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15 luglio 2025 2 15 /07 /luglio /2025 13:38

Quella che segue è la trascrizione di un sogno che risale ai primi di settembre del 2010. Ne avevo perso memoria. Casualmente l'ho ritrovato tra le note del mio profilo Facebook, riproposto come "memoria". Sfortunatament, gli sviluppatori di Facebook, hanno soppresso la funzione "Note" e fare una ricerca tra quelle precedentemente scritte (che, in ogni caso, sono state salvate) è diventato difficoltoso. Prima, utilizzavo le note per scrivere rapidamente qualcosa e conservarlo lì, con una prima visibilità, per un utilizzo successivo più rifinito.

 

Cola Pesce

Nuoto in acque profonde

azzurrissime

La sensazione è quella di esser fermo

ed anche d'essere spostato di continuo

dalla rotta originaria
O è da molto tempo che non nuoto

e ne ho perso la consuetudine,

oppure è l'acqua ad essere

densa e sciropposa

malgrado la trasparenza invitante.

Il mio procedere, dunque,

è lento e faticoso,

invischiato,

ostacolato da uno zainetto giallo-nero

con tutti i miei averi

che spingo davanti a me,

fatica che si aggiunge a fatica

Passando accanto a branchi di meduse scintillanti

ad altre isolate

pigramente flottanti,

sono angustiato e timoroso,

eppure, nessuna mi sfiora

con il suo tocco gelido

La riva di roccia bianca,

accecante,

si fa sempre più vicina,

dopo un tempo di nuoto infinitamente lungo

nel corso del quale più volte potrei colare a picco

Eppure non c'è in me paura alcuna,
forse piuttosto meraviglia


Mentre m'appropinquo,

scorgo accostati alla riva

autobus acquatici

grandi come balene,

alcuni con motori diesel accesi

che spandono gas di scarico attorno

A fatica li scanso,

nel timore di essere affondato

o lacerato dalle loro eliche,

e m'inoltro in una stretta baia

dove l'acqua si fa meno profonda

Finalmente, spossato,

con lo stesso stato d'animo del naufrago

dopo una lunga e perigliosa traversata,

o forse di Odisseo,

scampato all'affondamento dell'ultima sua nave

grazie al benvolere di alcuni dei,

i miei piedi toccano

un fine fondale sabbioso

e prendono a correre a perdifiato

sino alla riva

ed io con loro

Qui, anzichè fermarmi a riposare,

ancora ansimante

m'infilo in un edificio lugubre

per ascendere

su per interminabili giri di scale,

gradino dopo gradino

piano dopo piano,

ancora gocciolante e solo con un piccolo costume addosso

Al termine della salita,

entro in un grande salone

Attorno ad un vasto tavolo ovale

in massello di quercia

dodici giudici vestiti di nero saio

m'attendono silenti

Al mio ingresso volti inespressivi

si girano verso di me

all'unisono

e non proferiscono parola

Io, quasi fosse l'unica cosa da fare,

consegno il mio zainetto

a quello di loro assiso a capotavola

che, impassibile, prende ad esaminarne, il contenuto

e, per far ciò, lo svuota delle sue povere cose,

insignificanti a tutti

fuorché a me

Allora corro via,

inerpicandomi su per altri voli di scale,

correndo per stretti corridoi,

fino a che non mi smarrisco

in un cupo dedalo labirintico

In fuga,

confuso e ansioso,

ho la certezza d'aver dimenticato il mio zaino.

Come farò a rivestirmi adesso,

a coprire le mie nudità?

E a proteggermi i piedi

dalle asperità della strada che mi attende?

Penso di aver lasciato lo zaino in acqua,

distratto dalla fatica dell'andare

e dalla necessità di scansare

le meduse mordaci.

Come farò a ritornare indietro?

E come farò a ritrovare il punto esatto in cui l'ho smarrito?

Potrebbe essere colato a picco,

oppure trascinato via dalle correnti…

Non la smetto più di rimproverarmi della distrazione

Poi, no, si fa strada la confusa certezza

d'averlo abbandonato nella sala del palazzo

con il severo consesso

di giudici imperscrutabili

Con questo barlume

penso anche che dovrei tornare proprio lì,

a riprendere ciò che è mio,

ad impormi,

a chieder loro di parlarmi almeno,

per pronunciare le mie colpe

e la condanna.

A fronte del silenzio,

è sempre meglio la parola,

per quanto possa ferire o uccidere

E' rassicurante il pensiero

che quello zaino sia dentro il palazzo,

ma intanto ho smarrito la via

e, per certo, non è di conforto il pensiero

di dover di nuovo presentarmi davanti a quegli uomini neri

nudo e spoglio di tutto.

Avevo una chance e l'ho buttata via

So che, dopo il ritorno,

non potranno esserci altre fughe

e che Odisseo verrà ucciso

una volta per tutte

 

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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