Molti ricorderanno il Malizia Sexybar ubicato nella parte alta di Viale delle Magnolie a Palermo che dopo un'apertura di più di sette anni, ha chiuso i battenti all'inizio del 2013. Il locale, ospitato in un seminterrato spazioso, nato come struttura da adibire a garage o magazzino, era inconfondibile per la sua insegna che rappresenteva a cavallo della scritta "Malizia Sexybar" una donnina flessuosa stilizzata intenta alla lapdance.
Il locale ha avuto negli anni una certa fortuna per le sue serate con ospiti alcune tra le più famose e quotate pornstar del cinema e artiste dello spettacolo e per ospitarvi feste di addio al celibato. Le sue serate erano caratterizzate da esibizioni di lapdance e da altre spettacolazione a cui rappresentanti del pubblico, occasionalmente, venivano invitati a partecipare.
Ma non vi accadeva mai nulla di veramente trasgressivo, come nei "privé" che, nello stesso periodo hanno cominicato a prendere piede anche in Sicilia, come "Le Sabbie Nere" di Linguaglossa o il "Morrigan"ubicato a Villafrati (Palermo). A testimonianza di ciò il prezzo dell'ingresso, piuttosto basso (rispetto a quello richiesto per l'ingresso nei privé, pecie ai single) e corrispondente al costo di una consumazione alcolica al bar. Il locale era caratterizzato per le sue tapezzerie "animalier" e le lapdancer spesso tentavano di intrattenersi con i frequentatori, per indurli all'acquisto di ulteriori consumazioni (possibilmente costose) come nella migliore tradizione dei locali dove si pratica lo striptease. Ma, vista la prepotente avanzata della popolarità dei "privé", il Malizia - in assenza di atre offerte - ha visto un certo declino. Ritorna ora in forma rinnovata in una nuova location: è il "Malizia SexyBar New Location", ubicato in territorio di Carini (Palermo).
Il Malizia SexyBar si riporopone e forse ha qualcosa di nuovo da dire, rispetto alla precedente esperienza. Mercoledì 17 dicembre 2014 ha avuto luogo una grande inaugurazione, alle ore 23:00: ospite della serata é stata l'ungherese Simony Diamond
Come arrivare. Prendere l'uscita per Carini e, dopo essere entrati nella secondaria, al bivio si troveranno le indicazioni e, poi, durante il percorso.
Il percorso sulla secondaria, a velocità media, prevede un tempo di circa 5-10 minuti. l secondo sottopasso si deve girare a sinistra, quindi proseguire dritto, mantenendo sempre la destra. Sino ad arrivare al riferimento sulla destra che é il MOB (ex-Movida). Il Malizia SexyBar si trova dopo altri 150 metri sempre sulla destra della strada.
Questi due articoli comparsi nel web in occasione della chiusura del malizia all'inizio del 2013, dei quali particolarmente il secondo ha un interesse perchè tenta di sviluppare un'analisi sullo stato dell'arte del mercato dell'Eros di Palermo.
Malizia addio, chiude i battenti l’unico sexy bar della città (29 Gennaio 2013, su Palermotoday)
Al suo posto arriverà una discoteca. La motivazione non è economica, ma di cultura. Il proprietario: "Le cose andavano bene, ma ero stanco di chi chiedeva o si aspettava di più: il nostro era solo show"
Dalle spogliarelliste ai dj. Dopo sette anni e mezzo chiude il Malizia, l’unico sexy bar della città. Al suo posto nel sotterraneo di via delle Magnolie è arrivata una discoteca [che, peraltro, ha avuto vita breve - ndr]. Un ritorno alle origini, si può dire. Visto che prima della “scommessa” del sexy bar si erano alternati diversi locali: dal Melagodo al Momix.
Palermo non è Amsterdam insomma. La chiusura del sexy bar infatti secondo il proprietario non è da attribuire alla crisi, ma ad una questione di cultura. “Le cose andavano sufficientemente bene – dice Giuseppe Tranchina al Giornale di Sicilia - soprattutto grazie ai numerosi addii al celibato organizzati nel nostro locale. Ma i Palermitani non hanno recepito che la nostra era un'attività di spettacolo ed ero stanco di chi chiedeva o si aspettava di più. Noi offrivamo soltanto intrattenimento, show, molta gente non lo ha capito”. Così la decisione: basta donne in abiti succinti, ma dj e musica.
Sexy bar addio, ma il mercato dell’hard resiste alla crisi (28 Gennaio 2013, Palermogds.it).
Dalla lap dance alla musica house. Il Malizia, per sette anni e mezzo unico sexy bar della città, ha chiuso i battenti. Le stripper lasciano spazio ai deejay. Colpa della crisi? Assolutamente no. Il titolare, Giuseppe Tranchina, che mantiene la gestione del locale, spiega che non è a causa di motivazioni economiche che ha deciso di abbandonare la strada del night club. «Solo un problema di cultura - confessa - i palermitani non hanno recepito che la nostra era un'attività di spettacolo ed ero stanco di chi chiedeva o si aspettava di più. Noi offrivamo soltanto intrattenimento, show, molta gente non lo ha capito».
E allora il ritorno alle origini. Perché Tranchina nel 1997, sempre in quel sotterraneo di via delle Magnolie, aveva la discoteca Melagodo, storico punto di riferimento della movida per i quarantenni di oggi. Poi spesso è cambiata l’insegna (Cocobongo, Zelig, Momix), ma la sostanza è rimasta quella. Lì si è ballato, di notte e a volte anche di pomeriggio o agli indimenticabili matinée per gli studenti, fino al 7 aprile 2005.
Quel giorno è cominciata l’avventura del Malizia. Splendide ragazze inerpicate sui pali, spogliarelli lenti e intensi, un drink, luci soffuse e musica ammiccante. E spesso le ospitate con le star del mondo erotico a surriscaldare l’atmosfera. «Abbiamo avuto Edelweiss, Roberta Gemma, Milly D’Abbraccio, Mercedes Ambrus, Sofia Gucci e tante, tantissime altre artiste», ricorda con abbondante amarezza Tranchina, che parla del Malizia come se fosse un figlio perduto. «Il pubblico non ha risposto come ci aspettavamo - dice - qui non c’è la mentalità. Nonostante i nostri sforzi per garantire esibizioni uniche nel loro genere, la gente non era mai contenta. E non è affatto un problema di affari. Anzi, le cose andavano sufficientemente bene, soprattutto grazie ai numerosi addii al celibato organizzati nel nostro locale». Così, alla fine del 2012 la decisione di mettere un punto. «Ho tolto il vizio del Malizia come si toglie quello della sigaretta - continua Tranchina - improvvisamente». Ma non ha smesso con le attività legate al popolo della notte. Adesso c’è l’Elite. E lo spazio di via delle Magnolie ha cambiato completamente volto anche a livello strutturale. «Facciamo serate con musica commerciale, house e deep house». Il massimo dell’erotismo? La domenica sera, con la salsa e la bachata. Nulla a che vedere con le vorticose acrobazie delle venti prorompenti donne, molte dell’Est europeo, che si alternavano al Malizia.
Che la crisi non influisca più di tanto sugli affari legati al pianeta eros lo dimostrano anche i sexy shop. Sono due i punti vendita aperti in città e nonostante i nomi siano diversi, sono sotto la stessa egida. Ed in entrambi i casi, la congiuntura economica negativa degli ultimi anni si avverte sì, ma non è letale come nel caso di altre attività commerciali.
In via Castellana, dal 1994, c’è Blue Moon. Alla cassa, unico impiegato, Oreste Inzerillo. Un giovane dalla dizione perfetta («Amo la recitazione e ho partecipato a dei corsi») che si muove tra oggettistica hard, lingerie bollente, dvd, riviste e libri sul sesso. «La crisi? Sì, si fa sentire come dappertutto, ma si va comunque avanti. Vendiamo parecchi gadget, soprattutto per gli addii al celibato e al nubilato. Qui tra l’altro abbiamo clienti che vengono dalla provincia». Il negozio, infatti, è in posizione strategica. A due passi dalla strada che si arrampica verso Bellolampo e raggiunge Torretta e tutti i comuni del comprensorio. «Per la verità – afferma Inzerillo – arrivano anche da Cefalù dove da qualche tempo il sexy shop che c’era ha chiuso». Piuttosto Inzerillo fa notare che rispetto a 19 anni fa, quando Blue Moon ha debuttato in città, è cambiata la mentalità. Quella che nel caso del Malizia, invece, è mancata. «Prima la gente si guardava attorno prima di entrare – racconta Inzerillo - adesso lo fa con molta più tranquillità. Anche se capita, come qualche giorno fa, che una signora si presenti tutta imbacuccata e con gli occhiali».
