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Il vento furioso della notte
ha abbattuto un albero di falso pepe
dal tronco vecchio e rugoso,
di sicuro uno dei decani del giardino
Al mattino, se ne stava a terra tutto acquattato
accanto ad una panchina di pietra bianca
quasi volesse strisciarvi sopra,
il tronco aperto a vivo
nel punto di rottura
Uomini con tute gialle s'aggirano attorno
al gigante caduto
con strumenti minacciosi di lucido metallo
e s'apprestano con inutile piglio
a smembrarlo
Il loro sguardo è prosaico: vedono solo una cosa rotta
Poco lontano un gatto morto
ha giaciuto sul prato verde smeraldo
per molti giorni,
senza che nessuno lo rimuovesse
Poi, dal momento dello schianto del Falso Pepe,
il povero defunto,
triistemente abbandonato
alla solitudine della morte e agli Elementi
non s'è piu visto
Forse lo Spirito dell'Albero
lo ha preso per una zampina e lo ha portato con sé,
da qualche parte,
forse nel luogo dove gli alberi vivono di una vita eterna,
e gatti e cani che muoiono
non vengono abbandonati
come oggetti inanimati
senza più importanza
Foto di Maurizio Crispi
In piedi,
davanti alle Trombe dell'Angelo
di avorio bianco-pendenti
pronte a suonare
Nuvole di foggia bizzarra
incapsulano il cielo bigio
che si scolora nel tramonto
Vento e turbini
di pazze foglie gialle
Il telefono é muto
e se chiamo c'è solo
il bi-bip senza risposta
e poi scatta una segreteria
metallica
Dopo l'orgia di foto,
nessuno con cui parlare,
proprio quando sono saturo di umanità
Strana cosa
fotografare la gente
Con lo zoom
ti avvcini a dismisura,
sino a vedere ogni piega e ruga
di un volto,
sino a scrutare dentro occhi altrui,
sino ad intravedere in essi un barlume
di pensieri ed emozioni riposti
a te estranei
Eppure, ciò malgrado,
rimani vuoto,
anni luce distante,
come su un altro pianeta
in una lontana galassia
di cui sei l'unico indigeno
Seduto ad un Caffè
di periferia
con tavoli all'aperto,
nelle raffiche di vento
sempre più forti
osservo i passanti frettolosi,
un'insegna luminosa "coop"
un po' sghemba,
alcuni parlottano fitto
- non so di cosa -
e una sirena anti-furto
ulula fastidiosa,
smette per poi ricominciare
Senza averla,
ho con me
la macchina fotografica
Strani giorni,
strane notti
Sono uno straniero
in terra straniera
In fermo immagine,
nulla accade
E sogno di viaggiare
lontano
Inutile dire che l'ispirazione per il titolo di questa nota di diario mi è venuta dallo splendido racconto di Alan Sillitoe, La solitudine del maratoneta (molto più pregnante il tiolo in inglese: The loneliness of the long distance runner), di recente ripubblicato assieme ad altri racconti dell'Autore per i tipi di Minimum Fax.
C'è un tremito
nell'aria
La canuzza, inquieta,
in attesa di qualcosa,
sospinge il muso umido
nel cavo della mia ascella
Poi, a lungo,
se ne sta seduta
a guardare fisso
il soffitto bianco
Non vuole darsi pace
Cosa vedrà mai
su quel fondale chiaro?
Ombre fuggevoli
Tracce ectoplasmiche
Forse, l'invisibile
con il terzo occhio
in dotazione alla canina santità
Fuori, fa caldo
e soffia il vento del Sud
Ore di solitudine,
senza nemmeno sentire
il suono della mia voce,
senza mai guardarmi
allo specchio,
solo con i miei pensieri
e le mie ossessioni
Un giorno perfetto
come tanti altri
Uno di meno,
un piccolo peso in più
nella sporta dei ricordi
Questa nota è stata trascritta nella prima domenica pomeriggio di novembre
Ho letto
avvolto in una copertina di pile
non più grande d'un fazzoletto
Mi sono addormentato
profondamente
Fuori,
il vento soffiava furioso
ma a casa
c'era un bel tepore
Ho sognato,
fino a che
un crampo violento al polpaccio
mi ha svegliato di colpo
Fuori il vento soffiava ancora,
ma aveva spazzato via le nubi
aprendo squarci di cielo nero
Di qualche nota troppo alta,
stonata,
una voce
di là dalla strada
ripete con insistenza
"Pronto! Pronto!"
[Ma nessuno risponde,
nessuno risponde mai al telefono]
In un niente,
nella luce accecante della saetta
e nel fragore del tuono,
un altro giorno è andato
Uno sguardo solitario sul mare...
Una donna sconosciuta...
Una turista,oppure non so...
Non aveva con sé la macchina fotografica...
Se questo oggetto può qualificare il turista.
Io sono con la macchina fotografica
- e non sono un turista -
I dispensatori di buoni consigli come i "buoni samaritani" a sproposito) sono dei ficcanaso che, con il loro dire, rompono un po' i coglioni.
La sera del 25 ottobre 2012) mi è capitato questo.
Ero andato a Villa Sperlinga, a due passi da casa mia, con l'idea di fare 30' di allenamento, a passo svelto.
Finita quella serie, mi sono rialzato e ho guardato lungo il marciapiedi per intercettare il personaggio che mi aveva elargito così generosamente consigli ed esortazioni.
Un grand'uomo
con un valigione
sale sulla nave
Un omone
con un grande pancione
e cosce come prosciutti
va al bar a sbafare panini e patatine
e se ci fosse il bigmac
sbranerebbe anche quello
Un donnone
con un senone
indossa una T-shirt
con una Betty Boop
biricchina
disegnata sopra
Cammina
cammina
e, ad ogni passo,
Betty Boop
scuote la testa
di qua e di là
in su e in giù
Betty Boop
beata e pensosa
non fosse che la donna è
un'ultra-pacchiona...
Mi chiedo a volta cosa pensino i tanti che viaggiano
e che se ne stanno seduti con il loro sguardo bovino
perso nel vuoto
Ci saranno delle menti pensanti deitro quegli sguardi vacanti
o c'è soltanto il nulla?
E cosa dire invece di quelli che danno di continuo fiato alla bocca,
parlando con voci arrochite da pesanti inflessioni dialettali,
ma che parlano di nulla?
E di quei bambini scalmanati e maleducati
che fanno di tutt0,
sotto l'ochio benevolo e quasi divertito
di genitori e nonni inetti a svolgere il ruolo che compete loro,
incapaci di educare,
di trattenere
di porre dei limiti?
Quando osservo queste tipologie di persone,
mi sento un marziano (o un venusiano)
un uomo caduto sulla Terra
Non che abbia la presunzione di essere migliore,
per carità
Soltanto mi rendo conto
che non ha alcuna voglia di condividere
il mio spazio e il mio tempo
con queste persone vacue e incolori
Secondo me è fondamentale
la mancanza di cultura,
il mancato esercizio delle facoltà intellettuali
e l'abbrutimento determinato dalla TV martellante
Durante il viaggio, visto che il televisore del salone di bordo
era sintonizzato su d'un canale
che non poteva essere cambiato
(e l'apparecchio non poteva nemmeno essere oscurato o spento)
tutti a guardare come idioti-beoti
l'aborrita Maria Defilippi
e il suo detestabile e diseducativo
C'è Posta per te,
grande forgiatore delle giovani in-coscienze del futuro
Una trasmissione che piace
perchè dà spazio a questo tipo di persone
agli ignoranti
ai non pensanti
ai litigiosi
agli incapaci
che, per una volta, possono sentirsi
come delle stelle del palcoscenico
E se non sono in televisione
s'identificano goduriosamente
con quelli che hanno avuto
il privilegio raro di esserci
Essere nel piccolo schermo
significa per loro aver lasciato il segno
esser più reali della realtà,
mentre sono soltanto insignificanti
Campioni a perdere di un'umanità brulicante
sciatta
scialba
insulsa
Uomini e donne vuoti
senza l'arguzia della cultura
con l'arroganza
di chi pensa di sapere tutto
ed invece non sa nulla
senza compassione
Fastidio viscerale
di fronte a tutto questo
Meglio andarsene
Meglio camminare in solitudine
con i propri pensieri
vivendo con lentezza
A volte,
in cerca di riposo e di tregua
sostare
seduti su una panchina,
al margine del mondo,
fuori dal tempo
Queste note sono un condensato di impressioni di viaggio nel corrso di due differenti viaggi in nave, fatti tra settembre e ottobre 2012.
Nel corso dei due viaggi ho letto, finendo una quantità di libri che erano ancora in corso di lettura (il viaggio mi serve sempre per dare una sgrullata alle letture che vanno a rilento), ho scritto sul PC, ho sistemato le mie foto, ho dormito, ho fatto delle foto, ma anche mi sono consentito di "stare" semplicemente, osservando e guardandomi intorno, immerso nei miei pensieri.
A notte
lampioni gialli,
marciapiedi deserti
lunghe ore vuote davanti
La lingua incollata
al palato
per il troppo lungo
vuoto di parola
Quelli che passano di fretta
hanno tutti un posto dove andare
fosse soltanto per seguire una partita di calcio
Una panca di nudo cemento
m'invita a distendermi,
offrendosi come giaciglio monacale
per navigare nell'oblio del sonno,
come vagabondo senza casa
L'alternativa allettante
è quella del viaggio inquieto
alla ricerca di qualcosa
che mai troverò
nell'intero universo
Questa pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari,
racconti e piccoli testi senza pretese.
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.
Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.