcuni mesi di mancate visite. A Giugno del 2012, era stato sventato dai vigili del fuoco un'incendio divampato in una palazzina adiacente al corpo principale della Villa, il cui prospetto si affaccia su via Salinas (un incendio divampato quasi simultaneamente ad uno nella non lontana Villa Malfitano.
Ci sono entrato e ho camminato attraverso il parco, sino all'edificio della Villla che era chiusa con le finestre sbarrate (forse per mancanza di personale).
Il parco mi è apparso in degrado, poco curate le aiuole, crescita selvaggia di erbe infestanti, tronchi abbattuti mai rimossi e alcuni anfratti pieni di monnezza in una maniera inveroconda.
Sono stati attuati degli interventi "selvaggi" di messa in sicurezza per alcuni dei giganteschi Ficus di cui il parco, molto esteso, è disseminato.
Questi interventi sono consistiti, in alcuni casi, in una potatura dissennata dei più grossi tronchi portanti e uno degli alberi sottoposto a questo feroce trattamento è morto, mentre altri mostrano chiari segni di degrado, evidenti nel fatto che le grandi radici legnificate affioranti dal terreno stanno cominicando a deteriorarsi e a marcire.
Panchine che erano state rimesso a nuove sono state divelte, in alcuni casi con il chiaro intento di asportare la lastra di marmo.

Insomma, davvero uno schifo.
Sono tornato a casa da quella che avrebbe dovuto essere una bella passeggiata con il cuore gonfio di tristezza e profondamente vergognato.

E, sì, che, sino all'ultima volta che ho avuto ospiti a casa provenienti dal altre regioni italiane o dall'estero, li ho sempre voluto portare a visitare questo grande parco recuperato dal degrado in cui stavo cadendo.

E, alcuni osano dire, con vuota prosopea, che viviamo a Palermo, città europea.



Vedi anche il seguente articolo: Storia di ordinario degrado in un angolo dimenticato di Palermo

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24 giugno 2012 7 24 /06 /giugno /2012 06:03

Veduta di PerinaldoDi quando in quando torno volentieri a Perinaldo, per l'esattezza da quando conobbi questo piccolissimo nell'entroterra ligure nel lontano 2002 o 2003, grazie al mio amico Franco Ranciaffi di Sanremo che qui organizzava una gara trail (molto bella) di 30 miglia, la Devil's Trail 30 miles.

Ci sono venuto tre volte per la gara e, successivamente, ogni volta che sono passato da quelle parti ho amato farvi una sosta e il pernottamento (sempre nello stesso albergo: lo ammetto, sono un abitudinario, ma del resto sino al tempo della mia ultima visita non ve n'erano altri), per vivere l'atmosfera che vi si respira.

Su Perinaldo, paesino sperduto sulla cresta d'un colle in fondo alla Valle Crosia, si potrebbero dire tante cose.

Per esempio, che è un borgo di origini antiche, costruito in una posizione tale che fosse sempre al riparo dalle alluvioni e dalle piene: cosa non faceva, nei tempi antichi, la capacità di osservazione dei nostri antenati, ma anche la piena disponibilità dello spazio geografico, quando era prefeibile un posto disagiato, ma sicuro, rispetto ad un altro che offrisse maggiore agi, ma dove la sicurezza dai cataclismi naturali - almeno quelli prevedibili - fosse certa!

Oppure si potrebbe dire che diede i nataili ai Cassini di cui uno - Giovanni Domenico Cassini, lo scopritore di quattro satelliti di Giove - venne invitato per l'importanza delle sue scoperte a risiedere come astronomo di corte nientemeno che alla Corte dei Re di Francia.

O ancora che, ospitò - di passaggio da uno dei suoi viaggi in Italia - Napoleone Bonaparte.

Queste ed altre cose si potrebbero dire di Perinaldo, che è tutto da visitare e da camminarci in lungo e in largo, leggendo lapidi ed iscrizioni che raccontano le sue memorie nei personaggi e nei fatti memorabili, ma è soprattutto nell'atmosfera che vi si respira che si possono osservare i suoi pregi.

