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27 luglio 2025 7 27 /07 /luglio /2025 19:50
Il fico. Com'era buono (foto di Maurizio Crispi)

Devo partire tra non molto e dovrei affrettarmi a preparare il mio bagaglio
Prima di andare, esamino la stampa d’un documento importante che ho scritto poche ore prima
C’è qualcosa che non va 
Occorre limarlo 
Occorre fare delle correzioni 
All’inizio, penso che siano cose da poco 
Mi rendo conto poi che il lavoro di revisione è piuttosto grosso e consistente e che il documento definitivo sta sempre più assumendo la fisionomia di un campo di battaglia (adesso, tutto pieno di freghi, di rimandi, di correzioni a bordo pagina è del tutto impresentabile)
Penso che sia opportuno accedere ad un computer per riguardare il documento direttamente a video  
Sorgono immediatamente due problemi:
trovare l’accesso ad un PC;
rinvenire la chiavina USB dove avevo memorizzato il documento .word
Vado alla ricerca di ambedue le cose

Mi ritrovo, stranamente, del tutto ignudo
Ma, apparentemente, in casa ci sono solo io  
Niente di grave, dunque! 
¡No hay problema!
La mia priorità è aggiornare il documento! 
Vado nella stanza, dove dovrebbero esserci le mie cose 
Qualcuno, sapendo che di lì a poco, sarei dovuto partire e pensando di fare cosa a me gradita, già aveva predisposto la borsa
La apro e comincio a cercare 
Niente di peggio, quando tu hai bisogno di trovare qualcosa nel tuo bagaglio che è stato preparato da qualcun altro con criteri totalmente diversi da quelli che avresti usato tu! 
Infatti, mi ritrovo a dovere tirare fuori dalla borsa - un item appresso l’altro - tutto il suo contenuto e della chiavina manco l’ombra
Nel mentre, mentre compio queste ricerche freneticamente (sono in una stanza da letto) vengo colpito da una forte sonnolenza 
Mi distendo sul letto in mezzo a tutto l'armamentario tirato fuori dalla borsa, come se avessi appena finito di tirare fuori dal magico gonnellino di Eta Beta ogni sorta di cose) e sprofondo in un sonno profondissimo durante il quale sognavoto che dovevo scrivere un documento e che non riuscivo a trovare la chiavina USB dove memorizzarlo
Facevo allora una ricerca frenetica per tutta la casa, senza risultati
La casa era altrimenti deserta
Non un’anima in giro
Sul tavolo della sala da pranzo, qualcuno aveva abbandonato uno Smart Phone che riproduceva della musica country, molto piacevole
Le tende erano agitate dal vento caldo che penetrava a refoli attraverso i battenti della finestra appena socchiusi
Aprivo persino il frigorifero, immaginando che qualche burlone avesse potuto cacciare la mia chiavina lí dentro 
Con le dita incerte, ravanavo persino  nel contenuto di un cestino pieno di fichi, raccolti poco prima 
Uno di essi mi rimaneva appiccicato alle dita fruganti
Niente chiavina, però 
Guardavo sconsolato il fico turgido che mi era rimasto attaccato alle dita
Un improvviso interesse si risvegliava in me
Dimenticavo del tutto la chiavina e lo addentavo
Mmmmmm! 
Com’era buono!
Zuccherino e morbido al punto giusto!
Dimenticavo ogni mia preoccupazione e decollavo verso un regno di pura estasi, mugolando di piacere

Dissolvenza
             

La chiave invisibile
[elaborazione ChatGPC]


 

Dormiente (elaborazione ChatGPC)

Entrò nella stanza senza far rumore. La porta si richiuse alle sue spalle con il lieve sospiro del legno vecchio, quasi a volerlo trattenere. Lì dentro, ogni cosa era immobile, come se lo spazio fosse rimasto in attesa, in un silenzio teso e rispettoso. Su una sedia, ai piedi del letto, c’era la borsa.
Non sua.
Qualcuno — sapeva chi, anche se non voleva ammetterlo — l’aveva preparata per lui. Una premura, forse, ma anche un atto di controllo, come se il suo viaggio non gli appartenesse fino in fondo.
Aprì la borsa con gesto incerto. Dentro, tutto era ordinato secondo logiche estranee: maglie piegate con cura eccessiva, oggetti scelti con criteri misteriosi, piccoli sacchetti trasparenti che custodivano… nulla che cercasse. Cercava una cosa soltanto: la chiavina, una di quelle minuscole memorie USB da cui dipendeva, per motivi oscuri anche a lui stesso, il senso del viaggio.
Le dita rovistavano, sempre più rapide, sempre più nervose. Ogni oggetto estratto diventava una piccola frustrazione. Tirò fuori tutto: un paio di calze arrotolate, una torcia spenta, una saponetta ancora incartata, un libro che non aveva mai letto, un cucchiaino (di chi? Perché?), un fazzoletto con iniziali non sue.
E della chiavina, niente.
Il letto, intanto, lo attirava come una riva quieta dopo un naufragio. Una stanchezza improvvisa, come se ogni fibra del suo corpo sapesse che la ricerca era vana. Si lasciò cadere tra gli oggetti sparsi, in un disordine che sembrava un campo di battaglia interiore.
Il pensiero della chiavina svanì, inghiottito da un sonno denso, assoluto.
E mentre il mondo esterno si dissolveva, gli oggetti sulla coperta sembrarono animarsi di vita propria. Un cucchiaino che luccicava come un indizio. Un libro che sussurrava nomi. Un fazzoletto che odorava d’infanzia.
Forse la chiavina non era mai esistita. O forse era dentro di lui, custodita in qualche piega segreta della memoria.
Ma ora dormiva. E nel sonno, finalmente, tutto era al suo posto.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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