Questo scrissi, pensando all’avvicendamento dei pazienti nella Comunità in cui già lavoravo da più di un anno, osservando me e gli altri dopo il commiato da un paziente che era già stato residente in CTA per diversi anni e che, per raggiunti limiti di tempo, era stato trasferito in altra struttura protetta
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Arrivano
Stanno per giorni, mesi, anni
Poi vanno via
In un sol colpo,
in un battito di ciglia,
vengono dimenticati
come se non fossero mai esistiti
Sono i passeggeri di un treno
che, non appena alla loro fermata
ne discendono,
se ne vanno
portando con sé il proprio destino
non lasciando alcuna traccia
nella memoria di quelli
che, invece, proseguono il loro viaggio
L’allontanamento di coloro
che hanno abbandonato la partita
ingenera nei viaggiatori restanti
un oblio immediato e totale,
anche se, durante la loro permanenza,
fiumi d’inchiostro e di parole
sono stati riversati
per fissare gli eventi
e poterne dare testimonianza
Chi scende
non è più di competenza di chi rimane
Altri salgono a bordo
Un posto che si libera
subito viene occupato
I viaggiatori nuovi giunti
racconteranno le proprie storie
Avranno i loro momenti
Richiederanno supporto e contenimento
Riceveranno attenzioni,
parole e pillole e cibo
Non c’è più tempo
per pensare a coloro che non ci sono più
Avvicendamento
Ricambio
Via il vecchio
Ecco il nuovo
Via uno, avanti un altro
Ma poi è sempre la stessa storia
Non c’è tempo per il ricordo,
non c’è proprio tempo
Anche se il viaggio continua
per tutti coloro che sono
nella stessa barca
Non c’è mai abbastanza tempo
Chi scende viene archiviato
Di sé lascia solo una vita d’archivio
conservata in un veccho faldone polveroso
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