 

Una statua commemorativa per Giovanni Domenico Cassini a PerinaldoNel silenzio, per esempio, un silenzio quasi totale, benchè la parte più moderna del borgo sia percorsa da una strada asfaltata: ma ci sono solo le auto dei residenti (e loro l'auto la usano ben poco, solo se devono scendere nel fondovalle o andare al lavoro nei boschi circostanti) e quella di qualche rado turista. Perinaldo non si trova su di una grande strada di transito e bisogna venirci apposta. Il silenzio rotto soltanto dalla musicalità dei richiami canori degli uccelli e da qualche raglio d'asino più lontano.

Nel profumo dell'aria, soprattutto alle soglie dell'estate, quando si coglie forte ed intenso, sontuoso e quasi stordente, il profumo dei tigli.

Nei colori. Nel verde intenso dei tigli, e in quello argenteo degli ulivi, nella opulenza dei viticci e delle foglie di vite, nella bellezza dei ciliegi carichi di frutti che,  svettando dagli orti recintati di mura delle case più antiche, trasmettono una snsazione di gioia e opulenza, per quantro frugale.

Nel fatto che ci siano voci in conversazione che rimbalzano da una casa all'altra, soprattutto là dove i vicoli si fanno più stretti, assicurando ai viandanti un'ombra quasi perennne, protezione dal gelo d'inverno e dal caldo, d'estate.  E sono voci provenienti da corpi che rimangono per lo più invisibili: eppure ci sono e raccontano storie di convivenza e convivialità urbana che noi - abitanti delle metropoli fumose e cacofoniche - abbiamo dimenticato. Le voci possono essere sentite soltanto se risuonano nel silenzio 

Nel fatto, altrettanto commovente, di poter vedere le signore che escono di casa senza un motivo particolare e vanno a sedersi sulle panchine che sono un arredo onnipresente delle viuzze e degli slarghi e vi si siedono in conversazioni, allietate dalla fresca ombra degli alberi fronzuti che fanno da bordura alle vie principali.

E si può osservare nella presenza di fontanelle chioccolanti e nei bevai a cui arrivano fiotti di acqua gelida che sembrano intonare dei monologhi per proprio conto e che uno può interpretare a modo proprio, se vuole...

Nel vedere tanta gente che si raccoglie, alla mattina presto e poi all'imbrunire, quietamente nei pochi bar a conversare, lanciando ogni tanto, piccole perle di saggezza popolare: "I soldi sono fatti così: più li conti e meno ne hai. Anche se li conti cento volte, non aumentano, anzi diventano sempre di meno"- come sentii dichiarare un vecchietto sdentato e biascicante.

Si osserva anche nel fatto che un paesello così piccolo che raduna solo poche centinaia di anime, sia governato da un'Amministrazione comunale che si preoccupa del benessere e della sicurezza dei suoi cittadini (evidente, per esempio, nella puntuale informazione sulla prevenzione del rischio incendi boschivi) oppure che si presta a cause di solidarietà sociale, come nella dichiarazione di disponibilità ad ospitare - con il coinvolgimento dei cittadini - nei mesi estivi dei bambini provenienti dalle zone terremotate (in occasione del recente terremoto che ha scolnvolto il territorio dell'Emilia).

E infine nella presenza di una piccola coraggiosa farmacista, che gestisce una Farmacia altrettanto piccola ma essenziale per il benessere degli abitanti di Perinaldo e che ha scelto di lavorare qui, perchè Perinaldo é il posto che le piace, un luogo che trova esattamente fatto a misura per se stessa e per le proprie esigenze. E lo preferisce di gran lunga a location dove il lavoro da farmacista magari potrebbe essere un po' più remunerativo. Sicché resiste, sfidando incertezze e avversità.

 

 

 Dal sito ufficiale del Comune di Perinaldo. Perinaldo (in provincia di Imperia) è posta su uno splendido crinale, a 572 m sopra il livello del mare e si affaccia sopra un anfiteatro naturale coperto da argentei e secolari uliveti che, intercalati da fasce di ginestre, mimose e vigneti, accompagnano lo sguardo giù sino al mare. La vista di cui si gode affacciandosi qui come da un balcone si estende dai più lontani profili dei monti Bignone, Ceppo, Toraggio, Pietravecchia e Grai fino al mare.

