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Piero Cipriano, psichiatra neo-basagliano e attivista per un'idea di psichiatria più umana e attenta alle esigenze delle persone, ha dato alle stampe un nuovo saggio che ha come titolo "La salute mentale è politica", pubblicato da Fuori Scena nel 2025. Qui Piero Cipriano, con la consueta verve critica, riprende alcuni dei temi che gli sono cari e che ha sviluppato nei suoi precedenti saggi, offrendocene un veloce e sintetico resumé.
Ottimo libro per chi non ha letto le sue precedenti opere, peraltro. E mi sento di consigliarlo.
Ma come sempre accade, la lettura dei diversi capitoli che lo compongono per chi, invece, abbia letto le sue opere precedenti, non è una semplice rilettura, poiché l'autore aggiunge nuovi inserti che attualizzano il suo pensiero e lo rendono ancora più aderente alla realtà attuale.
Particolarmente cogente sono i passaggi in cui ci Cipriano ci parla della neo-psichedelia e delle sue possibili applicazione alle prassi psichiatriche attuali. Big Pharma, ci dice, ha colto alcuni fermenti derivanti dalle recenti sperimentazioni cliniche e li ha voluti fare proprio, ma ancora una volta nel modo sbagliato, lanciando sul mercato un nuovo farmaco (che è la forma enantiomera della ketamina) ad altissimo costo, sicchè l'intero periodo di cura (prevedente 4 o 5 somministrazioni) venga a costare al SSN non meno di 3500 euro, con una modalità di applicazione che non sicuramente rispettosa di un set che sia veramente idoneo all'intrapresa di un viaggio all'interno del Sè e ad una temporanea dissoluzione dei confini dell'Io.
Quindi il nuovo farmaco che avrebbe potuto rivoluzionare l'approccio di salute pubblica ad alcune patologie psichiatriche, soprattutto quelle dominate da un'organizzazione mentale rigida e fortemente ossessiva, si è rivelato, in quest'ottica di "pillolificio" un autentico flop.
Piero Cipriano mantiene tuttora il suo cipiglio e la sua attitudine critica, ciò nondimeno in quest'opera si intravede tra le righe una forte disillusione, evidente anche nel fatto che lui, dopo aver fatto lavorato a lungo negli SPDC 8da psichiatra "no restraint") e nei CSM, è migrato ad altra tipologia di servizi, entrando nella compagine dei SerD e avviato un'esperienza clinica con pazienti ai quali rivolgere un approccio più umanizzante, in cui l'ipotesi della guarigione si fonda su di un "levare" (eliminare le sostanze d'abuso) piuttosto che sul "mettere" (aggiungere farmaci a farmaci sino a creare dei pazienti con stratificazione farmaceutiche archeologiche).
Io, alla luce delle mie esperienze pluridecennali in questo ambito, non posso che augurarare al collega Cipriano, buona sorte, anche se - devo riconoscere - con l'introduzione dei concetti di "doppia diagnosi" o di "diagnosi duale" anche nell'ambito delle tossicodipendenze si è infiltrata perniciosa l'influenza di Big Pharma.
(Risvolto) La salute mentale è un fatto politico, ma quasi mai è raccontata, e tantomeno affrontata, in questi termini. Nelle società del capitalismo avanzato, viene più spesso amministrata che compresa. Non solo nei reparti e nei centri blindati, ma anche attraverso diagnosi sempre più estensive e l’uso sistematico di psicofarmaci che silenziano i sintomi: nuove forme dello stesso manicomio che Franco Basaglia riuscì a far chiudere. In questo libro, Piero Cipriano – psichiatra con lunga esperienza nei servizi pubblici – racconta cosa significa oggi occuparsi di salute mentale in Italia e in Occidente. Ripercorre la storia della psichiatria, ne interroga la logica che separa i «normali» dai «devianti» e ne smonta la retorica che riduce il disagio a un malfunzionamento individuale, ignorandone la dimensione sociale. Ma “La salute mentale è politica” è anche il racconto di ciò che è stato rimosso: la possibilità di un cambiamento reale. Dalla rivoluzione psichedelica mai compiuta, oggi riassorbita dal mercato, al bisogno di senso e trascendenza, che la psichiatria tende a espellere in nome del realismo clinico allineato al realismo capitalista. Che cosa accade quando la cura si riduce al contenimento? Che cosa resta della salute mentale se viene compressa in diagnosi, pillole e protocolli? In gioco non c’è solo il destino dei cosiddetti pazienti, ma la forma stessa con cui una società definisce ciò che è accettabile, ciò che è patologico, ciò che può essere detto. Dopo trent’anni di professione, Cipriano prende la parola per denunciare un fatto tanto evidente quanto rimosso: occuparsi di salute mentale significa, innanzitutto, saper leggere i segnali del nostro tempo e le contraddizioni che li producono.
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L'autore. Piero Cipriano é nato nel 1968 in Irpinia, medico psichiatra e psicoterapeuta, di formazione cognitivista ed etno-psichiatrica, ha lavorato in vari Dipartimenti di Salute Mentale d'Italia, dal Friuli alla Campania, e da qualche anno lavora in un SPDC di Roma.
Autore di numerosi saggi sull'argomento, con la casa editrice Elèuthera ha pubblicato «la trilogia della riluttanza», che comprende, insieme a La fabbrica della cura mentale (2022 n.e.), anche Il manicomio chimico (2023 in nuova edizionee) e La società dei devianti (2016), oltre a un volume dedicato allo psichiatra che più lo ha influenzato: Basaglia e le metamorfosi della psichiatria (2018).
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