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20 agosto 2026 4 20 /08 /agosto /2026 11:51
Telefono con guinzaglio (Foto di Maurizio Crispi)

Telefono con guinzaglio (Foto di Maurizio Crispi)

L'altro giorno ho osservato il telefono smart di una mia collega che era dotato di un piccolo ed elegante guinzaglio per poterlo tenere - in caso di necessità - al polso, senza pericolo di poterlo smarrire. Mi è venuta in mente una situazione in cui - in un ipotetico futuro - tutti potrebbero andare in giro in una grottesca rappresentazione della realtà che ci circonda - in giro, a passeggio, a fare sport, portando graziosamente al guinzaglio il proprio telefono che segue, o precede, strisciando o zampettando, a seconda dei casi. E se, all'improvviso questi telefoni al guinzaglio si ribellassero?

Maurizio Crispi

Telefoni al guinzaglio (elaborazione Gemini AI)

Tonino girò la chiave nella serratura, aprì il portone di casa e, mettendo fuori il naso, fece il suo solito respiro profondo del mattino. Ma la fresca aria primaverile gli andè di traverso in un solo istante.

Davanti a lui, sul marciapiede, un signore in giacca e cravatta camminava a passo svelto tenendo in mano un cordino azzurro intrecciato. All'altro capo del guinzaglio un elegante smartphone ricurvo procedeva a passetti svelti e alteri come un levriero, battendo quattro agili zampette meccaniche sulle mattonelle con un tipico clic-clac metallico. La sua fotocamera posteriore ruotava a destra e a sinistra per consentirgli di guardarsi attorno.

Tonino si strofinò gli occhi, convinto che il caffè non avesse ancora fatto effetto, ma la scena attorno a lui era persino più assurda.

Una ragazza sulla trentina era ferma vicino al palo della luce: il suo telefono, legato a una pettorina di gomma rossonera, faceva vibrare l'asfalto piantando le quattro zampe mentre illuminava uno spigolo. "Su, Pro Max, fai il bravo, andiamo a fare la ricarica al parco", cinguettava lei con voce stucchevole, tirando leggermente la cinghia per staccarlo da una chiazza d'ombra. Poco più in là, un vecchio telefono rugged dal guscio incrinato avanzava con l'andatura dondolante di un bulldog, mentre un datato modello a conchiglia si era incastrato sotto la ruota di una bicicletta, tirando al cavo fino a farlo tendere come una corda da violino.

Nessuno sembrava trovarci nulla di strano per questo portento dei telefoni che fossero smart o no, al guinzaglio.  

Degli uomini in doppiopetto chiacchieravano tra loro strattonando con disinvoltura i propri dispositivi, mentre le signore all'uscita dal bar dove avevano mangiato con gusto dei pasticcini, sorseggiando caffè o the, confrontavano i guinzagli più alla moda di cui si fregiavano: in pelle, fluorescenti, persino estensibili per lasciare ai display più vivaci la libertà di trottare sui tetti delle auto in sosta.

Due telefoni si incrociarono al limite dei rispettivi guinzagli, avvicinarono i display, fecero un giro su se stessi scodinzolando con l'antenna e si scambiarono i dati tramite Bluetooth.

Poco più avanti, un cellulare da gaming piantava le zampette nel fango dell'aiuola tirando come un husky assatanato, attirato dal router di un bar, mentre un cucciolo di Smartwatch cercava di stare al passo con la mamma-smartphone.

Tonino notò anche un altro ragazzo il cui telefono, agitato da un flusso continuo di notifiche push, continuava a fare piccoli balzi rabbiosi sull'erba.

"Ma... scusi," azzardò Tonino, avvicinandosi a una donna con un elegante guinzaglio di seta rosa legato a un dispositivo pieghevole. "Perché li tenete al guinzaglio?"

Telefoni al guinzaglio (elaborazione Gemini AI)

La donna lo guardò con profonda riprovazione, portandosi una mano al petto. "E come vorrebbe farli uscire, scusi? Senza custodia? Se scappano in rete chi li riprende più? Il mio S24 l'altro ieri ha visto un segnale Wi-Fi aperto ed è quasi finito sotto un autobus per andarsi a connettere!"

