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Sono nel sogno
Tutto ruota attorno al fatto
che sto perseguendo
una mia partecipazione
ad un corso velico
Perché lo faccio?
Voglio imparare i fondamentali
della nobile arte,
padroneggiare l’abbiccì della materia,
acquisire le basi per essere autonomo
e potere così divertirmi
Qualcuno - uno anziano
(ma se è anziano rispetto a me,
cos’é allora? Matusalemme?)
- mi interroga
per analizzare minutamente
le mie motivazioni
Io cerco di rispondere ad ogni domanda
con sincerità
Mi adopero per essere esauriente,
trasparente e cristallino
Vedo che, più in là, sono schierati
in ordine militaresco
tutti coloro che parteciperanno al corso,
essendo già stati ammessi
Sono schierati in fila,
in ordine di altezza,
e sono sull’attenti in posa impeccabile
Temo che le mie risposte
siano insoddisfacenti
e che non supererò la selezione
Vedo il mare blu,
sconfinato,
percorso da una brezza lieve
e scintillante di schegge di luce
Vorrei essere un navigatore
Vorrei alzare le mie vele al vento
Non so se potrò mai farlo
in questa vita
Poi sogno ancora
Sono protagonista
di eventi complessi e confusi
come l’incontro in Alaska di Trumputin,
iniziato con grande fragore di grancasse
e finito con un miserevole flop
(ma cos’è veramente accaduto
mai lo sapremo)
Mi sento davvero esausto
e non mi resta che intonare un peana
a colpi di ineffabile trombone
Sfinito, esausto, consumato
Aspettate che vado a dormire
un altro po’
Magari dormendo e sognando
riuscirò a cambiare le sorti del mondo
L’immagine: Vele della speranza
(Vladyslav Durniev•Ucraina)
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