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Panchina arroventata,
Panchina-graticola
per la cottura di Cristiani e Cristianeddi
Era già in leggera ombra
quando ci ho posato le chiappe
ma il suo ferro era ancora
rovente e urente
A stento ho trattenuto
un gemito di dolore
sentendomi come quel Santo
che venne cotto sulla graticola
Mi sono allora spostato per accomodarmi
su di una panchina rossa
poco più in là
dove se ne stava già seduto
un tizio extra-comunitario
che già prima,
vedendomi soffrire sulla panca-griglia,
con ampi gesti mi aveva invitato
a sedermi accanto a lui
Abbiamo conversato amabilmente
Mi ha chiesto quando ero nato
e mi ha detto che il colore
che mi dà forza é il rosso
Non che debba vestire tutto di rosso,
ma devo sempre avere
un po’ di rosso addosso
Gli ho fatto vedere che il portachiavi
delle chiavi dell’automobile
ha una stringa rossa
Lui ha testiato, compiaciuto
Poi gli ho fatto notare
che eravamo seduti su di una panchina rossa
E di nuovo lui ha testiato
Questa panchina era magnifica,
ombreggiata da tre possenti robinie
che sono sopravvissute ai tagli
dei macellai armati di motosega
e molto ventilata, a differenza dell’altra
Qui si godeva di un piacevole gioco
di correnti d’aria e brezzoline
che rinfrancavano,
la frescura era davvero balsamica
e ci si dimenticava della calura opprimente
Dopo un po’ il tizio
che mi aveva rivelato di essere
nativo dello Sri Lanka
e di aver vissuto da panormita
per oltre quaranta anni
("Ero avvocato a Ceylon")
se ne è andato, contento
Mi ha detto che abitava
un po’ più in là,
in una traversina di via Noce
e che, ogni giorno,
viene a sedersi qui,
proprio su questa panchina
per starsene tranquillo
Gode bene chi di poco si accontenta
E le panchine sono fatte per questo
A ciascuno offrono
ciò che uno desidera
Palermo, Piazza Principe di Camporeale
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