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12 aprile 2012 4 12 /04 /aprile /2012 18:41

DSC02476.JPGApprofittando della bella giornata di sole e della temperatura relativamente mite, dopo pranzo, ho deciso di spingermi sino a Barcarello (Sferacavallo) e all'interno della Riserva Naturale Orientata di Capo Gallo, sino alla "Fossa": veramente poca gente in giro. 
La duplice barriera (all'altezza del rimessaggio barche da diporto alla punta di Barcarello, prima, e, poi di nuovo, dove è l'ingresso alla Riserva in senso stretto) fa da selezione naturale per tutti quelli che vogliono arrivare sino alla meta, ma solo se comodamente seduti in auto o cavalcando la propria moto.
E' un posto, dunque, in pratica riservato solo a quelli che sono disposti a camminare a piedi o, al massimo, ai ciclisti che, con il loro mezzo, con facilità possono superare le strettoie opportunamente predisposte.
barcarello-foto-storica.jpgE questa è indubbiamente una grande cosa, perché riesce a mantenere pressocché intatta la natura d'un posto per pochi intimi e, soprattutto, per persone che condividono gli stessi valori ed hanno analoghe preferenze.
Ma è anche un posto che, per me, è di belle memorie perché ci venivo d'estate al mare dove degli amici avevano un appezzamento di terreno con una casina di pietra, incombente sulla scogliera, che faceva da comodo punto di appoggio per lunghe giornate al mare. E questo luogo c'è ancora, pur se inglobato all'interno del territorio della Riserva. La casina è ancora là, con il suo aspetto antico, ma con la porta divelta e l'interno spoglio e DSC02531vandalizzato, pieno di detriti, i laterizi della soletta crollati sul pavimento. Eppure la casina con la sua piccola corte, con una panchina di pietra poggiata al muro frontale, con un pino d'aleppo dal tronco contorto dai venti marini e un siliquastro i cui rami - al momento della mia visita - in piena fioritura crescono bassi e sembrano occupare tutto lo spazio, la montaglia incombente, che fa da sfonda e il cui profilo è reso dentellato e maestoso da guglie aguzze quasi fosse una cattedrale gotica, conserva pienamente il suo fascino e la sua vitalità.

E' come se questo luogo avesse una sua vita intrinseca che non accusa i colpi del tempo e l'evanescenza della memoria.

DSC02539Splendida luce, tanto silenzio, voli di gabbiani, molto vento - il respiro eterno del Tempo - e rumore di risacca.

Ogni tanto, si scorgono esili le sagome di aerei in avvicinamento allo scalo di Punta Raisi e si avvista una nave all'orizzonte. 
I bastimenti, osservati da terra, accendono nell'animo una forte nostalgia e il desiderio di visitare terre lontane. 
Stranamente ciò non accade quando si vede un aereo che decolla.la nostalgia e la magia del viaggio sono indissolubilmente legate alle vie d'acqua che prima erano il grande ostacolo degli antichi viaggiatori. 
Andare di là dal mare, il grande sogno, nutrito segretamente da ogni individuo stanziale quando arrivava alla fine delle terre da lui conosciute e percorribili.La nave con le sue DSC02537vele schioccanti al vento e con il filo di vapore che sale dalle ciminiere, con l'urlo gutturale della sirena è la sfida per antonomasia ai limiti angusti di ogni Finisterre del mondo conosciuto.
Indugio a leggere per un po' di tempo e poi riprendo la via per Palermo.
Mi fermo a bere un caffé, seduto al tavolo esterno di un piccolo bar di Sferracavallo, proprio accanto all'ufficio elettorale di una candidata alla 7^ circoscrizione (per le prossime amministrative). 
Osservo grappoli di gente, per lo più inutile, senza né arte né parte che se ne stanno a ciondolare e a ciarlare nei pressi.

Un parlare che è solo dare fiato alla bocca, ma che non esprime nulla, solo desolazione e vuoto.

Gente che mi pare volgare, grossolana e a corto di idee.
Rifletto tristemente che il mondo è fatto all'85% di gente per lo più inutile.
Eppure sono sempre queste persone quelle che sopravvivono a coloro che invece sentono, pensano e producono qualcosa di duraturo.
E' questa la dura realtà, dominata da legge spietata che ci porta a diventare sempre più mediocri ed insulsi, sempre più ottimi consumatori decerebrati e sempre meno uomini pensanti.

 

DSC02524

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21 febbraio 2012 2 21 /02 /febbraio /2012 11:48

Riprendo qui un mio scritto di un paio di anni fa. Un momento descrittivo che racconta delle sensazioni e delle emozioni di una passeggiata lungo il mare. L'ho ritrovato e voglio includerlo tra le mie note diaristiche di questo blog, perchè mantiene tuttora una sua freschezza e una sua attualità, dando al tempo stesso l'idea molto forte di quanto la scrittura possa equivalere ad una fotografia che fissa dei momenti irripetibili, prolungandoli in certo qual modo nel futuro.

