Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
3 luglio 2015 5 03 /07 /luglio /2015 07:16
A Palermo, dicesi scarrozzo
A Palermo, dicesi scarrozzo

A Palermo, quello che nel resto d'italia è un "passo carrabile" viene indicato nella segnaletica privata come "scarrozzo", intendendosi con il termine il passaggio per cui le carrozze di un tempo "scarrozzavano".
Dunque, "scarrozzo" é un termine siciliano, presto divenuto siculo-italiano, che é indicatore come molti altri della creatività gergale delle sicule genti.
In verità, la parola "scarrozzo" si trova nel dizionario italiano, essendo sinonimo di "passo carraio" o "carrabile", me nel resto d'Italia è sostanzialmente desueta.

L'uso persiste nel tempo, anche adesso che la Sicilia non è più un'isola (o almeno non dovrebbe esserlo più, culturalmente, quanto meno) e l'uso del termine "scarrozzo" persiste gloriosamente immutato.

Ma non avevo mai visto la parola "scarrozzo", distorta come nella foto che ho occasionalmente scattato in una piccola parallela di Via San Martino (nei pressi di via Dante).

"Scarpozzo", ho letto su di una saracinesca, una scritta realizzata ad arte. Sul momento non avevo capito, poi ho compreso!
Rimane lecito chiedersi se questa non sia stata un'ulteriore distorsione creativa o un errore lessicale non riconosciuto.
Non ci sono tracce di correzione e di incertezze del tratto nella scrittura che appare deciso, pieno, ben tornito.

E' senz'altro un interessante esempio dell'evoluzione di un termine improprio.

Le saracinesce raccontano - con le loro scritte - delle storie e veicolano dei messaggi, a volte intimidatori relativamente al mancato rispetto del divieto di sosta davanti ad una saracinesca: e badiamo bene che non tutti gli "scarrozzi" sono a norma di legge, nel senso che non di tutti vengono pagati i diritti al Comune che, nel concedere l'autorizzazione, diventa il tutore del rispetto del divieto di parcheggio davanti alle vie di uscita.
A volte le scritte denunciano, la necessità di tutelarsi da prevaricazioni da parte di utenti che sono in una posizione debole in quanto per il loro passo carrabile non hanno mai richiesto l'autorizzazione al Comune.

Insomma, sono espressione di un "fai-da-te" normativo: è il cittadino stesso che enuncia una norma, promettendo una correlata sanzione in caso di mancato rispetto della stessa.

A Palermo, dicesi scarrozzo
Condividi post
Repost0
16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 13:35
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria

(Maurizio Crispi) Abbiamo deciso di fare una bella gita alla vigilia del nostro avversario di matrimonio 8il 1° maggio scorso).
E abbiamo pensato di andare (o meglio: sono stato io a concepire questa possibile destinazione della nostra gita, con l'idea che sarebbe stata una bella sorpresa per Maureen) sino a Eraclea Minoa nel territorio agrigentino di Cattolica Eraclea. Perchè proprio Eraclea Minoa?
Perché per me Eraclea con i suoi 2600 e più anni di storia possiede un suo fascino enorme.

Ma anche per la bellezza della vasta spiaggia sottostante, contornate di rupi friabili di bianche rocce calcaree e da una pineta, densa di fresca ombra: un luogo ancora non guastato - in questo periodo dell'anno - dalle torme di villeggianti e di gitanti giornalieri.
Sarà per il silenzio che vi regna sovrano, per il vento che soffia impetuoso quasi costantemente, per il frinire delle cicale e per il ronzio sommesso di un'infinita varietà di altri insetti, o per il rombo costante della risacca che si frange a riva, si ha la sensazione di essere spaesati e trasportati in un altrove spazio-temporale, come se si entrasse in una capsula del tempo.
Le rocce calcaree friabili e delicate di cui sono fatti i ruderi del teatro antico e di altri edifici che pazientemente sono stati riportati alla luce e che hanno richiesto nel corso del tempo speciali accorgimenti per frenarne l'inarrestabile degrado causato dall'azione degli elementi atmosferici (nessuno veramente efficace tuttavia), ma anche quelle scistose più resistenti che - entrambe - compongono le strutture rimaste visibili, le gradinate dell'antico teatro, i basamenti delle case di civile abitazione e deputate ai commerci, le antiche cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, ciò che resta di un imponente muro di cinta, parlano di un passato remoto e grandioso: e scrutando verso la linea dell'orizzonte, si possono facilmente immaginare le navi da trasporto che arrivavano ai piedi di Capobianco, trasportando mercanzie e che venivano tirate a secco sul greto e alla foce del fiume Platani che continua a scorrere oggi e a riversarsi nel mare, esattamente come faceva 2500 anni addietro. E si può immaginare che, mentre si attendevano le navi dei commerci, gli aruspici scrutassero il cielo alla ricerca di segni e di vaticini, mentre i cittadini operosi, piccolissime figurine di fronte all'immensità del cielo e del mare, eranointenti al lavoro ciclico del giorno e ai commerci.
E' un luogo di intense emozioni, di vibrazioni nell'aria e di palpitazioni interiori.
Aggirandosi tra quelle antiche pietre si sente l'esigenza del silenzio e del raccoglimento: non si potrebbe tollerare nemmeno il brusio di una radiolina o di un I-pod ascoltato da qualche malaccorto visitatore in cuffia.
Non c'è posto per la modernità qui.
Il sito archeologico dell'antica Heraclea è quasi misconosciuto.
Pochissimo frequentato dalle italiche genti, sempre più ignoranti ed insensibili, è piuttosto meta di pellegrinaggi di turisti esteri, tedeschi e britannici, che vanno alla ricerca pensosa - e in fondo romantica, esattamente come i cultori del Grand Tour di un tempo - del fascino dell'antichità e della storia trascorsa e che arrivano qui alla spicciolata, e non in grandi comitive chiassose in torpedone, consumatori di coca cola e produttori di cartacce..
La passeggiata nel cuore del sito e poi tutt'attorno, da dove si domina in un unico colpo circolare, la campagna irrigua della Valle del Platani e la linea della costa che si spinge ad Est verso le meraviglie della Riserva naturale orientata di Torre Salsa, il verdeggiare dei campi, punteggiato - in questo periodo dell'anno - di splendide fioriture - di convolvoli, di papaveri, di acacie - in un manto ancora verde smeraldino - è di grandissimo fascino: e non si può non sentirsi dentro di sé grati per potere usufruire di tutto questo, della bellezza a portata di mano, malgrado tutto, malgrado l'incuria degli uomini e malgrado la loro capacità di dare a questi luoghi il giusto valore.