Perinaldo offre uno dei centri storici più suggestivi e meglio conservati dell'entroterra ponentino, un'eccellente stazione climatica di villeggiatura, una natura pressoché incontaminata, ricca di essenze e profumi mediterranei, una gastronomia tipica con gusti ancora barocchi ed una varietà faunistica veramente eccezionale.

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12 aprile 2012 4 12 /04 /aprile /2012 20:00

DSC01867.JPGVenerdì 30 marzo, ha avuto luogo un nuovo evento di Guerrila Gardening Palermo, nello spazio antistante l'ingresso principale della Fiera del Mediterraneo (Via Sadat), le cui aiuole sono state da tempo abbandonate in uno stato di totale incuria e degrado. L'intervento del 30 marzo è stato di pre-guerrilla, nel senso che si è provveduto alla pulizia delle aiuole e alla loro sarchiatura. Adesso, trascorsi 15 giorni, si provvederà alla loro sistemazione, con la messa a dimora di piantine.
L'iniziativa del 30 marzo proseguirà, venerdì 13 aprile.

Ecco i due successivi comunicati di Guerrila Gardening Palermo, relativi a questa iniziativa.

Guerrilla Gardening Palermo è su Facebook.

 

(venerdì 30 marzo) Una nuova iniziativa di Guerrilla Gardening a Palermo - La Fiera del Mediterraneo è ormai da tempo un luogo deserto e le aiuole antistanti l'ingresso principale, abbandonate. a se stesse, traboccano di erbe cresciute selvaggiamente: ma in mezzo alla crescita selvaggia che di per sé non è un disvalore, si nota la presenza di immondizia e rifiuti vari. I guerrilleri "gardener"  hanno pensato che sarebbe stata una bella iniziativa dare una sistemata a quelle aiuole, pulirle innanzi tutto, tagliare l'erba ma non tutta, piantare qualcosa, ridare un aspetto meno desolato, pur nel rispetto del verde.

Pertanto, ci diamo e vi diamo appuntamento venerdì prossimo davanti l'ingresso principale di quella che fu la Fiera del Mediterraneo per una prima operazione di pulitura e sistemazione delle aiuole, rimandando la piantumazione vera a propria alla settimana prossima.Sicuramente non riusciremo a fare tutte le aiuole, ma più saremo e più il nostro intervento potrà essere grande ed incisivo.

Quindi per venerdì niente piante ma tanta buona volontà, sacchetti per l'immondizia, zappe per smuovere la terra...

guerrilla-gardening.jpg(venerdì, 13 aprile 2012). Due settimane fa abbiamo preparato il terreno in due delle aiuole che ormai da tempo si trovano in stato di totale abbandono davanti quella che fu la Fiera del Mediterraneo. Adesso arriva il momento più bello... Venerdì sera andremo con le nostre zappe, zappette, e rastrelli per l'ennesimo "attacco" verde e, ovviamente, invitiamo tutti, ma proprio tutti, a unirsi a noi.
Venite per condividere, per conoscerci, per zappare, per piantare, per seminare, per portare acqua, per donare piante o alberelli.

Chiunque può contribuire ed in tantissimi modi!
Se si vuole contribuire portando qualche piantina, le indicazioni di massima sono sono sempre quelle di non portare piante da appartamento che andrebbero incontro a morte certa e di privilegiare specie resistenti e che non abbisognano di moltissime cure.

Largo spazio anche alle piante aromatiche come lavanda, rosmarino, salvia, alloro, ecc... e comunque si può sempre chiedere ed informarsi.
Noi siamo a disposizione per qualsiasi dubbio o curiosità.