 

Una giornata magnifica nel suo esordio.

Poi, dopo un paio d'ore, il cielo s'è offuscato.

Ma quelle due ore sono state un dono grato.

Il cielo azzurro.

Il mare liscio e quieto: la risacca, soltanto un mormorio rasserenante.

Il sole tiepido.

Non un filo di vento.

Spiaggia deserta: lungo la passeggiata, a ridosso della sabbia, molti camminatori e podisti che si accingono al loro allenamento domenicale.

Il borgo marinaro pigramente comincia ora a risvegliarsi.

I venditori di pesce e frutti di mare si affacendano per esporre la loro merce.

Rintocchi di campane dalla chiesa si spandono sul mare.

Barche da pesca dipinte a vivaci colori e battezzate con nomi di donna (donne di famiglia, è sempre così, il nome di una mamma, di una moglie o di una fidanzata): la barca, ancestralmente, come la nave, è femmina, e come una femmina va trattata, affettuosamente e con dedizione.

Il cammino verso il faro solitario sulla scogliera è splendido, come sempre, coon i suoi saliscendi e con la distesa del mare che in alcuni momenti sembra farsi di oro fuso..

Il paesaggio mozzafiato.

Gabbiani volano alti, stridendo, molto oltre il ciglio della rupe stagliandosi come esili ed eleganti sagome nere sullo sfondo del cielo intensamente azzurro.

La montagna s'innalza a picco sul mare, incombendo minacciosa sulla stretta strada d'asfalto sbrecciato che fende una distesa stepposa di disi e asfodeli.

Grosse pietre sono rotolate giù dala parete di roccia: l'effetto delle cadute di temperatura dei giorni scorsi: ognuna è grossa a sufficienza da sfracellare una macchina.

Viene spontaneo guardare intimoriti la cresta del monte, scrutando con apprensione un sommovimento, un improvviso tremito e il rullo delle pietre smosse della frana.

L'inutile fortino risalente alla 2^ guerra mondiale, il faro in abbandono (che peccato!) all'infuori della lanterna, suo cuore vitale, poi un'altra postazione militare di avvistamento e poi la discesa sullo sterrato che conduce alla scogliera da cui la vista spazia libera verso Isola delle Femmine, Montagna Longa e Punta Raisi.

Su di una roccia, a caratteri cubitali e con vernice rossa, campeggia la scritta "Area nudista" ed è qui che si entra nel cono d'ombra della montagna. All'improvviso, s'avverte il freddo del primo mattino non ancora intiepidito dal primo raggio di sole.

L'ombra genera subito apprensione.

Dappertutto, solitudine e siilenzo, un balsamo per l'anima.

Il paesaggio è talmente vasto che nemmeno ci si accorge della moltitudine di podisti e camminatori che procedono in lunga teoria, in un senso e nell'altro.

Poi il ritorno.

Mondello e la riserva di Monte Gallo: uno dei più bei posti dove andare a camminare, a correre, a esplorare, a pensare, a sentire.

Mi ritengo fortunato di poter essere qui e di poter godere di tutto questo.

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18 febbraio 2012 6 18 /02 /febbraio /2012 09:17
La nostalgia: un sentimento che ci fa continuamente muovere tra passato e futuro

capozafferano.jpgLa nostalgia è un sentimento che scaturisce dalla consapevolezza (a volte chiara e netta, a volte oscura ed indefinibile) della mancanza di qualcosa che non c'è più a cui si vorrebbe tornare, ma è anche il desiderio struggente di ciò che si vorrebbe raggiungere senza riuscirci...

Ma, in entrambi i casi, la matrice comune è il sentimento della mancanza, in definitiva, di qualcosa che abbiamo conosciuto bene in una fase precoce della nostra vita e a cui, sempre, nel tempo che ci è dato vivere, vorremmo potere ritornare.

"Nostos", del resto, sta a significare nella lingua greca "ritorno", mentre l'etimo della seconda parte della parte è "Algos", vale a dire "dolore", "sofferenza". Quindi, "nostalgia" è dolore per il ritorno.

Ma il ritorno dove?

Se si pensa alle peripezie avventurose di Odisseo, la sua nostalgia profonda è per la patria, la moglie e il figlio, per il suo cane Argo, per le sue terre, per la sua camera nuziale edificata attorno ad un enorme ceppo di ulivo, trasformato in talamo.