Foto di Maurizio e Maureen Crispi
Foto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen Crispi
Foto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen Crispi

Foto di Maurizio e Maureen Crispi

Condividi post
Repost0
23 maggio 2015 6 23 /05 /maggio /2015 06:21
(foto e testo di Maurizio Crispi)
(foto e testo di Maurizio Crispi)
(foto e testo di Maurizio Crispi)
(foto e testo di Maurizio Crispi)

(foto e testo di Maurizio Crispi)

Chi si trovasse a percorrere a Palermo Via Alberto Dalla Chiesa, in un tratto di strada che offre ben poco allo sguardo, poichè da un lato vi è il lungo muro di pietra che fa da recizione al Liceo Garibaldi, del tutto impenetrabile allo sguardo e, dall'altro, passato il Giardino Inglese, vi è soltanto un condominio con qualche esercizio commerciale, si imbatterà subito passato questo edificio condominiale in un piccolo giardino ombroso e ricco di alberi fronzuti. E lo sguardo dell'occasionale visitatore sarà immediatamente attratto dal contorto ceppo di olivo posto subito all'ingresso, sul quale campeggiano due targhe.

E, leggendo le targhe, scoprirà che è entrato nel "Giardino Giusto Monaco", dedicato alla memoria dell'illustre grecista, filologo classico e studioso del teatro antico, nato a Siracusa, ma palermitano di adozione.

Si tratta di un'autentica oasi di pace e di un un luogo che, come pochi, fornisce nutrimento all'anima.

In stratta connessione con l'enunciato di questa qualità, é un luogo "da leggere": arricchito com'è da ventidue targhe con citazioni tratte da autori della letteratura greca e latina, amati da Giusto Monaco.

Inaugurato nel 2008, con la riapertura del piccolo giardino comunale preesistente, ha poi avuto un lungo periodo di chiusura a causa della mancata manutenzione.

E' stato riaperto al pubblico e restituito ai cittadini nel 2012.

Il 18 ottobre 2008, alle ore 16.00, in via Carlo Alberto Dalla Chiesa a Palermo, si inaugura il giardino comunale intitolato a Giusto Monaco. Filologo classico, studioso di letteratura latina e greca, vivo interprete del teatro antico, per oltre un ventennio Giusto Monaco ha guidato l’Istituto Nazionale del Dramma Antico – da Commissario straordinario prima, da Presidente poi – lasciando una memoria indelebile della sua statura umana e intellettuale e degli sforzi dediti alla diffusione della cultura classica, dei suoi valori, della sua forza espressiva.
Uomo di scuola, maestro di generazioni di studenti in vari licei e università italiane e, a Palermo presso il Liceo Giuseppe Garibaldi e la Facoltà di Lettere e Filosofia, Giusto Monaco è anche l’ideatore del Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani (giunta alla XV edizione) a cui la Fondazione INDA dedica ogni anno un appassionato impegno organizzativo, accrescendola ulteriormente in un processo di internazionalizzazione e nel coinvolgimento di scuole di ogni ordine e grado
.

E' un luogo molto bello, nella sua sobrietà pensosa, arricchito dalle numerose citazioni degli autori classici che furono cari a Giusto Monaco, e vibrante di giochi di luci ed ombre, con numerose panchine per la sosta.

Un luogo per passeggiare, per leggere, per sostare dai frenetici ritmi della vita moderna, per meditare.

Un luogo che serve a dare nutrimento all'anima, uno di quei rari luoghi soul food.

Ed è anche uno di quei piccoli miracoli, in cui a Palermo - malgrado tutto - ci si può imbattere.

Il Giardino Giusto Monaco a Palermo. Un piccolo miracolo di pace nel caos del traffico, un luogo "soul food"
Il Giardino Giusto Monaco a Palermo. Un piccolo miracolo di pace nel caos del traffico, un luogo "soul food"

Giusto Monaco (Siracusa, 1915 – Palermo 1994), filologo e docente italiano.

Giusto Monaco nasce a Siracusa mentre è in pieno svolgimento la Prima Guerra Mondiale. Il padre, funzionario del ministero delle Finanze, viene trasferito periodicamente, Giusto frequenta così il ginnasio a Trapani e il Liceo Classico Garibaldi a Palermo, scuola dove tornerà ad insegnare nel 1947.

Dal ’33 al ’37 frequenta la classe di Lettere della Scuola Normale di Pisa dove si laurea con una tesi su Settimo Severio. Fra i docenti ci sono Bianchi Bandinelli, Gentile, Momigliano e Giorgio Pasquali che realizzavano in quegli anni ciò in cui credevano loro e i loro maestri da un paio di millenni, il primato della cultura classica. A Pisa Giusto impara inoltre che il pensiero vive nel ridonarsi alla società che lo nutre. Questa sarà l’ispirazione per tutte le sue future attività.
Inizia l’attività d’insegnamento al Liceo Galilei di Firenze e dopo averlo continuato a Livorno e Sassari, ritorna a Palermo dove prende servizio al Liceo Garibaldi. In quella scuola insegnerà a tempo pieno fino al 1962, accompagnando alle lezioni anche l’organizzazione delle prime gite scolastiche, di seminari e perfino di pomeriggi musicali.
Giusto Monaco inizia negli stessi anni a scrivere una lunga serie di formidabili testi scolastici di letteratura greca e latina. Coinvolge un piccolo editore di Palermo – Giovan Battista Palumbo – che con le decine di libri scritti da Monaco e coautori farà le sue fortune, da 40 anni infatti, testi come La produzione letteraria nell’antica Roma e Lingua latina fanno compagnia agli studenti di moltissimi Licei italiani.

A Palermo, Monaco segue naturalmente anche gli sviluppi della vita universitaria locale e nel 1955 ottiene la “libera docenza” in grammatica greca e latina che inizia ad insegnare alla neonata facoltà di Magistero.
Monaco insegna con l’entusiasmo che ne contraddistinguerà l’intera vita professionale e al di fuori del lavoro. Ne parla così uno dei suoi migliori allievi, Gianfranco Nuzzo:

«Era un docente eccezionale. Era coltissimo, ma usava uno stile semplice e accessibile che era arricchito da un’allegria naturale, per cui ogni lezione era regolarmente condita di battute e di arguzie, quelle stesse che duemila anni prima avevano costellato le orazioni ciceroniane e sulle quali avrebbe scritto pagine magistrali nel saggio dedicato al De ridiculis».

