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18 agosto 2024 7 18 /08 /agosto /2024 13:51
La fiamma che arde (foto di Maurizio Crispi)

Ho fatto un sogno
E te pareva!
Molto lungo e articolato, come sempre
Ma ne ricordo solo una parte in cui ero a casa dei nonni paterni
C’era anche il nonno Totò (che stava per Salvatore) per come lo ricordo nei suoi ultimi anni, seduto accanto a me, al tavolo rotondo della stanza da pranzo (tavolo che, all’occorrenza diventava semi-ovale con l’aggiunta d’una estensione centrale).
La nonna Ia (Erminia), come la chiamavo io da bambino (ma anche successivamente i miei cuginetti, nel senso che fui io - primo nipote - a creare quella tradizione), sfaccendava e volteggiava attorno a noi
C’erano altri convitati che non ricordo
Il tavolo era rivestito con una ceratina protettiva decorata con una fantasia policroma di riquadri e cerchi.
Ricordo che io mi affannavo (ma con discrezione) a pulirne a superficie dalle briciole che si erano formate quando avevamo spezzato il pane
Mi accorgevo che una piantina di prezzemolo veniva fuori rigogliosa da una fessura della cerata stessa
Il mio primo impulso, di fronte a tale anomalia, fu quello di strappare via quel piccolo cespo vigoroso, ma poi mi trattenevo e riflettevo
Mi chiedevo se non fosse stata fatta crescere lì a bella posta, in modo che i commensali potessero approvvigionarsi di petrosino (come diciamo noi) fresco e fragrante durante il pasto per decorare e impreziosire le pietanze che si trovavano davanti
Mi accorsi che, quando sfiorai la piantina verde e fragrante con la mano, il nonno prese a fissarmi accigliato con la sua espressione burbera di sempre (quella che io ricordo dal tempo in cui ero piccolo)
Mi fermavo appena in tempo e la mia mano che stava per strapparla si addolciva allora in una postura di morbida carezza alla pianticella
Ma non riuscivo a star fermo: volevo capire qualcosa di più di quella pianta che spuntava e prosperava direttamente dal ripiano del tavolo
Volevo sondarne il mistero, in altri termini
Le mie mani allora frugavano e frugavano sino a strappare parte della cerata davanti a me per scoprire…
Cosa?
Per scoprire che, al disotto di quella cerata, ce n’era un’altra, identica, solo un po’ più sbiadita e consumata
La piantina di prezzemolo attraversava anche quella
Dove pescavano allora le sue radici?
Da dove attingevano i nutrienti necessari alla crescita dei sottili fusti e delle foglie? 
Ma non potei andare oltre nella mia esplorazione, perché il nonno Totò mi guardò accigliato, burbero in volto, con quei suoi occhi chiari, un po’ acquosi, mentre la Nonna Ia, strillava e invocava mia madre perché mi punisse per essere stato tanto screanzato

 

[la nonna Ia era molto permalosa e si rabbuiava per poco, anche se poi era, per altre cose, meravigliosa (per esempio, una volta che ero da loro di mattina, per farmi passare il tempo e per occuparmi, mi fece dei dolcetti squisiti - e solo lei li faceva in quel modo - dalla A alla Z e, cioè, dall’impasto della farina sino alla frittura dei piccoli panzerotti con ripieno di marmellata e alla loro decorazione con lo zucchero ed io man mano che erano pronti mi ci strafogavo…). Tornando al fatto che fosse burbera e permalosa, quando ero proprio piccolo e andavo da loro con i miei (potevo avere circa tre anni), da quella piccola peste che ero, appena arrivavo cominciavo a dire (forse anche a gridare come un ossesso) a modo di saluto: “Nonno Totó e Nonna Ia cacca e pipì!” E ripetevo questa frase all’infinito, suscitando l’ira della nonna che, rivolgendosi alla mamma, diceva: “Non devi permettergli di dire queste cose! Quando lo fa, pungigli la lingua con uno spillo, così s’insegna!”. Ma la mamma che, sul momento, diceva sisì (ma solo per amor di pace) si guardava bene dal mettere in atto un simile suggerimento. Con le parole - con bonomia - cercava sì di convincermi a non farlo, ma poi l’inconveniente si ripeteva egualmente, sino a che la cosa non passó da sola, senza drastici interventi correzionali]

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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