 

Con "Guerrilla Gardening" - o "Giardinaggio libero d'assalto" - si intende una forma di giardinaggio politico, una forma di azione non violenta diretta, praticata soprattutto da gruppi ambientalisti. Questi movimenti sono solitamente legati alla permacultura o alle problematiche riguardanti i diritti della terra. Gli attivisti rilevano un pezzo di terra abbandonato, che non gli appartiene, per farci crescere piante o colture. Certi gruppi di guerrilla gardening compiono le loro azioni (attacchi) durante la notte, in relativa segretezza, per seminare e prendersi cura di un nuovo tappeto vegetale o tappeto fiorito. Altri lavorano più apertamente, cercando di coinvolgere le comunità locali.

Si è sviluppato nella forma di attivismo pro-attivo o pro-attivismo.

Di Guerrilla Gardening esistono in Italia svariati gruppi regionali e/o cittadini che si rifanno ad una comune filosofia sottesa alle proprie azioni.

 

Vedi la voce completa in Wikipedia.

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12 ottobre 2011 3 12 /10 /ottobre /2011 09:39
I pini di Monte Pellegrino in decadenza (foto di Maurizio Crispi)
Monte Pellegrino (Foto di Maurizio Crispi)

Da quasi due anni non salivo più a Monte  Pellegrino, con la luce del giorno.

Arrivando nei pressi del Santuario sono stato colpito dalla sensazione che le rocce e il paesaggio fossero insolitamente nudi...
In effetti, guardandomi attorno con maggiore attenzione, non potevano non notarsi ampi vuoti nel bosco di pini, un tempo rigoglioso, e sparsi dovunque i cadaveri dei pini scortecciati e abbatutti a terra come giganti caduti, i rami spogli e spezzati.
Immagini di apocalisse.
Eppure, niente di grave, a detta degli addetti ai lavori.
Il bosco, frutto di un'azione di rimboschimento perfezionata molti decenni addietro e costituito prevalentemente da Pini d'Aleppo che - tra le conifere - hanno una vita relativamente breve, è invecchiato e le piante hanno cominciato a morire.
in più, questo processo, determinato dal naturale invecchiamento delle piante è stato accelerato dal fatto che - un paio di anni fa - questa parte del bosco è stata toccata da un incendio che - pur  essendo stato contenuto senza danni troppo estesi -  ha comunque accellerato il decadimento di alcune delle piante più vecchie.
Eppure, non può non colpire l'innaturale vuoto che si è creato: non si nota una crescita di nuove piante giovani: si osserva anche la mancanza di un sottobosco che, a rigor di logica, avrebbe dovuto farsi più rigoglioso.

Forse, in questo sta la differenza tra il bosco realizzato artificialmente (opera del rimboschimento) e di quello cresciuto naturalmente: in quest'ultimo ci sono piante di età diverse e mlutiformi essenze boschive, in modo tale che quando le piante vecchie crollano a terra esauste, quelle giovani possano prenderne il posto  in un processo di continuo avvicendamento.
L'aspetto innaturale di questo bosco che prima c'era, rigoglioso, e ora sta scomparendo senza alcun rimpiazzo, consiste proprio in questo.
Adesso, bisognerà attendere la mano dell'uomo, perchè possa riprendersi con nuove piantine messe a dimora. Ma quando avverrà questo intervento?
Questo è l'inconveniente - e lo dico da non esperto, semplicemente formulando un pensiero alla luce delle poche conoscenze di biologia che posseggo  - degli ambienti naturali che vengono realizzati come sistemi "semplici" e monotematici, senza rispettare la complessità e la biodiversità degli ecosistemi naturali.

