Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
12 marzo 2015 4 12 /03 /marzo /2015 23:04
Seconda visita ai Royal Botanic Gardens Kew: anche questa volta non sono rimasto deluso

Il 9 marzo (2015) siamo andati a fare una bella escursione ai Kew Royal Botanic Gardens, in direzione di Richmond, proprio al limitare del territorio urbano di Londra a Ovest. Un'enorme area che un tempo faceva parte della tenuta di un palazzo reale e che, successivamente,è stata trasfomata in Giardino Botanico.
Ci abbiamo portato la mamma di Maureen, in visita.
Per me è stata la seconda volta: la prima visita con Maureen, quando ancora Gabriel non era nato.
Quella prima visita cadde in un altro periodo dell'anno: eravamo in prmavera inoltrata e c'era un trionfo di fioriture e mille fragranze nell'aria.
Ma anche questa volta, pur nella grigia atmosfera decisamente ancora invernale, benché ci stiamo avvicinando alle soglie della primavera, è stato bello: a dimostrare che uno stesso posto si può presentare con mille volti, in ogni diverso periodo dell'anno e che c'è sempre tanto da scoprire, unaa inesauribile miniera di dettagli, dai macro-elementi alle cose più minute.
Per esempio, questa volta  siamo entrati nella grande Serra delle Palme: una struttura fantastica e ardita, tutta di ferro dipinto e di vetro che racchiude uno spazio gigantesco che è un trionfo delle foreste pluviali e tropicali del Centroamerica e dell'Asia.

Sembrava di camminare all'interno della foresta amazzonica o dentro qualcheanalogo habitat tropicale asiatico, sia per la temperatura sia per i grevi odori di terra umida e di essenze profumate..
Poi, siamo andati ad un Coffee Shop allestito sotto enormi gazebo climatizzati e qui ci siamo fermati per rifocillarci con una bibita, ma mangiando i panini imbottiti portati da casa.

Al termine di questa sosta per rifocillarci, Maureen e la mamma, con Gabriel, sono andate a fare un giro ed io sono rimasto al caldo perchè era afflitto da una tosse insistente e il naso mi colava.
E ho passato un po' di tempo confortevolmente (a parte i miei sintomi) leggendo.
Quando Maureen, Margie e Gabriel sono tornati, sul finire - prima di andare via - siamo entrati in una grande struttura, adibita ad area giochi per i piccini, ma sempre "tematica", nel senso che tutti i vari giochi era ispirati alle tematiche botaniche.
Infine, con qualche difficoltà, poichè ci siamo persi nell'immensità del Parco e, ricercando l'uscita attraverso la Victoria Gate, cieravamo messi gagliadamente a camminare nella direzione diametralmente opposta, addentranci nel suo interno, anziché avvicinarci alla sua periferia, ci siamo messi sulla via del ritorno, su di un super-affollato e claustrofobizzante treno della metropolitana, esattamente nel culmine della rush hour.
Ed io con la mia tosse insistente e con il naso che mi colava, mi sentivo peggio di un appestato, un possibile untore affetto da Ebola...

E più pensavo a questo, più mi veniva da tossire e sputacchiare...

Ma, a parte il malessere e il fastidiosoè stata una giornata sommamente piacevole...

Alcune immagini sparseAlcune immagini sparse
Alcune immagini sparseAlcune immagini sparseAlcune immagini sparse
Alcune immagini sparseAlcune immagini sparse

Alcune immagini sparse

Condividi post
Repost0
21 febbraio 2015 6 21 /02 /febbraio /2015 04:36

ll Tunnel pedonale sotto il Tamigi: un emozionante attraversamento

Qualche giorno fa (era il 19 febbraio 2015), mi sono incamminato, spingendo il baby jogger per un running esplorativo, deciso a uscire dai soliti confini delle mie corsette. Ho deciso di proseguire sintantoché non fossi arrivato a Greenwich, antica città reale e sede di importanti istituzioni come un osservatorio astronomico e di un Museo della Marina (ma anche luogo in cui, convenzionalmente, venne fatto il primo Meridiano).
Ho corso sul lato sud del Tamigi e poi, quando fossi arrivato a Greenwich avrei dovuto compiere l'attraversamento seguendo l'unico public path disponibile che il è appunto il Greenwich Foot Tunnel. Dopo il Tower Bridge non ci sono altri ponti, perchè il fiume si fa troppo largo. E qua e là ci sono dei servizi di Ferry.
Il Tunnel sotto il Tamigi fu il risultato di un'avveniristica impresa ingeneristica realizzata in epoca tardo-vittoriana (fu una delle ultime grandi imprese a vedere la luce nel lungo regno della regina Vittoria, realizzata a cavallo di due secoli): basti pensare che a pochissima distanza c' il luogo della costruzione e del varo del Great Eastern, il più grande bastimento a vapore mai costruito sino a quel momento.
La sua costruzione fu dettata dalla motivazione di creare una via di transito agevole per i numerosi lavoratori che si spostavano dalla sponda sud a quella nord del Tamigi ogni giorno (o viceversa) e che non erano ben serviti dal servizio ferry preesistente.
Ma, naturalmente, la sua concezione e realizzazione servirono anche all'ambizione di vincere una sfida, spingendosi un po' aldilà dei limiti del possibile, sia avvalendosi delle forze dell'ingegno umano sia utilizzando le più avanzate tecniche costruttive.
Percorrere il tunnel in direzione di Greenwich mi ha dato una strana emozione: per quanto l'opera sia stata totalmente restaurata in anni recenti (lavori completati nel 2014), ne è stato mantenuto l'aspetto originario: pavimentazione con grandi lastre di pietra e pareti piastrellate di bianco. Il tunnel si raggiunge mediante un grande ascensore o delle scale a spirale: dopodichè procede in lieve discesa sino al punto di massima profondità, per poi risalire.
I passi risuonano amplificati e riverberati dalla sezione perfettamente circolare delle pareti: sembra di stare dentro la canna di un cannone.
L'emozione è intensa, soprattutto, al pensiero delle tonnellate d'acqua che corrono sopra la tua testa e il cui spessore si incrementa di vari metri con il sopraggiungere dell'alta marea.
ll Tunnel pedonale sottoil Tamigi: un emozionante attraversamentoE se qualcosa si rompesse all'improvviso? - viene naturale chiedersi. Ma poi rifletti, rincuorandoti, che il tunnel deve essere stato costruito davvero bene per avere resisistito per oltre cent'anni dalla sua prima inaugurazione.
Eppure, malgrado questo pensiero rassicurante, durante tutto il percorso non ti puoi esimere dal guardare di sottecchi, sicuramente con una lieve apprensione, le commissure tra le piastrelle, alla ricerca di eventuali infiltrazioni.
Il passaggio è rubricato come "public pathway", ciò significa che è aperto 24 ore al giorno, ogni giorno, pr non essendovi segni di presidio da parte di personale addetto alla sicurezza (anche se c'è da supporre che qualche controllore a distanza ci sia): e, in effettti, è una via molto trafficata, percorsa perfino da ciclisti, molti dei quali spingono la propria bici, camminando, se sono ligi ai numerosi divieti che è possibile leggere alle due estremità del tunnel (altri invece se ne fregano, inforcano il prorpio velocipede e percorrono il tunnel pedalando. Altri addirittura non smontano nemmeno quando sono in ascensare (ampio peraltro come una piccola piazza d'armi).
I due ingressi sono contrassegnati da due torrette con delle cupole di vetro e metallo (North and South Shaft): e, da entrambi i lati del fiume, la vista è interessante: sul lato nord oltre al profilo elegante del Cutty Sark, si intravede la skyline severa dell'antica reggia, e più a valle il profilo di una Power Station non più in uso, molto simile a quella di Battersea, celebrata dalla copertina del noto album dei Pink Floyd.
Insomma, il passaggio nel tunnel pedonale di Greenwich è una di quelle cose che, trovandosi a Londra, si deve proprio fare.