Quindi, la matrice più profonda della nostalgia è rappresentata dalla "patria" che è, in definitiva, la base più profonda della nostra identità, ma anche la fucina in cui si sono forgiati i nostri affetti e il nostro sentire: patria intesa come luogo natio, come terra d'origine in cui sono le nostre radici, ma anche come rapporto forte ed indelebile con il corpo materno, quello da cui siamo usciti nel mondo e che ci ha forgiato alla vita.

La nostalgia omerica nell'Odissea è tutto questo, ma - con la stessa matrice - è anche il dolore per tutto ciò che Ulisse non ha ancora conosciuto e che egli vorrebbe incontrare...

Cosicchè le due specie di nostalgia operano dentro di lui, lacerandolo: vive le sue scoperte e i suoi nuovi incontri, con lo stesso spirito con cui tornerebbe nella nativa Itaca, se potesse.

Capo ZafferanoCiò conferisce alle sue avventure il gusto dolceamaro della malinconia (stato d'animo che, per alcuni versi, consente una conoscenza pensosa e profonda delle cose, molta centrata sul sentire).

Dopo diversi mesi (forse, addirittura, più di un anno) sono tornato con mio fratello alla casetta vicino al mare, per risolvere un problema tecnico.

La casa era asciutta e pulita, malgrado la non frequentazione, ma il giardino (a cui in altri periodi della mia vita ho lavorato assiduamente) mi è apparso incolto.

Alcuni alberi li ho trovati morti, corrosi dalla salsedine, altri avrebbero bisogno di un'energica potatura.

Le aiuole dovrebbero essere zappate e ripulite dalle erbe infestanti, le foglie secche rimosse.
Tanto lavoro da fare: ma su quello non c'è probema...

Ci si rimboccano le maniche e si fa ciò che deve essere fatto...

Piuttosto, in modo prepotente, sono stato sommerso dalla malinconia, cioè dalla "nostalgia": una sensazione traboccante come un liquido che fuoriesce da una coppa troppo piena ...

Perchè è accaduto questo?

Per essere ritornato in un luogo che, nelle varie vicissitudini della mia vita, da solo, con le mie compagne, con mio figlio, con mia madre e mio fratello ho frequentato assiduamente per diversi decenni della mia vita... Tante immagini si sono succedute nella mia mente: ho collocato ai loro posti i fantasmi di chi non è più e gli avatar di chi vive e li ho mescolati tutti assieme, facendoli interagire, come accadeva in passato... Mi sono ricordato di momenti tristi e di momenti belli, di fasi di acuto entusiasmo e di profonda disperazione...

Ho ricordato i miei cani che tutti si sono succeduti all'interno di questo giardino e di uno di loro (una femmina di pastore tedesco il cui nome era Zeudi) di cui io stesso scavai la fossa ai piedi di quel muretto a secco, ora tutto ricoperto dalla crescita selvaggia delle piante infestanti.

E questo mentre la mia cagnetta Frida scondizolava e saltava eccitata da un'aiuola all'altra...

Mi sono ricordato dei momenti di silenzio e delle chiacchiere.

Di altri periodi in cui sentivo dentro di me un vuoto profondo e di altri in cui sperimentavo - forte ed intensa - la nostalgia per ciò che non avevo, ma anche dei momenti di soddifazione e appagamento, in cui mi pareva di aver toccato il cielo con un dito.

Ma, soprattutto, mi hanno colpito il silenzio profondo interrotto soltanto dalle strida dei gabbiani che volteggiavano in alto oltre la cresta del monte incombente e dal picchiettare della pioggia sul tetto.

Anche loro afflitti dalla solitudine e dalla nostalgia di qualche luogo, forse.

Mi ha colpito l'uggiosità del giorno, con quei continui rovesci di pioggia e nevischio, il freddo stizzoso, le montagne lontane insolitamente rivestite di neve, ma anche quell'improvviso squarcio tra le nubi da cui si è visto arrivare - come una benedizione - un frammento di raggio sole.

Ecco, la nostalgia ci fa stare sospesi, quasi in bilico, tra il passato (di gioie e di dolori, ma sempre il nostro passato) e il futuro che ancora non conosciamo e che ci aspetta con le sue incertezze...

La nostalgia, obbligandoci a tenere uno sguardo (come quello di Giano bifronte) proiettato in entrambe le direzioni ci fa andare avanti, costringendoci a non perdere il contatto con ciò che siamo stati (e con i luoghi da cui veniamo) e obbligandoci sempre a cercare in ciò che ci attende qualcosa che ci sia familiare e congeniale...

Nello scarto, si aprono immensi spazi di conoscenza e possibilità di incontri con il novum che ci possa fare meravigliare e gioire ancora una volta.

