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26 gennaio 2024 5 26 /01 /gennaio /2024 06:48
(foto di Maurizio Crispi)(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Anche queste due immagini hanno una loro piccola storia che vale la pena di essere raccontata
Passeggiavo lungo via Leopardi se non ricordo male (poco dopo l'incontro con Mr Arancino, di cui ho raccontato prima) e la mia attenzione è stata attratta dal cartello che potete vedere nella foto, non pienamente visibile perché scritto con tratto leggero senza ricalcare troppo e che diceva in tono quasi sommesso 


"Si prega di non fare la pipì qui
 

Era stato posto al centro d'un vaso che ospitava delle piante grasse e che era collocato sul marciapiede di fronte al portone di un condominio 
Mi sono soffermato a scattare un paio di foto (quelle che vedete), come faccio sempre per questo tipo di cartelli ingiuntivi o dissuasivi  (a volte minacciosi) relativi alla pipì e alla cacca dei cani 
Mentre fotografavo, cercando di posizionare la scritta che il vento un po’ piegava da una parte dall’altra in modo tale che fosse interamente a favore di camera e si potesse leggere bene in tutte le sue parti, ecco che si è si affacciato al portone del condominio che era sino a poco prima ancora chiuso un signore gentile 
Mi ha detto: "Sa io sono il portiere qua ma guardi che questo cartello non è per quelli che fanno fare la pipì ai propri cani… Per loro si può anche capire [evidentemente non era informato sulla nuova normativa varata dall'ARS - inclusa in un decreto anti-randagismo - per cui, in teoria, i padroni dei cani dovrebbero camminare - in teoria perché pochissimi lo fanno - con una bottiglia d’acqua per dilavare via l’urina dei propri cani] … quindi io questo cartello l’ho messo in realtà per le persone".
Perché?, faccio io 
"Mah! L’altro giorno la portineria era ancora chiusa ed io mi accingevo ad aprire il portone quando ho visto uno che, in piedi davanti al vaso, ci faceva dentro la pipì come se fosse un WC o un orinatoio pubblico. Ci sono andato vicino e gli ho detto 'ma scusi che sta facendo? Non si fa la pipì qua! Non si fa nel vaso davanti a tutti e davanti alla portineria da dove escono i condomini! Abbia un po’ più di rispetto!' Quello non ha detto niente e se ne andato. E' stato allora che ho pensato bene di mettere questo cartello dissuasivo se, eventualmente, l’urinatore o altri come lui si fossero presentati di nuovo".
Io allora ho replicato: "Certo non non è adeguato! Non è affatto adeguato, magari se uno ha un improvviso bisogno o è uno senza fissa di dimora magari può cercarsi un gabinetto in un bar oppure se i bar sono chiusi è l'emergenza è incontenibile può cercarsi un angolo un po’ più riposto - recondito - non così davanti a tutti minacciando il senso del pudore e il decoro del condominio!"  
Ho aggiunto di poi che il suo cartello aveva suscitato il mio interesse, perché ogni volta che vedo cartelli di questo tipo io sempre li fotografo poiché nel mio profilo Facebook - assieme ad altre cose - alimento sempre con nuove testimonianze una piccola collezione di questi cartelli spontanei, dopodiché me ne sono andato contento di avere raccolto per strada, oltre all’immagine fotografica, anche questa piccola storia

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9 gennaio 2024 2 09 /01 /gennaio /2024 07:15

Foto e commento risalgono al 14 settembre 2009 e furono postati nel mio profilo Facebook, allora molto giovane.
Credo di aver cominciato a trafficare con Facebook solo nel 2008
Prima, niente

Maurizio Crispi (2009)

Il ragno crociato da me avvistato (foto di Maurizio Crispi)

