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11 marzo 2014 2 11 /03 /marzo /2014 09:55

Fiore del sogno, sogno in fiore (Elena Cifali)

 

L'ho sognata anche stanotte. 
 

 

L'ho sognata come sempre. 
 

 

E tutte le volte assume un aspetto diverso. 
 

 

Chiusa in una piccola scatola di cartone, tra posate di plastica. 
 

 

Il sogno assume aspetti kafkiani e m'inquieta. 
 

 

La richiesta di quel fiore è sempre la stessa: vuole vedermi. 
 

 

La rassicuro come spesso facevo,

mentendole per non farla dispiacere.
 

 

Sentimenti nuovi e sconosciuti nascono

e galleggiano nell'aria

portando con sé rammarico e tristezza.

 

 

 

 

Fiore del sogno, sogno in fiore (Elena Cifali)

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20 gennaio 2014 1 20 /01 /gennaio /2014 08:35

Mal di sogniCi sono vari modi di interpretare i sogni. Freud disse con un incisivo aforisma che "i sogni sono la via regia per conoscere l'inconscio". Sempre secondo Freud, che elaborò l'idea che i sogni rappresentano un soddisfacimento mascherato di un nostro desiderio rimosso, gli incubi rappresentano situazioni in cui il rimosso si avvicina troppo alla superficie della consapevolezza, minacciando di compromettere con la sua irruzione  un equilibrio difficile che si è realizzato nella nostra vita da svegli e che è sempre la risultante di un compromesso.
L'incubo rappresenterebbe così il momento in cui il rimosso tende a tornare alla superficie e, in questo senso, i contenuti dell'incubo possiedono una forte carica "perturbante" (sempre secondo la definizione freudiana).
Ma - dopo Freud - si sono avute nuove e complesse teorie sul sogno e sul sognare che tendono ad ingranarsi con ciò che si conosce della neurofisiologia dei sogni (e ad integrarlo, in un interessante sforzo sincretico, di cui uno degli artefici è stato il neurofisiologo e psicoanalista Mauro Mancia).
Per esempio, secondo i cognitivisti gli animali che sognano ripassano delle azioni che sono loro abituali nella veglia (e non possono agire in sintonia poichè le innervazioni psicomotorio durante il sonno con sogni sono del tutto inibite), ma anche è stato detto che i nostri sogni rappresentano un modo attraverso cui la nostra mente elabora possibili soluzioni per problemi che affliggono la nostra vita diurna.
Quando ci capita di ricordare di aver sognato, senza ricordare il contenuto specifico del nostro sogno, ma ci sentiamo particolarmente sosoddsfatti e contenti, è perchè - probabilmente - senza che nemmeno noi lo sapessimo - la nostera mente è stata al lavoro e ci ha consetto di trovare qualche soluzione che metteremo alla prova durante la vita diurna, senza nemmeno accorgerci che lo stiamo facendo.
Quindi, i sogni complessi, quelli che ci turbano, quelli che ci spossano, li dobbiamo accettare per quello che sono: prendiamoli come degli allenamenti particolarmente faticosi che la nostra mente è chiamata a compiere.

Guai se non dovessimo più sognare: il nostro equilibrio e la nostra salute mentale, ne sarebbero gravemente compromessi, come hanno dimostrato numerosi esperimenti di deprivazione selettiva del sonno REM.

Mal di Sogni (Elena Cifali)(Elena Cifali) Ho dormito malamente stanotte e per troppe ore, attardandomi nel letto, girandomi e rigirandomi senza avere effettiva necessità di riposare, solo preda e vittima dell’ozio.

Da qualche tempo le mie notti sono agitate, ricche di “su e giù” di “vai e vieni” di fame notturna.

Stanotte, invece, non mi sono mai alzata, solo svegliata un’infinità di volte e tutte le volte che mi riaddormentavo sognavo.

Non ricordo bene cosa succedesse dentro questi tormentati sogni: cani, scale, libri, corsa, pioggia, io, tanti personaggi conosciuti ed alcuni sconosciuti.

Questa lunga notte mi ha lasciato un senso di inquietudine, di frustrazione, di malessere generale.

Ho mal di testa stamattina e non potrebbe essere altrimenti.

Ma - per fortuna - so che tutto passerà, con la stessa lentezza con cui è arrivato ma passerà.

In uno dei miei sogni, o forse sarebbe meglio chiamarlo incubo, di questa notte iniziavo a piangere, provando un forte senso di delusione e rammarico per un torto subito – di cui sconoscevo la natura.