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3 gennaio 2012 2 03 /01 /gennaio /2012 04:22
Correndo il giorno dopo Capodanno (Il nuovo anno: eccolo)

La città è ancora deserta, addormentata
Il passo cadenzato rompe il silenzio
innaturale dopo il delirio della notte
Attraverso i prati
cosparsi di fiori di carta colorati
ciò che rimane dei mortaretti e dei botti
esplosi nella folle guerra dell'ultimo giorno dell'anno
Anziché profumi soavi
il forte e penetrante odore della polvere da sparo
e della pirite
Una guerra è appena finita
e ha richiesto il suo tributo di sangue
Un cestino dei rifiuti squarciato
e tutto il contenuto ridotto in minuti frammenti
Qualche demente ha pensato di infilarci dentro
un botto appena acceso
per vedere che effetto che fa
Il sudore mi gocciola dalla fronte
mentre corro a passo cadenzato
Poi, comincia a piovere
a grosse gocce

Un acquazzone violento
che fa scorrere l'acqua nelle canalette di scolo e,
a cascata, dentro i tombini
e la pioggia dilava via le tracce
della guerra di capodanno
e il tanto sangue inutile sparso,
sino alla prossima scadenza
quando la piccola guerra cittadina
scoppierà di nuovo
in barba a tutti i divieti

Maurizio Crispi

L'autunno è tardivo

Ancora oggi, stranamente, le foglie cadono dagli alberi

e ingombrano le strade

Un cartello minaccioso affisso sul bordo della vasca dei pesci rossi

recita: "Avvistati bocconi avvelenati. Attenti ai vostri animali"!

E non si comprende se sia l'avviso lasciato da un buon samaritano,

o da un malevolo cinofobo che vuole indurre i padroni dei cani a portar lontano i propri animali,

o da un acritico diffusore di leggende metropolitane

Nerina, il cane adottivo della Villa,

è tornata dopo due giorni di assenza.

Qualcuno in vena di far bene l'aveva portata a casa propria

e chiusa fuori sul balcone

Nerina angosciata da scoppi e petardi

è saltata giù,

oltrepassando con un sol balzo la ringhiera

Il balcone era al primo piano

e la povera Nerina non si è fatta nulla

E' solo un po' zoppicante

 

Un'anziana signora che incrocio ogni mattino,

mentre fa passeggiare una candida barboncina

mi esorta a tenere il mento alto mentre eseguo un certo esercizio

Mi dice: "Sa, mi sono permessa di dirle questa cosa, perchè sono insegnante di educazione fisica".

"Non poteva che essere così", rispondo, "e comunque auguri"

"Auguri",  risponde lei con un sorriso

Le strade sono ancora ingombre di involucri di petardi, castagnette, bombe varie,

bicchieri di plastica, bottiglie di spumante vuote,

chiazze di vomito

 

Il nuovo anno: eccolo

(2 gennaio 2011)

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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 17:16

DSC07313.JPGEssere sulla strada è importante.

È un piacere ineliminabile.

È una cura dalla sensazione di essere chiuso in una prigione

È una boccata di vita.

All'improvviso, dopo giorni e giorni di vita sedentaria (o meglio “stanziale”, più che sedentaria, vista la molteplicità di cose che in ogni giornata riesco a fare) vengo preso da un improvviso bisogno di andare che non corrisponde ad alcuna pianificazione e, quando ciò accade, immediatamente lo assecondo.

È stato così che, qualche giorno fa, mi sono messo alla guida della macchina per imboccare la scorrimento veloce Palermo-Sciacca, sperimentando immediatamente la libertà della strada davanti a me e la fiducia nel fatto che posso arrivare dovunque io voglia andare (magari poi non è così, m ciò che conta è avvertire dentro di sé la potenzialità di ciò).

Già il fatto stesso di essere on the road ti dà il senso dell'avventura fuori dall'ordinario, facendo sciogliere la tensione e  i nodi di stanchezza che si sono accumulati.

DSC07171Guardi la strada davanti con il nastro d’asfalto diviso in due dalla linea di mezzeria bianca che serpeggia davanti ai tuoi occhi e vedi il mondo che ti si muove incontro e tu, al tempo stesso, penetri nel mondo, lasciando che il tuo ego si dissolva in esso, seguendo il ritmo della strada, le sue velocizzazioni e i suoi repentini rallentamenti.

Intanto, godi del paesaggio, che è sempre immenso, magnifico.