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12 ottobre 2011 3 12 /10 /ottobre /2011 08:18
Quel che resta del giardino romantico )foto di Maurizio Crispi)

Dovreste camminare in via Generale dalla Chiesa lungo il marciapiede che costeggia i campi del CEI (il Centro Educativo Ignaziano) e, in corrispondenza del sottopasso che vi conduce  sotto le arcate che uniscono le due parti di Villa Trabia, la vista che vi si pare dinnanzi vi rallegrerebbe il cuore (si ride per non piangere).
Un tempo, proprio sotto l'ampia arcata, c'erano delle panchine, una vasca con i pesci rossi in un anfratto roccioso recintato da un'inferriata (e nell'acqua crescevano perfino dei ciuffi di papiri).
Oggi la vasca è del tutto prosciugata ed è divenuta ricettacolo di rifiuti che nessuno rimuove più da secoli: c'è persino la scocca di una Vespa; le panchine sono state frantumate; anche all'abbeveratoio di pietra, dove un cannolo forniva acqua sempre fresca e chioccolante, è toccata la medesima sorte: giace scomposto in pezzi, ma già molto tempo prima che venisse distrutto la fontanella non aveva più dato acqua; i lampioni sono rotti e nessuno si preoccupa di riattivarli; cumuli immondi di spazzatura e di altri detriti tra i quali campeggia - surreale - una sedia girevole da ufficio rovesciata a terra.
Non parliamo del tanfo ammoniacale del piscio e delle incrostazioni di deiezioni solide invecchiate - non dei cani (poveretti!), ma di cittadini che hanno ritenuto (e ritengono) di usare questo luogo come cacatoio pubblico.
Eppure, quando venne realizzata la strada carrozzabile che tagliava il parco di Villa Trabia, i costruttori della strada vollero ingentilire questo passaggio conferendogli un tocco di romanticismo e di mistero tra arco, grotticella e anfratto ombroso con panchine e fontanella, recuperando ciò che già esisteva in questa parte del parco che dai suoi proprietari era stata denominata, appunto, "angolo romantico".
Così era stato volutamente perpetuato era un luogo idilliaco dove avrebbe potuto essere piacevole sostare: ma è durato per ben poco tempo.
E' un esempio tangibile di come l'incuria e il degrado entropico di una città, malgrado gli sforzi di pochi volenterosi, mantengano intatta la loro forza degenerativa, trasformando certi angoli in inquietanti zone "fantasma", vere e proprie terre nessuno, transitando dalle quali è meglio volgere lo sguardo da un'altra parte e far finta di non vedere...

Non è che nessuno si sia attivato del tutto, a onor del vero: nel tenttivo di bonificare il giardinetto che si trova poco oltre e che è in uno stato di degrado altrettanto impietoso.

I condomini del palazzo attiguo hanno chiesto per quest'area che, fa parte di villa Trabia ma di fatto ne è esclusa da una recinzione, di poterlo affittare e accudirlo: sarebbe un atto di privatizzazione, ma almeno si arginerebbe il degrado, anche perché lì di notte c'è tutto un giro di spaccio.

Il comune ha risposto si, ma proponendo una cifra di affitto per il condominio proibitiva e, di fatto, bloccando sul nascere la lodevole iniziativa.

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27 settembre 2011 2 27 /09 /settembre /2011 15:57

DSC06864.JPG(Palermo) L'altro giorno ho imboccato un percorso all'interno del parco della Favorita, da dove non passavo da molto tempo. Poi, ad un certo punto ho svoltato sulla sinistra, vedendo un sentiero appena tracciato che si dipartiva da quello principale.

Ricordavo vagamente di essere già stato qui tempo addietro e di essermi riparato dalla pioggia che scrosciava sotto l'architrave della porta d'una casupola agricola abbandonata. L'intera area compresa tra Viale d'Ercole e via del Fante e, per un tratto confinante con il terreno della Palazzina Cinese e con il parco di Villa Niscemi era un tempo coltivato ad agrumeto.

Con la trasformazione di quest'area in Riserva i coltivi sono stati abbandonati e mai più ripresi. Interi appezzamenti di piante di aranci, mandarini, limoni, sono stati così lasciati cadere in un inarrestabile degrado e ha avuto libero campo la crescita selvaggia di erbe infestanti che, d'estate, diventano esca facile per incendi (colposi o dolosi che siano).

Il sentiero che ho continuato a percorrere attraversava appunto i campi d'agrumi in uno stato di formidabile abbandono, punteggiato qua e là di ruderi di capanni agricoli e delle tracce d'un intricato sistema d'irrigazione.

Nel fitto della boscaglia, si notavano cumuli di monnezza abbandonata, grossi relitti di plastica, mentre voci rade e nitide risuonavano ogni tanto nel silenzio.

DSC06866Mi sono così reso conto  che stavo costeggiando la parte più estrema del campo nomadi.

Poi, rimanendo del tutto basito, ho incrociato una prima carcassa d'auto, spogliata di tutto - ma proprio di tutto - e rimasta allo stato di nuda scocca.

Mi sono chiesto: Ma come diavolo hanno fatto a portarla sin qua? ...interrogativo destinato a rimanere senza rimasto.

Poi, proseguendo, un'altra.

E poi un altra ancora.

Infine una sequenza di cinque o sei tutte ammassate una accanto all'altra.

Questa visione mi ha un po' inquietato: come piombare all'improvviso, senza segni premonitori, nel bel mezzo di un cimitero di dinosauri o di elefanti.

Qui, le carcasse delle auto, spolpate di tutto punto, erano ordinatamente disposte a spina di pesce tra i filari di agrumi (sulla base del principio della ottimizzazione dello spazio disponibile), una rovesciata sul fianco, pezzi di plastica nera (residui dei cruscotti e di altri interni), sparsi qua e là, scricchiolavano sotto i piedi.

Mi sono interrogato: "Ma com'è possibile che tutto questo degrado vada avanti indisturbato? DSC06876Com'è possibile che con tanta tranquillità dei malviventi possano svolgere delle attività illegali senza che nessuno se ne accorga?.

E sì che questa parte del Parco della Favorita fa parte della Riserva Naturale Orientata di Monte Pellegrino (anche se si tratta soltanto della Zona B dell'area vincolata).

Quindi, dovrebbe essere sottoposta ad un monitoraggio continuo, ad una tutela e ad una sorveglianza attente.

Invece niente! Solo abbandono e degrado.

 Mi dicono che la gestione della Riserva è stata affidata ad un'associazione il cui nome è Rangers d'Italia che si è assunta un compito spropositato per le sue forze, perchè la Riserva di Monte Pellegrino è vastissima e sottoposta ad una pressione antropica colossale, da quella degradata del campo nomadi e delle infiltrazioni sempre più massicce della prostituzione (che, al giorno d'oggi, è presente in ogni dove, all'interno del Parco) a quella residential chic di Mondello e dell'Addaura.

Persona competente ed informata mi dice che sarebbe stato molto più coerente e logico, DSC07072se - in considerazione della vastità dei compiti - la gestione della Riserva l'avesse assunta un Ente pubblico sicuramente con maggiori risorse della piccola ed impotente associazione I Rangers d'Italia.

 

Intanto, una piccola associazione di matrice volontaristica Palermo Indignata si è assunta l'onere di ripulire scampoli del Parco della Favorita (è anche su Facebook), iniziando tale attivita dallo scorso 18 settembre (vedi l'articolo: Palermo Indignata in Azione nel Parco della Favorita!).

Ciò è davvero lodevole e rispondente al principio secondo il quale se tutti - dalla base - si attivassero per il bene comune vivremmo sicuramente in un mondo migliore. Ma qui, oltre alla responsabilizzazione volontaristica di singoli cittadini occorre un'azione più organica e strutturata per salvare questa parte della Riserva dall'inevitabile degrado!

 

Le foto sono di Maurizio Crispi

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27 agosto 2011 6 27 /08 /agosto /2011 12:20

DSC05767.JPGLe città e i nostri ambienti di vita si degradano per incuria delle pubbliche amministrazioni (afflitte da annosi problemi, come: mancanza di soldi, mancanza di personale, mancanza di personale, ma anche insipienza ed incapacità), ma non solo. Speso siamo noi stessi (i "cittadini") correi per inerzia, per mancanza di iniziativa, per l'arroccamento in una posizione passiva ed attendista (secondo la quale c'è qualcuno, posto più in alto in noi, deputato a risolvere i problemi e che a noi, comuni cittadini, non resta che attendere).

Tante cose, quindi, le subiamo passivamente, a volte ci indigniamo, ci innervosiamo, ma poi - a causa di una sorta di fatalismo, forse un po' atavico - tutto passa nel dimenticatoio.

La pubblicità abusiva, da quella meramente commerciale a quella elettorale, è una delle piaghe maggiormente diffuse.

L'immagine delle nostre città è sconfortante avvilluppate come sono in affiche che vengono incollate dovunque, in cartelloni di grandi dimensioni, piazzati dall'oggi al domani senza nessuna autorizzazione, flyer e fogliettinio volantini, piccoli adesivi che vengono incollati finanche sui marciapiedi.

Camminiamo sconfortati lungo le via di una città che sempre di più assomiglia ad un parchwork arlecchinato e spesso dall'onnipresenza di questo spettacolo finiamo con l'essere anestizzati e il nostro sentire estetico va a farsi benedire.

La pubblicità è l'anima del commercio, si dice, per sottolineare che senza queste forme capillari di pubblicità il commercio si fermerebbe. Invece, non è vero: è una di quelle affermazioni-spazzatura che ci vengono propinate.

Un sistema diverso è possibile: in Irlanda, per esempio, cammini lungo le strade e non ti imbatti mai in una singola affiche pubblicitaria. Non esiste nemmeno l'attachinaggio autorizzato.

Ma qui voglio parlare di una forma particolare di piaga della pubblicità abusiva.
>Nella mia città, oltre all'attacchinaggio selvaggio su tutti muri liberi, al di fuori degli spazi autorizzati dal Comune, negli ultimi tempi - con una preoccupante tendenza alla proliferazione - imperversano nella nostra città queste forme di micro-attachinaggio a tutti i pali liberi (della luce e della segnaletica verticale) e talvolta anche sugli alberi.
Basta uscire dalle proprie auto e fare quattro passi a piedi per una qualsiasi via cittadina... ma anche chi utilizza l'auto se le ritrova infilate sotto il tergisìcristallo e il più delle volte le tira via spazientito, gettandola a terra.
Quelle collocate sulle auto sono spesso offerte di prestiti e di finanziamenti.
DSC05765Quelle "fissili", invece, fanno riferimento il più delle volte al mercato immobiliare (compra-vendita e affitti). Il loro essere "fissili" ha una ragione d'essere, in quantoil più delle volte vi vengono pubblicizzate poossibili transazioni relative ad immobili presenti nella zona, con l'idea quindi di sollecitare e colpire un target interessato che sia nella stessa zona residente (e alla ricerca di una nuova casa da affittare o da comprare), ma anche di non residenti che vengono a fare ricognizioni in una zona specifica della città alla ricerca di immobili in affitto o da acquistare.
Si tratta di piccole affiche, spesso autoadesive, mentre altre più "sontuose" e plastificate (come quella in blu nella foto sopra), vengono legate con dei fili di ferro sottili.
Ho notato che ci sono alcuni cittadini - insofferenti - di questo modo di deturpare la città che, armati di pazienza e con velocità furtiva - li staccano e li buttano nei cesti della spazzatura.
Credevo di essere l'unico a farlo e, invece, ho scoperta di essere in numerosa (e il più delle volte, invisibile) compagnia.
Io sarei portato a rispettare soltanto gli avvisi relativi ad animali e a persone scomparse: in quel caso, è giusto garantire la massima visibilità dell'annuncio. Anzi, in questi casi, suggerirei di operare all'incontrare: se ne vedete uno caduto, raccoglietelo ed esponetelo di nuovo nel modo più adeguato.
Nessuna pietà per tutti gli altri.
Anche perchè si tratta spesso di ditte (agenzie immobiliari) che, così facendo, evadono le tasse che dovrebbero pagare allo Stato o al Comune e che abbattono notevolmente - e proditoriamente - i costi legati alla propria attività, sfruttando uno stuolo di giovani disoccupati che per pochi euro sono disposti a fare questo lavoro.
Il bello è che, pur essendo scritte sulle affiche tutte le indicazioni per risalire ai "mandanti" (numeri di telefono e recapiti delle relative agenzie immobiliari), le autorità preposte e l'amministrazione comunale non fanno nulla per bloccare questa attività, altamente inquinante dell'ambiente.
Tutto ciò avviene nell'indifferenza più generale: e ovviamente, ogni giorno che passa gli abusivi si fanno più arditi e più invadenti.
Come se, per una forma di fatalismo, potessimo sopportare tutto senza fiatare.
Invito tutti a praticare questa forma di sano ostruzionismo e contribuire così a rendere migliore la nostra città.
All'insegna del principio che tutti, nel nostro piccolo, siamo responsabili del degrado, anche soltanto per il fatto di vedere e di sopportare passivamente, senza intraprendere piccole azioni quotidiane che, attraverso la ripetizione e il moltiplicarsi per emulazione positiva possono trasformare effettivamente l'ambiente in cui viviamo, plasmandolo e renderlo migliore, attivando in definitiva una serie di circuiti virtuosi.
Nessuno può eliminare il buio, però è nel potere di ciascuno di noi di accendere una piccola fiammella, portando un po' di luce in quel mare di tenebra che ci circonda.