Una persona cara si era presa gioco di me, tradendomi, maltrattandomi subdolamente, deludendo la mia fiducia nei suoi confronti. Arrivava così il mio carissimo amico Maurizio Crispi, l’unica persona a cui avevo raccontato l’accaduto. Maurizio – che, solitamente, riesce a farmi razionalizzare gli avvenimenti della mia vita reale e a farmi trovare il lato positivo in tutti gli accadimenti- non riuscì ad essermi di grande aiuto, indaffarato com’era a stare dietro alla sua cagnetta Frida.

Il mio pianto era anche causato dalla tristezza, perché sapevo che stavolta avrei dovuto cavarmela da sola.

Sola. Sola. Sola.

Sola al centro di Piazza Pola a Ragusa Ibla.

Non un’anima viva, nessun rumore, solo il ticchettio della pioggia leggera leggera che bagnava le miei scarpe da running.

Come farò a correre con le scarpe così bagnate?”, mi chedevo, incurante del fatto che anche tutto il mio corpo era fradicio d’acqua e che sentivo un gran freddo.
Mi importava solo delle scarpe….

Mi sveglio …. guardo il led che proietta l’ora sul muro della camera da letto. Sono le 3:33.

Mi giro dall’altra parte ascoltando il respiro di mio marito che dorme di fianco a me.

Tra un sogno e l’altro, tra un tormento e l’altro si fa giorno, si fa mattina, si fa tardi … è ora che io mi alzi, non ho trovato neppure la forza o forse la voglia di andare a correre.

Fuori piove, come nel mio sogno: Nicolosi è avvolta dalla nebbia …. “Che schifo di giornata” - penso mentre preparo la colazione per me e Luca.

Le odio queste notti lunghe e tormentate.

Sono notti che rimescolano dentro di me e fanno tornare a galla antichi dolori, grandi dispiaceri, inutili rammarichi, cocenti frustrazioni.

Sono notti che non finiscono con lo spuntare dell’alba ma che si protraggono fino al tramonto del giorno successivo.

Mal di sogni”, sì, oggi ho proprio avuto il mal di sogni e per curarlo non esistono pastiglie miracolose, solo la consapevolezza che di tanto in tanto devo tirare il freno e mettere in ordine le idee, fare il punto della situazione e ragionare per capire fin dove è giusto arrivare, fin dove è utile sognare …

In cucina mi aspetta lei, appena mi vede si siete sulle zampe posteriori, scodinzola vistosamente e mi fissa. I suo occhi seguono i miei e mi parlano.
Anni fa, Thelma mi salvò la vita e, di tanto in tanto, continua a farlo anche adesso.

Si, andiamo Thelma, portami fuori a fare un giretto” - le dico, mentre prendo il guinzaglio che so già non userò.

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7 dicembre 2013 6 07 /12 /dicembre /2013 09:24

La casa violata

Vado a dare un'occhiata alla mia nuova casetta al mare

Quando arrivo mi sembra che sia tutto a posto,  come sempre

E' in una piccolo edificio,

ma è la mia nuova dimora

e la sto arredando a poco a poco per viverci

Dispongo alcune delle cose che ho portato con me in un ultimo viaggio

Mi guardo soddisfatto attorno

Penso a come disporre meglio alcuni arredi

Sono in quello che, apparentemente, sembra un vano adibito a cucinotto

Mi accingo a prepararmi un the

Nello stesso tempo, penso che sono contento di questo cambiamento.

Penso che non dovrei concentrarmi solo sulla cucina,

ma che dovrei dare un'occhiata anche al resto

cominciando così a pensare come fare per arredarla al meglio,

pur con poveri mezzi a disposizione

Mi affaccio verso un ampio salone

e poi, guardando meglio, mi rendo conto una delle sue finestre è stata scardinata 

Mi avvicino per guardare meglio:

attraverso l'apertura posso vedere che l'intera stanza è ridotta in uno stato caotico,

con tutte le cose - mobili e arredi - messe in mezzo,

mentre il tetto e il pavimento sono stati parzialmente rimossi

La stanza sembra adesso quella di una stamberga

Sono arrabbiatissimo ed esclamo: "No, di nuovo!"

E mi chiedo il motivo di tanto accanimento

Penso alle altre circostanze della mia vita

in cui mi sono trovato davanti a spettacoli simili di ruberie e, soprattutto, di vandalismo

Entro nella stanza

per constatare meglio i danni e poter prendere nota mentalmente

delle cose da fare per mettere la casa di nuovo in sicurezza:

ci sono già passato altre volte da queste situazioni

e sono stato sovrastato dalla sensazione di impotenza e di rabbia

che ti prendono, quando sei di fronte all'evidenza che un tuo spazio
intimo e privato è stato violato

Controllo tutto e, all'improvviso,

quasi per magia (come fosse un genio della lampada evocato dalle mie richieste)

si materializza accanto me l'uomo di fiducia

al quale la mamma ed io stesso abbiamo sempre fatto ricorso in queste circostanze

Con lui, taccuino alla mano,

prendiamo nota dei lavori che occorrerà fare

per ripristinare, sistemare, mettere in sicurezza: una lista infinita.