Un bel dì, alcuni anni fa, mi sono affacciato alla veranda. E cosa ti trovo?
Un inaspettato ospite!
Mai visto un ragno simile!
Mi sono chiesto, con un tipico fraseggiare nostrano, ma italianizzato: "Ma questo a chi appartiene?".
Se avessi creduto al mondo delle fiabe, avrei potuto pensare che si trattava di un ragno velenoso, mandato dalla strega cattiva.
Ho deciso - di primo acchito - di sospendere qualsiasi giudizio e di evitare qualsiasi lavoro di elaborazione narrativa, piuttosto, documentando oggettivamente l'evento
Ho tirato alcune foto in macro.
Poi, sono tornato dopo circa un'ora per osservare meglio il ragnaccio malefico (quanto era grosso!) e anche per vedere quali progressi avesse fatto con la sua tela
Ed invece…
Era scomparso
Forse il posto che aveva scelto per iniziare a tessere la sua tela non era del tutto idoneo
Non so
E non è più tornato, né questo, né altri simili
Per me, questa epifania rimarrà un autentico mistero

 

ARANEUS DIADEMATUS chiamato anche ragno "crociato" per il tipico disegno del corpo che ricorda una croce.

Bruno Beretta Dixit

Araneus diadematus, il ragno crociato

Esemplare di ragno crociato (dal web)

Spesso considerato pericoloso, in verità il ragno crociato è un aracnide del tutto innocuo. Il suo morso infatti non è velenoso per gli esseri umani. Vive anche nelle nostre case, dove soffitte e cantine impolverate sono ambienti perfetti per il suo stile di vita.

(kodami.it) Il ragno crociato, conosciuto anche tramite il suo nome latino Araneus diadematus, è uno dei ragni più diffusi in Europa e uno dei membri meglio conosciuti dell'intero gruppo Araneidae, la famiglia dei ragni per antonomasia. Visivamente riconoscibile, più grosso delle altre specie di ragno che comunemente è possibile trovare in casa, questa specie ha cominciato a disporre di una vera e propria fama da quando il cristianesimo ha introdotto il simbolo della croce in Occidente. In verità però già ai tempi dei primi studi zoologici, risalenti all'epoca classica e ai trattati di filosofia naturale, questo ragno veniva considerato come l'esempio migliore per rappresentare tutti i ragni europei. Tanto che lo stesso mito della trasformazione di Aracne (da fanciulla a ragno) compiuta da Atena vuole che la giovane si fosse trasformata proprio in una gigantesca variante di questa specie.

Vista la sua ubiquità in tutto il territorio europeo e vivendo non solo in natura, ma anche all'interno dell'abitazioni, nascondendosi fra gli angoli delle pareti e i tetti delle mansarde, spesso chi viene colpito da un suo morso si preoccupa se si tratta di una specie velenosa o pericolosa. Per quanto però possa essere urticante un morso di un ragno delle sue dimensioni, il ragno crociato non può essere considerato velenoso per l'uomo, escludendo soggetti che possiedono allergie particolarmente sensibili. Il suo morso risulta essere innocuo in quanto le tossine del suo veleno sono poco attive negli esseri umani e inoltre i suoi cheliceri – le parti del suo apparato boccale che incutono molto paura ad alcune persone – non sono lunghi a sufficienza per inoculare l'eventuale veleno a fondo sotto la pelle.

Bisogna anche chiarire che un suo eventuale morso scaturisce solo nel momento in cui il ragno si sente in pericolo. Non è infatti un animale molto coraggioso e vive una vita sedentaria, per la maggior parte trascorsa ad attendere sopra le sue ragnatele le prede.

 

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20 dicembre 2023 3 20 /12 /dicembre /2023 08:09
Gabriel e la cimballa (foto di Maurizio Crispi)

Gabriel all’uscita da scuola era affamato (capita sovente)
Ha chiesto qualcosa da mangiare (capita sovente) e siamo entrati al bar di Piazza Noce (che è anche panificio)
Aveva voglia di qualcosa di dolce e ha scelto un ciambellone gigantesco
Ma, per sovrappiù, ha chiesto se fosse possibile arricchire la ciambella con un’aggiunzione di nutella
Ed è stato accontentato dalla proprietaria che, nel tempo, ha preso a benvolerlo perché Gabriel è gentile e saluta sempre quando entriamo e quando andiamo via
Bene, della ciambella gigante con nutella (un’autentica leccornia, ma pesante!), Gabriel non ha lasciato neanche una briciola
Osservare mio figlio, mentre sbafava, mi ha fatto venire in mente una mia storia di quando ero ragazzino
Forse 15nne, già dotato d’una certa autonomia, mi trovavo a Mondello in un assolato giorno d’estate
Ero andato al mare con i miei amici in autobus per trascorrere un’intera giornata fuori
Avevo con me 150 lire che avrei dovuto usare per il pranzo
E feci questa spertata
Con 100 lire avrei potuto comprare un pezzo (che a me pareva troppo poco)
Puntai la mia attenzione sulle ciambelle che, allora, costavano 50 lire cadauna 
Pensai che mangiarne tre potesse essere una buona cosa, per riempirmi per bene la pancia
E così feci
Non posso nascondervi il fatto che mi costò già in po’ di fatica attaccare la terza e mangiarne la prima metà 
Dovetti decisamente forzarmi per ingollare l’ultima metà
Mi ritrovai, alla fine di questo pasto monotematico, bello appanzato, forse addirittura stordito e con la mente un po’ appannata, come quando si è reduci da un pesante banchetto
Devo dire che non ho più ripetuto una simile esperienza, ma da quella volta ho capito che potevo digerire anche il FERRO e le PIETRE!