La Palermo-Sciacca, ti porta a destinazione sulla costa sud della Sicilia, senza farti attraversare un solo centro abitato: per quel che ti riguarda, potresti avere viaggiato nel deserto: certo, un deserto antropizzato, ma dove di uomini non se vedono quasi del tutto. Paesaggi bellissimi: dai monti selvaggi al passaggio tra Giacalone e San Giuseppe Iato, alle colline e alle piane circoscritti da cerchi di monti, con la sorpresa di vedere (dopo almeno un anno che non passavo da queste parti una surreale selva di pale eoliche ergersi sulle creste più alte quelle ben esposte ai venti) sino a giungere al mare che, già quando ancora non lo vedi, si annuncia con un cielo di una particolare radiosità e trasparenza.

DSC07188Quando faccio questi repentini ed improvvisi spostamenti sono contento di trovarmi in Sicilia e di essere Siciliano.

Ma sono anche contento di poter fare questi autentici "bagni" di mondo.

Ciò che alimentava la mia passione, quando leggevo "Sulla strada" di Kerouac, non era tanto la sregolatezza e l'abbattimento delle regole ai primordi della Beat generation, quanto piuttosto la libertà del viaggiare da un capo all'altro degli States e, forse, della corsa sulle lunghe distanze per tutto il tempo che l'ho praticata, la cosa che mi piaceva di più era proprio essere sulla strada e ritrovarmi a camminare verso una meta.

Ma torniamo alla Sicilia.

Penso che la Sicilia sia proprio una bella terra e che non abbia nulla da invidiare al resto del mondo...

Se non fosse per molti dei Siciliani...

DSC07213Ma sorvoliamo su questi aspetti...

Presto, con la mente lucida, sono arrivato alla mia meta.

Questa volta anziché andare a Capo Bianco e a Eraclea Minoa come ho fatto tutte le volte (perché quello è un luogo che ho nel cuore) ho optato questa volta per la Riserva naturale orientata di Torre Salsa, sottoposta alla gestione WWF dove non ero mai stato prima.

La via di accesso alla Riserva si trova subito prima di arrivare a Montallegro (un paesino interessante, perchè il borgo antico sorgeva su di un monte brullo e pietroso e poi, per motivi poco conosciuti, venne interamente abbandonato per cui oggi se ne vedono le case dirute, muri sbrecciati, un rudere che forse era una chiesa, ormai dello stesso colore della ciaca ferrigna del colle), se si arriva da Sciacca (dopo circa 35 km della Sciacca-Agrigento).

Ho seguito scrupolosamente le indicazioni che ho trovato in Internet e arrivo senza errori.

Grande area di parcheggio (quella gestita dal WWF e forse a pagamento nei mesi estivi, ma non ora). Ci sono parcheggiate meno di dieci auto.

Senza perdere tempo mi sono addentrato subito in direzione della spiaggia, seguendo lo sterrato.

DSC07243Appena uscito dal canneto, un grande spettacolo si è aperto ai miei occhi.

Reputavo che la spiaggia di Eraclea fosse bellissima, imbattibile, ma questa è di gran lunga più affascinante, impagabile.

Forse perché a Eraclea Minoa, a meno che non ci si sposti verso la foce del Platani, superando lo spartiacque di Capo Bianco, ci sono segni indubitabili di antropizzazione: sulle colline circostanti   si vedono numerose abitazioni, nel folto della pineta c'è un vero e proprio villaggio di casette di villeggiatura (invero orribili), c'è un camping e diverse attrezzature turistiche (una pizzeria, un ristorante, un'area giochi per bambini).

Qui, invece, niente.

Hai come la sensazione di esserti abbandonato la civiltà e le sue scorie alle tue spalle.

Mentre percorri lo sterrato che ti porterà alla spiaggia sei su di una macchina del tempo che ti porterà verso un tempo antico, arcaico: puoi facilmente immaginare che questa costa abbia lo stesso aspetto di quando apparve per la prima dalle brume del mare ai navigatori provenienti dalla Grecia o agli intraprendenti Fenici alla ricerca di nuove vie commerciali.

DSC07295Questa sensazione è accresciuta dal fatto che, arrivando, dai un'occhiata al telefonino, per renderti conto che è un ferrovecchio inutilizzabile: non c'è nessun servizio e non risorgerà più a nuova vita se prima non sarai ritornato sulla Agrigento-Sciacca, cioè alla società dei consumi e della dipendenza dagli oggetti tecnologici...

Quindi, non puoi nemmeno dire: "Mi allontano di 10 metri per vedere se c'è campo".

Niente del tutto!

Ti devi dimenticare di avere il telefonino: anzi, tanto vale che, prendendo il toro per le corna, lo lasci con coraggio e determinazione in auto.

Al mio arrivo, non c'è vento, non un alito, sicché la superficie del mare sembra proprio un lucido specchio che riflette l'azzurro del cielo e il bianco delle nuvole.

