/image%2F1498857%2F20250724%2Fob_c254c6_sciascia01.jpg)
Sono stato inviato ad intervistare Leonardo Sciascia
e ci ritroviamo su di una nave,
in viaggio verso destinazione ignota
La terra è ormai lontana,
e siamo già in mare aperto
Il bastimento sussulta e grida
spinto da motori possenti
Incontro Sciascia sulla tolda
che guarda fisso verso la costa
mentre si fa sempre più lontana ed indistinta,
fumando alla maniera di Yanez l'ennesima sigaretta
M’avvicino a Lui
che mi guarda enigmatico
con uno sguardo scuro, antico,
le borse sotto gli occhi un po' pesti,
eppure vigili e vivaci
Sciascia non proferisce verbo
Io sono come in soggezione
Dovrei articolare parola, formulare domande:
sono lì per questo in fondo, ma taccio,
imbranato ed impacciato
Ho l'attrezzatura fotografica con me,
una splendida reflex semi-professionale
La imbraccio e comincio a tirar foto
guardando attraverso il mirino
il mio soggetto
Sciascia, con quella voce un po' stridula,
tanto agrigentina,
dice qualcosa sul fatto che le foto sono sempre una mediazione
rispetto all'impatto immediato della realtà
e non proferisce altro
S’alza in piedi e, all'improvviso,
quasi fosse un abilissimo trasformista
alla maniera di Arturo Brachetti,
mi appare abbigliato come un fotografo d'assalto,
con pantaloni mimetici cargo
forniti di ampi tasconi
e una giubba multi-tasche
Ha una macchina fotografica in mano,
ancor meglio della mia, più aggiornata
Comincia a scattar foto,
una appresso all'altra,
con intensità e con piglio professionali
Poi, spentasi questa frenesia,
lo vedo sedersi,
su d’una battagliola aggettante sul mare
e prendere a fissare con lo sguardo l'orizzonte,
lá dove cielo e mare si congiungono
e la spuma candida che si leva
al passaggio dell'opera morta dello scafo
(Altavilla, 17 aprile 2022)
/image%2F1498857%2F20250724%2Fob_ae3651_sciascia02.jpg)
(scena generata da ChatGPC) Il ponte, scuro di catrame e incrostazioni di salsedine, scricchiola sotto i nostri passi. Io e Sciascia siamo affiancati, in silenzio, appoggiati alla battagliola.
Il mare si stende in ogni direzione come un’enigma, piatto e profondo, specchio di domande senza risposte.
Lui, Sciascia, ha il volto scavato, in cui brillano occhi lucidi d’intelligenza, un'intelligenza che è abituata a frequentare il pensiero debole e il dubbio.
Ha una sigaretta tra le dita, sottile come le sue parole e ogni tanto la porta alle labbra e aspira avidamente, facendo rosseggiare la brace.
Ogni tanto parla, quasi tra sé, ma io so bene che mi sta parlando.
“Sai… la verità spesso non è che un’ombra. E chi la cerca, finisce per bruciarsi con la luce”.
Io ascolti. Il vento mi spettina i pensieri, e lo sciabordio dell'acqua sulla chiglia accompagna le sue frasi come una punteggiatura liquida.
“Eppure si cammina”, dico.
“Sì”, risponde lui. “Ma camminare dove non si sa, è il modo più umano di cercare”.
Le luci della nave sono fioche.
Non ci sono stelle, né mappe, né promesse.
Ma c’è la navigazione che va avanti verso mete ignote e sconosciute.
E c'è il dialogo che corre come un filo teso tra due punti tra il mio tempo e il suo, tra la realtà e la coscienza.
Lui mi guarda di lato, poi sorride appena:
“Forse non c’è destinazione. Forse la verità — come la giustizia — è in quel che si tenta, non in quel che si ottiene”.
La nave continua a fendere l’acqua.
Io e Leonardo Sciascia, due viandanti suL mare.
/image%2F1498857%2F20250724%2Fob_b22505_sciascia-sulla-fotografia.jpg)
Stranamente, proprio nei giorni in cui ho fatto questo sogno, mi sono ritrovato a leggere un libro che raccoglie degli scritti di Sciascia sulla fotografia e si tratta de volume "Sulla fotografia", pubblicato da Mimesis (collana Sguardi e Visioni) nel 2021, con la curatela di Diego Mormorio.
Il volume non soltanto contiene alcune interessanti riflessioni di Leonardo Sciascia sulla fotografia, ma anche raccoglie alcuni suoi scatti inediti, realizzati negli anni Cinquanta.
Si tratta di un libretto snello (non raggiunge le 100 pagine), non particolarmente agile, sicuramente intrigante, difficile da inquadrare: non è un libro di fotografie, ed è solo parzialmente un libro sulla fotografia.
Si articola in tre parti: un'ampia introduzione di Diego Mormorio; 27 fotografie realizzare da Sciascia nella sua Sicilia e nel corso dei suoi viaggi; due saggi dello scrittore sulla fotografia.
(Risvolto) L’osservazione della realtà da parte di Leonardo Sciascia – così lucida nei suoi romanzi e nei suoi scritti giornalistici – si incontra in queste pagine con l’interesse e la curiosità che l’autore ha sempre nutrito nei confronti della fotografia. Per la prima volta viene qui proposta una galleria di scatti inediti realizzati da Sciascia attorno agli anni Cinquanta, appartenenti dunque al decennio de La Sicilia, il suo cuore, Favole della dittatura, Pirandello e il pirandellismo e Le parrocchie di Regalpetra, dove è già evidente tutto il senso della produzione letteraria di Sciascia.
Tramite queste immagini è possibile ricostruire una sorta di “geografia degli affetti” dell’autore (dalla “sua” Racalmuto alla famiglia, fino ai prodromi del suo celebre viaggio letterario compiuto con l’amico Ferdinando Scianna in occasione della lavorazione a Ore di Spagna). A completare il volume, due saggi nei quali Sciascia riflette sui concetti di sguardo, ritratto, tempo e realtà: Il ritratto fotografico come entelechia, un percorso a ritroso da La camera chiara di Barthes fino al concetto aristotelico di entelechia che prende in esame la rivoluzione del ritratto fotografico come espressione di disvelamento e, al contempo, di nascondimento, e Gli scrittori e la fotografia, una lucida disamina di quei rapporti, strettissimi, che legano fotografia, identità e tempo.
La parte più intrigante del piccolo volume sono sicuramente le 27 fotografie di Sciascia, accompagnate da altrettanti brevi estratti dai suoi scritti. Sciascia ha fatto la storia come scrittore, non come fotografo, e i suoi scatti non sono diversi dalle nostre fotografie (quelle che chiunque non essendo un professionista della macchina fotografica potrebbe realizzare): le vacanze con la famiglia, uno scorcio di paese che lo ha colpito, un panorama. Non sono fotografie straordinarie ma le trovo interessanti proprio per la loro normalità: raccontano lo sguardo dello scrittore sul mondo, sulla sua quotidianità, sulle cose che lo avevano colpito al punto da essere degne di essere immortalate e poi riguardate a casa con la moglie, o con le figlie, o come spunto per un racconto, un libro, una riflessione.
C'è poi di grande interesse e come incipit, l'introduzione di Mormorio al volume: dove si parla del suo rapporto con Sciascia ("il professore"), della genesi del volume e, ovviamente, di fotografia. Questa introduzione è stimolante, leggibile, comprensibile, per nulla cerebrale o involuta.
Siamo sulla soglia dell'inesprimibile. Ma approssimativamente: nulla è più vicino all'abolizione del tempo, tra le rappresentazioni che l'uomo sa dare della propria vita, della fotografia: ma al tempo stesso, nulla ne è più lontano.
Meno comprensibili, forse, maggiormente criptici sono i due brevissimi saggi di Sciascia sulla fotografia nei quali lo scrittore "...riflette sui concetti di sguardo, ritratto, tempo e realtà: Il ritratto fotografico come entelechia, un percorso a ritroso da La camera chiara di Barthes fino al concetto aristotelico di entelechia che prende in esame la rivoluzione del ritratto fotografico come espressione di disvelamento e, al contempo, di nascondimento, e Gli scrittori e la fotografia, una lucida disamina di quei rapporti, strettissimi, che legano fotografia, identità e tempo".
Saggi stimolanti ma, per me e per le mie conoscenze, troppo alti ed eruditi. Per lo più, quindi e purtroppo, difficilmente comprensibili.
Quindi, a chi è rivolto questo libro?
Si può iniziare a dire a chi non è rivolto: non è un libro sulla fotografia destinato a chi inizia a fotografare, questo è sicuro; e non è nemmeno un libro di fotografie da consultare per ragionare su tecnica e composizione (anche questo è sicuro).
E', invece, un libro che potrà piacere molto agli appassionati di Sciascia scrittore, così come è un libro che apprezzerà chi è già dotato di una solida base storico-filosofica sulla fotografia, che vi troverà stimoli e spunti per crescere.
Gli autori. Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989), scrittore, saggista, giornalista, poeta e docente italiano. Artista della parola e scrittore solitario, non intellettuale, come non amava definirsi o essere definito, ma uomo di lettere impegnato, è stato sempre attento al clima culturale a lui contemporaneo. I suoi volumi più famosi sono editi da Adelphi e Sellerio.
Diego Mormorio è nato nel 1953 a Caracas da genitori siciliani. Storico, critico della fotografia e saggista italiano, si occupa in maniera originale dei rapporti tra la fotografia e la cultura filosofica e letteraria.
Leonardo Sciascia "Sulla fotografia"
Presentazione e recensione del libro Leonardo Sciascia, Sulla fotografia, a cura di Diego Mormorio
https://www.mag72.com/2025/02/leonardo-sciascia-sulla-fotografia.html
scrivi un commento …

/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_92c7e5_homeless-02.jpg)
/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_515d40_alberigo-gentili.jpg)
/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_822e63_homeless-02.jpg)
/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_d5655a_homeless-03.jpg)
/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_c67cd9_panchina-alberigo-gentili-01.jpg)
/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_b51252_panchina-alberigo-gentili-02.jpg)
/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_f99c7b_panchina-alberigo-gentili-04.jpg)
/image%2F1498857%2F20210723%2Fob_f5dfb9_panchina-alberigo-gentili-03.jpg)
/image%2F1498857%2F20210211%2Fob_2cb4aa_le-petit-prince.jpg)
/image%2F1498857%2F20210211%2Fob_3ce905_candela-che-arde.jpg)
/image%2F1498857%2F20210111%2Fob_3c7695_ritorno-al-fuoco-interiore-andrea-bian.jpg)
/image%2F1400173%2F20180529%2Fob_7b8126_ob-382ce4-con-la-terra-sotto-i-piedi.jpg)
/image%2F1400173%2F20180108%2Fob_9f9ef2_ob-564326-il-silenzio-dei-passi-cop.jpg)









/http%3A%2F%2Fwww.mezzocielo.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2017%2F03%2Fgatt.jpg)