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12 dicembre 2023 2 12 /12 /dicembre /2023 07:17

Queste riflessioni sono state originariamente pubblicate su FB (Meta) l'11 dicembre 2021, a corredo della foto che potete vedere subito sotto.
Riporto quelle brevi riflessioni con qualche adattamento e soltanto poche modifiche rispetto al testo originario

Maurizio Crispi

Le mie letture mattutine dell'11 dicembre 2021

Le mie letture mattutine dell'11 dicembre 2021

Molti libri in contemporanea, di ciascuno poche pagine alla volta, senza fretta. Un boccone alla volta. Le parole vanno masticate e assaporate come chicchi d'uva o altre pietanze prelibate
Faccio la prima colazione e mangio libri
Poi, durante il giorno (ed anche nella notte) leggo altri libri, sempre con lo stesso criterio che è quello di giocare su tanti tavoli contemporaneamente
In ogni stanza di casa mia c’è un angolo preposto alla lettura (direbbero gli Inglesi: un cosy corner) e collocato vicino ci sta un mucchietto (o mucchione, a seconda dei casi, altri direbbero una catasta) di libri lettura
Il principio è che i libri in lettura non mi seguono da una stanza all’altra
Ma sono piuttosto loro che mi attendono in ogni stanza preposta alla lettura
Ci sono anche dei libri che tengo in auto, per le attese
E dei libri "da zaino"
Ciò è anche possibile, poiché ho un panorama di letture e gusti piuttosto variegato, in cui saggi di vario genere o raccolte di racconti fanno da intermezzo
A volte i libri, più che letti da cima a fondo, vanno guardati e sfogliati, in modo tale da acquisire dimestichezza con il loro contenuto, con una lettura a volo d’uccello di prefazioni e postfazioni varie e dell’indice anche
Sono un lettore ingordo?
O forse mi piacciono la varietà e la differenziazione?
Non so
Mi chiedo come io sia arrivato a questo punto
Adesso che ho 74 anni continuo ad essere assillato dal pensiero che non ho più abbastanza tempo per leggere tutti i libri che vorrei leggere, anche se so che non ci riuscirò mai del tutto

D'altra parte, è Umberto Eco - scrittore, erudito e grande bibliofilo - a dire che non è necessario leggere per intero, da cima a fondo, ognuno dei libri che si possiedono.

È sciocco pensare che si debbano leggere tutti i libri che si comprano, come è sciocco criticare chi compra più libri di quanti ne potrà mai leggere. Sarebbe come dire che bisogna usare tutte le posate o i bicchieri o i cacciavite o le punte del trapano che si sono comprate, prima di comprarne di nuove. Nella vita ci sono cose di cui occorre avere sempre una scorta abbondante, anche se ne useremo solo una minima parte. Se, per esempio, consideriamo i libri come medicine, si capisce che in casa è bene averne molti invece che pochi: quando ci si vuole sentire meglio, allora si va verso "l’armadietto delle medicine" e si sceglie un libro. Non uno a caso, ma il libro giusto per quel momento.

Ecco perché occorre averne sempre una nutrita scelta! Chi compra un solo libro, legge solo quello e poi se ne sbarazza, semplicemente applica ai libri la mentalità consumista, ovvero li considera un prodotto di consumo, una merce. Chi ama i libri sa che il libro è tutto fuorché una merce.»

Umberto Eco (1932-2016)

Umberto Eco (1932-2016) nella sua biblioteca privata

Umberto Eco (1932-2016) nella sua biblioteca privata

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4 dicembre 2023 1 04 /12 /dicembre /2023 17:46

Un mio piccolo scritto dimenticato del 2 dicembre 2009. E appartiene alla categoria delle 'foto raccontate' o delle "foto parlanti'.
La foto da cui scaturisce la piccola storia è un bell'esempio di quelle foto che suscitano delle storie; ma si potrebbe anche dire che ci sono delle storie nella mia testa che prendono corpo in una foto e che la foto che allora scatto la scatto proprio perché c'è quella storia che preme per essere espressa e raccontata.
In questa faccenda è difficile comunque trovare il bandolo della matassa, come è impossibile, del resto, rispondere alla fatidica domanda: 'Viene prima l'uovo o la gallina?'

Maurizio Crispi

Halloween, quel che resta (foto di Maurizio Crispi)

Sono un ricordo di Halloween

Nessuno mi vuole più 

Mi hanno lasciato solo, al freddo, esposto alla pioggia

Prima, la mia vita era stata una bella festa, vedevo tanti bimbi ciarlieri attorno a me

Non immaginavo che, senza alcun preavviso sarei stato considerato una vita di scarto e gettato via con tanta indifferenza
I miei occhi vuoti non vedono più niente nuovo
Ma ho scoperto il modo di trarre consolazione da questa nuova esistenza che mi rimane - anche se non so per quanto tempo ancora
Guardo il cielo, così alto ed immenso sopra sopra di me, e le nuvole che, a volte, viaggiano come fiocchi cotonosi simili a pecorelle e che, altre volte, si addensano minacciose, incutendomi timore
Guardo il sole nel suo ciclo giornaliero e qualche volta la sua radiosità mi fa male, perchè sono una creatura della penombra
Guardo la luna benevola e le stelle di cui è tempestata la volta celeste, di notte
E tutto questo mi tiene compagnia
Ora sei arrivato tu con quella macchinetta fotografica e mi hai salvato: anche se il mio corpo di carta si dissolverà presto, la mia immagine sopravvivrà per molto tempo ancora
Grazie, amico sconosciuto, per avermi preso con te!

 

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1 dicembre 2023 5 01 /12 /dicembre /2023 17:57
Fiore d'ombrello caduto dopo il temporale (foto di Maurizio Crispi)

Fiore d'ombrello caduto dopo il temporale (foto di Maurizio Crispi)

Passata è la tempesta

Sento augelli far festa

Anche se altri giacciono a terra
stecchiti

Tuttavia, sarà per poco

Gli esperti del meteo
annunciano malo tempo
e tempi grami
nei prossimi giorni

Ma ce la faremo

Prima o poi
torneremo a camminare nel sole

Maurizio Crispi (30 novembre 2021)

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7 novembre 2023 2 07 /11 /novembre /2023 07:39
Foto di Maurizio Crispi

C’é qualcosa in ciò che si osserva
 

Qualcosa sempre ineffabile e carico di mistero
 

Ci sono piccole cose 
che sembrano mettersi assieme
come le tessere di un puzzle
e questo loro combinarsi e ricombinarsi
sembra generare un racconto 
per immagini legate tra loro 
da un filo conduttore
 
 

Un filo conduttore che è forse nelle cose stesse
per il modo in cui si giustappongono
o che risiede piuttosto nell'occhio dell'osservatore
O è addirittura quest'occhio osservante
che le mette in forma in un modo, piuttosto che in un altro?

