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25 novembre 2011 5 25 /11 /novembre /2011 06:58

DSC08634.JPG

 

Alcuni giorni fa mi sono recato ad Agrigento in auto: lungo il tragitto, sono stato colpito - come sempre - dalla vista del paesino di Vicari appostato su di un'altura, al cui apice si trova un alto castello che, diruto sino a qualche anno fa, oggi è stato restaurato. L'avvistamento di Vicariavviene quando si arriva quasi al termine di un vasto tratto pianeggiante, dopo aver percorso circa 50 km della statale Palermo-Agrigento.
Un tempo, prima che costruissero la Scorrimento veloce, dopo la piana,  si doveva faticosamente salire sino a Vicari, lungo una strada tortuosa e stretta, per poi scollinare e scendere in direzione di Lercara Friddi.

Immaginate come doveva essere questo viaggio quando non esisteva il motore a scoppio e si viaggiava da una città all'altra con le carrozze!

Ma anche con le auto, il viaggio sino ad Agrigento negli anni Sessanta era lungo e faticoso, quando oggi con la scorrimento veloce in un'ora e mezzo-due ore si è a destinazione.
Un tempo, i briganti appostati sulla montagna scrutavano la pianura sottostante (la Piana di Vicari, appunto) e, quando avvistavano una carrozza, una diligenza oppure un viandante su di un destriero, si preparavano all'agguato e alla ruberia.
Questa è una delle storie che mi raccontava mio padre, ogni volta che passsavamo per di qui, popolando la mia fantasia di immagini che poi ritrovavo nei libri di avventura che instancabilmente mi dava da leggere.
Molte delle storie che mi raccontava, ne sono certo, erano vere e fondate. Altre, invece, facevano parte del corpus di racconti tramandati da una generazione all'altra e da lui raccolti nella sua infanzia (soprattutto da parte di quell'infacatibile intrattenitrice dei molti figli e narratrice di storie che era sua madre Erminia - per me, la nonna Ia).
Come queste storie erano state raccontate a lui, così lui le narrava a me, accendendo la mia fantasia e facendomi rivivere quasi dal vero le storie di cui leggevo.
Quando passavamo di là e mi raccontava della storia dei briganti, io palpitavo attendendo di lì a poco l'assalto dei maramaldi, ma rimanendo in cuor mio intrepido, perchè ci sarebbe stato lui a proteggermi.
Del resto, è questo il modo con cui si tramandano le storie e con cui nascono miti e leggende.

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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 15:45

DSC08230.JPG

 

Il burattino di legno voleva essere un bambino di carne e ossa. E, alla fine, il suo desiderio venne esaudito.
 

La rosellina di plastica era triste, perchè avrebbe voluto essere un fiore vero, ma anno dopo anno rimase di volgare plastica che con il sole e le intemperie si andava facendo vieppiù scolorita.

La incontrai un giorno, abbandonata in deliquio per terra, prostrata e malinconica

Io le ho detto: Non essere triste! Sei bella anche così e poi durerari molto più a lungo di qualsiasi fiore vero"...
E la rosellina replicò: "Non voglio vivere in eterno, voglio essere un fiore vero, anche se dovessi durare per un solo giorno. Voglio essere annusata e voglio che chi mi si avvicini possa cogliere la mia fragranza...Voglio sentire dentro di me la tensione della crescita del fiore ancora in boccio la cui linfa preme per trasformarsi in petali, stami e pistilli..."
E a questo punto la rosellina non disse altro...
Si chiuse nel silenzio triste d'un impossibile sogno...
E io non potei dire null'altro per placare la sua malinconia.
Ma prima di andar via, forse per consolarla, volli raccoglierla dal pavimento di nudo cemento dove era stata gettata con sprezzo e la deposi su di una fioriera, accanto a dei fiorellini di lantana, dall'odore pungente ed aspro.
Mi commiatai da lei: "Buona vita a te, Rosellina: magari un giorno il tuo sogno di esser vera sarà esaudito..."

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12 ottobre 2011 3 12 /10 /ottobre /2011 08:18
Quel che resta del giardino romantico )foto di Maurizio Crispi)

Dovreste camminare in via Generale dalla Chiesa lungo il marciapiede che costeggia i campi del CEI (il Centro Educativo Ignaziano) e, in corrispondenza del sottopasso che vi conduce  sotto le arcate che uniscono le due parti di Villa Trabia, la vista che vi si pare dinnanzi vi rallegrerebbe il cuore (si ride per non piangere).
Un tempo, proprio sotto l'ampia arcata, c'erano delle panchine, una vasca con i pesci rossi in un anfratto roccioso recintato da un'inferriata (e nell'acqua crescevano perfino dei ciuffi di papiri).
Oggi la vasca è del tutto prosciugata ed è divenuta ricettacolo di rifiuti che nessuno rimuove più da secoli: c'è persino la scocca di una Vespa; le panchine sono state frantumate; anche all'abbeveratoio di pietra, dove un cannolo forniva acqua sempre fresca e chioccolante, è toccata la medesima sorte: giace scomposto in pezzi, ma già molto tempo prima che venisse distrutto la fontanella non aveva più dato acqua; i lampioni sono rotti e nessuno si preoccupa di riattivarli; cumuli immondi di spazzatura e di altri detriti tra i quali campeggia - surreale - una sedia girevole da ufficio rovesciata a terra.
Non parliamo del tanfo ammoniacale del piscio e delle incrostazioni di deiezioni solide invecchiate - non dei cani (poveretti!), ma di cittadini che hanno ritenuto (e ritengono) di usare questo luogo come cacatoio pubblico.
Eppure, quando venne realizzata la strada carrozzabile che tagliava il parco di Villa Trabia, i costruttori della strada vollero ingentilire questo passaggio conferendogli un tocco di romanticismo e di mistero tra arco, grotticella e anfratto ombroso con panchine e fontanella, recuperando ciò che già esisteva in questa parte del parco che dai suoi proprietari era stata denominata, appunto, "angolo romantico".
Così era stato volutamente perpetuato era un luogo idilliaco dove avrebbe potuto essere piacevole sostare: ma è durato per ben poco tempo.
E' un esempio tangibile di come l'incuria e il degrado entropico di una città, malgrado gli sforzi di pochi volenterosi, mantengano intatta la loro forza degenerativa, trasformando certi angoli in inquietanti zone "fantasma", vere e proprie terre nessuno, transitando dalle quali è meglio volgere lo sguardo da un'altra parte e far finta di non vedere...

Non è che nessuno si sia attivato del tutto, a onor del vero: nel tenttivo di bonificare il giardinetto che si trova poco oltre e che è in uno stato di degrado altrettanto impietoso.

I condomini del palazzo attiguo hanno chiesto per quest'area che, fa parte di villa Trabia ma di fatto ne è esclusa da una recinzione, di poterlo affittare e accudirlo: sarebbe un atto di privatizzazione, ma almeno si arginerebbe il degrado, anche perché lì di notte c'è tutto un giro di spaccio.

Il comune ha risposto si, ma proponendo una cifra di affitto per il condominio proibitiva e, di fatto, bloccando sul nascere la lodevole iniziativa.

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11 ottobre 2011 2 11 /10 /ottobre /2011 15:37

Ambiente-e-luoghi 9129

 

Quel che resta...
Brocca rotta...
Hospice
Vecchio sanatorio...
Vaso reclinato...
Cantaro o seggetta che dir si voglia
L'orrido nelle macerie del quotidiano
La malinconia nello sguardo che vi si posa
Accanto la festa, incongrua
O è incongrua questa visione?

 

Passi attraverso un buco nel muro
e nessuno se ne accorge
Il semplice transito
da una parte all'altra,
sgusciando nel pertugio
che solo tu hai notato,
innesca una potente macchina del tempo
che ti porta molto avanti
o molto indietro
ma tu non lo sai
dove sei finito
Puoi soltanto contemplare
disorientato
qualcosa che resta
inquietante
d'un tempo che fu o che non è ancora
- o è un altro mondo, parallelo al nostro -
mentre accanto c'è ancora festa
e qui, in una dimensione extra-temporale,
straniata,
domina il silenzio che diventa fragore dirompente,
insostenibile

Tu passi e nessuno si accorge
che sei scomparso,
transitato in un altrove

Poi ricompari,
e ancora una volta nessuno se ne accorge
come fossi l'uomo invisibile delle storie

E riprendi il tuo posto
nel flusso ordinario dei gesti quotidiani
ma il fragore di quel silenzio
ti è rimasto dentro
e ti accompagna

 

Foto di Maurizio Crispi

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11 ottobre 2011 2 11 /10 /ottobre /2011 15:20
 

vento.jpgIl vento porta doni

A volte parole che, strappate dalla pagina di un libro, volano via

A volte i versetti scritti su bandiere di preghiera sventolanti

A volte si tratta di oggetti che attraversano lo spazio e il tempo per raggiungerci

A volte ti può sbattere sulla testa un tegola o un ramo spezzato dalla sua furia ed è così che potresti ritrovarti al capolinea.

Il vento, oggi, mi ha regalato una bella fioriera di plastica della misura adatta per inserirla in un porta-fioriere di ferro battuto pensile che ho nel balcone.

La fioriera, dunque, l'ho raccattata da terra e l'ho portata a casa: in ottime condizioni. Pur di plastica, ancora destinata a durare un po' di tempo, e poco danneggiata dal volo che deve aver fatto da qulache balcone nei giorni scorsi che sono stati eccezionalmente ventosi...

Ho dunque pensato: "Il vento porta doni"...

Ma anche, subito dopo, ho ricordato la famosa frase virgiliana, messa in bocca a Lacoonte di Troia: "Timeo Danaos et dona ferentis"...

A caval donato non si guarda in bocca, eppure i Troiani non guardarono nella bocca o nella pancia del cavallo di legno che avevano ricevuto in dono dagli Achei al momento della loro dipartita. Furono invece certi - a torto - della benevolenza degli dei: e da questo loro errore di valutazione scaturì la loro fine.

Se solo avessero ascoltato le parole sagge di Lacoonte e avessero per un attimo riflettuto sulla sua brutta fine, assieme a figli (fine che interpretarono - in modo contrario - come espressione della giusta punizione per aver egli insinuato che il dono ricevuto potesse racchiudere un pericolo ed essere dunque infido...)!

Nel dono è sempre contenuta - come ben spiegano gli antropologi in numerosi saggi, a partire da quello - celebre - di Mauss - una ambivalenza di fondo.

Il dono viene fatto con ambivalenza (scaturisce da una commistione di amore/odio) e viene ricevuto con ambivalenza perchè se, da un lato suscita riconoscenza, dall'altro - proprio per via dell'obbligo - che genera nell'animo del ricevente suscita un pari (e forse più forte) movimento di aggressività nei confronti del donatore: un sentimento che, secondo le regole civili che disciplinano il dono - può essere sedato soltanto elargendo al donatore un dono di pari valore, in altri termini sdebitandosi (disobbligandosi), ma questo porta all'ovvio risultato della interazione simmetrica sino alle manifestazioni più estreme, studiate dagli antropologi, tra cui l'usanza del potlach tra alcuni popoli del Nord America.

 

laocoonte_g.jpg

 
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30 settembre 2011 5 30 /09 /settembre /2011 18:04

Frida-e-la-torta.jpg

 

Frida: Mmmmmmmm... Che odorino! Ora mi ci tuffo dentro...  E' davvero una splendida torta ... appena sfornata...Prima mi ci rotolo di sopra... e poi  mi ci tufferò dentro con voluttà ... Che goduria!
 

Io: Noooooo! Frida non lo fare!!!! Non è cosa che si mangi e nemmeno ti ci devi stricare voluttuosamente di sopra!!! Non farlo! Guai a te!
 

Frida: Ora lo faccio... Ora lo faccio... Apppena ti giri, sarà solo questione di un attimo... Te la faccio in barba, vedrai... Mi piace troppo rotolarmi nella cacca... Troppissimo...

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27 settembre 2011 2 27 /09 /settembre /2011 10:53

DSC07022R.JPGA Palazzo Adriano. L'altro giorno, mi trovavo a passeggiare nella piazza del paese (quella piazza di basolato che ha resistito intatto alla modernità, resa famosa dalle scene di "Nuovo Cinema paradiso".

E ho visto camminare un signore del paese, armato di ombrello, perchè il tempo era incerto e a intermittenza aveva piovuto per tutta la mattina. Ho pensato che si stesse facendo una camminatina salutista per prendere aria (Avrà appena pranzato - ho pensato - forse è il tempo di un po' di sano movimento per smuovere la digestione).
L'ho seguito con lo sguardo.

Ha attraversato la piazza e poi ha imboccato la lunga via che un tempo rappresentava il punto in cui terminava la strada proveniente da Prizzi (mentre adesso si esce dall'altro lato del paese e si può proseguire verso Bisacquino)
Dopo aver percorso tutto il rettifilo (lì, negli anni passati, era anche ubicata la stazione dove arrivava un tempo il trenino a vapore), si è seduto su una panchina solitaria posta proprio nel punto in cui la strada dritta, fiancheggiata da grandi alberi, curva decisa verso sinistra, addentrandosi in piena campagna (oltre 10 km di "deserto", prima di raggiungere le prime propaggini di Prizzi).
E lì si è fermato a lungo con fare meditativo, tenendo ambedue le mani poggiate al manico dell'ombrello puntellato tra le gambe, lo sguardo perso verso l'esterno, nella stessa direzione da dove un tewmpo arrivava sbuffando il treno a vapore a portare notizie e e innovazioni.
Una persona antica, d'altri tempi, mi è sembrata.
Ho riflettuto che lo sconosciuto forse ogni giorno indulge nel compimento di questo rituale, portandosi al limitare estremo del suo paese, come se quel punto fosse per lui il confine del mondo conosciuto... una sorta di Finisterre della mente (ma, nello stesso tempo, molto reale e concreto)...
Un tempo, ho continuaro a pensare tra me e me, i paesi, i villaggi, le piccole cittadine erano proprio questo: piccole isole di luce, di calore e di sicurezza, rispetto ad un vasto mondo sconosciuto e pieno di pericoli (che tuttavia poteva essere contemplato dall'estremo confine della propria certezza)...

Il mondo sconosciuto che un tempo veniva indicato dai cartografi antichi con la frase "Hic sunt leones" ("Qui ci sono le belve (e i mostri").
In quest'epoca di modernizzazione, in cui il segno del cambiamento è dato dal fatto che i paesani per fare i 500 metri da casa alla piazza salgono in automobile, questo signore è rimasto come ai tempi antichi.
Forse c'è da chiedersi perchè...
Può darsi che non possegga del tutto il bene dell'intelletto: è possibile, guardando alla foto con l'occhio clinico dello psichiatra.
Ma non è questo quello che conta.
Sia come sia, lui è rimasto e continua ad affacciarsi alle soglie del "nulla" per scrutarne l'insondabilità che non ha mai conosciuto e non ha mai nemmeno tentato di esplorare...
Mio padre da giovane passava lunghe estati qui a Palazzo Adriano e avev un carissimo amico d'infanzia e di adolescenza, tale "Peppinello".
Peppinello nacque e visse per tutta la sua vita a Palazzo Adriano, ci visse e ci morì, facendo il falegname e probabilmente finendo da morto in una cassa che lui stesso aveva costruito.
Mio padre e Peppinello erano grandi amici: ogni volta che mio padre tornava, c'erano grandi rimpatriate e abbracci calorosi.
Per Peppinello, mio padre era quello che aveva esplorato il mondo e che poteva raccontarglielo.

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20 settembre 2011 2 20 /09 /settembre /2011 18:36

ByMaurizioCrispi_DSC06665.JPG(19.09.2011) Alcuni giorni addietro a Palermo, quasi a marcare l'approssimarsi del transito da una stagione all'altra, si è scatenato un temporale - un violentissimo nubifragio, preceduto da raffiche di vento, quasi da tornado - che ha causato danni non indifferenti, squassando perfino alcuni aeroplani fermi in pista all'aeroporto di Punta Raisi e disancorando delle navi ormeggiate.Il maltempo ha avuto delle code anche nei giorni successivi, dando la sensazione di un transito brusco e fortemente melanconico dal caldo - per quanto insopportabile - di una tardiva impennata estiva e il buio e il freddo dell'autunno che velocemente, con l'ulteriore accorciarsi delle giornate transiterà nell'inverno.

Questo che segue è quanto che ho scritto mentre fuori furoreggiava il temporale e, poi, nelle ore successive, ispirato dalle foto che andavo scattando per documentare il fatto.

A Palermo impazza il temporale, preceduto da vento e dall'avanzare ominoso di grossi nuvoloni neri. Foglie e rami sollevati dal vento. Pioggia a secchiate: e, quasi quasi, non si vede più l'altro lato della strada. Traffico nel caos... allagamenti... Alla prima pioggia violenta i tombini si otturano sempre, perchè nessuno provvede a svuotarli dai detriti (o la fa solo di rado).
ByMaurizioCrispi_DSC06680La veranda di casa mia allagata: da sempre fa acqua in alcuni punti e non sono mai riuscito a far risolvere il problema...
Il vento stava per far volare via una pianta pensile e, sotto l'acqua scrosciante e protendendomi fuori dal parapetto, ho dovuta tagliarla alla base per poter riportare il vaso in cui era alloggiato in una posizione corretta e non pericolante nella fioriera in cui è da sempre alloggiato e riequilibrarlo (ma già da tempo pensavo che questa pianta avrei dovuto rimuoverla, perchè le sue dimensioni troppo rigogliose non mi davano più tranquillità)...
Insomma, si sono susseguiti cinque minuti concitati, l'atmofera di tregenda accresciuta da lampi e tuoni...
Ma non sarà per caso arrivato l'autunno?
Certo, ieri e l'altro ieri il caldo è stato semplicemente atroce...
Poi, ha finito di piovere e il vento si è placato... L'acqua ha cominciato ad evaporare e, di nuovo, ha cominciato a far caldo...
DSC06715Come un temporale monsonico, nè più, nè meno.
A Villa Sperlinga il vento, nel climax della tempesta, ha fatto crollare una palma il cui tronco era già eroso, forse dal Punteruolo rosso.
S'è abbattutta con un tonfo sull'asfalto, ostruendo la carreggiata con la sua chioma. Proprio dove passo ogni mattina nella mia passeggiata con Frida...
I datteri ancora acerbi che portava a centinaia si sono sparsi tutti a nera, come grosse olive oblunghe di un bel colore verde brillante.
Grandi ristagni d'acqua in cui si riflettono le panchine di pietra, alberi ed edifici.
La strada e il marciapiedi disseminati di aghi di pino e foglie fatti cadere dalla violenza delle gocce di pioggia e poi spostati dal vento.
Poco, dopo, ho adocchiato - in un giardinetto privato, un bel gattone beige che si scaldava al sole, mentre si guardava attorno guardingo...

 

DSC06703.JPG

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20 agosto 2011 6 20 /08 /agosto /2011 07:24

DSC04412.JPGOggi sono andato a fare una veloce operazione in banca e ho posteggiato la bici all'interno del giardinetto antistante. Non c'era fila da fare e sono stato dentro 10 minuti, non più di tanto.
All'uscita, la mia bici era sparita. Che mi venga un colpo! - ho pensato - osservando smarrito il muretto a cui l'avevo appoggiata, ora vuoto nel sole di mezzodì e, sperimentando, come sempre accade in questi casi, una sensazione di straniamento.
Niente di diverso dal solito.
Avevo fatto quello che faccio sempre: l'ho lasciata lì senza imbrigliarla con la catena.
Nelle decine di volte - forse centinaia - in cui mi è capitato di andare in banca, sino ad oggi - e il più delle volte con soste all'interno della banca piuttosto prolungate - nessuno me l'aveva mai presa...
Questa volta qualcosa è andato storto...
Forse qualcuno mi ha visto arrivare e ha approfittato dell'occasione favorevole (l'occasione fa l'uomo ladro). Solo così me lo spiego: perchè dalla strada la bici non è visibile, per come la metto solitamente.
Non ritengo plausibile la spiegazione che hanno dato alcuni miei amici: che sia stato qualuno che aveva perso l'autobus al passaggio e che, vedendo la bici, l'abbia inforcato per raggiungere il bus alla fermata successiva. Sembra un'ipotesi più da film e, in ogni caso, la bici - soprattutto qui a Palermo - dalle persone di povera cultura è vista più che altro come un mezzo di locomozione da poveri pitocchi.
Dovrebbe essere palesemente una bici di grande valore - una di quelle che costano migliaia di euro - per essere appetibile.
Questi fatti sono di quelle cose che, per un attimo, annientano la fiducia che cerchi di nutrire nei conronti del mondo... quando non vorresti doverti guardare attorno perennemente con sospetto ed ostilità...
Ti senti vittima di una forte ed intensa violenza psichica, in parte paragonabile a quello che provi quando, arrivando a casa, scopri che ti sono entrati i ladri a casa.
Anche se questo non è molto cristiano, ho augurato che sullo sconosciuto autore del misfatto potessero abbattersi dal cielo le peggiori disgrazie...
E, per decenza, non dico quali...
Una sorta di anatema alla maniera di Antonio Albanese, nei panni di Alex....

Alex e il motorino

 

 

 

Nella mia vita, di bici me ne hanno rubato tre.
Una ai tempi della scuola ed era una bellisima Bianchi sportiva super-leggera (per quei tempi e con cambio Campagnolo (che era di mio padre: gliel'avevo sgraffignata perchè mi piaceva di più, che, rispetto alla mia, era come una spiderina, leggera e con tante parti cromate.
La seconda me l'hanno rubata quando già andavo all'Università: ed era una Legnano. Ero andato alla Sede centrale dell'Ateneo per sbrigare delle pratiche burocratiche. Quando sono tornato, c'era la catena chiusa al palo (a tipo sfregio, anche se ancora oggi continuo a chiedrmi come avessero fatto) a cui avevo legato la bici, ma la bici era sparita.
Mi si è avvicinato uno e mi ha fatto capire che, se gli mollavo un 50.000 lire, la bici sarebbe potuta spuntare fuori e, decisamente, incazzato nero, gli ho detto di andare a fare in culo.
La terza è quella che mi hanno sottratto oggi.
Ci sarebbe stata in verità una quarta volta, ma poi le cose andarono diversamente. Avevo parcheggiato la bici davanti alla vetrina della libreria di una mia amica, Cettina, vicino al posto dove a quei tempi lavoravo (Via dei Cantieri). Sono uscito e la bici non c'era più. Ma lei che conosceva le persone della zona è riuscita a farmela riavere indietro e senza "pizzo".

 

 


 

E non posso che concludere queste brevi considerazioni senza pensare alla sequenza finale di "Ladri di Biciclette" di Vittorio De Sica.

 

 


 

 

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11 agosto 2011 4 11 /08 /agosto /2011 07:35

DSC05548.JPGL'altro giorno c'è stata la ricorrenza del mio compleanno, il 62° per l'esattezza).

Ci siamo ritrovati a pranzo con mio fratello, Flavia e nostra cugina Luciana, la nostra governante Maria e il badante rumeno.

Niente di che.

Il piacere di stare assieme in modo conviviale, con torta finale.

Flavia che mi conosce bene mi ha regalato una T-Shirt con icastico "messaggio".

"Non sono stato io" c'è scritto. Ma l'occhio cade inevitabilmente sulla parola "IO" che spicca rispetto alle altre per i suoi caratteri cubitali

Quell"IO..." così gigantesco,  in fondo, mette l'accento sull'ipertrofia dell'IO... ....scherzosamente, s'intende... si starà forse parlando di me?

Ma se, davanti a "IO", mettiamo una "D", cosa abbiamo come risultato?

Per decenza, non lo dico nemmeno...

Se ci mettiamo una "Z", la parola diventa peraltro un più bonario e addomesticato "zio"...

Sarò veramente tanto ipertrofico con questo mio "IO" ingombrante, invadente, che tende ad occupare tutti gli spazi disponibili?

Mi sembra tanto che sto parlando della famosa barzeletta (in verità si tratta di un'incisiva  vignetta) in cui un famoso psichiatra riceve nel suo studio un paziente che incede nella stanza in cui avverrà la consultazione vestito da Napoleone Bonaparte e con la mano infilata sotto il bordo del pastrano, come è nell'iconografia tradizionale.

Il paziente soffre evidentemente di "delirio di grandezza", per dirla in soldoni.

Lo psichiatra lo attende seduto ieratico alla sua scrivania, vestito anche lui da Napoleone, nella stessa identica postura, se non fosse che è assiso (come su un trono).

Lo pischiatra apre subito la conversazione per dire perentorio: "Innanzitutto, chiariamo chi è Napoleone qui"!

Beh, questa vignetta, mi ha sempre fatto ridere tanto e spesso l'ho citata spesso in forma aneddotica, anche per ridimensionarmi in qualche misura e per sottolineare il fatto che nella relazione terapeutica non c'è un normale (il medico) e un "malato", ma che entrambi - anche se in misura diversa - condividono o hanno condiviso esperienze comuni.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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