Tonino si mise le mani in tasca, stringendo le dita attorno al suo vecchio e polveroso cellulare spento. Il suo modello a tastiera non aveva zampe, non ringhiava per le notifiche e non richiedeva passeggiate igieniche alle sette del mattino. Fece lentamente due passi indietro verso il portone di casa e decise che per quel giorno il mondo esterno poteva decisamente vedersela da solo.

Mentre Tonino indietreggiava sbalordito, le zampette di metallo dei telefoni cominciarono ad allungarsi a dismisura. In pochi istanti, i guinzagli si trasformarono in lunghissime liane luminose e l'asfalto della strada iniziò a oscillare e a piegarsi verso l'alto come un enorme foglio di carta, facendo scivolare via palazzi, automobili e passanti in un vortice di icone colorate.

"Tonino! Svegliati, per carità, che fai tardi a scuola!"

Con un sobbalzo e un brusco schianto, Tonino si ritrovò a terra, aggrovigliato tra le coperte del suo letto. Il comodino era sossopra e il vecchio telefono a tastiera della madre – che lui aveva usato la sera prima per giocare a Snake di nascosto sotto il cuscino – gli era finito dritto sulla fronte, lasciandogli un piccolo stampo rettangolare sulla pelle.

Dalla cucina arrivava il profumo del caffè e il rumore della radio di casa. Tonino si strofinò la testa dolente, si mise a sedere sul pavimento e tirò un lungo sospiro di sollievo: era stato solo un gran brutto sogno.

 

Tonino in Slumberland (elaborazione Gemini AI)

 

Telefoni al guinzaglio ribelli (immagine elaborata da Gemini AI)

Telefoni al guinzaglio ribelli (immagine elaborata da Gemini AI)

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30 luglio 2026 4 30 /07 /luglio /2026 07:19

Vi dirò che fatto un esperimento con AI, chiedendo di elaborare un racconto a partire da pochi elementi associativi da me forniti
Per ogni trance il tempo di elaborazione è stato inferiore a 2 secondi
Sono rimasto basito
Ed ecco il risultato del mio esperimento, nella forma di un apocrifo delle Mille e Una Notte

Maurizio Crispi (30 maggio 2025)

Sherazade

È Sherazade a prendere la parola.

Oh, grande Califfo, ti racconterò la storia d’un uomo dalle abitudini uniche e dalle azioni inaspettate. Quest'uomo, che chiameró Khalid, era noto in tutta la città per la sua strana abitudine di sganciare bombette puzzolenti ovunque andasse.
Khalid era un uomo enigmatico, con un sorriso misterioso (a volte sornione) e un'aria di superiorità che lo accompagnava ovunque. Nessuno sapeva cosa lo spingesse a sganciare quelle bombette puzzolenti, ma era chiaro che lo faceva con grande piacere.
Un giorno, Khalid decise di sganciarne una della sua ricca ed inesauribile scorta nel mercato più affollato della città. 
Al momento della deflagrazione olfattiva, la gente cominciò ad emettere gemiti di sofferenza, molti si coprirono il naso e fuggirono in preda al panico, mentre Khalid se la rideva a crepapelle. 
Ma il suo divertimento fu interrotto da un gruppo di guardie che cercarono di fermarlo per turbativa dell’ordine pubblico e che poi presero ad inseguirlo con vigore per le strade della città.
Khalid corse veloce, sganciando bombe puzzolenti a destra e a manca, e creando così un caos totale. 
Non parliamo poi di quando, proseguendo nella sua fuga, si infilò nel bel mezzo della piazza del mercato
Le guardie gli stavano alle calcagna, tossendo e coprendosi il naso, quando non potevano scansare le nubi di gas fetido che si sprigionavano dalle bombette disseminate in giro, ma Khalid sembrava mantenere comunque il suo vantaggio. 
E se la rideva alla grande
Alla fine, stanco di correre, si rifugiò in un piccolo locale per il ristoro dei passanti, dove si sedette e ordinò un caffè con un sorriso sornione stampato in volto (la sua scorta di bombette fetide era ancora oltremodo abbondante). 