Il gemello di Blue Moon è Mutandina Sexy Duck, da otto anni in via Cappuccini. Qui lavora, invece, Andrea Verdicaro. Anche lui gioviale e succoso con gli aneddoti. «L’oggetto più venduto? Da quando le donne hanno letto Cinquanta sfumature di grigio è nettamente cresciuta la richiesta di palline cinesi». Inutile spiegare a cosa servano. E non è la prima volta che i libri, il cinema o la televisione facciano da traino per un accessorio. “Quando esplose la serie Sex and the City – ricorda Verdicaro – le clienti non chiedevano altro che la paperella vibrante». Sui numeri della crisi, qui il quadro è un po’ più chiaro. «Posso dire – stima Verdicaro – che rispetto a un anno fa noto un calo del 30 per cento». Ma anche da Mutandina Sexy Duck, la fiducia è tanta e il rischio chiusura è molto molto lontano. «Teniamo duro», chiude Verdicaro. E c’è da credergli.
(Maurizio Crispi) Selfie è un neologismo (usato per la prima volta nel 2002, in un magazine australiano) che sta ad indicare le foto che - con la macchinetta digitale o, ancora meglio, con un qualsiasi smart-phone o tablet - ci si fa da soli protendendo davanti a sé o verso l'alto il braccio, tentando di realizzare un ritratto con inquadratura di sfondo o anche senza. In sostanza, un selfie non è altro che un'auto-fotografia o auto-scatto, ma è più trendy dire selfie. Chi ha avuto dismestichezza con le macchine reflex tradizionali ricorderà le acrobazie che occorreva fare per poter fare un autoscatto e riprendersi assieme al gruppo di amici, dopo aver dato l'avvio all'otturatore: era una corsa contro il tempo e, a volte, l'operatore veniva ripreso in movimento con la postura dinamica di un centometrista. L'impulso decisivo alle selfie è venuto con l'inserimento della funzione "autoscatto fotografico" nell'I-Phone 4. L'ampiezza del grandangolo con la possibilità di fare buone foto all-inclusive- soggetto e sfondo - ha fatto il resto nel determinare il saldo atttecchimento della consuetudine. Il selfie nella sua natura più profonda si deve considerare una foto di documentazione istantanea, secondo il principio odierno che tutto deve essere documentato e "socializzato", allo scopo di enfatizzare sempre di più il fatto che le nostre vite si svolgono dentro una gabbia di vetro attraverso le cui pareti tutti devono poter sbirciare.
Chi fa le selfie?
A volte sono gruppi di amici che si autofotografano per il semplice divertimento di farlo, facendo delle facce buffe o immprtalando dei momenti paticolari: il risultato è spesso quello di un mucchio di volti deformati che fanno le boccacce o che ridono.
La caratteristica del selfie è quella di prendere immediatamente la destinazione di internet e dei social networ.
Il selfie, in sé, è una testimonianza: "Io ci sono stato", "Noi c'eravamo".
A volte, però, il selfie è appannannagio di viaggiatori solitari che, senza più dovere mendicare il favore di una foto al primo samaritano di passaggio (ma in fondo anche quella era una forma di socializzazione, per quanto minimale), possono procedere in piena autonomia. Poi, naturalmente ci sono le coppie per le quali la pratica del selfie é preziosa sia per fissare delle espressione volutamente comiche e buffe, sia per la rappresentazione di momenti romantici ed intensi.
Unoco limite nella realizzazione del selfie, è stata finire la limitata portata dell'inquadratura, dal momento che la massima distanza di ripresa è quella del braccio più lungo a disposizione.
Ma qualche buontempone, vista la crescente diffusione della pratica del selfie, ha pensato di mettere a punto (e, suppongo io, brevettandolo), un dispositivo che consiste in un braccio mobile estensibile (, si potrebbe dire, telescopico) che, alla sua estremità più sottile contiene una (culletta) a bracci per fissarvi il proprio dispositivo. I soggetti del selfie si dispongono nella postura che è loro più congeniale, allungano il braccio telescopico secondo le loro necessità, studiano per un attimo l'inquadratura e, in quattro e quattr'otto, la autofoto è fatta, con uno sfondo spazioso.
Ora, soprattutto nei luoghi turistici, è possibile vedee tantissimi, solitari o in coppia, che si auto-fotografano utilizzando questo braccio mobile, e -come sempre - i Giapponesi sono leader di questa piccola avanzata tecnologica.
Ed è così che dovunque imperversano i i praticanti sempre più sofisticati delle selfie.
Quelli che camminano con il volto affondato nel display dello smartphone
Quelli che parlano al telefono con voce stentorea cosicchè tu sei obbligato a sentire le loro conversazioni futili
Quelli che portano a passeggio il cane ed intanto parlano al telefono (oppure inviano e ricevono messaggi in un fitto - interminabile - scambio), trascurando il bisogno del loro amico a quattro zampe di avere un compagno di giochi e di gioia nelle passeggiate quotidiane.
Quelli che sperano che, un giorno anche il loro cane, possa essere dotato d'un telefonino (un can-telefonino).
Quelli che si connettono ad internet, perdendo il contatto con la Natura attorno e con i propri pensieri, mentre camminano o corrono.
Quelli che ogni pochi secondi compulsano nervosamente il display del loro mobile... e non solo di di uno, ma di due o tre che, tutti, devono essere accuditi e controllati.
Quelli che stanno seduti al tavolo di un ristorante in attesa che qualcuno si decida a prendere gli ordini e, invece, di dedicarsi alla reciproca interazione, guardano in quel maledetto display e lavorano freneticamente sul tastierino.
Quelli che perdono il piacere di piccole conversazioni quotidiane - anche con sconosciuti e passanti -, perchè impegnati con il proprio cellulare.
Quelli che il telefonino é il loro Dio.
Quelli che danno ai bambini piccoli - di pochi anni appena - un proprio telefonino, perchè essi pensano che sin dalla pù tnera età i bambini debbano essere educati all'uso dei moderni strumenti che ci offre la tecnologia.
Quelli che devono spararsi in vena una dose sempre più robusta di telefonia mobile - e sempre più frequentemente-, fino ad andare incontro ad una condizione di infusione costante, come dei malati terminali.
L'ossessione di essere connessi.
La connessione è la loro ossessione.
Connessi-ossessi.
Wired...
Ma wired significa anche legato, vincolato.
Se sei connesso tutto il tempo, in realtà, sei anche "legato" e continuamente localizzato; e perdi il senso della tua libertà, il piacere di essere solo e di stare nella compagnia sola ed esclusiva dei tuoi pensieri: e non c'è mai un attimo in cui tu possa rielaborare le tue emozioni.
Tutto si traduce in un fluire di parole in entrata e in uscita, senza alcuna "costruzione", nel mezzo.
Tutto si fa effimero.
E' tutto un bla-bla-bla ... una babele di parole e messaggini turbinanti nell'etere lanciati da Pollicini e da Pollicioni che digitano a velocità vertiginose, come se fossero stati creati solo ed esclusivamente a questo scopo.
Le cabine telefoniche (perfino quelle britanniche, inconfondibili per il loro legno lavorato a riquadri, dipinto di rosso, sono in abbandono e cadono a pezzi e, presto, saranno messe via, alla faccia del conservatorismo britannico), sono neglette e vengono rimosse dopo anni di incuria di vandalizzazioni e di pisciate: e nessuno più le degna di uno sguardo. E così pure i telefoni a gettoni sono divenuti obsoleti, per non parlre delle telefonate tramite operatore (unico modo - in un tempo non lontano in termini di anni - per comunicare da certe parti del mondo).
Epifanie d'un tempo ormai lontano che per alcuni è anche più lontano della preistoria.
Ricordo i viaggi della mia gioventù, in cui il viaggiare (e non era necessario andare troppo lontano) diventava un'avventura proprio perchè entravi nella "zona" della solitudine e della difficoltà delle comunicazioni che ti facevano sentire con maggiore intensità il distacco da casa ma che ti donavano, allo stesso tempo, una sensazione di enorme e sconfinata libertà.
Oggi, invece, tutti - prigionieri come sono dei loro strumenti di comunicazione - documentano con rapide telefonate il progresso del loro viaggio, quasi centimetro per centimetro.
"Sono appena salito sull'areo"
"Appena atterriamo, ti richiamo"
"Sono sul bus che ci sta trasferendo dall'aereo al terminal"
"Sono nella toilet e sto cacando"
Oltre a tante altre prosaiche e vili comunicazioni che, in realtà, dal punto di vista comunicativo, sono insulse perchè non danno nessuna "vera" informazione.
E in questo modo anche se sei lontano centinaia o forse migliaia di chilometri, non ti sei allontanato di un solo metro dal luogo di partenza.
Le catene sono più salde che mai.
Sei sempre nel villaggio, per citare Marshall McLuhan.
Ogni tanto bisognerebbe provare a spegnere il telefono mobile e stare a vedere cosa si prova e come ci si sente ad essere disconnessi; provare anche a capire per quanto tempo tempo si resiste a stare disconessi, senza essere presi da tremiti di nervosismo e senza continuamente ricacciare la mano in tasca per consultare il familiare diplay, per constatare con un groppo d'ansia che è spento.
E cosa mai potrà essere accaduto in mia assenza?
O senza sentire prudere la lingua per non poter comunicare a chi di dovere l'ennessima banalità.
Proviamoci, ogni tanto, e rieduchiamoci.
Prima che sia troppo tardi.
Prima che la nostra involuzione mentale abbia inizio (se non è già iniziata).
O prima che qualcuno inventi gli smartphone di nuova generazione che possano applicarsi al corpo del loro utilizzatore come protesi bionica, innesti di ferro, leghe leggere e plastica nella carne.
O prima che diventiamo noi stessi degli smartphone ambulanti.
(Maurizio Crispi) Ho letto di recente il romanzo cult (tale è considerato nel mondo anglofono e adottato come libro di lettura nelle scuole) di Lois Lowry, The Giver - Il Donatore (pubblicato da Giunti nel 2010), poco prima che il primo capitolo della saga - "Il mondo di Jonas" - vedesse la luce.
Il film non l'ho potuto vedere, tuttavia: alcuni che l'hanno visto dicono che è di una noia mortale [ma poi ho avuto occasione di vederlo e devo dire che, tutto sommato, non è male]. Il romanzo, tuttavia, mi è sembrato interessante per la rappresentazione che offre di una società distopica, ma ben lontana lontana dalla drammaticità e dai colori foschi di 1984 di George Orwell, con il quale è stato comparato, come ad esempio viene esplicitato a chiare lettere nella prefazione all'edizione italiana di Tommaso Pincio. "Jonas può stare tranquillamente - afferma Pincio - al fianco di personaggi come il Winston Smith di 1984. E come il capolavoro di Orwell, anche il mondo evocato dalla Lowry appartiene allo speciale genere di letteratura che si sconfronta con i non-luoghi dell'utopia, rivelandone oòòato oscuro, la triste verità per cui il prezzo del paradiso in terra é l'eguaglianza nell'infelicità.. The Giver condivide inoltre con 1984 la negazione della memoria collettiva quale mezzo di controllo sociale (...). (ib., p. 15). La distopia in The Giver è totale: la società in cui Jonas cresce è priva di colori, di elementi differenziati, perfino le montagne in un certo qual modo sono state appianate, tutto è addomesticato, prevedibile, manca la sorpresa, mancano le emozioni, mancano la rabbia, è stata abolita anche la sessualità come fonte di emozioni, perfino i sogni sono sttoposti ad una forma di controllo, E qualsiasi coa, evento, comportamento che deroga dai canoni rigidamente stabiliti deve essere riportato sotto controllo o abolito. Le emozioni, la gioia come il dolore, la rabbia e il risentimento, la bellezza delle differenze e tutto ciò che concerne il mondo "normale" sono appannaggio di un'unica paersona che è l'"Accoglitore di Memorie" e che serba dentro di sé, perpetuandola da un accoglitore all'altro il ricordo del mondo e della vita come erano prima del grande cambiamento. Jonas dunque si trova a crescere e a vivere all'interno di una società "normata" sin nei più piccoli dettagli ed "espurgata", al tempo stesso di tutto ciò che si ritiene possa essere fonte di turbamento e dannoso ad un'armonia precostituita: una società che persegue questo suo scopo in modi crudeli, senza un corpo di polizia, senza un dittatore riconoscibile in quanto tale, ma in cui tutti esercitano - senza parere - una crudeltà diffusa contro tutti gli altri. A me personalmente, il contesto di The Giver ha ricordato le modalità di funzionamento di certe comunità "terapeutiche " per tossicodipendenti e i loro rituali che tendono a smussare le differenze, addomesticando le emozioni, sostituendo a quelle individuali liberamente espresse quelle standard ed omologate (quindi "finte), nel nome della ricerca di un benessere di rango superiore per il cui ottenimento val la pena di cedere intere parti del proprio Sè, uniformandole al contesto con la costruzione dunque di un "False Sé". In più, il romanzo della Lowry si muove in una dimensione onirica e metaforica, e ciò é evidente soprattutto nel finale che non anticipo per non rovinare a chi non conosca la storia il piacere della lettura. In questo senso, The Giver è profondamente diverso da 1984, poichè il romanzo orwelliano deriva da una estrapolazione alle estreme conseguenze dello stalinismo e del controllo della memoria collettiva e storica esercitato da Stalin e dai suoi esecutori. Probabilmente il film ha sbagliato la chiave di lettura, perché - secondo me - ha tradito l'intento allegorico del testo della Lowry che è quello di presentare una società fortemente distopica, mascherata inizialmente da bella "utopia".
Qual'è la cura da una simile società: la Lowry, per bocca del vecchio e stanco "accoglitore di memorie" predecessore di Jonas in questo ingrato compito e trasformatosi in "Donatore", ci dice che ciò potrà avvenire soltanto rimettendo in circolazione le memorie - tutte quante - custodite da una singola persona e restituendole all'intera comunità. E' in fondo il potere del Jolly che può rimettere in discussione il valore di ogni singola carta.
Ma esiste il mondo non distopico a fianco del Mondo di Jonas? Probabilmente solo nel sogno.
E' questa l'amara conclusione del primo volume del "quartet".
The Giver fa parte di una tetralogia (quartet), denominata "Il Mondo di Jonas" e tutti i romanzi che la compongono a differenza delle altre opere della Lowry sono state tradotte in Italiano.
Oltre a The Giver, quindi possiamo menzionare:
La rivincita - Gathering Blue (Gathering Blue, 2000), Giunti 2011
Il messaggero (Messenger, 2004), Giunti 2012
Il figlio (Son, 2012), Giunti 2013.
(Dal risguardo di copertina) Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando...
L'autrice Lois Lowry, nata Lois Ann Hammersburg (Oahu, 20 marzo 1937), è una scrittrice statunitense.
(Wikipedia) The Giver is a 1993 American children's novel by Lois Lowry. It is set in a society which is at first presented as a utopian society and gradually appears more and more dystopian. The novel follows a boy named Jonas through the twelfth and thirteenth years of his life. The society has eliminated pain and strife by converting to "Sameness," a plan that has also eradicated emotional depth from their lives. Jonas is selected to inherit the position of Receiver of Memory, the person who stores all the past memories of the time before Sameness, in case they are ever needed to aid in decisions that others lack the experience to make. Jonas learns the truth about his dystopian society and struggles with its weight. The Giver won the 1994 Newbery Medal and has sold more than 10 million copies. In Australia, Canada, and the United States, it is a part of many middle school reading lists, but it is also on many challenged book lists and appeared on the American Library Association's list of most challenged books of the 1990s. The novel forms a loose quartet with three other books set in the same future era: Gathering Blue (2000), Messenger (2004), and Son (2012). Plot. Jonas, who is 11 years old, is apprehensive about the upcoming Ceremony where he will be assigned his job or his "assignment in the community." In his society, little or no privacy is allowed; even private houses have two-way intercoms which can be used to listen in for infractions of the rules. However, the rules appear to be readily accepted by all, including Jonas. So it is without real protest that he initially accepts with his selection as the Receiver of Memories, a job he is told will be filled with pain and the training for which will isolate him from his family and friends forever. Yet, under the guidance of the present Receiver, a surprisingly kind man who has the same rare, pale eyes as Jonas, the boy absorbs memories that induce for the first time feelings of true happiness and love. Also, for the first time, Jonas knows what it is to see a rainbow, and to experience snow and the thrill of riding a sled down a hill. But then he is given the painful memories: war, pain, death, and starvation. These are memories of the Community's deep past. Jonas learns that the Community engineered a society of "sameness" to protect its people against this past, yet he begins to understand the tremendous loss he and his people have endured by giving their memories away, embracing "sameness", and using "climate control". In his "community," which is under extreme control, there is no suffering, hunger, war, and also no color, music, or love. Everything is controlled by "the Elders," who are looked upon in a very positive light, though they control whom you will marry, whom you receive as children, and what you will be "assigned" as a job. The people in the community do not have the freedom to choose. Jonas aches with this newfound wisdom and his desire for a life Elsewhere blossoms. But the final blow for Jonas comes when he asks the Receiver (who now calls himself "The Giver") what "release" is. The Giver says that he could show him, and allows Jonas to watch a present-day tape of his own father, a seemingly kind and loving man, "releasing" a baby twin by giving him a lethal injection. Like any other "aberration" from sameness, identical twins are against the rules, so the smaller of the two is dispatched like garbage, without the one who conducted the release understanding the true meaning of the action. Together, Jonas and the Giver come to the understanding that the time for change is now, that the Community has lost its way and must have its memories returned. The only way to make this happen is if Jonas leaves the Community, at which time the memories he has been given will flood back into the people. Jonas wants the Giver to escape with him, but the Giver insists that he will be needed to help the people manage the memories, or they will destroy themselves. The Giver also wants to remain behind so that when his work is done, he can be with his daughter, Rosemary, a girl with pale eyes who ten years earlier had failed in her training to become the new Receiver of Memories and who had asked to be released (the memories of pain and loneliness having overwhelmed her). The Giver devises a plot in which Jonas will escape to Elsewhere, an unknown land that exists beyond the boundaries of the Communities. The Giver will make it appear as if Jonas drowned in the river so that the search for him will be limited. In the meantime, the Giver will give Jonas memories of strength and courage to sustain him and save up his meals as Jonas' food and water supply for his journey. Their plan is changed when Jonas learns that Gabriel, the baby staying with his family unit, will be "released" the following morning. Jonas has become attached to the baby, who also has unusual pale eyes, and feels he has no choice but to escape with the infant. Without the memories of strength and courage promised by the Giver, Jonas steals his father's bike and leaves with Gabriel to find the Elsewhere. Their escape ride is fraught with dangers, and the two are near death from cold and starvation when they reach the border of what Jonas believes must be Elsewhere. Using his ability to "see beyond," a gift that he does not quite understand, he finds a sled waiting for him at the top of a snowy hill. He and Gabriel ride the sled down towards a house filled with coloured lights and warmth and love and a Christmas tree, and for the first time he hears something he knows must be music. The ending is ambiguous, with Jonas depicted as experiencing symptoms of hypothermia. This leaves his and Gabriel's future unresolved. However, their fate is revealed in Messenger, a companion novel written much later.
In 2009 at the National Book Festival, the author Lois Lowry joked during a Q&A: "Jonas is alive, by the way. You don't need to ask that question". Literary significance and criticism. Critical reception of The Giver has been mixed. Some critics find the work lacks originality or real literary merit, while others argue that books appealing to a young-adult audience are critical for building a developing reader's appetite for reading. Lowry's novel has found a home in "City Reads" programs, library-sponsored reading clubs on citywide or larger scales. Waukesha County, Dane County and Milwaukee County, Wisconsin chose to read The Giver, for example, as did Middletown, Connecticut; Bloomington, Illinois; Valparaiso, Indiana; Rochester, Minnesota; Central Valley, New York; Centre County, Pennsylvania; Montgomery County, Maryland and others. Some reviewers writing for adults have commented that the story is not likely to stand up to the sort of probing literary criticism used in "serious" circles. Karen Ray, writing in The New York Times, detects "occasional logical lapses", but adds that the book "is sure to keep older children reading".Young adult fiction author Debra Doyle was more critical stating that "Personal taste aside, The Giver fails the Plausibility Test", and that "Things are the way they are (in the novel) because The Author is Making A Point; things work out the way they do because The Author's Point Requires It". Natalie Babbitt of The Washington Post was more forgiving, calling Lowry's work "a warning in narrative form", saying: The story has been told before in a variety of forms—Ray Bradbury's Fahrenheit 451 comes to mind—but not, to my knowledge, for children. It's well worth telling, especially by a writer of Lowry's great skill. If it is exceedingly fragile—if, in other words, some situations do not survive that well-known suspension of disbelief—well, so be it. The Giver has things to say that cannot be said too often, and I hope there will be many, many young people who will be willing to listen.
Vincitore della Newbery Medal 1994 Quando non hai ricordi, la libertà è un'illusione. Jonas vive in un mondo perfetto, dove non esistono guerre né fame né dolore. Tutto è meticolosamente organizzato, e a dodici anni ogni cittadino riceve l'incarico cui è destinato. Finché alla Cerimonia dei Dodici Jonas viene scelto come nuovo Portatore di Ricordi, un ruolo unico nella comunità. Addestrato dal Donatore, il ragazzo scoprirà l'esistenza di un passato sconosciuto, di cui rivivrà gli orrori, ma anche tutto ciò che è stato sacrificato in nome della perfezione. E allora la sconvolgente verità metterà Jonas di fronte alla scelta più straordinaria della sua vita.
Tratto dall'omonimo romanzo distopico per ragazzi della scrittrice statunitense Lois Lowry, con Meryl Streep, Alexander Skarsgård, Jeff Bridges, Katie Holmes, Brenton Thwaites e Taylor Swift.
Ambientato nel futuro, in una società dove tutte le differenze tra individui sono state annullate e non esiste possibilità di scelta. Come ogni anno durante la “Cerimonia dei 12” solo ad uno sarà assegnato il compito di Custode delle Memorie dell’Umanità. Jonas, sedici anni, inizierà a provare sulla propria pelle tutte quelle sensazioni che a nessun altro membro della comunità sono concesse: i colori, il significato dell'amore, del dolore, della frustrazione, ed il terribile segreto della Società in cui vive. Si rende conto, quindi, che la strada verso la conoscenza è un cammino molto pericoloso. Protagonisti del primo capitolo di una nuova emozionante saga, i Premi Oscar Meryl Streep e Jeff Bridges.
Secondo me non è per nulla una delusione, anzi! Ho letto il libro e poi ho visto il trailer del film. È vero che ci sono numerose differenze tra il libro e il film, Ma l'adattamento cinematografico di the giver bisogna ammettere che è proprio fatto bene, sembra davvero bello! Il cast del film è spettacolare ma non riesco proprio a capacitarmi del fatto che gli attori scelti per interpretare i protagonisti siano così grandi! Nel libro Jonas ha 12 anni ma nel film ne dimostra come minimo 14/15 (senza contare poi che l'attore ha 26 anni!) Detto questo trovo che questo film è assolutamente da vedere.
(Maurizio Crispi) Del tatuaggio si possono dire infinite cose, argomenti pro e altri contro. In ogni caso rappresenta un'interessante tendenza sociale, oggi sempre più diffusa, specie in quei paesi come l'Italia, dove nelle sue origini il tatuaggio era associato alla sottocultura carceraria. Ci sarebbe anche molto da scrivere sulla "psicologia" del tatuaggio e credo che pochi sino ad ora l'abbiano fatto.