 

(da Wikipedia) The Greenwich Foot Tunnel crosses beneath the River Thames in East London, linking Greenwich (Royal Borough of Greenwich) in the south with the Isle of Dogs (London Borough of Tower Hamlets) to the north.
The 'Friends of Greenwich and Woolwich foot tunnels' (FOGWOFT) was established in September 2013.
The tunnel was designed by civil engineer Sir Alexander Binnie for London County Council and was constructed by contractor John Cochrane & Co. The project started in June 1899, and the tunnel was opened on 4 August 1902. The tunnel replaced an expensive and sometimes unreliable ferry service and was intended to allow workers living on the south side of the Thames to reach their workplaces in the London docks and shipyards then situated in or near the Isle of Dogs.
Its creation owed much to the efforts of working-class politician Will Crooks who had worked in the docks and, after chairing the LCC's Bridges Committee responsible for the tunnel, would later serve as Labour MP for nearby Woolwich.
ll Tunnel pedonale sotto il Tamigi: un emozionante attraversamentoThe entrance shafts at both ends lie beneath glazed domes, with lifts (installed in 1904, upgraded in 1992 and again in 2012) and helical staircases allowing pedestrians to reach the sloping, tile-lined tunnel at the bottom. The cast-iron tunnel itself is 1,215 feet (370.2 m) long and 50 feet (15.2 m) deep[4] and has an internal diameter of about 9 feet (2.74 m). Its cast-iron rings are lined with concrete which has been surfaced with some 200,000 white glazed tiles. The northern end was damaged by bombs during the Second World War and the repairs included a thick steel and concrete inner lining that reduces the diameter substantially for a short distance.
The tunnel is classed as a public highway and therefore by law is kept open 24 hours a day. The tunnels are accessible by spiral staircases and large lifts (refurbished in the 2010-2012 renovations).
The tunnel is also part of the UK's National Cycle Route 1 linking Inverness and Dover. Cyclists are required to dismount and push their bikes through the tunnel itself.
The National Trail Thames Path also uses the tunnel to rejoin the southbound part of the path.

Condividi post
Repost0
19 dicembre 2014 5 19 /12 /dicembre /2014 06:32

The Geffrey Museum of the Home. Uno di quei musei che lo spirito britannico sa confezionare ed offrire, ma soprattutto far vivere e prosperareLa visita al Geffrey Museum of the Home, ubicato a Hoxton in un quartiere londinese che vide un'importante espasione nel XIX secolo, soprattutto con l'addensarsi di mobilifici, è di grande interesse per due motivi.
Innanzituttola, per la location che è stata ricavata da una serie di Almshouse (case di riposo) costruite da sir Robert Geffrye, commerciante in manufatti di metallo (ironmonger) e filantropo, nel 1714. Una serie di 14 abitazioni, ciascuna capace di accogliere quattro pensionanti con una cappella al centro, le cui funzioni domenicali gli ospiti avevano l'obbligo di attendere, e abbellite da un vasto giardino nella parte frontale, tale da creare un'ampia zona di rispetto tra la strada e gli edifici.
Con l'espansione industriale dell'area, i pensionanti vennero trasferiti altrove in un'area più salubre e il London Council of London comprò l'intero edificio con tutto il terreno circostanze. Si ritenne, infatti, che ilpregio maggiore della costruzione era l'ampio spazio verde antistante, in una zona che, a causa del suo rapido sviluppo, era sporvvista di altri polmoni verdi. E il County Council fu lungimirante poichè ancora oggi questo spazio verde con i suoi secolari platani rappresenta una vera e propria oasi nella zona di Hoxton.
Le Almshouse vennero adibite a Museo, che - sostenuto ad un'associazione caritatevole e grazie ad un'amministrazione lungimirante - è diventato un punto d'attrazione didattico e creativo per le scolaresche con una serie di iniziative interattive.

 

The Geffrey Museum of the Home. Uno di quei musei che lo spirito britannico sa confezionare ed offrire, ma soprattutto far vivere e prosperareIl Museo in sé vuole presentare una rassegna dell'evoluzione delle abitazioni britanniche urbane delle middle classes negli ultimi quattrocento anni.