Khalid e le bombette puzzolenti


Le guardie lo raggiunsero, ma quando videro che il suo volto si apriva  in un sorriso innocente, non poterono fare a meno di ridere alla grande.
"Perché sganci bombe puzzolenti ovunque vai?", gli chiese una delle guardie.
Khalid sorrise. "È il mio modo di portare un po' di umorismo nella vita delle persone. Poi, è anche oltremodo divertente vedere la gente reagire nei più diversi modi!
C’è chi è orripilato, chi è disgustato e in preda a conati di vomito, ma ci sono anche quelli che paiono inebriati e che inalano a pieni polmoni gli effluvi che si sprigionano dalle mie bombette o che se la ridono”.
Le guardie si guardarono tra loro e decisero di lasciarlo andare con un avvertimento, una semplice ammonizione, ma in fondo erano stati conquistati dalla innocenza di Khalid che, da quel giorno in avanti, divenne il personaggio di una leggenda metropolitana, e la gente aspettava con ansia le sue prossime bombe puzzolenti per poterle narrare e rinarrare senza tregua, sino a farle diventare delle imprese quasi mitiche.
Vi fu chi cominciò anche a stilare dei pronostici su dove Khalid avrebbe sganciato ed anche dei criteri per misurarne la potenza olfattiva.
Questa atmosfera di attesa rese i giochi pirotecnici di Khalid sempre più elaborati e fantasmagorici, sicché c’era sempre molta attesa e curiosità per il prossimo evento puzzolente: c’erano anche molti fan di Kahlid pronti a sdilinquirsi se appena percepivano il primo impatto olfattivo delle sue bombe: ed era anche assodato che le più letali - quanto ad impatto olfattivo - erano quelle che esplodevano senza botto, al massimo con un lieve sibilo, degne dunque d’un provetto, subdolo, artigliere

Khalid e le bombette puzzolenti )§(Gemini AI a partire dal mio testo)


E così, oh grande Califfo, la storia di Khalid ci insegna che anche nelle situazioni più strane, c'è sempre spazio per un po' di umorismo e creatività.
Ma la notte è ancora giovane, e io ho molte altre storie da raccontarti. Vuoi sentire un'altra storia, mio grande Califfo?
Sì, Sherazade, racconta pure! C’è ancora molto tempo prima che sorga il sole di un nuovo giorno!
Grazie, oh grande Califfo! Sono felice di vedere che apprezzi le mie storie.
Allora, continuerò  la storia di Khalid e delle sue bombe puzzolenti. 
Un giorno, Khalid decise di sganciare una bomba puzzolente nel palazzo del Califfo stesso!
Il Califfo, naturalmente, non era altri che te, oh grande Califfo. E quando sentisti l'odore terribile, ti infuriasti e ordinasti alle guardie di catturare quel Khalid.
Ma Khalid che era sin troppo veloce,  riuscì a fuggire e si dileguò. in un battibaleno. 
Tuttavia, lasciò dietro di sé un biglietto con un messaggio: "Il re degli odori e delle puzze è libero!"
Le guardie ti portarono il biglietto e tu non potesti fare a meno di ridere. "Chi è questo Khalid?" chiedesti.

Khalid e le bombette puzzolenti


Le guardie ti dissero che Khalid era un uomo enigmatico con un senso dell'umorismo unico.

Tu decidesti di incontrarlo personalmente e di capire cosa lo spingesse a sganciare bombe puzzolenti ovunque andasse.
Le guardie corsero e cercarono Khalid. Quando, a prezzo di grande fatica, lo ebbero trovato, lo  portarono al tuo cospetto, oh grande Califfo,. E tu gli chiedesti: "Perché sganci bombe puzzolenti ovunque vai?"
Khalid sorrise e disse: "È il mio modo di portare un po' di umorismo nella vita delle persone. E poi, è divertente vedere la gente reagire, ognuno a modo a suo!"
Tu lo guardasti negli occhi e vedesti qualcosa di speciale in lui.
Così, all'istante, decidesti di offrirgli un lavoro come "Gran Visir dell'Umorismo" del palazzo.
E così, Khalid divenne un membro importante della tua corte e le sue bombe puzzolenti divennero una sorta di beneamata tradizione. 
La gente del palazzo, i cortigiani, i dignitari, i funzionari, i servi sino al più umile degli sguatteri aspettavano con ansia le sue visite e le sue bombe puzzolenti, sempre a sorpresa e del tutto inaspettate, erano sempre un evento di grande rilievo, che poi tutti rievocavano ni loro tratti salienti ed inconfondibile per settimane e per mesi, sino a richiedere che da uno scrivano nominato ad hoc venissero trascritte le "cronache delle bombe puzzolenti di Khalid", financo con una graduatoria di merito e di gradimento, cui tutti gli "esposti alle puzze" avrebbero potuto dare un significativo contributo.
E tu, mio grande Califfo, imparasti a vedere il lato divertente delle cose e a non prendere troppo sul serio la vita.
Ecco la fine della storia, mio grande Califfo.
Spero che ti sia piaciuta e mi auguro che, per un altro giorno ancora, la mia vita sarà salva. 

 

Ed il Califfo volle ascoltare le storie di Sherazade ancora per molte notti a venire.

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3 luglio 2026 5 03 /07 /luglio /2026 13:12
Il pifferaio

Sognavo di possedere un piffero magico

Quando il piffero veniva suonato 
tutti accorrevano 
stregati dalle sue note


Era un piffero variabile
a volte piccino,
a volte strabordante,
altre volte imponente ed imperioso,
awesome!

A volte suonava da solo
senza che nessuno lo toccasse
Insomma, se la suonava e se la cantava

Era un animaletto vivace
quel piffero,
dotato di vita propria
testardo ed imperioso,
a volte morbido come burro,
un animaletto senza modi,
senza né arte né parte, 
altre volte sottomesso ed ubbidiente

A volte lasciavo che questo piffero 
venisse suonato
e le note che se ne levavano
erano allora celestiali
e fonte di magno gaudio

Ogni volta, si raccoglievano folle acclamanti
per dare testimonianza
del portento di quel piffero
Tutti entravano in deliquio nel vederlo in azione
Tutti avrebbero voluto impugnarlo
per soffiarci dentro 
sì da rimaner storditi da quelle celestiali note,
così rinvigorenti

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9 giugno 2026 2 09 /06 /giugno /2026 06:16
Piede calzato si accinge a calpestare un mucchio di merda (immagine generata da Meta AI)

Oggi ho pestato una merda di cane 
che un padrone di cane
neghittoso e privo di coscienza civica
aveva lasciato incustodita
sul marciapiedi

Ero al lavoro
Mi sono accorto del malfatto
Mi accorsi che una foglia secca sporgeva
dalla suola della scarpa
Appena la rimossi, spingendola via 
con l'altro piede
si sprigionò un orrendo afrore,
cui la foglia sino a quel punto
aveva fatto, per così dire, da coperchio

Situazione imbarazzante,
poichè era in corso una riunione di briefing
con altri colleghi

Morivo dal fetore
(e supponevo che anche gli altri ne stessero morendo)

Mi sono messo aggritta
per aumentare la distanza tra il mio naso
e la suola della scarpa
ignomininiosamente allordata
Ma non c’era scampo
Non c’era via di salvamento
da quelle particelle odorose
che si levavano fluttuando lievi
verso le mie nari
Insomma, stavo morendo dal fetore
e impestavo tutte le stanze 
gremite di genti
e tutti mi guardavano di sbieco
trasmettendomi forte e chiaro
un messaggio di intolleranza 
e di sdegno,
come foss’io uno nemico del sapone
Alla fine, uscii nel giardinetto 
e stricai il piede con energia 
sulla paglia secca e sulla terra polverosa
Ho fatto come fanno i cani
dopo essersi liberati le budella
o la vescica

Ho così risolto il problema
Non più ricevuto alle nari quegli effluvi fetidi
(oppure nel frattempo mi ero 
tragicamente assuefatto)

Mi sono ricordato di quella volta, 
tanti anni fa, 
quando appena entrato in un cinema affollato
mi accorsi di avere pestato 
una merda di cane,
puzzolentissima e immonda,
non potevo resistere agli strali di quel fetore orrendo,
ma nulla potti fare 
perché la proiezione del film
era appena iniziata
Allora scivolai nella poltrona
e allungai il più possibile i piedi
sotto quella della fila davanti
A mali estremi, estremi rimedi
La mia situazione olfattiva 
ne ebbe grande giovamento
ma non quella dello spettatore
davanti a me
che, in effetti, abbandonó il campo
dopo un po’, 
avendo ricevuto dei moniti infastiditi
dai suoi vicini
Migró alla ricerca di poltrona vacante
e mai più tornó