Penso costernato: "Ma come farò ad affrontare questa spesa? Con quali soldi?"

e mi sento piuttosto avvilito

Poi, sempre con Massimo saliamo sulla terrazza soprastante

Il tetto di questa casa è del tutto piatto:

ed è recintato da una ringhiera di ferro dipinta di verde scuro,

oltre alla quale si gode della vista d'un panorama mozzafiato

sulla scogliera e sul mare di un profondo azzurro

Con mia sorpresa la terrazza è gremita di persone sedute ai tavoli:

tutti estranei.

"Cosa ci fanno qui?".

Ma c'è un cameriere che gira ai tavoli,

prendendo le ordinazioni

Da questo dettaglio arguisco che il posto è stato abusivamente utilizzato

per farne un locale all'aperto con vista mare

In un impeto d'ira, afferro l'uomo per le spalle,

mentre passa trafelato tra un ordine e un altro

Lo scuoto selvaggiamente,

gridando come un forsennato: "Questa è casa mia!"

Lo sollevo furibondo e lo lancio oltre la ringhiera.

Il poveretto si attacca ad un appiglio provvidenziale

che sporge dal muro

e, allora, io lo afferro per i capelli

sollevandolo di nuovo su con una forza sovrumana e gli grido:

"Qui non ci deve stare nessuno! Questa è casa mia!

Anzi domani stesso manderò una denuncia con il mio legale al titolare di questo esercizio

per utilizzo abusivo di una proprietà privata!"

E così dicendo gli strappo dalle mani il blocchetto delle comande

per avere con me le ragioni sociali dell'esercizio 

trascritte sull'intestazione di ogni foglietto

Quindi, lo ributto giù come se fosse un fantoccio inanimato

Mi giro: tutti quelli che erano seduti beati

di fronte alla rabbia sono fuggiti a gambe levate.

Indugiano solo pochi ritardatari,

ai quali ripeto ancora una volta la mia ingiunzione,

anche se - mi rendo conto - loro non hanno colpa di nulla.

Alla fine di tutto rimane, questo grande spazio vuoto,

al cospetto di un paesaggio marino bellissimo, di una bellezza da mozzare il fiato

 

 

[Mi chiedo se alla base di questo sogno non ci sia il mio travagliato e maldestro tentativo di riconnettermi ad internet, nel corso del quale non ho fatto altro che pasticciare il computer senza peraltro riuscire nel mio intento. E, soprattutto, pasticciando e messing around, non riesco più a rimettere le cose a posto]

 

 

Sono in viaggio con Gabriel

Ci sarà una maratona ed io sarò lì per fare le foto

Inspiegabilmente siamo da soli

Tutto mi appare piuttosto complicato

Arriva il giorno della gara e tutti gli atleti nei loro abiti colorati

cominciano a dirigersi a frotte verso il punto di partenza

Ho l’urgenza di raccogliere le nostre cose

per andare anche io allo start

e in queste procedure mi sento alquanto impacciato.

Gabriel è disteso sul letto,

molto tranquillo come sempre quando si è appena svegliato da un lungo sonno 

E borbotta e sospira tra sé e sé

Penso che sia meglio se, nel frattempo, 

io vada a prendere l’auto parcheggiata poco più in là

Lo faccio, ma quando arrivo e cerco di entrarci dentro,

vedo che tutte le maniglie sono state rimosse

Vado a chiamare qualcuno perché provveda alla bisogna

Passa un po’ di tempo…

L'orologio corre e i maratoneti ciarlieri passano sempre più numerosi

Finalmente, la macchina è a posto

La guido sino all’albergo

Mi ricordo con ansia che Gabriel è stato da solo per tutto questo tempo

Forse è caduto dal letto!” – mi dico

Arrivo con il cuore in gola

e, sul prato antistante la stanza del nostro alloggio,

una donna anziana su di un sedia, coccola e culla il Gabriel

Dobbiamo partire,

ma penso che non ci sarà il tempo di fare le foto della gara,

come era nei miei piani

Devo intraprendere il lungo viaggio verso casa

Ed è tempo di tornare

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26 novembre 2013 2 26 /11 /novembre /2013 21:20

Due frammenti oniriciFaccio delle foto
C'è uno spettacolo e dei ballerini danzano dietro un velo, con una fonte di luce alle loro spalle sicchè sul velo e oltre, verso gli spettatori, vengono proiettate delle ombre gigantesche.
Sono molto intrigato da questa situazione nuova.
Qualcuno mi batte sulla spalla ripetutamente ed io mi sento infastidito da questa insistenza.
Mi giro per guardare chi stia cercando di attirare la mia attenzione e, invece, mi sveglio.