La spiaggia è grandiosa, ma anche il complesso paesaggio che si vede, colli alle spalle dai quali sembrano essersi staccati grandi massi ciclopici nero bruni, da un lato e dall'altro quasi a racchiudere lo scenario con due quinte grandiose si ergono due falesie bianche fatte di strati di roccia gessose che, nelle ere geologiche, hanno subito degli impressionanti corrugamenti e ripiegamenti su stessi.

DSC07314Grandi massi affiorano dall'acqua bassa e placida, formando grandi costolatura parallele, tanto da suggerire l'impressione che emergano dall’acqua bassa i dorsi di grandi cetacei incastonati nel fondale.

Pochissime persone, alcuni sdraiati a prendere il sole, pochi i bagnanti, molti esplorano e passeggiano, figure davvero minute nell'immensità del paesaggio.

Sulle colline alle spalle si sente un tintinnio di sonagli, qualche abbaio trafelato di cani di mannara. Aguzzando lo sguardo si vede il colle ricoperto da una rada macchia mediterranea brulicante dei dorsi bianco sporco di un gregge di pecore intente al pascolo.

Pecore sul monte che belano, di tanto in tanto, o che smuovono le campanelle e gabbiani sulla spiaggia che se ne stanno indolenti a riva, fermi sulle corte zampe. Ma appena qualcuno si avvicina si levano in volo formando una nube grigio-bianca con rilessi cangianti che a tratti - tanti sono - sembra per pochi attimi oscurare il cielo e il sole per dirigersi in parte verso il mare aperto e spostarsi, in parte, verso la falesia bianco-gessosa fino ad innalzarsi decisi, oltre il suo bordo più alto.

E' uno spettacolo emozionante.

Poi, passato il pericolo, ritornano a posarsi in un punto della spiaggia ancora più distante, per poi levarsi in volo al ripetersi di un nuovo accenno di pericolo.

E così molte volte di seguito.

Mi distendo sulla sabbia, contemplo il mare il canneto, le dune, i colli: sento acutamente di far parte del tutto…

Poi leggo con piacere, mentre il sole percorre la sua parabola nel cielo, mi addormento, scivolo in un dormiveglia placido, attraverso il quale continuavano a giungermi le strida e i giochi volatili dei gabbiani.

Poi, appagato, quando ormai il luogo si era svuotato di quelle poche persone sparse nell’immensità, raccolgo le mie cose, caccio tutto nello zainetto e percorro all’inverso la via sino all’auto…

Pace e solitudine mi riempiono il cuore e, mentre si avvicina il tramonto, mi metto di nuovo sulla strada: il luogo che più mi è congeniale.

Guido sulla via del ritorno, ma so che l’irrequietezza che mi porto dentro, alla strada, mi riporterà inesorabilmente.

 

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La Riserva di Torre Salsa: un piccolo paradiso per moderni Robinson

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25 novembre 2011 5 25 /11 /novembre /2011 06:58

DSC08634.JPG

 

Alcuni giorni fa mi sono recato ad Agrigento in auto: lungo il tragitto, sono stato colpito - come sempre - dalla vista del paesino di Vicari appostato su di un'altura, al cui apice si trova un alto castello che, diruto sino a qualche anno fa, oggi è stato restaurato. L'avvistamento di Vicariavviene quando si arriva quasi al termine di un vasto tratto pianeggiante, dopo aver percorso circa 50 km della statale Palermo-Agrigento.
Un tempo, prima che costruissero la Scorrimento veloce, dopo la piana,  si doveva faticosamente salire sino a Vicari, lungo una strada tortuosa e stretta, per poi scollinare e scendere in direzione di Lercara Friddi.

Immaginate come doveva essere questo viaggio quando non esisteva il motore a scoppio e si viaggiava da una città all'altra con le carrozze!

Ma anche con le auto, il viaggio sino ad Agrigento negli anni Sessanta era lungo e faticoso, quando oggi con la scorrimento veloce in un'ora e mezzo-due ore si è a destinazione.
Un tempo, i briganti appostati sulla montagna scrutavano la pianura sottostante (la Piana di Vicari, appunto) e, quando avvistavano una carrozza, una diligenza oppure un viandante su di un destriero, si preparavano all'agguato e alla ruberia.
Questa è una delle storie che mi raccontava mio padre, ogni volta che passsavamo per di qui, popolando la mia fantasia di immagini che poi ritrovavo nei libri di avventura che instancabilmente mi dava da leggere.
Molte delle storie che mi raccontava, ne sono certo, erano vere e fondate. Altre, invece, facevano parte del corpus di racconti tramandati da una generazione all'altra e da lui raccolti nella sua infanzia (soprattutto da parte di quell'infacatibile intrattenitrice dei molti figli e narratrice di storie che era sua madre Erminia - per me, la nonna Ia).
Come queste storie erano state raccontate a lui, così lui le narrava a me, accendendo la mia fantasia e facendomi rivivere quasi dal vero le storie di cui leggevo.
Quando passavamo di là e mi raccontava della storia dei briganti, io palpitavo attendendo di lì a poco l'assalto dei maramaldi, ma rimanendo in cuor mio intrepido, perchè ci sarebbe stato lui a proteggermi.
Del resto, è questo il modo con cui si tramandano le storie e con cui nascono miti e leggende.

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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 15:45

DSC08230.JPG

 

Il burattino di legno voleva essere un bambino di carne e ossa. E, alla fine, il suo desiderio venne esaudito.
 

La rosellina di plastica era triste, perchè avrebbe voluto essere un fiore vero, ma anno dopo anno rimase di volgare plastica che con il sole e le intemperie si andava facendo vieppiù scolorita.

La incontrai un giorno, abbandonata in deliquio per terra, prostrata e malinconica

Io le ho detto: Non essere triste! Sei bella anche così e poi durerari molto più a lungo di qualsiasi fiore vero"...
E la rosellina replicò: "Non voglio vivere in eterno, voglio essere un fiore vero, anche se dovessi durare per un solo giorno. Voglio essere annusata e voglio che chi mi si avvicini possa cogliere la mia fragranza...Voglio sentire dentro di me la tensione della crescita del fiore ancora in boccio la cui linfa preme per trasformarsi in petali, stami e pistilli..."
E a questo punto la rosellina non disse altro...
Si chiuse nel silenzio triste d'un impossibile sogno...
E io non potei dire null'altro per placare la sua malinconia.
Ma prima di andar via, forse per consolarla, volli raccoglierla dal pavimento di nudo cemento dove era stata gettata con sprezzo e la deposi su di una fioriera, accanto a dei fiorellini di lantana, dall'odore pungente ed aspro.
Mi commiatai da lei: "Buona vita a te, Rosellina: magari un giorno il tuo sogno di esser vera sarà esaudito..."

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12 ottobre 2011 3 12 /10 /ottobre /2011 08:18
Quel che resta del giardino romantico )foto di Maurizio Crispi)

Dovreste camminare in via Generale dalla Chiesa lungo il marciapiede che costeggia i campi del CEI (il Centro Educativo Ignaziano) e, in corrispondenza del sottopasso che vi conduce  sotto le arcate che uniscono le due parti di Villa Trabia, la vista che vi si pare dinnanzi vi rallegrerebbe il cuore (si ride per non piangere).
Un tempo, proprio sotto l'ampia arcata, c'erano delle panchine, una vasca con i pesci rossi in un anfratto roccioso recintato da un'inferriata (e nell'acqua crescevano perfino dei ciuffi di papiri).
Oggi la vasca è del tutto prosciugata ed è divenuta ricettacolo di rifiuti che nessuno rimuove più da secoli: c'è persino la scocca di una Vespa; le panchine sono state frantumate; anche all'abbeveratoio di pietra, dove un cannolo forniva acqua sempre fresca e chioccolante, è toccata la medesima sorte: giace scomposto in pezzi, ma già molto tempo prima che venisse distrutto la fontanella non aveva più dato acqua; i lampioni sono rotti e nessuno si preoccupa di riattivarli; cumuli immondi di spazzatura e di altri detriti tra i quali campeggia - surreale - una sedia girevole da ufficio rovesciata a terra.
Non parliamo del tanfo ammoniacale del piscio e delle incrostazioni di deiezioni solide invecchiate - non dei cani (poveretti!), ma di cittadini che hanno ritenuto (e ritengono) di usare questo luogo come cacatoio pubblico.
Eppure, quando venne realizzata la strada carrozzabile che tagliava il parco di Villa Trabia, i costruttori della strada vollero ingentilire questo passaggio conferendogli un tocco di romanticismo e di mistero tra arco, grotticella e anfratto ombroso con panchine e fontanella, recuperando ciò che già esisteva in questa parte del parco che dai suoi proprietari era stata denominata, appunto, "angolo romantico".
Così era stato volutamente perpetuato era un luogo idilliaco dove avrebbe potuto essere piacevole sostare: ma è durato per ben poco tempo.
E' un esempio tangibile di come l'incuria e il degrado entropico di una città, malgrado gli sforzi di pochi volenterosi, mantengano intatta la loro forza degenerativa, trasformando certi angoli in inquietanti zone "fantasma", vere e proprie terre nessuno, transitando dalle quali è meglio volgere lo sguardo da un'altra parte e far finta di non vedere...

Non è che nessuno si sia attivato del tutto, a onor del vero: nel tenttivo di bonificare il giardinetto che si trova poco oltre e che è in uno stato di degrado altrettanto impietoso.