In tale imbarazzante frangente
mi sono ricordato anche
di un tale conosciuto in gioventù
che usava aspergere l’interno delle sue scarpe
con un deodorante spray,
poiché aveva il timore fobico
che i suoi piedi
oltremisura puzzassero

La bromidrosi plantare fetida
era, un tempo, 
causa di esenzione permanente
dal servizio di leva
e c’erano alcuni che arrivavano
alla visita medica di selezione 
senza essersi mai lavati i piedi
per un anno e passa
o che indossavano giorno e notte
calzini fetidi e inzuppati d’acqua
in modo da procurarsi reazioni allergiche,
terrificanti macerazioni e ulcerazioni

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15 gennaio 2026 4 15 /01 /gennaio /2026 13:23
Io con l'alieno (Archivio fotografico Maurizio Crispi)

Crunch
Crunch

O dio, che bbbbono lo snack!
Buono!
Buono il panozzo imbottito
con pomodoro e mozzarella!
E ogni boccone scende giù per il gargarozzo
che l'è un piacere!
Ma bisogna fare i conti
con scoppi di urla disumane e stridenti,
dissonanti,
che hanno un effetto di passapitittu

Olive, olive
Oliveri chiama
Ribaudo risponde
E discutiamo di arrimonnatura

Qual è la differenza tra arrimonnatura ben fatta
e quella che non da frutto?
Crunch 
Crunch
e ancora Crunch!


Andiamo avanti!
Voltiamo pagina!

Le grida disumane si sono spente
E' l'ora del cibo robusto che spegne l'agitazione
e che seda anche i più facinorosi,
anche se, da qualche parte, ci sono 
i fachiri del digiuno spinto
strenui assertori di volontà anoressica
e della ricerca di un'elevazione spirituale,

attraverso la mortificazione della carne
 

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30 novembre 2025 7 30 /11 /novembre /2025 06:44
Lo scooter del signor Petolicchio (foto di Maurizio Crispi)

Durante una mia passeggiata mattutina, alcuni giorni fa, mi sono imbattuto in uno scooter posteggiato lungo la via vicino casa, il cui sedile era tutto squarciato, come se un drone maligno lo avesse appena attaccato con dardi e bombe dirompenti: la gommapiuma fuoriusciva da ampi squarci, mentre il rivestimento in similpelle appariva lacerato e dissolto in alcune sue parti.
Ma cos'è mai successo?, mi chiesi

In questi casi, la curiosità si accende immediatamente dentro di me e il mio emisfero non dominante (quello della creatività) comincia a lavorare con solerzia, cercando di costruire delle storie, per quanto inverosimili.

Pochi giorni dopo mi ritrovai a passare di là e vidi un tizio che stava per mettersi in movimento a cavalcioni proprio di quello scooter

Gli volli chiedere, spinto da inestinguibile curiosità, cosa fosse mai accaduto a quel sedile

Il tizio, all'inizio un po' innervosito e reticente, accettò poi di raccontarmi la sua storia.

Di cognome faccio Petolicchio..., mi disse

Quello scooter con il sedile tutto lacerato, era dunque di proprietà del signor Petolicchio...

Qui le cose si fanno interessanti!, pensai tra me e me!

Ed eccola la storia del signor Petolicchio, come me la racconto egli medesimo

Viaggiava un bel dì sul suo scooter
Mentre procedeva ad andatura allegra, d’improvviso avvertì un fastidioso rimescolio nelle budella
Cosa succedeva mai?
Si ricordò allora, mentre si affrettava verso il posto di lavoro, con il motore che allegramente ronfava e faceva le fusa, che la sera precedente si era dato ai bagordi e che, trovandosi in un ristorante di specialità messicane, aveva ordinato un abbondante piatto di frijoles (alias fagioli) in salsa piccante, accompagnati da un tripudio di salsicce Poiché aveva parecchia fame, di tale pietanza aveva mangiato ben due porzioni, alacremente, anzi con inquietante voracità
Quando era arrivato a casa si era subito buttato a letto ed era praticamente caduto in un sonno comatoso (per via delle abbondanti libagioni), dormendo poi profondamente, senza essere disturbato da alcuna flatulenza

fagioli messicani in salsa piccante
Fagioli in salsa piccante messicana

Al risveglio, sollevando le coperte e annusando l’aria imprigionata al di sotto, avendola trovata pura, era rimasto un po’ sorpreso, poiché il Petolicchio - soprattutto nelle ore notturne - usava scoreggiare abbondantemente, anche quando non avesse consumato fagioli o altri cibi esotici ben piccanti
Stranamente non vi era stata alcuna emissione di gas dopo quella scorpacciata di fagioli: l’aria nell’intercapedine tra le lenzuola, seppur tiepida, si era mantenuta pulita e fragrante, non ammorbata da mefitiche particelle volatili
Quindi il Petolicchio, mentre viaggiava sul suo scooterone, si ritrovò a pensare che, forse, codesto sommovimento viscerale fosse una conseguenza tardiva del suo spropositato consumo di fagioli e della loro piccantezza che, evidentemente, gli aveva messo il fuoco nelle viscere, un fuoco che aveva covato sotto le ceneri sino a quel punto
Ebbe appena il tempo di formulare questo pensiero che sentì l’urgenza di liberare una forte scoreggiona
Si sentiva molto tranquillo ed era consapevole che il suo peteggiare non avrebbe dato pubblico scandolo: era all’aria aperta, era da solo e non avrebbe certo dato fastidio ad alcuno…
Quindi, con voluttà quasi orgasmica, liberò il peto di cui sentiva l’urgenza
Ma non fu un semplice peto: fu un tuono, una bomba incendiaria, una di quelle scoregge che dalle nostre parti si chiamano “spaiddalenzuolo” (in altri termini, in italiano standard "lacera-lenzuolo") o anche “spacca mutande”, fu - in definitiva - una roboante emissione di potenza letale
Il Petolicchio, pur atterrito dall’immane impatto sonoro del suo peto, continuò a guidare imperterrito il suo scooter sino al porto di destinazione, spinto e velocizzato da un effetto di accelerazione prorompente tipo jet
Quando smontò di sella, vide con orripilazione che il sedile sul quale era stato seduto era totalmente lacerato e sconvolto (ed era ancora fumante, per di più forse anche puteolente)
Non ci posso credere!“, esclamò atterrito, più ancora che costernato, il Petolicchio
Preso da un’improvvisa consapevolezza con la mano andò a tastare il fondo dei suoi pantaloni e si rese conto che si erano lacerati per via della potenza dell'emissione gassosa e si ritrovava dunque a culo nudo
Come presentarsi con dignità in ufficio?
Che fare?
Cercó di rimediare alle meno peggio, drappeggiandosi attorno alla vita un orovvidenziale K-Way anti-pioggia che teneva di riserva nel bauletto dello scooterone
Con questo abbigliamento eccentrico si presentò ai colleghi di lavoro, senza svelarne l’arcano e così rimase per tutta la sua giornata

Non volle più riparare il sedile dello scooter nell’evenienza che simili eventi meteo prorompenti di origine intestinale potessero ripetersi in futuro (se gliene fosse stata data la possibilità mai avrebbe rinunciato ad un piatto di fumanti fagioli in salsa piccante messicana!)

La prudenza non è mai troppa, disse il vecchio saggio

Ed io concluderei qui con questa piccola morale: Mai dare un passaggio in auto al signor Petolicchio o ad un suo alter ego, specie se costui abbia mangiato fagioli messicani in salsa piccante!

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24 novembre 2025 1 24 /11 /novembre /2025 06:05

Ho sentito un forte odor di broccoli
Ieri abbiamo mangiato
un broccolo di provenienza oscura

Maurizio Crispi

Il colore venuto dallo spazio

"Ieri abbiamo mangiato un broccolo di provenienza oscura".

Queste parole, pronunciate con una leggerezza che in seguito avremmo maledetto, segnarono l'inizio del nostro incubo.

Il vecchio agricoltore, con occhi vitrei e mani che sembravano radici contorte, ci aveva avvertito, del resto.
Ma la fame e la curiosità ebbero la meglio sul buon senso.

Il vegetale, di un verde così profondo da sembrare nero sotto la luce fioca della luna, era stato trovato in una cesta abbandonata ai margini del bosco di Altavilla, in un luogo che gli abitanti del piccolo paese evitavano come la peste.
Il broccolo non aveva etichette, né altri elementi che indicassero la sua provenienza e la sua tracciabilità. Chi lo aveva coltivato? Dove? perchè? Non sembrava possedere tutte le qualità di un broccolo ordinario, eppure - per quanto in una maniera distorta - ci assomigliava: in più, attorno ad esse l'aria si distorceva e ne emanava una strana, quasi impercettibile, pulsazione che notammo solo dopo averlo portato in casa.
Ale, sempre audace nelle esperienze gastronomiche, lo aveva cucinato, riempiendo la nostra piccola cucina con un odore pungente, terroso, che ricordava l'umidità delle cripte.
Mentre lo consumavamo, un vento gelido si insinuò dalle fessure delle finestre, nonostante la stagione fosse mite.
Il sapore della pietanza che venne scodellata nei nostri piatti era indescrivibile: ferroso, amaro, con un retrogusto che ricordava la terra bagnata di fresco di una tomba aperta. Eppure, eravamo stranamente incapaci di smettere di mangiare finché non fu consumato fino all'ultimo, inquietante gambo.
Quella notte, il vero orrore ebbe inizio.
I nostri sogni divennero rutilanti e cominciarono a dispiegarsi in visioni distorte: non vedevamo più volti umani, ma un'infinita distesa di campi arati sotto un cielo cupo e opprimente, color sangue, e il suono di una vanga che colpiva la terra dura incessantemente e, ogni tanto, si levavano orrendi rumori di risucchio
Al risveglio, i nostri riflessi nello specchio ci apparvero distorti, mentre le nostre ombre si allungavano in modo innaturale, muovendosi con una volontà propria e sprigionando sinuosi tentacoli e viticci.
Sentivamo il bisogno irrefrenabile di tornare in quel bosco, di cercare l'origine di quella pianta maledetta che, così incautamente, avevamo ingurgitato
Guardando i nostri riflessi distorti nello specchio, avevo l’impressione che non fossimo più noi e che ci stavamo trasformando in qualcosa di altro, che cioè non si trattasse di una semplice dispercezione ma che noi stessi, in ogni nostra fibra fossimo in via di metamorfosi
Un'orribile ed indicibile trasformazione, invero, come essere diventati dei putridi vegetali marcescenti dalle fattezze ancora vagamente umane
Ah! Quel broccolo di provenienza oscura ci aveva corrotto irrevocabilmente, prima con il suo richiamo e poi indicendoci a nutrircene, al di là di ogni ragionevole prudenza.

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20 novembre 2025 4 20 /11 /novembre /2025 11:45
Cielo blu con nuvole (foto di Maurizio Crispi)

Io non salto
Tu salti?
C’è invero qualcuno che as-salta
(una speciale categoria di saltatori
più aggressiva)
Salta tu,
che salto anch’io
Chi non salta in compagnia
o fa il ladro o fa la spia
Tutti saltammo a stento
Il saltator cortese
Il saltator stizzoso
Il saltator benevolo e quello malevolo
I saltatori al buio 
I saltatori nel buio
E ci son anche i saltatori in basso
e al ribasso 
E quelli che si limitano a saltar di lato

Salta tu,
che salto anch’io
Chi non salta in compagnia
o fa il ladro o fa la spia
Tutti saltammo a stento
I saltatori al buio 
I saltatori nel buio
I saltatori bendati e ciechi,
come la Fortuna
E ci son anche i saltatori in basso
e al ribasso 
E quelli che si limitano a saltar di lato

Ci sono i saltatori-grilli
e quelli che saltano 
come cavallette esaltate
e, mentre si divertono,
infastidiscono il prossimo
E vogliamo parlare
di coloro che saltano il fosso,
sfidando la sorte? 
E che talvolta saltano anche la fossa,
mentre i becchini 
sono intenti a scavarla?
Non dimentichiamoci, poi, 
dei saltatori di banchi
che, nei secoli, 
son divenuti i saltimbanchi,
a volte impropriamente
paragonati con gli stambecchi

Vorrei qui menzionare i saltalamerda,
che, cioè, son coloro che camminano saltando 
per evitar di calpestare barocchi riccioli di merda
abbandonati lungo la via
Abbiamo anche i saltimbocca, 
ma questa genìa di saltatori
è considerata un po’ invadente, 
il perché è evidente
Aggiungerei qui 
anche quelli che saltano di gioia
e quelli che saltano, 
perché il loro cammino
è un letto di tizzoni ardenti,
ma poi ci sono quelli 
che ci hanno fatto l’abitudine
ed anche sul terreno più urente
camminano come fosse niente

Ci son quelli presi dal salto di San Vito
parente stretto dell'omonimo ballo
e che saltano sino a stramazzare al suolo,
come cavalli uccisi dalla fatica

Infine, a coronare il tutto,
non possiamo non menzionare
quelli che amano il salto al buio
e nel buio, 
costi quel che costi,
ma anche i saltatori nel vuoto
che sono vieppiù amanti del pericolo

E qui mi fermo e più non dico
e anch’io prendo a saltare
salto salterino 
salto salterino 
salto canterino
e tutti giù per terra!

Ridicoli e demenziali

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18 novembre 2025 2 18 /11 /novembre /2025 11:42
uovo sodo (dal web)

Ho dormito sodo, 
come un uovo sodo.
Sarà perché iersera 
mi son fatto un bel brodo,
con l’ultimo esemplare di Dodo,
che qualcuno aveva catturato di frodo,
lasciandolo appeso a frollare ad un chiodo,
ma senza fare il nodo
Ecco, proprio lì, 
dove il pescatore di frodo
aveva lasciato la sua rete, 
piena di pesci per il brodo
(che non avrebbe dovuto 
pescare in codesto modo), 
il gatto di casa avea lì deposto,
senza ritegno, 
il suo bel comodo


È stato, direi, 
un bell'accomodo,
molto comodo, 
per far le cose semplici 
e a modo,
ma vorrei qui dire 
che rispetto a quel Dodo 
cotto in brodo,
pur sempre preferisco 
un ovetto sodo,
innaffiato 
con un’Oransoda Crodo
(todo modo
un crodo dopo crodo,
l’é proprio un bel modo),
e magari accompagnato anche 
da un bel tozzo 
(di quel buon pane fatto in casa), 
con un top di marmellatina d’arancia,
come quella che mia nonna 
faceva un di’
con le arance belle sode
colte nel suo giardino
proprio lì, a Tortolì,
un vero e proprio lodo 
al buon gusto, todo modo,
senza condono

Evviva il magnifico brodo
(ma non di Dodo)
del buon tempo antico!

Evviva l’ovo sodo!

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15 novembre 2025 6 15 /11 /novembre /2025 11:24
Le chiavi smarrite (foto di Maurizio Crispi)

Cose che capitano!

Stamane mi accingevo ad uscire molto presto per andare in campagna e stavo impazzendo, letteralmente, perché non riuscivo più a trovare le chiavi della macchina 
Le ho cercate dovunque per mari e per monti, per laghi e per fiumi, per stelle e per pianeti, persino rovistando nelle più lontane galassie, anche perché ieri sera, rientrando a casa non le avevo messe al loro usuale posto, che è un piccolo gancio portachiavi nei pressi della porta d’ingresso.
E niente da fare, non potevo proprio trovarle! 
Con molto fastidio, mi accingevo dunque ad uscire prendendo la chiave di riserva che se ne sta appesa solitamente a quello stesso gancio e vado per mettermela al collo
Le chiavi della macchina, sia quella principale sia quella di riserva sono fornite di un cordone colorato che le rende più visibili 
E mentre faccio ciò di cosa mi accorgo?
Che la chiave che andavo cercando ce l’avevo già appesa al collo e che lì era stata per tutto il tempo della mia ricerca!

Tapino me!
Me Tapino!

Cose che, per fortuna, non capitano solo a me...

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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