Più avanti sono in una situazione indefinita.
Ci sono delle piccole larve infomi in quella che sembra essere una gigantesca piastra di Petri.
Dalle queste larve, ad una velocità stupefacente, si liberano dei grossi insetti alati, enormi, tanto grandi che sembrano essere elicotteri, tutti bianchi come se fossero fatti di ghiaccio.
E subito cominicano a volare freneticamente, ronzando.
Cerco ripetutamente di scansarsi da questi insetti giganti: reputo che il contatto con essi potrebbe essere pericoloso.
Il sogno è tutta una fuggire e un divincolarsi, mentre gli insetti volano attorno a me su di me senza darmi tregua.
So di essere esposto ad un pericolo grave e, in qualche modo, mi ritengo resposnsabile di avere scatenato sul mondo questa iattura: una sorta di guerra dei mondi, nata da una sperimentazione folle, demiurgica.
E' come se io stessi avessi compiuto delle manipolazioni genetiche: e quella capsula di Petri con le larve che vi si sviluppano a velocità inaudita ne è la prova.

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4 ottobre 2013 5 04 /10 /ottobre /2013 07:35

E se si dovesse tornare all'Università, per la convalida della propria Laurea?Ho sognato che tornavo all'Università.
Dovevo presentare dei moduli e, quindi, sostenere una prova scritta di cultura generale.
Il tutto per la convalida della mia laurea, pena la compromissione - se non l'invalidazione totale - di tutta la mia successiva carriera.
Mi avevano detto che si trattava di un semplice adeguamento alle nuove normative per l'iscrizione all'Università che, per un errore del Legislatore, erano state varate con un valore retroattivo totale.
Un grande caos regna negli uffici dell'Università.
Chi ci capisce qualcosa è bravo.
L'atrio, le stanze enormi, le grandi scale scenografiche sono piene distudenti che si agitano o che bivaccano.
Impossibile chiedere informazioni a qualcunoche sia addetto ai lavori.
Qualcuno mi dice che bisogna urgentemente procedere alla prova scirtta e mi consegna due fogliettini delle dimensioni di un francobollo.
In uno c'è un testo in italiano che riguarda il Papa.
L'altro è bianco.
Mi dicono che, in pochi minuti, devo fare una traduzione in Inglese, trascrivendola nel foglietto bianco, senza l'ausilio del dizionario.
Cerco di trovare un posto comodo per sedermi e fare con comodo la traduzione.
Inutile dire che non riesco nel mio intento.
Tutto congiura contro di me.
Non trovo da sedermi, varie cose mi ingombrano le mani, altre non le trovo, come - ad esempio - una semplice pennai fogliettini che mi hanno dato sono autoadesivi e mi si incollano sulle dita e, nel tentativo di spiccicarli, mi cadono per terra e li perdo di vista.
Poi arriva un colpo di vento e li porta via, chissà dove.
Raccatto tutte le mie cose e vado alla ricerca di un bidello che distribuisca i fogliettini.
Non lo trovo.
Controllo l'orologio e il tempo a disposizione si restringe sempre di più...
Decido di risalire al piano di sopra dove vi sono gli sportelli della segreteria. Per far presto mi sposto con delle corde che pendono dal soffitto, come se fossi Tarzan che si sposta nella giungla da un albero all'altro, con l'ausilio di resistenti liane.
Alla fine, riesco ad atterrare con leggerezza ed agilità, davanti ad uno degli sportelli.
Ma il tempo stringe, inesorabilmente.

 

Che angoscia...

 

 

Il fatto che la propria identità professionale venga messa in discussione (o che possa essere cancellata) è sovente ricorrente, essendo legata a quelle vasta area di ansie per la perdità o per la disgregazione del proprio Sé e, in particolare, di quello che fa da interfaccia con il mondo degli altri.

Poi, confluiscono in questi sogno i racconti di mio figlio Francesco che, di recente, si è dovuto cimentare con le faticanti procedure di iscrizione all'Università di Palermo con il confronto estenuante con code, incompetenza, scarsa professionalità degli addetti ai lavori e assoluta inefficacia dell'informatizzazione.

Un clima che sembra essere ancora di marca borbonica, benchè siamo già nel pieno dell'"avveniristico" XXI secolo. Avveniristico dovunque, ma non qui a Palermo.

E poi, ci sono, naturalmente, le mie personali esperienze di code, di incomprensioni, di informazioni elargite con il contagocce di code nei vari uffci di Palermo (Tra ASP e Comune) per regolarizzare la posizione di Gabriel Babacino...

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10 agosto 2013 6 10 /08 /agosto /2013 09:50

La Legge della Giungla

 

 

Di notte,
strade che sono ampi canali
pieni di acqua nera come l'inchiostro

 

Arrivano delle barche a motore
reduci da battute di pesca
i colpi del motore  a scoppio
rimbombano e luci sgargianti si riflettono
sulla superficie liquida,
nera come ossidiana

Io mi sposto in acqua,

vestito con una muta nera da subacqueo
mimetizzato nella notte

 

Mi muovo a pelo d'acqua
e respiro liberamente

le barche a motore mi sfiorano

 

Nessuno mi vede
perchè sono nero come la notte e come l'acqua
che mi avvolgono come un sudario

 

Il fondale si fa basso e comincio a camminare
gocciolando acqua da tutte le parti

E adesso corro in una folla
sempre indossando la muta nera

Corro e mi faccio largo a spinte e spallate
buttando altri a gambe all'aria

E' la legge della Giungla a comandare

Ed è solo un sogno...

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22 luglio 2013 1 22 /07 /luglio /2013 08:17

Corsa senza fine

Vado di corsa

A volte sono da solo
A volte in compagnia
Corro
lungo strade desolate
lungo percorsi aggettanti su alte orride scogliere
dentro palazzi e lungo interminabili corridoi
 
Quando passo, ci sono riunioni di lavoro in corso
manifestazioni ufficiali e file compunte di dignitari
celebrazioni e ricorrenze
ed io attraverso queste diverse situazioni
di corsa, senza mai fermarmi
Molti mi guardano distratti,
ma non proferiscono verbo
 
Passo accanto ad una fossa scavata di fresco
e c'è la parte posteriore di un auto emergente dallo scavo,
con una targa nuova e risplendente in buona evidenza
 
Ci sono dei musicanti che provano i loro strumenti
 
Qualche volta sono con Frida, la mia cagnolozza,
che mi segue fedele
anche se qualche volta è riottosa
e mi fa disperare
(si pianta sulle zampe e si volge indietro,
perché vorrebbe tornare a casa: ma dove?)
 
Mi ritrovo all'interno di antichi monumenti
chiostri romanici e strutture arabo-normanne
con lievi arcate e meravigliosi colonnati,
e delicati merletti di pietra a fare da decorazione
e fontane chioccolanti che rendono l'aria fresca
 
Correndo, passo anche dalla casa di famiglia al mare
e lì c'è mia madre ad aspettarmi, con mio fratello
e mi fermo per un attimo a mangiare con loro,
ma poi riprendo a correre
 
 
So che alla fine della mia corsa
dovrò prendere la mia canoa
e andare per mare
 
Diverse volte, infatti,
ci passo davanti
ma non è mai tempo di distogliermi dalla corsa
 
Eppure so che devo metterla in acqua ed andare
Dove?
Non so!
 
Ogni volta c'è una faccia di plastica sporgente dal pozzetto
che mi guarda ghignante
e mi chiedo cosa ci faccia lì
 e m'inquieto, come di fronte ad un presagio

Forse per questo rimando sempre
il fatidico momento di mettermi per mare
 
E intanto giro e rigiro,
sempre correndo
 A volte imbocco dei vicoli ciechi
e dei sentieri promettenti che si perdono nel nulla
 
Per riprendere la strada giusta
talvolta dovrei fare dei salti oppure protendermi nel vuoto,
e ogni volta, pusillanime, preferisco rinunciare
e ritorno sui miei passi
 
Poi, mentre sono all'interno di un antico chiosco,
con un porticato di esili colonnine
nel tentativo di saltare da un punto all'altro
(sotto di me il vuoto)
quasi fossi un esperto acrobata
rompo una delle pregiate colonne
e si scatena un sommovimento improvviso,
come un terremoto, morbido e continuo

E il porticato inizia a disgregarsi in frammenti
minuti e sottile pulviscolo impregna l’aria

Fuggo via spaventato
e riprendo a correre

Non ci sarà mai fine alla mia corsa

 

 

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20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 11:49

SfideVado a trovare Lara e Roberto. dopo la loro Gara dei Tre Rifugi e passo a prenderli da un piccolo villaggio dove si trovano in vacanza.
L'idea  è di spostarci di qualche chilometro e di andare a mangiare nella mia casa di campagna.
Arrivo con la mia auto e parcheggio scioltamente: tutto bene, se non fosse che sono sull'orlo di un dirupo.
Quando scendo dall'auto mi accorgo che sia la ruota anteriore sia quella posteriore sono piazzate esattamente sopra un'esile lastra (anzi, poco più di una sfoglia...) di roccia che è già tutta incrinata: quindi, basta un niente perchè si spezzi.
Sono spaventato all'idea di rimettermi in auto.
Si aprono scenari mentali in cui precipito con tutta l'auto e mi sfracello nel dirupo sottostante.
Ma Roberto mi di incoraggia, dicendomi più volte che ce la posso fare e ripetendomi che devo avere fiducia  in me.
Dopo quest'iniezione di fiducia, evidentemente ce la faccio a manovrare e rimango incolume. Infatti, poco dopo, siamo tutti assieme in auto e stiamo viaggiando.

 

In un altro momento del sogno, sono in un posto dove è radunata molta gente.
Sono andato lì per fare delle foto.
C'è un gruppo di donne - non esattamente in forma  - intente a far ginnastica sotto la guida di uno sprovveduto istruttore...
Poi ci sono dei podisti sparsi.

Sembrano tutti a riposo, per il momento.
Almeno la maggior parte.
Mi spiegano che altri sono ad allenarsi su di un percorso - di cui mi dicono anche il nome (che non riesco a ricordare).
SfideAggiungono che, quando si va a fare l'allenamento lì, si  parte tutti assieme, ma che poi - ad un certo punto - tutti cominciano a tirare a più non posso e si "scannano" a vicenda.
C'è un'altra donna che tira foto, ma sembra piuttosto inesperta.
Ed io cerco di dispensarle dei consigli, chiedendole tra un cosa e l'altro, cosa sia venuta a fare qui.
Ad un certo punto visto, che le cose ristagnano e mi sto annoiando a morte, decido di andare via.
Ma ero lì per fare le foto o per fare altro?
Legittima domanda!

Perché, prima andare via arrotolo nel suo alloggiamento un tubo da giardinaggio e ne stacco l'estremità fissata con un giunto a vite al rubinetto che è aperto a tutta forza, sicchè una grande quantità d'acqua comincia a fluire dappertutto.
Lasciandomi alle spalle i podisti a riposo e le loro signore che fanno attività ginniche (ma senza grandi risultati), mi avvio per uscire fuori, attraversando una grande folla.
Quando sono già abbastanza lontano, mi accorgo di aver dimenticato la mia attrezzatura fotografica , ma è ormai troppo tardi per ritornare a prenderla.
Penso che qualcuno la custodirà per me sino alla prossima volta.
La folla che sto fendendo è troppo fitta.
SfideC'è gente che sembra aver bivaccato lì per giorni e giorni, ci sono hippie e figli dei fiori come in un grande raduno alla maniera di Woodstock o dell'Isle of White, ci sono saltimbanchi e giocolieri, ma anche brigatisti e black blok.
E poi venditori ambulanti di cibarie e altri ammenicoli.

Il gelataio, il venditore di fette di anguria agghiacciate, il pannellaro con la sua lapa e il venditore di spincione, ma anche il baracchino degli hot dog.
Molti mangiano e bevono, altri si fanno le canne.

Ma nello stesso tempo, una parte della grande folla freme e i diversi gruppi fremono e tendono a mescolarsi assieme.
La folla diventa animata e dotata di una vita propria, un immenso corpo con migliaia di propaggini.
Ho un ultimo colpo d'occhio della folla come se stessi ascendendo su di un aerostato, passando da una visione limitata dei singoli gruppi che mi circondavano alla visione di un campo di corpi e di teste brulicanti che si estende sempre di più man mano che la mia visione si va allargando.
E capisco che sta per ricominciare una rivoluzione.

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16 luglio 2013 2 16 /07 /luglio /2013 10:06

Il monasteroCammino lungo un sentiero di montagna, impervio, benchè ombreggiato da alcuni alberi secolari
Più che un sentiero è una scala di roccia
Nei punti più scoscesi infilo nelle fessure tra un masso e l'altro un grosso bastone  e mi ci aggrappo per tirarmi su
L'ascesa non è facile perchè sono appesantito da uno zaino piuttosto ingombrante e molto, molto pesante.
Vado avanti, tuttavia, sapendo che mi rimangono soltanto le ultime centinaia di ascesa e che poi sarò arrivato alla mia meta
In effetti, dopo un po' la pendenza si va stemperando e il sentiero si fa più largo e agevole, conducendomi nel cuore di un grande slargo chiuso in fondo da un enorme edificio dalle pareti a picco e sormontato da tetti ricurvi e da guglie, incorniciato da uno sfondo di cime azzurrine aguzze e dentellate (le più alte rivestite di ghiaccio scintillante) che si stagliano contro il cielo d'un intenso e insostenibile azzurro
Varcando l'arco di un grande e maestoso portale, entro con passo stanco in un vasto cortile interno
So che altri sono arrivati qui prima di me
Ma non posso passare subito
Si fa avanti un monaco, vestito d'una semplice tunica marrone che scende sino ai piedi scalzi
E quando arriva vicino a me, azionando un pulsante invisibile o con la sola forza del pensiero, mette in funzione un meccanismo
Non capisco dapprima di cosa si tratti
Poi guardo meglio
Sì, è un nastro trasportare, come quelli che si vedono negli aeroporti per la riconsegna dei bagagli, ma è di piccole dimensioni
Sul dispositivo mobile che sembra originarsi dalle viscere insondabili dell'edificio viaggia un unico oggetto: una cassettina metallica di piccole dimensioni e ammaccata da molteplici urti e cadute, smaltata di bianco un tempo, ma con lo smalto tutto scheggiato
La cassettina mi passa davanti ed io non capisco cosa debba fare
Dopo un' attesa che sembra interminabile eccola arrivare di nuovo
Il monaco mi guarda intensamente
Ed io capisco
Forse, per potere entrare nel convento devo prima mettere un piccolo obolo nella cassettina
Mi pare giusto
Comincio una ricerca frenetica nelle diverse tasche del mio zaino
Non è facile, anche perchè non ricordo l'esatta disposizione delle cose
Ho viaggiato tanto a lungo con semplicità francescana, senza aver mai bisogno di alcune cose, e, quindi, mi manca la naturalezza derivante dall'uso quotidiano di ogni oggetto. In più le mie mani sono impacciate e prive di ogni sensibilità
Rovisto a vuoto alla ricerca d'un portafoglio o di un borsellino: non riesco a cavare un ragno dal buco
La ricerca è resa più complicata dal fatto che, avendo posato lo zaino sul nastro trasportatore, devo continuamente inseguirlo, man mano che viene sospinto in avanti
Sono affannato, come se per questa mia ricerca ci fosse una scadenza, dopo la quale le porte del monastero per me si chiuderanno per sempre
Eccolo alla fine! Ma, guardandolo, ho una sensazione di estraneità, come se non lo vedessi da tanto tempo: mi appare tutto stropicciato, quasi raggrinzito e vizzo
Lo apro con dita nervose ed ecco che dentro c'è una banconota da 10 sterline che mi sembra l'obolo perfetto per la cassetta delle offerte che, nel frattempo, è passata un numero apparentemente infinito di volte su quel nastro trasportatore
Ora non mi resta che attendere il suo prossimo passaggio per inserire la mia piccola offerta, al suo interno, mi sarà concesso di entrare

Per questa volta ce l'ho fatta

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15 luglio 2013 1 15 /07 /luglio /2013 09:33

Libri e segreti(Maurizio Crispi) Tornando a casa dopo un'assenza, trovo, inaspettatamente, tante persone e una grande confusione
A quanto pare, un elettricista sta lavorando all'impianto elettrico

Cado dalle nuvole

Chiedo cosa stia succedendo e mi dicono che, a causa di un problema urgente si sono dovuti avviare questi lavori
Tutto è sottosopra. I mobili sono stati spostati. I libri rimossi. Tutte le miserie e i vezzi di una vita trascorsa in questa casa sono stati impietosamente messi a nudo, mentre degli strati archeologici e dimenticati sono riemersi
Mi sembra che tutto abbia un aspetto diverso
Tutte le persone intervenute (alcune che non vedo da tempo) sono sedute e chiacchierano amabilmente
I libri rimossi dalle scaffalature sono stati accatastati sul balcone
Mi precipito fuori, gridando e sbraitando
"Ma come è possibile? Cosa avete fatto? I miei poveri libri! Sta per iniziare a piovere! Aiutatemi a portarli dentro casa! Si rovineranno!"
Ma nessuno si muove
Ed io comincio ad affannarmi, ma assieme ai libri ci sono anche delle cianfrusaglie delle quali non ricordavo l'esistenza che attraggono la mia attenzione (diventando dei veri e propri "reperti", ognuno dei quali ha una sua storia da ricostruire) e che mi distolgono da quello che sento essere il mio compito primario che è quello di mettere in salvo i miei amati libri
Tra i libri ci sono anche delle cose vecchissime, tra le quali degli enormi volumi rilegati con annate intere della rivista "Epoca" e "Arianna" che i miei compravano regolarmente e che, all'inizio del nuovo anno, facevano rilegare, ma poi - per problemi di spazio - smisero. E ricordo che quegli enormi volumi io adoravo sfogliarli, soffermandomi ad odorare il misto ineffabile di odori della carta patinata e della colla da rilegatoria
Ma ora - nella vita vera - quei volumi sono giù in garage.
Sia come sia, a poco a poco, riesco a mettere i libri al sicuro, anche se l'ingombro è davvero tanto ed è tutto sottosopra
E intanto continuano i lavori da parte degli operai, mentre gli invasori proseguono nelle loro amabili conversazioni: il tutto in una dimensione di allegro caos che però non genera alcuna stella danzante

Più avanti sto seguendo una seduta di psicoterapia che vede un bimbo piuttosto piccolo come paziente. Io sono presente come uditore, mentre due giovani psicoterapeute in formazione conducono la sedute
Presente anche, comodamente sdraiato di tre quarti su di un lettino da psicoanalisi nello stile di quello usato da Freud, anche il mio analista e didatta,  Francesco Corrao.
Io sono seduto un po' alla periferia della stanza e, sopra la mia testa, incombe una piccola scaffalatura di libri
Con il capo rovesciato verso l'alto vado prendendo questo o quel libro, ma poi non riesco a metterli al loro posto e, mentre maldestramente, tentavo di ricollocare i volumi al proprio posto mi sentivo puntato addosso lo sguardo di Corrao

Un'angoscia che mi riporta ai tempi della mia analisi personale, quando stavo seduto nel salottino adiacente alla stanza della terapia e osservavo quella quantità incredibile di volumi, ordinatamente collocati in una libreria che andava dal pavimento al tetto: ricordo che, durante l'attesa che a volte si portraeva per interminabili minuti, stavo a guardare il dorso di tutti quei volumi, cercando di leggerne il titolo: avrei voluto alzarmi e prenderne qualcuno in mano, per sfogliarlo e carpirne i segreti, ma non lo feci mai. Questa semplice azione rimase per tutta la durata dell'analisi al livello di semplice e bruciante desiderio
Una volta vidi sporgere dalle pagine di una rivista un foglio che recava scritte delle frasi  vergate a mano, e pensai che un/a paziente che mi aveva preceduto avesse voluto lasciare un proprio "messaggio nella bottiglia", ma quest'azione puramente immaginata mi sembrò allora una "profanazione" di uno spazio quasi sacrale e, in seduta, nemmeno ne parlai.

In un'altra parte del sogno, un mio segreto compromettente sta per essere rilevato
Ho fatto dei passi falsi e ho lasciato dietro di me tracce ed indizi
Ho in mano una busta dal contenuto compromettente e vorrei liberarmene
Penso di andare in Polizia o dai Carabinieri a denunciare che ho ricevuto questa busta in un ufficio postale in cui sono esplose delle bombe e che, pertanto, temo che anche dentro il plico che mi è stato consegnato possa esserci del materiale esplosivo
Ma, poi, penso di essere del tutto fuori di testa
Rifletto bene al fatto che, dovunque io vada, poi aprirebbero la busta per verificare se la mia teoria sia vera, per poi ricondurre tutto il materiale all'interno a me
E la frittata sarebbe fatta. Sarei per sempre compromesso. Io steso probabilmente sarei considerato un pericoloso terrorista
Che fare?

Dopo aver fatto questo sogno (o questi sogni) ho pensato a me, quando ero piccolo, ai miei genitori.
Penso che i genitori di rado parlino con i propri figlio.

Loro, il più delle volte, sono chiamati ad agire, a fare delle cose, cercando di comportarsi nella maniera che sia il più possibile giusta.

Non ricordo di aver fatto mai dei discorsi particolarmente profondi con uno o con l'altro dei miei genitori, nell'età della ragione.

Mi ricordo di cose fatte assieme, questo sì, oppure di cose mancate, di momenti in cui ci sono stati un allontanamento e la creazione di una distanza.
Per una parte della nostra vita siamo impegnati a distanziarci e a differenziarci dai nostri genitori.
Per esempio, quando ero ragazzino non sopportavo che dovessi venire identificato come il "figlio di Ciccio Crispi".
Volevo essere identificato per quello che ero e, tuttavia, non conoscevo quale fosse la strada per diventare un'entità autonoma, conquistando una mia identità differenziata, unica, originale.
Spinti da questo bisogno di differenzaizione ci allontaniamo e, poi, va a finire che ci siamo allontanati così tanto che una nuova convergenza su basi diverse è impossibile, finche i nostri genitori sono in vita.

Poi, quando non ci sono più, delle convergenze inaspettamente si verificano: noi, in qualche modo, diventiamo loro.

Ma loro non ci sono più: e non è più possibile parlare con loro, intavolando un discorso, se non in una maniera puramente immaginaria.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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