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Ho dormito come un ghiro
per tutto il pomeriggio
Mi sentivo davvero spossato
e privo di forze
Ho sognato che ero con Black,
il mio grosso cane nero
Stranamente, lo portavo in giro libero,
senza guinzaglio
(e di solito non lo faccio mai
E poi nel cortile di casa
c’era in giro un grosso cagnone fulvo
Non succedeva nulla
Nessun attacco da parte del Black,
nessuna incomprensione
Dopo poco,
assolto l'obbligo
di qualche annusata di cortesia
e per la reciproca conoscenza
Black e il cagnone fulvo
cominciavano ad esibirsi
in corse a perdifiato
e in complicati ghirigori di danza
Era bello vedere l’intrecciarsi
dei loro movimenti,
il fulvo e il nero,
contrapposti e sovrapposti
come lo yin e lo yang
Poi mi ritrovavo al coperto,
in un sotterraneo
E qui c’era un leopardo ancora cucciolo
Mi pareva una vecchia conoscenza
e ricordavo allora che già in passato
lo avevo incontrato questo leopardino
e lo avevo accudito
Solo che poi me ne ero dimenticato
Gravissima colpa!
Qualche buon samaritano
lo aveva però nutrito
Infatti, in un canto, c’era un grosso scolapasta bianco
pieno di resti di cibo
Il leopardino evidentemente mi riconosceva
e mi è venuto incontro festoso e giulivo
ed io, mollando qualsiasi riserva
lo prendevo in braccio,
quasi fosse un bimbo desideroso di tenerezze
C'erano nel leopardino, feeling e fiducia,
ma anche affettuoso abbandono
Quasi quasi, sentivo la vibrazione delle fusa
Quindi riprendevo a camminare
con la bestiolina abbarbicata
e i due cani davanti a me
sempre a rincorrersi, instancabili
Volevo tornare a casa
Entravo nel caseggiato
lungo il quale avevo camminato
e facevo per entrare in un ascensore
che avevo adocchiato
Ma uno mi diceva: "L’ascensore
é solo per la redazione del giornale
che é al terzo piano!"
E per andare al secondo piano?
Facevo io
Quello allora mi rispondeva:
"Per il secondo piano
c’è da fare tutto il giro dello stabile
che è vasto come il Cremlino
all’incontrario per poi entrare passando
da un altro portone
Da lì potrai salire le scale
e poi percorrendo lunghi corridoi
arriverai a casa"
Mi incamminai sempre con il leopardo sottobraccio,
tranquillo e compunto
Arrivavo ad un grande ingresso monumentale e fastoso
che pareva l’entrata ad un museo
Sarà una scorciatoia, pensavo
E mi infilavo,
benché fosse quasi ora di chiusura
Ero totalmente stremato
Non vedevo l’ora di arrivare a casa
per offrire al leopardo
un degno pasto,
dopo tanto tempo a base di resti non proprio salubri
Salivo delle scale e mi ritrovavo
all’interno d'un appartamento,
enorme quanto una reggia
e con ampi spazi loftiani
simili a navate
Ero un po’ spaesato e stordito
Spiegavo alla coppia che lì viveva
(ambedue si mostravano molto comprensivi,
a dire il vero e non avevano fatto una piega
per via della mia improvvisa irruzione)
quale fosse il mio problema
(ero sempre con il piccolo leopardo
avvinghiato a me come fossimo tutt'uno)
E loro dicevano che sì,
da casa loro
c’era una comunicazione per arrivare alla mia abitazione,
un passaggio segreto,
molto antico, poi dimenticato,
ma loro sapevano dove si trovava,
ne conoscevano l'esatta ubicazione
Mi conducevano sino al punto preciso
C’era in effetti un passaggio
Era un camino verticale
stretto ed impervio
Avevo delle difficoltà a passare
con il leopardito in braccio
Lo lasciavo libero di procedere da solo,
ma lui non era più capace
di saltare e arrampicarsi,
come effetto dell'essere stato in braccio
per tutto questo tempo
8effetto di rammollimento
e della perdita di capacità neuromotorie)
Conversavo allora con i padroni di casa,
lodando la bellezza
e l’ampiezza del loro appartamento
Lui mostrava di conoscermi bene da tempo
ma io non avevo memoria di quando
ci fossimo incontrati
Dissolvenza
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