Certo è che, dal punto di vista dell'ontogenesi la pelle condivide una comune origine con il cervello, visto che quest'ultimo si sviluppa a partire dall'invaginazione di un foglietto ectodermico. E quindi sarebbero molte le suggestioni che porterebbero ad ipotizzare che la pelle come veicolo delle emozioni possa essere strettamente correlata con il nostro cervello e con il Sistema Nervoso. Il tatuaggio è qualcosa che si scrive sulla pelle e che una volta scritto vi rimane indelebilmente, invecchiando assieme al supporto in cui è contenuto. E sotto questo profilo specie se è tatuaggio non ostentato, non colllocato a beneficio di osservatori esterni (i tatuaggio estetici oppure quelli "esibizionistici") esprime il modo di vedere le cose del suo portatore, le sue inclinazioni affettive, i suoi desideri e le sue emozioni. Un tatuaggio può nascere in un momento specifico nella vita di un individuo e può servire a suggellare un momento particolare intenso e momorabile oppure anche può avere un valore commemorativo. Il tatuaggio può esprimere una promessa d'amore e a volte può essere realizzato come "tatuaggio di coppia" consistente in una frase spezzata in due e ciascuno dei due partner ne porta un pezzo. L'unico inconveniente è che, a differenza di altre modalità cn cui si esprimono emozioni e pensieri di per sé mutevoli come le nuvole che passano nel cielo sospinte dal vento, il tatuaggio é "per sempre", anche se adesso - con le costose tecniche laser - è possibile rimuoverlo. Altri a volte, quando ritengono di aver superato per sempre quel momento si fanno sovratatuare quel tatuaggio per trasformarlo in qualcosa d'altro. Ma i più vogliono che la propria pelle rimanga come testo scritto e memoria storica dei momenti più significativi. Altri ancora rendono il proprio tatuaggio mutevole, nel senso che lo vanno costruendo a poco a poco: una figura che si complerà soltanto nel corso degli anni e che esprime in un certo senso un grande affresco iniziatico. Sono rimasto particolarmente da questa testimonianza rinvenuta su Facebook che mi ha indotto a queste piccole digressioni.
(FT) Ho tatuato l'iniziale del tuo nome, accanto a quella del mio, sul mio braccio sinistro, dal lato del cuore. È il simbolo dell'amore eterno, incancellabile, indelebile che nutro verso di te, Tu che vieni da dentro di me, Tu che nasci dalle mie viscere, Tu che ti nutri di me. È inspiegabile ed irrazionale il legame che solo a me appartiene, che é un dono naturale impagabile: ricompensa del travaglio emotivo e fisico. Tu che sei la mia linfa, la mia energia, il mio sorriso, la mia voglia di resistere e andare sempre avanti, un passo oltre il confine, oltre l'orizzonte. Tu che mi emozioni e mi lasci attonita con il tuo amore e la tua protezione verso di me. Tu, animo puro, fatto uomo d'improvviso, custode del mio cuore, Tu piccolo, fragile e forte, Tu guerriero e determinato sei lo specchio dell'animo mio, la mia gioia per l'eternità e l'emozione più grande. Nascevi a quest'ora, 5 anni fa.
(Maurizio Crispi) I sensation seeker sono individui che vanno alla ricerca costante di sesnsazioni forti e di scariche di adrenalina: quindi, imprese pericolose che possono mettere a rischio la loro vita sono pane per i loro denti, ma nei contesti metropolitani dove non è possibile affrontare "grandi" imprese ci si volge ad altre attività che possono egualmente portare ad intense scariche di adrenalina. E così ci sono quelli che si danno alla guida pericolosa nei contesti cittadini e adesso (come segnalato in diversi metropoli del mondo, a partire dall'inizio degli anni Novanta il Knock Out Game che consiste nel prender edi mira un passante o un automobilista indifeso e nell'assalirlo con predominanza numerica (in genere si tratta di una manifestazione del "branco") e picchiarlo selvaggiamente, per poi dileguarsi. L'obiettivo dell'azione selvaggia e violenta non è il furto, ma semplicemente l'eccitazione dell'esercizio della violenza e quella conseguenza all'impunità succesiva ottenuta con una fuga altrettanto fulminea. Non ci sono parole per esprimere lo sdegno contro una simile pratica violenta che sino a qualche anno in Italia ha avuto come destinatari extracomunitari e soggetti senza fissa dimora, ma che ora si allarga ad includere comuni cittadini (ed è forse ora soltanto che si comincia a vedere il fenomeno con maggiore - giustificato peraltro - allarme). Anni addietro uno scrittore-saggista britannico - Bill Bruford - che si era infiltrato tra gli gli hooligan del Calcio britannico (movimento ultrà che poi subì una regolata da parte delle forze dell'ordine, con un massccio giro di vite che solo in UK sono capaci di imprimere laddove le circostanze lo richiedano) ebbe a riferire nel suo studio-memoir finale di quell'intensa ed "indimenticabile" esperienza (I Furiosi dela Domenica. Viaggio al centro della violenza ultrà, Longanesi, 1992) che l'esercizio della violenza contro gli avversari (specie se fomentato da un concomitante consumo di alcool e/o altre droghe) può agire con gli stessi meccanismi di un'addiction e che, quindi, finisce con il creare una pericolosa forma di dipendenza. Notizie di cronaca sparse stanno ad indicare che episodi sporadici di knock Out Game hanno preso a verificarsi in maniera endemica anche a Palermo, come in altre città della Penisola. A Palermo è successo ad un giovane che è stato tirato fuori dalla sua auto e picchiato selvaggiamente; qualche giorno prima era accaduto ad una ragazza, tra l'altro ambedue gli episodi accaduti nei quartieri residenziali della città "bene". I meccanismi che generano questi episodi sono gli stessi che possono ritrovarsi nella genesi delle azioni vandaliche e di altre forme di violenza collettiva: noia, necessità di uscire dall'anonimanto sempre più intollerabile a cui si è condannati nelle grandi metropoli, la voglia di ottenere scariche di adrenalina, il desiderio e l'eccitazione derivanti dal vivere pericolosamente e, non ultimo, derive razzistiche e di intolleranza specie se gli episodi hanno come loro destinatari indifesi extracomunitari, a vlte meccanismi di rivalsa sociale. Ma questo tipo di violenza che si prospetta oggi con il Knock Out Game (ultimo nato di una serie infinita di altri giochi di violenza) é anche un modo come un altro per accrescere il senso di insicurezza dei cittadini e le loro incertezze in tempi di crisi: e, a volte, la sbadataggine da parte delle forze dell'ordine su questi fatti di cronaca orribili potrebbe far parte di una strategia, come ventila Ottavio Cappellani nel suo thriller, futuristico e metaforico, L'Isola-prigione (Mondadori, 2012), in cui quelle che sembrano bande di cani feroci e mordaci assaltano e sbranano indifesi cittadini. E invece la verità che sta dietro questi proditori attacchi é ben altra e qui il romanzo di Cappellani si fa metafora avvicente di una terribile e spietata forma di esercizio del potere.
Knockout Game(da Wikipedia).The "knockout game" is one of many names given by American news media to assaults in which, purportedly, one or more assailants attempt to knock out an unsuspecting victim, often with a single sucker punch, all for the amusement of the attacker(s) and their accomplice(s).Other names given to assaults of this type include "knockout", "knockout king", "point 'em out, knock 'em out", "bomb", and "polar-bearing" or "polar-bear hunting" (allegedly called such when the victim is white). Serious injuries and even deaths have been attributed to the "knockout game". Some news sources report that there has been an escalation of such attacks in late 2013, and in some cases the attacker has been charged with a hate crime, while some politicians have been seeking new targeted legislation specifically against it. However, other media analysts have cast doubt on the reportedly widespread nature of the game and have labeled the trend, although not the attacks themselves, a myth. Liberal analysts claim that their conservative counterparts falsely promote a view that the "knockout game" trend is real and conservative analysts claim that the liberal media does not report on it due to the racial implications it may have
Dopo 15 anni di monopolio esclusivo da parte della Pfizer, a giugno 2013 é scaduto il brevetto italiano del farmaco per la produzione e la commercializzazione del Sildenafil, principio attivo del "Viagra", il farmaco più famoso e contraffatto del mondo e i produttori di generici hanno preso a scaldare i motori per accaparrarsi una fetta di mercato molto ricca. (valutata in circa 73 milioni di euro l'anno).
Infatti, tanto per citare alcuni dati, nel 2011 nel nostro paese il Sildenafil era ancora il sesto principio attivo per giro di affari tra quelli di fascia C, per i quali ci vuole la prescrizione del medico ma che sono a carico dei pazienti. In testa c'è un farmaco simile, il Cialis, che cura sempre i problemi di disfunzione erettile (ma del genere "long acting", con una durata di azione garantita di circa 24 ore). In questa graduatoria del 2011 seguivano alcuni ansiolitici e il paracetamolo. L'apertura del mercato ai generici ha fatto abbassare il prezzo (oggi 53,85 euro per 4 compresse al dosaggio intermedio, 50 milligrammi) del 30-40%. Nei 15 anni di vita del Viagra si sono avute conseguenze sanitarie, ma anche di costume, dirompenti. La storia della pillola blu è fatta di record. Si stima che nel mondo venga presa una pasticca ogni sei secondi, a fine dicembre 2011 erano state vendute 2 miliardi e mezzo di pillole. L'incasso per il produttore, la Pfizer, è stato stimato in circa 2 miliardi di dollari all'anno. Nel giro di dieci anni nel nostro paese sono state acquistate 60 milioni di compresse, cioè 4.300 ogni mille uomini con più di 40 anni. Le città dove se ne consuma di più sono Pistoia, Roma e Rimini. Quale il motivo di questo inatteso successo? Il fatto è che, innanzitutto, benchè messo in commercio con delle restrizioni prescrittive di farmaco curativo di ben circoscritte e diagnosticate, forme di impotenza erettile su base organica, i medici specialisti hanno cominciato a prescriverlo per forme di "impotenza erettile" psicosomatica (su base ansiosa) in cui il "paziente" era afflitto da una forma di ansia performativa che lo portava o all'eiaculazione precoce o ad un precoce inflaccidimento del pene. A partire da questa prassi consolidata e con il concorso del contributo entusiasta di sperimentatori "fai-da-te" si è verificatoil passaggio del Viagra (e dei farmaci analoghi) nell'ambito delle "droghe" performative e ricreazionali. A quanto sembra il Viagra assicura prestazioni sessuali non comuni, in quanto consente il mantenimento a lungo della piena erezione o la sua ripresa poco dopo la conclusione del suo rapporto. A quanto sembra molti dei performer dei set dellacinematografia porno tengono il viagra nel proprio bagaglio farmaceutico, proprio per questa funzione attivatrice sul livello di performance richiesto.
Proprio nell'anno in cui finalmente il Viagra é diventato generico (con le conseguenze presumibili di un più largo di un consumo più largo ed esteso ancora), chiude il Mi-Sex, il famose "salone dell'Eros" di Milano, dopo ben 18 anni. Il suo inventore e patron Zanetti afferma con senso di autocritica: «Performance sempre uguali, non ci siamo saputi innovare». Appena raggiunta la maggiore età, dunque, una delle fiere nostrane del sesso più celebrate al mondo, chiude i battenti, definitivamente. Qualche tempo fa ne hanno dato il triste annuncio quattro pornostar italiane dop: Antonella Del Lago, Valentine Demy, Elena Grimaldi e Michelle Ferrari, le quali posano per una foto-ricordo dal sapore vagamente tintobrassiano. Il Mi-Sex era stato inaugurato nel 1994. Un tempo preistorico, per il porno. Prima che internet ci inondasse di clip a loop rigorosamente free, era tutto diverso. Le emozioni pesavano di più. Lo spettacolo live aveva ancora fascino. All'inizio c'era la coda sin dal casello autostradale, in quello che un tempo fu il Palatrussardi dell'epoca yuppies. A ideare il Mi-Sex fu un giornalista. A decretarne la morte è stata la noia. Noia che pervade un intero settore. L'industria dell'hard è in crisi e si deve reinventare per non scomparire. Il porno non ha più successo? Non sembrerebbe proprio, visto che ogni settimana nel mondo s'inaugurano almeno quattro-cinque mostre d'arte a tematica erotica hard (o similhard). Ma non è questo il punto.
Qui si parla di sesso come professione, all'interno dell'industria dell'entertainment. In Italia, ad esempio, è stato l'anno funesto della scomparsa di Riccardo Schicchi, il padre fondatore di tale business. L'elaborazione di questo lutto potrebbe durare molto a lungo. In un settore in cui la vita degli addetti viene consumata in fretta, il problema, quello vero, sono i film. Tutti li guardano, ma nessuno più si azzarda a farli. La gratuità del prodotto ne ha reso superflua la produzione. Allora prende piede la "prestazione" on demand. Difatti, la recessione ha colpito duro, ma l'unica realtà non toccata dalla crisi è stata finora l'industria della webcam. Uno dei pochi rami fiorenti del VM18, nato online, difficilmente piratabile, ma anch'esso a rischio oligopolizzazione.
Una major del genere, ad esempio, si chiama Adult Webmaster Empire e occupa quasi 900 mila modelle sparse in tutto il mondo. Tante di loro sono studentesse che cercano di pagarsi gli studi in un mercato che non offre altre opzioni di guadagno. Il fenomeno delle webcam è un'indicazione di come il porno potrebbe riciclarsi. Produrre contenuti gratuiti, e far soldi con la pubblicità.
È noto come per il marketing di molti prodotti, dalle auto di grossa cilindrata al cibo per single, l'hard mostri curve demografiche perfette per ogni tipo di campagna promozionale. Però nessuno alla fine la fa perché teme ripercussioni negative presso il pubblico generalista, tendenzialmente bacchettone (ma ormai non più). Il porno è finito? No, il porno ci sarà sempre, ma chi vorrà guadagnarci, dovrà cambiare modello d'impresa. E' stato tentato un nuovo festival del sesso a Milano, il Sex Festival, tra il 1° e il 2 febbraio 2013, ma con scarsi risultati (malgrado il tentativo di rinnovarnele formule-base) e pareri decisamente sfavorevali, rapidamente rimbalzati sui social networks.
Queste le parole di Damiano Laterza su Il Sole 24 Ore.it. Ma a queste considerazioni ne vanno aggiunte altre, come ad esempio la sempre crescente penetrazione del porno nelle vite di ciascuno (quella che alcuni autori hanno definito la "pornification" of life), lacrescente diffusione dei Privé e del fenomeno dello scambismo nelle sue molte varrianti ed il fatto che sempre di meno sono quelli disposti a limitarsi ad essere fruitori passivi dei prodotti porno, ma che vogliono essere attivi performer di proprie personali fantasie porno.
Ed ecco l'anello che ci consente di riunificare la diffusione crescente del Viagra come droga performativa e l'evoluzione della scena del porno che diventa sempre più diffusa e capillare: proprio attraverso il"rafforzamento" perfomativo consentito dal Viagra si è insediata la fantasia/voglia di essere a propria volta dei performer. Da qui il declino del M-Sex che invece richiedeva una partecipazione di consumatori-fan-guardoni, ma il tutto rimaneva fermo lì, senza nessuna possibilità di evoluzione. Questo assunto è stato ben compreso da Giada da Vinci e da Michelle Ferrari che hanno intrapresodelle iniziative quali il "porno-casting" per il reclutamento di volti nuovi e mai prima comparsi sullo schermo per la realizzazione di film porno oppure quella del "camper dell'amore" che viene messo a disposizione per realizzare la ripresa cinematografiche delle acrobazie sessuali di coppie esibizioniste e trasgressive. Sembra essere proprio questa la strada vincente per inverdire il porno, in cui i produttori del porno diventano dei "facilitatori" che consentono ad un pubblico voglioso di poter essere essi stessi performer per poi potersi guardare, nella celebrazione di un estremo di narcisismo, nello schermo di casa mentre sono perfomer. La perfetta oscillazione del pendolo dalla posizione di performer a quella di guardone, ma sempre nella dimensione deell'eccitazione masturbatoria e drogastica: una forma ancora più raffinata di addiction se vogliamo. E il viagra dovrebbe essere privato dell'appellativo di farmaco "dell'amore" per ricevere quello - più appropriato - di droga per la perfomance sessuale.
(Foto di Maurizio Crispi; testo di Salvatore Crispi) A Palermo, tra la fine di settembre 2014 e i primi giorni di ottobre si è protratta una manifestazione di protesta davanti a Palazzo D’Orléans, sede della Presidenza della Regione Sicilia, per far sentire la voce dei cittadini interessati, delle famiglie e degli operatori per protestare vivacemente per la mancata attivazione dei servizi di assistenza ai disabili (Servizi di Base Igienico-personali, Servizi per l'Autonomia e la Comunicazione, Servizi di trasporto, etc), a causa della mancanza di fondi. La mancata attivazione di questi servizi si è configurata come un grave "vuoto" che è anticostituzionale, poiché ha costretto gli alunni con disabilità a non frequentare le lezioni, interrompendo così - di fatto - la fruizione del loro diritto allo studio. L'iscrizione alla scuola é un diritto, ma è anche un obbligo imposto dalla Legge, evadendo il quale si é passibili di provvedimenti giudiziari o di polizia; bisogna anche sottolineareche questi servizi di supporto indispensabili per implementare - e non interrompere - il processo di integrazione scolastica sono essenziali, prioritari ed ineliminabili. Davanti al Palazzo ci sono stati toni irruenti ed instancabilmente i manifestanti hanno fatto sentire la loro voce. Alla fine, dopo numerosi giorni di vivace protesta, una significativa rappresentanza dei dimostranti é stata ricevuta e sentiti dal Capo di Gabinetto del Presidente della Regione e dal Dirigente Generale dell'Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro della Regione siciliana: e, in questa circostanza, sono state date assicurazioni che, a partire dal 7 ottobre 2014, i servizi sarebbero stati ripristinati. In realtà, per problemi tecnici e burocratici (firma di contratti dell'Amministrazione pubblica con le Cooperative che gestiscono i Servizi e con gli stessi operatori, i servizi non sono il 7 ottobre come era stato garantito.
Ma é solo questione di giorni, poiché le somme da erogare per essi, almeno sino al 31 dicembre 201, sono già disponibili.ripartiti Ed effettivamente, i servizi dovrebero riprendere lunedì 13 ottobre 2014.
(Maurizio Crispi) Si fa un tanto parlare dell'entrata in vigore della nuova legge nazionale che promette sanzioni pecuniaria di una certa entità a chi disperde rifiuti nell'ambiente, secondo un certo trend di tendenza che ha visto il varo di simili provvedimenti nei territori di singole amministrazioni comunali con lo strumento delle "ordinanze sindacali": e si tratta di quel tipo di rifiuti di piccolo calibro a cui di solito non si fa mai caso, cme incarti di merendine, tovagliolini di carta, ma soprattutto quel che resta delle gomme da masticare e e i mozziconi di sigaretta. In particolare, questi due ultimi di detriti entrano nella categoria dei rifiuti urbabi solidi che impiegano un medio tempo per essere distrutti naturalmente dagli agenti atmoserifici: si calcola da 2 a cinque anni. E soprattutto le gomme da masticare provocano un danno non piccolo agli ambienti urbani dal momento che, più volte calpestate, finiscono con il trasformarsi in macchie scure che aderiscono profondamente alla materia (il più delle volte porosa) di cui sono fatti i marciapiedi. Viene il governo e propone una legge in cui chi disperde questo tipo di rifiuti viene sanzionato. Benvenuta la legge: in fondo non fa che quantificare il danno che il cittadino non responsabile arreca al proprio stesso ambiente, disperdendo questo tipo di rifiuti. Ma, attenzione!
Le sanzioni da sole sono insufficienti e spesso sono avvertite - specie sotto i nostri Cieli - come un'odiosa limitazione delle libertà individuali e come un modo per mettere le mani nella tasca dei cittadini. E, quindi, portano con sè, come corollario inevitabile l'incurante trasgressione, forse anche ad una forma di trasgressione trionfante contro uno Stato che prima promette sanzione per reprimere comportamenti scorretti, ma che poi è incapace di applicarle. Per non dire che servono a nascondere inampienze ed incapacità relative alla tutela del territorio a causa della dispersioni di inquinanti "maggiori" come l'amianto. Cosa occorrebbe, invece? Semplice: una diffusa sensibilizzazione del cittadino, una sua crescita culturale, una incremento del senso di apppartenenza alla comunità, la sua responsabilizzazione nei confronti del bene comune, l'incremento dei comportamenti virtuosi atteraverso rinforzi positivi (é premiato chi si comporta da "buon" cittadino") e attraverso lo sviluppo del senso della vergogna attraverso la crescita di atteggiamenti sociali di rprovazioni nei confronti dei comportamenti scorretti e di attitudini rivelatrici di scarso senso civico.
Sì, le sanzioni, possono anche starci, ma rimanendo in sordina. Anche nella civilissima UK - per la verità - sono previste sanzioni (e alquanto salate) per chi disperde mozziconi di sigaretta negli ambienti urbani, ma forse di cartelli che le promettono, quantificandole, ce ne sono in giro ben pochi, forse soltanto nelle aree maggiormente da turisti stranieri. Non ce n'è bisogno. Semplicemente, i Britannici non hanno bisogno della sanzione per essere "costretti" a comportamenti civili: si comportano il più delle volte da cittadini "educati" (ed anche gli stranieri che si stabiliscono presto in UK imparano presto ad adeguarsi). E, considerando il gran discutere - e soprattutto vacuo - che si ta facendo di questo argomento, c'è da ipotizzare che il tutto rimarrà lettera morta: un'ulteriore azione velleitaria da parte di uno Stato, c ome è il nostro, incapace di promuovere la crescita del senso civico nei suoi cittadini.
Decenni dopo il rapporto Kinsey sul comportamento sessuale umano che ruppe i tabù esistenti attraverso un'indagine dettagliata sugli usi e i costumi sessuali degli americani degli anni sessanta, e quando ormai la storia degli studi pioneristici di Masters & Johnson sono stati trasformati in una fiction seguitissima dai più giovani - Masters of Sex - e varata nell'autunno 2013 con un episodio pilota realizzato da John Madden, lo stesso regista di Shakespeare in Love. sta avendo in questo primo scorcio del XXI secolo un successo inatteso lo studio-progetto "Beatiful agony" (clicca qui), che - essendo stato avviato nel 2003 - sta raccogliendo in un immenso catalogo di immagini video con le sequenze espressive dei volti di uomini e donne mentre hanno un orgasmo.
Prima di Sex and the City (e della diffusione del Viagra come farmaco ricreazionale e performativo) gli americani si affidavano a Masters&Johnson per imparare tutto quello che volevano sapere sul sesso e che non avevano mai osato chiedere.
Dopo le ricerche dettagliate di Alfred Kinsey sul comportamento sessuale di uomini e donne, furono loro, il professor William Masters e la sua assistente Virginia Johnson, a far scoprire alle coppie i benefici del sesso, ma rompendo ogni tabù, poichè essi proposero un sistema di indagine unico e mai tentato prima che era quello della registrazione dei cambiamenti dei molteplici parametri fisiologici durante i preliminari e poi durante il rapporto sessuale (per mezzo di apparecchiature poligrafiche, elettrocardiografi, pletismografi etc, ma chiedendo ai loro partecipanti volontari di poter osservati in modo tale che i comportamenti implicati nella copula potessero essere minuziosamente registrati ed annotati dai due studiosi, ed eventualmente anche filmati.
Di fatto, con i loro studi e le conseguenti pubblicazioni, in un certo qual modo esortarono tutti a spogliarsi, a godersi il sesso e soprattutto a scoprire senza sensi di colpa le meraviglie dell'intimità:bisogna qui ricordareche, per mettere apunto il loro sistema complesso di registrazione degli eventi sessuali, i due si proposero come prima "coppia pilota".
Masters & Johnson furono due veri pionieri della sessualità (registrarono e studiarono in 11 anni diecimila atti sessuali compiuti da 700 volontari) e i risultati dei loro studi furono dei grossi volumi che indagano e descrivono minuziosamente i comportamenti sessuali dell'uomo e della donna, considerato come "normale". I loro volumi sono un complemento essenziale nella biblioteca dello psichiatra, ma soprattutto del sessuologo: un punto di partenza fondamentale per dare risposte ai molti quesiti posti dalla sessualità. Il momento culminante del rapporto sessuale a due o anche di una masturbazione è quello che si definisce "orgasmo" o anche "piccola morte" (in francese: la petite mort, in inglese "the little death"), ma anche adesso viene utilizzato il termine definitorio di "beautiful agony", per sottolineare soprattutto l'aspetto estetico e trasognato dei volti di coloro che "vengono". Come se l'avere un orgasmo fosse un modo per transitare in qualche misura verso un luogo "altro" superando una soglia, ordinariamente preclusa. Ciò è particolarmente vero se si considera che il centro nervoso implicato è lo stesso che viene sollecitato dalla cocaina, sostanza regina tra i cosiddetti "stimolanti" con la liberazione di quantitativi significativi di dopamina (il cosiddetto "Reward System").
L'orgasmo produce un rilascio di dopamina e quanto più lunga e lenta è stata la preparazione, tanto più massiva sarà la liberazione di essa nello spazio intersinaptico. Altri parlano anche dell'effetto legato al rilascio di massicce quantità di ossitocina nel sangue. La ricerca dell'orgasmo, per questo motivo, è un comportamento universale: e attraverso gli orgasmi si apprende a procurarsi orgasmi sempre più efficaci.
L'espressione "piccola morte" peraltro può anche fare riferimento allo stato mentale post-orgasmisco di perdita di consapevolezza repentina che alcuni individui possono trovarsi a sperimentare dopo il picco, ma anche allo stato mentale ed umorale "down" che consegue alla scarica orgasmica (Post coitum omne aniimal triste) e allo svuotamento massivo delle vescicole pre-sinaptiche.
Ma il termine, può anche riferirsi al livello di spiritualità che è coinvolto, spesso espresso in termini di esperienza di trascendenza o di flusso di energia vitale attraverso il proprio corpo in un canale che mette in connessione con il proprio partner, con le energie cosmiche e con l'intero universo.
Proprio per questo, secondo alcuni, le rappresentazioni dell'estasi religiosa - come è nella famosa rappresentazione scultorea dell'estasi di Santa Teresa - possono essere molto simili - per quanto concerne la mimica del volto e lo sguardo a ciò che accade con la scarica orgasmica.
"More widely, it can refer to the spiritual release that comes with orgasm or to a short period of melancholy or transcendence as a result of the expenditure of the "life force," the feeling which is caused by the release of oxytocin in the brain after the occurrence of orgasm. Literary critic Roland Barthes spoke of la petite mort as the chief objective of reading literature. He metaphorically used the concept to describe the feeling one should get when experiencing any great literature" (da Wikipedia).
Beautiful Agony si pone come esempio di quel vasto movimento di rottura delle icone tradizionali del porno commerciale: l'abbattimento dei luoghi comuni e delle rappresentazioni standard per discendere verso una una sempre più spiccata normalizzazione della rappresentazione della sessualità per immagini: una sessualità vista in progress, nel suo farsi, da parte di gente qualsiasi, con in più la possibilità che ciascuno ha di influenzare in modo sostanziale, la rappresentazione di sé, come ad esempio la scelta delle inquadrature, l'ambientazione, le colonne sonore, etc.
(Rula Al-Nasrawi in vice.com) Centinaia di persone in tutto il mondo hanno visto Kamee avere un orgasmo. L'hanno osservata stendersi a pancia in giù e guardare dritto in camera mentre si masturba. L'hanno sentita gemere piano e ansimare mentre viene, tenendo chiusi gli occhi. Ogni tanto li riapre e sorride in direzione dell'obiettivo, e per un breve momento ci si dimentica chi stia effettivamente guardando chi.
"Non lo faccio perché voglio essere guardata," mi ha detto Kamee. "Lo faccio perché voglio sostenere un progetto che rappresenta uno spazio sicuro per persone che non si filmerebbero mai mentre fanno qualcosa di simile".
Il progetto è Beautiful Agony — anche noto come "Facettes de La Petite Mort" — un sito erotico australiano che pubblica video di persone che si masturbano fino a raggiungere l'orgasmo. La particolarità è che l'inquadratura è fissa sui volti, quindi tutto quello che si vede è una successione di bocche a O. I video sono essenzialmente versioni webcam di "Blow Job", il cortometraggio sperimentale di Andy Warhol. Chiunque, da una pornostar con la quinta a un novantacinquenne, può inviare un video. Ce ne sono sia di solisti che di masturbazioni di gruppo, ma non si vede mai cosa succede in basso. Il nome "Beautiful Agony" descrive la tensione quasi dolorosa che si avverte prima di venire, seguita da un momento zen.
Kamee, produttrice e attrice cinematografica e teatrale canadese, ha scoperto Beautiful Agony nel 2012 grazie a un vecchio compagno di scuola, e si è subito iscritta. Ha registrato il suo primo video mentre era ancora una studentessa in Svizzera, con le Alpi come sfondo e il cinguettio degli uccelli in sottofondo.
"È stato molto tranquillo, e ricordo di essermi detta, Pensa se qualcuno mi vedesse in questo momento..." - mi ha spiegato ridendo.
Insieme con altri progetti come Hysterical Literature (la serie di video del fotografo Clayton Cubitt che ritrae donne che leggono a una scrivania mentre ricevono del sesso) e MakeLoveNotPorn.TV (un sito dove le persone normali postano i loro sex tape per il noleggio online), Beautiful Agony è tra i pionieri di un movimento che vuole cambiare il porno di impostazione maschile.
"[Beautiful Agony] si adatta in pieno all'evoluzione degli ultimi dieci anni portata avanti dal movimento per il porno femminista," dice Mireille Miller-Young, una docente di studi femminili all'Università di Santa Barbara. "È una critica alla pornografia esplicita, che non corrisponde per forza al piacere dello spettatore o dell'esecutore. Si può trarre piacere anche da qualcosa di meno esplicito o da una visione più limitata".
Beautiful Agony si distanzia dagli altri siti porno anche per il potere esercitato dagli utenti sui video che postano.
È la persona ritratta in video che decide quello che vedrà il mondo — e da quale angolazione. Il controllo dato agli utenti e la natura amatoriale dei filmati conferisce a Beautiful Agony un'intimità che Miller-Young trova confortante.
"Credo che in una società del controllo come la nostra le persone abbiano fantasie basate sul rispetto della privacy ," ha detto. "Penso sia per questo che Beautiful Agony è così interessante, perché la masturbazione dovrebbe essere un atto privato".
Per portare avanti la propria missione, a un anno dalla nascita di Beautiful Agony i fondatori Lawrence e Olney hanno deciso che il sito aveva bisogno di qualcosa in più di semplici video di orgasmi. Volevano raccontare le storie dietro ai volti del loro sito.
"Ci siamo resi conto che volevamo sapere qualcosa delle persone che stavamo guardando, così li abbiamo intervistati o abbiamo chiesto loro di intervistarsi da soli" - ha detto Lawrence.
Per Miller-Young, la possibilità di raccontarsi offerta da Beautiful Agony è estremamente importante: "Umanizzano gli attori, che non sono in realtà attori ma persone normali".
Nella sua video-confessione, Kamee ricorda una delle sue prime esperienze sessuali. "Avevo un orso rosa gigante; era una specie di Orsetto del Cuore, ma ero piccola e il pelouche era più grande di me. Qualcuno l'aveva vinto a una bancarella, e io lo usavo per... non sapevo cosa stessi facendo, ero una bambina... Ma lo usavo per strofinarmici sopra. Quella è stata la mia prima esperienza di masturbazione," ha detto Kamee. "Lo facevo ogni giorno, era come un rituale".
E mentre molte persone diventano adulte e imparano che l'indecenza e la gratificazione sessuale si devono svolgere a porte chiuse, altre scelgono di combattere quest'idea.
Invece di limitarsi a toccarsi per il piacere di farlo, ci si tocca per poi condividere quest'esperienza con gli altri, nella speranza che la propria liberazione estatica crei una sorta di effetto domino.
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.