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16 novembre 2024 6 16 /11 /novembre /2024 05:51
Merda di cane abbandonata (foto di Maurizio Crispi)

Merda di cane abbandonata (foto di Maurizio Crispi)

Questa è bella
Intervento geniale e creativo
in cui la parola si unisce al (mis)fatto

da parte di un Censore
che dà voce allo sdegno di una parte dei cittadini offesi e vilipesi

Immagino questo Censore ignoto che, fornito di cartoncini bianchi e di pennarello, gira per le vie della mia città 
con la mission di contrassegnare con il suo cartellino le deiezioni dei cani abbandonate da padroni incivili e irrispettosi.

Questo Censore è come l’arbitro di una partita di calcio che assegna ai giocatori che non rispettano le regole cartellini gialli e rossi.
La sua mission alla fine potrebbe sortire dei risultati positivi, sulla base del principio: “Colpirne uno per educarne cento!

Il problema è che i trasgressori della norma e delle regole di civile convivenza hanno stomaci foderati di cuoio e, il più delle volte, sono immuni dal senso della vergogna e, del pari, non si sentono in colpa (e nemmeno sono sfiorati dal sentimento di colpa)

É questa una foto che potrebbe diventare iconica del malcostume imperante

#fotodimauriziocrispi

Il mio padrone è un pezzo di merda!

La sempiterna lotta,
senza esclusione di colpi
tra quelli che lasciano
la propria merda in giro
(se è del loro cane è la loro merda)
e quelli condannati a metterci i piedi,
sbadatamente,
o anche ad essere appestati dal fetore
di quei lasciti
davanti alla soglia delle proprie case e giardini

Maurizio Crispi (19 aprile 2025)

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11 novembre 2024 1 11 /11 /novembre /2024 06:29

Questa piccola storia che prende spunto da una mia foto, risale all’11 novembre 2011.
Mai inclusa qui nel blog.
E dunque, anche se in ritardo, eccola!

In realtà, ad una più attenta verifica, mi sono accorto che la piccola storia era già presente, sin quasi dai primordi del blog

Maurizio Crispi (11 novembre 2011)

La rosellina di plastica e i fiori di Lantana (foto di Maurizio Crispi)

Sappiamo che il burattino di legno voleva essere un bambino di carne e ossa
La rosellina di plastica era triste perchè avrebbe voluto essere un fiore vero.
Io le ho detto: Non essere triste! Sei bella anche così e poi durerari molto più a lungo di qualsiasi fiore vero"
E la rosellina mi ha detto: "Non voglio vivere in eterno, voglio essere un fiore vero, anche se dovessi durare per un solo giorno. Voglio essere annusata e voglio che chi mi si avvicini possa cogliere la mia fragranza
Voglio sentire dentro di me la tensione della crescita del fiore ancora in boccio la cui linfa preme per trasformarsi in petali, stami e pistilli..."
E a questo punto la rosellina non disse altro
Si chiuse nel silenzio triste d'un impossibile sogno
E io non potei dire null'altro per placare la sua malinconia.
Forse per consolarla, la raccolsi dal pavimento di nudo cemento dove era stata gettata con sprezzo e la deposi su di una fioriera, accanto a dei fiorellini di lantana, dall'odore pungente ed aspro.
Mi commiatai da lei: "Buona vita a te, Rosellina: magari un giorno il tuo sogno di esser vera sarà esaudito..."

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22 ottobre 2024 2 22 /10 /ottobre /2024 07:08

Resti immondi,
un tempo amabili
Bambole
Pupazzi
Dismessi
Abbandonati
nella polvere,
nella morchia
ai piedi di un cassonetto
stracolmo di indifferenziata
Cose inutili adesso,
un tempo utili,
amate,
desiderate,
forse anche con un nome
ora caduto nell'oblio del disuso
Senso di desolazione
Tristezza

Maurizio Crispi (22.10.2024)

Resti non più amabili (foto di Maurizio Crispi)

Resti non più amabili (foto di Maurizio Crispi)

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12 ottobre 2024 6 12 /10 /ottobre /2024 06:54
Il venditore in riposo (foto di Maurizio Crispi)

Il venditore in riposo (foto di Maurizio Crispi)

Un sonnellino,
in attesa dei primi compratori
al volante

Giuseppe è sempre lì
in postazione
da quando aveva otto anni
Di questo tratto di strada
conosce ormai
ogni singola pietra
ogni filo d’erba
ogni asperità

Giuseppe è sempre lì
come un soldatino nella sua garitta
(che non riceve mai il cambio guardia),
quando fa bel tempo,
quando piove e tira vento,
dalle prime luci dell’alba,
sino a sera
Orario di lavoro coatto, il suo

Si muove di continuo,
avanti e indietro,
instancabile,
percorre chilometri e chilometri
in uno spazio circoscritto
con un diametro di un centinaio di metri
che è come una prigione dalle pareti invisibili


Non può andare via il cristianeddu
se non ha prima venduto
tutta la merce che gli è stata affidata
per quel giorno

Maurizio Crispi (1 ottobre 2024)

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19 settembre 2024 4 19 /09 /settembre /2024 06:46

Si tratta di una mia nota del 2009, scritta a commento di una foto da me scattata (testo in buona parte di tipo compilativo)

Maurizio Crispi (18 settembre 2009)

Lombrico stanato dalla pioggia

Dopo la pioggia vengono fuori i vermicelli, lunghi e grassi
In realtà, si tratta di quelli che più appropriatamente si chiamano lombrichi e, quando si parla di lombrichi, il pensiero non può che correre a Darwin.
Su queste umili creature Charles Darwin, che oggi compirebbe 200 anni, scrive l’ultimo libro della sua vita, nel 1881, un anno prima di morire. Il libro si intitola "The formation of Vegetable Mould, Through the action of Worms, with Observation on Their Habits"  (tradotto in italiano con il titolo "L'azione dei vermi") e molti studiosi lo considerano una curiosità o addirittura una stranezza, non all’altezza di un naturalista del suo calibro.

Fa eccezione Stephen Jay Gould, che sostiene che quest’ultima opera è «una celata sintesi dei principi di argomentazione, elaborati lungo un’intera vita, identificati e utilizzati nella più grande trasformazione della natura mai prodotta da un solo uomo». «I vermi – continua Gould – sono a un tempo umili e interessanti, e il lavoro di un verme, se sommato per tutti i vermi, per lunghi periodi di tempo, può plasmare il paesaggio e modellare il suolo». Il terreno è qualcosa che l’intuito ci porta a considerare come molto stabile, se non addirittura immutabile. Forse è perché ci appoggiamo sopra le nostre case, i beni immobili cui affidiamo il nostro benessere e la nostra protezione. Darwin dimostra però che il suolo tanto stabile non è perché è in realtà sottoposto a un continuo fermento provocato dai lombrichi.

Darwin svela l’entità del lavorio di queste piccole bestie sulle turbolenze del suolo in maniera meticolosa. Innanzitutto dà i numeri, calcolando «quale vasto numero di vermi vive non visto da noi, sotto i nostri piedi»: oltre 21 000 per ettaro di suolo britannico (pari a 142 chilogrammi di vermi). Poi con i dati che raccoglie da persone sparse in ogni angolo del pianeta, arriva a concludere che i vermi sono distribuiti in maniera molto più ampia e in una varietà di ambienti ben superiore rispetto a ciò che noi possiamo immaginare. Quindi scava buchi profondi nel terreno per vedere quanto i vermi si estendono in profondità nel suolo. Infine cerca evidenze dirette del continuo ricircolo del terriccio sulla superficie terrestre, che sarebbe provocato dall’ingestione e dall’escrezione della terra da parte di queste bestie tubuliformi.

Darwin compì numerose, pazienti misure degli escrementi dei lombrichi, che stima variare fra 3 e 7 tonnellate per ettaro. Secondo i suoi calcoli ogni dieci anni si formano fra 2 e 6 centimetri di nuovo terriccio. Sono numeri non trascurabili, se li moltiplichiamo per migliaia di anni. Viene da pensare che i vermi abbiano contribuito ad affossare le rovine greche e romane su cui si sono costruite le nostre città medievali e moderne. L’ultimo libro di Darwin è dunque, citando di nuovo Gould, «un trattato esplicito sui vermi e il suolo, e una discussione velata di come è possibile imparare sul passato studiando il presente».

Buon compleanno Mr. Darwin!

Il saggio ultimo di Darwin fa riflettere sulla finitezza della vita e sul modo in cui attraverso la morte e il disfacimento si generi di continuo nuova vita

Charles Darwin, L'azione dei vermi

Charles Darwin, L'azione dei vermi (a cura di Giocchino Scarpelli, nella traduzione di Milli Graffi), Mimesis, 2012

Ultima opera di Charles Darwin, questo studio sulle piccole creature della terra convalida la teoria dell’evoluzione. Come una metafora dell’intero sistema, il lombrico agisce allo stesso modo della selezione naturale: lavora in modo nascosto e instancabile, e con la complicità del tempo è in grado di trasformare la faccia del pianeta. Dedicato appunto allo studio delle creature più ordinarie e umili, il testo del grande naturalista rivela come i lombrichi, nel loro inesausto impegno nel rivoltare e vagliare la terra, producano alla lunga vasti e inaspettati effetti, dalla formazione dell’humus al dissodamento del suolo, alla trasformazione del paesaggio stesso. Tutt’altro che esseri spregevoli, nonostante l’aspetto, i lombrichi delle pagine di Darwin, dalle quali trapela una poeticità profonda, dimostrano anche barlumi di quella che chiamiamo intelligenza. Qual è allora il lascito di Darwin, in quest’opera che precede di poco la sua scomparsa? Che la Selezione Naturale è come un verme, cieca e instancabile. Che l’uomo non è l’unico detentore dell’intelletto. Che esiste nel regno animale una scala nella distribuzione di facoltà e disposizioni, ma nessun salto, poiché la nostra origine è comune. Anche se tocca alla specie umana il dovere di salvaguardare e preservare il mondo vivente.

Charles Darwin (1809-1882) con la teoria dell’evoluzione biologica per selezione naturale ha rivoluzionato la scienza, la filosofia e il pensiero occidentale. L’azione dei vermi nella formazione del terriccio vegetale fu pubblicata nel 1881, benchè quello di Darwin fosse un interesse che risaliva al 1837. Le sue opere più celebri sono Viaggio di un naturalista intorno al mondo (1839), L’origine delle specie (1859), L’origine dell’uomo (1871) e L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali (1872).

Giacomo Scarpelli insegna Storia della Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia. È autore dei volumi Il cranio di cristallo. Evoluzione della specie e spiritualismo (1993), Il dio solo. Alle origini del monoteismo (1997), La scimmia, l’uomo e il Superuomo. Nietzsche: evoluzioni e involuzioni (2008), Ingegno e congegno. Sentieri incrociati di filosofia e scienza (2011). Ha curato l’edizione di opere di Kant e di Bergson e Storia della biologia in Italia (1987). 

Milli Graffi, poetessa e anglista, ha insegnato all’Università di Verona. Dirige la rivista “Il Verri”. Ha pubblicato i volumi di versi Mille graffi e venti poesie (1979); Fragili Film (1987); L’amore meccanico(1994); Centimetri due (2003), Embargo voice (2006) e, inoltre, studi su Marinetti, Palazzeschi e Breton. Tra le sue traduzioni Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio (1989), e La caccia allo Snualo (1985) di Lewis Carroll.

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5 agosto 2024 1 05 /08 /agosto /2024 14:07

Questo scrissi il 3 agosto del 2014, traendo impressioni e spunti di riflessione da una mia passeggiata nel caldo del solleone non ancora, ma quasi, ferragostano.
Ma ritengo che queste impressioni - a leggerle oggi - abbiano ancora una valenza di piena attualità e, per così dire, di 'freschezza'

Pomodoro stradaiolo (foto di Maurizio Crispi, 2014)

Palermo d'estate diventa una città fantasma e i suoi marciapiedi butterati e le sue strade dissestate, ricettacolo di ogni sorta di cose abbandonate, foglie secche, rifiuti e pattume, carte stracciate, fogli di giornale spiegazzate e fruscianti nel vento e deiezioni di ogni genere, da quelle calcinate dal sole a quelle ancora calde, fresche e fumanti (nonché sinceramente olezzanti)
Sembra di vedere una città in uno scenario post-apocalittico, abbandonata dai suoi abitanti in fuga
Nessuno lavora più, tutto si ferma, in una paralisi messicana.
La merda decora marciapiedi ed aiuole
E qualcuno cerca di nobilitarla, mettendogli le ali, facendo degli stronzi abbandonati parodie stercorarie di Icaro che, armato di ali fatte con piume incollate con la cera al suo torso e alle sue braccia (grazie all'ingegno del padre Dedalo), cercò di volare in alto e raggiungere il carro del Sole nel suo quotidiano passaggio su in cielo
E la sua hybris lo uccise, perché come tutti sanno i dardi dell'astro infuocato fecero sciogliere la cera che teneva avvinte le piume ed egli precipitò
Perfino il posteggiatore abusivo se n'è andato, lasciando la sua sedia di plastica rotta vuota e inoccupata.
Quella che vedo è una città in fase di rottamazione
Nel seccume e tra i rifiuti, rimangono soltanto le Trombe dell'Angelo che pendono inutili, incapaci perfino di far crollare le mura di Gerico e di spazzare via le montagne di rifiuti che si accumulano senza sosta
Dalle vetrine di negozi chiusi per ferie definitive occhieggiano manichini, alcuni impudicamente nudi, altri vestiti di tutto punto, uomini, donne e bambini e di notte escono fuori dalle loro case di vetro e invadono le strade silenziose, come zombie alla ricerca di prede

Quel bel pomodoro rosso troneggiante al centro della distesa d'asfalto e che pareva un fiore carico di promesse succose si disfà lentamente sotto il sole nella canicola d'agosto.

 

 

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11 luglio 2024 4 11 /07 /luglio /2024 07:09
La sedia dell'extracomunitario (foto di Maurizio Crispi)

Ogni giorno un extracomunitario, probabilmente asiatico, pelle molto scura, bianca barba profetica, si accomoda su questa sedia pieghevole davanti all’ingresso della farmacia di via Ludovico Ariosto, a Palermo, proprio accanto alla libreria "Punto Einaudi", di cui sono frequentatore e cliente.
Per ore se ne sta seduto lì paziente e chiede un obolo a tutti coloro che entrano ed escono dalla farmacia, ma anche ai passanti.
É gentile nel suo chiedere, non invadente e neppure aggressivo, come invece si connota di frequente il comportamento di altri questuanti. 
È una presenza assidua
Non si può non notarlo
Quando si ritira nei suoi quartieri (e mi chiedo: dove abiterà mai? Avrà una sua famiglia? Un suo posto?) la sedia la lascia legata alla balaustra un po’ sbilenca che delimita i posti auto riservati agli acquirenti della farmacia.
Non avrebbe senso, in fondo, portarsela a casa e fare avanti e indietro con quel carico!
È più pratico lasciarla lì, pronta per l’uso, il giorno dopo. In fondo, è il suo strumento di lavoro, ma - d’altra parte - chi potrebbe mai voler rubare una vecchia sedia?

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23 aprile 2024 2 23 /04 /aprile /2024 11:45

All’improvviso, quegli occhi
si sono accesi come due fari abbaglianti
e poi, in un istante,
con un unico movimento fluido
si sono ritratti nel buio
e il gatto con loro

Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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29 febbraio 2024 4 29 /02 /febbraio /2024 12:58
Nel Blu

Luna navigante nel blu

Nuvolette bianco-candide
in campo azzurro

Torri di cumuli
che coronano le montagne lontane
creando quinte torreggianti

E sempre quella casetta a due piani,
tetto spiovente di coppi
e quell’esile ciminiera
da cui non esce mai
un filo di fumo

Maurizio Crispi

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12 febbraio 2024 1 12 /02 /febbraio /2024 07:04
L'uomo con l'ombrello in un giorno di pioggia: accura agli spruzzi! (foto di Maurizio Crispi)

L'uomo con l'ombrello in un giorno di pioggia: accura agli spruzzi! (foto di Maurizio Crispi)

L'anziano signore, traballante su gambe incerte, vedendo sopraggiungere a velocità un auto che già da lontano solleva spruzzi di acqua sporca, dice, protendendosi in avanti: "Accura!".
Ma poi la macchina in avvicinamento a velocità sostenuta, è passata egualmente, senza prendere nessuna cautela e sollevando scuri baffi liquidi fanghigliosi
Al che, per consolare il vecchio, mentre ancora santiava e brontolava, prendendo in esame i danni subiti, gli ho detto: "M****a, non guardano in faccia a nessuno, 'sti stronzi!" e ho proseguito la mia corsa, stando attento - a mia volta - di non essere inondato dagli insensibili automobilisti in transito

Maurizio Crispi (9 febbraio 2012)

Venditore di ombrelli in un giorno di pioggia (foto di Maurizio Crispi)

Qui di seguito, brevemente annotate, le circostanze di questa foto.
Il 9 febbraio 2012, dovendo sbrigare alcune commissioni in parti diverse della città, mi sono deciso ad andare di corsa, assieme alla mia cagnetta e con il mio ombrello (visto che il tempo era molto incerto). 
Decisione saggia quella di prendere l'ombrello, poiché - appena messo il naso fuori casa - ha cominciato a piovere stizzosamente - e non vi dico il freddo.
Le montagne attorno tutte innevate
Eppure, di tanto in tanto, quasi per incanto  le nuvole pesanti si diradavano e venivano fuori scampoli di cielo azzurro, allietati da raggi di sole sbarazzini - e allora si stava bene e io potevo chiudere l'ombrello che, peraltro, durante la corsa è utile come energico dissuasore per gli automobilisti non rispettosi delle strisce pedonali, quando ti trovi ad attraversare (la tecnica è quella di sollevare imperiosamente l'ombrello chiuso, quasi fosse uno scettro o il bastone da pellegrino di Mosè, quando impone alle acque del Mar Rosso di aprirsi per consentire il passaggio alle schiere del popolo eletto.
Il mio giro è stato da casa mia all'estremità di corso Leonardo da Vinci, passando poi per Viale della Regione Siciliana, Via Pitrè, Piazza Indipendenza, Corso Alberto Amedeo, e quindi, dopo l'attraversamento di via Dante e Via Notarbartolo sino a casa. 
 

Il venditore di ombrelli, approfittando della giornata, è già in azione
Oggi, si vendono solo ombrelli
Pare soddisfatto: ha la consapevolezza che oggi riuscirà a fare buoni affari

Maurizio Crispi (9 febbraio 2012)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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