Bastano piccole azioni scaturite dalla buona volontà individuale, in sé poco dispendiose, ma ripetute quotidianamente.

Cosa che poi, a pensarci bene, è la base più forte di un buon anarchismo libertario.

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6 giugno 2011 1 06 /06 /giugno /2011 20:38

fondo luparelloIl 17 giugno si svolgerà un incontro, alle ore 16.00, nel terrazzo del Convento di Baida,  tra tutte le Associazioni interessate alla tutela del Fondo Luparello dalla cementificazione prevista per l'edificazione del Centro direzionale, decisa avviata dal governo regionale in spregio ai vincoli ambintalisti esistenti.

Italia Nostra Onlus, il Forum delle associazioni (Anisa, Amici Dei Musei, Associazione Dimore Storiche, Italia Nostra Onlus, Fai, Salvare Palermo), il WWF e Legambiente, in data 18.02.11, hanno votato nella sala consiliare del Comune di Palermo una mozione con richiesta alle Autorità regionali di rinunziare alla costruzione del Centro Direzionale della Regione nel fondo Luparello, dallo straordinario valore storico paesaggistico e ambientale, un tassello del patrimonio immateriale della comunità palermitana.
Pur risultando nel Piano Strategico del Comune di Palermo che l’area è soggetta a vincolo ambientale e vincolo idrogeologico, il Governo regionale in data 21 aprile 2011 ha deliberato di approvare un protocollo di intesa con il Comune di Palermo, la Provincia e l’ANAS, per la costruzione del detto Centro Direzionale e della tangenziale interna.
Alla luce di tutto ciò, le altre associazioni (quelle che non hanno aderito a suo tempo alla mozione del 18.02.2011), gli enti e i cittadini che hanno a cuore la salvaguardia del patrimonio culturale ed ambientale della città, sono invitate a incontrarsi con il comitato "Salviamo il Fondo Luparello dal cemento", il prossimo 17 giugno alle ore 16.00 sul terrazzo del Convento di Baida, per ammirare uno dei più suggestivi panorami di Palermo, inquadrato nell’area di Luparello, unico lembo di verde scampato alla disastrosa espansione edilizia di Palermo nella pianura e nelle colline circostanti, e per inviare un estremo messaggio al Governo della Regione per il salvataggio dell’area di Luparello, nel pieno rispetto dei vincoli esistenti.
Per informazioni contattare il dott. Giovanni Renna al 347 5049189
  
Il progetto della Regione, in spregio ai palesi vincoli normativi e di tutela del territorio, presenta evidenti incongruità com'è ampiamente illustrato nell'articolo "Nuova sede della Regione Sicilia: in fondo Luparello?" comparso qualche tempo addietro in MobilitaPalermo.org.
  
Per notizie dettagliate sul Fondo Luparello e la sua storia, si può visitare la pagina web dedicata del sito dell'Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, che in questo ampio spazio ha avuto la sua sede.
     
         
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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