E la visita è, sotto questo profilo, estremamente interessante e ricca di supporti didascalici ed iconografici, con la presentazione di oggetti d'arredo domestico e con l'allestimento di interni, per mostrare al visitatore l'evoluzione che hanno subito.
L'attenzione si concentra sui successivi mutamente del dining room o lounge nel corso dei secoli: una stanza di grande importanza,poiché rappresentava sia lo spazio maggiormente utilizzato dalla famiglia per trascorrere il tempo e per consumare i pasti, sia come interfacia con l'esterno, nell'accogliere occasionali visitatori. Spazio privato e pubblico assieme e di rappresentanza.
Chi vuole può anche usufruire liberamente di un supporto audio, con l'ausilio di cuffie disposte in ogni stanza,

In certi giorni della settimana - ma a pagamento (si tratta tuttavia di una modica somma) è possibile visitare una delle Almshouse cheè stata recentemente restaurate, in modo da consentire ai visitatori di rendersi conto come vivevano materialmente i pensionati meno abbienti che vi trovavano collocazione.
Ogni abitazione era fornita di un piccolo giardinetto privato sul retro dove i pensionati potevano stendere la biancheria, prendere aria e allevare piccoli animali domestici.

La visita è gratuita, ma siccome il Geffrey Museum è un'istituzione caritatevole che si fonda sulle proprie risorse e non su su sussidi governativi, sono gradite le offerte (£3.00, l'offerta consigliata), ma chi vuole può diventare anche membro sostenitore con un contributo annuo che da diritto ad accedere ad una serie di iniziative collaterali ed indirizzate agli studenti, con numerosi workshops.

Per esempio, nel periodo natalizio tutte le stanze ricostruite sono allestite in modo da far vedere come veniva celebrato il Natale e quali speciali arredi e pietanze si utilizzassero nel corso del tempo.
Il luogo é accogliente, fornito di un bel negozio di articoli da regalo che in parte riprendeono il cìtema della "Casa", e di una grande e confrotevole caffeteria: dove - a prescindere dal motivo della visita - si uò passare deltempo (la connessione Wi-Fi in UK é onnipresente, per attrarre visitatori).
Cose impensabiliper l'Italia, dove le strutture museali sono in continua metaformisi, con mostre, allestimenti stagionali, attività estemporanee, conferenze, e un fiorire di attività con le scolaresche.
Non strutture "imbalsamate",governate da personaggi del tutto incompetenti e senza passione per ciò che fanno, ma organizzazioni vive e vitali, governate con spirito imprenditoriale e soprattutto con grande passione e senza sprechi, anzi - al contrario - cercando di attivare di continuo circuiti virtuosi ed attrarre sostenitori, con i loro contributi.

 

The Geffrey Museum of the Home. Uno di quei musei che lo spirito britannico sa confezionare ed offrire, ma soprattutto far vivere e prosperareLondra è piena di sorprese come quella che offre il Geffrey Museum: piccole cose non altisonanti come i grandi musei cittadini che hanno reso Londra celebre agli occhi dei turisti: si tratta di piccole grandi cose, nascoste nelle pieghe della grande metropoli: basta saperle scovare.
Io l'ho scoperto in modo del tutto casuale, metre sorbivo un caffé,in una piccola (cara) caffeteria, ubicata proprio accanto all'ingresso della stazione overground di Hoxton. E di fronte a me c'era un lungo muro di mattoni rossi s cui campeggiava la scritta: "The Geffrey Museum of the Home". Detto fatto: e immediatamente mi sono ripromesso di andare a visitarlo.

 

(History) It is set in the former almshouses of the Ironmongers' company, built in 1714 with a bequest from Sir Robert Geffrye and sold to London County Council in 1911.  In 1914 the council was persuaded to save the 18th century buildings and their gardens by leading members of the Arts and Crafts movement who suggested its conversion into a museum.  The buildings were Grade I listed in the 1950s and with their gardens now form a wonderful oasis in Hoxton, east London.

The Geffrye began as a museum which aimed to inspire and educate those in the East End furniture trade.  By the late 1930s, as the industry moved away, the focus turned to children and family audiences. The museum's education services were developed under the initiative of Molly Harrison, who is credited for her pioneering work in expanding the potential of museums as centres for learning and education. 

Over the years it evolved, attracting wider audiences with collections of paintings, furniture and decorative arts presented in the context of period living rooms, known in the past as 'parlours' and later as 'drawing rooms'. Since the Geffrye became an independent charitable trust in 1991, all the period rooms have been refurbished, a twentieth-century wing added and an almshouse restored and furnished to show the living conditions of pensioners in the 18th and 19th centuries. 

Today the Geffrye focuses on the history of home both as a physical space and a concept, and how this has changed over the centuries influenced by economics, art, technology and international trade as well as social trends and family behaviours.  Home and garden themes are further explored through temporary exhibitions and study initiatives, education and learning programmes for schoolchildren, families, adults and young people.

You can explore our period rooms here, find out more about the almshouses and search objects in our collections here.

 

The Geffrey Museum of the Home. Uno di quei musei che lo spirito britannico sa confezionare ed offrire, ma soprattutto far vivere e prosperare

 

(dal sito web del geffrey Museum - Homepage) The Geffrye explores the home and the way people live. Our collections show how homes have been used and furnished over the past 400 years, reflecting changes in society and behaviour as well as style, fashion and taste. A series of period rooms lead visitors on a walk through time from 17th century oak furniture and panelling, past muted Georgian elegance and eclectic Victorian style, to 20th century modernity and contemporary living.

These rooms are complemented by a sequence of period gardens and a walled herb garden which illustrate the role of the garden in home life and how domestic gardens have changed over time.

The Geffrye is a much-loved gem in the lively and creative Hoxton area - historically a centre for furniture-making and market gardening. Set in 18th-century almshouses and surrounded by gardens, it is often described as an oasis in the heart of the city.

Condividi post
Repost0
18 dicembre 2014 4 18 /12 /dicembre /2014 07:02

Tower Bridge Glass Floor. Un nuovo brivido attende i visitatori di Tower Bridge: quello di camminare come sospesi nel vuoto

In UK - e a Londra in particolare - c'è sempre il tentativo di introdurre miglioramenti e nuove attrattive nei monumeti storici visitabili.
Il Tower Bridge è dotato di due gallerie percorribili a piedi che connettono la Torre Sud con quella Nord.

Queste due gallerie sono sede di mostre (tra cui quella - fotografica - sui maggiori ponti del Mondo e allestimenti vari che servono ad arricchire la conoscenza di Londra) e consentono una veduta a volo dell'ucccello del Tamigi in ambedue le direzioni, ma - benchè alti, siamo a circa 46 metri - non lo si è abbastanza e quindi manca il brivido dell'altezza.