Nel 1968 vince quindi il concorso per la cattedra di Latino e si trasferisce nella più prestigiosa facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo dove insegnerà letteratura latina e poi, dal 1977 al 1986, filologia classica.
Attraverso le raccolte di Pan, Studi dell’Istituto di Filologia latina da lui fondata nel 1973, impresse una svolta di grande efficacia e serietà alla storia degli studi classici nell’Università di Palermo e creò un centro di studi al quale afferirono giovani ricercatori, poi affermatisi, latinisti e filologi classici, medievisti, studiosi di letteratura cristiana antica e di teatro greco e latino, che trovarono nella rivista la sede cui destinare naturalmente i propri contributi. Dona la sua biblioteca personale al Dipartimento di studi greci, latini e musicali Aglaia dell’Università di Palermo.

Dal 1973 al 14 febbraio 1994 è prima, Commissario Straordinario e poi Presidente dell’I.N.D.A. (Istituto Nazionale del Dramma Antico) di Siracusa. In questi anni, si intensificano congressi biennali e seminari e nasce anche una scuola di teatro.
Giusto Monaco muore a Palermo nel 1994.

Il 18 novembre del 2008 allo studioso viene intitolato il giardino comunale, chiuso da anni, di via Carlo Alberto Dalla Chiesa che. La villetta, realizzata dal figlio Iano Monaco su un impianto a verde già esistente, presenta al suo interno ventidue testi greci incisi su targhe per poter rileggere durante le passeggiate i versi di Eschilo, Saffo, Euripide, Omero e Sofocle.

 

Giusto Monaco

Educato educai, percorsi l’involucro del mondo. Mi ricopre l’amica terra. Fui per tutti Giusto e amato, di Siracusa, in Sicilia”.
Il 13 novembre di 100 anni fa nasceva a Siracusa Giusto Monaco, studioso della lingua e letteratura greca e latina, del teatro antico; uomo di scuola, maestro di generazioni di studenti in vari Licei e Università d’Italia e soprattutto, a Palermo, al Liceo Giuseppe Garibaldi e alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Rifondatore e guida, per lunghi anni (1973-1994), dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, che nei teatri antichi di tutto il mondo, e di Siracusa in particolare, ha messo (e mette) in scena i drammi del teatro antico testimoniandone la forza espressiva, i valori etici,  l’attualità civile.
Giusto Monaco, sul teatro: Oggi come ieri, teatro è responsabilità, consapevolezza di problemi etici, civili, comportamentali, impegno a scelte personali che possono essere traumatiche ma che devono considerarsi ineludibili. Oggi come ieri, teatro è acquisizione e governo di mezzi d’espressione, affermazione di umane conquiste, esaltazione di forze individuali e di esigenze sociali. Oggi come ieri, teatro è libertà, lotta per essere artefici della propria sorte, ricerca del significato dell’esistenza, meditazione di interrogativi spesso destinati a rimanere senza risposta, rifiuto di essere oppressi, disdegno di farsi oppressori.

Condividi post
Repost0
21 aprile 2015 2 21 /04 /aprile /2015 18:05
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo
Il borgo

La fontana antica
con la sua presenza discreta domina la piazza
E dalle bocche di volti di pietra levigati dal tempo
scorrono perennemente acque fresche e limpide
L'uomo vecchio con la coppola se ne sta sull'uscio di casa,
un po' storto di schiena e malfermo sulle gambe,
a sogguardare il mondo
e s'azzarda anche a fare due passi fuori,
ma tenendosi accosto al muro
per timore di essere inghiottito dal vasto spazio vuoto
due passi e poi fa marcia indietro,
guarda, aguzzando lo sguardo,
scruta
e poi fa marcia indietro,
verso il rifugio sicuro dell'uscio di casa
Non si sa mai quale pericolo possa materializzarsi all'improvviso

Appanchinati in attesa,
protezione civile e primo soccorso
ma anche paesani in conversazione
e c'è pure il locco iccat'i ciancu
a fumare una sigaretta appresso all'altra

Risalendo la strada
si vedono altre fontane antiche
selciati antichi di pietre
che fanno risuonare i passi con durezza
porte aperte che danno verso interni ombrosi e abbelliti da piante in fiore.
e ancora fontane da cui pendono verdi barbe muscose

E I podisti attesi passano ora in una fila continua o separati da ampi spazi uno dall'altro
gioiosi, affaticati, frettolosi a volte, ingobbiti,
sorridenti quasi sempre,
alcuni alzano le braccia al cielo

Un asino impastoiato vicino ad una casa sul pendio
li guarda incantato con le orecchie tese,
ma non raglia per salutare il loro passaggio:
non li comprende, ma sembra incuriosito da tanto affanno,
lui nella vita se la prende molto più comoda e non vede la ragione di tutto ciò

Alberi in fiore,
prati verdissimi e piccoli fiorellini di campo che li punteggiano
Intanto, in basso, nello spiazzale antistante il presidio ospedaliero
è in corso un'azione di elisoccorso
i rotori dell'elicottero cominciano a ruotare prima lentamente,
poi sempre più veloci e, alla fine,
il mezzo si alza nel cielo
e prendendo velocità in avanti con un'ampia virata si dirige a Nord
oltre la cresta montuosa che contorna la valle del Sosio

Pecore su di un altro scampolo di prato,
incastonato tra brutti edifici moderni,
se ne stanno accucciate,
tanto che di primo acchito,
le si scambia per massi biancastri,
tanto sono ferme a ruminare,
isole bianco-avorio in una distesa verde smeraldina
ma poi una mamma si alza sulle zampe
e c'è l'agnello che la segue come un'ombra
con la testa infilata tra le sue gambe posteriori a suggere il latte benefico

E intanto i podisti continuano a sfilare e a rollare,
intenti nell'ultimo chilometro della loro fatica
Poi, la festa della premiazioni, i sorrisi e gli abbracci
il commiato e gli addii

E subentra un'atmosfera da siesta messicana,
tutto chiude persino i bar che s'affacciano sulla piazza

Mexico&Nuvole, insomma...

Un uomo riposa su di una panca, avvolto nel suo tabarro,
malgrado l'aria sia mite,
il bastone da passeggio fieramente puntato al sole

Un altro riposa sotto l'Albero di Giuda in fiore

E, alla fine, la fontana rimane di nuovo da sola
al centro della piazza
a cantare la sua canzone

Condividi post
Repost0
6 aprile 2015 1 06 /04 /aprile /2015 05:51
(Foto e articolo di Maurizio Crispi)
(Foto e articolo di Maurizio Crispi)
(Foto e articolo di Maurizio Crispi)

(Foto e articolo di Maurizio Crispi)

A Palermo, negli anni Ottanta, poco prima delle stragi che portarono alla morte di Falcone e Borsellino e dell'avvio dell'Operazione Vespri con sorveglianze armate davanti alle case dei magistrati e di altri obiettivi sensibili, in un delirio di auto di scorta e di mezzi blindati lanciati in folle corsa lungo le strade cittadine con armi spianate, e con sirene laceranti, ci furono due vittime e molti feriti, in Via Libertà, proprio di fronte al Liceo G. Meli, quando gli studenti Biagio Siciliano e Maria Giuditta Milella in attesa alla fermata dell'autobus, vennero falciati dall'auto blindata che trasportava i magistrati Falcone e Guarnotta. Nella stessa drammatica circostanza furono ben 23 i feriti.

Ciò accadde, per la precisione, il 25 novembre 1985.

Due vittime che lo Stato (e, direi, soprattutto, la nostra Amministrazione locale), ha semi-dimenticato.

Sotto la fitta verzura degli alberi che contornano l'antichissimo e storico edificio sempre in attesa di restauro e ripristino (Ciò che è rimasto dell'Istituto delle Croci), nel grezzo muro di conci di tufo è stata posta, incassata nella pietra, una piccola lapide commemorativa che ricorda appunto Biagio e Maria Giuditta.

Attaccato al muro in modo precario c'è uno stinto mazzo di fiori finti.

La piccola lapide è seminascosta dalle fronde: bisogna infilarcisi sotto i rami per poterla vedere.

Anche Biagio e Maria Giuditta furono vittime di mafia e, giustamente, sono ricordati in quanto tali nel sito web VittimeMafia.it, nato come "casa della memoria per le vittime della mafia".

Una volta estintasi generazione degli studenti del Liceo Meli che frequentavano la scuola al tempo del fatto e una volta andati in pensione gli insegnanti che ci lavoravano, sicuramente la memoria dell'Istituzione scolastica si è andata sbiadendo nel corso del tempo, e quella lapide riceve forse solo di tanto uno sbadato e malinconico tributo da parte dei familiari, anche quello destinato a deperire nel tempo: in fondo, non è detto che - a distanza di quasi trent'anni - ci siano ancora in vita dei genitori o dei parenti prossimi che possano ricordare.

Il tempo, come dice Marguerite Yourcenar, è un grande scultore, ma può anche essere un "grande livellatore". E soltanto noi uomini possiamo contrastare questa azione livellante del tempo, preservando le memorie più significative e tramandando il ricordo di persone ed eventi, attraverso il racconto, ma anche anche rendendo i luoghi una trama densa di cose rimarchevoli da ricordare e di ammaestramenti fondamentali per la costruzione del nostro senso civico.

Portare avanti questo compito dovrebbe essere precipuo dovere delle Istituzioni: in questo caso, se le nostre Istituzioni si sono prodigate a creare monumenti commemorativi dedicati alle vittime "illustri" di mafia, hanno lasciato nel dimenticatoio le sue molte vittime indirette, quelle che gli Statunitensi definirebbero "danni collaterali".

In altri contesti, proprio a Biagio e a Maria Giuditta, la cittadinanza - per il tramite dei suoi Amministratori - avrebbe eretto un piccolo (o grande) monumento alla memoria d'un episodio tragico e di insensata crudeltà, legata alle circostanze, per essere caduti vittime di un sistema in lotta contro un altro nel primo fiorire delle loro vite .

Ma la nostra - mi riferisco a Palermo - è in molte sue pratiche una città senza memoria, una città che non tributa alcun riconoscimento alle sue vittime, a meno che non si tratti di personaggi illustri e in qualche misura appartenenti alle istituzioni: e allora non mancano i cenotafi nei punti in cui la barbara uccisione è stata perpetrata, momenti celebrativi dedicati, manifestazioni, e - alla fine - purtroppo è la retorica ad averla vinta.

Se dei cittadini sono morti a causa di qualche insensato ed imprevedibile evento è giusto ricordarli: ma non da singoli cittadini, bensì per il tramite di coloro che hanno il governo della Comunità.

Londra, nei primi anni della II Guerra Mondiale fu sottoposta ad intensi bombardamenti tedeschi e soprattutto l'East End, obiettivo strategico di rilievo, per i suoi dock, per le sue attività commerciali ed industriali venne devastato.

Se si gira in quelle zone di Londra, si sarà sorpresi nell'imbattersi in targhe commemorative, che ricordano i punti in cui - a causa di quei bombardamenti - si sono verificati eventi luttuosi: in questa lapidi di marmo, viene citato il giorno e persino l'ora in cui dei cittadini persero la vita.

Si cammina, si leggono queste lapidi che sono delle vere e proprie pietre miliari della memoria, e ci ci si allontana meditando: ed intanto quelle persone vengono ricordate e non sono morte invano.

Si rafforza così il senso dell'appartenenza ad una Comunità, attraverso questo continuo lavoro sulla prospettiva e sulla Memoria storica.

Da noi, invece, si fa di tutto per dimenticare o per non dover ricordare: ma in questo modo si uccide la possibilità di far crescere una comunità e il suo senso civico.

Biagio e Maria Giuditta sono stati vittime due volte, per essere stati uccisi dalla violenza di una città devastata da due sistemi in lotta, quello della legalità e quella della delinquenza organizzata, e poi, per essere stati semi-dimenticati da tutti, anche se hanno pieno titolo per essere ricordati tra le Vittime di Mafia.

 

Auto falcia la folla un morto e 23 feriti (Articolo di La Stampa del 26 Novembre 1985)

Palermo — Un'auto dei carabinieri di scorta all'«Alfetta» blindata con il giudice istruttore Paolo Borsellino, uno del più impegnati nella lotta alla mafia, ha falciato la folla che attendeva ad una fermata di autobus nel centro di Palermo. Una tragedia incredibile: uno studente di 15 anni, Biagio Siciliano, di Capaci (Palermo), è morto poco dopo il ricovero in ospedale; ventitré i feriti, due dei quali in condizioni disperate: Maria Milella, 16 anni, figlia di un questore, e Calogero Geraci, di 15, pure studenti all'uscita dalle lezioni. Tra i feriti, tre sono militari che si trovavano a bordo dell'autopattuglia scontratasi con un'auto, rimbalzata su un'altra macchina, in attesa ad un semaforo e infine schizzata su una cinquantina di persone che, inermi, attendevano l'autobus. L'incidente è accaduto alle 13,35 tra via Libertà e piazza Croci. Al panico e al terrore — c'era chi parlava anche di dieci morti — mentre affluivano le prime ambulanze e i primi mezzi di polizia e carabinieri, per qualche attimo è subentrata la rabbia. Alcuni compagni dei ragazzi feriti, spalleggiati da passanti, hanno inveito contro i tutori dell'ordine.
C'è stato qualche isolato grido di 'assassini' ma subito è prevalso il senso della ragione e la vicenda è rientrata nei suoi logici contorni.
I ragazzi, assieme a docenti e bidelli del liceo classico Meli, erano usciti da appena tre-quattro minuti e avevano attraversato via Libertà per attendere l'autobus alla fermata.
Nelle ore di punta, che coincidono con l'entrata e l'uscita dagli uffici, le sirene delle auto blindate e delle vetture delle scorte attirano l'attenzione un po' di tutti e a volte provocano qualche polemica da parte di cittadini che gradirebbero più calma.
Tra le prime reazioni quella del sindaco, prof. Luca Orlando Cassio: "E' un fatto tragico, che colpisce tutta la città". Il procuratore della Repubblica Vincenzo Pajno, accorso anch'egli, ha detto: "il primo ad essere profondamente addolorato sono io, come magistrato, come uomo e come padre di famiglia. Bisogna comprendere che anche noi giudici sottoposti a particolari condizioni di sicurezza, a cominciare da me che sono succeduto ad un giudice ucciso, preferiremmo tornare a vivere in condizioni di serenità. Ma qui c'è gente come me che rischia la vita ogni giorno per fare interamente il proprio dovere. Certo, non vorremmo essere prigionieri di auto blindate e scortati.
Questo — ha concluso Pajno — non è solo un gravissimo incidente stradale, è anche la testimonianza della violenza di questa città".

VittimeMafia.it

Condividi post
Repost0
4 aprile 2015 6 04 /04 /aprile /2015 06:14
L'AMIA di Palermo e le carogne: perchè nessuno provvede ad una sollecita rimozione?
L'AMIA di Palermo e le carogne: perchè nessuno provvede ad una sollecita rimozione?

A Palermo, purtroppo, può capitare di imbattersi nella carogna di un gatto morto, in avanzato stato di decomposizione.

E' quello che mi è successo, correndo lungo il Viale della LIbertà, nel pieno della "Palermo Bene".

La creatura senza vita giaceva sul marciapiedi e l'inconfondibile lezzo di decomposizione si avvertiva già a parecchi metridi distanza.

Non voglio pensare a cosa potrebbe accadere se un bambino piccolo, sfuggendo alla sorveglianza dei genitori dovesse toccare quel corpo senza vita.

E se si infettasse?

Scenario cupo.

Più avanti, vedo un mezzo dell'AMIA, fermo nella corsia preferenziale: stanno ritirando dei rifiuti.

Ho interpellato il conducente e gli ho segnalato che cinquecento metri più avanti, nella direzione del suo senso di marcia, c'era la carogna di un gatto in avanzato stato di decomposizione.

Mi ha detto che avrei dovuto telefonare al servizio apposito.

Ed io mi sono infuriato: ho replicato che, da cittadino, io mi aspetto che se segnalo personalmente ad un dipendente dell'Amia in servizio, questi - anche se il compito di rimozione non è di sua specifica competenza - dovrebbe sentirsi tenuto a segnalare la cosa ai colleghi del servizio deputato.
Io, telefonare? Ma non so nemmeno a chi dovrei rivolgermi e poi sono certo del risultato: estenuanti attese al telefono senza risposta, attivazioni di risponditori meccanici e così via.

E' seguita una discussione in cui sono state tirate in ballo la cattiva amministrazione, l'incapacità dei dirigenti AMIA ad organizzare il lavoro dei dipendenti, il fatto che gli stessi dipendenti siano pochi, mal pagati,non tutelati sotto il profilo dell'esposizione ai rischi professionali.

Insomma, si è parlato delle umane e dele divine cose, ed anche dei massimi sistemi.

Alla conversazione si sono aggregati altri passanti e il portiere di uno stabile antistante che aveva da dire la sua in merito ai disservizi, oggetto della nostra conversazione.

Alla fine i due dipendenti AMIA se ne sono andati dicendo che avrebbero segnalato il fatto a chi di dovere.

Comunque, non mancherò di ripassare dallo stesso posto per verificare se la carogna è stata rimossa e se rimane ancora là a scarnificarsi lentamente.

Un tempo, non c'erano problemi, gli animali morti servivano per la produzione della colla e venivano tutti raccolti con estrema sollecitudine, come anche le deiezioni animali che invece servivano per l'industria artigianale della colorazione dei pellami.

Ed erano lavoratori autonomi che di questa attività facevano una fonte di reddito, come i "cartolai", ad esempio, o i raccoglitori dei sedimenti fangosi dei bagni fotografici di sviluppo di negativi e stampe fotografiche, per ricavarne l'argento residuo con un procedimento catalitico.

Oggi, non importa più a nessuno.

Gli animali morti possono essere lasciati impunentemente, ad inquinare l'ambiente e a minacciare la salute dei cittadini. In attesa.

In attesa di che?

In attesa che siano i cittadini stessi a segnalare il fatto.

In una società civile dovrebbero essere le stesse organizzazioni pubbliuche, enti e quant'altro, a segnalare un servizio di rivcognizione costante del territorio, per potere evidenziare anomalie e provvedere tempestivamente, dalla lampadina non funzionante, all'albero malato e bisognoso di intervento alla carcassa di una povera creatura.

 

 

Dopo tre giorni dalla conversazione riportata nel post, la carcassa del povero gatto, in questo caso on quello delle proverbiali nove vita, è ancora là. Il puzzo si è attenuato e il corpicino si avvia alla mineralizzazione. Qaunto ancora dovreno asspettare per la sua rimozione?
Dopo tre giorni dalla conversazione riportata nel post, la carcassa del povero gatto, in questo caso on quello delle proverbiali nove vita, è ancora là. Il puzzo si è attenuato e il corpicino si avvia alla mineralizzazione. Qaunto ancora dovreno asspettare per la sua rimozione?
Dopo tre giorni dalla conversazione riportata nel post, la carcassa del povero gatto, in questo caso on quello delle proverbiali nove vita, è ancora là. Il puzzo si è attenuato e il corpicino si avvia alla mineralizzazione. Qaunto ancora dovreno asspettare per la sua rimozione?

Dopo tre giorni dalla conversazione riportata nel post, la carcassa del povero gatto, in questo caso on quello delle proverbiali nove vita, è ancora là. Il puzzo si è attenuato e il corpicino si avvia alla mineralizzazione. Qaunto ancora dovreno asspettare per la sua rimozione?

Condividi post
Repost0
30 marzo 2015 1 30 /03 /marzo /2015 06:14
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente
La mia prima navigazione sul Tamigi: un'esperienza intima e avvolgente

Il Tamigi, nei mesi - ma potrei direi negli anni (anche se sono stati soltanto due, più qualche mese) - in cui sono stato a Londra, l'ho guardato sempre da fuori, passeggiando lungo di esso (prevaletemente sul lato Nord (Thames Path e wharf vari), talvolta a Sud lungo il cosiddetto "Southbank" dal London Brigde in direzione di Waterloo.
Ho osservato il gioco alterno delle maree, e gli aspetti cangianti delle sue acque, talvolta arruffate, talaltra apparentemente immobili e senza nemmeno un fremito, con gli uccelli marini che vi si fermavano sopra, come boe galleggianti a riposare, oppure per immergersi alla ricerca di qualche boccone prelibato.
E ho osservato il continuo traffico di mezzi fluviali che lo percorrono contro corrente oppure verso l'estuario lontano e invisibile agli occhi. L'ho attraversato sui ponti (innumerevoli volte calpestando il Towerbridge, il più avanzato in direzione dell'estuario, anche se probabilmente non l'ultimo ad essere costruito). Ci sono passato di sotto, viaggiando nei mezzi dell'Underground e, un paio di volte, percorrendo il Thames Tunnel, all'altezza di Greenwich.
Se abiti a Londra e ti ci muovi, il Tamigi é una presenza costante e impari presto a non poterne fare a meno: rappresenta l'apertura verso l'orizzonte lontano ed invisibile. Il suo estaurio che fa confluire le sue acque nel vasto oceano rappresenta il punto di avvio dell'avventura e del viaggio ed era sicuramente così quando le grandi navi arrivavano a Londra, capitale di un impero, da tutto il mondo e aspettavano il favore della marea per percorrerlo ed entrare maestose nei grandi bacini di attracco, per lo scarico delle mercanzie esotiche e per il carico di manufatti e prodotti da esportare, costruiti lungo le sue rive (ma soprattutto lungo la riva nord), oppure in uscita verso il vasto mare.
Ho perfino preso a leggere, il ponderoso volume scritto da Peter Ackroyd, La grande storia del Tamigi (Neri Pozza, 2009), per saperne di più, per poter padroneggiare -per così dire - vita, morte e miracoli: davvero imperdibile.
La parte terminale del Tamigi non è più il grande porto che è stato un tempo, quando mercanzie da ogni dove vi convfluivano e da dove, di continuo, partivano manufatti e merci da esportare in paesi lontani: questa parte del sogno relativamente al grand Fiume si è esaurita da tempo, tuttavia il Tamigi possiede tuttora una ricca e variegata navigazione fluviale: è un fiume vivo, insomma.

CI sono tuttora le chiatte che trasportano carichi di spazzatura e di sfabbricidi, ci sono i mezzi della Polizia, ci sono dei catamarani giganteschi che consentono ai turisti vogliosi di sperimentare l'ebbrezza della velocità e di evoluzioni acrobatiche, ma soprattutto ci sono molteplici imbarcazioni, in generale gestite da compagnie private, che consentono diverse forme di navigazione lungo il Tamigi, dal servizio della compagnia "Thames Clippers", a quello dei diversi tipi di ferry che assicurano il traghettamento da una riva all'altra dove non ci sono più ponti o tunnel, poiché dopo Towerbridge, il Tamigi che nell'ultimo tratto ha avuto una larghezza media di 300 metri, comincia ad allargarsi sempre di più e non può più essere attraversato da ponti: troppo largo.
E, infine, ci sono dei mezzi predisposti appositamente per i turisti, per delle gite tematiche che li portino in su o in giù, verso l'estuario: dobbiamo ricordare, infatti, che - per lungo tempo - Greewich fu sede di una Reggia, come anche Kingston - a monte - fu capitale di uno degli antichi regni sassoni.
E' stato così che, per colmare un vuoto di esperienza ormai insostenibile, nel corso del nostro ultimo di mese di permanenza qui a Londra, abbiamo deciso di navigare sul Tamigi, utilizzando uno dei mezzi della compagnia "Thames Clippers".

Siamo partiti da Canary Wharf (che abbiamo raggiunto con il DLR: saremmo potuti andare a piedi, ma eravamo in ritardo sulla tabella di marcia) e abbiamo navigato sino ad Embankment: e da lì siamo tornati a piedi, godendoci una bella passeggiata in una calda e soleggiata mattina di marzo, coronata da una sosta al famoso Pub "Black Friars" dove ci siamo concessi un piatto di Fish&Chips,  tradizionale cibo da strada (eventualmente anche da asporto) britannico, che qui a Londra ancora non avevo mai avuto modo di gustare (altrove s^, ma non qui, in questo periodo).
C'era con noi anche la mamma di Maureen, nel suo ultimo giorno di permanenza londinese.

E' stata una bella esperienza vedere tutto un panorama che mi è ormai abituale dal basso, avendo come punto di osservazione il livello della superficie del fiume, guardando la succesione dei wharf, dove sino a prima avevo solo potuto camminare e poi tutto l'insieme degli stimoli sensoriali della navigazione, il rumore dei motori che ronfano, lo sciabordio contro la chiglia, il gioco della spruzzaglia che si forma nella scia, la stessa brezza sul viso, le voci concitate degli addetti all'attracco ad ogni fermata, hanno un che di antico, ripetendo un rituale della marineria che nessuna tecnologia moderna potrà mai superare.
Navigandoci sopra diventi tu stesso parte del fiume e il tuo rapporto con esso si fa più intimo e più intenso e, dopo, guardarlo da fuori non sarà più la stessa cosa.
I mezzi di Thames Clippers hanno un raggio di azione più esteso poiché partono dal Woolwich Arsenal Pier, mentre Embankment e il punto di arrivo finale.
Nell'orario da noi scelto per la nostra "gita", il clipper era popolato quasi esclusivamente da turisti vocianti e gazzarrosi, ma in altri orari gli utenti prevalenti sono pendolari che ad altri mezzi di trasporto preferiscono questo: d'altra parte, per pendolari che usano lanavigazione fluviale tutto l'anno sono previsti speciali sconti che rendono il tutto abbordabile, mentre il prezzo di una corsa singola per altre categorie di utenti é piuttosto esoso, ma - decisamente - ne vale la pena: sono soldi ben spesi.

Wikipedia scrive che sono oltre 8500 i passeggeri che vi viaggiano giornalmente.

Il servizio reso da Thames Clippers confluisce, come già detto, nel la più vsta rete di trasporto fluviale denominata London River Services è una divisione del Transport for London (TfL), che gestisce il servizio passeggeri sulla rete fluviale operante sul Tamigi a Londra.
Il servizio non viene operato in proprio ma dato in concessione ad altri operatori. Esso è articolato fra servizi prettamente turistici e servizi per viaggiatori pendolari.
Il Tamigi è largo mediamente 300 metri nel tratto che scorre entro l'area della Greater London ed è facilmente attraversabile a mezzo dei tanti ponti che lo scavalcano (edei tunnel sottostanti per il traffico automobilistico). Pertanto i servizi fluviali sul Tamigi hanno delle direttrici est-ovest piuttosto che di raccordo fra le due sponde del fiume.
Alcuni ferry-boat vengono tuttora usati a valle di Londra la dove il fiume si allarga verso l'estuario e dove non esistono ponti che lo scavalcano.
La rete del London's River Service non è così estesa come quella di Hong Kong o Sydney, ma con i recenti investimenti nei trasporti fluviali e la creazione dei London River Services, questo genere di trasporto sta ottenendo un nuovo impulso.
Più di 2000 pendolari al giorno viaggiano sui mezzi fluviali operanti sul Tamigi, raggiungendo così la non indifferente cifra di circa 3.000.000 di passeggeri per anno, che è cresciuta notevolment in occasione dei XXX Giochi olimpici che si sono svolti a Londra nell'estate del 2012.

Condividi post
Repost0
29 marzo 2015 7 29 /03 /marzo /2015 11:16
The Building Worker. La statua londinese dedicata all'operaio edile: una forma di statuaria civica in Italia estinta o forse mai nata
The Building Worker. La statua londinese dedicata all'operaio edile: una forma di statuaria civica in Italia estinta o forse mai nata
The Building Worker. La statua londinese dedicata all'operaio edile: una forma di statuaria civica in Italia estinta o forse mai nata

(Maurizio Crispi) Dando le spalle alla Tower of London e fronteggiando Tower Hill e i moderni edifici dell'area di Bank, con i suoi gratttacieli - tra i quali il più singolare è indubbiamente quello chiamato dai Londinesi "The Gurkin" (ovvero "il Cetriolo") -, si erge su di un alto plinto di marmo una statua bronzea di grandi dimensiani: un operaio con elemetto protettivo, pesanti abiti e scarponi e uno strumento di lavoro appoggiato sulla spalla sinistra. Guarda davanti a sé con espressa fiera e assorta.
E' un monumento inaugurato nel 2006 (11 ottobre) dedicato alle migliaia di operai edili che hanno contribuito allo sviluppo della Londra moderna, quale è oggi, ma anche all'operaio edile "ignoto", vale a dire a tutti coloro che, operai edili, sono morti o sono stati gravemente feriti nel compimento del loro lavoro.
Un Italiano non può non rimanere sorpreso di fronte a questa tipologia di statuaria pubblica.

In Italia, infatti, è davvero molto raro al giorno vedere delle iniziative artistiche offerte ai cittadini nei luoghi pubblici.
Si investe molto poco in questo: un'attività che serve a far sì che i luoghi non siano semplici punti di transito senza un'identità, ma vadano acquistando un loro carattere specifico, forgiato da opere d'arte collocate per la fruizione di tutti e che trasmettano il senso del bello oppure che veicolino messaggio di solidarietà oppure tributi alla memoria e alla riconoscenza.
La statua dedicata al "The Building Worker", ovvero all'umile operaio edile che con la sua fatica e con il tributo di centinaia di vite ha reso possibile lo sviluppo moderno di questa città, é un monumento al tempo stesso commemorativo, di ringraziamento e di tangibile tributo alla memoria di quanto hanno perso la loro vita, portando avanti illoro dovere lavorativo con abnegazione.
Mi sembra che questo sia un atto di grande ed intenso valore morale.
Siamo sinceri! Chi mai in Italia penserebbe mai di investire del denaro per edificare un monumento scultoreo dedicato all'operaio edile?
Eppure anche in Italia, all'epoca del boom economico, c'è stato un grandissimo - e perfino troppo vorace - movimento di espansione edilizia che ha rimodellato molte delle maggiori città italiane.
Noi Italiani non siamo capaci di fare delle cose semplici che abbiano dei significati profondi (e di investire denaro e risorse in questa direzione).

Siamo piuttosto avviluppati da quel tipo di retorica e di magniloquenza che conduce al non fare (a meno che non ci siano in gioco degli interessi personali del politicante di turno).
E é l'interesse personale il metro per decidere se un'azione debba essere fatta oppure no.
In più in Italia c'è una forte diffidenza verso gli artisti che o sono finanziati con logiche nepotistiche (anche se sono fondamentalmente mediocri) per dare vita ad opere di scarsissimo respiro e nemmeno ci sono enti privati disposti a finanziare artisti di valore per la realizzazione di grandi progetti civici.
Per alimentare questo tipo di progetto occorrerebbe una coscienza civivca condivisa che a noi Italiani appunto manca, grazie anche a decenni di disinteresse per la crescita educativa e etico-morale delle più giovani generazioni, con una scuola totalmente alo sbando.
Tutto ciò é il prodotto dell'ignoranza e dell'ignavia di chi dovrebbe governare, ma non lo fa veramente, se non con intenti puramente personalistici.
Il risultato è che le nostre città (con uno splendido passato culturale, ilpiù delle volte, che ci è invidiato da molte nazioni) vivono di memorie storiche che però sono fatiscenti, perchè non sono alimentate dal presente e dall'attualità.
La statuaria pubblica è ferma al primo dopoguerra e alla retorica della celebrazione dei morti in battaglia: una retorica fin troppo ingombrante che ha impedito lo sviluppo di altre forme d'arte pubblica, ma anche la libera crescita di quelle forme di espressione artistica fugace ed estemporanea, in cui statue e gruppi scultorei di autori moderni vengono collocate sulla base di progetti temporanei lungo i percorsi cittadini, in modo che, camminando per le strade sia come visitatori sia come abitanti e lavoratori, ci si imbatte di quando in quando in opere d'arte nuove, opere che stimolano positivamente il senso estetico ma che sollecitano anche la curiosità esplorativa con la conseguenza di un'ampliamento culturale, all'insegna delprincipio che l'opera d'arte deve intrattenere, deve sollecitare il senso estico, ma deve anche essere fruibile per tutti al di fuori degli spazi museali (che da noi in Italia sono assolutamente ostici e scarsamente invitanti, il più delle volte) e, non ultimo, deve anche poter educare.
Frequentemente, dopo aver visto un'opera esposta in una strada londinese, mi sono ritrovato a fare delle ricerche per saperne di più, sia sull'opera in sé sia sull'artista che l'avesse realizzata.
E tutto ciò in UK - e suppongo in altri stati europei che si muovano seguendo questi intendimenti - è ottenuto con un positivo e liberale investimento di spesa che agli sponsor consente un valido ritorno d'immagine:con una capacità di spaziare dall'opera d'arte più tradizionale e forme espressive pop art come ad esempio le sculture di Shaun in the City, un allestimento londinese inaugurato proprio a partire dal 28 marzo.
Gli Italiani, invece, sono condannati dai loro governanti ad essere sempre più un popolo di beoti e di illeterati a cui rimane soltanto la chance di essere incantati dalle più recenti App dei loro dispositivi digitali: ed é questo quello che da  noi viene chiamato cultura.
Desolante!

Su di una placca di bronzo collocata sul fronte del plinto che regge la sttua si legge:
 

The building worker
For the thousands of building workers who have lost their lives at work, we commemorate you.
For the thousands of building workers who are today building and rebuilding towns and cities across the United Kingdom, we celebrate you.
UCATT - building together
Unveiled by Ken Livingstone, Mayor of London and Alan Ritchie, UCATT General Secretary,

on the 11th October 2006.
Sculptor: Alan Wilson

Condividi post
Repost0
17 marzo 2015 2 17 /03 /marzo /2015 19:27
L'uomo che cammina nel parco, ovvero the Walking Man

Nel cuore selvatico di Holland Park nel West End londinese si aggira una strana figura di marciatore o labourer che cammina composto, ma determinato, lungo un marciapiede di cemento: cosa ci fa lì?

L'impressione che possa essere un labourer o un soldato marciatore è data dagli abiti di tela grezza che indossa e dai grossi scarponi rinforzati per affrontare tutte le asperità.
Ci eravamo persi e mi sono avvicinato per chiedere informazioni...
Ma noooo! E' una statua!

E non sembrava proprio...
Percuotendola con le nocche, é risuonato un rintocco metallico, come di campana.
E' dunque una statua bronzea, ma dipinta in colori naturali, con quegli abiti perfettamente definiti, perfino nella loro essere un po' worn out, per via d'un lungo uso: sembra in tutto e per tutto una persona dotata di una sua sensibilità, molto realistica, ma nello stesso tempo - a guardare bene - trasfigurata.
Il suo volto é rinchiuso in una profonda tristezza: lo sguardo è perso in una lontananza inavvicinabile e, ciò nonostante, sembra che proceda con decisione, per quanto appesantito dal dolore e dal senso del dovere, forse, verso un'indicibile destino, fatidico
Si sta muovendo verso l'ineluttabile morte?
Verso il suicidio?
Verso un abisso che lo inghiottirà nel più assoluto silenzio?
Non so.
Ma le sue labbra sono strette in una cupa determinazione.
Che sia un eroe del nostro tempo? Un eroe oscuro, votato alla morte senza ideali? O chiamato ad uccidere, egualmente senza ideali? Ma uccidere senza ideali non è forse l'equivalente che uccidere la prorpia umanità?
Non potendo ricevere alcuna informazione utile, se non quelle relative alla sua natura, mi sono affiancato al labourer o soldato, all'uomo che cammina e mi sono unito per un attimo alla sua marcia verso il sole dell'avvenire o verso il tramonto, quando non sarà più trafitto dall'ultimo raggio di sole del sole che muore..
Accanto a lui - marciatore depresso  (o forse eroico?) - non si pò non risuonare empaticamente...

In effetti, quando sono venuti a recuperarmi, era passato un po' di tempo, mi hanno trovato bloccato nella stessa posizione e mi hanno percosso con le nocche. Ho risuonato come una campana ...

Mi ero osì totalmente immedesimato con lui che, senza accorgermene, mi ero trasformato nella stessa bronzea materia...

Indubbiamente, in quest'incontro, si é realizzato un grande opus alchemico, grazie a Dhruva Mistry, l'artista che ha realizzato questa scultura...

The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.
The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.
The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.

The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.

I luoghi pubblici vivono, a Londra, e si evolvono: non rimangono cristallizzati nel tempo. Il nuovo si unisce all'antico. Nuove opere d'arte che abbelliscono ed impreziosiscono si aggiungono a quelle precedenti, in una stratificazione di sensibilità e di espressività artistiche diverse che attraversano il tempo.

Nei luoghi pubblici c'è la memoria storica attraverso le targhe commemorative che illustrano particolari momenti e personaggi che hanno lasciato il loro segno c'è la volontà di educare la sensibilità, di dilettare, ma anche -al tempo stesso - di far crescere la cultura delle persone.
Quando si ritorna da una passeggiata in un parco si ha voglia di approfondire, di fare ricerche, di saperne di più.

In Italia, i luoghi pubblici, invece, sono un disastro: vivono nella gloria di un passato lontano, sempre piùlontano, ma i loro amministratori non sono capaci di aggiungere nulla di nuovo, che sia veramente significante ed espressione della contemporaneità.
In Italia, sotto questo profilo, non si fa più cultura e non ci si occupa di dilettare le persone con delle belle opere che sfidino il tempo e che accrescano le stratificazioni storiche che dovrebbero far parte della nostra legacy alle future generazioni.
E' anche assente un uso fluido dei luoghi pubblici, con spazi dedicati all'esposizione estemporanea di opere d'arte: un'iniziativa permanete come quella del cosiddetto "Fourth Plint" in Trafalgar Square, in Italia sono del tutto impensabili.

 

Condividi post
Repost0
16 marzo 2015 1 16 /03 /marzo /2015 07:27
In UK é tempo di fioritura dei daffodil (ovvero i nostri narcisi)

E' il tempo della fioritura dei daffodils (i nostri narcisi) qui a Londra, preceduti di poco dai crochi dai brillanti colori.

Ovunque i parchi pubblici e i sentieri nel verde sono adornati da tappeti colorati di bianco, di giallo scuro o di giallo chiaro, ed é una gioia camminarci accanto.

In Italia, mi duole dirlo, questi fiori disposti per il piacere di tutti, specie se collocati in luoghi senza un'assidua sorveglianza, verrebbero immediatamente vandalizzati o rubati.

Due modi diversi di intendere le cose pubbliche e quelle che sono fatte per migliorare la qualità della vita di tutti, introducendo in scenari grigi (anche soltanto per motivi meramente cli) note di colore e schegge di bellezza che, con l asua semplicità, va dritto al cuore.

Il Daffodil è caro al cuore degli Inglesi anche perché è stato celebrato in una poesia del grande poeta Wordsworth.

 

The Daffodils (William Wordsworth)
I wandered lonely as a cloud
That floats on high o'er vales and hills,
When all at once I saw a crowd,
A host, of golden daffodils;
Beside the lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine
And twinkle on the Milky Way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced, but they
Out-did the sparkling waves in glee:
A Poet could not but be gay,
In such a jocund company:
I gazed--and gazed--but little thought
What wealth the show to me had brought:

For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth