Quella che segue è la trascrizione di un sogno che risale ai primi di settembre del 2010. Ne avevo perso memoria. Casualmente l'ho ritrovato tra le note del mio profilo Facebook, riproposto come "memoria". Sfortunatament, gli sviluppatori di Facebook, hanno soppresso la funzione "Note" e fare una ricerca tra quelle precedentemente scritte (che, in ogni caso, sono state salvate) è diventato difficoltoso. Prima, utilizzavo le note per scrivere rapidamente qualcosa e conservarlo lì, con una prima visibilità, per un utilizzo successivo più rifinito.
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Nuoto in acque profonde
azzurrissime
La sensazione è quella di esser fermo
ed anche d'essere spostato di continuo
dalla rotta originaria
O è da molto tempo che non nuoto
e ne ho perso la consuetudine,
oppure è l'acqua ad essere
densa e sciropposa
malgrado la trasparenza invitante.
Il mio procedere, dunque,
è lento e faticoso,
invischiato,
ostacolato da uno zainetto giallo-nero
con tutti i miei averi
che spingo davanti a me,
fatica che si aggiunge a fatica
Passando accanto a branchi di meduse scintillanti
ad altre isolate
pigramente flottanti,
sono angustiato e timoroso,
eppure, nessuna mi sfiora
con il suo tocco gelido
La riva di roccia bianca,
accecante,
si fa sempre più vicina,
dopo un tempo di nuoto infinitamente lungo
nel corso del quale più volte potrei colare a picco
Eppure non c'è in me paura alcuna,
forse piuttosto meraviglia
Mentre m'appropinquo,
scorgo accostati alla riva
autobus acquatici
grandi come balene,
alcuni con motori diesel accesi
che spandono gas di scarico attorno
A fatica li scanso,
nel timore di essere affondato
o lacerato dalle loro eliche,
e m'inoltro in una stretta baia
dove l'acqua si fa meno profonda
Finalmente, spossato,
con lo stesso stato d'animo del naufrago
dopo una lunga e perigliosa traversata,
o forse di Odisseo,
scampato all'affondamento dell'ultima sua nave
grazie al benvolere di alcuni dei,
i miei piedi toccano
un fine fondale sabbioso
e prendono a correre a perdifiato
sino alla riva
ed io con loro
Qui, anzichè fermarmi a riposare,
ancora ansimante
m'infilo in un edificio lugubre
per ascendere
su per interminabili giri di scale,
gradino dopo gradino
piano dopo piano,
ancora gocciolante e solo con un piccolo costume addosso
Al termine della salita,
entro in un grande salone
Attorno ad un vasto tavolo ovale
in massello di quercia
dodici giudici vestiti di nero saio
m'attendono silenti
Al mio ingresso volti inespressivi
si girano verso di me
all'unisono
e non proferiscono parola
Io, quasi fosse l'unica cosa da fare,
consegno il mio zainetto
a quello di loro assiso a capotavola
che, impassibile, prende ad esaminarne, il contenuto
e, per far ciò, lo svuota delle sue povere cose,
insignificanti a tutti
fuorché a me
Allora corro via,
inerpicandomi su per altri voli di scale,
correndo per stretti corridoi,
fino a che non mi smarrisco
in un cupo dedalo labirintico
In fuga,
confuso e ansioso,
ho la certezza d'aver dimenticato il mio zaino.
Come farò a rivestirmi adesso,
a coprire le mie nudità?
E a proteggermi i piedi
dalle asperità della strada che mi attende?
Penso di aver lasciato lo zaino in acqua,
distratto dalla fatica dell'andare
e dalla necessità di scansare
le meduse mordaci.
Come farò a ritornare indietro?
E come farò a ritrovare il punto esatto in cui l'ho smarrito?
Potrebbe essere colato a picco,
oppure trascinato via dalle correnti…
Non la smetto più di rimproverarmi della distrazione
Poi, no, si fa strada la confusa certezza
d'averlo abbandonato nella sala del palazzo
con il severo consesso
di giudici imperscrutabili
Con questo barlume
penso anche che dovrei tornare proprio lì,
a riprendere ciò che è mio,
ad impormi,
a chieder loro di parlarmi almeno,
per pronunciare le mie colpe
e la condanna.
A fronte del silenzio,
è sempre meglio la parola,
per quanto possa ferire o uccidere
E' rassicurante il pensiero
che quello zaino sia dentro il palazzo,
ma intanto ho smarrito la via
e, per certo, non è di conforto il pensiero
di dover di nuovo presentarmi davanti a quegli uomini neri
nudo e spoglio di tutto.
Avevo una chance e l'ho buttata via
So che, dopo il ritorno,
non potranno esserci altre fughe
e che Odisseo verrà ucciso
una volta per tutte
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