Tower Bridge Glass Floor. Un nuovo brivido attende i visitatori di Tower Bridge: quello di camminare come sospesi nel vuotoE così per accrescere il fascino della visita al Tower Bridge (che include giusto per ricordarlo anche la proiezione di un breve, ma interessante filmato, sulla storia del Tower Bridge e la visita - interessantissima - alla sala macchine che con un complesso meccanismo fornivano l'energia sufficiente ad azionare i meccanismi che consentivano l'apertura dei due ponti levatoi) gli amministratori del monumento (che tuttavia funziona sempre come ponte levatoio) hanno pensato di ccrescere il brivido della visita.

Come?
Semplice! I progettisti dello sviluppo hanno sostituito alcuni riquadri del pavimento dei due camminamenti con delle lastre di vetro (si spera sufficientemente spessa e a prova di rottura), in modo tale da consentire ai visitatori il brivido di camminare praticamente sul vuoto (almeno, avendo questa sensazione), sospesi a 46 metri dal piano stradale sottostante.

 

Ora, in effetti, passando a piedi dalla parte centrale del ponte e storcendo il collo in modo da guardare verso l'alto, si possono vedere distintamente in quelle parti dei camminamenti il cui pavimento è stato sostituito con lastre di vetro, si vedono i piedi dei visitatori.
Io non me la sentirei di stare in piedi su quel vetro.
Lo dico francamente, senza mezzi termini: penso proprio che me la farei di sopra.
Eppure sono in tanti che calpestano quei vetri trasparenti.
Io che li guardo da sotto, sono preso dalla vertigine...

 

Dal momento dell'introduzione di questa "miglioria" - denominato nelle affiche pubblicitarie "Tower Bridge Glass Floor" il costo della visita è leggermente lievitato, ma sono previsti degli sconti per famiglie e gruppi scolastici.

 

Tower Bridge Glass Floor. Un nuovo brivido attende i visitatori di Tower Bridge: quello di camminare come sospesi nel vuoto

Condividi post
Repost0
19 settembre 2014 5 19 /09 /settembre /2014 06:19

DSC00603.JPG

(Maurizio Crispi) Passeggiando lungo Brick Lane (London) si incontrano personaggi strani ed insoliti, alcuni li vedi quasi ogni giorno, altri anche ripetutamenten elcorso di un’intera giornata
Sono stanziali, oppure sembrano essere delle “comparse” che in certi momenti della giornata casualmente oppure ad ore fisse, più volte al giorno, devono spuntare, fare un passaggio, fingendo di essere indaffarati in qualcosa per poi andarsene,
Come se fossero i pupi di un grande meccanismo ad orologeria o dei cucù, o dei jack-in-the-box.
Le cose possono farsi ancora più confuse se si considera che, frequentemente, Brick Lane è affollata da troupe cinematografiche che riprendono scene per un documentario, per una fiction o per un film.

E, così, il confine tra la realtà e la fantasia si fa labile ed incerto.
In ogni caso, alcuni di questi eccentrici personaggi sembrano essere degli "ipertipi", accurati interpreti del proprio ruolo, bloccato per sempre in icona.
Ogni tanto, tuttavia, cambiano.
Alcuni scompaiono definitivamente, ormai logorati (per quanto alcuni vogliano rimanere fedeli alla propria icona sino alla morte).
Altri si riciclano ed assumono un aspetto diverso.
Altri ancora sono del tutto nuovi, dei "debuttanti" sulpalcoscenico di Brick Lane - si potrebbe dire.
Eppure sono sempre eguali, pur nella loro apparente diversità, come se fossero scaturiti da una comune matrice.

Condividi post
Repost0
11 agosto 2014 1 11 /08 /agosto /2014 07:37

Pensando al Tamigi

 

Il Tamigi serpeggiante
respira con la marea
il livello si alza e si abbassa
ritmicamente
ogni giorno per quattro volte


Quando la marea è bassa, il fiume si restringe,

vicino agli argini viene fuori il greto
ingombro di detriti
e i cercatori di metalli percorrono quelle rive sassose
avanti ed indietro con il loro dispositivi

Quando la marea sale il fiume - che è già grande -

oltre Tower Bridge e al di là dell'ansa

che racchiude i mitici West India Docks

si fa immenso,


Sembra quasi di vederlo allargarsi in estuario

 

Allora i gabbiani si alzano in volo
onde limacciose si frangono contro le scale
che, spezzando la linea degli argini,

scendono verso l'acqua
ma gli ultimi gradini verdi di muffa,
con l'alta marea sono sommersi
e spruzzi di alqua salmastra si levano in alto,
ricadendo sui camminamenti abbelliti

 di alberi e panchine

 

Quando la marea si alza e il fiume si allarga,
sembra di vedere orizzonti lontani
e la moltitudine di grandi bastimenti in partenza o appena arrivati
da lontanissime contrade,
carichi di the dall'Oriente
di lana dall'America Latina
o dei prodotti della cannna Zucchero dalle Indie occidentali,
dopo viaggi attraverso i sette mari, 

risalire il fiume o scendere il fiume

sempre con il favore della marea

 

Da qui, proprio da queste acque, sono partite
le navi impegnate nelle guerre corsare
e le maggiori spedizioni alla scoperta del globo terracqueo,

comprese quelle disastrose per trovare il passaggio a Nord-Ovest

ma anche spedizioni di guerre sanguinose
e di repressioni coloniali

 

Non sempre sono stati gentili gli Inglesi
In alcune contrade hanno governato con pugno di ferro,
spadroneggiando,
ma sono stati ripagati con la stessa moneta,
pagando per il sangue sparso con il proprio sangue
e da lontane contrade

sono arrivate navi cariche di feriti e mutilati
in una continua processione

 

Ma ora il fiume è muto e tace
non ci sono più le navi passeggeri
non più le navi merci
ma solo i battelli che trasportano passeggeri lungo il fiume
dal cuore della City a Canary Wharf e a Greenwich,
quelli affollati dei turisti
e i grossi motoscafi fuoribordo che danno il brivido della velocità
e delle evoluzioni acrobatiche

 

Poi rimane il fascino di questa enorme quantità di acqua
che scorre verso il mare e s'apre verso lontani orizzonti,
passando davanti  a quelle ultime sentinelle di cemento e di acciaio
che si ergono sull'Isola dei cani, 
riflettendo i colori i colori del cielo

e si pensa all'antichissima Londinium.

edificata dai romani quasi duemila anni fa,

allora avamposto della civiltà

e che ancora oggi, attraverso infinite trasformazioni,

resiste tutt'oggi.

Ma tutto cominciò dal fiume

ed è nel fiume la storia di Londinium e di Londra d'oggi

Condividi post
Repost0
8 agosto 2014 5 08 /08 /agosto /2014 19:52

Il potere primigenio dell'Etna

(Maurizio Crispi) L'Etna è in eruzione. Così l'ho visto, quando mi sono recato qualche giorno fa a seguire l'Etnatrail (che si è svolto il 2 agosto 2014).
Prima di notte, quando percorrevo i tornanti che da Linguaglossa conducono su a Piano Provenzana vedevo il rosseggiare del fuoco sulla cima più alta, come se un enorme braciere ardesse di continuo e ogni tanto sprigionasse potenti fiammate.
Ma anche di giorno lo spettacolo è risultato impressionante, pur ammirandolo da lontano.
La montagna che tuona e che sprigiona fumo nero incute meraviglia e timore.
Narra la leggenda che lo scienziato e filosofo agrigentino Empedocle sia salito sul più alto dell'Etna per osservare il più vicino possibile e che sia caduto dentro la bocca eruttiva, mentre compiva le sue osservazioni; o che, secondo un'altra versione, egli si fosse gettato volontariamente dentro il vulcano per dimostrare la la propria immortalità: prova fallita, perché poi il vulcano avrebbe risputato soltanto i calzari che egli indossava.

Di fronte ad un simile spettacolo, si avverte la curiosità forte e prepotente di salire il più in alto possibile per vedere da vicino, domando la paura di essere colpito da lapilli vaganti e si può comprendere, dunque, cosa spinse Empedocle sempre più in su, sino al momento fatale.
Ma, nello stesso tempo, si è quasi paralizzati da un timore reverenziale di fronte alla potenza che ingorga le bocche eruttive e che di tempo in tempo, seguendo un ritmo frattale, deborda fuori con delle potenti esplosioni che, di notte, si manifestano con il rosso intenso dei lapilli incandescenti in ascesa verso l'alto, come un naturale ed inimitabile spettacolo di fuochi d'artificio (e, del resto, cosa sono i fuochi d'artificio se non un tentativo di imitare e di domare la natura selvaggia del vulcano, riproducendole in una forma più mite?). 
Di giorno, invece, lo spettacolo del fuoco cede il passo al nero delle fumate che a seconda delle condizioni atmosferiche colano verso il basso oppure salgono verso l'alto, creando un pennacchio nero-grigio che in alcuni momenti evoca la forza immane e distruttiva del fungo atomico.
Specie, quando salendo oltre Piano Provenzana ci si avventura lungo pendii brulli di sabbia e pietre laviche nere, addentrandosi in quello che sembra un paesaggio lunare odi un altro pianeta ostile ed inabitabile.
Il potere primigenio dell'EtnaE, sempre, di continuo, sia di notte sia di giorno il respiro del vulcano, quasi fosse un gigantesco animale dormiente il cui sonno a tratti si fa più superficiale, con ansiti, clangori, scricchiolii.
In opposizione all'atteggiamento positivista di Empedocle (o di sfida, secondo l'altra versione riportata della leggenda della sua fine), gli uomini antichi che si tenevano a religiosa (e prudente) distanza dalla bocca eruttiva, vi avevano collocato la dimore di Efesto che qui aveva la sua fucina e la sua officina di fabbro divino.
Insomma, il vulcano - l'Etna - rappresenta un punto di contatto tra l'Umano e il Divino e porta con sé una riflessione sulla permanenza (quella della "Montagna" che sopravvive a tutto e che prosegue la sua attività di tramite tra il cuore ardente del nostro pianeta e la sua superficie) e sull'impermanenza di ciò che sta alla superficie e che, nel confronto, assume le dimensioni di un piccolo fuscello che può essere in un niente spazzato via, travolto dalla lava, bruciato e trasformato in cenere.
Io non vivo alle falde del vulcano che la genta del posto chiama spesso "a muntagna": mi ritrovo ad avvicnarmi ad essa come visitatore  occasionale, ma non come co-abitatore. Posso capire però la gente che vive nelle numerose cittadine che contornane le vastissime falde dell'Etna con illoro atteggiamento di fatalismo nei confronti degli eventi naturali che potrebbero manifestarsi.
Se appena si dà un'occhiata alla voce di Wikipedia sull'Etna, senza bisogno di andare lontano a cercare chissà quali volumi e quali documentazioni fotografiche, si potrà constatare che la storia dell'Etna è punteggiata di numerose eruzioni, moltissime di piccola entià ed altre - le maggiori - memorabili che sono state tramandate dall'antichità, per la loro imponenza e per il potere orrorifico che sprigionavamo, come manifestazione degli dei o del Dio. Eruzioni che hanno plasmato la forma odierna del Vulcano, la morfologia dei luoghi che lo contornano, ma anche il carattere degli Uomini che li abitano e che, malgrado la forza latente cheogni tanto si risveglia, non hanno rinunciato a conviverci. E non dimentichiamo che l'Etna, oltre ad essere "a muntagna" (ciò che si teme non si nomina con un nome, meglio non evocarlo mai con un suo nome specifico), però è anche 'u Mongibeddu", cioè la "montagna bella": in questo dualismo, vi è una perfetta espressione del rapporto di amore/odio che lega l'Etna ai suoi abitanti.

Condividi post
Repost0
6 agosto 2014 3 06 /08 /agosto /2014 09:39

Panor-Mythicus

Palermo d'estate diventa una città fantasma con i suoi marciapiedi butterati e le sue strade dissestate, ricettacolo di ogni sorta di cose abbandonate, foglie secche, rifiuti e pattume, carte stracciate, fogli di giornale spiegazzate e fruscianti nel vento e merde di ogni genere, da quelle calcinate dal sole a quelle ancora calde, fresche e fumanti.

Sembra di vedere una città in uno scenario post-apocalittico, abbandonata dai suoi abitanti fuggiti da tempo.

Nessuno lavora più, tutto si ferma, in una paralisi messicana.

La merda sopraffina decora marciapedi ed aiuole...

E qualcuno cerca di nobilitarla, mettendogli le ali, facendo degli stronzi abbandonati parodie stercorarie di Icaro che, con piume incollate con la cera al torso e alle braccia - grazie all'ingegno del padre - cercò di volare in alto e raggiungere il carro del Sole nel suo quotidiano passaggio nell'alto del cielo.

E la sua hubrys lo uccise: il sole sciolse la cera e le piumme caddero tutte una ad una... e Icaro come un burattino non più sostenuto cadde e si schiantò al sole.

Perfino il posteggiatore abusivo se ne è andato, lasciando la sua sedia di plastica rotta vuota e inoccupata.

 

E' una città in fase di rottamazione quella che vedo...

Nel seccume e tra i rifiuti stercorari, rimangono soltanto le Trombe dell'Angelo che pendono inutili, incapaci perfino di far crollare le mura di Gerico fatte di montagne di pattume che si accumula senza sosta...

 

Dalle vetrine di negozi chiusi per ferie definitive occhieggiano manichini, alcuni impudicamente nudi, altri vestiti di tutto punto, con le fattezze inquietanti di uomini, donne e bambini che di notte escono fuori dalle loro alloggi di vetro per invadere le strade silenziose di cui sono re incontrastati.

 

E quel bel pomodoro rosso che sembrava un fiore carico di promesse succose si disfà lentamente sotto il sole e la canicola d'agosto.

Condividi post
Repost0
1 agosto 2014 5 01 /08 /agosto /2014 07:41

Una passeggiata lungo la South Walk, tra scoperte casuali e sorpreseAlcuni giorni fa, con Gabriel - armi e bagagli - in una calda giornata di Luglio, siamo andati a trovare Maureen nel posto in cui lavora nel cuore di Vauxhall.

Quindi ci siamo avventurati con Babacino in una lunga camminata in una zona per me a me ignota: superata la London Bridge Station, si trattava per me di entrare di un territorio pressocché sconosciuto (che peraltro alcuni mesi prima avevamo percorso a piedi con Maureen per raggiungere il punto d'arrivo della London Marathon).
La zona di Vauxhall si trova sul lato sud del Tamigi, lungo il quale è stato compiuto negli anni recenti un grande lavoro di riqualificazione ambientale, rendendo fruibile ilpercorso pedonale lungo il Tamigi che qui è stato designato come "South Walk".
La riqualificazione ha avuto uno dei sui culmini nella costruzione del London Eye che, pur essendo stato concepito come installazione temporaneacon un termine ben preciso, visto l'enorme successo di pubblico è stato mantenuto in vita, e del pedonale ed avveniristico

Millennium Bridge. Il Southwalk, a partire dal Borough Market è sempre incredibilmente affollato, in primo luogo da frotte di turisti, ma l'affollamento si riduce sensibilmente quando si supera il Waterloo Bridge che conduce alla House of Parliament e al "centro politico" e governativo di Londra.
Una passeggiata lungo la South Walk, tra scoperte casuali e sorpreseEppure prima di arrivare alla zona del London Eye non sono manate le sorprese, come il Museo dedicato all'ingegnoso David Kirkaldy, ingegnere scozzese che mise a punto un enorme machinario per sottoporre a test di resistenza e di verifica svariati materiali e manufatti di grandi proprozioni, tutto visitabile (ma solo nella prima domenica di ogni mese) in un apposito museo il Kirkaldy Testing Museum, oppure, avendo imboccato una stradina laterale che poi non ho più seguito, il dickensiano Cross Bones Graveyard, praticamente ai piedi dello Shard: una zona di terreno incolta, chiusa da una recinzione ornata da ogni sorta di oggetti, bambole, pezzi di carta con scritte commemorative, bambole e bambolotti e cuori di plastica. Si tratta d'un antichissimo cimitero, una terra sconsacrata dove, andando indietro sin quasi al Medioevo, venivano seppellite le prostitute; poi semplicemente i poveri e in generale gli "outcast" della Società. In tempi recenti, s'è accesa una discussione tra coloro che volevano sfruttare questo terreno per costruirvi edifici moderni e quanti invece si sono sottoposti fermamente, sostenendo che trattandosi di un antico cimitero - sia pure destinato soltanto a prostitute e a poveri, andasse rispettato. Per il momento, ha prevalso la seconda posizione: e, prendendo degli accordi telefonici, il terreno si puà anche visitare in tour notturni. In speciali occasioni commemorative, all'ingresso e all'interno, vengono accesi ceri e lumini votivi. In generale, è divenuto un luogo di commemorazione di chi non è più e per chi ha avuto la sfortuna di andare incontro ad irreparabili derive esistenziali.
Per non parlare dell'incontro assolutamente imprevisto con gigantesche panchine a forma di divano e poltrona, su cui le persone che vi si accomodavano - come usufruendo degli arredi del salotto buono di una famiglia di giganti - sembravano dei piccoli ed insignnificanti lillipuziani.
Superate le code di turisti che vogliono fare un giro su una delle più grandi giostre panoramiche del mondo e quelli che vagabondano sull'argine abbellito e rinnovato, pieno di accadimenti e di bancarelle, busker e figuranti, il Waterloo Bridge, i turisti scompaiono del tutto, quasi per incanto, e la South Walk diviene appannaggio quasi esclusivamente dei lavoratori e degli impiegati che sciamano a metà giornata dai loro uffici per consumare il lunch che hanno protato da casa sulle panchine o seduti sui prati che si aprono di quando in quando in quando, altri invece a correre la loro oretta salutare.

Una passeggiata lungo la South Walk, tra scoperte casuali e sorpreseOltre il Waterloo Bridge camminado lungo l'argine che è stato abbellito con delle panchine sopraelevate in modo da poter guardare, stando comodamente seduti, il fiume oltre il parapetto piuttosto alto si percorre una zona che pure aveva delle finalità portuali anche se per imbarcazioni di piccolo tonnellaggio che è il White Hart Dock.
In questa zona si addensano numerosi edifici governativi, anche quelli che hanno gestito e gestiscono i servizi segreti britannici. Per esempio, si può scoprire con sorpresa una statua bronzea raffigurante una donna anonima: leggendo la targa commerativa sul plinto di marmo si apprende che la statua è dedicata a tutti gli agenti segreti che hanno operato sotto copertura ("Special Operation Executive") e che hanno dato la vita per il proprio paese. E, ovviamente, non si può non pensare a James Bond, agente con licenza speciale (007) dei romanzi di Ian Fleming e dei film che ne sono scaturiti, ma soprattutto ai romanzi pensosi e tanto "conradiani" di John Le Carré.
Ma la cosa più straordinaria in cui ci imbatte è una serie di panchine ricavate da imbarcazioni a remi di foggie diverse che sembrano essere delle esatte riproduzioni - se non gli originali - di quelle agili barchette a fondo piatto che venivano usate -prima delle costruzione dei Dock - per il carico e lo scarico delle navi mercantili che arrivavano qui a ritmo continuo da tutto il mondo.
Queste panchine, come anche la prua di una grande nave modellata in bronzo che esce fieramente da un edificio di costruzione moderna, sono un omaggio alla tradizione marinara di un paese che deve la sua espansione e la sua forza al suo fiume che ha rappresentato l'origine di mote vie marittime che hanno portato i britannici in tutto il globo terracqueo.
Le panchine a forma di barca, oltre ad una struttura lignea restrostante che ricorda l'ossatura rovesciata di un noviglio, fanno parte del White Hart Dock Memorial che venne inaugurato nel 2009 dalla Municipalità di Lambeth.
Questa è una delle cose più interessanti e apprezzabili dello spirito britannico e londinese in particolare: quello di volere "immortalare", dando un significato ed una storia a ciò che è rimasto,ma nello stesso tempo creando tracce ed indizi per poter fissare nella memoria dei cittadini e dei passanti o flaneur che siano ciò che c'è stato e che adesso non è più visibile e consentendo quindi di vederlo con gli occhi della mente.
Ciò che non è ricordato èdimenticato per sempre. Ciò che viene ricordato anche da una semplice targa bronzea o da un pannello esplicativo affissi su di un muro, viene ricordato e tramandato. Qui c'era questo, qui c'era quell'altro, qui è stato fatto questo e così via.
In questo modo, si moltiplificano le stratificazioni geologiche e di una città che ha quasi 2000 anni di storia alle sue spalle.

Condividi post
Repost0
21 luglio 2014 1 21 /07 /luglio /2014 17:09

The Monument to the Great Fire of London e Tate Modern: una gita nella City(Maurizio Crispi) Sabato 15 marzo 2014, abbiamo intrapreso una splendida passeggiata a piedi, che ci è stata consentita da un clima primaverile e da un sole piuttosto allegro, che ci ha condotto a "The Monument" e subito dopo, con l'attraversamento del Thames lungo l'avveniristico Millennium Bridge alla Tate Modern.

Nel 1666, quando stava per terminare una grande, devastante, epidemia di peste, Londra fu in gran parte distrutta da un grande incendio che divampò per ben tre giorni, inghiottendo in un inferno di fuoco gran parte della City medievale, cioè quella ancora all'interno del tracciato delle antiche mura che riprendevano in parte le preesistenti mura romane: fu il cosiddetto "Grande Incendio di Londra" che venne raccontato successivamente da Samuel Pepys, il grande cronista londinese del XVII secolo, nei suoi diari, che vi assistente dall'alto del campanile di una chiesa tuttora esistente nei pressi della Tower of London.

"Il Grande incendio di Londra si propagò nella City di Londra dal 2 al 5 settembre 1666, distruggendola in gran parte. Prima di questo, si era verificato l'incendio del 1212, che distrusse una grossa parte della città, e che era conosciuto con lo stesso nome. 
Successivamente, andando avanti nei secoli, seguì il raid incendiario condotto sulla città dalla Luftwaffe, il 29 dicembre 1940, che divenne noto come il Secondo grande incendio di Londra.
L'incendio del 1666 fu considerato una delle più grandi calamità nella storia di Londra. 
Distrusse 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 Company Hall, la Royal Exchange, la Dogana, la Cattedrale di Saint Paul, la Guildhall, il Bridewell Palace e altre prigioni cittadine, la Session House, quattro ponti sul Tamigi e sul Fleet, e tre porte della città. 
Il numero di vite perse nell'incendio non è conosciuto, ma anche se tradizionalmente viene ritenuto abbastanza piccolo, uno studio recente ipotizza che a migliaia abbiano perso la vita nelle fiamme.
L'incendio scoppiò di domenica mattina, il 2 settembre 1666. Iniziò in Pudding Lane, nella casa di Thomas Farrinor (scritto anche Farriner, Fraynor, Farryner, o Farynor), un fornaio del re Carlo II (ed è davvero comico, a pensarci bene, che un fornaio porti un cognome che in qualche modo possiede delle assonanze con la parola "farina"...: quando si dice che il nome conduce al mestiere, se non è vero il percorso inverso per cui è il mestiere che, attraverso la creazione di un'"anciuria" porta alla nascita di un cognome).
È probabile che l'incendio abbia avuto inizio perché Farrinor dimenticò di spegnere il forno prima di ritirarsi per la sera e che, poco dopo la mezzanotte, alcuni tizzoni ardenti abbiano dato fuoco a della legna posta lì accanto. 
Il fornaio riuscì a scappare dall'edificio in fiamme insieme alla famiglia, mettendosi in salvo attraverso una finestra del piano superiore, mentre la sua domestica non riusci a mettersi in salvo e fu la prima vittima a perire tra le fiamme".

The Monument to the Great Fire of London e Tate Modern: una gita nella CityIn fondo, il Grande Incendio di Londra, fece comodo: consentì, infatti, di ricostruire parte della City, pur lasciando intatto il tracciato delle antiche vie medievali, ma con edifici "monumentali" che soddisfacessero il desiderio di "grandeur" dei nuovi sovrani, ma - con il genocidio della immensa popolazione di ratti che si pascevano dei rifiuti di una metropoli già troppo cresciuta - pose fine alle epidemie di peste (che, in effetti, non tornarono più).
Quindi, il Great Fire fu,nel suo modo apocalittivo, una soglia di transizione dal vecchio al nuovo.
Successivamente, quando si diede mano alla ricostruzione della città devastata, Sir Christopher Wren, uno dei maggiori artefici della "nuova" Londra, su mandato reale, eresse tra il 1671 e il 1677 un monumento commemorativo dell'evento che venne appunto battezzato "The Monument to the Great Fire of London" (questa la sua denominazione completa) che rimase a lungo il più alto punto di osservazione della metropoli (e che detiene il primato di colonna isolata più alta al mondo).

The Monument è nella forma di un'enorme colonna con delle nervature, come le colonne doriche sul cui capitello posa una lanterna con una balconatura aggettante a sezione quadrata che consente l'affaccio. Al di sopra vi è una grande sfera metallica in ottone (denominata "l'urna del fuoco", poiché simbolicamente rimanda al fuoco che distrusse la città).
Sul basamento, pure a sezione quadrata, vi sono delle grandi targhe metalliche metalliche incise che raccontano la storia dell'evento, mentre al disopra si possono ammirare dei bassorilievi marmorei classicheggianti, su due lati, mentre il terzo lato è occupato da una grande lastra di marmo incisa in caratteri latini che espongono le motivazioni sottese alla costruzione del monumento e le azioni intraprese da King Charles II per porre rimedio alla distruzione causata dall'Incendio, a partire dall'approvazione del primo "Rebuilding Act" del 1669.
L'esterno dell'opera è dunque pieno di motivi classicheggianti.
The Monument to the Great Fire of London e Tate Modern: una gita nella CityL'interno è invece di una meravigliosa perfezione architettonica, visto che è percorso da una scala a chiocciola che sale senza interruzioni sino alla lanterna sovrastante, illuminata debolmente da feritoie posti ad intervalli regolari lungo il muro esterno.
i gradini sono più di 311, mentre la colonna è alta 202 piedi (62 metri), corrispondenti esattamente alla distanza tra il punto scelto per erigerla e la ubicazione del panificio dal quali ebbe origine l'incendio: se si immagina di posare la colonna per terra puntata verso il luogo di origine dell'incendio, lo si raggiunge con precisione.
Si rimarrà sopresi di aprendere che all'interno del Monument si tentò di collocare un telescopio.

"Hooke, uno scienzato molto bravo,andava in una cameretta nascosta nella base della colonna e da lì riusciva a vedereil cielo e le stelle attraverso il cannocchiale che saliva dal centro della colonna sino alla terrazza in alto.
(...) ...la colonna eretta a ricordo dell'incendioo, è una costruzione a doppio uso: l'interno è cavo e ospita un telescopio Zenith usato da Hooke per cercare di misurare la Terra.
"Il tentativo di usare la colonna come telescopio, secondo le indicazioni di Hooke e Wren,, non era stato... un gran successo" (da Simonetta Agnello Hornby, La Mia Londra, Giunti, 2014, p.52-53).

L'ascesa è stata faticosa, non v'è dubbio, anche perché il flusso dei visitatori è continuo (si tratta prevalentemente di turisti) e la fuga di scale è piuttosto stretta: bisogna sovente strizzarsi, quando ci si incrocia con allegri visitatori lievemente obesi.
Il costo del biglietto è modico: e, a conclusione della visita, a coloro che hanno completato viene consegnata una bella cartolina di grandi dimensioni con una riproduzione d'epoca di "The Monument" il cui retro contiene una sua succinta storia e che è stampigliato in modo tale da potere essere esibito come "prova" o "attestato" di aver compiuto l'ascesa. 

The Monument to the Great Fire of London e Tate Modern: una gita nella CityPiena soddisfazione per questa visita che, con la sue suggestioni, ci ha trasportato nella veste di visitatori curiosi nel cuore della storia di Londra.

La nostra giornata si è conclusa con l'attraversamento del Thames sul pedonale Millennium Bridge (in linea con la maestosa cupola di Saint Paul's Cathedral) e con una parziale visita dell'enorme complesso della Tate Modern, la galleria d'arte moderna, attualmente in espansione che è stata allocata all'interno di una vecchia centrale elettrica in disuso.
Qui tra le molte cose che è possibile visitare senza pagare il bigliettoo d'ingresso ci siamo limitti ad entrare nella sezione "Poetry and Dream" la cui sala centrale ospita alcuni importanti capovalori pittorici del surrealismo, oltre ad alcune interessanti installazioni estemporanee. La cosa più affascinante della Tate Modern è il suo trasformismo camaleontico, cioè il fatto che gli spazi espositivi siano in continuo rimaneggiamento, sicchè ad ogni visita occorre spendere un po' di tempo per riorientarsi.
Grandiosa nella sua vastità la grande Sala delle Turbine che, oggi, rimane come immenso spazio vuoto, che all'occorrenza può ospitare delle grandi installazioni, ma che con la sua ampiezza da vertigine e le minuscole figure dei visitatori che, al confronto assumono le dimensioni di pigmei, diventa opera d'arte vivente che incute meraviglia.
La Tate Modern é invasa da un pubblico di visitatori gioiosi, molti ii bambini che improvvisano giochi nella vastissima Sala delle TurbineThe Monument to the Great Fire of London e Tate Modern: una gita nella City, mentre fuori, all'esterno c'è una moltitudine che occupa il grande prato antistante: ciascuno, chi da solo, chi parte di piccoli gruppi, si è ricavato un posto al sole e se ne sta disteso o seduto, intento in lettura o in chiacchiere o in uno spuntino condiviso con gli amici.
Qua e là, uomini e donne che fanno la statua, gruppi musicali e spettacoli itineranti, giocolieri e prestidigitatori, un violinista solitario che improvvisa le sue arie: tutti aspettandosi un obolo per la loro esibizione. Busker in attività che si "buscano" la pagnotta e che, intanto, mettono alla prova le loro abilità e si esercitano, presenti benchè molti cartelli affissi lungo la passeggiata avvisano bruschi: "No Busking!".
E, contemporaneamente, c'è un'enorme calca in movimento brulicante, senza posa, come se si trattasse di un intero popolo in migrazione, se non fossero lì per godere festanti della giornata di sole e aria mite. 
Di fronte, sulla riva nord del Thames si erge, perfettamente ricostruito in facsimile l'elisabettiano Globe Theatre, il teatro a pianta circolare già operante al tempo di Shakespeare, dove andavano in scena i suoi drammi e le sue commedie e oggi perfettamente ricostruito e tornato a nuova vita.
A conclusione di questa bella giornata, anche noi ci sediamo su di una panchina sul Thames con vista sul Millennium Bridge percorso da una folla in movimento incessante e consumiamo i nostri panini imbottiti, prima di tornare a casa.

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth