/image%2F1498857%2F20260417%2Fob_a72c49_visioni-di-morte.jpg)
Ho appena finitao la lettura, assolutamente avvincente, di "Visioni di morte" (titolo originale The Vision, 1977, pubblicato da Sperling&Kupfer nel 1994)), un thriller paranormale (o anche sovrannaturale) di Dean R. Koontz, incentrato sul tema della chiaroveggenza e dell'importanza dei traumi passati nel determinare o rimodulare alcune facoltà psichiche.
Il romanzo appartiene alla prima produzione di Dean R. Koontz,, che si sviluppò nell'arco di un decennio a partire dalla fine degli anni Sessanta e per tutti gli anni Settanta, quando scriveva e pubblicava, utilizzando diversi pseudonimi, con una produzione più orientata verso il genere horror pulp (ciò evidente nel fatto che tutti i romanzi di quel periodo sono di dimensioni contenute, a differenza di quelli cronologicamente successivi, quando Koontz era passato agli onori delle edizioni hard cover).
Pur essendo questo romanzo un'opera giovanile, la scrittura e l'intreccio sono ottimi e per di più supportati per noi che leggiamo in Italiano dall'ottima traduzione di Vittorio Curtoni.
E' la storia di Mary che, a seguito di gravi psico-traumi subiti nell'infanzia (e di cui non ha memoria, a causa di una forte rimozione resistente a qualsiasi tentativo di riportare a galla il materiale rimosso), è divenuta chiaroveggente ed è in condizione di rivelare dettagli di fatti sangue già accaduti o prossimi ad accadere.
Sfrutttando questo suo "dono", Mary ha scritto molti libri che le hanno dato notorietà e si trova a tenere delle conferenze su questi temi, ma - soprattutto - viene frequentemente consultata dagli apparati investigativi delle polizie dei diversi stati USA per risolvere dei crimini violenti (e, talvolta, anche per cercare di prevenirli).
Nel perseguire questa attività si va avvicinando sempre di più alla cittadina che le ha dato i natali e qui cominciano a verificarsi dei fatti inspiegabili, come il ricorrere di visioni sempre più vivide e di fenomeni poltergeist apparente rivolti contri di lei e contro le persone che le stanno vicino.
Mary, anche con l'aiuto del suo terapeuta, si rende conto che si sta avvicinando sempre di più ad un nucleo di verità profondo, perturbante anche, con il quale un confronto si rende sempre più ineludibile.
Il romanzo viaggia veloce verso una risoluzione (con uno svelamento finale che qui non si può dire, in una narrazione che si fa sempre più incalzante.
Vi è una riflessione profonda, come spesso capita anche in altri romanzi di Koontz, sull'origine del Male e sul fatto che certi individui, in mancanza di tutti gli elementi descritti dai sociologi come favorenti l'attitudine al crimine, sono intrinsecamente votati ad esso, per loro profonda ed ineludibile natura.
(Nota editoriale retro di copertina) All'età di sei anni, Mary ha subìto pesanti sevizie e per poco non è stata assassinata. La terribile esperienza le ha però lasciato il dono della chiaroveggenza, che lei ha sempre utilizzato per aiutare la polizia in complicate indagini. Ma quando una catena di efferati delitti insanguina la città dove vive, Mary ha l'agghiacciante premonizione che il maniaco omicida non solo sia il suo antico persecutore, ma che stia inseguendo proprio lei.
Ha inizio così una lotta all'ultimo respiro fra l'inerme donna e il suo crudele carnefice...
scrivi un commento …