 

Oppure l’alternativa é che tutto,
ogni dettaglio percepito,
sia una mera accozzaglia di elementi,
un caos primigenio
creato da un Dio cieco e demente

 

Eppure, dal brodo primordiale
é nata la vita
con gradi crescenti di complessità 

 

Ecco, queste sono considerazioni 
che mi portano lontano
In questa di oggi,
come in altre mie passeggiate,
ho visto delle cose e, fotografandole,
le ho messe insieme
ed ora quelle cose esistono
in un mondo possibile,
che - tra infiniti altri mondi -
le vuole assieme
in questo modo
e non in un altro
Credo che l’attività del fotografare
possieda un enorme potere demiurgico
ed é anche per questo
che io non smetto mai di scattare foto

 

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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6 novembre 2023 1 06 /11 /novembre /2023 06:53
6 novembre 2011, sulla spiaggia di Isola delle Femmine (foto di Maurizio Crispi)

6 novembre 2011, sulla spiaggia di Isola delle Femmine (foto di Maurizio Crispi)

Il 6 novembre 2011 mi ritrovai a fare una passeggiata lungo la spiaggia di Isola delle Femmine, come spesso mi capitava di fare. La giornata era grigia e ventosa. Grosse nubi scure e aggrondate si addensavano e subito venivano spazzate via dal vento oppure, semplicemente mosse dalle raffiche, mutavano di forma.
La giornata ideale per cimentarsi nel kite-surf e per i dilettanti degli aquiloni. C'erano infatti molti (singoli o intere famiglie) che varavano i propri aquiloni e li facevano navigare in cielo, cercando di tenere le corde ben tese. I bambini si cimentavano o guardavano: in entrambi i casi, quando il loro aquilone si librava in cielo) lanciavano grida di gioia e meraviglia.
Quella che ho scelto, di quella giornata, è la foto che preferisco.
Quello che segue ciò che scrissi allora.

Maurizio Crispi

Sin da ragazzo mi sono piaciute sempre molto le foto in cui le figure umane, minuscole, sembrano perdersi - dissolversi quasi - nell'immensità del paesaggio, di cui anziché essere il fulcro, come vorrebbe una visione antropocentrica, sono - come è invece giusto nel rispetto di una concezione globale e olistica - un semplice accessorio, si potrebbe pensare anche un optional.
Cancellate quelle figure e il paesaggio rimarrebbe quello che è, immutabile.
Generazioni di giocatori e cacciatori di aquiloni possono succedersi nei secoli, ma il loro tempo sarà sempre breve, brevissimo come un battito di ciglia, nella vita lunga di quella montagna sullo sfondo, del cielo e del mare i cui unici cambiamenti saranno la mutevolezza dei colori e piccole variazioni di forma e di composizione chimica.

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15 settembre 2023 5 15 /09 /settembre /2023 19:05

nevièra s. f. [der. di neve]. – Grotta o cantina destinata in passato a deposito della neve che si raccoglieva nell’inverno e si adoperava nella stagione calda per raffreddare cibi e bevande.

treccani.it

Una neviera etnea (una scoperta casuale)

Nella foto che ho scattato nel 2017, mentre mi accingevo a lasciare la postazione fotografica al posto di ristoro della 100 km del Vulcano, sito a Piano dei Grilli (Bronte), si vede quel che resta di una neviera etnea.
Ed è stato un avvistamento davvero singolare ed emozionante.
Una di quelle cose che si scoprono per caso, da turisti non canonici, per via di un'improvvisa e non pianificata serendipity.
Ho notato questa formazione, ho parcheggiato l'auto e mi sono avvicinato (la curiosità è fattore determinante di qualsiasi cosa su cui il Caso porta ad imbatterci) e nei pressi della staccianata parzialmente danneggiata che metteva in sicurezza l'intera area, ho letto una nota esplicativa piazzata su di un cartello e parzialmente scolorita dal sole.
Ho così appreso che ciò che vedevo (ed ammiravo) era quel che restava di un'antica neviera che era riuscita ad attraversare il tempo sino a me.


Da questo tipo di dispositivo i nostri antenati ricavavano il ghiaccio per fare deliziosi sorbetti oppure per tenere in freddo i cibi d'estate.
Naturalmente questo ghiaccio ottenuto dalla neve era un lusso solo per pochi...
In sostanza, si depositava la neve nella cavità ombreggiata da una volta (che in questo sito è crollata in tempi recenti) e, quindi, dopo aver creato uno strato di neve di un certo spessore, vi si stendeva sopra uno strato di paglia e quindi di nuovo neve; poi ancora paglia. E così via.
La paglia serviva alla coibentazione termica, sicché il freddo della neve non si disperdeva.
La pressione degli strati soprastanti, invece, consentiva la trasformazione della neve in ghiaccio: insomma, un metodo derivante dall’attenta osservazione osservazione di quanto accade in natura ed affinata dall’esperienza tramandata da una generazione all’altra attraverso il fare.

Questa grotta della neve è ubicata a Piano dei Grilli, sull'Etna, sopra Bronte, a circa 1100 metri di altitudine e, aggiungo qui, dalle fonti che ho consultato, riulta essere la neviera più grande dell'intero territorio etneo. 
Mentre ammiravo la conformazione della neviera sono stato colpito da un intenso brulichio sul terreno rossastro ed ecco che ai miei piedi ho visto l'imboccatura d'un formicaio dal quale sciamavano enormi formiche, alacri ed indaffarate ad accumulare riserve per i mesi di grama.

La foto sopra é di Maurizio Crispi (2017)

(da wikipedia) La ghiacciaia o neviera è un locale o manufatto in cui si immagazzinava in un luogo freddo la neve pressata o il ghiaccio durante l'inverno, per poterne disporre durante le altre stagioni. Il ghiaccio poteva essere ricavato e tagliato quando le acque (ad esempio di un fiume) venivano deviate e trasformate in ghiaccio durante l'inverno, attraverso l'azione della temperatura ambientale sotto 0°C, per poi essere immagazzinato e prelevato successivamente al momento del bisogno. Un'altra tecnica (neviera) consisteva nel raccogliere e immagazzinare neve pressata durante l'inverno, che - nel processo - si trasformava in ghiaccio. Questo sistema è stato usato con diverse tipologie in varie parti del mondo.

La ghiacciaia è sia l'ambiente in cui veniva prodotto e/o immagazzinato il ghiaccio, sia quell'armadio con intercapedine isolante rifornito di ghiaccio, che - in ambito prevalentemente domestico - assolveva alla funzione che in seguito avrebbe assunto il frigorifero.

Con l'invenzione dei sistemi refrigeranti che portarono al diffondersi delle fabbriche del ghiaccio la ghiacciaie così come il commercio del ghiaccio naturale persero la loro economicità.

Il termine viene talora utilizzato impropriamente come sinonimo di congelatore o freezer.

Storia. La prima traccia storica dell'utilizzo di una ghiacciaia si ha dai tempi degli antichi Sumeri, descritta nella Tavoletta di Zimri-Lim, re di Mari, concernente la costruzione di una ghiacciaia a Terqa nel 1780 a.C. circa. Nell'antichità fino all'era moderna l'uso del ghiaccio era comunque un uso di lusso, per lo più per raffreddare le bevande dei signori. Nelle terme romane più facoltose veniva usato nel frigidarium.

Nathaniel Jarvis Wyeth brevettò nel 1825 un aratro da ghiaccio (ice plough) trainato da cavalli che rese più facile ed economico l'estrazione nei laghi degli Stati Uniti e diede un ulteriore impulso all'industria di esportazione mondiale del ghiaccio che declinò dopo il 1930, con l'avvento del frigorifero domestico meccanico. I primi frigoriferi domestici del 1800, infatti, erano in realtà armadi con intercapedine isolante che venivano riempiti regolarmente con un blocco di ghiaccio proveniente da ghiacciaie. Grazie alla meccanizzazione e la concorrenza del mercato, il costo del ghiaccio commerciale scese e divenne accessibile anche alle fasce meno abbienti della società. In un certo senso, la diffusione e il successo di massa del primo frigorifero a ghiaccio (ghiacciaia) dette impulso all'invenzione del frigorifero meccanico.

Le neviere in Sicilia.  L'uso della neve in Sicilia è certamente abbastanza antico. Gli arcivescovi di Monreale, Palermo e Catania, godevano del privilegio sicuramente medievale di conservare e vendere la neve conservata sui monti delle rispettive diocesi. A partire dal XVI secolo, quando il ghiaccio non venne più utilizzato per esclusivo uso medico, si incrementa la richiesta di ghiaccio naturale e il suo commercio. L'uso di scavare fosse sulle montagne (i nivieri) nelle quali la neve era accumulata e conservata, può benissimo collegarsi alle pratiche e metodologie del mondo antico greco-romano. Le neviere più grandi si trovavano sulle Madonie e sul monte Etna, dove era più facile mantenere bassa la temperatura. 
Sono documentate neviere sui Peloritani e sui Nebrodi con articolate strutture per l'immagazzinamento e il rifornimento delle località sulle coste. Ma anche sui monti Iblei nei dintorni di Buccheri, Buscemi e Palazzolo Acreide.

Se fino al XV secolo la neve veniva utilizzata quasi esclusivamente per uso medico, successivamente venne richiesta per raffreddare il vino e per confezionare sorbetti o gelati.

Le neviere siciliane avevano varie forme:

a grotta
a cupola
a dammuso
in genere l'ingresso per l'estrazione della neve era rivolto a nord e la neve veniva caricata dall'alto.
Vi era un commercio della neve che interessava i vari comuni della Sicilia e che poteva giungere persino a Malta.
Il trasporto avveniva di notte a dorso di muli.

 

La neviera di di Piano Grilli (Bronte). Foto tratta dal web

La neviera di di Piano Grilli (Bronte). Foto tratta dal web

Vi sono diversi cartelli (anche se sbiaditi) che ci indicano la strada per raggiungere la Grotta della Neve. Nelle vicinanze della grotta bisogna lasciare il sentiero principale per qualche centinaio di metri. Arrivati alla grotta (recintata) possiamo vedere la profondità e immaginare come una volta si conservava la neve in questi luoghi. Oggi, dalla volta costruita in pietra lavica resta solo un arco, ed è questo che dà alla grotta quel tocco di fiabesco.

siciliadagiocare

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4 settembre 2023 1 04 /09 /settembre /2023 08:17
WC in the Box (foto di Maurizio Crispi)

Water Closet in the Box
Bidet in The Box
Biden in the Box
Jack in The Box
WC-Biden in the Box

 

il luogo ideale per passanti o runner 
con lo stomaco in subbuglio
Cani e cacate di cani
Scarpe da corsa nuove, 
appena acquistate, 
sverginate/svezzate 
dalle cacate dei cani di cui sopra

 

Cani che cacano
e i loro padroni di merda
che non puliscono 
la merda dei propri cani,
santi e innocenti loro

 

Merda in the Box
Shit in the Box
Merda in the dreams
Merda night&day

E poi c’è skibidi toilet 
con l’invasione degli ultracessi alieni
ed tutta un’altra storia

 

(Lo scritto originario è del 2011 - più o meno - e l'ho recuperato attraverso i ricordi di Facebook)

skibidi toilets

Sono arrivati gli skibidi Toilets!, ovvero l'invasione degli ultracessi alieni
 

Una testa che canta. O meglio, una testa che canta dentro un WC. Eh sì, a volte basta davvero poco per fare centinaia di milioni di visualizzazioni su YouTube.

Come dite, non sapete di cosa stiamo parlando? Allora non siete ancora finiti in quella parte strana di internet dove lo Skibidi toilet è un fenomeno inarrestabile, con tanto di web series che ha superato le 50 puntate. Seguiteci che vi raccontiamo tutto quello che dovreste sapere di Skibidi toilet.

Come dicevamo, Skibidi Toilet è una serie animata che da febbraio 2023 va in onda su YouTube. Il suo creatore è DaFuq!?Boom! e ha come protagonista una testa cantante che esce da un WC. O meglio, questa era la protagonista all'inizio, ma ora la trama è diventata più complicata di così.

Ci sono infatti tante teste cantanti che escono da altrettanti water e vogliono conquistare il mondo. Contro di loro si ergono le teste a camera, individui che indossano un abito e hanno una telecamera al posto della testa. Il cast dei personaggi però non finisce mica qui: nel tempo sono arrivate le teste a speaker e le misteriose persone TV. Altro che cast di Final Fantasy insomma! 

 

Devo la scoperta degli Skibidi Toilets a mio figlio Gabirel che, in un pomeriggio di fine estate, me ne ha imposto la visione reiterativa, suscitando tuttavia il mio interesse e la mia curiosità.
Alcune delle foto che si vedono sotto le ho fotografate direttamente nello schermo del televisore.

Skibidi Toilets
Skibidi Toilets
Skibidi Toilets
Skibidi Toilets
Skibidi Toilets
Skibidi Toilets
Skibidi Toilets
Skibidi Toilets
Skibidi Toilets

Skibidi Toilets

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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