I condomini del palazzo attiguo hanno chiesto per quest'area che, fa parte di villa Trabia ma di fatto ne è esclusa da una recinzione, di poterlo affittare e accudirlo: sarebbe un atto di privatizzazione, ma almeno si arginerebbe il degrado, anche perché lì di notte c'è tutto un giro di spaccio.

Il comune ha risposto si, ma proponendo una cifra di affitto per il condominio proibitiva e, di fatto, bloccando sul nascere la lodevole iniziativa.

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11 ottobre 2011 2 11 /10 /ottobre /2011 15:37

Ambiente-e-luoghi 9129

 

Quel che resta...
Brocca rotta...
Hospice
Vecchio sanatorio...
Vaso reclinato...
Cantaro o seggetta che dir si voglia
L'orrido nelle macerie del quotidiano
La malinconia nello sguardo che vi si posa
Accanto la festa, incongrua
O è incongrua questa visione?

 

Passi attraverso un buco nel muro
e nessuno se ne accorge
Il semplice transito
da una parte all'altra,
sgusciando nel pertugio
che solo tu hai notato,
innesca una potente macchina del tempo
che ti porta molto avanti
o molto indietro
ma tu non lo sai
dove sei finito
Puoi soltanto contemplare
disorientato
qualcosa che resta
inquietante
d'un tempo che fu o che non è ancora
- o è un altro mondo, parallelo al nostro -
mentre accanto c'è ancora festa
e qui, in una dimensione extra-temporale,
straniata,
domina il silenzio che diventa fragore dirompente,
insostenibile

Tu passi e nessuno si accorge
che sei scomparso,
transitato in un altrove

Poi ricompari,
e ancora una volta nessuno se ne accorge
come fossi l'uomo invisibile delle storie

E riprendi il tuo posto
nel flusso ordinario dei gesti quotidiani
ma il fragore di quel silenzio
ti è rimasto dentro
e ti accompagna

 

Foto di Maurizio Crispi

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11 ottobre 2011 2 11 /10 /ottobre /2011 15:20
 

vento.jpgIl vento porta doni

A volte parole che, strappate dalla pagina di un libro, volano via

A volte i versetti scritti su bandiere di preghiera sventolanti

A volte si tratta di oggetti che attraversano lo spazio e il tempo per raggiungerci

A volte ti può sbattere sulla testa un tegola o un ramo spezzato dalla sua furia ed è così che potresti ritrovarti al capolinea.

Il vento, oggi, mi ha regalato una bella fioriera di plastica della misura adatta per inserirla in un porta-fioriere di ferro battuto pensile che ho nel balcone.

La fioriera, dunque, l'ho raccattata da terra e l'ho portata a casa: in ottime condizioni. Pur di plastica, ancora destinata a durare un po' di tempo, e poco danneggiata dal volo che deve aver fatto da qulache balcone nei giorni scorsi che sono stati eccezionalmente ventosi...

Ho dunque pensato: "Il vento porta doni"...

Ma anche, subito dopo, ho ricordato la famosa frase virgiliana, messa in bocca a Lacoonte di Troia: "Timeo Danaos et dona ferentis"...

A caval donato non si guarda in bocca, eppure i Troiani non guardarono nella bocca o nella pancia del cavallo di legno che avevano ricevuto in dono dagli Achei al momento della loro dipartita. Furono invece certi - a torto - della benevolenza degli dei: e da questo loro errore di valutazione scaturì la loro fine.

Se solo avessero ascoltato le parole sagge di Lacoonte e avessero per un attimo riflettuto sulla sua brutta fine, assieme a figli (fine che interpretarono - in modo contrario - come espressione della giusta punizione per aver egli insinuato che il dono ricevuto potesse racchiudere un pericolo ed essere dunque infido...)!

Nel dono è sempre contenuta - come ben spiegano gli antropologi in numerosi saggi, a partire da quello - celebre - di Mauss - una ambivalenza di fondo.

Il dono viene fatto con ambivalenza (scaturisce da una commistione di amore/odio) e viene ricevuto con ambivalenza perchè se, da un lato suscita riconoscenza, dall'altro - proprio per via dell'obbligo - che genera nell'animo del ricevente suscita un pari (e forse più forte) movimento di aggressività nei confronti del donatore: un sentimento che, secondo le regole civili che disciplinano il dono - può essere sedato soltanto elargendo al donatore un dono di pari valore, in altri termini sdebitandosi (disobbligandosi), ma questo porta all'ovvio risultato della interazione simmetrica sino alle manifestazioni più estreme, studiate dagli antropologi, tra cui l'usanza del potlach tra alcuni popoli del Nord America.

 

laocoonte_g.jpg

 
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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